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La bufala su Facebook del microchip canino trovato nel piatto cinese


Sulla bacheca del suo profilo Facebook aveva postato una delle leggende metropolitane più diffuse: un suo amico aveva trovato un microchip canino in una pietanza che gli era stata servita durante una cena in un ristorante cinese a Vigevano, in provincia di Pavia e, per questo, l'uomo era dovuto andare in ospedale per una lavanda gastrica. Ma in realtà la notizia era una bufala e per questo la donna è stata denunciata.

Il racconto della donna, colmo di particolari usati per rendere credibile la vicenda, aveva sollevato sul social network le proteste degli animalisti e indignazione da più parti. Qualcuno aveva persino minacciato di apporre uno striscione "Qui si mangia carne di cane". Il clamore attorno alla storia era diventato tale che, com'era prevedibile, la voce arrivasse anche all'orecchio del proprietario del ristorante.

E' stato a quel punto che Antonio Zang, 39 anni, titolare dell'Amico Wok, ristorante cinese di Vigevano, si è presentato ai carabinieri della locale stazione, disperato per la bufera che si era abbattuta sul suo locale e ha sporto denuncia. Gli investigatori hanno verificato i verbali dei Nas nel locale, che sono risultati del tutto regolari nei due anni di attività, ed  hanno controllato i ricoveri in ospedale in quei giorni. 

I carabinieri di Vigevano hanno quindi verificato l'infondatezza della notizia e ascoltato la donna B.T., 31 anni, artigiana di Vigevano, che all'inizio ha confermato la storia, ma poi ha ceduto: "Mi sono inventata tutto". E' per questo che è stata denunciata per diffamazione aggravata a mezzo Internet. Attenzione dunque alle bufale su Facebook che vengono diffuse attraverso post a tal punto da diventare certezze.  

La vicenda del "microchip canino" nei piatti dei ristoranti cinesi gira su Internet da diversi anni. Cambiano i dettagli ma i contenuti della storia sono sempre gli stessi. Tra le bufale più recenti quella che aveva preso a circolare nel marzo 2013 ad Este, in provincia di Padova: anche qui la notizia era stata opportunamente smentita e i gestori del locale avevano presentato denuncia per diffamazione a carico di ignoti. 

Foto: Wikimedia

Epic chiede alla Ftc di indagare sulla vendita di Whatsapp a Facebook


L'associazione di consumatori statunitense Elettronic Privacy Information Center (EPIC), ha presentato una denuncia alla Federal Trade Commission (FTC) in merito alla proposta di acquisto di WhatsApp per 19 miliardi di dollari da parte di Facebook. WhatsApp è un servizio di messaggistica che ha guadagnato la popolarità in base al suo forte approccio pro-privacy. WhatsApp ha attualmente 450 milioni di utenti attivi, molti dei quali si sono opposti al progetto di acquisizione.

Mostrano su Facebook il bottino delle loro rapine, 5 romeni arrestati


Mostravano con sfrontatezza sul social network Facebook il denaro frutto delle loro rapine, sicuri di non essere individuati. Ma cosi non è andata perché i poliziotti della Squadra mobile di Novara, coadiuvati da quelli di Torino, li hanno sorpresi e arrestati. Si tratta di cinque giovani romeni, tutti domiciliati a Torino e provincia, responsabili di una serie di rapine. 

A loro carico anche l'accusa di associazione per delinquere in quanto i criminali avevano messo su una vera e propria organizzazione dove ognuno aveva il suo ruolo e il suo incarico. Inoltre i cinque avevano compiuto le rapine in modo estremamente violento, colpendo le vittime, tutte donne, con pugni in faccia anche se non opponevano alcuna resistenza.

In alcuni casi le donne erano anziane ed hanno subito lesioni gravissime. Una decina i colpi messi a segno dalla banda nelle ultime settimane. Gli arrestati sono responsabili delle 4 rapine avvenute a Novara lo scorso 30 dicembre e 2 gennaio; delle 3 rapine avvenute ad Asti il 5 gennaio 2014; nonché dei 2 furti con strappo avvenuti a Torino l'11 e il 17 gennaio 2014.

