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Apocalisse a Palermo, viaggiavano su Facebook le minacce del boss


Scorrendo il diario pubblico del profilo Facebook di uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione antimafia "Apocalisse", che ha portato alla cattura di 95 persone a Palermo, ci si imbatte in decine di foto con un unico tema: la condanna dei pentiti e dei collaboratori di giustizia, e l'apprezzamento della "legge" dell'omertà, del "farsi i fatti propri". La pagina è quella che Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi ritenuto a capo della cosca dell'Arenella, condivide con la compagna.

Mostrano su Facebook il bottino delle loro rapine, 5 romeni arrestati


Mostravano con sfrontatezza sul social network Facebook il denaro frutto delle loro rapine, sicuri di non essere individuati. Ma cosi non è andata perché i poliziotti della Squadra mobile di Novara, coadiuvati da quelli di Torino, li hanno sorpresi e arrestati. Si tratta di cinque giovani romeni, tutti domiciliati a Torino e provincia, responsabili di una serie di rapine. 

A loro carico anche l'accusa di associazione per delinquere in quanto i criminali avevano messo su una vera e propria organizzazione dove ognuno aveva il suo ruolo e il suo incarico. Inoltre i cinque avevano compiuto le rapine in modo estremamente violento, colpendo le vittime, tutte donne, con pugni in faccia anche se non opponevano alcuna resistenza.

In alcuni casi le donne erano anziane ed hanno subito lesioni gravissime. Una decina i colpi messi a segno dalla banda nelle ultime settimane. Gli arrestati sono responsabili delle 4 rapine avvenute a Novara lo scorso 30 dicembre e 2 gennaio; delle 3 rapine avvenute ad Asti il 5 gennaio 2014; nonché dei 2 furti con strappo avvenuti a Torino l'11 e il 17 gennaio 2014.

I poliziotti hanno effettuato anche perquisizioni nei confronti degli arrestati: sono stati sequestrati numerosi telefoni cellulari rubati alle vittime durante le rapine e alcuni capi d'abbigliamento che i malavitosi indossavano durante gli episodi criminosi. E' probabile che la banda si stesse preparando ad ampliare il suo raggio di azione e a commettere rapine anche in casa.

"Siamo intervenuti appena in tempo: la banda si stava preparando a un salto di qualità". Lo ha dichiarato il Procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo, commentando l'inchiesta che ha portato all'arresto per rapina, lesioni e associazione a delinquere di cinque romeni. La convivente di uno degli arrestati è stata invece denunciata per ricettazione.

Via: ANSA

Voleva conoscere una donna su Facebook: arrestato latitante a Rende


E' stato tradito da Facebook e dalla voglia di incontrare e conoscere una donna. Si è conclusa in questo modo a Rende la latitanza di Giuseppe Quagliarello, di 31 anni, ricercato dal giugno scorso perché destinatario di una ordinanza di custodia cautelare emessa dai giudici del tribunale di Napoli. Quagliarello viveva tranquillamente in un appartamento a Rende dove si era trasferito da giugno, subito dopo essere sfuggito al provvedimento restrittivo, e conduceva una vita normalissima. 

Il latitante aveva trovato lavoro anche come stagionale in una struttura alberghiera della costa tirrenica. Da alcune settimane gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza avevano individuato il profilo Facebook del latitante e lo hanno contattato attraverso la creazione di un profilo esca femminile. Tra la Polizia ed il latitante ci sono stati alcuni contatti che hanno consentito di individuare in modo preciso il luogo dove si trovava. 

Attraverso il profilo del social network è stato stabilito un primo contatto, al quale hanno fatto seguito alcune telefonate, in particolare con una poliziotta della Squadra Mobile che si è finta utente del profilo. L'agente è riuscita a creare un rapporto di fiducia con Quagliarello e, dopo numerosi contatti, ha fissato un appuntamento, per incontrare il ricercato.

All'incontro però si sono presentati anche gli agenti della Squadra Mobile, che hanno arrestato il latitante. L'uomo non ha opposto resistenza e, dopo gli accertamenti di rito, è stato accompagnato nel carcere di Cosenza. Il latitante era ricercato dal giugno scorso per i reati di violenza privata, minacce aggravate dall'uso di armi e da metodi mafiosi. Quagliarello avrebbe minacciato i familiari di un pentito, sottoposti a programma speciale di collaborazione. 

