Facebook potrebbe essere obbligata a ricercare e identificare eventuali commenti che violano l'onore. Questa opinione è stata espressa dall'avvocato generale della Corte di giustizia europea (CGCE), Maciej Szpunar, in una causa tra Facebook Ireland ed Eva Glawischnig-Piesczek, deputata al Parlamento austriaco e presidente del gruppo dei Verdi, che ha chiesto ai giudici austriaci di emettere un'ordinanza cautelare nei confronti del social network. Tuttavia, la normativa UE non disciplina se Facebook può essere costretta a cancellare i commenti in questione in tutto il mondo.
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Corte Ue: Facebook può essere obbligata a togliere post diffamatori
Facebook potrebbe essere obbligata a ricercare e identificare eventuali commenti che violano l'onore. Questa opinione è stata espressa dall'avvocato generale della Corte di giustizia europea (CGCE), Maciej Szpunar, in una causa tra Facebook Ireland ed Eva Glawischnig-Piesczek, deputata al Parlamento austriaco e presidente del gruppo dei Verdi, che ha chiesto ai giudici austriaci di emettere un'ordinanza cautelare nei confronti del social network. Tuttavia, la normativa UE non disciplina se Facebook può essere costretta a cancellare i commenti in questione in tutto il mondo.
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Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati
Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Insulti su Facebook possono costare il carcere, lo dice la Cassazione
La Suprema Corte ha stabilito che per le offese sul social network la competenza non è del Giudice di Pace ma del Tribunale ordinario. La diffamazione tramite Facebook può essere punita con il carcere. Lo ha deciso la Prima sezione penale della Corte di Cassazione. I giudici sono stati chiamati a decidere su una querela che nel 2010, in seguito a una burrascosa separazione, una donna aveva presentato nei confronti dell'ex marito accusandolo di aver pubblicato sul social network alcuni post e commenti dal contenuto diffamatorio.
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Insulti su Facebook sono diffamazione anche senza pubblicare nome
Perché ci sia diffamazione è sufficiente che la persona offesa sia riconoscibile. Non serve fare nomi per diffamare qualcuno nella rete delle reti. Chi parla male di una persona su un social network come Facebook, ad esempio, senza nominarla direttamente ma fornendo particolari che possono renderla identificabile, da oggi rischia una condanna.
Lo ha stabilito la Cassazione (sentenza 16712/14) rinviando ad un nuovo processo un maresciallo capo della Guardia di Finanza, che aveva pubblicato sul suo profilo una frase offensiva nei confronti di un collega designato al suo posto al comando della Compagnia. E non contento, anche un'espressione volgare indirizzata alla moglie del graduato.
Il Finanziere, condannato a tre mesi dal Tribunale militare per diffamazione pluriaggravata, era stato assolto in secondo grado per insussistenza del fatto. Per la Corte militare di Appello, infatti, l'identificazione dell'offeso era possibile solo per una ristretta cerchia di soggetti ed è su questo che il "Palazzaccio" ribalta il giudizio.
La frase, in quanto indicata sul profilo, è ampiamente accessibile come l'identificazione della persona offesa, favorita dall'avverbio "attualmente", riferito al ruolo investito. Tra l'altro, conclude la prima sezione penale della Cassazione, "il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico ma la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell'altrui reputazione, e la volontà che venga a conoscenza anche soltanto di due persone".
"Ai fini di tale valutazione, conclude la Corte, "non può non tenersi conto dell'utilizzazione del social network, a nulla rilevando che non si tratti di strumento finalizzato a contatti istituzionali tra appartenenti alla Guardia di Finanza, né alla circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona".
La bufala su Facebook del microchip canino trovato nel piatto cinese
Sulla bacheca del suo profilo Facebook aveva postato una delle leggende metropolitane più diffuse: un suo amico aveva trovato un microchip canino in una pietanza che gli era stata servita durante una cena in un ristorante cinese a Vigevano, in provincia di Pavia e, per questo, l'uomo era dovuto andare in ospedale per una lavanda gastrica. Ma in realtà la notizia era una bufala e per questo la donna è stata denunciata.