I poliziotti hanno effettuato anche perquisizioni nei confronti degli arrestati: sono stati sequestrati numerosi telefoni cellulari rubati alle vittime durante le rapine e alcuni capi d'abbigliamento che i malavitosi indossavano durante gli episodi criminosi. E' probabile che la banda si stesse preparando ad ampliare il suo raggio di azione e a commettere rapine anche in casa.

"Siamo intervenuti appena in tempo: la banda si stava preparando a un salto di qualità". Lo ha dichiarato il Procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo, commentando l'inchiesta che ha portato all'arresto per rapina, lesioni e associazione a delinquere di cinque romeni. La convivente di uno degli arrestati è stata invece denunciata per ricettazione.

Via: ANSA

Salerno: adescavano minori su Facebook, in manette due casalinghe


Due casalinghe di 27 e 29 anni "incapaci di tenere a freno i propri istinti sessuali, nonostante i rapporti con altri uomini", sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Salerno perchè circuivano sui social network minorenni per convincerli ad avere rapporti sessuali. Le donne, residenti nel Vallo di Diano, sono state poste ai domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Salerno.  

Le indagini sono partite dalla denuncia presentata dalla madre di un minorenne che, preoccupata per gli atteggiamenti del figlio non ancora 14enne, ha raccontato i propri dubbi ai militari. L'adolescente aveva iniziato a dimostrare disinteresse per gli studi e ad allontanarsi dall'abitazione familiare, anche di notte, senza motivo e senza autorizzazione preventiva dei genitori. 

Il padre e la madre del ragazzo hanno iniziato così una serie di ricerche, sia nei luoghi di ritrovo dei suoi coetanei sia accedendo al suo profilo Facebook. Sul social network sono stati così individuati alcuni messaggi inequivocabilmente a sfondo sessuale. Il minorenne ha poi confessato ai propri genitori di essere stato adescato, convinto a intrattenere rapporti intimi proprio dalle due donne arrestate. 

Le successive indagini hanno accertato che alcuni genitori dei minori adescati si erano addirittura rifiutati di denunciare quanto accaduto. Le investigazioni, però, hanno permesso con pedinamenti e intercettazioni di accertare la responsabilità delle due casalinghe. In ben due occasioni una delle due arrestate aveva condotto un bimbo di 10 anni all'interno dei bagni pubblici comunali per "far provare un bambino a un uomo". 

Intercettazioni e servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati, ma anche monitoraggio di profili sul social network, hanno consentito l'emissione del provvedimento restrittivo emesso dal Gip.  I reati contestati sono di "atti sessuali con minorenni infraquattordicenni". Nel corso di alcune perquisizioni domiciliari è stato anche sottoposto a sequestro materiale utile per proseguire le indagini.

Fonte: AGI
Via: TMNews

Cyber attacco a pagine Alpitour su Facebook per rubare dati bancari


Cyber attacco ad Alpitour, una delle maggiori agenzie di viaggi italiane. Nella notte tra l'11 e il 12 settembre la pagina del gruppo turistico italiano, infatti, ''è stata vittima di un furto d'identità che ci ha impedito il controllo su quanto veniva pubblicato''. Ora il problema è risolto e ''abbiamo ripreso possesso della pagina''. Così Alpitour in un post su Facebook dopo aver subito un attacco di hacker. 

Nella notte tra l'11 e il 12 settembre, rileva Alpitour, ''le pagine Viaggidea, Francorosso, Villaggi Bravo e Alpitour hanno subito un attacco da parte di alcuni hacker che hanno preso il controllo sulla pubblicazione dei contenuti e sulle risposte ai vostri messaggi''. Cliccando sugli annunci, link indirizzavano su pagine web che contenevano programmi pericolosi, progettati per impadronirsi delle coordinate bancarie di chi fa acquisti online.