In particolare avrebbe cercato di indurre la moglie del collaboratore di giustizia a mettersi in contatto con i suoi familiari per avere notizie sull'arresto del marito, sul suo cambio di avvocato e sul luogo di detenzione nonché sul luogo di residenza della stessa e sul perché di tutti questi fatti non fossero stati informati i "compagni". I reati contestati a Quagliarello sono aggravati dal fatto di far parte di una organizzazione di tipo mafioso, capeggiata dai fratelli De Micco e collegata con il clan Cuccaro di Barra.

Fonte: RaiNews24 

Usa: mette su Facebook foto con figlia, poi la uccide e tenta suicidio


Un giovane padre posta la foto della figlia di 19 mesi su Facebook e la uccide con una pistola che poi punta su di sè. Per la piccola non c'è stato nulla da fare, mentre Merrick McKoy è ricoverato in ospedale. E' successo nella mattinata di lunedì a Westmister in Colorado e il motivo della azione estrema dell'uomo è una lite furibonda con la mamma della bimba, Kim Phanthavongsa. 

Sul profilo del social network, il 22enne aveva pubblicato: "Ti avevo detto che non avrei potuto vivere senza di te, forse pensavi stessi giocando, adesso io e mia figlia ci togliamo di mezzo". Poi il suo ultimo post: "Non giudicatemi non avevo scelta". Sotto choc Kim, 21 anni, che ha raccontato alla polizia di essersi svegliata con la pistola puntata e poi di essere riuscita ad andare dai vicini per chiamare il 911.


McKoy è sopravvissuto alla ferita d'arma da fuoco ed è stato ricoverato in ospedale in Colorado. La giovane ha spiegato che Merrick era un ragazzo molto geloso e possessivo. McKoy era stato anche oggetto di un ordine restrittivo dopo un incidente di violenza domestica nei confronti di Kim. Era stato accusato di aggressione, furto con scasso, violazione di domicilio e molestie.

La polizia ha detto che su McKoy era stato emesso un ordine restrittivo della libertà personale che gli vietava di essere in quel appartamento. McKoy era stato arrestato dalla polizia di Westminster il 27 settembre ed un giudice della contea di Adams aveva emesso l'ordine tre giorni dopo, il 30 settembre, lo stesso giorno che McKoy è stato rilasciato dal carcere dopo l'invio di 20.000 dollari di cauzione.


Fonte: AGI
Via: WCPO
Foto: Facebook

Salerno: adescavano minori su Facebook, in manette due casalinghe


Due casalinghe di 27 e 29 anni "incapaci di tenere a freno i propri istinti sessuali, nonostante i rapporti con altri uomini", sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Salerno perchè circuivano sui social network minorenni per convincerli ad avere rapporti sessuali. Le donne, residenti nel Vallo di Diano, sono state poste ai domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Salerno.  

Le indagini sono partite dalla denuncia presentata dalla madre di un minorenne che, preoccupata per gli atteggiamenti del figlio non ancora 14enne, ha raccontato i propri dubbi ai militari. L'adolescente aveva iniziato a dimostrare disinteresse per gli studi e ad allontanarsi dall'abitazione familiare, anche di notte, senza motivo e senza autorizzazione preventiva dei genitori. 

Il padre e la madre del ragazzo hanno iniziato così una serie di ricerche, sia nei luoghi di ritrovo dei suoi coetanei sia accedendo al suo profilo Facebook. Sul social network sono stati così individuati alcuni messaggi inequivocabilmente a sfondo sessuale. Il minorenne ha poi confessato ai propri genitori di essere stato adescato, convinto a intrattenere rapporti intimi proprio dalle due donne arrestate. 

Le successive indagini hanno accertato che alcuni genitori dei minori adescati si erano addirittura rifiutati di denunciare quanto accaduto. Le investigazioni, però, hanno permesso con pedinamenti e intercettazioni di accertare la responsabilità delle due casalinghe. In ben due occasioni una delle due arrestate aveva condotto un bimbo di 10 anni all'interno dei bagni pubblici comunali per "far provare un bambino a un uomo". 

Intercettazioni e servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati, ma anche monitoraggio di profili sul social network, hanno consentito l'emissione del provvedimento restrittivo emesso dal Gip.  I reati contestati sono di "atti sessuali con minorenni infraquattordicenni". Nel corso di alcune perquisizioni domiciliari è stato anche sottoposto a sequestro materiale utile per proseguire le indagini.

