Facebook sta testando una nuova funzionalità, molto vicina al tasto "Non mi piace", che consente agli utenti di assegnare un voto negativo ai commenti inappropriati sul social network. L'obiettivo rientra nella più complessiva strategia di lotta alla diffusione dell'hate speech sulla piattaforma. Si tratta del nuovo pulsante "Downvote", disponibile solo per alcuni utenti negli Stati Uniti, che nasconde il commento in questione e permette di segnalarlo ai moderatori di Facebook. Secondo un portavoce di Menlo Park il nuovo pulsante è progettato come un modo per fornire feedback a Facebook.
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Facebook sta testando una nuova funzionalità, molto vicina al tasto "Non mi piace", che consente agli utenti di assegnare un voto negativo ai commenti inappropriati sul social network. L'obiettivo rientra nella più complessiva strategia di lotta alla diffusione dell'hate speech sulla piattaforma. Si tratta del nuovo pulsante "Downvote", disponibile solo per alcuni utenti negli Stati Uniti, che nasconde il commento in questione e permette di segnalarlo ai moderatori di Facebook. Secondo un portavoce di Menlo Park il nuovo pulsante è progettato come un modo per fornire feedback a Facebook.
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Turchia: censura per Twitter e YouTube, Facebook torna accessibile
Le autorità turche hanno ordinato il blocco dell'accesso ai social media per impedire la circolazione delle foto del procuratore ucciso la settimana scorsa a Istanbul. Nell'era 2.0 la censura si fa contro Internet. Così in Turchia dopo la pubblicazione delle foto del pm Mehmet Selim Kiraz, preso in ostaggio dal fronte Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo turco e poi ucciso nel blitz delle teste di cuoio, il governo censura YouTube e Twitter bloccandone l'accesso. Entrambi si sarebbero rifiutati di cancellare le immagini.
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Charlie Hebdo, Mark Zuckerberg: Facebook non sarà messo a tacere
Anche il Ceo di Facebook Mark Zuckerberg è intervenuto sull'attacco terroristico contro gli uffici di Parigi del settimanale satirico Charlie Hebdo, promettendo in un post su Facebook che il social network resterà un servizio in cui è possibile parlare liberamente senza aver paura di violenze e ritorsioni. Il co-fondatore di Facebook ha raccontato un episodio accaduto nel 2010 e che ha avuto come protagonista un estremista pakistano. In un aggiornamento di stato pubblicato venerdì sulla sua pagina ufficiale ha detto che un estremista in Pakistan ha combattuto per farlo condannare a morte.
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Lo scontro tra religioni in Birmania passa anche attraverso Facebook
Sono passati più di tre anni da quando in Myanmar, l'ex Birmania, si è insediato un governo civile al posto della giunta militare: la situazione nel Paese è tutt'altro che tranquilla e ora la tensione passa anche attraverso i social network. Il problema maggiore restano gli scontri etnici tra buddisti radicali e musulmani che negli ultimi due anni hanno causato la morte di più di duecento persone e lo sfollamento di decine di migliaia di abitanti.
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Privacy, giudice iraniano ordina a Zuckerberg di comparire in tribunale
Un giudice iraniano ha ordinato a Mark Zuckerberg di comparire in tribunale nel sud del Paese. Il fondatore e CEO di Facebook dovrà rispondere alle denunce di diverse persone secondo cui le applicazioni Instagram e di messaggistica Whatsapp di proprietà del social network violano la loro privacy. La notizia è stata diffusa dall'agenzia di stampa semi-ufficiale ISNA. Secondo un ufficiale delle forze paramilitari, Ruhollah Momen Nasab, il giudice ha anche ordinato il blocco delle due applicazioni.
E' altmente improbabile che Zuckerberg possa presentarsi davanti a un tribunale iraniano, perché non esiste un trattato di estradizione tra l'Iran e gli Stati Uniti. Alcuni tribunali iraniani in passato avevano già emesso ordinanze simili, che non sono state eseguite. Un tribunale iraniano la scorsa settimana aveva imposto il blocco di Instagram per problemi di privacy. Tuttavia, come hanno verificato gli utenti della capitale Teheran, fino ad martedì potevano accedere a entrambe le app.