Il racconto della donna, colmo di particolari usati per rendere credibile la vicenda, aveva sollevato sul social network le proteste degli animalisti e indignazione da più parti. Qualcuno aveva persino minacciato di apporre uno striscione "Qui si mangia carne di cane". Il clamore attorno alla storia era diventato tale che, com'era prevedibile, la voce arrivasse anche all'orecchio del proprietario del ristorante.
E' stato a quel punto che Antonio Zang, 39 anni, titolare dell'Amico Wok, ristorante cinese di Vigevano, si è presentato ai carabinieri della locale stazione, disperato per la bufera che si era abbattuta sul suo locale e ha sporto denuncia. Gli investigatori hanno verificato i verbali dei Nas nel locale, che sono risultati del tutto regolari nei due anni di attività, ed hanno controllato i ricoveri in ospedale in quei giorni.
I carabinieri di Vigevano hanno quindi verificato l'infondatezza della notizia e ascoltato la donna B.T., 31 anni, artigiana di Vigevano, che all'inizio ha confermato la storia, ma poi ha ceduto: "Mi sono inventata tutto". E' per questo che è stata denunciata per diffamazione aggravata a mezzo Internet. Attenzione dunque alle bufale su Facebook che vengono diffuse attraverso post a tal punto da diventare certezze.
La vicenda del "microchip canino" nei piatti dei ristoranti cinesi gira su Internet da diversi anni. Cambiano i dettagli ma i contenuti della storia sono sempre gli stessi. Tra le bufale più recenti quella che aveva preso a circolare nel marzo 2013 ad Este, in provincia di Padova: anche qui la notizia era stata opportunamente smentita e i gestori del locale avevano presentato denuncia per diffamazione a carico di ignoti.
Via: Il Giornale
Foto: Wikimedia
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Posta su Facebook foto hard della ex diciassettenne, arrestato stalker
Pubblica su Facebook le foto pornografiche che aveva realizzato con l'ex fidanzata con cui ha troncato la relazione da tempo e viene arrestato. E' successo a Caltanissetta dove i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile hanno arrestato Davide Miraglia. E' accusato di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico, diffamazione e minaccia.
Miraglia era agli arresti domiciliari, perchè era già stato incriminato per stalking nei confronti della minorenne, alla quale è legato da una parentela. Un'indagine che s'è mossa sull'asse Caltanissetta-California, in particolare a Palo Alto dove ha sede Facebook.
E' stata la madre della diciassettenne a denunciare lo scorso 2 settembre che sul profilo Facebook di Miraglia erano state postate scatti hard in cui v'era in posa la figlia e che altre immagini compromettenti erano state pubblicate su un secondo profilo.
Miraglia, inoltre, avrebbe inviato un sms all'ex fidanzata minacciandola che avrebbe fatto girare altre foto osè se non fossero tornati insieme. Ma scavando nella rete, i carabinieri hanno individuato un terzo profilo dove Miraglia aveva pubblicato altre foto.
Venerdì notte i carabinieri hanno perquisito l'abitazione di Miraglia, sequestrando diversi cellulari, numerosi Cd e un computer che saranno analizzati dagli specialisti per verificare se contengano altro materiale pedo-pornografico. Ora le indagini dei carabinieri mirano ad individuare se vi sono stati altri utenti di Facebook che hanno condiviso le foto pubblicate da Davide Miraglia.
Via: AGI
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Codacons: stop agli insulti su Facebook e Twitter, servono interventi
''Sui social network regna oggi un vero e proprio caos fuori da ogni controllo, dove dilagano insulti gratuiti e minacce spesso gravi, incitazioni alla violenza, pagine che promuovono l'odio e il razzismo''. E' la denuncia del Codacons che chiede ''una riforma volta ad incrementare i poteri in capo alla Polizia Postale, aumentando la capacità d'azione di tale compartimento e permettendo interventi immediati per oscurare siti e profili lesivi e/o pericolosi e individuare i responsabili che si nascondono dietro l'anonimato garantito dal web''.
