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Datore di lavoro può spiare dipendente con profilo fake su Facebook


Il datore di lavoro può adottare una falsa identità per "adescare" su Facebook il dipendente sospettato di chattare durante l'orario di lavoro mettendo così a repentaglio la sicurezza degli impianti ai quali è addetto e il regolare funzionamento dell'azienda. Lo afferma la Cassazione sottolineando che questo tipo di controllo è lecito in quanto non ha "ad oggetto l'attività lavorativa e il suo esatto adempimento, ma l'eventuale perpetrazione di comportamenti illeciti da parte del dipendente" già "manifestatisi" in precedenza.

Insulti su Facebook possono costare il carcere, lo dice la Cassazione


La Suprema Corte ha stabilito che per le offese sul social network la competenza non è del Giudice di Pace ma del Tribunale ordinario. La diffamazione tramite Facebook può essere punita con il carcere. Lo ha deciso la Prima sezione penale della Corte di Cassazione. I giudici sono stati chiamati a decidere su una querela che nel 2010, in seguito a una burrascosa separazione, una donna aveva presentato nei confronti dell'ex marito accusandolo di aver pubblicato sul social network alcuni post e commenti dal contenuto diffamatorio.

Corona latitante, dopo la fuga strano post sulla sua pagina Facebook


Giallo sulla scomparsa di Fabrizio Corona. Mentre proseguono le ricerche del fotografo dei vip, che si è reso irreperibile da venerdì pomeriggio, quando a suo carico è stata emessa la condanna della Cassazione a 5 anni di carcere per estorsione aggravata ai danni dell'ex calciatore juventino David Trezeguet, sulla pagina ufficiale di Facebook appare un post scritto da un cellulare nei pressi di Quarto Oggiaro.

Secondo quanto accertato dagli investigatori a postare il messaggio sarebbe stato l'autista di Corona che dispone delle sue credenziali di accesso. Attorno alle 15 di domenica, infatti, su "fabriziocoronaofficial" è apparso un post in cui si legge: "Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero". 

"Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato". Passaggio preso da Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami. La polizia di Milano sta intanto cercando di ricostruire le ore precedenti alla sentenza e verificando le testimonianze. Ci sono infatti alcune incongruenze soprattutto riguardo all'orario nei racconti di persone che lo avrebbero visto uscire di casa. 

Mentre la procura di Torino polemizza con la polizia per l'elusione della sorveglianza e la famiglia lancia un appello affinché si costituisca, l'entourage del fotografo fa sapere che potrebbe essere in fuga alla volta del Brasile o, passando dalla Svizzera, in Russia grazie all'aiuto di un amico dal momento che Corona non ha il passaporto che gli è già stato ritirato a seguito delle sue disavventure giudiziarie.



Fonte: Adnkronos

Cassazione: niente Facebook ai domiciliari, ok a Web browsing


Niente Chat su Facebook per chi si trova agli arresti domiciliari, ma puo' tranquillamente navigare sul Web a "scopo conoscitivo". Lo rileva la Cassazione nello spiegare quali sono i limiti telematici entro i quali puo' muoversi chi e' agli arresti. Spiega la Suprema Corte che mentre la navigazione per informarsi e' consentita', e' invece off limits la comunicazione via Facebook. In particolare, la Quarta sezione penalei, con la sentenza n. 4064/2012, ha dichiarato inammissibile il ricorso di Alfonso L., un 24enne pugliese che si era visto revocare i domiciliari perche' era stato sorpreso in una conversazione su Facebook con un coimputato. Inutile il ricorso per Cassazione dove il detenuto ha cercato di difendersi sostenendo che nel provvedimento che gli faceva divieto di comunicare con terzi non era stato specificato che il divieto fosse valido anche per le comunicazioni a distanza. Per la Cassazione, "il divieto di comunicare con terze persone, estranee ai familiari conviventi vale anche per le comunicazioni tramite Internet sul sito Facebook, ma l'uso di Internet non e' illecito quando assume una mera funzione conoscitiva". In questo caso, l'utilizzo di Internet da parte di Alfonso L., nei confronti dei quali e' stata ripristinata la custodia in carcere per violazione del divieto di comunicare con persone diverse da quelle con lui coabitanti, non aveva una finalita' conoscitiva ma era finalizzato alla preparazione del programma criminoso da attuare in occasione della liberazione di altro complice ristretto in carcere". Ecco perche' piazza Cavour ha convalidato la decisione del tribunale della liberta' di Lecce del 20 maggio 2011.