Facebook è già vietato nel paese, insieme ad altri siti sociali come Twitter e YouTube. Tuttavia, alcuni alti dirigenti, come il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif sono attivi su Twitter. Mentre i più alti funzionari hanno libero accesso ai social media, i giovani dell'Iran e i cittadini esperti in tecnologia, utilizzano un server proxy o altre soluzioni per aggirare i controlli. L'amministrazione del presidente moderato Hassan Rouhani, si oppone al blocco dei siti se non ci sono alternative locali.
"Dovremmo vedere il mondo informatico come un'opportunità", ha dichiarato il presidente Rouhani la settimana scorsa. "Perché siamo così incerti? Perché non ci fidiamo nostri giovani?". Esponenti della "linea dura", intanto, accusano Rouhani di non riuscire a fermare la diffusione di ciò che definiscono cultura occidentale "decadente" in Iran. Il caso sottolinea la crescente lotta tra il presidente iraniano per aumentare la libertà di Internet e le richieste della magistratura conservatrice per controlli più rigorosi.
Fonte: Washington Post
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Facebook pronta ad aprire un ufficio vendite in Cina per la pubblicità
Facebook si prepara ad aprire un ufficio vendite in Cina, un mercato in continua espansione con 600 milioni di utenti Internet. Come riporta Bloomberg il gruppo di Menlo Park, California, starebbe discutendo con alcuni inserzionisti locali per cercare di siglare degli accordi pubblicitari e trovare uno spazio nel cuore finanziario di Pechino. Inoltre Facebook si starebbe preparando anche ad assumere del personale fisso e dei collaboratori, nonostante in Cina l'uso del social network sia vietato dal 2009.
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Facebook registra anche contenuti scritti da utenti ma non pubblicati
Facebook memorizza tutto ciò che gli utenti digitano sul sito di social networking, compresi status, post e note che scelgono di non pubblicare, secondo un nuovo studio intitolato "Self-Censorship on Facebook". Il data scientist di Facebook Adam Kramer ha lavorato con Sauvik Das, dottorando presso la Carnegie Mellon University, per studiare i dati di 3,9 milioni di utenti in Usa e Gran Bretagna nel corso di 17 giorni nell'estate 2012.
Lo studio, realizzato allo scopo di comprendere le ragioni della mancata pubblicazione di contenuti, mostra che il 71% degli utenti sul social network ha almeno una volta digitato uno status, una post o entrambi, senza averli mai pubblicati. Kramer ha visto le attività su ogni profilo monitorandone l'elemento form HTML, che si compone del codice HTML che cambia ogni volta che un utente digita nella chat di Facebook, aggiornamento di stato o altri settori.
Anche se Facebook afferma che non tiene traccia delle parole che sono scritte in ogni casella, l'azienda è in grado di determinare quando i caratteri vengono digitati, quante parole vengono digitate, e se sono pubblicate o eliminate. L'analisi rivela che gli uomini si autocensurano più delle donne, soprattutto se che contano poche donne nella loro cerchia di contatti. Paura e censura anche per gli utenti che hanno tra i contatti colleghi e datori di lavoro.
"Le decisioni di auto-censura sembrava essere guidata da due principi: persone censurano di più quando la rilevanza dello spazio di comunicazione è più stretto", dice il rapporto. "In altre parole, mentre post che sono diretti al pubblico vago (aggiornamenti di stato) sono censurati di più, così per post diretti a obiettivi specificamente definiti di gruppi, perché è più facile mettere in dubbio la rilevanza dei contenuti focalizzati rivolti al pubblico".