L'associazione chiede inoltre un incontro con l'Autorità per le Comunicazioni al fine di studiare interventi e misure per migliorare la vigilanza e i controlli da parte dei responsabili dei social network, come Facebook e Twitter. Non mancano gli episodi da citare a sostegno delle argomentazioni del Codacons: ad esempio, qualche giorno fa il direttore del Tg La 7 Enrico Mentana è stato costretto ad abbandonare Twitter a causa dei troppi insulti ricevuti.
"Il numero di tizi che si esaltano a offendere su twitter è in continua crescita. Calmi tra poco ce ne andremo, così v'insulterete tra di voi", cinguettava Mentana su Twitter. Il direttore era davvero fuori di sè e continuava cinguettare: "Sono contrario alle limitazioni e alle censure per legge. Sono contrario ai blocchi, censure private. Twitter è così, o l'accetti o lasci". E ancora: "Resterei se ci fosse almeno un elementare principio d'uguaglianza: l'obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname".
Secondo il associazione dei consumatori i gestori dei social network ''non sembrano esercitare la dovuta vigilanza. Oltre alla lesione dei diritti personali per chi è vittima di minacce e offese, vi sono rischi reali soprattutto per i più giovani che - sottolinea la nota - passano molte ore su Facebook e Twitter, e possono subire una influenza negativa soprattutto da quelle pagine che vorrebbero far passare disprezzo e violenza come una cosa normale o addirittura giusta''.
Fonte: Codacons
Via: Adnkronos
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Diffamazione su Facebook, per giudice aggravante come per stampa
Insultare qualcuno sulla propria pagina Facebook può essere considerato «un delitto di diffamazione aggravato dall'aver arrecato l'offesa con un mezzo di pubblicità» equiparato «sotto il profilo sanzionatorio alla diffamazione commessa con il mezzo della stampa». Lo stabilisce una sentenza del tribunale di Livorno, come riferisce Il Tirreno, le cui motivazioni sono state depositate nei giorni scorsi.
Al centro del caso le affermazioni di Rossella Malanima, 27 anni: poco dopo essere stata licenziata dal centro estetico in cui lavorava, la ragazza ha pubblicato sulla sua bacheca Facebook affermazioni offensive contro l'azienda e l'ex datore di lavoro. La ventisettenne aveva usato anche espressioni a sfondo razzista nei confronti dell'uomo, che è albanese.
Il giudice ha richiamato l'articolo 595, terzo comma del codice penale, in cui il reato di diffamazione è punito più severamente nel caso in cui l'offesa sia recata con il mezzo della stampa così come attraverso «qualsiasi altro mezzo di pubblicità». Secondo la sentenza, Facebook ha una «diffusione incontrollata».
Esprimersi su Facebook implica quindi una «comunicazione con più persone alla luce del cennato carattere pubblico dello spazio virtuale in cui si diffonde la manifestazione del pensiero del partecipante che entra in relazione con un numero potenzialmente indeterminato di partecipanti e quindi la Conoscenza da parte di più persone e la possibile sua incontrollata diffusione». La giovane livornese è stata condannata a pagare una multa di 1.000 euro.
Fonte: ANSA
Via: La Stampa
Fonte: ANSA
Via: La Stampa
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Sentenza a Livorno: offesa su Facebook è diffamazione a mezzo stampa
Potrebbe essere un caso destinato a fare da precedente nel mondo dei social network. La storia in questione vede come protagonista una giovane ragazza di 26 anni, Rossella Malanima di Livorno che, licenziata dal centro estetico per il quale ha lavorato nel mese di maggio 2011, molto probabilmente in preda alla rabbia ha ben pensato di sfogarsi contro il suo datore di lavoro usando la tecnologia.
La ragazza ha prima inviato una mail all’uomo, salvo poi passarlo a insultare direttamente sulla sua bacheca di Facebook. Dal raccomandare i clienti a non frequentare il centro per motivi di scarsa igiene, Rossella ci è decisamente andata sul personale scrivendo sulla bacheca Facebook dell’ex datore: "Sei un albanese di m….", usando come pretesto la sua nazionalità.
