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Datore di lavoro può spiare dipendente con profilo fake su Facebook


Il datore di lavoro può adottare una falsa identità per "adescare" su Facebook il dipendente sospettato di chattare durante l'orario di lavoro mettendo così a repentaglio la sicurezza degli impianti ai quali è addetto e il regolare funzionamento dell'azienda. Lo afferma la Cassazione sottolineando che questo tipo di controllo è lecito in quanto non ha "ad oggetto l'attività lavorativa e il suo esatto adempimento, ma l'eventuale perpetrazione di comportamenti illeciti da parte del dipendente" già "manifestatisi" in precedenza.

Anonymous annuncia takedown di Facebook e Zynga dal 5 novembre


Il gruppo hacktivist di Anonymous, ha minacciato di abbattere Zynga e Facebook, dopo che il gigante del gioco online ha annunciato il licenziamento del 5 per cento della sua forza lavoro, mentre il mondo tecnologico è stato distratto dalla presentazione di Apple del loro mini iPad lo scorso 23 ottobre.

Tuttavia, l'azienda leader del social game ha registrato deludenti risultati finanziariSecondo quanto riporta Wired, gli utenti hanno esattamente 24 ore di tempo per salvare tutte le loro immagini caricate su Facebook in un disco, copiare il loro evento in un vecchio diario cartaceo e decidere chi sono i  loro veri amici.

Il collettivo di hacker ha infatti fissato la data per "l'apocalisse" di Facebook e Zynga, il prossimo 5 novembre. Nei giorni scorsi, Anonymous con un post sul blog AnonNews.org ha minacciato Zynga di pubblicare entro tale data, documenti riservati e alcune copie dei giochi archiviati sui server dell'azienda.


"Durante gli ultimi giorni - si legge nel post - Anonymous ha preso di mira Zynga per il trattamento scandaloso dei propri dipendenti e delle loro azioni contro molti sviluppatori. Siamo giunti a credere che queste azioni di Zynga si tradurranno in licenziamento massiccio di un migliaio di persone".

Zynga è famosa per i giochi amati da milioni di utenti di Facebook, tra cui Farmville, Words with Friends, e Castleville. La società procederà al licenziamento di 800 dipendenti e allo spostamento dello sviluppo dei giochi a Bangalore in India. Bufala o realtà? In qualsiasi caso non bisogna prendersi dal panico.

Chi desidera può fare una copia dei propri dati di Facebook. L'ultimatum di Anonymous - nome in codice #OP MaZynga - ha l'obiettivo di salvare numerosi posti di lavoro. Già lo scorso anno, il collettivo di Anonymous aveva minacciato di attaccare Facebook il 5 di novembre, ma poi non accadde nulla.


Via: Wired

Zynga licenzia 100 persone, chiude la sede di Boston e va giù in Borsa


Dall'acquisizione dei produttori di Draw Something - la società di sviluppo newyorchese OMGPOP - il gigante del social gaming Zynga ha vissuto un vero e proprio incubo finanziario, con perdite nette stimate sui 90 milioni di dollari all'inizio di ottobre. Annunciata ora dal CEO Mark Pincus un'aggressiva operazione di snellimento aziendale, che porterà a sacrifici in termini umani e strutturali. 

"In tutto, saremo costretti a separarci dal 5 per cento della nostra forza lavoro full time", si legge in un recente comunicato apparso sul blog di Zynga. Si parla di oltre 100 impiegati costretti a sgombrare la propria scrivania negli uffici del quartier generale di Austin, così come successo in quelli di Boston, dove l'azienda statunitense avrebbe ordinato la chiusura definitiva degli uffici locali. 

Un'aria cupa di smobilitazione, con i vertici di Zynga che potrebbero chiudere anche le sedi in Giappone e Regno Unito. "Questa è la parte più dolorosa del nostro piano di riduzione dei costi - spiegano - Dovremo inoltre tagliare quelle spese legate al data hosting, alla pubblicità e ai servizi esterni". Si temono ora licenziamenti a raffica, anche al di fuori degli States.

