Facebook potrebbe essere obbligata a ricercare e identificare eventuali commenti che violano l'onore. Questa opinione è stata espressa dall'avvocato generale della Corte di giustizia europea (CGCE), Maciej Szpunar, in una causa tra Facebook Ireland ed Eva Glawischnig-Piesczek, deputata al Parlamento austriaco e presidente del gruppo dei Verdi, che ha chiesto ai giudici austriaci di emettere un'ordinanza cautelare nei confronti del social network. Tuttavia, la normativa UE non disciplina se Facebook può essere costretta a cancellare i commenti in questione in tutto il mondo.
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Corte Ue: Facebook può essere obbligata a togliere post diffamatori
Facebook potrebbe essere obbligata a ricercare e identificare eventuali commenti che violano l'onore. Questa opinione è stata espressa dall'avvocato generale della Corte di giustizia europea (CGCE), Maciej Szpunar, in una causa tra Facebook Ireland ed Eva Glawischnig-Piesczek, deputata al Parlamento austriaco e presidente del gruppo dei Verdi, che ha chiesto ai giudici austriaci di emettere un'ordinanza cautelare nei confronti del social network. Tuttavia, la normativa UE non disciplina se Facebook può essere costretta a cancellare i commenti in questione in tutto il mondo.
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Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati
Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Facebook consente di attivare la bandiera francese nella foto profilo
Mentre il collettivo di Anonymous si appresta a scovare i responsabili degli attacchi terroristici a Parigi, gli utenti di Facebook mostrano il loro sostegno alle vittime con un filtro foto del profilo. Dopo la diffusione su Twitter degli hashtag "#Pray forParis" e "#JeSuisParis", il social network ha attivato la funzione che permette di modificare i colori della foto del proprio profilo con quelli della bandiera francese. In risposta ai tragici attentati di venerdì sera a Parigi, Facebook ha aggiunto un filtro foto così gli utenti possono facilmente mostrare il loro sostegno alla Francia.
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Facebook apre agli pseudonimi e rende più difficile segnalare i nomi
Facebook ha annunciato l'intenzione di rinunciare alla sua controversa politica dei "nomi reali", dopo le proteste da parte dei gruppi per le libertà civili in tutto il mondo. Le nuove regole richiedono ancora ufficialmente l'uso di "nomi autentici" sul sito, cosa che ha già portato alle critiche della comunità Lgbt e trans americana. Mentre Facebook non richiede l'uso di "nomi legali" sulla piattaforma, è possibile segnalare gli utenti che utilizzano nomi falsi. I gruppi hanno più volte protestato contro la policy, citando il suo utilizzo da parte di troll come arma di molestie.
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Facebook avverte gli utenti attaccati da hacker per conto dei governi
Per Facebook la sicurezza è fondamentale e per questo avviserà gli iscritti nel caso in cui il profilo sia violato da hacker che lavorano per conto dei governi. Ciò è una inversione di tendenza dopo le continue polemiche sul Datagate. Un hacker o spammer possono fare seri danni al vostro account Facebook - ma per quanto riguarda l'occhio vigile del governo sopra i messaggi privati? Facebook ha detto che inizierà ad avvertire gli utenti se rileva che l'account di un utente è nel mirino o compromesso da uno stato-nazione o da un attore-sponsorizzato dallo stato.
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Facebook permetterà di scegliere un video al posto della foto profilo
Il social network cambia ancora e rivoluziona le immagini del profilo. Facebook è in procinto di diventare più vivace. Il social network ha annunciato martedì che sta testando una nuova funzionalità chiamata "profili video", che permetterà agli utenti di caricare sette secondi di clip, invece di un avatar statico. Gli utenti di iPhone in California e nel Regno Unito saranno tra i primi ad essere in grado di caricare brevi video looping come foto del loro profilo. La funzione sarà implementata alla più grande base di utenti di Facebook in un prossimo futuro.
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Scoprire chi vi ha tolto dagli amici su Facebook con Who Deleted Me
Ci sono molti modi per le persone di evitare le abitudini Facebook che vi fanno davvero arrabbiare, ma ci potrebbero essere alcuni "amici" che possono essere così stufi di voi d'aver cliccato in alto "Unfriend". Who Deleted Me è un app che può essere utilizzata per iOS o Android o come una estensione per il browser Google Chrome. E' bella nella sua semplicità. Quando la si utilizza per la prima volta, scarica il vostro Elenco amici. Poi ogni volta che si accede dopo la prima volta, confronta la vostra lista amici originale con la vostra corrente e boom!
