Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati
Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Mostrano su Facebook il bottino delle loro rapine, 5 romeni arrestati
Mostravano con sfrontatezza sul social network Facebook il denaro frutto delle loro rapine, sicuri di non essere individuati. Ma cosi non è andata perché i poliziotti della Squadra mobile di Novara, coadiuvati da quelli di Torino, li hanno sorpresi e arrestati. Si tratta di cinque giovani romeni, tutti domiciliati a Torino e provincia, responsabili di una serie di rapine.
A loro carico anche l'accusa di associazione per delinquere in quanto i criminali avevano messo su una vera e propria organizzazione dove ognuno aveva il suo ruolo e il suo incarico. Inoltre i cinque avevano compiuto le rapine in modo estremamente violento, colpendo le vittime, tutte donne, con pugni in faccia anche se non opponevano alcuna resistenza.
In alcuni casi le donne erano anziane ed hanno subito lesioni gravissime. Una decina i colpi messi a segno dalla banda nelle ultime settimane. Gli arrestati sono responsabili delle 4 rapine avvenute a Novara lo scorso 30 dicembre e 2 gennaio; delle 3 rapine avvenute ad Asti il 5 gennaio 2014; nonché dei 2 furti con strappo avvenuti a Torino l'11 e il 17 gennaio 2014.
I poliziotti hanno effettuato anche perquisizioni nei confronti degli arrestati: sono stati sequestrati numerosi telefoni cellulari rubati alle vittime durante le rapine e alcuni capi d'abbigliamento che i malavitosi indossavano durante gli episodi criminosi. E' probabile che la banda si stesse preparando ad ampliare il suo raggio di azione e a commettere rapine anche in casa.
"Siamo intervenuti appena in tempo: la banda si stava preparando a un salto di qualità". Lo ha dichiarato il Procuratore capo di Novara, Francesco Saluzzo, commentando l'inchiesta che ha portato all'arresto per rapina, lesioni e associazione a delinquere di cinque romeni. La convivente di uno degli arrestati è stata invece denunciata per ricettazione.
Fonte: Polizia di Stato
Via: ANSA
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Tradito da Facebook, preso un ricercato per omicidio e rapine
Tradito da Facebook, e' stato arrestato a Berna dopo un anno e mezzo di indagini, il 31enne algerino Abbes Benesouci accusato dell'omicidio della prostituta Veronica Crosati, il 26 luglio 2010 a Milano. Rapinatore seriale, Benesouci aveva un profilo Facebook e lo studio della localizzazione degli accessi e' stato fondamentale per l'individuazione.
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Camorra, su Facebook pagina choc inneggia al boss Zagaria
Ha scosso l’opinione pubblica la notizia di una pagina su Facebook a sostegno del boss dei Casalesi, Michele Zagaria. Per ora sono in pochi, ma l’idea di creare una pagina fan dedicata al boss ha comunque attecchito nella mente di qualche troll o nostalgico simpatizzante del clan. “Michele Zagaria”, personaggio pubblico. Questa la dicitura della fan page. Segue una sintetica e sgrammaticata descrizione: “Quante persone stiamo dalla parte di Michele Zagaria”.
Per ora una sessantina, per fortuna. E si spera rimangano tali. Come scrive il Quotidiano.net "la pagina è stata inaugurata con una foto emblematica: un kalashnikov, ormai diventato, nell’immaginario camorristico campano, simbolo del braccio armato del clan, incarnato da personaggi come Giuseppe Setola". Segue una biografia del boss Zagaria, con tanto di “mi piace” e commento da parte di un utente: “Non si doveva mai far prendere”.
Resta ora da vedere se la non proverbiale, a volte, solerzia di Facebook possa far procedere o meno alla rimozione della pagina. Michele Zagaria, dopo l'arresto, è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Novara, in regime di 41 bis, firmato dal Guardasigilli Paola Severino. Zagaria, a quanto si è appreso, è sorvegliato a vista, nell'area riservata del penitenziario, la stessa ove è stato a lungo recluso Bernardo Provenzano. Nel covo del boss è stato trovato un PC e un portatile, sequestrati dalla Squadra mobile casertana e consegnati ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno coordinato l'operazione.