Fonte: AGI
Via: TMNews

Presunto ladro seriale riconosciuto su Facebook da vittime, arrestato


E' stato riconosciuto dalle vittime dei furti su Facebook: G.H., 30 anni, pregiudicato, senza occupazione, nato a Palermo e residente a Lecce nel campo nomadi "Panareo", sulla statale 7ter, è stato arrestato dai carabinieri della Stazione di Trepuzzi che hanno eseguito sabato sera una ordinanza di custodia cautelare in carcere. 

La misura, emessa dal gip Giovanni Gallo, su richiesta del pm Giuseppe Capoccia, riunisce i gravi indizi di colpevolezza relativamente a ben cinque furti in abitazione aggravati, consumati o tentati. I militari, grazie a una telecamera posta in lontananza, riuscirono anche a ricostruire la dinamica del furto, tutt'altro che pianificato. 

Una Station Wagon scura di grossa cilindrata si era avvicinata all'abitazione, uno dei passeggeri era uscito munito di un piede di porco e, dopo aver suonato il campanello e non aver ottenuto risposta, aveva forzato la porta d'ingresso consentendo l'ingresso ai complici, due o tre. L'azione in tutto era durata non più di tre minuti. 

Dalle indagini è emerso che il modo di agire era simile a quello di diversi casi di furti in abitazione commessi quest'ultima estate. In quattro di essi (un furto tentato a Novoli l'1 agosto e tre consumati a Lecce e Novoli il 12 luglio, l'ultimo a Campi il 4 agosto), come nel caso di Trepuzzi, i proprietari di casa nel rientrare avevano incrociato i malviventi, e di essi ricordavano chiaramente il capobanda, molto simile a quello di Trepuzzi. 

Ne è nata una frenetica ricerca di persone sospettabili e soprattutto di fotografie recenti. Per quanto riguarda G.H., una grossa mano l'ha data Facebook dove è stato riconosciuto senza ombra di dubbio da tutte e cinque le vittime. Sono ancora in corso le indagini per individuare gli altri componenti della banda, sicuramente più attenti del capo.

Fonte: Adnkronos
Foto dal web

Posta su Facebook foto hard della ex diciassettenne, arrestato stalker


Pubblica su Facebook le foto pornografiche che aveva realizzato con l'ex fidanzata con cui ha troncato la relazione da tempo e viene arrestato. E' successo a Caltanissetta dove i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile hanno arrestato Davide Miraglia. E' accusato di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico, diffamazione e minaccia. 

Miraglia era agli arresti domiciliari, perchè era già stato incriminato per stalking nei confronti della minorenne, alla quale è legato da una parentela. Un'indagine che s'è mossa sull'asse Caltanissetta-California, in particolare a Palo Alto dove ha sede Facebook. 

E' stata la madre della diciassettenne a denunciare lo scorso 2 settembre che sul profilo Facebook di Miraglia erano state postate scatti hard in cui v'era in posa la figlia e che altre immagini compromettenti erano state pubblicate su un secondo profilo. 

Miraglia, inoltre, avrebbe inviato un sms all'ex fidanzata minacciandola che avrebbe fatto girare altre foto osè se non fossero tornati insieme. Ma scavando nella rete, i carabinieri hanno individuato un terzo profilo dove Miraglia aveva pubblicato altre foto. 

Venerdì notte i carabinieri hanno perquisito l'abitazione di Miraglia, sequestrando diversi cellulari, numerosi Cd e un computer che saranno analizzati dagli specialisti per verificare se contengano altro materiale pedo-pornografico. Ora le indagini dei carabinieri mirano ad individuare se vi sono stati altri utenti di Facebook che hanno condiviso le foto pubblicate da Davide Miraglia.

Via: AGI
Foto dal web

Miami: uccide la moglie e posta foto cadavere su Facebook, arrestato


Un 31enne americano si e' costituito alla polizia di Miami dopo aver ucciso la moglie e aver postato su Facebook una foto del corpo martoriato della donna. E' stato lo stesso Derek Medina a raccontare l'omicidio della 26enne Jennifer Alfonso, pubblicando sul social network un messaggio: "Andro' in prigione o verro' condannato a morte per aver ucciso mia moglie, mi vedrete tra le notizie". 

"Mia moglie mi stava picchiando e non volevo piu' sottostare all'abuso, cosi' ho fatto quello che ho fatto, spero che capirete", ha spiegato. Dopo averlo interrogato, gli inquirenti si sono recati sul luogo del presunto delitto, dove "hanno trovato la vittima deceduta per colpi d'arma da fuoco cosi' come la figlia di 10 anni illesa". "Il movente al momento e' ignoto", ha fatto sapere la polizia. 

