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Facebook firma accordo con Agenzia Entrate e versa oltre cento mln


Facebook Italy pagherà al Fisco italiano oltre cento milioni di euro. L'Agenzia delle Entrate e il colosso di Internet hanno infatti siglato l'accertamento con adesione per chiudere la controversia relativa alle indagini fiscali condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano, relative al periodo 2010-2016. La cifra che Facebook Italia dovrà ora pagare corrisponde al totale delle imposte non versate e delle relative sanzioni che erano emerse proprio da questa inchiesta. È il primo accordo del genere del social media a livello europeo.

Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati


Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.

Lutto in Facebook: morto Dave Goldberg, marito di Sheryl Sandberg


L'amministratore delegato di SurveyMonkey, Dave Goldberg è morto Venerdì per una ferita alla testa mentre si esercitava in un resort in Messico, ha detto Lunedì l'ufficio del procuratore locale. Goldberg, marito della COO di Facebook, Sheryl Sandberg, è caduto da un tapis roulant in una villa privata a Punta Mita e ha battuto la testa, ha detto il portavoce del procuratore. Il fratello di Goldberg lo ha trovato riverso sul pavimento della palestra ancora in vita, ha riferito il portavoce. Goldberg è stato portato in ospedale, dove poi è morto.

Turchia: censura per Twitter e YouTube, Facebook torna accessibile


Le autorità turche hanno ordinato il blocco dell'accesso ai social media per impedire la circolazione delle foto del procuratore ucciso la settimana scorsa a Istanbul. Nell'era 2.0 la censura si fa contro Internet. Così in Turchia dopo la pubblicazione delle foto del pm Mehmet Selim Kiraz, preso in ostaggio dal fronte Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo turco e poi ucciso nel blitz delle teste di cuoio, il governo censura YouTube e Twitter bloccandone l'accesso. Entrambi si sarebbero rifiutati  di cancellare le immagini.

Facebook combatte in tribunale per difendere privacy di 381 account


Facebook e l'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan sono in lotta aspra sulla richiesta del governo di accedere ai contenuti di centinaia di account del social network. Nei documenti legali confidenziali resi pubblici solo ora, Facebook ritiene che la richiesta avanzata la scorsa estate sia incostituzionale perché viola i diritti degli utenti. Il procuratore distrettuale la scorsa estate aveva richiesto a Facebook la possibilità di avere accesso agli account di 381 persone, tra cui foto, messaggi privati ​​e altre informazioni.

Mostrano su Facebook il bottino delle loro rapine, 5 romeni arrestati


Mostravano con sfrontatezza sul social network Facebook il denaro frutto delle loro rapine, sicuri di non essere individuati. Ma cosi non è andata perché i poliziotti della Squadra mobile di Novara, coadiuvati da quelli di Torino, li hanno sorpresi e arrestati. Si tratta di cinque giovani romeni, tutti domiciliati a Torino e provincia, responsabili di una serie di rapine. 

A loro carico anche l'accusa di associazione per delinquere in quanto i criminali avevano messo su una vera e propria organizzazione dove ognuno aveva il suo ruolo e il suo incarico. Inoltre i cinque avevano compiuto le rapine in modo estremamente violento, colpendo le vittime, tutte donne, con pugni in faccia anche se non opponevano alcuna resistenza.

In alcuni casi le donne erano anziane ed hanno subito lesioni gravissime. Una decina i colpi messi a segno dalla banda nelle ultime settimane. Gli arrestati sono responsabili delle 4 rapine avvenute a Novara lo scorso 30 dicembre e 2 gennaio; delle 3 rapine avvenute ad Asti il 5 gennaio 2014; nonché dei 2 furti con strappo avvenuti a Torino l'11 e il 17 gennaio 2014.

I poliziotti hanno effettuato anche perquisizioni nei confronti degli arrestati: sono stati sequestrati numerosi telefoni cellulari rubati alle vittime durante le rapine e alcuni capi d'abbigliamento che i malavitosi indossavano durante gli episodi criminosi. E' probabile che la banda si stesse preparando ad ampliare il suo raggio di azione e a commettere rapine anche in casa.

"Siamo intervenuti appena in tempo: la banda si stava preparando a un salto di qualità". Lo ha dichiarato il Procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo, commentando l'inchiesta che ha portato all'arresto per rapina, lesioni e associazione a delinquere di cinque romeni. La convivente di uno degli arrestati è stata invece denunciata per ricettazione.