Via: Quotidiano Nazionale
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Accoltellò ragazzo davanti a discoteca, preso grazie a Facebook
Tentato omicidio è l'accusa per un egiziano che la notte di Halloween accoltellò un suo coetaneo albanese mentre erano in fila davanti alla discoteca Yab di Firenze. Il ragazzo è stato arrestato anche grazie a Facebook. Sul suo profilo la Polizia ha trovato elementi che poi hanno contribuito all'arresto. Tra accoltellatore e vittima già in passato c'erano state altre liti. Il 22enne aveva amici in comune su Facebook con la sua vittima.
Secondo quanto emerso, gli agenti della squadra mobile hanno condotto le indagini avvalendosi dei racconti di alcuni testimoni, e delle informazioni fornite dallo stesso albanese, che a seguito dell'aggressione riportò 40 giorni di prognosi per una perforazione del polmone. L'assalitore, che aveva contatti Facebook con alcuni amici della vittima, è stato identificato anche grazie alle verifiche effettuate sul suo profilo.
In base a quanto ricostruito, in passato il ventenne albanese aveva avuto più volte a che fare con il suo aggressore, avendolo incontrato varie volte nel centro cittadino e in vari locali: pochi giorni prima del ferimento i due avevano avuto una lite dopo essersi incontrati causalmente alla stazione di Santa Maria Novella. Inoltre, sempre in base a quanto appreso, l'egiziano aveva già tentato di accoltellarlo la scorsa estate, durante un litigio all'interno di una discoteca fiorentina.
Alcuni giorni dopo il tentato omicidio l'uomo sarebbe stato sentito da alcuni testimoni mentre ammetteva di aver colpito l'albanese con il coltello perchè si era comportato male con lui, commentando la sua azione con la frase "se l'è meritata". Dopo aver formato un fascicolo fotografico con immagini prese dal social network l'aggressore è stato riconosciuto dalla vittima e arrestato.
Via: Corriere Fiorentino
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Adescava minorenni su Facebook, arrestato 56enne vicentino
Adescava minorenni su Facebook e cercava approcci sessuali offrendo in cambio ricariche telefoniche. Un imprenditore vicentino di 56 anni e' stato arrestato dalla squadra mobile di Padova con l'accusa di pedofilia. L'indagine è partita grazie alla denuncia di una madre che aveva scovato il profilo dell'imprenditore sul social network abitualmente frequentato da suo figlio di 14 anni. L'uomo aveva regalato al ragazzino una ricarica telefonica indirizzandogli messaggi a sfondo sessuale.
Il gip di Venezia, quindi, su richiesta del pubblico ministero, Giovanni Zorzi, ha emesso un provvedimento restrittivo nei confronti dell’uomo. Le indagini della polizia hanno appurato che la prassi dell'uomo, titolare di una ditta di componentistica per prodotti elettronici, era ormai rodata. L’uomo pagava i ragazzini, dell’età tra i 14 e i 17 anni, con ricariche telefoniche, somme in denaro dai 25 ai 50 euro e ricariche delle carte Postepay, dopo aver ricevuto delle immagini da questi e, in special modo, dopo aver avuto rapporti sessuali con tali minorenni.
Coinvolti adolescenti delle province di Treviso, Padova, Venezia, Brescia e Vicenza. La polizia di Padova lancia un appello verso tutti i genitori dei ragazzini che si connettono ai social network: "Facebook è uno strumento bellissimo, ma anche pericoloso. Controllate sempre i profili dei vostri figli per evitare che vengano in contatto con malintenzionati". Ricordiamo un altro recente caso di pedofilia in Italia dove è coinvolto un brianzolo di 50 anni, il quale aveva creato profili falsi su Facebook al fine di adescare delle bambine.
