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Agente Lisa mette in guardia per un virus via tag e chat su Facebook


L'Agente Lisa, profilo della Polizia di Stato su Facebook, insegna a difendersi da un nuovo virus informatico, dopo quello che blocca l'intero contenuto del Pc. "Se risultate taggati in un video o in una foto, in genere con contenuti pornografici, da un vostro amico e per curiosità, cliccate sul link, potreste infettare il vostro pc. Non per colpa del vostro amico, che è sicuramente ignaro di tutto, ma per un programma malevolo che si insinua nel computer".

Cyber attacco a pagine Alpitour su Facebook per rubare dati bancari


Cyber attacco ad Alpitour, una delle maggiori agenzie di viaggi italiane. Nella notte tra l'11 e il 12 settembre la pagina del gruppo turistico italiano, infatti, ''è stata vittima di un furto d'identità che ci ha impedito il controllo su quanto veniva pubblicato''. Ora il problema è risolto e ''abbiamo ripreso possesso della pagina''. Così Alpitour in un post su Facebook dopo aver subito un attacco di hacker. 

Nella notte tra l'11 e il 12 settembre, rileva Alpitour, ''le pagine Viaggidea, Francorosso, Villaggi Bravo e Alpitour hanno subito un attacco da parte di alcuni hacker che hanno preso il controllo sulla pubblicazione dei contenuti e sulle risposte ai vostri messaggi''. Cliccando sugli annunci, link indirizzavano su pagine web che contenevano programmi pericolosi, progettati per impadronirsi delle coordinate bancarie di chi fa acquisti online.

Dopo l'attacco da parte di un hacker ''che ha escluso i nostri amministratori delle pagine, assumendone il controllo'', spiega Alpitour in una nota, l'azienda ''è prontamente intervenuta a tutela delle migliaia di clienti che quotidianamente visitano le pagine Facebook e interagiscono direttamente con il gruppo Alpitour e i suoi brand, avvisando gli utenti dell'attacco in corso e diffidando di tutti i contenuti pubblicati in queste ore''. 

E' stato infatti pubblicato, spiega Alpitour, ''un comunicato stampa sulla pagina Alpitourworld.com ed il tam tam mediatico si è viralizzato rapidamente anche grazie al supporto dei tanti fan che seguono i nostri brand. Abbiamo denunciato la vicenda agli organi di Polizia competente, anche perché riteniamo che l'azienda abbia subito un forte danno di immagine da questa situazione". 

"Abbiamo chiesto immediatamente a Facebook di ripristinare la normalità, cosa avvenuta solo nella tarda serata del 13 settembre''. Al momento, spiega all'Adnkronos un portavoce del gruppo ''non ci risulta alcuna conseguenza per i clienti'' anche grazie al fatto che la notizia ''si è viralizzata rapidamente e la rete ha reagito molto velocemente. Dopo 48 ore abbiamo risolto il problema''. L'azienda ha provveduto a denunciare la vicenda alla polizia postale.

Via: Adnkronos

Codacons: stop agli insulti su Facebook e Twitter, servono interventi


''Sui social network regna oggi un vero e proprio caos fuori da ogni controllo, dove dilagano insulti gratuiti e minacce spesso gravi, incitazioni alla violenza, pagine che promuovono l'odio e il razzismo''. E' la denuncia  del Codacons che chiede ''una riforma volta ad incrementare i poteri in capo alla Polizia Postale, aumentando la capacità d'azione di tale compartimento e permettendo interventi immediati per oscurare siti e profili lesivi e/o pericolosi e individuare i responsabili che si nascondono dietro l'anonimato garantito dal web''. 

L'associazione chiede inoltre un incontro con l'Autorità per le Comunicazioni al fine di studiare interventi e misure per migliorare la vigilanza e i controlli da parte dei responsabili dei social network, come Facebook e Twitter. Non mancano gli episodi da citare a sostegno delle argomentazioni del Codacons: ad esempio, qualche giorno fa il direttore del Tg La 7 Enrico Mentana è stato costretto ad abbandonare Twitter a causa dei troppi insulti ricevuti. 

"Il numero di tizi che si esaltano a offendere su twitter è in continua crescita. Calmi tra poco ce ne andremo, così v'insulterete tra di voi", cinguettava Mentana su Twitter. Il direttore era davvero fuori di sè e continuava cinguettare: "Sono contrario alle limitazioni e alle censure per legge. Sono contrario ai blocchi, censure private. Twitter è così, o l'accetti o lasci". E ancora: "Resterei se ci fosse almeno un elementare principio d'uguaglianza: l'obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname".  

