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Agente Lisa mette in guardia per un virus via tag e chat su Facebook


L'Agente Lisa, profilo della Polizia di Stato su Facebook, insegna a difendersi da un nuovo virus informatico, dopo quello che blocca l'intero contenuto del Pc. "Se risultate taggati in un video o in una foto, in genere con contenuti pornografici, da un vostro amico e per curiosità, cliccate sul link, potreste infettare il vostro pc. Non per colpa del vostro amico, che è sicuramente ignaro di tutto, ma per un programma malevolo che si insinua nel computer".

Apocalisse a Palermo, viaggiavano su Facebook le minacce del boss


Scorrendo il diario pubblico del profilo Facebook di uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione antimafia "Apocalisse", che ha portato alla cattura di 95 persone a Palermo, ci si imbatte in decine di foto con un unico tema: la condanna dei pentiti e dei collaboratori di giustizia, e l'apprezzamento della "legge" dell'omertà, del "farsi i fatti propri". La pagina è quella che Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi ritenuto a capo della cosca dell'Arenella, condivide con la compagna.

Voleva conoscere una donna su Facebook: arrestato latitante a Rende


E' stato tradito da Facebook e dalla voglia di incontrare e conoscere una donna. Si è conclusa in questo modo a Rende la latitanza di Giuseppe Quagliarello, di 31 anni, ricercato dal giugno scorso perché destinatario di una ordinanza di custodia cautelare emessa dai giudici del tribunale di Napoli. Quagliarello viveva tranquillamente in un appartamento a Rende dove si era trasferito da giugno, subito dopo essere sfuggito al provvedimento restrittivo, e conduceva una vita normalissima. 

Il latitante aveva trovato lavoro anche come stagionale in una struttura alberghiera della costa tirrenica. Da alcune settimane gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza avevano individuato il profilo Facebook del latitante e lo hanno contattato attraverso la creazione di un profilo esca femminile. Tra la Polizia ed il latitante ci sono stati alcuni contatti che hanno consentito di individuare in modo preciso il luogo dove si trovava. 

Attraverso il profilo del social network è stato stabilito un primo contatto, al quale hanno fatto seguito alcune telefonate, in particolare con una poliziotta della Squadra Mobile che si è finta utente del profilo. L'agente è riuscita a creare un rapporto di fiducia con Quagliarello e, dopo numerosi contatti, ha fissato un appuntamento, per incontrare il ricercato.

All'incontro però si sono presentati anche gli agenti della Squadra Mobile, che hanno arrestato il latitante. L'uomo non ha opposto resistenza e, dopo gli accertamenti di rito, è stato accompagnato nel carcere di Cosenza. Il latitante era ricercato dal giugno scorso per i reati di violenza privata, minacce aggravate dall'uso di armi e da metodi mafiosi. Quagliarello avrebbe minacciato i familiari di un pentito, sottoposti a programma speciale di collaborazione. 

In particolare avrebbe cercato di indurre la moglie del collaboratore di giustizia a mettersi in contatto con i suoi familiari per avere notizie sull'arresto del marito, sul suo cambio di avvocato e sul luogo di detenzione nonché sul luogo di residenza della stessa e sul perché di tutti questi fatti non fossero stati informati i "compagni". I reati contestati a Quagliarello sono aggravati dal fatto di far parte di una organizzazione di tipo mafioso, capeggiata dai fratelli De Micco e collegata con il clan Cuccaro di Barra.

Fonte: RaiNews24 

Pestato in discoteca riconosce i suoi aggressori da foto su Facebook


Pestato a sangue per aver invitato una ragazza a ballare, riconosce uno dei suoi aggressori su Facebook e lo fa condannare. Protagonisti della vicenda sono un giovane di 33 anni di Zumaglia e i due imputati: Fabrizio Nieddu, 33 anni, e Marco Benedetti, 24, entrambi di Biella, accusati di lesioni.

Al primo, recidivo, il giudice Pietro Brovarone ha inflitto due anni di reclusione, e al secondo un anno, con la sospensione condizionale della pena. L'episodio era avvenuto la notte del 31 agosto 2009, in un locale pubblico del quartiere Riva. La vittima vede una ragazza e la invita a ballare, senza sapere che su di lei hanno già messo gli occhi altri due giovani.