Via: ANSA

Quattordicenne suicida: Moige denuncia Facebook, omesso controllo


Più volte critici nei confronti dei social network, il Moige - movimento italiano genitori - denuncia Facebook per la vicenda della 15enne suicida lo scorso gennaio a Novara. Oltre alla responsabilità degli 8 minori che la Procura dei minori di Torino ha iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di istigazione al suicidio e detenzione di materiale pedopornografico, corresponsabilità ci sarebbero - secondo il Moige - da parte della multinazionale per omesso controllo e vigilanza. 

Il Moige ha presentato una formale denuncia alla Procura di Roma, ed "è pronto a costituirsi parte civile in tutti i prossimi episodi di mancato controllo a danno dei minori da parte di Facebook". Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige, spiega che "dopo gli ultimi casi di cronaca e le segnalazioni ricevute di contenuti più che discutibili, i casi di bullismo e anche adescamento pedopornografico su Facebook" è stato deciso di procedere ricorrendo all'autorità giudiziaria. 

"Come genitori - prosegue la presidente del Moige - non possiamo più tollerare il far west che vivono i nostri figli iscritti senza il nostro consenso a Facebook, la questione dell'accesso e vigilanza è centrale. Abbiamo più volte ricordato che l'iscrizione dei minori concretamente comporta la formalizzazione di un contratto da parte di un soggetto che non ha ancora capacita' giuridica per farlo, nè al genitore è riconosciuta la possibilità di esercitare la legittima potestà di controllo sul proprio figlio". 

Ed è "grave che una multinazionale come Facebook non effettui una vigilanza sulle piazze virtuali, che sembrano diventate lo strumento privilegiato per pedofili e bulli. Siamo indignati e preoccupati per il silenzio e l'indifferenza di chi gestisce questi potenti mezzi di comunicazione, senza un'adeguata politica di tutela dei minori", conclude il Moige. Mentre si attende la replica del social network, sulla pagina Facebook Safety dei video di esperti spiegano come difendersi dal cyberbullismo.


Fonte: MOIGE
Via: AGI

Corona latitante, dopo la fuga strano post sulla sua pagina Facebook


Giallo sulla scomparsa di Fabrizio Corona. Mentre proseguono le ricerche del fotografo dei vip, che si è reso irreperibile da venerdì pomeriggio, quando a suo carico è stata emessa la condanna della Cassazione a 5 anni di carcere per estorsione aggravata ai danni dell'ex calciatore juventino David Trezeguet, sulla pagina ufficiale di Facebook appare un post scritto da un cellulare nei pressi di Quarto Oggiaro.

Secondo quanto accertato dagli investigatori a postare il messaggio sarebbe stato l'autista di Corona che dispone delle sue credenziali di accesso. Attorno alle 15 di domenica, infatti, su "fabriziocoronaofficial" è apparso un post in cui si legge: "Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero". 

"Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato". Passaggio preso da Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami. La polizia di Milano sta intanto cercando di ricostruire le ore precedenti alla sentenza e verificando le testimonianze. Ci sono infatti alcune incongruenze soprattutto riguardo all'orario nei racconti di persone che lo avrebbero visto uscire di casa. 

Mentre la procura di Torino polemizza con la polizia per l'elusione della sorveglianza e la famiglia lancia un appello affinché si costituisca, l'entourage del fotografo fa sapere che potrebbe essere in fuga alla volta del Brasile o, passando dalla Svizzera, in Russia grazie all'aiuto di un amico dal momento che Corona non ha il passaporto che gli è già stato ritirato a seguito delle sue disavventure giudiziarie.



Fonte: Adnkronos

Sentenza a Livorno: offesa su Facebook è diffamazione a mezzo stampa


Potrebbe essere un caso destinato a fare da precedente nel mondo dei social network. La storia in questione vede come protagonista una giovane ragazza di 26 anni, Rossella Malanima di Livorno che, licenziata dal centro estetico per il quale ha lavorato nel mese di maggio 2011, molto probabilmente in preda alla rabbia ha ben pensato di sfogarsi contro il suo datore di lavoro usando la tecnologia.