Facebook è stato a lungo un obiettivo per i sostenitori della privacy che dicono che la società è troppo liberale nel modo in cui utilizza i dati dei clienti. Eppure termini e le condizioni della società menzionano che tali studi possano essere condotti e che perfino è permesso raccogliere le informazioni non specificamente inviate al sito. Lo studio è interessante ma ha sollevato non poche polemiche e critiche riguardo la privacy degli utenti.
Via: RT
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Facebook rimuove video decapitazione e rafforza standard comunità
Facebook ha rimosso un filmato shock in cui si vedeva una donna messicana a cui veniva tagliata la testa perché adultera. Martedì il social network, seguito da oltre un miliardo di persone in tutto il mondo, lo ha rimosso dopo aver ricevuto numerose proteste dagli utenti. "Abbiamo concluso che questo contenuto conteneva una apologia di violenza in maniera inappropriata e irresponsabile", ha fatto sapere Facebook a proposito del video incriminato che, "per questa ragione" è stato censurato e cancellato dal sito.
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Cina, Facebook e Twitter accessibili in una piccola zona di Shanghai
La Cina ha intenzione di aprire Facebook e Twitter. I due social network, sono inaccessibili dal 2009 e anche il New York Times è stato oscurato dall'anno scorso, quando ha pubblicato gli scandali familiari dell'ex premier Wen Jiabao. La notizia è stata riportata da Reuters e viene dal South China morning post, quotidiano di Shangai. Un portavoce di Facebook non ha fatto commenti sulla relazione del giornale.
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Iran: governo apre a Facebook, ma profili personali solo per ministri
Tutti i ministri iraniani hanno aperto ad agosto un profilo personale su Facebook, ma il social media più famoso del mondo è ancora inaccessibile per la popolazione, dato che il sito in Iran è bloccato dalle autorità. I media locali parlano comunque di un primo segno di apertura verso Internet da parte del governo. Facebook era finito nel mirino degli ayatollah iraniani in quanto anti islamico perché "diffonde immoralità".
Le pagine Facebook dei 15 ministri sono visibili a Teheran attraverso un proxy, e sono state create dopo l'elezione del presidente Hasan Rouhani, tranne quella del ministro degli Esteri Javad Zarif che l'aveva già aperta nel 2009. Lo stesso Rouhani ha creato un suo profilo ufficiale, collegato a quello di tutti i ministri, che ha già ricevuto più di 7.000 "mi piace".
Secondo Saeed Leilaz, un'analista della politica iraniana, potrebbe trattarsi dell'inizio di un abbassamento dei filtri informatici che ora bloccano certi siti web per la popolazione iraniana, tra cui Facebook. Rouhani stesso, durante al sua campagna elettorale a giugno, aveva promesso più trasparenza e apertura.
Rouhani potrebbe inaugurare una nuova era di apertura, in particolare a seguito di una serie di messaggi Twitter. La scorsa settimana, un tweet da un account a nome del presidente ha creato scalpore estendendo saluti agli ebrei per il nuovo anno ebraico. Un tono conciliante che ha rotto con l'antisemitismo associato a Mahmoud Ahmadinejad, predecessore di Rouhani.
L'Iran ha una comunità ebraica tra 25.000 e 80.000 persone. L'uso dei social media da parte di alti funzionari non è senza precedenti, nonostante i divieti giuridici esistenti per gli iraniani. Facebook e Twitter sono stati ufficialmente banditi dopo gli sconvolgimenti che accolsero la contestata rielezione di Ahmadinejad nel 2009, quando gli attivisti dell'opposizione tentarono di usarli per organizzare manifestazioni.
Fonte: AGI
Via: Telegraph
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Facebook censura nudo postato sul profilo di Jeu de Paume di Parigi
Indecente e pornografico: la censura di Facebook colpisce ancora l'arte. Dopo L'origine del mondo di Gustave Courbet, vittima è un nudo femminile della fotografa francese Laure Albin Guillot (1879-1962), pubblicato sul profilo del museo parigino Jeu de Paume per illustrare la mostra dedicata all'artista. Il motivo: L'Etude du nu (1940) "infrange gli standard della comunità".