La foto del corpo di Jennifer sul pavimento, con la faccia e le braccia ricoperte di sangue, e' rimasta per circa 5 ore su Facebook, e condivisa 170 volte, prima che la pagina venisse bloccata dal social network, con i commenti allarmati degli amici che chiedevano cosa fosse successo. Nell'abitazione c'era anche la figlia di 10 anni, che fortunatamente è rimasta illesa. Nella versione del padre di Medina, la coppia aveva avuto un violento litigio.

"Ha semplicemente detto che sua moglie aveva preso un coltello per avventarsi contro di lui, hanno avuto un grosso scontro e lui gli ha sparato". Medina condivideva la sua vita on-line con video postati sul suo canale di YouTube. Ha pubblicato dei libri e teneva un sito web chiamato EmotionalWriter.com. I suoi libri pretendono di essere sulla "comunicazione efficace" e "suggerimenti di consulenza matrimoniale", secondo il sito web. 

"Derek medina è uno scrittore emozionale. Il suo obiettivo è quello di salvare la vita delle persone attraverso i suoi libri che ha pubblicato", dice il sito. "Il mio obiettivo è per voi, i lettori, di aprire gli occhi e cambiare per il meglio." Ore prima dell'uccisione, Medina ha postato una foto di sua moglie, sua figlia e se stesso a cena insieme all'aperto in un porto turistico. Erano tutti sorridenti.


Fonte: AGI
Via: CNN

India, vende neonato su Facebook per 11mila euro: arrestato nonno


Un uomo è stato arrestato nello stato indiano nord occidentale del Punjab per aver venduto un neonato, suo nipote, su Facebook per 800 mila rupie (oltre 11 mila euro). Lo riferisce oggi la tv Zee News. Lo scioccante caso è successo nella città di Ludhiana e ha coinvolto tre persone complici nel losco affare tutte arrestate dalla polizia.

Il piccolo era stato rapito dallo zio materno subito dopo la sua nascita in un ospedale della città. L’uomo aveva detto alla nipote che aveva partorito un feto morto. D’accordo con una infermiera, identificata con il solo nome Sunita, ha quindi «venduto» il neonato a un altro dipendente del nosocomio, il Satyam Hospital, per una cifra equivalente a 640 euro.

Quest’ultimo ha messo un annuncio su Facebook a cui ha risposto un amico di New Delhi che ha offerto oltre 11 mila euro per avere il bambino. Nel frattempo però la neo madre, non credendo alla morte del neonato, ha denunciato il genitore alla polizia. Gli investigatori sono riusciti a risalire ai complici del rapimento e a ritrovare il bambino.

La televisione precisa però che «l’acquirente», un imprenditore, ha fatto perdere le proprie tracce. Di recente a New Delhi, e in altre parti dell’India, c’è stata una escalation di rapimenti e di violenze sessuali su bambini che hanno provocato diverse proteste da parte di associazioni per la difesa dei diritti umani e dei partiti dell’Opposizione.


Via: La Stampa
Foto dal web

Scopre su Facebook rivale amoroso: gli taglia gomme e lo accoltella


Ha scoperto il suo rivale in amore su Facebook e lo ha ferito a coltellate. L’aggressore è stato arrestato dalla polizia, la vittima si trova ricoverata in ospedale in prognosi riservata. È accaduto a Leinì, nel torinese. L’uomo aveva scoperto, navigando sulla rete, che la giovane di cui si era invaghito senza essere corrisposto, si intratteneva con un ragazzo di 22 anni. 

Prima gli ha danneggiato l’auto, poi, durante una lite, lo ha colpito con tre coltellate. L’aggressore, Roberto Romano, 35 anni, è stato arrestato con l’accusa di lesioni aggravate. L’epilogo, che ha sfiorato la tragedia, è avvenuto sotto casa sua, a Rivoli (non Leini), alle porte di Torino. 

Secondo la ricostruzione degli investigatori, a chiamarlo in strada era stato il giovane ventiduenne al quale Romano, sempre attraverso Facebook, aveva fatto sapere di aver tagliato gli pneumatici. Provocatoriamente sul social network Romano gli aveva scritto di andare a vedere che cosa fosse successo alla sua vettura. 

Pronta la reazione del giovane che, trovandosi davanti chi gli aveva danneggiato l’auto, gli ha sferrato un calcio. Ma Romano, uscito da casa con un coltello da cucina, a sua volta lo ha colpito con tre fendenti, uno dei quali ha provocato un emopneumotorace.