La ragazza ha prima inviato una mail all’uomo, salvo poi passarlo a insultare direttamente sulla sua bacheca di Facebook. Dal raccomandare i clienti a non frequentare il centro per motivi di scarsa igiene, Rossella ci è decisamente andata sul personale scrivendo sulla bacheca Facebook dell’ex datore: "Sei un albanese di m….", usando come pretesto la sua nazionalità.

Proj Gjergji, questo il nome dell’uomo, si è dunque presentato in Procura con il suo avvocato e 3 messaggi simili per denunciare la giovane, iscritta nel registro degli indagati ai sensi dell’articolo 595 terzo comma del codice penale, relativo alla diffamazione a mezzo stampa. La 26enne Rossella, per mezzo del suo legale Danilo Adoncecchi, ha scelto il rito abbreviato.

Nella sentenza, arrivata lunedì, il giudice Antonio Pirato ha condannato la donna a una multa di 1.000 euro, al pagamento delle spese processuali e a versare alla vittima 3.000 euro come risarcimento danni. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. A rischiare, pertanto, non sono solo i giornalisti, ma tutti coloro che offendono sui social network.

Fonte: Attualissimo

Immigrati rimpatriatri con scotch su bocca, denuncia su Facebook


Fascette di plastica a bloccare i polsi e nastro da pacchi intorno alla bocca. Sarebbe questo il trattamento riservato a due cittadini tunisini rimpatriati martedì dalle forze dell'ordine con il volo Alitalia Roma-Tunisi delle 9:20, secondo la denuncia del filmmaker Francesco Sperandeo che, a bordo del volo, è riuscito a scattare una fotografia e a pubblicarla via cellulare su Facebook.

"Gli agenti, in borghese, mi hanno detto che si trattava di una normale operazione di polizia", ha raccontato Sperandeo a Ign, testata online del Gruppo Adnkronos. "Siamo stati gli unici a protestare, probabilmente non tutti si sono accorti". 

"Io e il mio collega ci siamo avvicinati ai poliziotti che accompagnavano i due immigrati dicendogli che ci sembrava indecente e disumano il modo in cui queste persone venivano trattate indipendentemente da ciò che potevano aver fatto. La risposta è stata che si trattava di una normale operazione di polizia - ha detto ancora Sperandeo - Dopo di che ci hanno invitato ad allontanarci e a sederci al nostro posto". 

"L'immagine è una sola, inevitabilmente mossa perché rubata, ma restituisce lo sguardo di un uomo trattato in maniera disumana. E ci fa chiedere se, oltre al diritto di rimanere in Italia, sia giusto togliere anche la dignità ai migranti espulsi da questo Paese'' commenta Stranierinitalia.it

"Quanto sia 'normale' tappare la bocca col nastro adesivo ai migranti rimpatriati dovrebbe ora chiarirlo il ministero dell'Interno" conclude il portale dell'immigrazione. La Procura di Civitavecchia ha intanto aperto un fascicolo sulla vicenda dei due tunisini rimpatriati.

Via: Adnkronos
Foto: Facebook

Clona profilo Facebook di una ragazza: 50enne rinviato a giudizio


Aveva rubato il profilo su Facebook di una ragazza di Modica e per questo un cinquantenne di Vittoria è stato rinviato a giudizio con l'accusa di sostituzione di persona. L'uomo aveva clonato il profilo della ragazza e avrebbe modificato quello fasullo con notizie e dichiarazioni non vere attribuite alla giovane, ignara di tutto. La ragazza, assidua frequentatrice del social network, è rimasta sorpresa quando ha scoperto che i profili presenti su Facebook riportanti le sue foto, le sue informazioni e i suoi amici erano due, e non uno. In esito ad indagini dirette dal sostituto procuratore Gaetano Scollo e coordinate dal procuratore Francesco Puleio, la Procura della Repubblica di Modica ha emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di un cinquantenne di Vittoria, accusato di sostituzione di persona, per avere creato, sul social network Facebook, il falso profilo personale di una giovane di Modica, attribuendole notizie e dichiarazioni non vere. E’ accusato di sostituzione di persona. In sostanza, al fine di recare un danno a S.V., creava un falso profilo sul social network Facebook, sostituendo illegittimamente la propria persona proprio a S.V., utilizzando il nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo dell’abitazione, numero telefonico ad altre informazioni personali di quest’ultima, inducendo in errore gli amici della persona offesa, con i quali scambiava on-line, attraverso messaggi e colloqui mediante servizio chat, pareri e notizie finalizzate ad acquisire informazioni su S.V. e contemporaneamente diffondeva circostanza non vere sul conto di quest’ultima. Il vittoriese era stato denunciato a Modica il 12 gennaio 2010.