Proj Gjergji, questo il nome dell’uomo, si è dunque presentato in Procura con il suo avvocato e 3 messaggi simili per denunciare la giovane, iscritta nel registro degli indagati ai sensi dell’articolo 595 terzo comma del codice penale, relativo alla diffamazione a mezzo stampa. La 26enne Rossella, per mezzo del suo legale Danilo Adoncecchi, ha scelto il rito abbreviato.
Nella sentenza, arrivata lunedì, il giudice Antonio Pirato ha condannato la donna a una multa di 1.000 euro, al pagamento delle spese processuali e a versare alla vittima 3.000 euro come risarcimento danni. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. A rischiare, pertanto, non sono solo i giornalisti, ma tutti coloro che offendono sui social network.
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Brasile, Facebook oscurato per 24 ore causa violazione legge elettorale
Un giudice brasiliano ha ordinato la sospensione di Facebook per 24 ore in tutto il paese per violazione della legge elettorale. La decisione del giudice Luiz Schuch è giunta su ricorso di un candidato per le elezioni municipali di Florianopolis (Santa Caterina), il conservatore Dalmo Deusdedit Menezes (PP), che si è sentito diffamato da una pagina del social network.
La pagina, dal titolo Reage Praia Mole, era stata aperta per criticare e contrastare alcuni progetti immobiliari su una delle spiagge più note di Florianopolis. Il deputato ha sostenuto che vi era la presenza di "materiale offensivo" contro di lui, in forma anonima. Dopo la disattivazione, una seconda pagina è stata creata con il titolo Reage Praia Mole 2. Nella pagina c'era un post con una spiegazione:
"Come di pubblica conoscenza, Praia Mole corre il serio rischio di avere il suo bel paesaggio incontaminato rovinato dal turismo immobiliare/hotel di legittimità discutibile. I responsabili di questo progetto, che mirano a portare gli edifici sulla costa di Parco Galheta, una delle risorse naturali più belle di Florianopolis, avevano ottenuto la cosiddetta possibilità di costruire con l'amministrazione municipale attuale".
Ma l'assessore sostiene di non avere alcun legame con le imprese di costruzione. Poiché Facebook non aveva provveduto ad oscurare la relativa pagina, il giudice, venerdì sera, ha ordinato la sospensione dell'intero social network in Brasile per 24 ore. Inoltre ha inflitto all'azienda una multa di 50 mila dollari per ogni giorno in cui non verrà adempiuto all'ordine di oscurare la pagina incriminata.
Facebook ha presentato un ricorso di sospensione di questo ordine giudiziario, e una decisione in merito dovrà essere presa dall'autorità giudiziaria lunedì prossimo. Il social network, che conta 37 milioni di utenti in Brasile, potrà presentare ricorso contro la decisione al Tribunale Regionale Elettorale (TRE) o, in ultima istanza, presso il Tribunale Supremo Elettorale (TSE).
Fonte: Olhardireto
Via: Agencia Brasil
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Australia, pubblica su Facebook foto nude della ex: condannato
Un uomo australiano è stato condannato a sei mesi di carcere per aver pubblicato su Facebook le foto nude della sua ex fidanzata. Si tratta della prima condanna legata al mondo dei social network in Australia e una delle poche al mondo.
I documenti del tribunale hanno rivelato che Ravshan ''Ronnie'' Usmanov, 20 anni, di Sydney, ha pubblicato sei foto nude della sua ex-fidanzata su Facebook poco dopo essersi lasciati. Le foto hanno mostrato la sua ex-fidanzata "nuda in certe posizioni e mostrando chiaramente i seni e genitali".