Secondo il associazione dei consumatori i gestori dei social network ''non sembrano esercitare la dovuta vigilanza. Oltre alla lesione dei diritti personali per chi è vittima di minacce e offese, vi sono rischi reali soprattutto per i più giovani che - sottolinea la nota - passano molte ore su Facebook e Twitter, e possono subire una influenza negativa soprattutto da quelle pagine che vorrebbero far passare disprezzo e violenza come una cosa normale o addirittura giusta''.

Fonte: Codacons
Via: Adnkronos
Foto dal web

Pedopornografia: adesca 12enne in chat Facebook, indagato 20enne


Ha tentato di adescare una ragazzina di 12 anni e di farla spogliare in webcam, ma la mamma si è insospettita, ed è grazie a questo che la Polizia Postale e delle Comunicazioni di Perugia, insieme al Commissariato di polizia di Città di Castello, ha smascherato e denunciato un 20enne altotiberino incensurato.

L'indagine ha preso avvio dalla denuncia di una madre di Città di Castello preoccupata da quanto accaduto alla propria figlia 12enne: nel corso di un collegamento in chat su Facebook aveva ricevuto la proposta di un anonimo di spogliarsi davanti alla webcam e praticare alcuni giochi erotici.

Le indagini e gli accertamenti tecnici svolti in collaborazione tra il personale del compartimento di Polizia Postale di Perugia e dal commissariato di Città di Castello hanno permesso l'individuazione dell'utenza telefonica da dove partivano le connessioni collegate alla chat, con la quale il responsabile del reato aveva tentato di far spogliare la minore. 

Le connessioni portavano a casa di un 20enne incensurato della zona che, per accattivarsi le simpatie della ragazzina, si era spacciato per un 13enne. Raccolti gli indizi di prova, la Procura di Perugia ha delegato gli investigatori per una perquisizione informatica.

Lì gli esperti informatici della Polizia Postale hanno trovato nel computer del ragazzo materiale pedopornografico, posto sotto sequestro. Il giovane è stato quindi indagato, in stato di libertà per la mancanza di precedenti penali, per il tentativo di adescamento della minore e per la detenzione di materiale pedopornografico.

Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano

Attentato Brindisi, inquirenti vagliano gli accessi ai profili Facebook


Il killer di Brindisi che ha ucciso la studentessa Melissa Bassi si cerca su Facebook. Secondo quanto scrive La Repubblica, la polizia informatica sta esaminando tutti i profili Facebook delle studentesse dell’istituto Morvillo Falcone colpite sabato 19 maggio. La polizia sta controllando i profili, le bacheche e tutte le informazioni di Melissa Bassi, di Veronica e Vanessa Capodieci, di Selena, di Azzurra e di Sabrina, le ragazze rimaste ferite a seguito dell’esplosione.

PhotoDNA, Polizia Postale e Microsoft contro pedofilia su Facebook


Attribuire un''impronta digitale' ad ogni foto che consenta di identificare in maniera univoca uno scatto e confrontarlo con i milioni presenti sul web: lo fa Photo Dna la nuova tecnologia Microsoft da oggi a disposizione degli investigatori della Polizia Postale, impegnati nel tentativo di arginare il fenomeno della pedopornografia online. Photo Dna è un software che consente alle forze dell'ordine di ridurre drasticamente i tempi di indagine ma anche i rischi per le vittime.

Polizia Postale, virus polizia blocca il computer e chiede riscatto


Nuova truffa sul Web con il malware Ransomware che impedisce l'utilizzo del computer per poi richiedere un codice di sblocco, ottenibile collegandosi a siti che pretendono l'acquisto di beni o servizi a pagamento, realizzando una vera e propria estorsione. La Polizia postale e delle comunicazioni mette in guardia gli utenti della Rete sulla diffusione di un virus informatico che blocca il computer facendo comparire una schermata che impone il pagamento di 100 euro per poter poi ricevere il codice di sblocco del sistema.

