Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati
Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Apocalisse a Palermo, viaggiavano su Facebook le minacce del boss
Scorrendo il diario pubblico del profilo Facebook di uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione antimafia "Apocalisse", che ha portato alla cattura di 95 persone a Palermo, ci si imbatte in decine di foto con un unico tema: la condanna dei pentiti e dei collaboratori di giustizia, e l'apprezzamento della "legge" dell'omertà, del "farsi i fatti propri". La pagina è quella che Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi ritenuto a capo della cosca dell'Arenella, condivide con la compagna.
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Gip Palermo, divieto di Facebook ai magistrati del Palazzo di Giustizia
Una circolare del presidente della sezione gip del tribunale di Palermo mette dei paletti all'utilizzo di Facebook da parte dei giudici. Chiede loro di evitare contatti con gli organi di stampa e di non parlare di temi riconducibili a questioni di ufficio. Sono molti i magistrati del palazzo di giustizia ad avere profili Facebook e a contare, tra gli amici anche diversi giornalisti.
Una circostanza che, secondo il presidente Cesare Vincenti, potrebbe far sorgere conflitti all'interno dell’ufficio, sollevare dubbi sulla terzietà del giudice o anche creare situazioni imbarazzanti con l’ufficio della Procura della Repubblica. Come scrive Repubblica.it, la circolare è stata diramata in un momento particolarmente delicato, come l'assegnazione del procedimento per la trattativa Stato-mafia.
E le polemiche sulla distruzione delle intercettazioni che riguardano il presidente della Repubblica. Scrive Vincenti: "Appare assolutamente inopportuno interloquire su facebook o altri social network su tematiche non di carattere privato o comunque riconducibili a questioni di ufficio. Invito pertanto tutti alla adesione a modelli di comportamento improntati al massimo riserbo e ad evitare esternazioni in rete comunque riferibili a questioni di ufficio".
Una nota di apprezzamento è stata espressa dalla Camera penale: "La Camera Penale 'G. Bellavista' di Palermo esprime piena condivisione rispetto al contenuto della nota del Presidente dei Gip di Palermo. La riservatezza del magistrato giudicante, sintomo di elevata professionalità, rappresenta un valore imprescindibile a tutela del principio di Terzietà e di Imparzialità del Giudice".
Via: La Repubblica
Rimossi post sulla pagina Facebook del procuratore Grasso
Sono stati tolti dalla pagina aperta su Facebook dai sostenitori del procuratore antimafia Piero Grasso, i presunti interventi del collaboratore di giustizia Maurizio Logiudice, fratello del boss pentito Antonino. Maurizio Logiudice contestava le dichiarazioni del fratello, che ai pm di Reggio ha raccontato che un altro fratello, Luciano, sarebbe intervenuto sul procuratore aggiunto della Dda, Alberto Cisterna, per fare ottenere la scarcerazione dello stesso Maurizio. I
l magistrato Alberto Cisterna, vice del procuratore nazionale anti-mafia Piero Grasso, ha detto di essere "addolorato" e "distrutto a livello interiore" dopo è stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. "Sono addolorato, distrutto a livello interiore", ha detto Cisterna a Reuters, facendo riferimento all'inchiesta della procura di Reggio Calabria.
L'inchiesta ha preso origine dalle dichiarazioni del pentito di 'ndrangheta Antonino Lo Giudice secondo il quale Cisterna avrebbe ricevuto una "grossa somma" di denaro per intervenire a favore della scarcerazione di uno dei suoi fratelli. Lo Giudice, a capo dell'omonima famiglia di 'Ndrangheta, ha iniziato a collaborare con la giustizia dopo l'arresto e dopo essersi autoaccusato per l'organizzazione degli attentati alla Procura Generale di Reggio Calabria e all'abitazione del procuratore generale.
Cisterna da parte sua ha negato ogni rapporto con Lo Giudice: "Sono in grado di dettagliare ogni più macroscopico fatto e ricondurlo nell'asoluta fedeltà delle leggi". La Procura di Reggio vuole ora verificare le dichiarazioni di Lo Giudice, anche per certificare l'attendibilità del pentito.
Fonte: ANSA
Via: Reuters
Il boss Messina difeso dalla nipote su Facebook: sono fiera di lui
La nipote dell'ergastolano Gerlandino Messina, una ragazza di 17 anni, su Facebook difende lo zio. La discussione si è svolta sulla bacheca di un altro ragazzo. A provocare l'ira della ragazzina il commento di una coetanea che dà del "cretino" al boss.
"Sono fiera di essere sua nipote, - scrive - è una persona bellissima e lo amo più della mia vita. Siete qui a giudicare ma perché non pensate agli affari vostri invece che a quelli degli altri. Prima di parlate informatevi. Io amo mio zio e lo difenderò contro tutto e contro tutti e contro i vigliacchi come voi".
Una discussione dai toni molto accesi e che diventa rovente quando un'altra ragazza contesta la nipote del boss: "Vuoi dire che sei fiera di avere uno zio che ha assassinato un maresciallo dei carabinieri? Se fosse stata la bella persona che dici i Gis gli avrebbero citofonato e non avrebbero fatto l'irruzione con le bombe accecanti".