Dopo l’aggressione - fa sapere la Polizia - Romano è rientrato a casa dove ben presto è stato raggiunto dagli agenti del commissariato Rivoli che lo hanno arrestato. A quanto si è saputo, l'uomo più volte era stato denunciato per stalking e danneggiamento, dalla fine dell'anno scorso fino a settembre di quest'anno.
Via: La Stampa
Foto dal web

Rivendica 50% quota Facebook con prove false: arrestato Paul Ceglia


Paul Ceglia, 39 anni, l'imprenditore internet che ha reclamato in tribunale la metà di Facebook, è stato arrestato dai federali con l'accusa di frode. Ceglia è accusato di aver "fabbricato e distrutto" prove per portare avanti la sua causa contro l'ad e fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg. Ceglia in una causa avviata nel luglio 2010 contro Zuckerberg ha affermato di aver siglato nel 2003 un accordo in base al quale gli sarebbe spettato il 50% del social network.

Paul Ceglia è stato accusato di frode postale e elettronica per aver costruito prove a sostegno della sua  partecipazione in Facebook in virtù di un accordo del 2003 con Zuckerberg. Ceglia aveva citato in giudizio la società e il suo capo esecutivo nel 2010, sostenendo che aveva diritto ad una quota di partecipazione del 50%. Zuckerberg, mentre studiava alla Harvard University, aveva fatto il lavoro di programmazione per l'azienda di Ceglia, StreetFax.com



Nella sua causa, presentata alla corte federale di Buffalo, New York, Ceglia aveva sostenuto che Zuckerberg aveva condiviso i suoi piani per un sito di social networking con lui mentre lavorava in StreetFax. Per costruire il suo caso, Ceglia ha presentato presunte e-mail da Zuckerberg. Ma Zuckerberg ha detto che non aveva mai concepito l'idea per Facebook fino al dicembre 2003, e ha presentato le sue e-mail personali per provare la sua versione. 

Ceglia ha ingaggiato una serie di avvocati di primo piano per portare avanti la causa, tra cui lo studio DLA Piper e Milberg, che ha lavorato sul caso ma in seguito si è ritirato. Ceglia è stato arrestato nella sua casa il venerdì mattina e si è presentato al tribunale federale di Buffalo nel pomeriggio. Nell'udienza, un giudice federale ha fissato la cauzione in 21.000 dollari. Ciascuna delle accuse contro di lui comporta una pena massima di 20 anni di carcere.


Fonte: Financial Times
Via: Rai News24
Foto: Facebook

Olanda/ festa compleanno su Facebook: si presentano in 30 mila, arresti


Ha commesso il piccolo errore di non rendere "privato" l'invito, postato su Facebook, alla sua festa dei 16 anni. Così, Venerdì sera, Haren, una cittadina di 18.000 anime nel nord dell'Olanda, dove abita la ragazzina che festeggiava il compleanno, è stata invasa da 30.000 giovani. L'arrivo delle forze dell'ordine ha provocato una violenta reazione dei giovani che hanno cominciato a lanciare pietre contro gli agenti.

Diverse abitazioni e auto parcheggiate in sosta sono state danneggiate, un supermercato è stato saccheggiato. Quattro persone sono state arrestate. L'errore della giovane è stato quello di rendere visibile a tutta la Rete l'annuncio della festa. Il "tam-tam" attraverso il social network ha trasformato, in poco tempo, un compleanno nell'evento Project X Haren, facendo riferimento al film americano Projet X.



Trentaquattro arresti, 29 feriti e danni per almeno un milione di euro. Sembra un bilancio di guerra, e in effetti lo è, ma all'origine c'è la festa di compleanno organizzata dalla 16enne che ha dimenticato di rendere privato l'evento su Facebook, e così alla sua porta si sono presentate migliaia di persone. Con le previdibili tensioni che hanno innescato scontri, distruzioni, saccheggi, incendi e feriti nella cittadina di Haren.

I danni causati dalla massa di giovani scatenati ammonta, secondo le autorità locali, ad almeno un milione di euro. Gli scontri sono scoppiati quando la polizia è intervenuta e i ragazzi hanno reagito lanciando pietre contro le forze dell'ordine, in perfetto stile riot urbana. E probabilmente il 16enne festeggiato non dimenticherà facilmente questo compleanno, così come i suoi concittadini.


