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In ritiro spirituale ma è su Concordia, prete tradito da Facebook
Aveva raccontato alla comunita' della sua parrocchia, a Besana Brianza, che avrebbe passato una settimana di ritiro spirituale. Ma il naufragio della nave Concordia ha portato a galla un'altra verita': don Massimo Donghi era in crociera con la famiglia durante il grave incidente dal quale fortunatamente ne e' uscito indenne. A riportare la vicenda Leggo.it. "Vado in ritiro", aveva spiegato sul Web. Invece il prete era sulla Costa Concordia affondata all'Isola del Giglio. Una storia tragicomica quella di don Massimo Donghi dice di chiudersi in preghiera eppure va su un gigante del mare tutto luci, comfort e divertimento. Don Massimo, responsabile per la zona di Besana Brianza degli oratori, della catechesi e dell'Unione pastorale giovanile, è stato pizzicato sul social network. L'incidente del Giglio, infatti, ha svelato che il sacerdote non si trovava in nessun ritiro: era a bordo della Concordia insieme ai familiari più intimi. Ad incastrarlo è stato un post della nipote su Facebook: la notte del naufragio la giovane si è salvata, e appena giunta a riva ha rassicurato i parenti (online), spiegando che era riuscita a raggiungere le scialuppe di salvataggio insieme alla nonna. E allo zio, appunto, don Max. Immediata la reazione dei parrocchiani di Besana Brianza, che hanno espressamento chiesto chiarimenti al parroco. Al telefono dell'abitazione del prete, che sul suo profilo Facebook ha 688 amici, risponde una cortese segreteria telefonica che comincia con ''pace e bene a te''. E mentre il relitto giace galleggiante davanti al porto del Giglio ed i serbatoi sono ancora oggetto di attenzione da parte degli ecologisti, continua la ricerca di corpi in mare, intorno alla nave Costa Concordia naufragata il 13 gennaio scorso.
Via: Libero Quotidiano
Foto: Facebook
Schettino insultato su Facebook, ma è un omonimo e fà causa
Accetta 200 richieste di amicizia in un giorno su Facebook e la bacheca si riempie di insulti. Si chiama Francesco Schettino e non è il capitano della Concordia, come invece hanno pensato i suoi nuovi "amici", ma un parrucchiere campano di 25 anni. Dopo varie segnalazioni al social network, rimaste senza risposta, Schettino ha deciso di fare causa a Facebook.
Residente a Reggio Calabria dove lavora, il ragazzo si è iscritto al social qualche anno fa, come tanti suoi coetanei. Per lui un rapporto discreto e sereno con la sua vita virtuale: circa un centinaio di amici, e un accesso di qualche minuto al giorno. Ma dopo la terribile tragedia della Costa Concordia, in un solo giorno ha ricevuto circa 200 richieste di amicizia. Ingenuamente ha accettato e, da allora fino ad oggi, ha cominciato a vedere apparire sulla propria bacheca gli insulti e gli epiteti peggiori.
Oltre a nuove e sempre più numerose richieste di amicizia. A nulla sono valse le "pubblicazioni" in bacheca del povero ragazzo che spiegava che non era lui il "Francesco Schettino incriminato". Dopo l'ennesima segnalazione agli amministratori del social network del disguido arrecato al suo profilo, anche dal fatto che lo stesso non appare più facilmente accessibile per i troppi "gruppi" nati in pochi giorni "pro e contro", il Francesco Schettino "vero", tramite i propri legali Marco Angelozzi e Giacinto Canzona, ha deciso di agire legalmente contro il noto social network.
Questo per il risarcimento degli intuibili danni derivanti a Schettino (sottoposto attualmente al regime degli arresti domiciliari), almeno in parte, dall'inerzia del gestore Facebook nel non provvedere a controllare, nonostante le segnalazioni più volte reiterate, l'iscrizione e l'accesso di persone sconosciute sul proprio profilo personale.
Fonte: TM News
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Giglio: appello Facebook madre Dayana, speranza da testimoni
Le speranze di ritrovare qualcuno ancora in vita nel relitto della Concordia sono ormai definite "remote" ma la ricerca dei dispersi nel ventre della grande nave non è ancora terminata. Un appello disperato a non interrompere le ricerche è stato lanciato sulla sua pagina Facebook da Sabrina Ottaviani, cugina di Williams Arlotti, il 36enne di Rimini scomparso insieme alla figlia Dayana di 5 anni. "Non smettete di cercarli!!! - scrive a lettere maiuscole - C'erano tante altre persone insieme a loro in acqua sul ponte 4 prima di perdere le loro tracce. Vi prego - conclude il post - se qualcuno era in quel corridoio ormai inondato e ha visto o sentito la bambina ed il babbo si faccia sentire, racconti". E proprio alle testimonianze questa giovane mamma si aggrappa per tenere viva la speranza. Come quella del superstite di Terni che l’ha vista insieme a una coppia di spagnoli al terzo livello della nave. Un racconto compatibile con quello del pugliese Giovanni Lazzarini, l’animatore dei bambini della nave, che in un post pubblicato sul profilo Facebook della cugina di Williams Arlotti, ricostruisce i concitati momenti prima e dopo la collisione della Concordia con lo scoglio. "Dopo che i miei colleghi avevano accompagnato i bambini alle 21.20 in teatro - racconta Lazzarini - mi sono soffermato a parlare con il padre, la compagna e la bambina. Dopodichè, con la mia chief, ci siamo diretti al teatro per raggiungere i bambini. Una volta uditi dei segnali in codice siamo andati con calma di nuovo allo Squok Club, al ponte 10. Ci siamo radunati in una zona sicura, perchè la nave si era già inclinata sul lato sinistro. Ci siamo messi in cerchio con i bambini all’interno ed abbiamo cominciato a distrarli dalla situazione. Lì con noi erano presenti anche il padre di Dayana, la compagna e la bimba".