Ma la nipote non desiste: "L'importante è che so io chi è mio zio e ribadisco di essere fiera (lo ripete tre volte scrivendolo in maiuscolo, ndr) di mio zio. Fatevi i cavoli vostri perché sapete solo accusare le persone senza sapere veramente le cose. Vi attenete solo alle cretinate che dicono i giornalisti. Chiudetevi sta cavolo di bocca e non parlate che fate prima. Vergogna, io amo mio zio e lo amero' sempre. Tu non conosci i valori della famiglia".
Fonte: la Repubblica
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Il killer di Napoli su Facebook: fanatico di Al Capone e fedele a mafia
Al Capone era il mito di Giuseppe Avolio, uno dei due killer di Teresa Buonocore, la donna uccisa a Napoli. Così tanto che su Facebook, Giuseppe Avolio, arrestato oggi insieme ad Alberto Amendola per l'omicidio di Teresa Buonocore, si ribattezza così: Giuseppe Capone Avolio. Non solo. Tra le foto in bella mostra, dove il sigaro cubano non manca mai, ne spicca anche una dove lui e il boss dei boss stanno insieme.
Sul social network, il 21enne che dice di essere nato a Bogotà e di vivere ad Amsterdam, si presenta così: «Sono cresciuto in mezzo a gente dura. E noi dicevamo che si ottiene di più con una parola gentile e una pistola che solo con una parola gentile». Tra i suoi titoli di studio, alla voce 'laurea specialistica', spicca «armi e droga».
Tra le sue citazioni preferite, «Chi non è con me è contro di me». E poi ancora, «La pace mi piace ma la guerra non mi dispiace». 'Il capo dei capi' e 'I Guappi', le sue fiction e i film amati. E infine, il suo orientamento: «Destra o sinistra sempre mafia è». L'omicidio di Teresa Buonocore, ammazzata a Napoli lunedì scorso, è stato «il risultato di una prolungata e complessa pianificazione, preceduta anche da sopralluoghi e pedinamenti della vittima».
Lo sottolineano il procuratore della Repubblica, Giovandomenico Lepore e l'aggiunto Giovanni Melillo, in merito al fermo dei due indiziati dell'assassinio. Al termine degli interrogatori, i due fermati, Giuseppe Avolio e Alberto Amendola «quantomeno in forma parziale hanno riconosciuto la propria responsabilità per l'omicidio».
Fonte: Leggo
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Facce da boss: i profili su Facebook dei numeri uno di Cosa nostra
Sempre più diffusi su Facebook i gruppi e i profili inneggianti alla mafia. Quando ormai sembrava sull’orlo del baratro grazie all’estenuante lotta ultimamente condotta dalle forze dell’ordine, la mafia dunque trova nuova linfa vitale in quello che a tutti gli effetti è il mass media principale del nuovo secolo. Si entra su Facebook, si fa una veloce ricerca e si può ben vedere che impazzano i profili dei boss mafiosi, come i corleonesi Totò Riina e Bernardo Provenzano.
E sono oltre una ventina i profili del boss mafioso Matteo Messina Denaro su Facebook. In molti di questi profili c'e' l'ultima fotografia segnaletica del capomafia latitante dal 1993, in altre ancora ci sono dei soldi o un ritratto di Albert Einstein, in altre le copertine di riviste. Sono complessivamente un centinaio gli 'amici' del numero uno di cosa nostra, la gran parte fake.
Non si tratta di fan page ma di profili, alcuni 'chiusi' e 'dimenticati' nei quali non è possibile visualizzare la bacheca, perchè risalenti alle 'vecchie' impostazioni di Facebook (evidentemente il «legittimo» proprietario dell'account non ha effettuato nel frattempo alcun accesso). Altri sono attivi e proprio in uno di questi profili, leggendo tra i segni particolari del boss mafioso Messina Denaro: 'Datore di lavoro: Cosa nostra', o 'Posizione: leader'.
Tra le amicizie del boss troviamo Salvatore Lo Piccolo, Salvatore Totò Riina, Michele Greco e Stefano Bontade. Nonostante tutto la Procura di Palermo non ha aperto alcuna indagine sui profili apparsi sul social network intestati ai diversi boss mafiosi o ai presunti gruppi di fan. Fonti giudiziarie hanno inoltre rivelato che allo stato sui profili “non si configurano notizie di reato”.
Via: Tuttonotebook
Un codice di autoregolamentazione per prevenzione reati su internet
I gestori delle reti internet e i rappresentanti di Facebook, convocati dopo la proliferazione sulla rete di gruppi e siti che istigavano alla violenza, hanno incontrato Martedì scorso il ministro dell'Interno Roberto Maroni. «La strada da seguire è quella di un accordo di responsabilità fra tutti gli operatori, definendo un codice di autoregolamentazione che coinvolga i soggetti interessati, evitando interventi d'autorità ma ottenendo ugualmente il risultato», cioè contemperare la tutela della libertà di espressione con la necessità di rimuovere da Internet «contenuti che integrino gravi reati».
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