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Tribunale Roma: foto pubblicate su Facebook, diritto d'autore valido
La pubblicazione di foto sulla pagina Facebook di chi le ha scattate «non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici». E' quanto stabilito dalla IX sezione del Tribunale di Roma che riconosce il diritto d'autore anche per le foto pubblicate sul social network. La libertà di utilizzo dei contenuti pubblicati dagli utenti con l'impostazione "Pubblica" «non riguarda infatti i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale degli utenti, rispetto ai quali l'unica licenza è quella non esclusiva e trasferibile concessa a Facebook», spiega il Tribunale.
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Account di Facebook accessibili senza password ad alcuni dipendenti
L'account di Facebook potrebbe essere accessibile ad alcuni dipendenti di Facebook ogni volta che vogliono e senza bisogno di conoscere la password di login. Secondo Paavo Siljamaki, direttore della casa discografica inglese Anjunabeats, un ingegnere di Facebook ha avuto accesso al suo profilo senza inserire la password, ma soltanto chiedendo il permesso per accedervi. Un dipendente di Facebook può quindi accedere direttamente senza conoscere le credenziali di login e senza notificarne l'accesso.
Facebook offre agli utenti nuovi modi per la gestione del News Feed
Facebook continua a trasformare il social network in "perfetto, giornale personalizzato per tutti nel mondo", dando agli utenti più controllo sul loro News Feed. La società ha aggiunto una nuova pagina impostazioni del News Feed che mostra agli utenti le persone e le pagine che interagiscono con maggiore frequenza e quelle che non seguono più. La modifica consentirà di aggiungere ed eliminare più facilmente persone e pagine dal loro News Feed basandosi sugli interessi degli utenti.
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Scoprire indirizzo IP di un utente che visita il nostro profilo Facebook
Sul web è facile imbattersi in false applicazioni che promettono di scoprire chi visita il nostro profilo Facebook. Generalmente queste app hanno lo scopo di rubare i dati personali al fine di attivare e-mail di spam o di intasare le bacheche con messaggi pubblicitari automatici. Per scoprire davvero chi visita il profilo "sbirciando" troppo tra i post è possibile sfruttare un servizio online.
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Lo scontro tra religioni in Birmania passa anche attraverso Facebook
Sono passati più di tre anni da quando in Myanmar, l'ex Birmania, si è insediato un governo civile al posto della giunta militare: la situazione nel Paese è tutt'altro che tranquilla e ora la tensione passa anche attraverso i social network. Il problema maggiore restano gli scontri etnici tra buddisti radicali e musulmani che negli ultimi due anni hanno causato la morte di più di duecento persone e lo sfollamento di decine di migliaia di abitanti.
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Apocalisse a Palermo, viaggiavano su Facebook le minacce del boss
Scorrendo il diario pubblico del profilo Facebook di uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione antimafia "Apocalisse", che ha portato alla cattura di 95 persone a Palermo, ci si imbatte in decine di foto con un unico tema: la condanna dei pentiti e dei collaboratori di giustizia, e l'apprezzamento della "legge" dell'omertà, del "farsi i fatti propri". La pagina è quella che Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi ritenuto a capo della cosca dell'Arenella, condivide con la compagna.
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Facebook introduce nuovo Ask button per le pagine dei profili utente
Fino a poco tempo fa, il sistema di Facebook per accumulare informazioni personali per motivi di pubblicità mirata ha operato in maniera per lo più robotica. Quando gli utenti caricano le proprie pagine personali, il social network chiede di aggiungere interessi e Like in determinate categorie, e se eventuali porzioni di storia personale vengono lasciati vuoti, Facebook suggerisce le categorie in modo automatico, come lavoro e istruzione.
A quanto pare, la fastidiosa automatizzazione non si è dimostrata abbastanza fruttuosa, perché questa settimana, il social netwok ha lanciato un nuovo modo per arrivare al cuore della vita dei suoi utenti. Ora, come riporta Ars Technica, quando gli utenti sbirciano i profili degli amici sul browser Web desktop e mobile, vedranno un pulsante "Ask" sulla Timeline in alto a sinistra del box "about" quando le informazioni pertinenti sono state lasciate vuote.
Se gli utenti non rivelano i propri dati personali come stato sentimentale, città natale, lavoro attuale, o scuola, quei vuoti non sarebbero visualizzati nel box "Informazioni". Ora, Facebook ha introdotto - al momento solo in Usa - l"Ask button" (foto: Mashable). Ad esempio, se si fa clic su "Ask" nella sezione "carriera" di un amico, viene mostrato un messaggio in cui viene chiesto il motivo per cui l'utente chiede le info, insieme ad un testo vuoto optional.
L'utente in questione riceve la notifica a ciò che viene chiesto e può rispondere compilando il campo di testo o controllare attraverso un elenco di scelte per compilare spazi come posti di lavoro e "relationship status". La risposta rimane privata tra la persona che ha chiesto e la persona a cui viene fatta la domanda. Al momento è limitato alle informazioni e non è visibile al proprietario del profilo ma soltanto agli altri utenti. A breve il pulsante Ask arriverà anche in Italia.