Dopo l'attacco da parte di un hacker ''che ha escluso i nostri amministratori delle pagine, assumendone il controllo'', spiega Alpitour in una nota, l'azienda ''è prontamente intervenuta a tutela delle migliaia di clienti che quotidianamente visitano le pagine Facebook e interagiscono direttamente con il gruppo Alpitour e i suoi brand, avvisando gli utenti dell'attacco in corso e diffidando di tutti i contenuti pubblicati in queste ore''. 

E' stato infatti pubblicato, spiega Alpitour, ''un comunicato stampa sulla pagina Alpitourworld.com ed il tam tam mediatico si è viralizzato rapidamente anche grazie al supporto dei tanti fan che seguono i nostri brand. Abbiamo denunciato la vicenda agli organi di Polizia competente, anche perché riteniamo che l'azienda abbia subito un forte danno di immagine da questa situazione". 

"Abbiamo chiesto immediatamente a Facebook di ripristinare la normalità, cosa avvenuta solo nella tarda serata del 13 settembre''. Al momento, spiega all'Adnkronos un portavoce del gruppo ''non ci risulta alcuna conseguenza per i clienti'' anche grazie al fatto che la notizia ''si è viralizzata rapidamente e la rete ha reagito molto velocemente. Dopo 48 ore abbiamo risolto il problema''. L'azienda ha provveduto a denunciare la vicenda alla polizia postale.

Via: Adnkronos

Posta su Facebook foto hard della ex diciassettenne, arrestato stalker


Pubblica su Facebook le foto pornografiche che aveva realizzato con l'ex fidanzata con cui ha troncato la relazione da tempo e viene arrestato. E' successo a Caltanissetta dove i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile hanno arrestato Davide Miraglia. E' accusato di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico, diffamazione e minaccia. 

Miraglia era agli arresti domiciliari, perchè era già stato incriminato per stalking nei confronti della minorenne, alla quale è legato da una parentela. Un'indagine che s'è mossa sull'asse Caltanissetta-California, in particolare a Palo Alto dove ha sede Facebook. 

E' stata la madre della diciassettenne a denunciare lo scorso 2 settembre che sul profilo Facebook di Miraglia erano state postate scatti hard in cui v'era in posa la figlia e che altre immagini compromettenti erano state pubblicate su un secondo profilo. 

Miraglia, inoltre, avrebbe inviato un sms all'ex fidanzata minacciandola che avrebbe fatto girare altre foto osè se non fossero tornati insieme. Ma scavando nella rete, i carabinieri hanno individuato un terzo profilo dove Miraglia aveva pubblicato altre foto. 

Venerdì notte i carabinieri hanno perquisito l'abitazione di Miraglia, sequestrando diversi cellulari, numerosi Cd e un computer che saranno analizzati dagli specialisti per verificare se contengano altro materiale pedo-pornografico. Ora le indagini dei carabinieri mirano ad individuare se vi sono stati altri utenti di Facebook che hanno condiviso le foto pubblicate da Davide Miraglia.

Via: AGI
Foto dal web

Quattordicenne suicida: Moige denuncia Facebook, omesso controllo


Più volte critici nei confronti dei social network, il Moige - movimento italiano genitori - denuncia Facebook per la vicenda della 15enne suicida lo scorso gennaio a Novara. Oltre alla responsabilità degli 8 minori che la Procura dei minori di Torino ha iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di istigazione al suicidio e detenzione di materiale pedopornografico, corresponsabilità ci sarebbero - secondo il Moige - da parte della multinazionale per omesso controllo e vigilanza. 

Il Moige ha presentato una formale denuncia alla Procura di Roma, ed "è pronto a costituirsi parte civile in tutti i prossimi episodi di mancato controllo a danno dei minori da parte di Facebook". Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige, spiega che "dopo gli ultimi casi di cronaca e le segnalazioni ricevute di contenuti più che discutibili, i casi di bullismo e anche adescamento pedopornografico su Facebook" è stato deciso di procedere ricorrendo all'autorità giudiziaria. 

