Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati
Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Jihad, donne dello Stato islamico contattate anche tramite Facebook
"Avevo il desiderio di capire, di sentire ciò che queste giovani vivono". Cosa spinge le ragazze europee a lasciare la famiglia per entrare a far parte dello Stato islamico? Dopo il caso delle tre teenager britanniche - Kadiza Sultana di 16 anni, Shamima Begum e Amira Abase, entrambe di 15 anni - se lo ha chiesto una giornalista francese che ha raccontato la sua storia in un libro firmato con uno pseudonimo per le minacce che l'indagine le ha procurato. La donna ha aperto un falso account in Facebook e si è spacciata per una 20enne musulmana.
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Usa: Corte Suprema, minacce di morte non sono reato su Facebook
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la condanna di un uomo della Pennsylvania che aveva rivolto minacce di morte all'ex moglie e ai colleghi su Facebook. Secondo i supremi giudici americani, i procuratori non hanno infatti presentato sufficienti prove del fatto che con i post incriminati abbiano fatto sentire minacciata ragionevolmente una persona. E' stato così accolto il ricorso, presentato da Anthony Elonis, dopo essere stato condannato per aver postato testi di canzoni rap in cui minacciava di uccidere in modo orrendo l'ex moglie.
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Isis: nasce 5elafabook, Facebook dei sostenitori dello Stato islamico
I sostenitori dello Stato islamico hanno creato recentemente il proprio rivale di Facebook chiamato "5elafabook". Il sito di social network mira a diventare un'alternativa a Facebook e Twitter in mezzo alla repressione contro i seguaci del gruppo terrorista. Il sito, che si propone di sostenere i contenuti in sette lingue, tra cui portoghese e giavanese, è ospitato dalla società di web hosting con sede a Scottsdale GoDaddy. 5elafabook è realizzato sul modello di Facebook, con gli utenti in grado di creare i loro profili online completi di avatar e informazioni personali.
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Apocalisse a Palermo, viaggiavano su Facebook le minacce del boss
Scorrendo il diario pubblico del profilo Facebook di uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione antimafia "Apocalisse", che ha portato alla cattura di 95 persone a Palermo, ci si imbatte in decine di foto con un unico tema: la condanna dei pentiti e dei collaboratori di giustizia, e l'apprezzamento della "legge" dell'omertà, del "farsi i fatti propri". La pagina è quella che Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi ritenuto a capo della cosca dell'Arenella, condivide con la compagna.
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Studentessa malata difende test animali e riceve insulti su Facebook
Un fiume di insulti, addirittura con auguri di morte, si è riversato attraverso Facebook su una studentessa 25enne padovana, affetta da quattro malattie rare, che sul social network aveva voluto ringraziare la sperimentazione farmacologica sugli animali, grazie alla quale - sottolineava - oggi è ancora in vita. "Ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale, senza la ricerca sarei morta a 9 anni".
"Per me puoi pure morire domani..." è stato uno dei post che le sono stati inviati. "Vi faccio vedere come si vive con le mie malattie, e dopo gli oltre 30 auguri di morte e oltre 500 offese"... "metto a nudo la mia realtà, perché voi capiate che l'unica mia colpa in tutto ciò sia stata curarmi senza uccidere nessuno direttamente": ha ribattuto sulla propria pagina Facebook la protagonista, Caterina Simonsen, studentessa di Veterinaria all'Università di Bologna.
La giovane, affetta da 4 malattie rare (immunodeficienza primaria, deficit di proteina C e proteina S, deficit di alfa-1 antitripsina, neuropatia dei nervi frenici), abbinate ad un prolattinoma, un tumore ipofisario, e a reflusso gastroefofageo, asma allergico e tiroidite autoimmune, non è una che si perde d'animo facilmente. E soprattutto è abituata ad esporsi. Lo ha già fatto anche contro il metodo Stamina, esprimendosi con un video e dei post su Facebook dai quali erano scaturite accese discussioni.
"Io esisto. No a Stamina, sì al metodo scientifico anche se momentaneamente abbiamo bisogno della sperimentazione animale", aveva scritto Caterina sul social network in occasione della raccolta fondi Telethon. Ad attirarle la valanga di insulti e minacce è stata una foto pubblicata lo scorso 21 dicembre che la vede ritratta con un respiratore artificiale e con in mano un foglio:
''Io, Caterina S. ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro". Alla pioggia di "insulti, apprezzamenti, di tutto e di più", la ragazza ha risposto con due video in cui risponde a chi la attacca e lancia un appello al Partito animalista europeo, alla Lega antivivisezione (Lav) e a Michela Vittoria Brambilla, affinché si dissocino dagli auguri di morte e prendano provvedimenti.
