Le autorità turche hanno ordinato il blocco dell'accesso ai social media per impedire la circolazione delle foto del procuratore ucciso la settimana scorsa a Istanbul. Nell'era 2.0 la censura si fa contro Internet. Così in Turchia dopo la pubblicazione delle foto del pm Mehmet Selim Kiraz, preso in ostaggio dal fronte Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo turco e poi ucciso nel blitz delle teste di cuoio, il governo censura YouTube e Twitter bloccandone l'accesso. Entrambi si sarebbero rifiutati di cancellare le immagini.
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Turchia: censura per Twitter e YouTube, Facebook torna accessibile
Le autorità turche hanno ordinato il blocco dell'accesso ai social media per impedire la circolazione delle foto del procuratore ucciso la settimana scorsa a Istanbul. Nell'era 2.0 la censura si fa contro Internet. Così in Turchia dopo la pubblicazione delle foto del pm Mehmet Selim Kiraz, preso in ostaggio dal fronte Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo turco e poi ucciso nel blitz delle teste di cuoio, il governo censura YouTube e Twitter bloccandone l'accesso. Entrambi si sarebbero rifiutati di cancellare le immagini.
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Facebook combatte in tribunale per difendere privacy di 381 account
Facebook e l'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan sono in lotta aspra sulla richiesta del governo di accedere ai contenuti di centinaia di account del social network. Nei documenti legali confidenziali resi pubblici solo ora, Facebook ritiene che la richiesta avanzata la scorsa estate sia incostituzionale perché viola i diritti degli utenti. Il procuratore distrettuale la scorsa estate aveva richiesto a Facebook la possibilità di avere accesso agli account di 381 persone, tra cui foto, messaggi privati e altre informazioni.
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Presunto ladro seriale riconosciuto su Facebook da vittime, arrestato
E' stato riconosciuto dalle vittime dei furti su Facebook: G.H., 30 anni, pregiudicato, senza occupazione, nato a Palermo e residente a Lecce nel campo nomadi "Panareo", sulla statale 7ter, è stato arrestato dai carabinieri della Stazione di Trepuzzi che hanno eseguito sabato sera una ordinanza di custodia cautelare in carcere.
La misura, emessa dal gip Giovanni Gallo, su richiesta del pm Giuseppe Capoccia, riunisce i gravi indizi di colpevolezza relativamente a ben cinque furti in abitazione aggravati, consumati o tentati. I militari, grazie a una telecamera posta in lontananza, riuscirono anche a ricostruire la dinamica del furto, tutt'altro che pianificato.
Una Station Wagon scura di grossa cilindrata si era avvicinata all'abitazione, uno dei passeggeri era uscito munito di un piede di porco e, dopo aver suonato il campanello e non aver ottenuto risposta, aveva forzato la porta d'ingresso consentendo l'ingresso ai complici, due o tre. L'azione in tutto era durata non più di tre minuti.
Dalle indagini è emerso che il modo di agire era simile a quello di diversi casi di furti in abitazione commessi quest'ultima estate. In quattro di essi (un furto tentato a Novoli l'1 agosto e tre consumati a Lecce e Novoli il 12 luglio, l'ultimo a Campi il 4 agosto), come nel caso di Trepuzzi, i proprietari di casa nel rientrare avevano incrociato i malviventi, e di essi ricordavano chiaramente il capobanda, molto simile a quello di Trepuzzi.
Ne è nata una frenetica ricerca di persone sospettabili e soprattutto di fotografie recenti. Per quanto riguarda G.H., una grossa mano l'ha data Facebook dove è stato riconosciuto senza ombra di dubbio da tutte e cinque le vittime. Sono ancora in corso le indagini per individuare gli altri componenti della banda, sicuramente più attenti del capo.
Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano
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Pubblicare foto o musica di altri su Facebook senza permesso è reato
Pubblicare immagini su Facebook o caricare canzoni sul profilo del social network MySpace, senza indicarne la paternità, è un reato e può costare caro. La decisione è del Tribunale di Genova che ha condannato un musicista jazz di 26 anni a una multa di 1.200 euro per violazione della legge penale sul diritto d’autore. La vicenda risale al 2009 e vedeva coinvolti due musicisti e una fotografa professionista.
Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Vittorio Ranieri Miniati, il musicista aveva messo a disposizione del pubblico, in particolare degli utenti di Facebook e del sito musicale MySpace, 15 foto che lo ritraevano senza chiedere il permesso alla fotografa che le aveva scattate. Inoltre aveva pubblicato alcuni brani musicali, registrati alla SIAE, composti da lui e da un altro collega, attribuendosene l’esclusiva paternità. È stato condannato.
"Chi carica foto, video o canzoni su Facebook o MySpace - ha spiegato l’avvocato David Maria Mascia - spesso e volentieri dimentica che, con l’adesione alle condizioni generali d’uso, ha già dichiarato, magari contro il vero, di esserne l’esclusivo proprietario e ha già autorizzato il social network a farne l’utilizzo che meglio ritiene. Ciò non toglie che il diritto del vero autore rimanga presidiato dalla normativa di settore, anche con sanzioni penali".
La recente legge 248/00, modificando la legge 633/41, sempre attuale in materia di diritto d'autore, ha introdotto ulteriori ipotesi al fine di combattere la pirateria e la contraffazione, anche quella che si realizza via Internet. In realtà, la distribuzione e lo scambio di materiale musicale che avviene tra utenti della rete è da considerarsi chiaramente illegittima se non espressamente autorizzata dall'autore o da chi detiene i diritti economici dell'opera.
Fonte: ANSA
Via: La Stampa
Foto dal web
Fonte: ANSA
Via: La Stampa
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Riconosce il suo palpeggiatore su Facebook e lo fà denunciare
Pesantemente palpeggiata in discoteca da uno sconosciuto mentre era in compagnia delle amiche. La vittima dei presunti abusi è una diciassettenne bolognese che la sera del 20 novembre ha denunciato alla polizia quanto accaduto poco prima all'interno di un locale nel pieno centro di Bologna. L'uomo, dopo un mese di indagini, è stato identificato e denunciato. La giovane ha raccontato di essere stata presa di mira da un gruppetto di tre uomini, mentre si trovava con due amiche. Secondo il suo racconto sarebbe stata accerchiata dai tre e mentre due la tenevano ferma, il terzo l'avrebbe ripetutamente toccata nelle parti intime. La ragazza è riuscita a divincolarsi e a chiedere aiuto alle amiche, che hanno chiamato il 113. A quel punto però i tre si erano già dileguati. Alla scena però ha assistito un testimone che ha descritto il gruppetto e fornito particolari utili agli agenti. Dopo un mese gli agenti del commissariato Due Torri-San Francesco sono infatti riusciti a identificare il presunto molestatore, un meccanico bolognese di 48 anni, incensurato. I poliziotti, coordinati dalla Pm Alessandra Serra, sono arrivati a lui anche grazie a un colpo di fortuna. Qualche giorno dopo i fatti, la diciassettenne ha riconosciuto l'uomo in una foto pubblicata sulla pagina Facebook della discoteca per pubblicizzare la serata del 20 novembre. Un'altra indicazione preziosa è arrivata dal testimone che durante le molestie ha sentito il soprannome con cui gli amici chiamavano l'uomo. Il meccanico è stato rintracciato e identificato in foto dalla diciassettenne che successivamente l'ha riconosciuto in un confronto all'americana in questura attraverso uno specchio. Per lui è scattata una denuncia a piede libero per violenza sessuale su minore.
Fonte: Corriere della Sera
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Adescava minorenni su Facebook, arrestato 56enne vicentino
Adescava minorenni su Facebook e cercava approcci sessuali offrendo in cambio ricariche telefoniche. Un imprenditore vicentino di 56 anni e' stato arrestato dalla squadra mobile di Padova con l'accusa di pedofilia. L'indagine è partita grazie alla denuncia di una madre che aveva scovato il profilo dell'imprenditore sul social network abitualmente frequentato da suo figlio di 14 anni. L'uomo aveva regalato al ragazzino una ricarica telefonica indirizzandogli messaggi a sfondo sessuale.
Il gip di Venezia, quindi, su richiesta del pubblico ministero, Giovanni Zorzi, ha emesso un provvedimento restrittivo nei confronti dell’uomo. Le indagini della polizia hanno appurato che la prassi dell'uomo, titolare di una ditta di componentistica per prodotti elettronici, era ormai rodata. L’uomo pagava i ragazzini, dell’età tra i 14 e i 17 anni, con ricariche telefoniche, somme in denaro dai 25 ai 50 euro e ricariche delle carte Postepay, dopo aver ricevuto delle immagini da questi e, in special modo, dopo aver avuto rapporti sessuali con tali minorenni.