Fonte: Scallywagandvagabond
Via: TM News

Pedofilia: arrestato allenatore basket, usava Facebook per circuire vittime


I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno arrestato A.D., romano di 46 anni, per violenza sessuale su minori, atti sessuali con minorenni e induzione alla prostituzione minorile, reati commessi in un arco temporale compreso tra il 2007 ed il 2012. Lo rende noto un comunicato dell'Arma del Lazio. L'uomo si trova ora nel carcere di Regina Coeli.

"L'uomo, di professione assicuratore, svolgeva anche l'attività di allenatore di una squadra maschile di basket presso un circolo sportivo in un quartiere periferico nella zona Est di Roma, composta da minori dell'età compresa tra i 12 e i 15 anni, sfruttando tale ruolo per circuirne alcuni e indurli al compimento di atti sessuali", scrivono i carabinieri.

"L'indagato era solito instaurare con loro un rapporto confidenziale paritario, ricorrendo anche a Facebook ove le vittime venivano coinvolte progressivamente in discussioni a sfondo sessuale sempre piu' spinte, culminanti in espliciti tentativi di approccio sessuale, caratterizzati da un equivoco atteggiamento scherzoso e goliardico".

 Le indagini sono state avviate proprio grazie alla denuncia di alcuni genitori delle vittime i quali, insospettiti dagli atteggiamenti troppo confidenziali di A.D. verso i loro figli, avevano controllato i computer di casa, trovando delle conversazioni di Facebook particolarmente spinte tra i minori e l'indagato.

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di far luce anche su altri abusi, reiterati dall'indagato per diversi anni, nei confronti di alcuni giovani di un campeggio nei pressi del lago di Bracciano, dove l'indagato trascorreva le vacanze estive. Sei i minori, tutti maschi, individuati quali vittime. Le indagini comunque proseguono, visto che l'indagato aveva creato una vasta rete di contatti.

Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano

Australia, pubblica su Facebook foto nude della ex: condannato


Un uomo australiano è stato condannato a sei mesi di carcere per aver pubblicato su Facebook le foto nude della sua ex fidanzata. Si tratta della prima condanna legata al mondo dei social network in Australia e una delle poche al mondo. I documenti del tribunale hanno rivelato che Ravshan ''Ronnie'' Usmanov, 20 anni, di Sydney, ha pubblicato sei foto nude della sua ex-fidanzata su Facebook poco dopo essersi lasciati. Le foto hanno mostrato la sua ex-fidanzata "nuda in certe posizioni e mostrando chiaramente i seni e genitali". 

Usmanov, un controllore di credito per una compagnia di navigazione, come ha riferito alla polizia ha detto: "Ho messo le foto perché lei mi ha ferito ed era l'unica cosa per farle del male". Usmanov ha inviato un messaggio alla sua fidanzata dopo aver postato le foto su Facebook, dicendo: "alcune delle tue foto sono su Facebook". La donna, che non è stato identificata, ha implorato Usmanov di ritirare le foto. Al suo rifiuto, la donna ha chiamato la polizia. Il magistrato, Jane Mottley, ha dichiarato:

"La nuova tecnologia di questi anni consente l'accesso immediato al mondo, come il sito di social networking Facebook e non limita i confini, producendo danni incalcolabili per la reputazione di una persona causati dalla irresponsabile pubblicazione di informazioni attraverso quel mezzo. Con la sua popolarità e il reale danno potenziale, vi è una reale necessità di scoraggiare l'uso di questo mezzo per commettere reati di questo tipo".

Nel 2010 un uomo della Nuova Zelanda Joshua Simon Ashby, 20 anni, è stato condannato a quattro mesi di carcere per la pubblicazione di una foto nuda della sua ex fidanzata su Facebook. L'avvocato di Usmanov, Maggie Sten, aveva sostenuto che il suo non era un reato grave'','' a cui Mottley ha risposto: "Cosa potrebbe essere più grave della pubblicazione di fotografie di nudo di una donna su internet?". E ha aggiunto: "una cosa è pubblicare un articolo in forma di stampa con tiratura limitata. Ciò può influenzare la gravità oggettiva del reato, ma una volta che va su Facebook diventa disponibile a livello mondiale sul Web''.

Ricatta donna conosciuta su Facebook, arrestato dopo inseguimento


Ricatta una giovane conosciuta su Facebook e finisce in carcere per tentato omicidio, tentata estorsione, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. L'uomo arrestato ha 36 anni ed è sposato con prole, mentre la donna ha 23 anni. Sul social network l'uomo si è presentato con un nome falso, vantando solo il suo fisico da palestra. 