Questi ultimi, passati pochi istanti, lo aggrediscono a calci e pugni, facendosi buttare tutti e tre fuori dal locale. Il ragazzo preso di mira scappa e cerca rifugio in un vicino distributore, dove viene raggiunto da Fabrizio Nieddu e Marco Benedetti, a cui si sono aggiunti altri soggetti, mai identificati. Qui l'aggressione continua fino all'arrivo di alcuni passanti.

La prognosi sarà di 40 giorni, per lesioni e fratture. Il giovane riuscirà a identificare uno degli aggressori in Questura. Poi, cercando su Facebook, riesce a rintracciare anche l'altro fra gli amici "virtuali" del ragazzo che l'aveva picchiato. Grazie anche agli indizi raccolti dalla polizia, i due sono stati indagati e poi processati.



Fonte: La Stampa
Foto dal web

Scopre su Facebook rivale amoroso: gli taglia gomme e lo accoltella


Ha scoperto il suo rivale in amore su Facebook e lo ha ferito a coltellate. L’aggressore è stato arrestato dalla polizia, la vittima si trova ricoverata in ospedale in prognosi riservata. È accaduto a Leinì, nel torinese. L’uomo aveva scoperto, navigando sulla rete, che la giovane di cui si era invaghito senza essere corrisposto, si intratteneva con un ragazzo di 22 anni. 

Prima gli ha danneggiato l’auto, poi, durante una lite, lo ha colpito con tre coltellate. L’aggressore, Roberto Romano, 35 anni, è stato arrestato con l’accusa di lesioni aggravate. L’epilogo, che ha sfiorato la tragedia, è avvenuto sotto casa sua, a Rivoli (non Leini), alle porte di Torino. 

Secondo la ricostruzione degli investigatori, a chiamarlo in strada era stato il giovane ventiduenne al quale Romano, sempre attraverso Facebook, aveva fatto sapere di aver tagliato gli pneumatici. Provocatoriamente sul social network Romano gli aveva scritto di andare a vedere che cosa fosse successo alla sua vettura. 

Pronta la reazione del giovane che, trovandosi davanti chi gli aveva danneggiato l’auto, gli ha sferrato un calcio. Ma Romano, uscito da casa con un coltello da cucina, a sua volta lo ha colpito con tre fendenti, uno dei quali ha provocato un emopneumotorace.

Dopo l’aggressione - fa sapere la Polizia - Romano è rientrato a casa dove ben presto è stato raggiunto dagli agenti del commissariato Rivoli che lo hanno arrestato. A quanto si è saputo, l'uomo più volte era stato denunciato per stalking e danneggiamento, dalla fine dell'anno scorso fino a settembre di quest'anno.
Via: La Stampa
Foto dal web

Palermo, rimuove l'amica da Facebook e si scatena rissa in strada


Nell'era dei social network capita anche che qualcuno tolga l'amicizia virtuale ad un conoscente e l'ex "amico", per vendetta, inneschi una mega rissa per strada. E' accaduto a Palermo, nel popolare quartiere di Borgo Nuovo, dove una signora ha eliminato dalla sua lista di contatti Facebook una conoscente e questa, dopo averle chiesto conto e ragione della cancellazione, ha deciso di passare alle vie di fatto con botte e spintoni, non sopportando lo "sgarro" subito.

Immigrati rimpatriatri con scotch su bocca, denuncia su Facebook


Fascette di plastica a bloccare i polsi e nastro da pacchi intorno alla bocca. Sarebbe questo il trattamento riservato a due cittadini tunisini rimpatriati martedì dalle forze dell'ordine con il volo Alitalia Roma-Tunisi delle 9:20, secondo la denuncia del filmmaker Francesco Sperandeo che, a bordo del volo, è riuscito a scattare una fotografia e a pubblicarla via cellulare su Facebook.

"Gli agenti, in borghese, mi hanno detto che si trattava di una normale operazione di polizia", ha raccontato Sperandeo a Ign, testata online del Gruppo Adnkronos. "Siamo stati gli unici a protestare, probabilmente non tutti si sono accorti". 

"Io e il mio collega ci siamo avvicinati ai poliziotti che accompagnavano i due immigrati dicendogli che ci sembrava indecente e disumano il modo in cui queste persone venivano trattate indipendentemente da ciò che potevano aver fatto. La risposta è stata che si trattava di una normale operazione di polizia - ha detto ancora Sperandeo - Dopo di che ci hanno invitato ad allontanarci e a sederci al nostro posto". 