"Come genitori - prosegue la presidente del Moige - non possiamo più tollerare il far west che vivono i nostri figli iscritti senza il nostro consenso a Facebook, la questione dell'accesso e vigilanza è centrale. Abbiamo più volte ricordato che l'iscrizione dei minori concretamente comporta la formalizzazione di un contratto da parte di un soggetto che non ha ancora capacita' giuridica per farlo, nè al genitore è riconosciuta la possibilità di esercitare la legittima potestà di controllo sul proprio figlio". 

Ed è "grave che una multinazionale come Facebook non effettui una vigilanza sulle piazze virtuali, che sembrano diventate lo strumento privilegiato per pedofili e bulli. Siamo indignati e preoccupati per il silenzio e l'indifferenza di chi gestisce questi potenti mezzi di comunicazione, senza un'adeguata politica di tutela dei minori", conclude il Moige. Mentre si attende la replica del social network, sulla pagina Facebook Safety dei video di esperti spiegano come difendersi dal cyberbullismo.


Fonte: MOIGE
Via: AGI

India, vende neonato su Facebook per 11mila euro: arrestato nonno


Un uomo è stato arrestato nello stato indiano nord occidentale del Punjab per aver venduto un neonato, suo nipote, su Facebook per 800 mila rupie (oltre 11 mila euro). Lo riferisce oggi la tv Zee News. Lo scioccante caso è successo nella città di Ludhiana e ha coinvolto tre persone complici nel losco affare tutte arrestate dalla polizia.

Il piccolo era stato rapito dallo zio materno subito dopo la sua nascita in un ospedale della città. L’uomo aveva detto alla nipote che aveva partorito un feto morto. D’accordo con una infermiera, identificata con il solo nome Sunita, ha quindi «venduto» il neonato a un altro dipendente del nosocomio, il Satyam Hospital, per una cifra equivalente a 640 euro.

Quest’ultimo ha messo un annuncio su Facebook a cui ha risposto un amico di New Delhi che ha offerto oltre 11 mila euro per avere il bambino. Nel frattempo però la neo madre, non credendo alla morte del neonato, ha denunciato il genitore alla polizia. Gli investigatori sono riusciti a risalire ai complici del rapimento e a ritrovare il bambino.

La televisione precisa però che «l’acquirente», un imprenditore, ha fatto perdere le proprie tracce. Di recente a New Delhi, e in altre parti dell’India, c’è stata una escalation di rapimenti e di violenze sessuali su bambini che hanno provocato diverse proteste da parte di associazioni per la difesa dei diritti umani e dei partiti dell’Opposizione.


Via: La Stampa
Foto dal web

Pedopornografia: adesca 12enne in chat Facebook, indagato 20enne


Ha tentato di adescare una ragazzina di 12 anni e di farla spogliare in webcam, ma la mamma si è insospettita, ed è grazie a questo che la Polizia Postale e delle Comunicazioni di Perugia, insieme al Commissariato di polizia di Città di Castello, ha smascherato e denunciato un 20enne altotiberino incensurato.

L'indagine ha preso avvio dalla denuncia di una madre di Città di Castello preoccupata da quanto accaduto alla propria figlia 12enne: nel corso di un collegamento in chat su Facebook aveva ricevuto la proposta di un anonimo di spogliarsi davanti alla webcam e praticare alcuni giochi erotici.

Le indagini e gli accertamenti tecnici svolti in collaborazione tra il personale del compartimento di Polizia Postale di Perugia e dal commissariato di Città di Castello hanno permesso l'individuazione dell'utenza telefonica da dove partivano le connessioni collegate alla chat, con la quale il responsabile del reato aveva tentato di far spogliare la minore. 

Le connessioni portavano a casa di un 20enne incensurato della zona che, per accattivarsi le simpatie della ragazzina, si era spacciato per un 13enne. Raccolti gli indizi di prova, la Procura di Perugia ha delegato gli investigatori per una perquisizione informatica.