Facebook è andato in down per alcune ore in diverse parti del mondo
Facebook è andato down nelle scorse ore con la conseguente protesta da parte degli utenti. Schermate bianche e problemi che hanno impedito al News feed di aggiornarsi correttamente. Dall'ufficio stampa del social network tutto tace, ma il disservizio sembra aver interessato solo alcuni dei server di Facebook, perché ad esempio in Francia e Svezia non sono state riportate difficoltà, a differenza della Germania, come ha segnalato il Bild. Probabilmente i server sono andati in sovraccarico a causa di un problema di rete o di una manutenzione del sito Web.
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Insulti su Facebook sono diffamazione anche senza pubblicare nome
Perché ci sia diffamazione è sufficiente che la persona offesa sia riconoscibile. Non serve fare nomi per diffamare qualcuno nella rete delle reti. Chi parla male di una persona su un social network come Facebook, ad esempio, senza nominarla direttamente ma fornendo particolari che possono renderla identificabile, da oggi rischia una condanna.
Lo ha stabilito la Cassazione (sentenza 16712/14) rinviando ad un nuovo processo un maresciallo capo della Guardia di Finanza, che aveva pubblicato sul suo profilo una frase offensiva nei confronti di un collega designato al suo posto al comando della Compagnia. E non contento, anche un'espressione volgare indirizzata alla moglie del graduato.
Il Finanziere, condannato a tre mesi dal Tribunale militare per diffamazione pluriaggravata, era stato assolto in secondo grado per insussistenza del fatto. Per la Corte militare di Appello, infatti, l'identificazione dell'offeso era possibile solo per una ristretta cerchia di soggetti ed è su questo che il "Palazzaccio" ribalta il giudizio.
La frase, in quanto indicata sul profilo, è ampiamente accessibile come l'identificazione della persona offesa, favorita dall'avverbio "attualmente", riferito al ruolo investito. Tra l'altro, conclude la prima sezione penale della Cassazione, "il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico ma la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell'altrui reputazione, e la volontà che venga a conoscenza anche soltanto di due persone".
"Ai fini di tale valutazione, conclude la Corte, "non può non tenersi conto dell'utilizzazione del social network, a nulla rilevando che non si tratti di strumento finalizzato a contatti istituzionali tra appartenenti alla Guardia di Finanza, né alla circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona".
La bufala su Facebook del microchip canino trovato nel piatto cinese
Sulla bacheca del suo profilo Facebook aveva postato una delle leggende metropolitane più diffuse: un suo amico aveva trovato un microchip canino in una pietanza che gli era stata servita durante una cena in un ristorante cinese a Vigevano, in provincia di Pavia e, per questo, l'uomo era dovuto andare in ospedale per una lavanda gastrica. Ma in realtà la notizia era una bufala e per questo la donna è stata denunciata.
Il racconto della donna, colmo di particolari usati per rendere credibile la vicenda, aveva sollevato sul social network le proteste degli animalisti e indignazione da più parti. Qualcuno aveva persino minacciato di apporre uno striscione "Qui si mangia carne di cane". Il clamore attorno alla storia era diventato tale che, com'era prevedibile, la voce arrivasse anche all'orecchio del proprietario del ristorante.
E' stato a quel punto che Antonio Zang, 39 anni, titolare dell'Amico Wok, ristorante cinese di Vigevano, si è presentato ai carabinieri della locale stazione, disperato per la bufera che si era abbattuta sul suo locale e ha sporto denuncia. Gli investigatori hanno verificato i verbali dei Nas nel locale, che sono risultati del tutto regolari nei due anni di attività, ed hanno controllato i ricoveri in ospedale in quei giorni.
I carabinieri di Vigevano hanno quindi verificato l'infondatezza della notizia e ascoltato la donna B.T., 31 anni, artigiana di Vigevano, che all'inizio ha confermato la storia, ma poi ha ceduto: "Mi sono inventata tutto". E' per questo che è stata denunciata per diffamazione aggravata a mezzo Internet. Attenzione dunque alle bufale su Facebook che vengono diffuse attraverso post a tal punto da diventare certezze.
La vicenda del "microchip canino" nei piatti dei ristoranti cinesi gira su Internet da diversi anni. Cambiano i dettagli ma i contenuti della storia sono sempre gli stessi. Tra le bufale più recenti quella che aveva preso a circolare nel marzo 2013 ad Este, in provincia di Padova: anche qui la notizia era stata opportunamente smentita e i gestori del locale avevano presentato denuncia per diffamazione a carico di ignoti.