L'immagine che compare riproduce fedelmente l'intestazione del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) l'ufficio di Polizia che si occupa della prevenzione e della repressione dei crimini informatici. Si tratta ovviamente di una riproduzione abusiva che non ha nulla a che fare con il vero ufficio della Polizia di Stato che non chiederebbe mai il pagamento di una somma di denaro a nessun titolo. Si tratta invece di un pagina presente su un server russo con la quale si tenta di trarre in inganno i navigatori del web facendo leva sul timore che può incutere l'intestazione della pagina stessa, anche perché essa compare in conseguenza dell'accesso, da parte dell'utente, a siti per adulti.

L'invito della Polizia postale e delle comunicazioni è di dotarsi di un antivirus da tenere sempre aggiornato, di navigare mediante la predisposizione di un account utente e non con diritti di amministrazione e soprattutto di non pagare nulla a nessuno. Il principio di Ransomware 2012 è comunque lo stesso della versione 2011, cioè bloccare il pc dello sventurato che fa entrare nella sua macchina il cavallo di troia, situazione che poi può essere sbloccata, forse, solo pagando, da questa sua peculiarità il nome: ransom vuol dire riscatto.

Via: Polizia di Stato

Polpost: Facebook tra i social network più insidiosi per i minori


Spetta ai social network l'infelice primato della realta' virtuale piu' insidiosa per i minori. E' su Facebook e simili che corrono piu' rischi, potenziali vittime di pedofili pronti ad adescarli. Ma anche piu' esposti al bullismo, diventato ormai sempre più 2.0: dai banchi di scuola ha finito per infettare e contagiare la Rete. 

"Sicuramente - riconosce Antonio Apruzzese, direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni, intervenendo a un congresso organizzato oggi a Roma da Telefono Azzurro in occasione della giornata mondiale per la sicurezza su internet - i social network sono la realta' che ormai cela piu' insidie. Stanno diventando uno dei percorsi abituali, battuto dai pedofili per adescare vittime". A renderli piu' rischiosi, anche il fatto che i ragazzi abbassano le difese quando si trovano a navigare sui loro profili. 

"Si sentono piu' sicuri, al riparo - spiega Apruzzese - e con le nuove tecnologie basta un telefonino per accedervi, dunque sono sempre connessi". La nota positiva "e' che sta aumentando la sensibilita', la conoscenza del fenomeno - precisa il direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni - quindi abbiamo segnalazioni preventive, che arrivano prima e ci consentono di tagliare i tempi degli interventi a difesa dei minori". Pedofili online, a caccia delle loro prede sul web. 

Nel mirino ragazzini da adescare sfruttando le potenzialita' della Rete. Un fenomeno in allarmante crescita, come mostrano i numeri dei pedofili stanati online e finiti in manette. E se da un lato è la piaga della pedofilia a preoccupare, dall'altra c'e' il bullismo 2.0 con cui la Polizia Postale è chiamata a fare i conti. Un fenomeno di cui si è spesso parlato negli anni recenti, legato ad episodi di cronaca in cui i ragazzi erano sia attori che vittime e che oggi ha nuovi confini con l’avvento dei social network che, a loro volta, ridefiniscono i concetti di amicizia, di relazione e di comunità.

Via: Adnkronos
Foto dal Web

Bambina posta la foto nuda su Facebook, indagine della Postale


Nei giorni scorsi è comparsa su Facebook un profilo e una fan page di una ragazzina di al massimo 12 o 13 anni che mostrava la sua foto profilo in primo piano e altre foto album tratte dal Web. Era stata pubblicata anche una foto che la ritraeva nuda d'innanzi allo specchio probabilmente del bagno di casa. In molti siti e blog hanno gridato allo scandalo per quella bambina che si faceva chiamare D. C. I. (queste le iniziali del suo nome o pseudonimo).

Polizia Postale, chiuso gruppo troll su Facebook contro Straccia


Nelle scorse ore era comparso su Facebook un gruppo dal titolo "Scommesse aperte: Roberto Straccia ucciso dagli amici o dalla madre?". Non solo il titolo ma anche i commenti comparsi sul social network erano stati offensivi ed irrispettosi. Gli amici dello studente, scomparso il 14 dicembre scorso a Pescara dopo essere andato a fare jogging, che poco dopo il fatto hanno creato sempre su Facebook la pagina "Aiutateci a cercare Roberto Straccia", avevano segnalato il gruppo alla Polizia Postale che è stato adesso chiuso. 