Lì gli esperti informatici della Polizia Postale hanno trovato nel computer del ragazzo materiale pedopornografico, posto sotto sequestro. Il giovane è stato quindi indagato, in stato di libertà per la mancanza di precedenti penali, per il tentativo di adescamento della minore e per la detenzione di materiale pedopornografico.

Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano

Scopre su Facebook rivale amoroso: gli taglia gomme e lo accoltella


Ha scoperto il suo rivale in amore su Facebook e lo ha ferito a coltellate. L’aggressore è stato arrestato dalla polizia, la vittima si trova ricoverata in ospedale in prognosi riservata. È accaduto a Leinì, nel torinese. L’uomo aveva scoperto, navigando sulla rete, che la giovane di cui si era invaghito senza essere corrisposto, si intratteneva con un ragazzo di 22 anni. 

Prima gli ha danneggiato l’auto, poi, durante una lite, lo ha colpito con tre coltellate. L’aggressore, Roberto Romano, 35 anni, è stato arrestato con l’accusa di lesioni aggravate. L’epilogo, che ha sfiorato la tragedia, è avvenuto sotto casa sua, a Rivoli (non Leini), alle porte di Torino. 

Secondo la ricostruzione degli investigatori, a chiamarlo in strada era stato il giovane ventiduenne al quale Romano, sempre attraverso Facebook, aveva fatto sapere di aver tagliato gli pneumatici. Provocatoriamente sul social network Romano gli aveva scritto di andare a vedere che cosa fosse successo alla sua vettura. 

Pronta la reazione del giovane che, trovandosi davanti chi gli aveva danneggiato l’auto, gli ha sferrato un calcio. Ma Romano, uscito da casa con un coltello da cucina, a sua volta lo ha colpito con tre fendenti, uno dei quali ha provocato un emopneumotorace.

Dopo l’aggressione - fa sapere la Polizia - Romano è rientrato a casa dove ben presto è stato raggiunto dagli agenti del commissariato Rivoli che lo hanno arrestato. A quanto si è saputo, l'uomo più volte era stato denunciato per stalking e danneggiamento, dalla fine dell'anno scorso fino a settembre di quest'anno.
Via: La Stampa
Foto dal web

Londra: scopre entrando su Facebook che la figlia è morta, madre sotto choc


Una donna del Galles scopre la morte della figlia su Facebook. Prova a chiamare sul cellulare e risponde la polizia. E' la triste storia di una madre del Sud del Galles. La donna, Cheryl Jones, 49 anni, navigando sul social network ha appreso della scomparsa della sua unica figlia, Karla, 30 anni, attraverso i messaggi di cordoglio degli amici sul suo profilo. La giovane lascia anche una bambina avuta quando aveva 19 anni.

Sconvolta e incredula, ha chiamato la ragazza al telefono, ma a rispondere è stato un agente della polizia di Gwent che le ha comunicato l'accaduto. Karla, aspirante modella trentenne e madre di una bimba di undici anni, è morta nel suo appartamento, situato a pochi chilometri di distanza da quello della madre. E pensare che Cheryl aveva parlato con la figlia poche ore prima.

Poi una telefonata del nipote la invitava a guardare su Facebook e così la donna, leggendo messaggi di perfetti sconosciuti, ha scoperto la tragica notizia. La donna, che accusa la polizia di non averla avvertita in tempo, non riesce a capacitarsi di quanto accaduto. "In quanto suo parente più prossimo avrei dovuto sapere io per prima la notizia", ha detto al Daily Mail.

"Non so nemmeno quale sia la causa della morte di mia figlia", ha aggiunto. "Non capisco - ha raccontato - come degli estranei, semplicemente usando Facebook, siano venuti a conoscenza della morte di mia figlia". La polizia ritiene che con ogni probabilità la fuga della notizia sia dovuta ad una delle persone presenti sul luogo del ritrovamento, la quale avrebbe diffuso l'accaduto in Rete rendendola visibile a degli sconosciuti prima ancora che alla madre.