Lei è rimasta affascinata dalla bellezza del suo interlocutore e così i due hanno cominciato a scambiarsi e-mail fino a quando la ragazza ha inviato all'uomo alcune sue fotografie riservate. L'uomo è riuscito ad ottenere un appuntamento, ma per la giovane è stata una delusione vedere l'uomo dal vivo. 

A quel punto la 23enne ha cercato di limitare i contatti, ma l'uomo si sarebbe invaghito di lei cominciando a ricattarla, ovvero inviando per e-mail alla sorella della sua amica virtuale quelle foto che in lui avevano scatenato l'urgenza di fissare l'incontro. 

Foto che se fossero finite nelle mani dei genitori della ragazza avrebbero potuto procurarle seri problemi. La 23enne, quindi, si è rivolta alla polizia. Gli agenti del commissariato di Corato (Bari) hanno consigliato alla giovane di fissare con l'uomo un appuntamento e i due si sono incontrati nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Barletta. 

Lui l'ha invitata a salire a bordo dell'auto; lei, invece, a scendere dal mezzo per andare al bar. L'uomo ha capito ed è partito investendo un sovrintendente di polizia che stava per intervenire. L'inseguimento si è concluso a Zapponeta (Foggia), paese di residenza dell'uomo, operaio dipendente di un salottificio a Cerignola.

Conosce fidanzato su Facebook, 13enne costretta a prostituirsi


Tra le sue amiche quasi tutte sapevano del suo amore nato via chat. Ma dietro quell'amore sbocciato su internet si nascondeva ben altra storia. La ragazzina è finita nel giro della prostituzione. I carabinieri hanno arrestato l'amico conosciuto su Facebook, un romeno di 24 anni, e un trans italiano di 65. E' stata così ritrovata la tredicenne, nata in Italia da genitori arrivati dalla ex Jugoslavia nel 1990, scomparsa sabato scorso a Besnate nel varesotto.

I carabinieri non hanno impiegato molto per seguirne le tracce, disseminate un po' ovunque. Un numero di cellulare sul diario, qualche messaggio rimasto su Facebook, le ammissioni delle amiche che comunque sapevano solo quello che lei aveva raccontato. La ragazzina, la cui foto è comparsa anche sul sito di Chi l'ha visto? (capelli e occhi neri, alta 1,65), era in un appartamento a Milano, dove l'aveva portata il giovane conosciuto via Facebook.

Un'abitazione di proprietà di un trans italiano, già noto per induzione e sfruttamento della prostituzione. Come tutti i suoi coetanei la ragazza trascorreva molto del suo tempo libero sul social network. Così ha conosciuto il giovane che l'ha adescata, presentandosi come uno studente italiano di 17 anni. Si erano incontrati e la ragazza, pare, non aveva sospettato nessuna bugia.

Quattro o cinque gli appuntamenti e la studentessa aveva cominciato a disertare le lezioni. Fino a sabato scorso quando il romeno la convince a non tornare a casa per stare con lui. Ancora non è stato accertato se e con quanti clienti l'adolescente ha avuto contatti. Adesso ci si interroga sui reali pericoli del grooming, l'adescamento dei minori sul Web in aumento.

Via: ANSA

Adesca 12enne su Facebook, arrestato per stupro nel veronese


Adesca una 12enne su Facebook, poi abusa di lei: arrestato dai carabinieri nel veronese un 33enne con l'accusa di violenza sessuale. L'uomo si è giustificato così di fronte ai carabinieri: "Era consenziente". Dopo complesse e delicate indagini, i carabinieri della compagnia di Valdagno, in provincia di Vicenza, hanno arrestato M.Z., 33 anni, residente a Grezzana, in provincia di Verona. L'uomo - spiegano i carabinieri - ha conosciuto una 12enne del vicentino tramite Facebook, ha allacciato 'un'amicizia' sul social network, poi è riuscito a convincerla ad accompagnarlo nella sua casa e a trascorrere con lui tutta la notte e il giorno seguente. I genitori della 12enne hanno presentato una denuncia di scomparsa e sono immediatamente scattate le indagini dei carabinieri, al termine delle quali è emerso che l'uomo avrebbe compiuto atti sessuali sulla minore. Arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata, l'uomo si è difeso dicendo che la 12enne era consenziente. Il 33enne è stato portato nel carcere di Verona Montorio, ed è ora in attesa dell'interrogatorio di garanzia da parte del gip di Verona. Ricordiamo che, anche in assenza di "atti di contatto fisico'', se la condotta di un presunto pedofilo e' ''oggettivamente idonea a violare la liberta' di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale'' e c'e' ''l'intenzione di raggiungere l'appagamento dei propri istinti sessuali'', si configura il reato di tentata violenza sessuale. Per questi motivi il gup di Milano Maria Grazia Domanico aveva condannato a 3 anni di reclusione un maresciallo dell'esercito, arrestato nel marzo 2011 per aver adescato su Facebook una ragazzina di 12 anni, che era stata compagna della figlia, cercando di portarla a casa sua.