"Ferma restando l'eventuale attivita' d'indagine avviata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, qualora ci si imbatta in un gruppo o pagina dal contenuto offensivo o provocatorio l'unica cosa da fare - dicono dalla Polizia Postale - e' non farsi trascinare dalla provocazione, ignorare e segnalare la pagina ai gestori del sito cliccando su "segnala pagina" (in basso a sinistra della videata Facebook), astenendosi dall'aderire a gruppi e soprattutto dal pubblicare commenti di qualsiasi tipo". 

L'individuo che si cela dietro questo fenomeno e' comunemente definito con il nome di troll, elementi disturbatori delle comunita' virtuali che intervengono per creare scompiglio e confusione. Intanto, e' stato attivato un numero verde per le segnalazioni: 800 969 473. Lo annuncia la sorella di Roberto, Lorella, che ha lanciato un nuovo appello su Facebook nella pagina creata appositamente per lo studente universitario. 

"Roberto ha bisogno di noi - scrive la ragazza. Roberto deve tornare da noi. Aiutateci a diffondere la foto di Roberto in tutta Italia. Potrebbe davvero essere ovunque". Sono queste le parole della ragazza che ha realizzato e pubblicato su Facebook un nuovo volantino, in cui Roberto appare anche con la barba lunga, grazie ad un fotomontaggio.

Via: Il Secolo XIX
Foto dal web

Pagina Facebook contro 16enne ucciso, interviene il Codacons


Spunta su Facebook pagina che offende Simona Costa, il sedicenne ucciso a Fiumicino con un pugno alla tempia dal suo migliore amico per una sigaretta non data. Simone Costa: così impari a fare il tirchio: è il titolo della pagina creata ieri sera e poi cancellata dopo le polemiche, ma riapparsa in queste ore. 

"La madre degli imbecilli è sempre incinta. Si tratta di una pagina aberrante, offensiva e incredibilmente diseducativa, in cui la morte per futili motivi viene lodata. L'autore di questa 'genialata' deve essere punito", ha dichiarato il Codacons. "Non è sufficiente chiudere la pagina Facebook in questione e far finta che non sia mai esistita. Per tale motivo stiamo preparando un esposto sia alla Polizia Postale, sia alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiede di individuare l'autore del gruppo e procedere nei suoi confronti per istigazione alla violenza e per altri reati che saranno ravvisabili". 

La pagina veniva non solo giustificata, ma addirittura inneggiata. Nel frattempo, la pagina è comparsa nuovamente in mattinata. "Vergognati!!!!! sarai segnalato alla polizia postale...sicuramente sei un minorenne e non potranno farti niente...però io dico ma i tuoi genitori ?....i minorenni vanno controllati specialmente se sono sulle chat...spero ne risponderanno loro per te", scrive Cristiana. 

E Fiorella aggiunge: "mi dispiace perchè, credo, sarai un ragazzo dell'età di Simone, verrai denunciato ,anzi manca poco che ti troveranno, sicuramente non farai la galera, ma spero con tutto il cuore che ti facciano lavorare in alcuni luoghi 'socialmente utili'...dove la vita vale un tesoro...dove la vita è bella viverla fino all'ultimo giorno...dove tu, capirai, che deridere un ragazzo morto per mano di un'amico...è orribile!!! (una mamma)".

Via: Il Secolo XIX

Gruppi bestemmia su Facebook, si rischia multa fino a 309 euro


Per gli irriducibili della bestemmia su Facebook può scattare la denuncia. Il blog cattolico Pontifex.Roma ha infatti dichiarato guerra ai gruppi sul social network che propagandano la bestemmia, denunciandoli penalmente e chiedendone "l'immediato oscuramento". La denuncia è stata presentata ai sensi dell'articolo 724 del Codice Penale - così come modificato da una sentenza della Consulta nel 1995 e da un decreto legislativo del 1999 - che punisce "chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità".

Minaccia il suicidio su Facebook, salvata dalla Polizia Postale


Una donna, che vive in paesino della Toscana, che aveva annunciato su Facebook la sua intenzione di suicidarsi, perche' depressa per la conclusione di una relazione sentimentale, e' stata salvata grazia alla macchina di soccorso messa in moto dalla polizia postale di Catania. Una donna di 35 anni, che vive in paesino della Toscana, è stata salvata dopo l'annuncio di suicidio 'postato' su Facebook.

Depressa, forse per la conclusione di una relazione sentimentale, la donna aveva deciso di farla finita ma grazie all'intervento della polizia postale delle comunicazioni di Catania, è stata salvata. A lanciare all'allarme è stato un frequentare del social network. La polizia postale di Catania ha ottenuto da Facebook i dati utili per l'esatta identificazione dell'utente e ha poi compiuto una ricerca per risalire a probabili contatti telefonici di alcuni degli 'amici' della donna presunto sul sito.