"L'immagine è una sola, inevitabilmente mossa perché rubata, ma restituisce lo sguardo di un uomo trattato in maniera disumana. E ci fa chiedere se, oltre al diritto di rimanere in Italia, sia giusto togliere anche la dignità ai migranti espulsi da questo Paese'' commenta Stranierinitalia.it

"Quanto sia 'normale' tappare la bocca col nastro adesivo ai migranti rimpatriati dovrebbe ora chiarirlo il ministero dell'Interno" conclude il portale dell'immigrazione. La Procura di Civitavecchia ha intanto aperto un fascicolo sulla vicenda dei due tunisini rimpatriati.

Via: Adnkronos
Foto: Facebook

Ricatta donna conosciuta su Facebook, arrestato dopo inseguimento


Ricatta una giovane conosciuta su Facebook e finisce in carcere per tentato omicidio, tentata estorsione, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. L'uomo arrestato ha 36 anni ed è sposato con prole, mentre la donna ha 23 anni. Sul social network l'uomo si è presentato con un nome falso, vantando solo il suo fisico da palestra. 

Lei è rimasta affascinata dalla bellezza del suo interlocutore e così i due hanno cominciato a scambiarsi e-mail fino a quando la ragazza ha inviato all'uomo alcune sue fotografie riservate. L'uomo è riuscito ad ottenere un appuntamento, ma per la giovane è stata una delusione vedere l'uomo dal vivo. 

A quel punto la 23enne ha cercato di limitare i contatti, ma l'uomo si sarebbe invaghito di lei cominciando a ricattarla, ovvero inviando per e-mail alla sorella della sua amica virtuale quelle foto che in lui avevano scatenato l'urgenza di fissare l'incontro. 

Foto che se fossero finite nelle mani dei genitori della ragazza avrebbero potuto procurarle seri problemi. La 23enne, quindi, si è rivolta alla polizia. Gli agenti del commissariato di Corato (Bari) hanno consigliato alla giovane di fissare con l'uomo un appuntamento e i due si sono incontrati nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Barletta. 

Lui l'ha invitata a salire a bordo dell'auto; lei, invece, a scendere dal mezzo per andare al bar. L'uomo ha capito ed è partito investendo un sovrintendente di polizia che stava per intervenire. L'inseguimento si è concluso a Zapponeta (Foggia), paese di residenza dell'uomo, operaio dipendente di un salottificio a Cerignola.

No Tav, poliziotto scrive ai manifestanti: pregiudizio unica barriera


"Ciao manifestante, chi ti parla è quello 'sbirro' che odi e che vorresti vedere morto": a scrivere è Maurizio Cudicio, sovrintendente della Polizia, in servizio alla Questura di Trieste, rappresentante del sindacato di Polizia Consap, che tenta così il suo personale dialogo con i No Tav della Val di Susa. E le risposte viaggiano sul web, con post su Facebook che alla riflessione di fondo del poliziotto ("Un'unica barriera fra di noi: il pregiudizio!) replicano in modi, contenuti e colori diversi, fino all'amarezza di Marco: "Questa è una guerra fra poveri. Va a finire - scrive Marco a Maurizio - che presto verrò anch'io sull'autostrada, per accompagnare i miei figli. Tre persone in più da prendere di peso. Non esagerare... grazie" Cudicio, che già in occasione delle proteste degli indignati aveva avuto un'iniziativa singolare, portando le brioches calde ai ragazzi che dormivano nelle tende nella centralissima piazza Unità, a Trieste - scrive di essere orgoglioso del suo mestiere e di essere poliziotto. Racconta di essere in Val di Susa "e tra non molto - scrive - è il mio turno. Ho dormito veramente poco e mangiato ad orari impossibili. Davvero - confessa- qualche volta mi sembra di andare in guerra, invece mi trovo in una valle sconosciuta e lontano da casa. Mi chiama mia moglie preoccupata per le notizie che ascolta incessantemente al tg, le dico di stare tranquilla e che andrà tutto bene, per tranquillizzarla le dico che sono lontano dalla confusione. Le chiedo di dare un bacio ai miei figli". Cudicio ricostruisce i momenti di tensione, quando "le urla di persone indignate e stanche quanto noi di questa situazione, sovrastano gli ordini impartiti dai superiori. La visibilità ora è scarsa, la tensione è altissima". Noi - sottolinea - siamo "lì per garantire l’ordine" e "alcuni di voi solo a vedere la divisa ci insultano e forse a qualcuno non dispiacerebbe vederci morti...".

