Una class-action, simile a quella affrontata da Apple e Google, per gli acquisti fatti dai ragazzini senza il consenso dei genitori. È quella che si prepara ad affrontare Facebook, autorizzata da un tribunale californiano per presunte violazioni della legge dello Stato Usa sul rimborso degli acquisti effettuati. Il caso è nato nel 2012, a intentare la causa i genitori di un gruppo di minorenni che hanno acquistato, senza la loro autorizzazione, crediti virtuali da usare nei giochi online.
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Class action dei genitori per acquisti fatti dai minorenni su Facebook
Una class-action, simile a quella affrontata da Apple e Google, per gli acquisti fatti dai ragazzini senza il consenso dei genitori. È quella che si prepara ad affrontare Facebook, autorizzata da un tribunale californiano per presunte violazioni della legge dello Stato Usa sul rimborso degli acquisti effettuati. Il caso è nato nel 2012, a intentare la causa i genitori di un gruppo di minorenni che hanno acquistato, senza la loro autorizzazione, crediti virtuali da usare nei giochi online.
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Minacce su Facebook e Twitter alla Carfagna: verremo a prenderti...
La portavoce del gruppo Pdl alla Camera dei deputati Mara Carfagna ha dato mandato ai suoi legali di procedere per diffamazione e minacce verso gli utenti di Facebook e Twitter che hanno utilizzato nei suoi confronti affermazioni lesive e gravemente offensive. Lo comunica, in una nota, l'ufficio stampa della parlamentare del Pdl.
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Pestato in discoteca riconosce i suoi aggressori da foto su Facebook
Pestato a sangue per aver invitato una ragazza a ballare, riconosce uno dei suoi aggressori su Facebook e lo fa condannare. Protagonisti della vicenda sono un giovane di 33 anni di Zumaglia e i due imputati: Fabrizio Nieddu, 33 anni, e Marco Benedetti, 24, entrambi di Biella, accusati di lesioni.
Al primo, recidivo, il giudice Pietro Brovarone ha inflitto due anni di reclusione, e al secondo un anno, con la sospensione condizionale della pena. L'episodio era avvenuto la notte del 31 agosto 2009, in un locale pubblico del quartiere Riva. La vittima vede una ragazza e la invita a ballare, senza sapere che su di lei hanno già messo gli occhi altri due giovani.
Questi ultimi, passati pochi istanti, lo aggrediscono a calci e pugni, facendosi buttare tutti e tre fuori dal locale. Il ragazzo preso di mira scappa e cerca rifugio in un vicino distributore, dove viene raggiunto da Fabrizio Nieddu e Marco Benedetti, a cui si sono aggiunti altri soggetti, mai identificati. Qui l'aggressione continua fino all'arrivo di alcuni passanti.
La prognosi sarà di 40 giorni, per lesioni e fratture. Il giovane riuscirà a identificare uno degli aggressori in Questura. Poi, cercando su Facebook, riesce a rintracciare anche l'altro fra gli amici "virtuali" del ragazzo che l'aveva picchiato. Grazie anche agli indizi raccolti dalla polizia, i due sono stati indagati e poi processati.
Fonte: La Stampa
Foto dal web
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Olanda, uccide coetanea su richiesta via Facebook: condannato 15enne
Un litigio su Facebook si è concluso nel più drammatico dei modi: un ragazzino 15enne ha ucciso il 14 gennaio scorso a coltellate una compagna di classe e poi ha tentato di eliminare anche il padre che voleva difenderla. Il teenager olandese è stato condannato oggi da un tribunale di Arnhem a un anno di detenzione in un carcere minorile e altri tre in una clinica psichiatrica.
Jinhua K., che all'epoca dei fatti aveva 14 anni, è andato di proposito a casa di Joyce Winsie Hau, 15enne, per ucciderla, dopo essere stato assoldato attraverso il social network da una coppia di compagni di classe. Il caso, conosciuto come Facebook murder, ha causato in Olanda un dibattito molto diffuso sul ruolo dei social network nei crimini violenti.