Fonte: ANSA
Via: Il Sole 24 Ore
Foto: Facebook
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Voleva conoscere una donna su Facebook: arrestato latitante a Rende
E' stato tradito da Facebook e dalla voglia di incontrare e conoscere una donna. Si è conclusa in questo modo a Rende la latitanza di Giuseppe Quagliarello, di 31 anni, ricercato dal giugno scorso perché destinatario di una ordinanza di custodia cautelare emessa dai giudici del tribunale di Napoli. Quagliarello viveva tranquillamente in un appartamento a Rende dove si era trasferito da giugno, subito dopo essere sfuggito al provvedimento restrittivo, e conduceva una vita normalissima.
Il latitante aveva trovato lavoro anche come stagionale in una struttura alberghiera della costa tirrenica. Da alcune settimane gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza avevano individuato il profilo Facebook del latitante e lo hanno contattato attraverso la creazione di un profilo esca femminile. Tra la Polizia ed il latitante ci sono stati alcuni contatti che hanno consentito di individuare in modo preciso il luogo dove si trovava.
Attraverso il profilo del social network è stato stabilito un primo contatto, al quale hanno fatto seguito alcune telefonate, in particolare con una poliziotta della Squadra Mobile che si è finta utente del profilo. L'agente è riuscita a creare un rapporto di fiducia con Quagliarello e, dopo numerosi contatti, ha fissato un appuntamento, per incontrare il ricercato.
All'incontro però si sono presentati anche gli agenti della Squadra Mobile, che hanno arrestato il latitante. L'uomo non ha opposto resistenza e, dopo gli accertamenti di rito, è stato accompagnato nel carcere di Cosenza. Il latitante era ricercato dal giugno scorso per i reati di violenza privata, minacce aggravate dall'uso di armi e da metodi mafiosi. Quagliarello avrebbe minacciato i familiari di un pentito, sottoposti a programma speciale di collaborazione.
In particolare avrebbe cercato di indurre la moglie del collaboratore di giustizia a mettersi in contatto con i suoi familiari per avere notizie sull'arresto del marito, sul suo cambio di avvocato e sul luogo di detenzione nonché sul luogo di residenza della stessa e sul perché di tutti questi fatti non fossero stati informati i "compagni". I reati contestati a Quagliarello sono aggravati dal fatto di far parte di una organizzazione di tipo mafioso, capeggiata dai fratelli De Micco e collegata con il clan Cuccaro di Barra.
Fonte: RaiNews24
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Posta su Facebook foto hard della ex diciassettenne, arrestato stalker
Pubblica su Facebook le foto pornografiche che aveva realizzato con l'ex fidanzata con cui ha troncato la relazione da tempo e viene arrestato. E' successo a Caltanissetta dove i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile hanno arrestato Davide Miraglia. E' accusato di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico, diffamazione e minaccia.
Miraglia era agli arresti domiciliari, perchè era già stato incriminato per stalking nei confronti della minorenne, alla quale è legato da una parentela. Un'indagine che s'è mossa sull'asse Caltanissetta-California, in particolare a Palo Alto dove ha sede Facebook.
E' stata la madre della diciassettenne a denunciare lo scorso 2 settembre che sul profilo Facebook di Miraglia erano state postate scatti hard in cui v'era in posa la figlia e che altre immagini compromettenti erano state pubblicate su un secondo profilo.
Miraglia, inoltre, avrebbe inviato un sms all'ex fidanzata minacciandola che avrebbe fatto girare altre foto osè se non fossero tornati insieme. Ma scavando nella rete, i carabinieri hanno individuato un terzo profilo dove Miraglia aveva pubblicato altre foto.
Venerdì notte i carabinieri hanno perquisito l'abitazione di Miraglia, sequestrando diversi cellulari, numerosi Cd e un computer che saranno analizzati dagli specialisti per verificare se contengano altro materiale pedo-pornografico. Ora le indagini dei carabinieri mirano ad individuare se vi sono stati altri utenti di Facebook che hanno condiviso le foto pubblicate da Davide Miraglia.
Via: AGI
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Minacce su Facebook e Twitter alla Carfagna: verremo a prenderti...