Il museo Jeu de Paume stava per scomparire dal social network. "Venerdì l'account è stato bloccato per 24 ore a seguito di una decisione da parte di Facebook, che ha stabilito che l'immagine allegata ha violato le norme della comunità", dice in un post pubblicato sul profilo. Dopo i "numerosi messaggi di sostegno", il museo ha annunciato che rifiuterà "ogni forma di censura".
Il museo "non pubblicherà nudo, anche se crede che il valore artistico di queste foto è alto e non pornografico". Marta Gili, direttore del museo dice che "dietro a tutto questo, c'è un fondamentalismo obsoleto, una sorta di radicalismo religioso che non vuole nudità e non certo quella delle donne, perché, guarda caso, è sempre il corpo delle donne che hanno problemi".
E' l'ennesima volta che la società di Palo Alto censura unilateralmente, senza far differenza tra un'opera d'arte e una foto pornografica. Dopo aver censurato un nudo di Gerhard Richter, scambiando il dipinto per una foto e ripristinandolo poco dopo, resta da chiarire il motivo per cui Facebook permetta la condivisione di dipinti e sculture di nudo e vieti la pubblicazione di foto.
Fonte: ANSA
Via: Liberation
E' l'ennesima volta che la società di Palo Alto censura unilateralmente, senza far differenza tra un'opera d'arte e una foto pornografica. Dopo aver censurato un nudo di Gerhard Richter, scambiando il dipinto per una foto e ripristinandolo poco dopo, resta da chiarire il motivo per cui Facebook permetta la condivisione di dipinti e sculture di nudo e vieti la pubblicazione di foto.
Fonte: ANSA
Via: Liberation
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Usa/ licenziato per un Like, Facebook: il pulsante è libertà di pensiero
Daniel Ray Carter Jr. deputato della Virginia, ha intentato una causa dopo che è stato licenziato dal suo datore di lavoro, per aver cliccato "like" nel 2009 sulla pagina di un candidato rivale nelle elezioni per la carica di sceriffo a Hampton, in Virginia. Quando ha dibattuto il caso, il giudice della Corte Distrettuale degli Stati Uniti Raymond Jackson ha dichiarato che il "like" di Facebook non è considerato libertà di parola.
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Londra 2012: ok a Facebook, Twitter e YouTube ma con limitazioni
Il Cio ha (avrebbe) dato il via libera a Facebook, Twitter, YouTube e blog al Villaggio Olimpico di Londra, tanto che si era parlato addirittura della prima Olimpiade dove i social network avranno quello spazio che prima non avevano mai avuto. Ma attenzione, c'è l'inganno. Perché non è vero che il Cio " incoraggia attivamente e appoggia gli atleti a partecipare ai social media e parlare delle proprie esperienze tramite di blog...", come sostiene, perché ha messo tanti e tali "paletti" che alla fine gli atleti potranno scrivere solo messaggi banali, tipo "mamma qui a Londra tutto bene, mi sono allenato e domani spero di fare una bella gara...".
Il Coni ha tradotto le norme previste dal Cio: gli atleti e gli "officials" che andranno a Londra dovranno quindi studiare con la massima attenzione un opuscolo chiamato "Linee guida social media, blogging e Internet Cio per i partecipanti e altre persone accreditate ai Giochi Olimpici di Londra 2012". Cosa prevede? Non c'è la possibilità di "postare" liberamente foto, video, tweet: solo messaggi in prima persona, foto di se stessi (se ci sono altri atleti va chiesta l'autorizzazione).
Vietati i filmati, sia al Villaggio sia ai luoghi di gara (solo uso personale e non "potranno essere condivisi tramite posting, blog o tweet..."). I cinque cerchi olimpici non si possono usare e non è permesso "promuovere qualsiasi marchio, prodotto o servizio nell'ambito di posting, blog o tweet o altro su qualunque piattaforma social media o sito web. Ai partecipanti e altre persone accreditate è vietato firmare qualsiasi accordo commerciale esclusivo". I rischi per chi sgarra sono altissimi, anche dal punto di vista penale.