La disputa sarebbe iniziata tra le due ragazze - riporta la Bbc - che hanno litigato per alcuni commenti postati sul profilo Facebook di Polly da Joyce Winsie Hau, la vittima. Secondo le ricostruzioni dei media olandesi, Polly W e il suo ragazzo avrebbero dato a Jinhua, il killer, un biglietto con le indicazioni sui tempi e modi per uccidere Joyce, in cambio di una somma di denaro (alcuni media indicano 100 euro).
Secondo Blick, la causa del litigio è stata l'accusa di una scappatella sessuale rivolta da Winsie a Polly, che avrebbe fatto infuriare la giovane coppia. Jinhua, che si è scusato con la corte per il suo gesto, avrebbe agito perché incapace di opporsi alle pressioni della ragazzina. La perizia psichiatrica ha riscontrato nel ragazzo gravi disordini mentali e un comportamento psicopatico.
Il padre della vittima ha denunciato la mitezza della sentenza: "Fa una grossa differenza, io ho perso una figlia, lui ha avuto un anno di prigione" ed ha aggiunto: "Mi chiedo ogni giorno come queste persone possono averla uccisa solo per un litigio". I due adolescenti, Polly W e il suo ragazzo, saranno processati il prossimo mese con l'accusa di aver commissionato l'omicidio.
Via: TMNews
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Clona profilo Facebook di una ragazza: 50enne rinviato a giudizio
Aveva rubato il profilo su Facebook di una ragazza di Modica e per questo un cinquantenne di Vittoria è stato rinviato a giudizio con l'accusa di sostituzione di persona. L'uomo aveva clonato il profilo della ragazza e avrebbe modificato quello fasullo con notizie e dichiarazioni non vere attribuite alla giovane, ignara di tutto. La ragazza, assidua frequentatrice del social network, è rimasta sorpresa quando ha scoperto che i profili presenti su Facebook riportanti le sue foto, le sue informazioni e i suoi amici erano due, e non uno. In esito ad indagini dirette dal sostituto procuratore Gaetano Scollo e coordinate dal procuratore Francesco Puleio, la Procura della Repubblica di Modica ha emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di un cinquantenne di Vittoria, accusato di sostituzione di persona, per avere creato, sul social network Facebook, il falso profilo personale di una giovane di Modica, attribuendole notizie e dichiarazioni non vere. E’ accusato di sostituzione di persona. In sostanza, al fine di recare un danno a S.V., creava un falso profilo sul social network Facebook, sostituendo illegittimamente la propria persona proprio a S.V., utilizzando il nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo dell’abitazione, numero telefonico ad altre informazioni personali di quest’ultima, inducendo in errore gli amici della persona offesa, con i quali scambiava on-line, attraverso messaggi e colloqui mediante servizio chat, pareri e notizie finalizzate ad acquisire informazioni su S.V. e contemporaneamente diffondeva circostanza non vere sul conto di quest’ultima. Il vittoriese era stato denunciato a Modica il 12 gennaio 2010.
Fonte: Ragusa News
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Su Facebook la difesa di Amanda Knox e Raffaele Sollecito
Non solo i media tradizionali hanno giocato un loro ruolo all'interno delle dinamiche del processo Meredith, come più volte denunciato in aula in senso negativo sia dal procuratore Giancarlo Costagliola che dal pm Giuliano Mignini, che hanno invitato la Corte "a non tenerne conto". Dal 2008 ad oggi sono nati in rete dei veri e propri comitati di sostenitori di Amanda e Raffaele, che hanno dato via a dei siti Internet sia per raccogliere fondi per la causa che per smentire l'immagine "diabolica" (per Amanda) e di "succube" (Raffaele) emersa con le ricostruzioni dell'accusa.
Il primo a comparire in rete fu quello realizzato dagli amici di Seattle di Amanda Knox: www.friendsofamanda.org. "La vera Amanda Knox - scrivono prima della fotogallery - non assomiglia affatto alla immagine distorta che le Autorità italiane e molte parte dei media hanno dato di lei. Amanda è una persona di buon cuore, con una personalità aperta e positiva. Può essere franca ma quasi mai arrabbiata.