Fonte: Ragusa News

Naufragio Concordia come Titanic, su Facebook gruppo equipaggio


Naufragio, disastro e omicidio colposo. Sono questi i tre reati ipotizzati, al momento, nell'inchiesta aperta sull'incidente della nave da crociera Costa Concordia. Tre morti, due feriti gravi e 54 dispersi per un incidente che ancora non ha una spiegazione certa. Per il momento non ci sono ancora indagati, ''dobbiamo verificare chi era al comando della nave, dove si trovava il comandante e capire le cause'', spiega procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio. 

"Mentre navigavamo ad andatura turistica abbiamo impattato uno sperone di roccia che non era segnalato", ha detto il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. I passeggeri raccontano che si è capito immediatamente che la situazione era grave tanto che la nave si è immediatamente inclinata da un lato e, dopo circa mezz'ora, dall'altro. Secondo i passeggeri alcune persone si sarebbero anche buttate in mare. "Sembrava di essere sul Titanic, non credevamo ai nostri occhi", dice una testimone. 

"Si è spenta più volte la luce e non sapevamo orientarci", racconta un altro testimone, in crociera con la moglie e i figli, "abbiamo abbandonato tutto per scappare. Ma a bordo c'era panico anche tra i membri dell'equipaggio. Molti stranieri. Non sapevano esattamente cosa fare neanche loro. Quando siamo finalmente saliti su una scialuppa si è addirittura spezzata una fune mentre veniva calata. 

La scialuppa non è andata subito in acqua ma ha sbattuto contro la stessa nave e solo dopo aver rimbalzato è andata in acqua per fortuna senza rovesciarsi". Un altro paragone con la tragedia del Titanic arriva via Facebook, attraverso l'aggiornamento in tempo reale del gruppo dedicato al personale di Costa Crociere e membri dell'equipaggio. Gli iscritti si chiedono chi siano le vittime, se siano filippini i membri del personale che al momento della tragedia si trovavano in cabina.

Vie: Grr Rai,  Il Secolo XIX
Foto: Rpp

Ventenne uccisa, aveva ricevuto minacce di morte su Facebook


Tra novembre e dicembre scorsi Antonella Riotino, la 20enne di Putignano, in provincia di Bari, uccisa mercoledi' sera, avrebbe ricevuto delle minacce attraverso Facebook. Le minacce arrivavano da un utente che si faceva identificare con lo pseudonimo 'Rasta light', il nome di un videogioco che la vittima aveva regalato al suo fidanzato 19enne, Antonio Giannandrea, accusato dalla Procura di Bari dell'omicidio volontario della giovane studentessa. 

Attraverso questo profilo di fantasia, ieri, avrebbe anche inviato un messaggio alla sorella di Antonella. Frequentavano insieme l'istituto alberghiero di Putignano. Le presunte minacce, giunte anche via sms sul telefonino, sarebbero state anche denunciate alla caserma dei carabinieri. 

Gli inquirenti sospettano anche che il ragazzo, dopo aver ucciso Antonella, sia entrato nel profilo Facebook di lei, di cui conosceva la password di accesso, e abbia aggiornato lo status per depistare le indagini e allontanare il sospetto che la ragazza potesse essere sparita. 

Di Antonella non si avevano più notizie da mercoledì sera. Era uscita di casa e i genitori non l'avevano più vista tornare. Ieri mattina allarmati sono andati dai carabinieri a Putignano per denunciarne la scomparsa. Subito sono partite le ricerche. I primi sospetti si sono immediatamente concentrati sul fidanzato Antonio, portato in caserma e interrogato per ore. 

Messo alle strette, il giovane assassino è crollato. Il movente non e ancora chiaro: secondo gli investigatori, Giannandrea non sopportava l'idea che lei lo potesse lasciare. Nell'ultimo periodo i due litigavano spesso e Antonella, stanca anche della gelosia morbosa di lui, aveva deciso di troncare la relazione. La famiglia di Antonella è sotto choc.