Gli inquirenti ora indagano sulla morte di Karla. La ragazza viveva in un appartamento a meno di un miglio di distanza da sua madre, che era stata a casa sua la sera della tragedia. Karla è stata dichiarata morta alle 20:17 del 23 luglio. La polizia è arrivata ​​a casa di Cheryl alle 23:38 di quella sera per confermarle la sua morte. Cheryl ha deciso di presentare una denuncia contro la polizia di Gwent per sapere i motivi del ritardo dell'informazione.


Via: TG Com

Organizza festa compleanno su Facebook: si autoinvitano in 50mila


Una festa di compleanno di un adolescente francese, si è trasformata in un mega-raduno con gente da ogni parte della Francia. E' successo a Chamalières, nel dipartimento Puy-de-Dôme della regione dell’Alvernia, dove un ragazzino che aveva finalmente ricevuto il benestare dai genitori per invitare gli amichetti a casa e festeggiare con loro il suo quattordicesimo compleanno, si è ritrovato in pochi giorni con cinquantamila nomi sulla lista degli invitati.

Yahoo! aggiunge altri due brevetti alla denuncia contro Facebook


Yahoo! rincara la dose ed aggiunge due brevetti alla denuncia depositata il mese scorso sulla presunta violazione di 10 brevetti da parte di Facebook. Dopo la prima denuncia, Facebook ha risposto con una contro-denuncia per violazione da parte di Yahoo! di alcuni suoi brevetti. Ora, la contro-denuncia è stata rimandata al mittente con tanto di critiche circa i brevetti acquisiti da altri gruppi. 

Facebook, infatti, ha recentemente acquistato 650 brevetti da Microsoft e prima ancora 750 brevetti da IBM per rafforzare il suo portafoglio. In totale sono in ballo dunque 12 brevetti. I due brevetti che Yahoo! ha aggiunto al mix sono: US Patent No. 7.933.903, che copre un sistema e metodo per determinare la validità e l'interazione su una rete; US Patent No. 7.698.315, che copre un sistema e metodo che consente agli inserzionisti di gestire le inserzioni di ricerca in un sistema di ricerca pay-for-placement che utilizza il raggruppamento. 

Yahoo! ha anche accusato Facebook di rompere un accordo sulla comunicazione reciproca tra le due società nel caso di possibili violazioni di brevetti prima di andare in tribunale. Yahoo ha rilasciato la seguente dichiarazione circa la sua richiesta presentata venerdì scorso in tribunale: 

"La presentazione di oggi sottolinea l'ampiezza di violazione di Facebook della proprietà intellettuale di Yahoo. Come abbiamo detto in precedenza, le tecnologie Yahoo sono il fondamento della nostra attività che coinvolge più di 700 milioni di visitatori unici mensili e rappresentano lo spirito di innovazione su cui si basa Yahoo. Abbiamo intenzione di tutelare con forza queste tecnologie per i nostri clienti e azionisti."

Yahoo reply to Facebook counterclaims

Via: All Facebook

Germania: rivela su Facebook per vendetta dati del molestatore


Giustizia sommaria che calpesta la privacy o reazione giustificata? Ariane Friedrich, 28 anni, la campionessa tedesca di salto in alto e agente di polizia nella vita extrasportiva, combatte contro un uomo che l'ha molestata su Facebook, inviandole anche una foto dei suoi genitali. Lei ha deciso di reagire. Non si è limitata a denunciarlo, ma ha rivelato sul social network nome e luogo di residenza del suo persecutore.

Molti si sono schierati dalla sua parte, con comprensione, altri la criticano per "essersi fatta giustizia da sola". E i giornali si chiedono se Ariane abbia commesso un reato, se possa essere citata in giudizio, se "abbia fatto la cosa giusta". I pareri sono discordi. Giuridicamente, va tenuto naturalmente conto del fatto che non è provato che la persona accusata sia effettivamente il mittente dei messaggi.