Usmanov, un controllore di credito per una compagnia di navigazione, come ha riferito alla polizia ha detto:
"Ho messo le foto perché lei mi ha ferito ed era l'unica cosa per farle del male". Usmanov ha inviato un messaggio alla sua fidanzata dopo aver postato le foto su Facebook, dicendo: "alcune delle tue foto sono su Facebook". La donna, che non è stato identificata, ha implorato Usmanov di ritirare le foto. Al suo rifiuto, la donna ha chiamato la polizia. Il magistrato, Jane Mottley, ha dichiarato:
"La nuova tecnologia di questi anni consente l'accesso immediato al mondo, come il sito di social networking Facebook e non limita i confini, producendo danni incalcolabili per la reputazione di una persona causati dalla irresponsabile pubblicazione di informazioni attraverso quel mezzo. Con la sua popolarità e il reale danno potenziale, vi è una reale necessità di scoraggiare l'uso di questo mezzo per commettere reati di questo tipo".
Nel 2010 un uomo della Nuova Zelanda Joshua Simon Ashby, 20 anni, è stato condannato a quattro mesi di carcere per la pubblicazione di una foto nuda della sua ex fidanzata su Facebook. L'avvocato di Usmanov, Maggie Sten, aveva sostenuto che il suo non era un reato grave'','' a cui Mottley ha risposto: "Cosa potrebbe essere più grave della pubblicazione di fotografie di nudo di una donna su internet?". E ha aggiunto: "una cosa è pubblicare un articolo in forma di stampa con tiratura limitata. Ciò può influenzare la gravità oggettiva del reato, ma una volta che va su Facebook diventa disponibile a livello mondiale sul Web''.
Via: Globalpost
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Sette nuovi account al secondo su Facebook, cybercrime in aumento
Tra il 2009 ed il 2011, in media sono stati creati 7 nuovi account Facebook al secondo. Oggi il social network conta 800 milioni di utenti nel mondo, tra cui oltre 21 milioni di utenti in Italia, Paese che registra in percentuale più utilizzatori di social network al mondo, con l'86% dei navigatori stando al report Nielsen ''State of the Media: The Social Media Report'' del 2011.
Gli italiani sono anche gli utenti che dedicano più tempo ad attività social online: quasi un terzo del tempo degli utenti internet italiani si qualifica come "social", mentre negli Stati Uniti questa percentuale scende ad un quarto. Inevitabile attirare le attenzioni di malintenzionati di ogni genere.
In materia di cybercrime, il Rapporto Clusit 2012 prodotto da Clusit e Security Summit sulla situazione della sicurezza Ict in Italia, rileva che quello organizzato trans-nazionale segna una crescita esponenziale (+250% nel 2011 rispetto al 2010), con un giro d'affari stimato di 7 miliardi di dollari, per realizzare il quale sono stati inflitti danni diretti ed indiretti stimati a livello globale oltre 350 miliardi di dollari, una somma maggiore del Pil della Danimarca.
Il social network è oggetto di malware, spam e frodi di ogni genere, ma anche di phishing, furto o sostituzione d'identità, furto dei dati sensibili, diffamazione e stalking. Ci sono poi le minacce specifiche derivanti dall'uso dei social media in ambito non privato (business, pubblica amministrazione, enti no profit) i cui rischio comprendono soprattutto social engineering e spear phishing, perdita o furto di dati riservati e della proprietà intellettuale, ma anche danni all'immagine e alla reputazione.
Come proteggersi? Servono informazione e formazione a livello aziendale, con l'individuazione di procedure standard e strumenti organizzativi, oltre naturalmente alla necessità di implementare strumenti tecnologici efficaci di monitoraggio e controllo, considerando che firewall, proxy ed antivirus non sono più sufficienti.
Via: Adnkronos
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Vasco Rossi ancora contro Nonciclopedia: è stupida e volgare
Vasco Rossi è tornato a far parlare di sé con un post, pubblicato su Facebook, in cui commenta la baruffa nata appena una settimana fa con il sito Nonciclopedia: "Cari i miei 'brufolosi e ignoranti ragazzini' - si legge nel post che ha ottenuto 8.700 mi piace - fatevene una ragione. Non è della mia reputazione o della mia immagine che si tratta. Sapete quanto me ne frega? Se avete passato il limite della diffamazione ne dovrete rispondere ai miei avvocati e in sede legale. E' inutile che vi arrampichiate sugli specchi. Dovete prendervi la 'responsabilità' di quello che avete fatto".