Gli investigatori sono riusciti a individuata una societa' per la quale aveva lavorato qualche anno prima, e, in seguito, grazie a sua un'amica hanno ricostruito le generalita' complete della donna, e alla sua residenza in una piccola citta' della Toscana. 

Sono stati presi contatti con la Questura del luogo che, in sinergia con la stazione dei carabinieri piu' vicina all'abitazione della donna, e' intervenuta per verificare lo stato di salute della donna. Dopo l'intervento degli investigatori la donna sulla bacheca del suo profilo ha pubblicato dei messaggi di scuse per l'allarme procurato, dovuto a un particolare momento di depressione.

Fonte: La Nazione

Pedofilia: adescava bimbe su Facebook, arrestato 50enne


Avrebbe creato profili falsi su Facebook al fine di adescare delle bambine, ma e' stato arrestato al termine di un'operazione condotta dalla polizia postale di Cagliari e avviata a seguito di una denuncia di un genitore che ha scoperto tra i contatti della figlia 12enne una serie di messaggi con scambio di foto con uno sconosciuto. 

L'inchiesta ha permesso di scoprire che, tra il settembre 2009 e il giugno 2010, un uomo, D.F. originario di un centro della Brianza, con diverse false identita' sul social network e con la foto di un giovanissimo e piacente ragazzo, era riuscito a conquistare l'amicizia e la fiducia di un gruppo di otto bambine tutte residenti in un paese dell'hinterland cagliaritano. 

Bambine che veniva attirate dai modi gentili, regali e da particolari attenzioni ma che poi subivano minacce se non posavano per scatti fotografici particolari. L'indagine della polizia postale ha scoperto che dietro quei profili fake si nascondeva il 50enne brianzolo, ed e' stata subito disposta una serie di attivita' di intercettazioni prima e di perquisizioni dopo che hanno confermato i sospetti sull'uomo. 

Nei confronti di D.F., su richiesta del pm Pili, il Gip di Cagliari, Simone Nespoli, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per produzione e diffusione di materiale pedopornografico e violenza privata nei confronti di due delle bambine e ora l'uomo si trova in un carcere lombardo. I poliziotti hanno scoperto anche la divulgazione di pornografia minorile attraverso Internet e la detenzione di file (immagini e video) illeciti. Le perquisizioni effettuate hanno consentito di rinvenire e sequestrare una quantita' di materiale informatico tutt'ora all'esame degli investigatori.

Via: Adnkronos

Vasco vs Giovanardi su Facebook e Codacons interpella Postale


'La vita è': è il titolo di un 'corto' anti droga presentato nell'ambito della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nato da un'idea del sottosegretario Carlo Giovanardi. 

"Giovanardi si è inventato uno spot tv (già on air) in cui una bella donna si trasforma in un vampiro che morde un ragazzo, con piccolo quantitativo di marjia, al collo e rappresenta in questo modo la 'droga che ti uccide'. (Non e' mai morto nessuno a causa di uso o abuso di marjia!!). I radicali a Venezia stanno manifestando contro questo spot oltretutto misogino, odia pure le donne Giovanardi se le vede come vampiri...". 

E' quanto ha postato sulla sua pagina Vasco Rossi. E dopo la "sparata odierna di Vasco Rossi", che su Facebook contesta una pubblicità contro la droga, affermando che "non è mai morto nessuno a causa di uso o abuso di marjia", il Codacons ha deciso di rivolgersi alla Polizia Postale, chiedendo la chiusura della pagina Facebook dell'artista. 

"Non vogliamo essere nè bigotti, nè censori - spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi in una nota - ma Vasco Rossi non è certo un intoccabile, e riteniamo eccessiva la sua ultima esternazione sulla droga". 

Per l'associazione, "si tratta di una dichiarazione diseducativa e addirittura pericolosa, specie se si considera che il pubblico del cantante è composto in larga parte da giovanissimi. Un artista del suo calibro, proprio per l'elevato seguito di fan, non puo' abbandonarsi con tanta superficialità ad affermazioni a favore della droga, e soprattutto non può scrivere che l'abuso di marijuana non porta alla morte, perchè così facendo lancia un messaggio sbagliato e pericoloso".