Via: La Stampa
Foto: Fan Page

Santanchè su Facebook: agente che sbaglia non è mai assassino


"Gli uomini delle forze dell'ordine anche se sbagliano non sono mai assassini": non c'é il nome di Luigi Spaccarotella, ma il post su Twitter e su Facebook di Daniela Santanché ha raccolto in meno di quattro ore oltre 2.200 commenti. Quasi tutti sono negativi e spesso mettono esplicitamente in relazione il giudizio espresso dalla parlamentare del Pdl con la vicenda del poliziotto condannato per l'omicidio di Gabriele Sandri e da oggi in carcere.

Polizia Postale, virus polizia blocca il computer e chiede riscatto


Nuova truffa sul Web con il malware Ransomware che impedisce l'utilizzo del computer per poi richiedere un codice di sblocco, ottenibile collegandosi a siti che pretendono l'acquisto di beni o servizi a pagamento, realizzando una vera e propria estorsione. La Polizia postale e delle comunicazioni mette in guardia gli utenti della Rete sulla diffusione di un virus informatico che blocca il computer facendo comparire una schermata che impone il pagamento di 100 euro per poter poi ricevere il codice di sblocco del sistema.

L'immagine che compare riproduce fedelmente l'intestazione del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) l'ufficio di Polizia che si occupa della prevenzione e della repressione dei crimini informatici. Si tratta ovviamente di una riproduzione abusiva che non ha nulla a che fare con il vero ufficio della Polizia di Stato che non chiederebbe mai il pagamento di una somma di denaro a nessun titolo. Si tratta invece di un pagina presente su un server russo con la quale si tenta di trarre in inganno i navigatori del web facendo leva sul timore che può incutere l'intestazione della pagina stessa, anche perché essa compare in conseguenza dell'accesso, da parte dell'utente, a siti per adulti.

L'invito della Polizia postale e delle comunicazioni è di dotarsi di un antivirus da tenere sempre aggiornato, di navigare mediante la predisposizione di un account utente e non con diritti di amministrazione e soprattutto di non pagare nulla a nessuno. Il principio di Ransomware 2012 è comunque lo stesso della versione 2011, cioè bloccare il pc dello sventurato che fa entrare nella sua macchina il cavallo di troia, situazione che poi può essere sbloccata, forse, solo pagando, da questa sua peculiarità il nome: ransom vuol dire riscatto.

Via: Polizia di Stato

Riconosce il suo palpeggiatore su Facebook e lo fà denunciare


Pesantemente palpeggiata in discoteca da uno sconosciuto mentre era in compagnia delle amiche. La vittima dei presunti abusi è una diciassettenne bolognese che la sera del 20 novembre ha denunciato alla polizia quanto accaduto poco prima all'interno di un locale nel pieno centro di Bologna. L'uomo, dopo un mese di indagini, è stato identificato e denunciato. La giovane ha raccontato di essere stata presa di mira da un gruppetto di tre uomini, mentre si trovava con due amiche. Secondo il suo racconto sarebbe stata accerchiata dai tre e mentre due la tenevano ferma, il terzo l'avrebbe ripetutamente toccata nelle parti intime. La ragazza è riuscita a divincolarsi e a chiedere aiuto alle amiche, che hanno chiamato il 113. A quel punto però i tre si erano già dileguati. Alla scena però ha assistito un testimone che ha descritto il gruppetto e fornito particolari utili agli agenti. Dopo un mese gli agenti del commissariato Due Torri-San Francesco sono infatti riusciti a identificare il presunto molestatore, un meccanico bolognese di 48 anni, incensurato. I poliziotti, coordinati dalla Pm Alessandra Serra, sono arrivati a lui anche grazie a un colpo di fortuna. Qualche giorno dopo i fatti, la diciassettenne ha riconosciuto l'uomo in una foto pubblicata sulla pagina Facebook della discoteca per pubblicizzare la serata del 20 novembre. Un'altra indicazione preziosa è arrivata dal testimone che durante le molestie ha sentito il soprannome con cui gli amici chiamavano l'uomo. Il meccanico è stato rintracciato e identificato in foto dalla diciassettenne che successivamente l'ha riconosciuto in un confronto all'americana in questura attraverso uno specchio. Per lui è scattata una denuncia a piede libero per violenza sessuale su minore.