Anche il sito Internet di Raffaele Sollecito (www.raffaelesollecito.org) è sulla falsa riga di quello della ragazza americana, ma aggiunge una serie di testimonianze di amici che smentiscono la potenziale crudeltà o la freddezza passiva attribuita al ragazzo pugliese. Naturalmente non può mancare Facebook. Sul social network il ragazzo di Giovinazzo può contare su un gruppo che lo vuole libero con 350 iscritti, mentre Amanda sbanca: su una pagina ha la vicinanza di 4.133 fan.
Via: TMNews
Gran Bretagna: giurata usa Facebook e finisce in prigione
La prima giurata alla sbarra per aver usato Facebook durante un processo e' stata condannata a otto mesi di prigione. Joanne Fraill, una madre di tre figli di 40 anni, ha ammesso di essere andata sul social network per scambiare messaggi con Jamie Steward, un imputato poi prosciolto in un processo in corso per droga a Manchester. La donna ha confessato di avere anche usato Internet per fare una ricerca sull'ex partner di Steward, Gary Knox, un co-imputato, mentre la giuria stava ancora deliberando. La scoperta della loro conversazione è avvenuta quando il procedimento stava quasi per chiuedersi. Mancavano ancora i verdetti di altri imputati mentre la Sewart era stata già giudicata 'non colpevole' durante le loro chattate. Tutto ciò ha portato all'annullamento del processo. La ripetizione del procedimento costerà ai contribuenti sette milioni di euro. La dura condanna, ha spiegato l'avvocato dello stato Edward Garnier a verdetto avvenuto, ''servira' di avvertimento e deterrente per altri come lei''. Nei giorni scorsi il Times aveva condotto un'inchiesta scoprendo che molti giurati affermano sulla loro pagina Facebook di aver gia' deciso se un imputato e' innocente o colpevole, prima ancora di aver sentito tutte le prove. Nel suo verdetto il giudice Igor Judge ha sostenuto che un cattivo uso di Internet da parte di un membro della giuria e' ''una irregolarita' grave e un oltraggio alla corte''. Secondo il magistrato la Fraill con il suo comportamento ''ha violato gli ordini dati per il buono svolgimento del processo''.
Londra: i giurati decidono su Facebook, processi a rischio
Facebook è diventato in Gran Bretagna lo strumento di discussione di decine di giurati che infrangono la legge ogni anno discutendo i loro casi sul sito e mettendo a rischio la validità dei processi. A rivelarlo è il Times, che in un'inchiesta ha scoperto come molti giurati affermino sui loro profili Facebook di aver già deciso se un imputato è innocente o colpevole, prima ancora di aver sentito tutte le prove. Addirittura, in un post visionato dal quotidiano a gennaio, un giurato chiedeva ai suoi amici di pronunciarsi sulla colpevolezza o sull'innocenza dell'imputato del caso che stava seguendo. "Grazie per i contributi", ha scritto dopo l'uomo di Edimburgo, "tuttavia, mi hanno consigliato di rimuovere il post perché a quanto pare una giuria su Facebook non è valida in un processo". Ora ai giudici è stato detto di avvertire i giurati contro l'utilizzo di internet all'inizio del processo e il Lord Chief Justice - che presiede sulla Corte di Appello, la Divisione Criminale e la Divisione del banco della regina dell'Alta Corte - ha diffuso una nota in cui comunica che i giurati rischiano fino a due anni di carcere se discutono di un caso al di fuori del tribunale. Ma un giudice della Corte d'Appello interpellato dal giornale ha dichiarato che si tratta di un "problema reale e sempre più diffuso" che potrebbe servire ad alcuni criminali a ottenere un appello. È quanto è infatti accaduto in un caso che verrà sentito alla Royal Courts of Justice questa settimana: un giurato e un imputatosi erano messi in contatto su Facebook, facendo fallire un processo per droga e spingendo un uomo incarcerato per quel caso a presentare un appello per il suo rilascio.
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