Via: La Repubblica
Facebook censura foto di donna che allatta, arrivano le proteste
Proteste per la decisione di Facebok di cancellare le foto di donne che allattano al seno. "Si tratta di un episodio vergognoso - ha dichiarato Grazia Passeri, Presidente dell'Associazione Salvamamme -. Allattare al seno non puo' e non deve essere considerato un atto osceno, questo offende tutte le mamme, le donne e la societa' civile stessa". In particolare, nei giorni scorsi un utente si era visto bloccato per 24 ore il proprio account per aver inserito all'interno di una pagina antirazzista una foto ritraeva una donna nera che allattava un bimbo bianco, probabilmente un albino.
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India: Facebook e Google a rischio chiusura per contenuti offensivi
Un tribunale indiano ha minacciato di “oscurare” Facebook e Google India se non rimuoveranno le pagine considerate “offensive” e con “contenuti discutibili”. L’ammonimento giunge dall’Alta Corte di Delhi, impegnata a esaminare una denuncia presentata un mese fa da un giornalista contro 21 siti internet. “Siamo pronti a bloccare tutti i website, come ha fatto la Cina” è il monito lanciato dal giudice Suresh Kaith durante l’udienza ieri e riportato oggi sui principali media locali.
I giudici hanno chiesto a Facebook e Google India di creare un “meccanismo per monitorare e rimuovere automaticamente i contenuti offensivi dalle loro pagine”. Il legale del famoso motore di ricerca ha però replicato che la cosa non è fattibile, dato il grande numero di internauti indiani, che sono oltre 100 milioni.
Oltre un mese fa il ministro delle Telecomunicazioni, Kabil Sibal, aveva già richiamato all’ordine i siti internet in una riunione a New Delhi con i principali responsabili, in cui aveva annunciato un nuovo regolamento per impedire la circolazione in rete di materiale offensivo. L’iniziativa era stata presa dopo la pubblicazione su diversi siti di un fotomontaggio, definito di “cattivo gusto” della potente leader del Congresso Sonia Gandhi e del premier Manmohan Singh.
L’India non è il primo Paese che vuole mettere in atto queste misure restrittive sul Web. Risale allo scorso novembre la notizia dell’oscuramento di Facebook in Arabia Saudita. “Facebook ha letteralmente passato il segno”, queste furono le parole rilasciate da un funzionario arabo della commissione per la comunicazione, definendolo “la porta della lussuria”. Ma sono tanti altri i Paesi ai quali “non piace” Google e Facebook: dalla Cina al Pakistan, dal Bangladesh all'Arabia, e ora forse alla lista si aggiunge l’India.
Via: ANSA
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Iran: ayatollah stabilisce che utilizzare Facebook è anti islamico
Facebook è anti islamico e il suo uso rappresenta un peccato per i musulmani. Lo ha stabilito un ayatollah iraniano, Lotfollah Safi-Golpaygani, il cui parere è stato diffuso dall'agenzia stampa iraniana Isna.
"Fondamentalmente, andare su un sito web che diffonde immoralità e può indebolire la fede è un'attività proibita e anti islamica, per questo diventarne membro e' haram (peccato) - ha affermato l'ayatollah - e' permesso solo l'uso di siti che diffondono i principi religiosi e non portano a nessuna immoralità".
In Iran è prassi comune richiedere pareri su pratiche sociali ai diversi ayatollah e le loro risposte sono una forma di editto religioso. Ma è difficile che questo pronunciamento possa scoraggiare gli utenti di Facebook. Secondo stime ufficiali dello scorso ottobre, ben 17 milioni di iraniani hanno il loro profilo sul social network, malgrado le restrizioni imposte dal governo.