Fonte: Corriere della Sera

Camorra, su Facebook pagina choc inneggia al boss Zagaria


Ha scosso l’opinione pubblica la notizia di una pagina su Facebook a sostegno del boss dei Casalesi, Michele Zagaria. Per ora sono in pochi, ma l’idea di creare una pagina fan dedicata al boss ha comunque attecchito nella mente di qualche troll o nostalgico simpatizzante del clan. “Michele Zagaria”, personaggio pubblico. Questa la dicitura della fan page. Segue una sintetica e sgrammaticata descrizione: “Quante persone stiamo dalla parte di Michele Zagaria”. 

Per ora una sessantina, per fortuna. E si spera rimangano tali. Come scrive il Quotidiano.net "la pagina è stata inaugurata con una foto emblematica: un kalashnikov, ormai diventato, nell’immaginario camorristico campano, simbolo del braccio armato del clan, incarnato da personaggi come Giuseppe Setola". Segue una biografia del boss Zagaria, con tanto di “mi piace” e commento da parte di un utente: “Non si doveva mai far prendere”. 

Resta ora da vedere se la non proverbiale, a volte, solerzia di Facebook possa far procedere o meno alla rimozione della pagina. Michele Zagaria, dopo l'arresto, è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Novara, in regime di 41 bis, firmato dal Guardasigilli Paola Severino. Zagaria, a quanto si è appreso, è sorvegliato a vista, nell'area riservata del penitenziario, la stessa ove è stato a lungo recluso Bernardo Provenzano. Nel covo del boss è stato trovato un PC e un portatile, sequestrati dalla Squadra mobile casertana e consegnati ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno coordinato l'operazione.




Ruba il profilo Facebook e la perseguita per 3 anni, denunciata


Ha aperto un falso profilo Facebook di una collega di lavoro e le ha reso la vita un inferno per tre anni, costringendola ad abbandonare l'impiego e l'abitazione. La vittima e' una 36enne di Prato, mentre la sua persecutrice è una donna di 32 anni, residente a Sesto Fiorentino (Firenze), denunciata per stalking e sostituzione dalla polizia. A scatenare gli atti persecutori è stata la convinzione della stalker che la 32enne flirtasse con un collega di cui si era invaghita lei.

Accoltellò ragazzo davanti a discoteca, preso grazie a Facebook


Tentato omicidio è l'accusa per un egiziano che la notte di Halloween accoltellò un suo coetaneo albanese mentre erano in fila davanti alla discoteca Yab di Firenze. Il ragazzo è stato arrestato anche grazie a Facebook. Sul suo profilo la Polizia ha trovato elementi che poi hanno contribuito all'arresto. Tra accoltellatore e vittima già in passato c'erano state altre liti. Il 22enne aveva amici in comune su Facebook con la sua vittima. 

Secondo quanto emerso, gli agenti della squadra mobile hanno condotto le indagini avvalendosi dei racconti di alcuni testimoni, e delle informazioni fornite dallo stesso albanese, che a seguito dell'aggressione riportò 40 giorni di prognosi per una perforazione del polmone. L'assalitore, che aveva contatti Facebook con alcuni amici della vittima, è stato identificato anche grazie alle verifiche effettuate sul suo profilo. 

In base a quanto ricostruito, in passato il ventenne albanese aveva avuto più volte a che fare con il suo aggressore, avendolo incontrato varie volte nel centro cittadino e in vari locali: pochi giorni prima del ferimento i due avevano avuto una lite dopo essersi incontrati causalmente alla stazione di Santa Maria Novella. Inoltre, sempre in base a quanto appreso, l'egiziano aveva già tentato di accoltellarlo la scorsa estate, durante un litigio all'interno di una discoteca fiorentina. 

Alcuni giorni dopo il tentato omicidio l'uomo sarebbe stato sentito da alcuni testimoni mentre ammetteva di aver colpito l'albanese con il coltello perchè si era comportato male con lui, commentando la sua azione con la frase "se l'è meritata". Dopo aver formato un fascicolo fotografico con immagini prese dal social network l'aggressore è stato riconosciuto dalla vittima e arrestato.

Via: Corriere Fiorentino

Picchiavano titolari bar e mettevano foto su Facebook, arrestati


La polizia e i carabinieri hanno eseguito a Messina 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. Quattro di loro si trovano in carcere, altri tre ai domiciliari; uno ha l'obbligo di dimora. Minacciavano i titolari dei pub e consumavano senza pagare. E se qualche commerciante si ribellava veniva picchiato. 