In secondo luogo, sono tre le città che si chiamano come quella indicata dall'atleta tedesca e in una di queste esistono due uomini con lo stesso nome. Persone incolpevoli potranno trovarsi in difficoltà e decidere di avviare un'azione legale. La maggioranza di chi è inizialmente intervenuta su Facebook e sui siti ha sottolineato la priorità di mettere i molestatori in grado di non nuocere.

Intanto, un portavoce della polizia ha detto che si stanno facendo tutti gli accertamenti per risolvere il caso. Nessuna ipotesi, per il momento, di provvedimenti disciplinari. I responsabili dei due sindacati degli agenti hanno elogiato la reazione, "perché il codice penale si applica anche su Internet". Ma Josef Scheuring, presidente della Gewerschaft der Polizei (GdP), ha anche definito "problematica" la scelta di rivelare i dati del molestatore.

Via: Il Corriere della Sera
Foto: Facebook

Clona profilo Facebook di una ragazza: 50enne rinviato a giudizio


Aveva rubato il profilo su Facebook di una ragazza di Modica e per questo un cinquantenne di Vittoria è stato rinviato a giudizio con l'accusa di sostituzione di persona. L'uomo aveva clonato il profilo della ragazza e avrebbe modificato quello fasullo con notizie e dichiarazioni non vere attribuite alla giovane, ignara di tutto. La ragazza, assidua frequentatrice del social network, è rimasta sorpresa quando ha scoperto che i profili presenti su Facebook riportanti le sue foto, le sue informazioni e i suoi amici erano due, e non uno. In esito ad indagini dirette dal sostituto procuratore Gaetano Scollo e coordinate dal procuratore Francesco Puleio, la Procura della Repubblica di Modica ha emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di un cinquantenne di Vittoria, accusato di sostituzione di persona, per avere creato, sul social network Facebook, il falso profilo personale di una giovane di Modica, attribuendole notizie e dichiarazioni non vere. E’ accusato di sostituzione di persona. In sostanza, al fine di recare un danno a S.V., creava un falso profilo sul social network Facebook, sostituendo illegittimamente la propria persona proprio a S.V., utilizzando il nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo dell’abitazione, numero telefonico ad altre informazioni personali di quest’ultima, inducendo in errore gli amici della persona offesa, con i quali scambiava on-line, attraverso messaggi e colloqui mediante servizio chat, pareri e notizie finalizzate ad acquisire informazioni su S.V. e contemporaneamente diffondeva circostanza non vere sul conto di quest’ultima. Il vittoriese era stato denunciato a Modica il 12 gennaio 2010.

Fonte: Ragusa News

Riconosce il suo palpeggiatore su Facebook e lo fà denunciare


Pesantemente palpeggiata in discoteca da uno sconosciuto mentre era in compagnia delle amiche. La vittima dei presunti abusi è una diciassettenne bolognese che la sera del 20 novembre ha denunciato alla polizia quanto accaduto poco prima all'interno di un locale nel pieno centro di Bologna. L'uomo, dopo un mese di indagini, è stato identificato e denunciato. La giovane ha raccontato di essere stata presa di mira da un gruppetto di tre uomini, mentre si trovava con due amiche. Secondo il suo racconto sarebbe stata accerchiata dai tre e mentre due la tenevano ferma, il terzo l'avrebbe ripetutamente toccata nelle parti intime. La ragazza è riuscita a divincolarsi e a chiedere aiuto alle amiche, che hanno chiamato il 113. A quel punto però i tre si erano già dileguati. Alla scena però ha assistito un testimone che ha descritto il gruppetto e fornito particolari utili agli agenti. Dopo un mese gli agenti del commissariato Due Torri-San Francesco sono infatti riusciti a identificare il presunto molestatore, un meccanico bolognese di 48 anni, incensurato. I poliziotti, coordinati dalla Pm Alessandra Serra, sono arrivati a lui anche grazie a un colpo di fortuna. Qualche giorno dopo i fatti, la diciassettenne ha riconosciuto l'uomo in una foto pubblicata sulla pagina Facebook della discoteca per pubblicizzare la serata del 20 novembre. Un'altra indicazione preziosa è arrivata dal testimone che durante le molestie ha sentito il soprannome con cui gli amici chiamavano l'uomo. Il meccanico è stato rintracciato e identificato in foto dalla diciassettenne che successivamente l'ha riconosciuto in un confronto all'americana in questura attraverso uno specchio. Per lui è scattata una denuncia a piede libero per violenza sessuale su minore.