Fonte: Adnkronos
Via: Libero News
Citazione: Studio Cataldi

Parolisi vietava Facebook a Melania, temeva un tradimento?


Salvatore Parolisi era arrivato a vietare alla moglie Melania di accedere a Facebook. Lui non voleva che avesse un suo profilo. Forse per gelosia o perché non voleva che lei potesse in qualche modo controllare i suoi traffici sul social network, dove parlava con l'amante Ludovica. Questa è una delle ultime novità dell’inchiesta ed è emersa grazie alla testimonianza di Imma Rosa, un’amica di Melania. Imma fu una delle prime persone a ipotizzare un tradimento di Parolisi, tanto che già il 20 aprile ne parlò agli investigatori. Secondo la donna Salvatore "negli ultimi tempi era diventato molto geloso, al punto di non permetterle di aprire un suo profilo su Facebook". Il marito di Melania chiamò proprio Imma il 19 aprile, un giorno dopo la scomparsa e prima che venisse trovato il corpo della moglie. Comportamento strano il suo perché non aveva mai chiamato Imma, una telefonata che sembrò quasi una giustificazione perché lui continuava a ripetere quanto amasse la moglie. Inoltre emerge una sorta di "patto" tra il caporalmaggiore e i genitori della moglie, nella fase delle indagini, al fine di non rivelare la vicenda che ha coinvolto il tradimento con la soldatessa Ludovica. Notizia, confermata da un’intercettazione tra Parolisi e Ludovica Perone, l’amante soldatessa, in cui il caporalmaggiore voleva spiegare tutto sul suo rapporto extraconiugale, ma a quanto risulta gli inquirenti si rifiutarono di ascoltarlo. Il 28 novembre la Cassazione deciderà se accogliere o meno la richiesta di scarcerazione del militare, accusato di omicidio volontario aggravato e vilipendio di cadavere.

Via: Blitz Quotidiano

Molestava l'ex fidanzata su Facebook, Cassazione: è stalking


Daniela, 20 anni, salernitana, dopo aver lasciato il suo fidanzato Mirko, 22 anni e' stata oggetto di ''ossessive e petulanti attenzioni e molestie'' da parte dello stesso, concretizzatesi in invii di decine di sms ed mms al giorno ed ancora continui messaggi di posta elettronica e scritte sulla bacheca del profilo Facebook della giovane donna, tanto che la ragazza e' stata costretta a denunciarlo per stalking. E cosi' il giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Salerno con un provvedimento confermato dal Tribunale del Riesame, applicando le nuove disposizioni contemplate per i reati di stalking, ha sancito il divieto per il ragazzo di avvicinarsi alla propria ex fidanzata. Ma il giovane non c'e' stato e tramite i suoi legali ha deciso di presentare ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, per la prima volta, con sentenza notificata qualche giorno fa ai difensori della ragazza Giancarlo Calzone e Loreno Attore ha confermato la decisione dei giudici dei precedenti gradi di giudizio stabilendo l'importante principio che e' legittimo il divieto di avvicinarsi al proprio ex ragazzo in caso di molestie consumate anche tramite il noto social network. Lo stalking è entrato a far parte del nostro ordinamento con il decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito in Legge 23 aprile 2009, n. 38), che ha introdotto all’art. 612 bis c.p. il reato di “atti persecutori”, espressione con cui si è tradotto il termine di origine anglosassone to stalk, (letteralmente “fare la posta”), con il quale si vuol far riferimento a quelle condotte persecutorie e di interferenza nella vita privata di una persona.