Il terzo trimestre del 2012, per Zynga, si è chiuso con perdite per 52,7 milioni di dollari, contro un profitto di 12,5 milioni registrato nello stesso periodo del 2011. Il fatturato si è attestato a 255,6 milioni di dollari, con spese totali in crescita del 50%. Gli utenti attivi giornalieri sono aumentati del 10% annuo a 60 milioni, ma rispetto al trimestre precedente sono calati di 12 milioni.

Sentenza a Livorno: offesa su Facebook è diffamazione a mezzo stampa


Potrebbe essere un caso destinato a fare da precedente nel mondo dei social network. La storia in questione vede come protagonista una giovane ragazza di 26 anni, Rossella Malanima di Livorno che, licenziata dal centro estetico per il quale ha lavorato nel mese di maggio 2011, molto probabilmente in preda alla rabbia ha ben pensato di sfogarsi contro il suo datore di lavoro usando la tecnologia.

La ragazza ha prima inviato una mail all’uomo, salvo poi passarlo a insultare direttamente sulla sua bacheca di Facebook. Dal raccomandare i clienti a non frequentare il centro per motivi di scarsa igiene, Rossella ci è decisamente andata sul personale scrivendo sulla bacheca Facebook dell’ex datore: "Sei un albanese di m….", usando come pretesto la sua nazionalità.

Proj Gjergji, questo il nome dell’uomo, si è dunque presentato in Procura con il suo avvocato e 3 messaggi simili per denunciare la giovane, iscritta nel registro degli indagati ai sensi dell’articolo 595 terzo comma del codice penale, relativo alla diffamazione a mezzo stampa. La 26enne Rossella, per mezzo del suo legale Danilo Adoncecchi, ha scelto il rito abbreviato.

Nella sentenza, arrivata lunedì, il giudice Antonio Pirato ha condannato la donna a una multa di 1.000 euro, al pagamento delle spese processuali e a versare alla vittima 3.000 euro come risarcimento danni. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. A rischiare, pertanto, non sono solo i giornalisti, ma tutti coloro che offendono sui social network.

Fonte: Attualissimo

Padova, chattava su Facebook in ufficio: licenziata per scarso rendimento


Per un pò era sembrata a tutti la dipendente ideale. Inchiodata al pc anche di sera ben oltre l'orario di lavoro, la si vedeva spesso in ufficio anche al sabato mattina, a ditta chiusa. Con l'andare dei mesi si è scoperto invece che la ragazza era sì dipendente ma da social network.

''Facebook su tutti ma non solo'', spiega al Corriere del Veneto Patrizio Bernardo, legale di diritto del lavoro, che ha seguito il caso per conto dell'impresa. La ragazza, trentenne, funzioni e responsabilità di livello medio-alto all'interno di un'azienda commerciale del Padovano piuttosto importante, è stata licenziata.

''Il problema con la dipendente - spiega l'avvocato Bernardo - è emerso nel 2011. Abbiamo transato quest'anno, pochi mesi fa''. Di fatto azienda e impiegata hanno trovato un accordo e alla donna è stata riconosciuta una sorta di buona uscita, pari a un tot di mensilità.

Accordo, tra l’altro, che sta diventando la regola in questo tipo di cause, piuttosto complicate e molto frequenti dato che ormai Facebook, Twitter e amici virtuali hanno invaso la nostra vita.

Una tendenza che sta prendendo piede anche in Italia e che negli Usa è all’ordine del giorno: secondo l’ultimo studio dell’americana Proofpoint, l’8% delle società intervistate dichiara di aver licenziato dei dipendenti per colpa di Facebook e il 17% di aver effettuato dei richiami disciplinari per lo stesso motivo.

E se le aziende corrono ai ripari divulgando disciplinari interni con le indicazioni per l’uso corretto di internet e social network sui luoghi di lavoro, resta da capire come e se possano intervenire, ad esempio, sugli smartphone personali dei dipendenti, costantemente collegate alla rete.

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