Vie: Adnkronos | TM News
Foto: Facebook

Strage Firenze, indagini sul profilo del killer e amici Facebook


Facebook come soluzione nelle indagini sulla spietata esecuzione dei giovani ambulanti senegalesi. Gianluca Casseri - il ragioniere-killer cinquantenne malato di depressione e diabete ma anche, e soprattutto, di razzismo e neonazismo - aveva soltanto due amici sul suo profilo Facebook. Procura e investigatori stanno indagando su eventuali confronti prima della strage tra Casseri e i due amici, indottrinati di cultura xenofoba, che hanno in qualche modo potuto spingerlo a compiere gli omicidi. 

Sempre su Facebook è concentrat un’altra tranche dell’inchiesta. Riguarda i sostenitori del gesto folle del ragioniere simpatizzante di Casa Pound. Il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi ha aperto un fascicolo per istigazione o agevolazione a delinquere. 

"Sono state avviate indagini - precisa - per identificare gli autori di questi messaggi. Si sta, cioè, verificando l’ipotesi della presenza di eventuali concorrenti nei due omicidi e nei tre tentati omicidi non solo sotto il profilo materiale, ma anche in forma di concorso morale sotto il profilo di eventuale istigazione o agevolazione dei reati". 

Resta da capire se da uno di questi due contatti Facebook è partita la suggestione - per non dire il suggerimento - sulla sparatoria di martedì. E il ruolo del social network, in questa drammatica storia di ordinaria follia, non finisce qui. Sempre sul computer recuperato nella casa della madre di Gianluca Casseri, a Pistoia, sono evidenti le tracce lasciate dalle chat e dai contatti con siti di estrema destra stranieri. Il computer, in realtà, appartiene al fratello dell’assassino, ferroviere in pensione. Ad usarlo, tuttavia, era prevalentemente Gianluca che raggiungeva la casa di famiglia ogni 4-5 giorni.

Via: La Stampa

Pagina Facebook contro 16enne ucciso, interviene il Codacons


Spunta su Facebook pagina che offende Simona Costa, il sedicenne ucciso a Fiumicino con un pugno alla tempia dal suo migliore amico per una sigaretta non data. Simone Costa: così impari a fare il tirchio: è il titolo della pagina creata ieri sera e poi cancellata dopo le polemiche, ma riapparsa in queste ore. 

"La madre degli imbecilli è sempre incinta. Si tratta di una pagina aberrante, offensiva e incredibilmente diseducativa, in cui la morte per futili motivi viene lodata. L'autore di questa 'genialata' deve essere punito", ha dichiarato il Codacons. "Non è sufficiente chiudere la pagina Facebook in questione e far finta che non sia mai esistita. Per tale motivo stiamo preparando un esposto sia alla Polizia Postale, sia alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiede di individuare l'autore del gruppo e procedere nei suoi confronti per istigazione alla violenza e per altri reati che saranno ravvisabili". 

La pagina veniva non solo giustificata, ma addirittura inneggiata. Nel frattempo, la pagina è comparsa nuovamente in mattinata. "Vergognati!!!!! sarai segnalato alla polizia postale...sicuramente sei un minorenne e non potranno farti niente...però io dico ma i tuoi genitori ?....i minorenni vanno controllati specialmente se sono sulle chat...spero ne risponderanno loro per te", scrive Cristiana. 

E Fiorella aggiunge: "mi dispiace perchè, credo, sarai un ragazzo dell'età di Simone, verrai denunciato ,anzi manca poco che ti troveranno, sicuramente non farai la galera, ma spero con tutto il cuore che ti facciano lavorare in alcuni luoghi 'socialmente utili'...dove la vita vale un tesoro...dove la vita è bella viverla fino all'ultimo giorno...dove tu, capirai, che deridere un ragazzo morto per mano di un'amico...è orribile!!! (una mamma)".