Coinvolti adolescenti delle province di Treviso, Padova, Venezia, Brescia e Vicenza. La polizia di Padova lancia un appello verso tutti i genitori dei ragazzini che si connettono ai social network: "Facebook è uno strumento bellissimo, ma anche pericoloso. Controllate sempre i profili dei vostri figli per evitare che vengano in contatto con malintenzionati". Ricordiamo un altro recente caso di pedofilia in Italia dove è coinvolto un brianzolo di 50 anni, il quale aveva creato profili falsi su Facebook al fine di adescare delle bambine.
Via: Quotidiano Italiano
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Su Facebook la difesa di Amanda Knox e Raffaele Sollecito
Non solo i media tradizionali hanno giocato un loro ruolo all'interno delle dinamiche del processo Meredith, come più volte denunciato in aula in senso negativo sia dal procuratore Giancarlo Costagliola che dal pm Giuliano Mignini, che hanno invitato la Corte "a non tenerne conto". Dal 2008 ad oggi sono nati in rete dei veri e propri comitati di sostenitori di Amanda e Raffaele, che hanno dato via a dei siti Internet sia per raccogliere fondi per la causa che per smentire l'immagine "diabolica" (per Amanda) e di "succube" (Raffaele) emersa con le ricostruzioni dell'accusa.
Il primo a comparire in rete fu quello realizzato dagli amici di Seattle di Amanda Knox: www.friendsofamanda.org. "La vera Amanda Knox - scrivono prima della fotogallery - non assomiglia affatto alla immagine distorta che le Autorità italiane e molte parte dei media hanno dato di lei. Amanda è una persona di buon cuore, con una personalità aperta e positiva. Può essere franca ma quasi mai arrabbiata.
Anche il sito Internet di Raffaele Sollecito (www.raffaelesollecito.org) è sulla falsa riga di quello della ragazza americana, ma aggiunge una serie di testimonianze di amici che smentiscono la potenziale crudeltà o la freddezza passiva attribuita al ragazzo pugliese. Naturalmente non può mancare Facebook. Sul social network il ragazzo di Giovinazzo può contare su un gruppo che lo vuole libero con 350 iscritti, mentre Amanda sbanca: su una pagina ha la vicinanza di 4.133 fan.
Via: TMNews
Pedofilia: adescava bimbe su Facebook, arrestato 50enne
Avrebbe creato profili falsi su Facebook al fine di adescare delle bambine, ma e' stato arrestato al termine di un'operazione condotta dalla polizia postale di Cagliari e avviata a seguito di una denuncia di un genitore che ha scoperto tra i contatti della figlia 12enne una serie di messaggi con scambio di foto con uno sconosciuto.
L'inchiesta ha permesso di scoprire che, tra il settembre 2009 e il giugno 2010, un uomo, D.F. originario di un centro della Brianza, con diverse false identita' sul social network e con la foto di un giovanissimo e piacente ragazzo, era riuscito a conquistare l'amicizia e la fiducia di un gruppo di otto bambine tutte residenti in un paese dell'hinterland cagliaritano.
Bambine che veniva attirate dai modi gentili, regali e da particolari attenzioni ma che poi subivano minacce se non posavano per scatti fotografici particolari. L'indagine della polizia postale ha scoperto che dietro quei profili fake si nascondeva il 50enne brianzolo, ed e' stata subito disposta una serie di attivita' di intercettazioni prima e di perquisizioni dopo che hanno confermato i sospetti sull'uomo.
Nei confronti di D.F., su richiesta del pm Pili, il Gip di Cagliari, Simone Nespoli, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per produzione e diffusione di materiale pedopornografico e violenza privata nei confronti di due delle bambine e ora l'uomo si trova in un carcere lombardo. I poliziotti hanno scoperto anche la divulgazione di pornografia minorile attraverso Internet e la detenzione di file (immagini e video) illeciti. Le perquisizioni effettuate hanno consentito di rinvenire e sequestrare una quantita' di materiale informatico tutt'ora all'esame degli investigatori.