L’artista, sulla propria pagina sul social network, domenica ha acceso nuovamente la miccia: "Nonciclopedia è un’idea stupida, volgare, vergognosa, ignorante e ipocrita!". E a proposito dell'azione legale che i suoi avvocati hanno mosso nei confronti degli amministratori di Nonciclopedia continua:
"Se verranno accertati gli estremi della diffamazione, i danni che vi chiederò di pagare saranno devoluti in beneficenza e non saranno pochi. Questo ve lo posso garantire. Ma questa è solo una questione 'tecnica'. Restano solo gli 'specchi'... da pulire e la vostra arrogante ignoranza... da punire". Il cantante ha tenuto poi a sottolineare in cosa consista per lui il concetto di libertà: "Scrivere in forma anonima sul muro di un cesso o su un sito internet - si legge su Facebook - può essere un'attività divertente, ma NON si tratta di libertà di espressione o di parola".
Libertà per Vasco equivale a responsabilità: "Questo sacrosanto diritto conquistato dalla civiltà occidentale al prezzo della vita di milioni di persone, lo si esprime solamente quando ci si prende la responsabilità di quello che si dice mettendo il proprio nome e cognome. La 'delazione' anonima è la triste realtà dei regimi totalitari e dittatoriali del secolo scorso".
Via: La Stampa
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Pace fatta tra Nonciclopedia e Vasco, la nota su Facebook
I ragazzi responsabili del sito si sono scusati con il rocker per i contenuti giudicati diffamatori e il Blasco ha deciso di ritirare la querela nei loro confronti. Il sito Nonciclopedia, che era stato chiuso dagli stessi responbili dopo la querela del cantante, riapre dunque i battenti. Nella lettera di scuse, pubblicata sia su Nonciplopedia che sul sito e sul profilo Facebook di Vasco, si legge:
"Cari lettori, ringraziandovi per il caloroso sostegno, vogliamo innanzitutto chiarire che ci dissociamo dalla violenza con cui il web ha reagito alla nostra decisione di oscurare il sito. Il nostro intento non è mai stato quello di incitare l'utenza contro Vasco quanto quello di informarla dei fatti avvenuti".
"Ci scusiamo se i contenuti della pagina di Vasco Rossi sono sembrati diffamatori, non c'è mai stata l'intenzione di offendere il cantante. Aggiungiamo che non abbiamo responsabilità sulle presunte versioni della pagina su Vasco Rossi che circolano in rete, non corrette in quanto non presenti sul nostro sito".
"Da entrambe le parti -si legge ancora nella lettera- c'è una volontà di garantire umorismo di qualità, pertanto non escludiamo la possibilità futura che un giorno su Nonciclopedia tornerà ad esistere un articolo su Vasco Rossi che faccia ridere tutti quanti. Tania Sachs, la portavoce ufficiale del rocker, ha assicurato di poter ritirare la querela contro Nonciclopedia", conclude la lettera. E la press agent di Vasco conferma che la querela verrà ritirata. A livello d'immagine, poteva ritorcersi contro lo stesso cantautore.
Via: Adnkronos
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Nonciclopedia chiude e su Facebook si scatena la protesta
Gia' al centro di numerose polemiche per le sue esternazioni su Facebook, Vasco Rossi e' diventato oggetto dell'indignazione del popolo della Rete. Il sito Web Nonciclopedia ha chiuso il suo spazio in seguito all'azione dei legali del cantante, che si e' ritenuto diffamato dal contenuto di una delle tante imitazioni parodistiche di Wikipedia e su Facebook sono gia' comparsi i primi gruppi (''Chiudiamo Vasco Rossi e Riapriamo Nonciclopedia'' conta su circa 5.000 adesioni) che se la prendono con la rockstar italiana per la ''censura'' nei confronti del sito di satira.
La portavoce di Rossi, Tania Sachs, ha pubblicato sul sito ufficiale del cantante una nota nella quale si precisa che ''Vasco non ha mai chiesto la chiusura del sito, ha molto semplicemente chiesto al suo avvocato di difenderlo in sede giudiziaria dalla diffamazione, persistente''.