Via: Il Secolo XIX

Alluvione Genova: su Facebook richieste dimissioni del sindaco


La rabbia per quanto accaduto venerdì scorso a Genova, spazzato da un nubifragio che ha provocato sei vittime e danni per milioni di euro, si è incanalata, oltre che nelle strade, anche su Internet. In particolare, su Facebook è stato creato un “evento” pubblico, intitolato “Richiesta dimissioni giunta Palazzo Tursi”, che dovrebbe svolgersi martedì prossimo, 8 novembre, dalle 13.30 in poi, davanti alla sede del Comune, in via Garibaldi 9. Sinora hanno dato la loro adesione oltre 300 persone, mentre un altro centinaio ha detto "forse parteciperò". 

Il giorno stesso dell’alluvione, inoltre, sul popolare social network sono nati alcuni gruppi sempre per chiedere le dimissioni di Marta Vincenzi, come l’eloquente “Vincenzi... dimettiti!!!”. E le dimissioni, al sindaco del capoluogo ligure, vengono chieste anche sulla sua pagina personale su Facebook e pure attraverso YouTube, dove sono stati pubblicati video con montaggi della sua voce sulle immagini più impressionanti dell’alluvione di venerdì. 

Dal canto suo, Marta Vincenzi, continua a declinare ogni responsabilità, aggrappandosi alla fatalità e al destino davanti alla rabbia dei quartieri alluvionati. La Procura di Genova ha aperto un'inchiesta per disastro colposo e omicidio colposo plurimo contro ignoti per l'alluvione che ha provocato la morte di sei persone tra cui due bambine e danni pesantissimi a Genova. Intanto per lunedì è stato indetto il lutto cittadino per onorare le vittime del disastro.



Via: Il Secolo XIX

Prof molestava allieve su Facebook, chiesto rinvio a giudizio


Il pubblico ministero di Milano Tiziana Siciliano ha chiesto il rinvio a giudizio del supplente di una classe quarta di un istituto alberghiero che nei mesi scorsi era stato denunciato alla preside da alcune studentesse perché avrebbe molestato alcune di loro su Facebook. Per lui l'accusa è di abuso d'ufficio e abuso dei mezzi di correzione. Secondo quanto ricostruito dal pm, l'insegnante, arrivato in classe aveva chiesto per prima cosa alle ragazze chi fosse maggiorenne, contattandole poi su Facebook per chiedere l'amicizia. Molte hanno accettato il contatto perché, hanno spiegato al magistrato una volta sentite, non si poteva dire di no a un professore. Scherzoso con tutte, il professore avrebbe preso di mira una 18enne. Lei ha fatto scattare la denuncia. Dopo aver stampato le conversazioni intrattenute su Facebook, le ha fatte vedere alla preside che ha allertato la procura. «Dammi del tu, puoi chiamarmi anche Max», ha esordito il prof, che poi ha proseguito lodando le foto della ragazza («Sono bellissime») e snocciolando svariati complimenti («Sei davvero speciale», «Sei una ragazza dolce e molto bella»). Fino ad arrivare a una delle frasi forse più ambigue, «Mi piacerebbe metterti un bel voto», poco dopo seguita dall'invito: «Lo sai che potremmo passare un sabato sera insieme? Non parleremmo di storia, ma di noi due (...). Mi sa che come uomo ti potrei interessare (...). Non è la prima volta che un professore si innamora di un'allieva». Tuttavia gli atteggiamenti equivoci del prof non sarebbero avvenuti solo sulla rete. Le allieve hanno raccontato che in classe venivano interrogate mentre lui ne fissava platealmente il seno e che lanciava frecciate a sfondo sessuale, invitandole a coprirsi di più. Atteggiamenti confermati anche dall'unico ragazzo, che al pm ha detto di non sopportare di veder piangere le sue compagne.