Via: Il Giornale
Foto: Wikimedia
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Facebook rispetterà le impostazioni privacy scelte anche dopo morte
I profili Facebook sopravvivono anche dopo la morte degli utenti. Per regolare questa delicata materia il social network ha aggiornato le sue opzioni per onorare le ultime volontà degli utenti. In un comunicato, l'azienda ha annunciato che manterrà le stesse impostazioni per la privacy dopo il decesso delle persone. In precedenza invece, dopo la comunicazione della morte di una persona, generalmente fatta dai parenti, Facebook dava la possibilità di vedere le informazioni sulla timeline del defunto solo alla cerchia dei suoi amici.
Pubblicità online, trascinata da Facebook è boom su mobile nel 2013
Internet è mobile e social, la pubblicità segue tendenze e cambiamenti nel mondo digitale, dove smartphone e tablet stanno soppiantando il vecchio computer. In Italia a fine 2013 ci sono 7,5 milioni di tablet e 37 milioni di smartphone, gli utenti che accedono a Internet dal telefono ogni mese sono circa il 90 per cento di quelli che navigano da Pc, la stessa percentuale visita i social network.
Sono i dati dell'Osservatorio New Media & New Internet della School of Management del Politecnico di Milano che anticipano il settimo rapporto, in pubblicazione a marzo 2014. Sono più di 28 milioni gli italiani che visitano i social media e la pubblicità segue la tendenza: la crescita del mobile advertising si attesa a +130% tra il 2012 e il 2013, passando da 89 a circa 200 milioni, aumenta del 75% la pubblicità sui social network, che sfiora i 100 milioni di euro, trascinata dalla crescita di Facebook.
Tra le ragioni che attirano l'interesse degli investitori sui social ci sono l'attitudine degli utenti a creare profili, che aumenta l'efficacia dell advertising per target mirati, e la capacità di abilitare l'interattività con l'utente. La stragrande maggioranza di questo fatturato è nelle mani di Facebook, con un ruolo chiave della componente mobile: circa il 70% degli utenti accede anche in mobilità su smartphone e tablet.
"È in corso un vero e proprio cambiamento paradigmatico nel mondo digitale: si sta affermando una nuova internet, incentrata sempre di più su mobile device, sui social network e sulle app - dice Andrea Rangone, responsabile scientifico dell'Osservatorio New media & new internet - smartphone e tablet stanno soppiantando il vecchio pc. I social network, in qualche misura, stanno assumendo il ruolo di traino giocato dai motori di ricerca nella 'vecchio' internet, sono una nuova 'porta di ingresso'; l'accesso ai contenuti è mediato e semplificato dalle applicazioni. L'Advertising ha trovato così un nuovo canale di sbocco".
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Voleva conoscere una donna su Facebook: arrestato latitante a Rende
E' stato tradito da Facebook e dalla voglia di incontrare e conoscere una donna. Si è conclusa in questo modo a Rende la latitanza di Giuseppe Quagliarello, di 31 anni, ricercato dal giugno scorso perché destinatario di una ordinanza di custodia cautelare emessa dai giudici del tribunale di Napoli. Quagliarello viveva tranquillamente in un appartamento a Rende dove si era trasferito da giugno, subito dopo essere sfuggito al provvedimento restrittivo, e conduceva una vita normalissima.
Il latitante aveva trovato lavoro anche come stagionale in una struttura alberghiera della costa tirrenica. Da alcune settimane gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza avevano individuato il profilo Facebook del latitante e lo hanno contattato attraverso la creazione di un profilo esca femminile. Tra la Polizia ed il latitante ci sono stati alcuni contatti che hanno consentito di individuare in modo preciso il luogo dove si trovava.
Attraverso il profilo del social network è stato stabilito un primo contatto, al quale hanno fatto seguito alcune telefonate, in particolare con una poliziotta della Squadra Mobile che si è finta utente del profilo. L'agente è riuscita a creare un rapporto di fiducia con Quagliarello e, dopo numerosi contatti, ha fissato un appuntamento, per incontrare il ricercato.
All'incontro però si sono presentati anche gli agenti della Squadra Mobile, che hanno arrestato il latitante. L'uomo non ha opposto resistenza e, dopo gli accertamenti di rito, è stato accompagnato nel carcere di Cosenza. Il latitante era ricercato dal giugno scorso per i reati di violenza privata, minacce aggravate dall'uso di armi e da metodi mafiosi. Quagliarello avrebbe minacciato i familiari di un pentito, sottoposti a programma speciale di collaborazione.
In particolare avrebbe cercato di indurre la moglie del collaboratore di giustizia a mettersi in contatto con i suoi familiari per avere notizie sull'arresto del marito, sul suo cambio di avvocato e sul luogo di detenzione nonché sul luogo di residenza della stessa e sul perché di tutti questi fatti non fossero stati informati i "compagni". I reati contestati a Quagliarello sono aggravati dal fatto di far parte di una organizzazione di tipo mafioso, capeggiata dai fratelli De Micco e collegata con il clan Cuccaro di Barra.
Fonte: RaiNews24
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