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Corona latitante, dopo la fuga strano post sulla sua pagina Facebook


Giallo sulla scomparsa di Fabrizio Corona. Mentre proseguono le ricerche del fotografo dei vip, che si è reso irreperibile da venerdì pomeriggio, quando a suo carico è stata emessa la condanna della Cassazione a 5 anni di carcere per estorsione aggravata ai danni dell'ex calciatore juventino David Trezeguet, sulla pagina ufficiale di Facebook appare un post scritto da un cellulare nei pressi di Quarto Oggiaro.

Secondo quanto accertato dagli investigatori a postare il messaggio sarebbe stato l'autista di Corona che dispone delle sue credenziali di accesso. Attorno alle 15 di domenica, infatti, su "fabriziocoronaofficial" è apparso un post in cui si legge: "Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero". 

"Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato". Passaggio preso da Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami. La polizia di Milano sta intanto cercando di ricostruire le ore precedenti alla sentenza e verificando le testimonianze. Ci sono infatti alcune incongruenze soprattutto riguardo all'orario nei racconti di persone che lo avrebbero visto uscire di casa. 

Mentre la procura di Torino polemizza con la polizia per l'elusione della sorveglianza e la famiglia lancia un appello affinché si costituisca, l'entourage del fotografo fa sapere che potrebbe essere in fuga alla volta del Brasile o, passando dalla Svizzera, in Russia grazie all'aiuto di un amico dal momento che Corona non ha il passaporto che gli è già stato ritirato a seguito delle sue disavventure giudiziarie.



Fonte: Adnkronos

Ricatta donna conosciuta su Facebook, arrestato dopo inseguimento


Ricatta una giovane conosciuta su Facebook e finisce in carcere per tentato omicidio, tentata estorsione, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. L'uomo arrestato ha 36 anni ed è sposato con prole, mentre la donna ha 23 anni. Sul social network l'uomo si è presentato con un nome falso, vantando solo il suo fisico da palestra. 

Lei è rimasta affascinata dalla bellezza del suo interlocutore e così i due hanno cominciato a scambiarsi e-mail fino a quando la ragazza ha inviato all'uomo alcune sue fotografie riservate. L'uomo è riuscito ad ottenere un appuntamento, ma per la giovane è stata una delusione vedere l'uomo dal vivo. 

A quel punto la 23enne ha cercato di limitare i contatti, ma l'uomo si sarebbe invaghito di lei cominciando a ricattarla, ovvero inviando per e-mail alla sorella della sua amica virtuale quelle foto che in lui avevano scatenato l'urgenza di fissare l'incontro. 

Foto che se fossero finite nelle mani dei genitori della ragazza avrebbero potuto procurarle seri problemi. La 23enne, quindi, si è rivolta alla polizia. Gli agenti del commissariato di Corato (Bari) hanno consigliato alla giovane di fissare con l'uomo un appuntamento e i due si sono incontrati nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Barletta. 

Lui l'ha invitata a salire a bordo dell'auto; lei, invece, a scendere dal mezzo per andare al bar. L'uomo ha capito ed è partito investendo un sovrintendente di polizia che stava per intervenire. L'inseguimento si è concluso a Zapponeta (Foggia), paese di residenza dell'uomo, operaio dipendente di un salottificio a Cerignola.

Picchiavano titolari bar e mettevano foto su Facebook, arrestati


La polizia e i carabinieri hanno eseguito a Messina 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. Quattro di loro si trovano in carcere, altri tre ai domiciliari; uno ha l'obbligo di dimora. Minacciavano i titolari dei pub e consumavano senza pagare. E se qualche commerciante si ribellava veniva picchiato. 

Le foto delle serate trascorse così erano poi pubblicate su Facebook. Ed è anche attraverso le immagini sul social network che gli investigatori hanno rintracciato ed arrestato i giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. La banda di giovani aveva creato inoltre un clima di terrore, spaventando tutte le persone che entravano nel bar e intimando ai titolari di pagare il pizzo. 

Polizia e carabinieri sono riusciti a risalire anche grazie a Facebook ai componenti della banda e li hanno bloccati. Gli indagati sono A. M., 19 anni, L. C., 23 anni, P. R., 20 anni e un minore di 16 anni che si trovano ora in carcere, mentre ai domiciliari sono finiti invece G. C., 23 anni, F. A., 31 anni e un diciassettenne. 

Infine L. O. è stato raggiunto da una misura di obbligo di dimora. I giovani avrebbero anche aggredito senza una particolare motivazione un extracomunitario che vendeva delle rose e in un altro caso hanno anche palpeggiato una giovane. Gli arrestati non fanno parte di nessun clan cittadino. Per il Questore di Messina Carmelo Gugliotta: ''E' stata un'operazione importante per la città perchè è stata sgominata una banda che seminava panico. Invitiamo tutti a denunciare questi episodi per non garantire l'impunità a questi malviventi''.