Via: Quotidiano Italiano
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Si finge donna per adescare minori su Facebook, arrestato
Sono centinaia le foto scabrose che riprendono minori sequestrate dalla Squadra Mobile di Treviso a un 35enne che adescava minorenni in Facebook. La polizia ha arrestato un uomo che, fingendosi donna su Facebook, adescava ragazze tra i 12 e 18 anni promettendo un futuro nello spettacolo. Con una delle vittime, alcune delle quali con menomazioni psichiche, l'indagato ha avuto anche rapporti sessuali. L'uomo era stato già arrestato nel 2006 per violenza sessuale su una minorenne. Sono 7 le minori cadute nella rete del pedofilo, ma la polizia ritiene che il numero delle sue vittime sia superiore.
Contro l'indagato negli ultimi cinque mesi erano state effettuate quattro denunce per minacce, atti persecutori e sostituzione di persona, che però non avevano avuto seguito. Per l'esito dell'indagine è stata determinante la collaborazione di una delle vittime, che ha raccontato alla polizia di Treviso come era stata adescata: l'indagato, presentandosi su Facebook come ragazza, raccontava come il suo ragazzo 25enne, ben inserito nel mondo dello spettacolo, potesse offrire alle ragazze un futuro di successo in questo campo.
Ottenuta la fiducia delle vittime, la "ragazza" convinceva queste ultime ad essere contattate dal suo "fidanzato" (che era lo stesso indagato con altro profilo) che poi riusciva a farsi mandare per sms foto scabrose. L'uomo, Giuseppe Mutton, di Ponzano Veneto (Treviso), e' stato arrestato su disposizione della magistratura veneziana - il pm e' Carlo Nordio - che e' competente per reati inerenti alla pornografia minorile.
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Facebook sul PC d'ufficio, cinque dipendenti comunali indagati
Cinque dipendenti del Comune di Bertinoro, nel Forlivese, sono indagati per avere utilizzato sui computer degli uffici internet a scopi personali, ad esempio per navigare su Facebook. Per gli impiegati l'accusa è di peculato e abuso d'ufficio, ma si prefigura già un'aspra battaglia legale con repliche difensive basate sulla tutela della privacy e sull'affinità fra mansioni professionali e collegamenti web.
Si sarebbero collegati ripetutamente nelle ore di ufficio su Facebook e su siti di interesse personale. Venerdì gli agenti della questura di Forlì hanno sequestrato i cinque computer usati dai dipendenti indagati, e hanno copianto il contenuto nella memoria centrale dove vengono registrati anche tutti gli accessi a internet.
Si tratterebbe di uno sviluppo investigativo nato da una precedente indagine svolta dal Corpo Forestale dello Stato nei confronti di un altro dipendente del comune di Bertinoro. Durante i riscontri effettuati sarebbero emersi elementi che avrebbero aperto questo nuovo filone d'indagine. Gli agenti della Mobile, coordinati dal dirigente Claudio Cagnini, dovranno adesso valutare il materiale in parte sequestrato, in parte acquisito.
Si ipotizzano chat proibite, abboccamenti via Facebook e viaggi indiscriminati in siti non propriamente attinenti al lavoro impiegatizio. Precisato dagli investigatori che l'inchiesta non chiama assolutamente in causa il sindaco e gli assessori del comune di Bertinoro - dove il prossimo 15 e 16 maggio si andrà alle urne per eleggere il primo cittadino e il consiglio comunale -, che hanno offerto la massima collaborazione alla magistratura.
Fonte: Il Resto del Carlino
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Ricattava l'amica di Facebook con filmato hard, arrestato
Gli uomini della squadra mobile di Padova hanno eseguito nelle ultime ore una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico di un diciottenne di origine marocchina accusato di violenza sessuale nei confronti di un'adolescente padovana non ancora sedicenne. Secondo quanto accertato dagli uomini agli ordini del vice questore aggiunto Marco Calì, che hanno raccolto la denuncia della ragazzina, la quindicenne sarebbe stata costretta per mesi, contro la propria volontà ad avere rapporti con il ragazzo conosciuto in precedenza via Facebook.