Via: Il Resto del Carlino
Foto: ANSA
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Giglio: gli attimi del naufragio, su Facebook gruppo dei superstiti
I terribili attimi del naufragio della Costa Concordia a pochi metri dalle rive dell'Isola del Giglio rivivono nel racconto dei superstiti della tragedia. "Il momento peggiore è stato quando non si riusciva a calare le scialuppe", racconta a Tgcom24 Luciano Castro. "Il vero panico è iniziato dopo il segnale di evacuazione. Pochi però avevano capito veramente cosa significasse. La vera tragedia è avvenuta quando la scialuppa carica non scendeva sull’acqua perché la nave era troppo inclinata", continua la giornalista Patrizia Perilli, a bordo della crociera. "Eravamo a bordo solo da due ore - ricorda Castro -, che sono poche per familiarizzare con una nave di queste dimensioni con 11 ponti. Avevamo appena occupato le nostre cabine e ancora non avevamo fatto alcuna esercitazione su come lasciare la nave. Noi eravamo al secondo turno per la cena al ristorante e, mentre eravamo a tavola, tra il primo e il secondo, abbiamo sentito un tremolio che via via si è fatto sempre più violento, come un treno che deragliava. Poi il black-out e il panico. Dopo il fuggi fuggi nella sala sono rimasto con la mia fidanzata e una coppia con una donna incinta in preda al panico. Nel buio, dalla vetrata del ristorante, ho visto comparire gli scogli dell’Isola del Giglio troppo vicini alla nave. A un tratto è stato comunicato che il problema era un piccolo inconveniente di natura elettrica". E come riporta l'ANSA, la giornalista Patrizia Perilli e il marito Luciano Castro, hanno creato su Facebook una pagina per tutti coloro che vogliono ritrovarsi, raccontare le loro storie, cercare informazioni. ''Il gruppo si chiama Concordia 13 gennaio - spiega Luciano Castro, parlando alla trasmissione 'Mattino Cinque' - e chiunque sia interessato puo' accedervi''.
Naufragio Concordia come Titanic, su Facebook gruppo equipaggio
Naufragio, disastro e omicidio colposo. Sono questi i tre reati ipotizzati, al momento, nell'inchiesta aperta sull'incidente della nave da crociera Costa Concordia. Tre morti, due feriti gravi e 54 dispersi per un incidente che ancora non ha una spiegazione certa. Per il momento non ci sono ancora indagati, ''dobbiamo verificare chi era al comando della nave, dove si trovava il comandante e capire le cause'', spiega procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio.
"Mentre navigavamo ad andatura turistica abbiamo impattato uno sperone di roccia che non era segnalato", ha detto il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. I passeggeri raccontano che si è capito immediatamente che la situazione era grave tanto che la nave si è immediatamente inclinata da un lato e, dopo circa mezz'ora, dall'altro. Secondo i passeggeri alcune persone si sarebbero anche buttate in mare. "Sembrava di essere sul Titanic, non credevamo ai nostri occhi", dice una testimone.
"Si è spenta più volte la luce e non sapevamo orientarci", racconta un altro testimone, in crociera con la moglie e i figli, "abbiamo abbandonato tutto per scappare. Ma a bordo c'era panico anche tra i membri dell'equipaggio. Molti stranieri. Non sapevano esattamente cosa fare neanche loro. Quando siamo finalmente saliti su una scialuppa si è addirittura spezzata una fune mentre veniva calata.
La scialuppa non è andata subito in acqua ma ha sbattuto contro la stessa nave e solo dopo aver rimbalzato è andata in acqua per fortuna senza rovesciarsi". Un altro paragone con la tragedia del Titanic arriva via Facebook, attraverso l'aggiornamento in tempo reale del gruppo dedicato al personale di Costa Crociere e membri dell'equipaggio. Gli iscritti si chiedono chi siano le vittime, se siano filippini i membri del personale che al momento della tragedia si trovavano in cabina.
Vie: Grr Rai, Il Secolo XIX
Foto: Rpp
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