Via: ANSA

La Arcuri rifiuta Berlusconi e su Facebook diventa una star


Una valanga di intercettazioni e atti giudiziari per mettere in luce il giro di affari ed escort messo in piedi da Gianpaolo Tarantini che, secondo i pm, attraverso la propria rete di escort puntava ad ottenere appalti e favori dal presidente del Consiglio. Nell'inchiesta di Bari otto persone sono ora indagate, tra queste anche Sabina Began, una delle protagoniste delle serate a casa Berlusconi. La Began si è difesa dalle accuse spiegando di avere solamente "organizzato feste per fare piacere all'uomo che amo", ovvero il presidente del Consiglio. Una vicenda in cui i legali di Berlusconi hanno già chiarito la linea difensiva: se le ragazze erano pagate il premier non lo sapeva e comunque con loro si sono tenute solo "riunioni conviviali". Tra le donne contattate da Tarantini figura anche Manuela Arcuri a cui l'imprenditore pugliese ha paventato la conduzione di Sanremo in cambio di favori sessuali al premier. L'attrice ha rifiutato la proposta e la notizia del suo "gran rifiuto" ha scatenato l'ovazione dei fan sul web. "La dignitá ha ancora un valore. Brava Manuela, hai fatto la cosa giusta", ha scritto un sostenitore sulla pagina Facebook dell'attrice e ancora: "forse hai perso un'offerta allettante ma hai guadagnato molti fan...da tutte le donne.....grazie!!". I giornali invece riportano di una telefonata tra Berlusconi e Belen in cui il presidente del Consiglio avrebbe riempito di complimenti la subrette. Una linea che non è bastata però ad arginare la bufera mediatica. Quasi tutti i giornali oggi sparano a zero sul caso Tarantini dedicando le prime pagine all'intreccio tra escort e affari nelle residenze del presidente del Consiglio. Una trappola politica secondo la difesa. Nell'inchiesta di Napoli Berlusconi risulta come parte lesa e vittima di estorsione da parte di Tarantini.

Via: Tmnews

Sacerdoti omosessuali ricattati su Facebook, due arresti


Gli chiedevano amicizia su Facebook e una volta entrati in confidenza scattava il ricatto. Soldi in cambio del loro silenzio. È così che alcuni preti omosessuali (12 quelli identificati finora) sarebbero finiti nella rete di due estorsori arrestati a Bagnoli del Trigno dai Carabinieri di Lagonegro e Agnone. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti i due una volta scoperte le tendenze sessuali dei religiosi, cominciavano a chiedere soldi, fingendosi a loro volta gay. All'inizio poche centinaia di euro, poi somme sempre più consistenti. Facile per loro riuscire ad avere quel denaro, considerando che altrimenti sarebbe scoppiato un vero e proprio scandalo. Perchè nei casi in cui i preti si rifiutavano di cedere al ricatto, i due non esitavano a minacciarli di rivelare quell'inconfessabile segreto. La vicenda si svolge fra Molise, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Sicilia, le terre di missione dei preti coinvolti, tutti di età compresa fra 40 e 50 anni: è venuta però fuori per le indagini fatte dai Carabinieri di Lagonegro (Potenza). Forse sulla base di una voce popolare, avevano creato profili su Facebook in cui si erano dichiarati gay: fra gli amici, anche i sacerdoti che avevano relazioni fra loro. Prima richieste contenute, nell'ordine di poche centinaia di euro. Poi, quando hanno fatto una richiesta più grande, il sacerdote ricattato ha detto basta, raccontando tutto ai Carabinieri. I malfattori sono finiti in carcere con l'accusa di estorsione aggravata e continuata. Intanto sono state eseguite perquisizioni nelle abitazioni dei sacerdoti alla ricerca di elementi utili all'indagine. Non esisterebbero filmati o foto dei rapporti fra i sacerdoti.

Adescava minori su Facebook fingendosi 16enne, arrestato


Gli uomini del Commissariato di Ventimiglia e della Polizia Postale di Imperia hanno arrestato Massimo Trifarò, 40 anni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Genova, in quanto era stato denunciato dalla Polizia di Stato alcuni mesi or sono per la propria attività su Facebook. L'uomo, residente a Ventimiglia, di professione macellaio, era stato oggetto di oltre 40 denunce per aver adescato altrettante minorenni, selezionate tra gli oltre 200 contatti sul proprio profilo di Facebook. Sul social network si faceva chiamare Davide Balestra, 16 anni, ed il suo avatar era una foto di un ignaro e sconosciuto adolescente. Chiacchierava con ragazzine tra i 12 e i 16 anni fino ad entrarci in confidenza e poi chiedeva loro di spedirgli fotografie che le ritraevano nude o in biancheria intima che poi scambiava in rete sui siti pedopornografici. Quando non riusciva ad ottenere quello che chiedeva, minacciava le giovani incappate nella sua ragnatela. Dopo essere stato raccolto, il materiale pedopornografico finiva condiviso in rete con un noto programma di file-sharing, come è stato appurato dalla Polizia Postale. In una occasione ha costretto una ragazza di 14 anni ad avere rapporti sessuali, minacciandola di raccontare ai genitori di "avere avuto una storia con lui". Trifarò è stato condotto nel carcere genovese di Marassi a disposizione dell’autorità giudiziaria, di fronte alla quale dovrà rispondere delle accuse di estorsione, minacce, violenza sessuale, sostituzione di persona e detenzione di materiale pedopornografico.