La portavoce del gruppo Pdl alla Camera dei deputati Mara Carfagna ha dato mandato ai suoi legali di procedere per diffamazione e minacce verso gli utenti di Facebook e Twitter che hanno utilizzato nei suoi confronti affermazioni lesive e gravemente offensive. Lo comunica, in una nota, l'ufficio stampa della parlamentare del Pdl.
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Codacons: stop agli insulti su Facebook e Twitter, servono interventi
''Sui social network regna oggi un vero e proprio caos fuori da ogni controllo, dove dilagano insulti gratuiti e minacce spesso gravi, incitazioni alla violenza, pagine che promuovono l'odio e il razzismo''. E' la denuncia del Codacons che chiede ''una riforma volta ad incrementare i poteri in capo alla Polizia Postale, aumentando la capacità d'azione di tale compartimento e permettendo interventi immediati per oscurare siti e profili lesivi e/o pericolosi e individuare i responsabili che si nascondono dietro l'anonimato garantito dal web''.
L'associazione chiede inoltre un incontro con l'Autorità per le Comunicazioni al fine di studiare interventi e misure per migliorare la vigilanza e i controlli da parte dei responsabili dei social network, come Facebook e Twitter. Non mancano gli episodi da citare a sostegno delle argomentazioni del Codacons: ad esempio, qualche giorno fa il direttore del Tg La 7 Enrico Mentana è stato costretto ad abbandonare Twitter a causa dei troppi insulti ricevuti.
"Il numero di tizi che si esaltano a offendere su twitter è in continua crescita. Calmi tra poco ce ne andremo, così v'insulterete tra di voi", cinguettava Mentana su Twitter. Il direttore era davvero fuori di sè e continuava cinguettare: "Sono contrario alle limitazioni e alle censure per legge. Sono contrario ai blocchi, censure private. Twitter è così, o l'accetti o lasci". E ancora: "Resterei se ci fosse almeno un elementare principio d'uguaglianza: l'obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname".
Secondo il associazione dei consumatori i gestori dei social network ''non sembrano esercitare la dovuta vigilanza. Oltre alla lesione dei diritti personali per chi è vittima di minacce e offese, vi sono rischi reali soprattutto per i più giovani che - sottolinea la nota - passano molte ore su Facebook e Twitter, e possono subire una influenza negativa soprattutto da quelle pagine che vorrebbero far passare disprezzo e violenza come una cosa normale o addirittura giusta''.
Fonte: Codacons
Via: Adnkronos
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Regione Lazio, minacce morte a Renata Polverini su profilo Facebook
La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha presentato denuncia all'Ufficio della Digos della questura di Roma dopo aver ricevuto messaggi con minacce di morte attraverso il proprio profilo Facebook. Lo comunica una nota della Regione Lazio riferendo che in un messaggio privato, un utente ha scritto a Polverini: ''attenta che una pallottola per te ci sarà"
"Come ho sempre detto, la data del voto è stata concordata con il ministro Cancellieri in modo da farla coincidere con le altre Regioni chiamate al rinnovo del consiglio". Lo dice Renata Polverini aggiungendo che "mi sembra che la data del 10 e 11 febbraio sia la scelta giusta e confermo la volontà di indire le elezioni per cinquanta consiglieri invece che settanta".
"Il buon senso ci impediva di chiamare i cittadini alle urne nel periodo delle festività natalizie anche per consentire lo svolgimento regolare delle operazioni che precedono il voto e, soprattutto, la massima partecipazione alla campagna elettorale così come vuole la democrazia e la legge", prosegue la presidente della Regione Lazio sul sito della Fondazione Città Nuove.
"Era evidente - aggiunge - che le richieste strumentali e demagogiche avanzate, anche violentemente, dalla coalizione di sinistra per votare a Natale non potevano essere accolte e così è stato: ora spero che il clima si rassereni e tutti pensino a proporre ai cittadini del Lazio un programma ed una maggioranza in grado di governare". "Trovata intesa sul voto", ha scritto Renata Polverini su Twitter.
trovata intesa sul voto
— Renata Polverini (@renatapolverini) Novembre 13, 2012
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Organizza festa compleanno su Facebook: si autoinvitano in 50mila
Una festa di compleanno di un adolescente francese, si è trasformata in un mega-raduno con gente da ogni parte della Francia. E' successo a Chamalières, nel dipartimento Puy-de-Dôme della regione dell’Alvernia, dove un ragazzino che aveva finalmente ricevuto il benestare dai genitori per invitare gli amichetti a casa e festeggiare con loro il suo quattordicesimo compleanno, si è ritrovato in pochi giorni con cinquantamila nomi sulla lista degli invitati.