Gli osservatori ritengono che gli utenti siano in realtà molti di più, in questo paese di 70 milioni di persone con il 60% della popolazione sotto i 30 anni. Qui le autorità hanno bloccato l'accesso a più di 5 milioni di siti, ma gli internauti riescono ad aggirare gran parte dei blocchi, così come i film e i Cd occidentali vietati sono facilmente reperibili al mercato nero.
Le autorità hanno recentemente creato una unità di cyberpolizia per controllare il web e vi è anche un progetto, più volte rinviato, per creare una rete Internet iraniana (Intranet).
Il governo di Teheran ha infatti annunciato il lancio di una Rete nazionale chiamata "Clean web", mirata a scoraggiare una nuova primavera araba. Ispirata ai principi halal e in linea con la legge islamica, la nuova intranet intende censurare contenuti moralmente e politicamente scorretti e ripulire i social network da post e commenti sgraditi al regime.
Immagine: Inside Faccialibro
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Barack Obama vieta Facebook a figlie, forse tra qualche anno online
Niente Facebook ancora una volta per le figlie del presidente Barack Obama: Sasha, dieci anni, non avrebbe ancora l'età per iscriversi al social network di Mark Zuckerberg, ma Malia ha compiuto tredici anni e sarebbe grande abbastanza per avere un suo account. Il papà e la mamma sono però contrari.
A Obama non va giù che un gruppo di persone devono sapere che cosa accade nella famiglia residente nella Casa Bianca. Il presidente però ha detto che forse, tra qualche anno, quando le sue bambine saranno cresciute, potranno mettersi anche loro nell’ormai mondo familiare di Facebook.
I regolamenti federali impediscono ai siti web di raccogliere informazioni dagli utenti di età inferiore ai tredici anni. Ma il punto non è questo. "Perché mai dovremmo far sapere i fatti nostri ad un intero gruppo di persone che non conosciamo? la cosa non ha molto senso", ha detto il presidente in un'intervista al settimanale People.
E poi, scherzando ha aggiunto, sull'argomento "vedremo come si sentiranno tra quattro anni". Sulle pagine del magazine americano il presidente e la First Lady hanno parlato anche delle loro abitudini televisive. "Lo show preferito mio e delle ragazze è 'Modern Family', ha spiegato il presidente, aggiungendo di avere però gusti un po' cupi.
"Infatti, non guardiamo la tv con lui", ha ribattuto ridendo la First Lady Michelle. Censura, insomma, per le piccole di 13 e 10 anni, diversamente da come la pensa il 55% dei genitori americani. Con un obiettivo chiaro: difendere la privacy della famiglia più celebre del mondo ed evitare che molti sconosciuti possano venire a conoscenza dei loro fatti privati.
Via: ANSA
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Facebook oscurato in Arabia Saudita, blogger insultava Maometto
Facebook è da ieri vietato in Arabia Saudita. "Questa volta" dice un funzionario della commissione per la comunicazione e l'informazione tecnologica "il sito ha davvero passato il segno". Il social network era già finito nel mirino dei clerici in quanto "porta della lussuria", luogo in cui ragazzi e ragazze possono parlare troppo liberamente. Ma stavolta a fare "passare il segno" sarebbe stato un blogger che usando Facebook avrebbe condotto una vera e propria campagna di blasfemia. "Io sono Dio" pretendeva il navigatore solitario: condendo il suo delirio con insulti virtuali al Profeta Maometto. Nei suoi post paragonava Allah ad un “beduino primitivo” e definiva l’islam “fede cieca che cresce e si impossessa delle menti dove c’è irrazionalità e ignoranza”. Nonostante ciò, il suo blog avrebbe raggiunto i 70 mila visitatori. Walid ha anche creato anche gruppi su Facebook dove si dichiarava in maniera ironica Dio facendo satira religiosa, tanto da suscitare diverse reazioni e proteste. Sono scattati subito gli arresti. Ma la mano pesante del governo evidentemente non si è fermata lì e si è abbattuta anche sul social network. Il ragazzo arrestato si chiama Walid Husayn, ha 26 anni e di mestiere fa il barbiere a Qalkilya. E nella terra dove il reato di "insulto alla divina essenza" può costare fino alla pena di morte il suo arresto fa già scattare l'allarme tra i gruppi di difesa dei diritti civili. Nessuna reazione finora dalla sede californiana di Facebook. Il gigante del Web solitamente non commenta le politiche dei governi. Se dal paese arabo si cerca di entrare nel sito compare un messaggio di errore.