Nel febbraio del 2010, prosegue la nota, ''abbiamo sporto querela per diffamazione nei confronti del sito Nonciclopedia che degli insulti contro Vasco Rossi aveva fatto la sua bandiera. Insulti quotidiani e gratuiti, insulti a tempo perso e senza alcun motivo'' e ''in seguito alla comunicazione del magistrato, gli amministratori di quel sito hanno deciso autonomamente di chiudere il sito perche' si sono evidentemente accorti di essere nel torto''.
Anche Nonciclopedia ha precisato sulla sua homepage di aver chiuso il sito ''per protesta, non per costrizione. La protesta si e' resa necessaria nel momento in cui venendo incontro alle richieste (seppur opinabili, visto che questo e' un sito di satira) dell'avvocato di Vasco Rossi di rimuovere la pagina dedicata al 'rocker', la denuncia a carico di ignoti non e' affatto caduta''.
Fonte: Asca
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Offende gli alunni in chat Facebook, maestra denunciata
Alcuni alunni di prima elementare sarebbero stati offesi con parole molto pesanti tramite la chat di Facebook dalla loro maestra. La chat tra le maestre è stata scoperta dai genitori di alcuni alunni che frequentano la scuola in centro città a Livorno. Papà e mamma di un bambino con problemi comportamentali si sono rivolti ad un avvocato per presentare una querela.
Tra i comportamenti contestati all'insegnante ci sarebbe anche un percorso di esclusione di un bambino autistico. Le parole al centro della vicenda sarebbero state scritte a gennaio scorso dalla maestra sul social network durante alcune conversazioni con alcune colleghe.
I bambini sarebbero stati definiti con parole come "parac..., rompic...", mentre la maestra avrebbe anche sollecitato una collega a cambiare di posto un bambino autistico per ridimensionare alcune tensioni con la famiglia del ragazzino. I genitori di quest'ultimo si sono rivolti a uno studio legale che ha presentato querela alla Procura ipotizzando i reati di ingiurie e tentativo di maltrattamenti psicologici.
"L’episodio riportato dalla stampa locale è a dir poco sconcertante, ci lascia basiti. [...] Chiediamo che su episodi come quello verificatosi alla scuola De Amicis si faccia la massima chiarezza, aumentando i controlli da parte del Dirigente Scolastico Regionale". Questo il commento preoccupato dei consiglieri regionali del Pdl Marco Taradash e Tommaso Villa alla notizia delle offese subite da alcuni alunni su Facebook, per mano di maestre della scuola elementare di Livorno.
Fonte: ANSA
Via: Nove
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Liceali diffamano professoressa su Facebook, denunciati
Immortalano la professoressa mentre gesticola durante la lezione, tenendo le mani intorno alla bocca come se stringesse un megafono. L'immagine fa prima il giro dei cellulari di tutta la scuola, ma il successo fra gli studenti è tale che qualcuno pensa di pubblicarla sulla propria bacheca di Facebook. Qui fioccano commenti irripetibili, fino a quando la docente non se ne accorge e sporge querela.
Si tratta di una quindicina di allievi di un liceo Brindisi: quasi tutte ragazze, in netta minoranza i ragazzi, la gran parte alla vigilia dell'esame di maturità. Il gioco in rete, costato caro alle giovanissime studentesse, si è scatenato qualche settimana fa. Il gioco dura fino a quando il marito della donna, anche lui insegnante, non si accorge delle foto.
Il magistrato inquirente dovrà vagliare se vi siano delle responsabilità a carico di amministratori e legali rappresentanti del social network, che avrebbero forse dovuto oscurare il turpiloquio ai danni della docente. Il fascicolo carico di ipotesi di diffamazione, ingiuria e violazione della privacy è sulla scrivania del pubblico ministero di turno, al quale toccherà vagliare se vi siano gli estremi per un processo a carico dei quattordici studenti denunciati.