Dopo la fine di una relazione, il 18enne l’avrebbe ricattata con un video hard in suo possesso girato durante un rapporto. Il ragazzo la costringeva a recarsi in cascinali abbandonati per consumare il ricatto. La decisione di mettere fine all’incubo vissuto per mesi è stata presa dalla giovane quando il ricattatore si è presentato con altri amici all’ultimo appuntamento. La giovanissima si è spaventata e ha raccontato tutto al padre, facendo scattare le indagini.
Ricostruendo la vicenda, gli investigatori hanno scoperto che lo straniero ha alle spalle una vicenda giudiziaria per un precedente simile trattato dai giudici del tribunale dei minorenni di Venezia, competenti in quanto all’epoca dei fatti, nel settembre del 2009, il ragazzo era ancora minorenne. Sul cellulare del giovane sono stati trovate foto hard di un’altra ragazza, l’attuale fidanzatina.
Via: Corriere del Veneto
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Uccide moglie, su Facebook aveva scritto in relazione complicata
Una donna di 45 anni, Giuseppa Caruso, è stata uccisa a coltellate dal marito a Carpi, nel Modenese. È accaduto intorno alle 6.30 di ieri mattina nel loro appartamento di via Lama. L’uomo, Dario Solomita di 41 anni, l’avrebbe assalita in casa senza che la loro figlia di nove anni si accorgesse di nulla.
I due alle prime luci dell’alba stavano litigando in cucina, durante la colazione, mentre la loro figlia, una bambina di 9 anni, dormiva nella sua camera. Improvvisamente l’uomo avrebbe impugnato un coltello appoggiato su una mensola, colpendo ripetutamente la moglie. La polizia è intervenuta immediatamente, ma per la donna non c’era più nulla da fare.
Gli agenti hanno svegliato la bambina che ancora dormiva nella sua stanza e, coprendole gli occhi, l’hanno fatta uscire dalla casa per poi accompagnarla dai nonni materni. Sul posto il sostituto procuratore Marco Niccolini. Lei, siciliana, dipendente del settore ambiente del Comune di Carpi, lui, originario di Avellino, impiegato in un’azienda di termoidraulica, ultimamente non lavorava con continuità.
Da tempo i due pare avessero seri problemi di relazione. Dario Solomita giovedì scorso sul suo profilo Facebook alla voce «situazione sentimentale» aveva modificato lo stato da «sposato» a «relazione complicata» e - secondo gli inquirenti - il movente del folle gesto potrebbe essere la gelosia dell’uomo. Ieri mattina i vicini hanno detto di non essersi mai accorti dei litigi dai due, ma a quanto pare i familiari erano a conoscenza della situazione di tensione, anche se mai si sarebbero immaginati un simile epilogo.
Via: Corriere Bologna
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Vessava l’ex amica quattordicenne, inchiodata da Facebook
Pettegolezzi alle spalle, insulti, intromissioni che stavano minando i rapporti con tutta la compagnia. Protagonista principale di questi atti di bullismo in rosa, che hanno isolato prima, ed esasperato dopo, una ragazzina di 14 anni, è una studentessa di due anni più grande, Paola. Non un’estranea ma quella ragazzina che per tanto tempo era stata considerata l’amica del cuore dalla vittima. L’ultimo atto dell’escalation del pressing, fatto di aggressioni verbali e vessazioni, si è tradotto nell’obbligare Camilla a baciare la scarpa della bulla.