Via: La Stampa
Foto dal Web

Usava Facebook agli arresti domiciliari, arrestato


Era ai domiciliari ma è andato su Facebook, per questo è finito in manette. L’episodio è avvenuto a Città di Castello. Un cittadino rumeno di 24 anni era finito agli arresti domiciliari per spaccio di droga. Nella misura restrittiva, oltre al divieto di uscire di casa, c’era l’imposizione di non comunicare con l’esterno con qualsiasi mezzo. La polizia del commissariato di Città di Castello lo ha sorpreso però su Facebook e quindi sono scattati gli arresti con revoca dei domiciliari. In particolare gli agenti hanno accertato che il giovane si scambiava messaggi sul social network. E’ stata così informata l’autorità giudiziaria, che ha disposto nei suoi confronti la sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere. In una recente sentenza della Corte di Cassazione è stata stabilita per chi è agli arresti domiciliari l'impossibilità a comunicare atraverso Facebook, ma solo limitarsi ad usare Internet a scopo conoscitivo senza entrare in contatto con altre persone. Secondo la Cassazione, la tecnologia moderna consente uno scambio agevole di informazioni che deve ritenersi compresa nel concetto di "comunicazione", pur se non espressamente vietata dal giudice.

Facebook vietato a chi è ai domiciliari


Chi è agli arresti domiciliari non può comunicare con ‘Facebook’ ma solo limitarsi ad usare Internet a scopo conoscitivo senza entrare in contatto con altre persone. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 37151 con la quale ha accolto il ricorso del pm di Caltagirone che chiedeva la custodia in carcere per un indagato che, ai domiciliari, comunicava su ‘Facebook’ nonostante avesse la prescrizione di limitarsi ai contatti con i soli familiari conviventi. “La moderna tecnologia - spiega la Cassazione - consente oggi un agevole scambio di informazioni anche con mezzi diversi dalla parola, tramite Web e anche tale trasmissione di informazioni deve ritenersi ricompresa nel concetto di ‘comunicazione’, pur se non espressamente vietata dal giudice, dovendo ritenersi previsto nel generico ‘divieto di comunicare’ il divieto non solo di parlare direttamente, ma anche di comunicare attraverso altri strumenti, compresi quelli informatici, sia in forma verbale che scritta o con qualsiasi altra modalità che ponga incontatto l’indagato con terzi (’pizzini’, gesti, comunicazioni televisive anche mediate, ecc.)”.

Fonte: http://techblog.tgcom.it/

Lo stalking vale anche su Facebook

Non solo pedinamenti e chiamate a ogni ora del giorno, adesso, tra le minacce degli stalker rientrano anche i messaggi scritti su Facebook. A stabilirlo è la Cassazione che ha confermato oggi i domiciliari, disposti dal Tribunale di Potenza, per un ragazzo accusato di “atti persecutori” ai danni dell’ex fidanzata. Il giovane, non rassegnandosi alla fine della relazione, prima aveva riempito di minacce la bacheca virtuale del social network, poi aveva postato un video che ritraeva i due durante un rapporto sessuale. Non contento aveva anche tartassato il nuovo compagno della ragazza con foto precedentemente scattate in situazioni intime. “Continui episodi di molestie, consistiti in telefonate, invii di sms, messaggi di posta elettronica e tramite Facebook, anche nell'ufficio dove lei lavorava” avevano portato il Tribunale di Lagonegro, dopo la denuncia della ragazza, nel febbraio 2010 a disporre la custodia cautelare in carcere per l'uomo. In riforma del provvedimento, poi, il Tribunale di Potenza aveva concesso i domiciliari. Inutile per l’indagato il ricorso in Cassazione: i Supremi Giudici, infatti, hanno confermato il provvedimento ritenendo quei comportamenti “minacciosi e molesti” e considerando “gravi indizi di colpevolezza” anche i messaggi su Facebook, che avevano creato nella vittima “uno stato d'animo di profondo disagio e paura in conseguenza delle vessazioni patite”.

Fonte: http://libero-news.it/

Dopo l'appello su Facebook, rintracciato pedofilo latitante


“Il mio ex marito l’ho sbattuto fuori di casa nel 2003 e cioè quando ho compreso, con molto dolore e rabbia, che aveva ripetutamente abusato della nostra bimba di 3 anni”. Una donna della provincia di Monza che ha sopportato con forza e coraggio 35 udienze che, attraverso tutti e tre i gradi di giudizio, hanno portato alla condanna definitiva di 6 anni e 2 mesi di un padre-pedofilo. Il padre-orco, dopo la denuncia della propria ex moglie, l’ha più volte minacciata di morte. L'uomo, ex imprenditore edile di origine calabrese, a quanto è stato successivamente scoperto dalla ex compagna aveva anche fondato un gruppo su Facebook.