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GB, detenuti usano Facebook per minacce a vittime da carcere
Sempre più detenuti usano Facebook e altri social network per minacciare le vittime o i loro familiari da dietro le sbarre. A lanciare l'allarme nel Regno Unito e un'inchiesta del Daily Mail, da cui emerge che negli ultimi due anni 350 detenuti nelle carceri britanniche sono stati scoperti a postare messaggi su Facebook nonostante in prigione sia strettamente impedito l'accesso al Web. Sembra che i carcerati abbiano accesso alla Rete attraverso smartphone illegali che riescono a farsi recapitare dall'esterno. E le associazioni delle vittime si fanno sentire. "Questi criminali non dovrebbero riuscire a ottenere i telefonini mentre sono rinchiusi. In questo modo continuano a torturare le loro vittime, servono controlli maggiori sui social network" ha commentato Jean Taylor dell'ong Families Fighting for Justice. Il problema era emerso nel Regno un paio di anni fa quando l'allora ministro della Giustizia Jack Straw aveva riferito di una trentina di profili e pagine Facebook rimossi dopo aver scoperto che erano utilizzati da detenuti per perseguitare le loro vittime. All'epoca Straw defini la situazione "orribile, profondamente inquietante e offensiva per la morale pubblica". Ma - stando ultime stime - il fenomeno starebbe peggiorando. Al ministero della Giustizia britannico in effetti risulta che 143 profili su Facebook siano stati rimossi soltanto fra il luglio del 2009 e il giugno 2010. E altri 199 fra il luglio 2010 e giugno dell'anno scorso. L'episodio piu eclatante risale comunque a due anni fa, quando uno dei piu pericolosi gangster britannici Colin Gunn fu beccato a minacciare i suoi nemici attraverso Facebook da un carcere di massima sicurezza.
Via: TM News
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Ventenne uccisa, aveva ricevuto minacce di morte su Facebook
Tra novembre e dicembre scorsi Antonella Riotino, la 20enne di Putignano, in provincia di Bari, uccisa mercoledi' sera, avrebbe ricevuto delle minacce attraverso Facebook. Le minacce arrivavano da un utente che si faceva identificare con lo pseudonimo 'Rasta light', il nome di un videogioco che la vittima aveva regalato al suo fidanzato 19enne, Antonio Giannandrea, accusato dalla Procura di Bari dell'omicidio volontario della giovane studentessa.
Attraverso questo profilo di fantasia, ieri, avrebbe anche inviato un messaggio alla sorella di Antonella. Frequentavano insieme l'istituto alberghiero di Putignano. Le presunte minacce, giunte anche via sms sul telefonino, sarebbero state anche denunciate alla caserma dei carabinieri.
Gli inquirenti sospettano anche che il ragazzo, dopo aver ucciso Antonella, sia entrato nel profilo Facebook di lei, di cui conosceva la password di accesso, e abbia aggiornato lo status per depistare le indagini e allontanare il sospetto che la ragazza potesse essere sparita.
Di Antonella non si avevano più notizie da mercoledì sera. Era uscita di casa e i genitori non l'avevano più vista tornare. Ieri mattina allarmati sono andati dai carabinieri a Putignano per denunciarne la scomparsa. Subito sono partite le ricerche. I primi sospetti si sono immediatamente concentrati sul fidanzato Antonio, portato in caserma e interrogato per ore.
Messo alle strette, il giovane assassino è crollato. Il movente non e ancora chiaro: secondo gli investigatori, Giannandrea non sopportava l'idea che lei lo potesse lasciare. Nell'ultimo periodo i due litigavano spesso e Antonella, stanca anche della gelosia morbosa di lui, aveva deciso di troncare la relazione. La famiglia di Antonella è sotto choc.