Fonte: Corriere della Sera

Pagina Facebook contro 16enne ucciso, interviene il Codacons


Spunta su Facebook pagina che offende Simona Costa, il sedicenne ucciso a Fiumicino con un pugno alla tempia dal suo migliore amico per una sigaretta non data. Simone Costa: così impari a fare il tirchio: è il titolo della pagina creata ieri sera e poi cancellata dopo le polemiche, ma riapparsa in queste ore. 

"La madre degli imbecilli è sempre incinta. Si tratta di una pagina aberrante, offensiva e incredibilmente diseducativa, in cui la morte per futili motivi viene lodata. L'autore di questa 'genialata' deve essere punito", ha dichiarato il Codacons. "Non è sufficiente chiudere la pagina Facebook in questione e far finta che non sia mai esistita. Per tale motivo stiamo preparando un esposto sia alla Polizia Postale, sia alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiede di individuare l'autore del gruppo e procedere nei suoi confronti per istigazione alla violenza e per altri reati che saranno ravvisabili". 

La pagina veniva non solo giustificata, ma addirittura inneggiata. Nel frattempo, la pagina è comparsa nuovamente in mattinata. "Vergognati!!!!! sarai segnalato alla polizia postale...sicuramente sei un minorenne e non potranno farti niente...però io dico ma i tuoi genitori ?....i minorenni vanno controllati specialmente se sono sulle chat...spero ne risponderanno loro per te", scrive Cristiana. 

E Fiorella aggiunge: "mi dispiace perchè, credo, sarai un ragazzo dell'età di Simone, verrai denunciato ,anzi manca poco che ti troveranno, sicuramente non farai la galera, ma spero con tutto il cuore che ti facciano lavorare in alcuni luoghi 'socialmente utili'...dove la vita vale un tesoro...dove la vita è bella viverla fino all'ultimo giorno...dove tu, capirai, che deridere un ragazzo morto per mano di un'amico...è orribile!!! (una mamma)".

Via: Il Secolo XIX

Gruppi bestemmia su Facebook, si rischia multa fino a 309 euro


Per gli irriducibili della bestemmia su Facebook può scattare la denuncia. Il blog cattolico Pontifex.Roma ha infatti dichiarato guerra ai gruppi sul social network che propagandano la bestemmia, denunciandoli penalmente e chiedendone "l'immediato oscuramento". La denuncia è stata presentata ai sensi dell'articolo 724 del Codice Penale - così come modificato da una sentenza della Consulta nel 1995 e da un decreto legislativo del 1999 - che punisce "chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità".

Ruba il profilo Facebook e la perseguita per 3 anni, denunciata


Ha aperto un falso profilo Facebook di una collega di lavoro e le ha reso la vita un inferno per tre anni, costringendola ad abbandonare l'impiego e l'abitazione. La vittima e' una 36enne di Prato, mentre la sua persecutrice è una donna di 32 anni, residente a Sesto Fiorentino (Firenze), denunciata per stalking e sostituzione dalla polizia. A scatenare gli atti persecutori è stata la convinzione della stalker che la 32enne flirtasse con un collega di cui si era invaghita lei.

Litiga su Facebook e viene aggredita dai parenti, denunciati


Una lite "virtuale" iniziata davanti al PC è degenerata a sorpresa della vittima in "vere" botte. E' successo a Roma, nel quartiere Monteverde, dove zio e cugino sono stati denunciati per avere aggredito la nipote 17enne. Tutto e' nato su Facebook quando la ragazza ha agganciato un vivace scambio di battute con il marito della sorella di suo padre: oggetto della discussione, il rammarico della giovane per essere stata avvertita in ritardo della morte del nonno.