Via: Adnkronos
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La Arcuri rifiuta Berlusconi e su Facebook diventa una star
Una valanga di intercettazioni e atti giudiziari per mettere in luce il giro di affari ed escort messo in piedi da Gianpaolo Tarantini che, secondo i pm, attraverso la propria rete di escort puntava ad ottenere appalti e favori dal presidente del Consiglio. Nell'inchiesta di Bari otto persone sono ora indagate, tra queste anche Sabina Began, una delle protagoniste delle serate a casa Berlusconi. La Began si è difesa dalle accuse spiegando di avere solamente "organizzato feste per fare piacere all'uomo che amo", ovvero il presidente del Consiglio. Una vicenda in cui i legali di Berlusconi hanno già chiarito la linea difensiva: se le ragazze erano pagate il premier non lo sapeva e comunque con loro si sono tenute solo "riunioni conviviali". Tra le donne contattate da Tarantini figura anche Manuela Arcuri a cui l'imprenditore pugliese ha paventato la conduzione di Sanremo in cambio di favori sessuali al premier. L'attrice ha rifiutato la proposta e la notizia del suo "gran rifiuto" ha scatenato l'ovazione dei fan sul web. "La dignitá ha ancora un valore. Brava Manuela, hai fatto la cosa giusta", ha scritto un sostenitore sulla pagina Facebook dell'attrice e ancora: "forse hai perso un'offerta allettante ma hai guadagnato molti fan...da tutte le donne.....grazie!!". I giornali invece riportano di una telefonata tra Berlusconi e Belen in cui il presidente del Consiglio avrebbe riempito di complimenti la subrette. Una linea che non è bastata però ad arginare la bufera mediatica. Quasi tutti i giornali oggi sparano a zero sul caso Tarantini dedicando le prime pagine all'intreccio tra escort e affari nelle residenze del presidente del Consiglio. Una trappola politica secondo la difesa. Nell'inchiesta di Napoli Berlusconi risulta come parte lesa e vittima di estorsione da parte di Tarantini.
Via: Tmnews
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Prof molestava allieve su Facebook, chiesto rinvio a giudizio
Il pubblico ministero di Milano Tiziana Siciliano ha chiesto il rinvio a giudizio del supplente di una classe quarta di un istituto alberghiero che nei mesi scorsi era stato denunciato alla preside da alcune studentesse perché avrebbe molestato alcune di loro su Facebook. Per lui l'accusa è di abuso d'ufficio e abuso dei mezzi di correzione. Secondo quanto ricostruito dal pm, l'insegnante, arrivato in classe aveva chiesto per prima cosa alle ragazze chi fosse maggiorenne, contattandole poi su Facebook per chiedere l'amicizia. Molte hanno accettato il contatto perché, hanno spiegato al magistrato una volta sentite, non si poteva dire di no a un professore. Scherzoso con tutte, il professore avrebbe preso di mira una 18enne. Lei ha fatto scattare la denuncia. Dopo aver stampato le conversazioni intrattenute su Facebook, le ha fatte vedere alla preside che ha allertato la procura. «Dammi del tu, puoi chiamarmi anche Max», ha esordito il prof, che poi ha proseguito lodando le foto della ragazza («Sono bellissime») e snocciolando svariati complimenti («Sei davvero speciale», «Sei una ragazza dolce e molto bella»). Fino ad arrivare a una delle frasi forse più ambigue, «Mi piacerebbe metterti un bel voto», poco dopo seguita dall'invito: «Lo sai che potremmo passare un sabato sera insieme? Non parleremmo di storia, ma di noi due (...). Mi sa che come uomo ti potrei interessare (...). Non è la prima volta che un professore si innamora di un'allieva». Tuttavia gli atteggiamenti equivoci del prof non sarebbero avvenuti solo sulla rete. Le allieve hanno raccontato che in classe venivano interrogate mentre lui ne fissava platealmente il seno e che lanciava frecciate a sfondo sessuale, invitandole a coprirsi di più. Atteggiamenti confermati anche dall'unico ragazzo, che al pm ha detto di non sopportare di veder piangere le sue compagne.