Le foto delle serate trascorse così erano poi pubblicate su Facebook. Ed è anche attraverso le immagini sul social network che gli investigatori hanno rintracciato ed arrestato i giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. La banda di giovani aveva creato inoltre un clima di terrore, spaventando tutte le persone che entravano nel bar e intimando ai titolari di pagare il pizzo. 

Polizia e carabinieri sono riusciti a risalire anche grazie a Facebook ai componenti della banda e li hanno bloccati. Gli indagati sono A. M., 19 anni, L. C., 23 anni, P. R., 20 anni e un minore di 16 anni che si trovano ora in carcere, mentre ai domiciliari sono finiti invece G. C., 23 anni, F. A., 31 anni e un diciassettenne. 

Infine L. O. è stato raggiunto da una misura di obbligo di dimora. I giovani avrebbero anche aggredito senza una particolare motivazione un extracomunitario che vendeva delle rose e in un altro caso hanno anche palpeggiato una giovane. Gli arrestati non fanno parte di nessun clan cittadino. Per il Questore di Messina Carmelo Gugliotta: ''E' stata un'operazione importante per la città perchè è stata sgominata una banda che seminava panico. Invitiamo tutti a denunciare questi episodi per non garantire l'impunità a questi malviventi''.

Via: ANSA

Adescava minorenni su Facebook, arrestato 56enne vicentino


Adescava minorenni su Facebook e cercava approcci sessuali offrendo in cambio ricariche telefoniche. Un imprenditore vicentino di 56 anni e' stato arrestato dalla squadra mobile di Padova con l'accusa di pedofilia. L'indagine è partita grazie alla denuncia di una madre che aveva scovato il profilo dell'imprenditore sul social network abitualmente frequentato da suo figlio di 14 anni. L'uomo aveva regalato al ragazzino una ricarica telefonica indirizzandogli messaggi a sfondo sessuale. 

Il gip di Venezia, quindi, su richiesta del pubblico ministero, Giovanni Zorzi, ha emesso un provvedimento restrittivo nei confronti dell’uomo. Le indagini della polizia hanno appurato che la prassi dell'uomo, titolare di una ditta di componentistica per prodotti elettronici, era ormai rodata. L’uomo pagava i ragazzini, dell’età tra i 14 e i 17 anni, con ricariche telefoniche, somme in denaro dai 25 ai 50 euro e ricariche delle carte Postepay, dopo aver ricevuto delle immagini da questi e, in special modo, dopo aver avuto rapporti sessuali con tali minorenni. 

Coinvolti adolescenti delle province di Treviso, Padova, Venezia, Brescia e Vicenza. La polizia di Padova lancia un appello verso tutti i genitori dei ragazzini che si connettono ai social network: "Facebook è uno strumento bellissimo, ma anche pericoloso. Controllate sempre i profili dei vostri figli per evitare che vengano in contatto con malintenzionati". Ricordiamo un altro recente caso di pedofilia in Italia dove è coinvolto un brianzolo di 50 anni, il quale aveva creato profili falsi su Facebook al fine di adescare delle bambine.

Via: Quotidiano Italiano

Suicidio su Facebook, alla Polizia: volevo attirare l'attenzione


Aveva "postato" un messaggio sulla bacheca del suo profilo di facebook, minacciando il suicidio, ma un' amica, preoccupata, ha chiamato la Polizia. Gli agenti della sala operativa della Questura di Siena, dopo aver provato inutilmente a chiamare sul cellulare della donna, che risultava spento, hanno immediatamente effettuato alcune ricerche e sono riusciti ad individuare il luogo di sua residenza. La centrale ha inviato una Volante a casa della ragazza che e' stata rintracciata in via Cassia Sud. 

Gli agenti hanno constatato il buono stato di salute della donna, una 38enne di origini camerunensi, che ha riferito loro di aver scritto quel messaggio su facebook senza rendersi conto delle effettive conseguenze che avrebbe potuto comportare. Secondo quanto e' emerso in seguito al colloquio avuto con la Polizia, la donna aveva soltanto voluto attirare l'attenzione del ragazzo con il quale aveva poco prima avuto una accesa discussione telefonica. 