Fonte: Aduc

Si finge calciatore su Facebook, scoperto dalla Polizia Postale


Aveva creato un falso profilo su Facebook spacciandosi per un calciatore del Benevento un giovane di 27 anni di Bari identificato e denunciato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni per sostituzione di persona. Sfruttava la notorietà e l'aspetto fisico per ottenere su Facebook l'amicizia di giovani fan dello sportivo, prevalentemente ragazze, che altrimenti non avrebbe mai avuto. 

Grazie alle sue competenze informatiche, il giovane aveva creato un falso profilo dell'atleta, con la sicurezza di non essere identificato. Utilizzando i server violati di una multinazionale svedese, aveva realizzato una connessione ponte alla rete Internet, non rintracciabile. In pratica il collegamento al falso profilo risultava da una connessione all'estero. 

Ma gli uomini della polizia postale di Benevento, dopo qualche mese di indagini, sono riusciti a scoprire il trucco e ad individuare il computer dal quale avveniva il collegamento, denunciando il giovane per sostituzione di persona. È stato il fratello del calciatore che si è accorto di quanto stava accadendo: dopo aver ottenuto l'amicizia sul social network, durante una conversazione in chat si è reso conto che si trattava di un impostore. Ha avvisato il vero fratello che, dopo aver verificato, ha subito denunciato la cosa. 

I riscontri telematici della Polizia Postale, condotti in collaborazione con gli uffici legali di Facebook sono durati alcuni mesi ed hanno avuto una decisiva svolta solo nelle ultime ore, quando gli investigatori hanno acquisito una “inequivocabile traccia online” lasciata dall' autore del falso profilo per eccesso di sicurezza, che ha condotto gli investigatori fino al responsabile. Sono in corso ulteriori accertamenti per individuare eventuali complici del giovane.

Via: Polizia di Stato

Gli rubano il profilo Facebook, adesso ha una vita rovinata


Avrebbe dovuto essere uno scherzo, adesso però ha una vita letteralmente rovinata. E tutto per colpa, stando a quanto finora ricostruito dalla procura scaligera che coordina le indagini condotte da carabinieri e polizia postale di Verona, di due studenti di Economia e commercio dell’Università scaligera. 

Sarebbero stati proprio loro, secondo gli inquirenti, a rovinare via Facebook la vita di un giovane bassanese che, oltre a frequentare i corsi universitari all’ateneo scaligero insieme ai due indagati (che hanno 23 e 24 anni), condivideva con loro due anche l’appartamento preso in affitto in centro città. 

E’ stato l’uso della chiavetta prepagata per accedere a Internet a costare loro l’iscrizione nel registro degli indagati. I due coinquilini si sarebbero calati nei panni del giovane su Facebook, spingendosi alla fine a un punto tale da rubargli letteralmente identità. 

I due avrebbero inviato messaggi su Facebook tutt’altro che graditi ad amici e conoscenti dell’ignaro compagno di stanza, arrivando a irripetibili insulti e si sarebbero azzardati persino a scrivere ad amici e amiche della vittima insulti a sfondo hard, facendogli inevitabilmente perdere rapporti anche di lunga data. 

Quando gli è giunta notizia di ciò che stava accadendo ai suoi danni e, soprattutto, a sua insaputa, lo studente ha cercato in ogni modo di spiegare e motivare la sua innocenza, dicendosi vittima a sua volta di uno scherzo: nessuno però gli ha creduto. Gli esperti della polizia postale di Verona, coinvolti dai militari dell'Arma, in breve tempo, sono risaliti ai due studenti.

Fonte: Corriere del Veneto
Foto dal Web

Postale chiude la pagina Facebook Terremoto una figata


La Polizia Postale e delle Comunicazioni dell'Aquila ha chiuso l'ennesima pagina che definiva "Il terremoto in Abruzzo una figata". A dare la notizia il responsabile regionale della Polizia Postale, Pasquale Sorgona', il quale fa notare che "negli ultimi giorni si e' registrato un sensibile incremento di pagine e gruppi che inneggiano al terremoto" ma questo fenomeno ha suscitato 'l'indignazione di molti'.

L'autore e' un troll, cioe' elementi disturbatori delle comunita' virtuali che intervengono appositamente sul web pubblicando commenti, foto o qualsiasi altro tipo di messaggio o contenuto irriverente prendendo come spunto eventi di richiamo allo scopo di creare scompiglio e confusione. Si tratta di un modo per fare incetta dei dati personali di tutti coloro che si associano al gruppo. Sono da guardare con sospetto, per la Polizia postale, anche quei gruppi che vengono creati per combattere il gruppo provocatorio e contestarlo.