Vie: Adnkronos | TM News
Foto: Facebook
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Segretario di Cgil Calabria: minacce terroristiche su Facebook
"Quanto pubblicato sul social network Facebook, nel gruppo Salviamo il Porto di Gioia Tauro", riguardante la vertenza del porto, a firma di due rappresentanti del sindacalismo autonomo, e' un atto indegno nei confronti della Camera del Lavoro Gioiese e della Cgil tutta". Lo afferma, in una nota, Sergio Genco, segretario generale della Cgil Calabria, che aggiunge: "Rappresenta una vera e propria intimidazione di stampo 'ndranghetista e terrorista che, attraverso l'utilizzazione di immagini inquietanti - un caricatore di proiettili e il corpo del sindacalista CGIL Guido Rossa, trucidato dalle brigate rosse - seguite da parole farneticanti - lanciano una minaccia a tutti coloro che dell'azione sindacale hanno fatto una scelta di vita per la difesa della condizione dei lavoratori e delle lavoratrici. Tale atto vigliacco - continua Genco - non puo' passare sotto silenzio e la Cgil, come ha sempre fatto, in tutte le forme e sedi opportune difendera' la liberta' e la democrazia nei posti di lavoro, cosi' come hanno insegnato tutti coloro che hanno immolato la propria vita , come Guido Rossa, per la causa dei lavoratori. La Cgil tutta - continua - non si lascera' intimidire da nessuno e continuera' con rinnovata forza, con il coinvolgimento delle forze sociali, politiche, istituzionali e dei lavoratori, ad esprimere le proprie posizioni a garanzia degli interessi generali di sviluppo del porto di Gioia Tauro e di rappresentanza e tutela dei lavoratori. Chiediamo alla Magistratura competente di non sottovalutare quanto e' accaduto e richiamiamo lo stesso Sul ad intervenire per allontanare quanti, con i loro gesti e le loro parole, offendono tutto il mondo del sindacalismo democratico e libero".
Fonte: AGI
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Picchiavano titolari bar e mettevano foto su Facebook, arrestati
La polizia e i carabinieri hanno eseguito a Messina 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. Quattro di loro si trovano in carcere, altri tre ai domiciliari; uno ha l'obbligo di dimora. Minacciavano i titolari dei pub e consumavano senza pagare. E se qualche commerciante si ribellava veniva picchiato.
Le foto delle serate trascorse così erano poi pubblicate su Facebook. Ed è anche attraverso le immagini sul social network che gli investigatori hanno rintracciato ed arrestato i giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. La banda di giovani aveva creato inoltre un clima di terrore, spaventando tutte le persone che entravano nel bar e intimando ai titolari di pagare il pizzo.
Polizia e carabinieri sono riusciti a risalire anche grazie a Facebook ai componenti della banda e li hanno bloccati. Gli indagati sono A. M., 19 anni, L. C., 23 anni, P. R., 20 anni e un minore di 16 anni che si trovano ora in carcere, mentre ai domiciliari sono finiti invece G. C., 23 anni, F. A., 31 anni e un diciassettenne.
Infine L. O. è stato raggiunto da una misura di obbligo di dimora. I giovani avrebbero anche aggredito senza una particolare motivazione un extracomunitario che vendeva delle rose e in un altro caso hanno anche palpeggiato una giovane. Gli arrestati non fanno parte di nessun clan cittadino. Per il Questore di Messina Carmelo Gugliotta: ''E' stata un'operazione importante per la città perchè è stata sgominata una banda che seminava panico. Invitiamo tutti a denunciare questi episodi per non garantire l'impunità a questi malviventi''.
Via: ANSA
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Minacce morte su Facebook a Montolivo, denunciato tifoso
Un tifoso della Fiorentina e' stato denunciato dalla Digos per un commento minaccioso pubblicato sulla pagina Facebook del centrocampista viola Riccardo Montolivo. I suoi toni aggressivi (''devi morire... solo morte traditore... bisognerebbe fare come... aspettarti sotto casa...'') accompagnati anche da ingiurie, avevano attirato l'attenzione della Digos che attraverso il profilo virtuale del giovane (21 anni), e' subito riuscita ad identificarlo.
"Le minacce di morte a Montolivo? Vorrei stigmatizzare il comportamento di questo signore (denunciato, ndr) che ha fatto queste minacce una settimana fa, quindi non collegate ad altri eventi. Si tratta dell'imbecillità della gente. Abbiamo stigmatizzato anche le minacce arrivate a Della Valle in estate". Così l'ad della Fiorentina Sandro Mencucci, intervenuto a Radio Blu, ha commentato le intimidazioni su facebook delle quali è stato vittima il giocatore. Oltre alla denuncia per minacce aggravate, per il tifoso e' scattato anche un anno di Daspo senza prescrizioni.
La tipologia del reato, spiega la questura, ha automaticamente attivato le indagini senza alcuna richiesta della parte lesa che tuttavia, in merito alla vicenda, ha disconosciuto ogni sua forma di registrazione al social network ed eventuali dichiarazioni, facendo cosi' ritenere il profilo a lui abbinato, un falso. Al momento sono in corso ulteriori indagini per risalire alla persona che sotto mentite spoglie ha utilizzato on-line l'identita' del calciatore. Come le minacce aggravate anche la sostituzione di persona e' un reato procedibile d'ufficio.