Fonti: Tm News, Il Giornale

Falso Tremonti su Facebook con 5mila amici, denunciati


Sono state individuate e denunciate due persone che avevano pensato di rubare l'identita' al ministro dell'Economia Giulio Tremonti e aprire a suo nome un profilo Facebook che nel giro di pochi giorni ha raccolto 5000 amici. Le indagini della Procura di Roma, coordinate dal Procuratore Aggiunto Nello Rossi e dirette dal sostituto Giuseppe Corasaniti, hanno visto impegnate le fiamme gialle del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma e della Tenenza di Pontassieve (Fi) che in tempi record hanno dato un nome ai responsabili. I due ladri di identita', rintracciati uno in provincia di Torino e l'altro in quella di Firenze, spiega una nota delle Fiamme Gialle, sono due trentenni in possesso di ''vivaci competenze informatiche'' che dopo aver avviato la pagina fake hanno postato qualche messaggio fuori protocollo. Nonostante i collegamenti al social network siano avvenuti da luoghi sempre diversi, gli specialisti della GdF ha ricostruito ogni singolo passaggio e schedato persino la configurazione dei computer utilizzati fino a realizzarne un dettagliatissimo identikit. La collaborazione da parte della direzione di Facebook ha consentito di acquisire immediatamente i 'log' con le informazioni necessarie per l'attribuzione delle puntuali responsabilita' per ciascuna delle operazioni compiute sul falso profilo del Ministro. I due, accusati per il reato previsto e punito dall'articolo 494 del codice penale, rischiano un anno di reclusione.

Rimossi post sulla pagina Facebook del procuratore Grasso


Sono stati tolti dalla pagina aperta su Facebook dai sostenitori del procuratore antimafia Piero Grasso, i presunti interventi del collaboratore di giustizia Maurizio Logiudice, fratello del boss pentito Antonino. Maurizio Logiudice contestava le dichiarazioni del fratello, che ai pm di Reggio ha raccontato che un altro fratello, Luciano, sarebbe intervenuto sul procuratore aggiunto della Dda, Alberto Cisterna, per fare ottenere la scarcerazione dello stesso Maurizio. I

l magistrato Alberto Cisterna, vice del procuratore nazionale anti-mafia Piero Grasso, ha detto di essere "addolorato" e "distrutto a livello interiore" dopo è stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. "Sono addolorato, distrutto a livello interiore", ha detto Cisterna a Reuters, facendo riferimento all'inchiesta della procura di Reggio Calabria. 

L'inchiesta ha preso origine dalle dichiarazioni del pentito di 'ndrangheta Antonino Lo Giudice secondo il quale Cisterna avrebbe ricevuto una "grossa somma" di denaro per intervenire a favore della scarcerazione di uno dei suoi fratelli. Lo Giudice, a capo dell'omonima famiglia di 'Ndrangheta, ha iniziato a collaborare con la giustizia dopo l'arresto e dopo essersi autoaccusato per l'organizzazione degli attentati alla Procura Generale di Reggio Calabria e all'abitazione del procuratore generale.  

Cisterna da parte sua ha negato ogni rapporto con Lo Giudice: "Sono in grado di dettagliare ogni più macroscopico fatto e ricondurlo nell'asoluta fedeltà delle leggi". La Procura di Reggio vuole ora verificare le dichiarazioni di Lo Giudice, anche per certificare l'attendibilità del pentito.

Fonte: ANSA
Via: Reuters

Offende gli alunni in chat Facebook, maestra denunciata


Alcuni alunni di prima elementare sarebbero stati offesi con parole molto pesanti tramite la chat di Facebook dalla loro maestra. La chat tra le maestre è stata scoperta dai genitori di alcuni alunni che frequentano la scuola in centro città a Livorno. Papà e mamma di un bambino con problemi comportamentali si sono rivolti ad un avvocato per presentare una querela. 

Tra i comportamenti contestati all'insegnante ci sarebbe anche un percorso di esclusione di un bambino autistico. Le parole al centro della vicenda sarebbero state scritte a gennaio scorso dalla maestra sul social network durante alcune conversazioni con alcune colleghe. 

I bambini sarebbero stati definiti con parole come "parac..., rompic...", mentre la maestra avrebbe anche sollecitato una collega a cambiare di posto un bambino autistico per ridimensionare alcune tensioni con la famiglia del ragazzino. I genitori di quest'ultimo si sono rivolti a uno studio legale che ha presentato querela alla Procura ipotizzando i reati di ingiurie e tentativo di maltrattamenti psicologici. 

"L’episodio riportato dalla stampa locale è a dir poco sconcertante, ci lascia basiti. [...] Chiediamo che su episodi come quello verificatosi alla scuola De Amicis si faccia la massima chiarezza, aumentando i controlli da parte del Dirigente Scolastico Regionale". Questo il commento preoccupato dei consiglieri regionali del Pdl Marco Taradash e Tommaso Villa alla notizia delle offese subite da alcuni alunni su Facebook, per mano di maestre della scuola elementare di Livorno.

Fonte: ANSA
Via: Nove
Foto dal Web