Via: TM News

Tradito da Facebook, preso un ricercato per omicidio e rapine


Tradito da Facebook, e' stato arrestato a Berna dopo un anno e mezzo di indagini, il 31enne algerino Abbes Benesouci accusato dell'omicidio della prostituta Veronica Crosati, il 26 luglio 2010 a Milano. Rapinatore seriale, Benesouci aveva un profilo Facebook e lo studio della localizzazione degli accessi e' stato fondamentale per l'individuazione.

Camorra, su Facebook pagina choc inneggia al boss Zagaria


Ha scosso l’opinione pubblica la notizia di una pagina su Facebook a sostegno del boss dei Casalesi, Michele Zagaria. Per ora sono in pochi, ma l’idea di creare una pagina fan dedicata al boss ha comunque attecchito nella mente di qualche troll o nostalgico simpatizzante del clan. “Michele Zagaria”, personaggio pubblico. Questa la dicitura della fan page. Segue una sintetica e sgrammaticata descrizione: “Quante persone stiamo dalla parte di Michele Zagaria”. 

Per ora una sessantina, per fortuna. E si spera rimangano tali. Come scrive il Quotidiano.net "la pagina è stata inaugurata con una foto emblematica: un kalashnikov, ormai diventato, nell’immaginario camorristico campano, simbolo del braccio armato del clan, incarnato da personaggi come Giuseppe Setola". Segue una biografia del boss Zagaria, con tanto di “mi piace” e commento da parte di un utente: “Non si doveva mai far prendere”. 

Resta ora da vedere se la non proverbiale, a volte, solerzia di Facebook possa far procedere o meno alla rimozione della pagina. Michele Zagaria, dopo l'arresto, è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Novara, in regime di 41 bis, firmato dal Guardasigilli Paola Severino. Zagaria, a quanto si è appreso, è sorvegliato a vista, nell'area riservata del penitenziario, la stessa ove è stato a lungo recluso Bernardo Provenzano. Nel covo del boss è stato trovato un PC e un portatile, sequestrati dalla Squadra mobile casertana e consegnati ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno coordinato l'operazione.




Accoltellò ragazzo davanti a discoteca, preso grazie a Facebook


Tentato omicidio è l'accusa per un egiziano che la notte di Halloween accoltellò un suo coetaneo albanese mentre erano in fila davanti alla discoteca Yab di Firenze. Il ragazzo è stato arrestato anche grazie a Facebook. Sul suo profilo la Polizia ha trovato elementi che poi hanno contribuito all'arresto. Tra accoltellatore e vittima già in passato c'erano state altre liti. Il 22enne aveva amici in comune su Facebook con la sua vittima. 

Secondo quanto emerso, gli agenti della squadra mobile hanno condotto le indagini avvalendosi dei racconti di alcuni testimoni, e delle informazioni fornite dallo stesso albanese, che a seguito dell'aggressione riportò 40 giorni di prognosi per una perforazione del polmone. L'assalitore, che aveva contatti Facebook con alcuni amici della vittima, è stato identificato anche grazie alle verifiche effettuate sul suo profilo. 

In base a quanto ricostruito, in passato il ventenne albanese aveva avuto più volte a che fare con il suo aggressore, avendolo incontrato varie volte nel centro cittadino e in vari locali: pochi giorni prima del ferimento i due avevano avuto una lite dopo essersi incontrati causalmente alla stazione di Santa Maria Novella. Inoltre, sempre in base a quanto appreso, l'egiziano aveva già tentato di accoltellarlo la scorsa estate, durante un litigio all'interno di una discoteca fiorentina. 

Alcuni giorni dopo il tentato omicidio l'uomo sarebbe stato sentito da alcuni testimoni mentre ammetteva di aver colpito l'albanese con il coltello perchè si era comportato male con lui, commentando la sua azione con la frase "se l'è meritata". Dopo aver formato un fascicolo fotografico con immagini prese dal social network l'aggressore è stato riconosciuto dalla vittima e arrestato.

Via: Corriere Fiorentino