Alle indagini della procura potrebbero sommarsi infatti, da qui a breve, i provvedimenti disciplinari del consiglio d'istituto a carico delle studentesse. Docenti e dirigente scolastico stanno infatti vagliando quale tipo di provvedimenti adottare per le ragazzine terribili, tutte alla vigilia dell'esame di maturità.
Via: La Repubblica
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Apre falso profilo Consonni e diffama compagni e avversari
La Polizia Postale ha individuato la ragazza di 13 anni che aveva aperto un profilo Facebook a nome del giocatore del cuore, Luigi Consonni, calciatore professionista che milita nel Grosseto calcio in serie 'B' del campionato italiano. Lo stesso Consonni, nel mese di ottobre aveva sporto denuncia presso gli uffici della Polizia Postale di Grosseto, lamentando il fatto che ignoti avevano creato un profilo su Facebook, utilizzando indebitamente i suoi dati personali ed una sua foto.
Sulla bacheca del profilo, visibile a tutti, venivano riportati dei commenti sull'andamento delle partite di calcio, attribuiti allo stesso Consonni, che mettevano in cattiva luce i suoi compagni di squadra, diffamandoli, nonche' frasi ingiuriose nei confronti degli avversari.
La Polizia Postale ha fatto immediatamente oscurare il profilo che solo apparentemente era riconducibile al giocatore del Grosseto, quindi ha effettuato accertamenti telematici presso Facebook, nonche' sull'indirizzo di posta elettronica utilizzato per la sua creazione. Così è stato possibile individuare chi si celava dietro il falso profilo, ovvero una giovane tifosa dell'Us Grosseto, di 13 anni, accanita fan del capitano della squadra di calcio cittadina.
La ragazzina non sarà denunciata: ha meno di 14 anni e dunque non è punibile. La Polizia Postale coglie l’occasione per lanciare un appello, indirizzato specialmente ai giovani, al fine di sensibilizzarli sul fatto che chi compie un atto del genere credendo solo di fare una bravata od uno scherzo, in realtà può incorrere in conseguenze penali.
Via: Il Tempo
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Divulga le foto intime della ex su Facebook, arrestato
Foto intime messe su Facebook, minacce telefoniche, un profilo fasullo sullo stesso social network per invitare gli uomini a conoscere l’ex fidanzata: è quanto ha ideato un consulente commerciale di 45 anni di Manfredonia (Foggia), dopo essere stato lasciato da una ventenne di Montenero di Bisaccia (Campobasso).
L’uomo è stato arrestato dal Commissariato di Termoli nel centro pugliese per stalking, violazione della privacy e diffamazione. La ragazza aveva instaurato una relazione sentimentale con il consulente dopo averlo conosciuto sulla chat Badoo, ma nel giro di qualche mese, alla richiesta di chiudere la storia, nello scorso gennaio, sono cominciate le minacce e i tormenti da parte dell’uomo.
La reazione del consulente è stata violenta e persecutoria e si è concretizzata con le minacce alla ex, la divulgazione di foto e commenti imbarazzanti sulla giovane. La studentessa è stata contattata spesso da sconosciuti che avevano letto il suo falso profilo su Facebook proponendole incontri di natura sessuale.
Secondo il vice Questore di Termoli Maria Santoli che ha condotto le indagini in stretto contatto con la Procura frentana, dietro i messaggi e contatti degli estranei in realtà si nascondeva un unico molestatore, il quarantacinquenne di Manfredonia ora rinchiuso in carcere a Foggia. La ventenne, sottoposta a forti pressioni psicologiche, è dovuta ricorrere a cure specialistiche a seguito del forte stress subito.
Via: Corriere del Mezzogiorno
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Posta foto della ex nuda su Facebook, condannato 4 mesi carcere
Per la prima volta una persona finisce in prigione per un reato commesso usando il più popolare social network del mondo. Joshua Simon Ashby, ventenne neozelandese, di professione pittore, è stato condannato venerdì scorso dal tribunale del distretto di Wellington, che lo ha riconosciuto colpevole di aver pubblicato la foto della sua ex dove compariva senza veli. I principali reati sono stati commessi lo scorso 23 luglio.
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