Fonti: Tm News, Il Giornale
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Bandito riconosciuto su Facebook, per Gup prova non valida
La vittima riconosce il suo rapinatore su Facebook, anche in un successivo confronto all'americana, ma il giudice per l’udienza preliminare assolve il malvivente perché ritiene non valida la prova del riconoscimento, in quanto avvenuta attraverso il social network più frequentato in Rete. Il fatto risale al 2009 e avvenne a Genova. Le vittime della rapina, nel febbraio del 2009, in via Caprera, a Genova Sturla, erano due ragazzini, che erano stati aggrediti da due banditi, uno armato di coltello e l'altro con un pitbull al guinzaglio. I due avevano seguito i due giovani e, minacciandoli di aizzare contro di loro il cane, avevano preteso un gicaccone e i soldi che avevano con sè. Ottenuto quello che volevano, si erano allontanati. In seguito alle indagini, uno dei due malviventi era stato rintracciato dalla polizia, che lo aveva messo sotto indagine. Il secondo era stato indicato come complice. Ma proprio quest’ultimo è stato individuato su Facebook da una delle vittime, e di conseguenza era stato incriminato e rinviato a giudizio. Il suo difensore, l'avvocato Andrea Ciurlo, aveva chiesto il rito abbreviato. E al termine, è arrivata la decisione del gup Annalisa Giacalone di assolvere il giovane, perché la deposizione della vittima non lo ha convinto a sufficienza. D'altra parte, lo stesso pm Francesco Pinto, che sostituiva il collega Luca Scorza Azzarà, ha chiesto al giudice l'assoluzione per insufficienza di prove.
Si finge donna per adescare minori su Facebook, arrestato
Sono centinaia le foto scabrose che riprendono minori sequestrate dalla Squadra Mobile di Treviso a un 35enne che adescava minorenni in Facebook. La polizia ha arrestato un uomo che, fingendosi donna su Facebook, adescava ragazze tra i 12 e 18 anni promettendo un futuro nello spettacolo. Con una delle vittime, alcune delle quali con menomazioni psichiche, l'indagato ha avuto anche rapporti sessuali. L'uomo era stato già arrestato nel 2006 per violenza sessuale su una minorenne. Sono 7 le minori cadute nella rete del pedofilo, ma la polizia ritiene che il numero delle sue vittime sia superiore.
Contro l'indagato negli ultimi cinque mesi erano state effettuate quattro denunce per minacce, atti persecutori e sostituzione di persona, che però non avevano avuto seguito. Per l'esito dell'indagine è stata determinante la collaborazione di una delle vittime, che ha raccontato alla polizia di Treviso come era stata adescata: l'indagato, presentandosi su Facebook come ragazza, raccontava come il suo ragazzo 25enne, ben inserito nel mondo dello spettacolo, potesse offrire alle ragazze un futuro di successo in questo campo.
Ottenuta la fiducia delle vittime, la "ragazza" convinceva queste ultime ad essere contattate dal suo "fidanzato" (che era lo stesso indagato con altro profilo) che poi riusciva a farsi mandare per sms foto scabrose. L'uomo, Giuseppe Mutton, di Ponzano Veneto (Treviso), e' stato arrestato su disposizione della magistratura veneziana - il pm e' Carlo Nordio - che e' competente per reati inerenti alla pornografia minorile.
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Aggredito a Padova con bastoni e catene consigliere Aliprandi
E' stato aggredito con bastoni e catene da un gruppetto vicino ai centri sociali il consigliere comunale Vittorio Aliprandi (Pdl), che ieri era stato condannato dal tribunale di Padova per la violazione della legge Mancino dopo che aveva messo su Facebook delle frasi offensive verso i Rom. La notizia è stata postata alle 12 sulla pagina Facebook dello stesso Aliprandi. Il consigliere era assieme al figlio in piazza Duomo quando e' stato bloccato e aggredito da alcuni giovani, due quali sono stati fermati da passanti e sono stati portati in Questura Padova. I due, Alex Ferraretto (30 anni) e Michele Nigro (25 anni), vicini ai centri sociali sono interrogati in Questura dal pm Sergio Dini. La polizia scientifica sta compiendo accertamenti su una spranga, su una catena e un casco trovati poco lontano dal luogo dell’aggressione. Il centro sociale Pedro nel pomeriggio si è dissociato dall'episodio: "Oggettivamente ciò che è accaduto è sbagliato - ha scritto in una nota il leader Max Gallob - privo di alcun senso soprattutto se riferito alla dura e difficile battaglia culturale e politica contro razzismo e xenofobiache stiamo conducendo. Al contrario possiamo già dire che favorisce non solo la Lega ma tutti coloro che vorrebbero vedere chiusa in città l’esperienza del centro sociale stesso". "E' un episodio gravissimo - commenta il sindaco Flavio Zanonato - in città ci sono dei veri e propri criminali: mi aspetto che la polizia e la magistratura siano molto netti nei confronti di questa gentaglia. Bisogna farla finita con la violenza politica e la prevaricazione".
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