Gesto fotografato e pubblicato in internet. Gli agenti della polizia postale e della mobile, che hanno condotto le indagini, hanno denunciato quattro ragazzini trai 14 e i 16 anni per minacce e violenza privata ponendo fine all’incubo in cui la 14enne era precipitata. I problemi erano iniziati quando si era incrinata l’amicizia tra Paola e Camilla (nomi di fantasia). Cosa avesse generato la rottura non è chiaro: piccole invidie, screzi di poco conto, e sembra, anche la comune cotta per un coetaneo. Immagine che è finita in Facebook alla portata di tutti.
E’ a questo punto che la minorenne, non riuscendo più a sopportare l’ennesima umiliazione, ha raccontato tutto alla mamma che da tempo aveva notato il suo diverso comportamento. Camilla, accompagnata dai genitori, ha presentato denuncia in questura. Sul caso, oltre alla sezione minore della mobile, coordinata dal vicequestore Michele Marchese, ha indagato la polizia postale che ha rintracciato l’immagine diffusa in internet. I quattro minori sono stati denunciati alla procura dei minori di Venezia che sta valutando la posizione dei ragazzi.
Via: Corriere del veneto
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Si vantavano delle rapine su Facebook, arrestati minori
Sono finiti nel carcere minorile due diciassettenni, nati a Bologna da famiglie tunisine, che si vantavano dei loro 'colpi' sul social network Facebook, denunciati nei giorni scorsi, insieme a due complici maggiorenni, per aver rapinato e picchiato ragazzini ed ex compagni di scuola. Gli uomini della squadra mobile hanno infatti eseguito l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della Procura dei minori per il reato di rapina in concorso.
La posizione degli altri due componenti della banda, due bolognesi di 22 e 23 anni, per ora indagati a piede libero, e' al vaglio della Procura ordinaria. Secondo la ricostruzione della polizia, la baby-gang e' responsabile di quattro aggressioni, avvenute a Bologna lo scorso cinque e sette febbraio, ai danni di una decina di persone tra i 16 e i 20 anni. Il gruppetto agiva sempre con le stesse modalita': intimidazioni, minacce seguite da aggressioni fisiche per farsi consegnare gli effetti personali dei malcapitati.
La refurtiva, tra cui soldi in contanti, i-phone, lettori mp3, e' stata successivamente recuperata dalla polizia e consegnata ai legittimi proprietari. La polizia e' riuscita a risalire ai componenti della banda grazie alla testimonianza di un ex compagno di scuola di uno dei due diciassettenni, il quale si era ricordato il soprannome del minorenne. Da qui gli investigatori sono risaliti alla sua pagina personale su Facebook e hanno riscontrato che il baby aggressore si vantava con i suoi complici dei colpi messi a segno nei giorni precedenti.
Via: AGI
Picchiavano ragazzini e poi si vantavano su Facebook, denunciati
Si vantavano su Facebook di quanto fosse facile procurarsi Ipod e Iphone, che in realta' avevano rapinato a coetanei dopo averli picchiati. La squadra mobile di Bologna ha denunciato due diciassettenni nati a Bologna da famiglie tunisine e due bolognesi di 22 e 23 anni per rapina aggravata in concorso e lesioni personali. I quattro giovani sono accusati di aver compiuto quattro aggressioni (in soli due giorni) ai danni di una decina di persone tra i sedici e i 20 anni.
I denunciati hanno ammesso le loro responsabilita' e la polizia, dopo perquisizioni domiciliari, ha recuperato la refurtiva restituendola ai legittimi proprietari. Ai componenti della baby-gang la polizia contesta tre rapine avvenute nel centro di Bologna la sera dello scorso cinque febbraio ed una messa a segno due giorni dopo. Il gruppetto agiva sempre con le stesse modalita': intimidazioni, minacce seguite da aggressioni fisiche per farsi consegnare gli effetti personali dei malcapitati.
Una delle vittime frequentava la stessa scuola media di uno dei due diciassettenni. Grazie alla sua testimonianza si e' riusciti a risalire al soprannome del minorenne e alla sua pagina di Facebook. Da qui gli investigatori hanno individuato gli altri tre complici. «È stato importante intervenire in fretta - ha commentato il dirigente della squadra Mobile, Fabio Bernardi - perchè stavano diventando pericolosi e compulsivi, facendo colpi a ripetizione».