Fonti: ASCA | Repubblica Sport
Foto: Facebook.com
Terrorismo, minacce su pagina Facebook della Casa Bianca
Messaggi minatori sono stati postati sulla pagina della Casa Bianca su Facebook, riaprendo il capitolo della possibile minaccia di attacchi nel giorno del decimo anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001. Le frasi sono state subito eliminate, come ha fatto sapere il portavoce del Secret Service Ed Donovan. "Torneremo Usa. Un giorno, l'11 settembre 2011", diceva uno dei messaggi, accompagnato da una foto di Osama Bin Laden, il numero uno di Al Qaida ucciso ad Abbottabad, in Pakistan, il 2 maggio scorso.
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Omicidio Sforna, il giovane era stato minacciato su Facebook
Eduardo Sforna, il 18enne ucciso davanti alla pizzeria Jolly di Morena, martedì sera, potrebbe essere stato ucciso per futili motivi: i carabinieri di Frascati che stanno conducendo le indagini, infatti, stanno scavando nella vita personale di «Dodo», che sembra senza ombra, un giovane "pulito" e tra le ipotesi come possibile movente spunta quindi quella di un litigio occasionale, forse di poco precedente all'agguato. Niente uso di droghe, giurano gli amici. Nessun debito o «conto» in sospeso con i bulli del quartiere. Il pm Barbara Sargenti, titolare del fascicolo processuale aperto per omicidio volontario, ha ascoltato ieri due testimoni oculari, che hanno ricostruito la dinamica del delitto. I due killer, arrivati a bordo di uno scooter, secondo alcune indicazioni dei testimoni, sarebbero due giovani, due ragazzi intorno ai 20 anni, uno solo di loro ha sparato, quattro colpi di 765, tre andati a vuoto, uno, letale, lo ha colpito al torace. I carabinieri stanno passando al setaccio i rapporti della vittima, compreso quello con Elisa, la fidanzatina sua coetanea che si era messa con lui da qualche mese. Sul profilo Facebook della vittima giorni fa è apparso un messaggio. Lo riportiamo, crudamente, così come appariva prima che la bacheca di Dodo venisse resa inaccessibile: «Te devi fa’ una vagonata de cazzi tua!!!». Gli uomini dell’Arma stanno cercando di capire se la frase fosse il post, colorito, di un’amico o se non sia la prova che il fattorino aveva avuto davvero una discussione con qualcuno. All’indizio viene annessa una qualche importanza. Tanto che i carabinieri sono andati a casa dei genitori di Sforna e hanno portato via il PC del ragazzo.
Fonti: Il Messaggero, Il Tempo
Tav: Formigoni condanna scontri, minacciato su Facebook
La dura condanna degli scontri in Val di Susa tra forze dell'ordine e i No-Tav e' valsa delle minacce di morte su facebook al presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. "Lancio di pietre, bombe carta, feriti. Ancora una volta - ha scritto in un post sul social network il governatore - i falsi ambientalisti no-tav fanno parlare di se' attentando allo Stato e impegnando le forze dell'ordine che tutto dovrebbero fare tranne rincorrere la follia eversiva di questi esagitati. Chi semina violenza deve essere condannato severamente". Al post del governatore lombardo hanno fatto seguito una serie di commenti, tra cui quello di un utente con minacce "Formigoni: devi morire". Immediata la solidarieta' di molti utenti del social network. "È stata una violenza di stampo terroristico. E io sono d’accordo con chi ipotizza il reato di tentato omicidio". Così Roberto Maroni interviene sugli scontri di ieri in Valle di Susa: il ministro dell’interno ringrazia le forze dell’ordine per come hanno saputo gestire la situazione e si augura che la magistratura "colpisca duramente i responsabili". Alle parole di Maroni replica il leader del Pd, Pierluigi Bersani: "Penso anch’io che aggredire poliziotti che stanno difendendo un legittimo cantiere sia un reato. Ma penso che spetti ai magistrati, e non a Maroni, dire quale". Dai No Tav si levano le proteste contro l’operato delle forze dell’ordine. Facebook, Twitter e Youtube raccolgono le tante voci di chi parla di una manifestazione pacifica degenerata in violenza solo per l’atteggiamento della polizia.
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