Via: La Repubblica
Rivolta in Inghilterra, Cameron ipotizza stop a Facebook e Twitter
Le violenze degli ultimi giorni a Londra e in altre città inglesi impongono di rivedere il ruolo svolto dai social network come Facebook e Twitter. "Stiamo lavorando con polizia, intelligence e aziende per capire se sia giusto bloccare le comunicazioni attraverso questi siti e servizi on line quando è chiaro che si stanno progettando violenze, disordini e atti di criminalità", ha detto il premier britannico David Cameron, citato dal Guardian, nel dibattito in corso in Parlamento.
Oltre ai social network, protagonista delle violenze dei giorni scorsi è stato il BlackBerry, lo smartphone più usato dalla maggioranza (37%) dei teenager britannici, con cui si possono spedire messaggi all'intera rete dei contatti Blackberry. Durante i disordini, il BlackBerry ha garantito ai violenti un aggiornamento live su spostamenti e punti d'incontro, con il vantaggio che i messaggi scritti attraverso il suo sistema di messaggeria istantanea (il "Bbm") non sono rintracciabili dalla polizia, al contrario di quanto avviene con Twitter e Facebook.
Cameron ha precisato che entro poche settimane il ministro degli Interni, Theresa May, incontrerà i vertici di Facebook, Twitter e Blackberry per affrontare l’argomento. Inoltre, in collaborazione con la polizia e i servizi segreti si sta valutando se impedire la comunicazione tramite questi siti in casi del genere. La mossa di scollegare i potenziali rivoltosi segnerebbe un grande cambiamento in Gran Bretagna, terra tradizionalmente legata più di altre alla libertà di parola. Cameron, intanto, ha già esortato Twitter e Facebook a rimuovere messaggi, immagini e video che possano incitare ai disordini: "Tutti devono pensare alla loro responsabilità".
Via: TMNews
Foto: TopNews
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Aggirata la censura cinese per il collegamento a Facebook con Vpn
Nonostante la "Grande Muraglia" costruita dalle autorita' cinesi a difesa del piu' censurato mercato Internet mondiale, c'e' chi ha trovato il modo di aggirare le restrizioni imposte dal Grande Firewall e collegarsi ai social network come Facebook, bloccato in Cina fin dal 2009.
Tra quanti sono riusciti a superare la barriera del "Firewall" imposto agli utenti cinesi, c'e' He Xin, studente alla Yanshan University di Qinhuangdao: "sono riuscito a scavalcare il muro - spiega - purtroppo pochi, tra i miei compagni di classe e amici riesce a farlo e quindi non posso ancora aggiungerli come amici su Facebook".
He usa il programma gratuito "Ultrasurf", software impiegato per i cosiddetti servizi di Virtual Private Network (Vpn) che gli utenti cinesi sfruttano per aggirare la censura. Il professore cinese Fang Binxing ha sottolineato come le misure censorie da lui inventate abbiano bisogno di ulteriori migliorie. Il padre della "Grande Muraglia" ha difeso il suo sistema pur ammettendo di usare almeno sei Vpn, utilizzati da tutti coloro che in Cina vogliono navigare in rete liberi dai controlli della censura.
"Lo faccio per vedere se i controlli funzionano", ha detto Fang Binxing. Gli utenti di Facebook, in Cina, secondo Socialbakers.com, un sito dedicato ad analizzare le statistiche del social network piu' popolare del mondo, sono piu' che raddoppiati, nell'ultimo mese, superando i 700mila, dopo la visita nel Paese di Mark Zuckerberg.
Fonte: Adnkronos
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