I poliziotti hanno anche fatto intervenire i sanitari del 118 per assicurarsi circa le buone condizioni di salute della donna che sono state effettivamente confermate. Lo scorso 22 ottobre una donna aveva annunciato su Facebook la sua intenzione di suicidarsi, perche' depressa per la conclusione di una relazione sentimentale, e' stata salvata grazia alla macchina di soccorso messa in moto dalla polizia postale di Catania. Dopo l'intervento degli investigatori la donna sulla bacheca del suo profilo ha pubblicato dei messaggi di scuse per l'allarme procurato, dovuto a un particolare momento di depressione.

Via: AGI

Evaso dal carcere, il re delle fughe diventa idolo su Facebook


Nuova evasione, la quinta, del rapinatore altoatesino Max Leitner, detto non a caso il 're delle evasioni': questa volta non e' tornato in carcere ad Asti, dopo avere ottenuto un permesso. Lo si e' appreso dai carabinieri. Leitner e’ oramai uccel di bosco da una settimana e la sua figura si e’ tinta di un’aura quasi mitica, tanto che sul web si contano 700 supporter dalle pagine di Facebook. Intanto, il cappellano del carcere e' indagato per favoreggiamento

I commenti vanno da ‘buona fortuna’ a ‘non farti prendere’, a ‘non mollare’. Max Leitner - 52 anni di Bressanone . aveva cominciato a far parlare di se' per una serie di rapine in banca nel Nord Italia e in Alto Adige verso la fine degli anni '80. Poi si spinse anche in Austria dove, nell'agosto del '90, fu catturato dalla polizia austriaca durante un assalto ad un furgone portavalori. Rinchiuso in carcere in Austria, Leitner riusci' ad evadere da quello che defini' un carcere ''medievale''. 

Dopo qualche giorno si consegno', al confine di Prato Drava, alla polizia italiana: ''meglio stare in un carcere italiano che in uno austriaco'', aveva detto. Rinchiuso poi a Bolzano, all' apparenza detenuto modello, fu protagonista della piu' classica delle evasioni calandosi da una finestra usando lenzuola annodate. 

Resta poi latitante per sei mesi e ritorna quindi in carcere a Padova dove ci fu la terza evasione. L'ultima volta Leitner era stato arrestato il 29 dicembre 2004 a Rabat in Marocco, due mesi dopo l'evasione dal carcere di Bergamo, dove avrebbe dovuto restare fino al 2012 per rapina e fabbricazione di armi e materiale esplodente.

Via: ANSA
Fonte: Blitz Quotidiano
Foto: Facebook

Esulta su Facebook dopo accoltellamento, tre fermi a Milano


Ha esultato su Facebook per l'accoltellamento di un coetaneo di una gang rivale, e cosi' e' stato scoperto e bloccato dalla polizia. In stato di fermo sono finiti in tre, due minorenni e un maggiorenne, tutti ecuadoriani, con l'accusa di tentato omicidio. Il primo ottobre scorso, a Milano, avevano aggredito un peruviano di 16 anni colpendolo con cinque coltellate e una bottigliata alla testa, perche' colpevole di far parte di una banda avversaria, militanti dei famigerati Latin King-Chicago. Le indagini sono partite da una denuncia dei genitori del peruviano, che avevano saputo che uno dei feritori del figlio, su Facebook, inveiva contro la banda di cui faceva parte il ragazzo ed esultava per il suo ferimento.  I Latin King sono giovani di origini latinoamericane, prevalentemente ecuadoregni, che si raggruppano in piccole o grandi baby gang. Esistono in buona parte d’Europa, in tutti gli Stati Uniti e ovviamente nei paesi di origine. La città in ogni caso dovrebbe cominciare a domandarsi come mai dinamiche di gang arrivano e prolificano anche nel nostro Paese. Questo problema potrebbe infatti essere facilmente legato alla difficoltà di integrazione, al razzismo o alla diffidenza in generale dello "straniero", specialmente in zone periferiche già di per sè problematiche. Il fatto di entrare a far parte in una gang è legato al desiderio di appartenenza a un gruppo e specialmente a un determinato gruppo etnico. Ma dall'altra parte le logiche della vita di gang trascinano con sè anche la delinquenza, le "prove" di iniziazione e le lotte per il controllo del territorio, che spesso sfociano in violenti episodi di cronaca come questo.

Fonti: ANSA, Blogosfere
Foto dal Web