Gli utenti internet vengono quindi invitati da Sorgona' ad avere "un approccio molto cauto, ricordando che aderire ad un gruppo vuol dire condividere tutti i propri contatti, tutti i propri contenuti e tutte le proprie informazioni personali (in base alle impostazioni sulla privacy N.D.R.). Nel caso in cui ci si imbatta in un gruppo o pagina dal contenuto offensivo o provocatorio l'unica cosa da fare e' quella di non farsi trascinare dalla provocazione, ignorare e segnalare la pagina ai gestori del sito cliccando su 'segnala pagina', astenendosi dall'aderire e soprattutto dal pubblicare commenti di qualsiasi tipo".

Via: AGI

Adescava minori su Facebook fingendosi 16enne, arrestato


Gli uomini del Commissariato di Ventimiglia e della Polizia Postale di Imperia hanno arrestato Massimo Trifarò, 40 anni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Genova, in quanto era stato denunciato dalla Polizia di Stato alcuni mesi or sono per la propria attività su Facebook. L'uomo, residente a Ventimiglia, di professione macellaio, era stato oggetto di oltre 40 denunce per aver adescato altrettante minorenni, selezionate tra gli oltre 200 contatti sul proprio profilo di Facebook. Sul social network si faceva chiamare Davide Balestra, 16 anni, ed il suo avatar era una foto di un ignaro e sconosciuto adolescente. Chiacchierava con ragazzine tra i 12 e i 16 anni fino ad entrarci in confidenza e poi chiedeva loro di spedirgli fotografie che le ritraevano nude o in biancheria intima che poi scambiava in rete sui siti pedopornografici. Quando non riusciva ad ottenere quello che chiedeva, minacciava le giovani incappate nella sua ragnatela. Dopo essere stato raccolto, il materiale pedopornografico finiva condiviso in rete con un noto programma di file-sharing, come è stato appurato dalla Polizia Postale. In una occasione ha costretto una ragazza di 14 anni ad avere rapporti sessuali, minacciandola di raccontare ai genitori di "avere avuto una storia con lui". Trifarò è stato condotto nel carcere genovese di Marassi a disposizione dell’autorità giudiziaria, di fronte alla quale dovrà rispondere delle accuse di estorsione, minacce, violenza sessuale, sostituzione di persona e detenzione di materiale pedopornografico.

Pagina che ride della morte di Jacopo, identificati gli autori


La Polizia postale di Perugia ha avviato un'indagine su una pagina su Facebook dove vengono riportate frasi offensive sulla vicenda della morte del piccolo Jacopo Riganelli, il bambino morto a Passignano sul Trasimeno dopo essere rimasto per diverse ore chiuso nell'auto del padre. La pagina si chiama: "JACOPO RIGANELLI - Un altro angelo volato in cielo (11 mesi)" e ha oltre 100 iscritti. Il dipartimento di polizia postale dell'Umbria fa sapere di aver gia' contattato i vertici del social network, negli Usa, per chiedere che la pagina venga rimossa. 

Intanto una decina di utenti di Facebook sono stati identificati dalla Polizia Postale. Gli agenti comunque precisano che, nel corso delle indagini, verra' operata una distinzione tra i semplici iscritti e coloro che hanno scritto frasi per cui possano profilarsi ipotesi di reato. Gli investigatori invieranno ora un rapporto alla procura per valutare quali reati contestare. Frasi di persone che spesso si nascondono dietro pseudonimi. Ad esempio Erika Rossini scrive: "Cosa è accaduto? un’ altro baby arrosto????", con Tano Il Grande che risponde: 

"Si… Ma stavolta, come ha detto Piccolo Kenny, han lasciato in macchina anche un sacco di patate. E’ venuto ottimo!!!" e Erika: "uhmm buono fatto al forno con le patate" e Tano: "Eh, stavolta mica scemo il padre!!!". Nello spazio, oltre alle frasi di scherno, figurano comunque già diversi insulti e messaggi di riprovazione nei loro confronti. Gli accertamenti sono ancora in corso e destinati ad allargarsi. L’attività di indagine è partita da alcune segnalazioni giunte alla Polizia Postale.



Via: AGI
Foto: LEGGO