Via: AGI
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Ragazzina violentata da due amici conosciuti su Facebook
Una ragazzina di 14 anni ha denunciato alla polizia di essere rimasta vittima di uno stupro ad opera di due giovani conosciuti sui social network, con i quali aveva ripetutamente chattato. La ragazzina, quattordici anni appena compiuti, originaria dell'Ecuador, ieri mattina Maria (il nome è naturalmente di fantasia) invece di andare a scuola ha preso un treno ed è finita ad Asti insieme ad un'amica, a casa dei due connazionali.
Lì i due "amici di rete" dopo averla minacciata e picchiata avrebbero ripetutamente abusato di lei e di una sua amica che l'aveva accompagnata nella sua avventura astigiana. "Uno è maggiorenne, l'altro è poco più grande di me, è stato terribile, ha avuto tanto paura. Ho persino pensato che mi avrebbero ucciso" ha raccontato Maria. Dopo una giornata in balia dei due connazionali, la giovane è riuscita a raggiungere la stazione di Asti e a salire su un treno che l'ha riportata a Torino.
Rientrata a casa, tra le lacrime ha raccontato tutto alla madre che ha telefonato alla polizia e poi accompagnato la figlia al Pronto soccorso. Sul caso indagano sia la sezione Volanti che la Squadra Mobile. Gli investigatori ostentano la massima prudenza e sottolineano: "Dobbiamo essere certi che la ragazza racconti la verità e non si sia inventata una violenza per giustificare la fuga da casa e l'aver saltato le lezioni. Stiamo cercando riscontri precisi su quello che ha raccontato".
Via: La Repubblica
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Minaccia di morte la ex con countdown su Facebook, arrestato
Ancora un nuovo caso di stalking attraverso Facebook. Aveva creato sul proprio profilo del social network un «conto alla rovescia» in scadenza il giorno del compleanno dell'ex fidanzata, che avrebbe dovuto avere come epilogo la morte della giovane.
Un modenese, gia' ammonito dal questore per stalking, e' stato arrestato dalla Squadra Mobile in seguito alle condotte persecutorie nei confronti della donna. Non sopportava di essere stato lasciato, a tal punto da postare sul suo profilo Facebook il «conto alla rovescia» per uccidere la ex fidanzata. Il giorno «x» sarebbe stato quello del compleanno della ragazza. S
econdo quanto riferisce la Questura, gli agenti "hanno fatto in modo che per il giorno del compleanno della malcapitata, questa non fosse più reperibile all'interno dell'appartamento dove era residente e nelle ore immediatamente successive, l'uomo è stato tratto in arresto". Nei confronti dell’uomo è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per condotte persecutorie.
Via: La Repubblica
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Omicidio di Teresa Buonocore, la foto presa da Facebook
Per memorizzare il volto di Teresa Buonocore, che di lì a pochi giorni, il 20 settembre, avrebbero ucciso, Alberto Amendola e Giuseppe Avolio ne ricavarono una fotografia dal profilo che la figlia ha su Facebook e la stamparono. La notte prima di uccidere la donna che fece condannare lo stupratore della sua bambina, i due killer s’incontrarono in una discoteca di un lido di Portici. E proprio lì, durante un party di fine estate sulla spiaggia, misero a punto il piano d’azione definitivo per uccidere Teresa.
Nelle ore successive all'omicidio Avolio rese tre diverse dichiarazioni agli agenti della squadra mobile: dopo avere negato ogni coinvolgimento nel delitto, affermando che era andato a correre per perdere peso, ammise di avere preso parte all'omicidio: «In effetti, 15 giorni fa Alberto mi mise al corrente del fatto che aveva avuto la proposta da parte di persone di cui non mi precisò l'identità di “accappottare” una persona, una donna non meglio precisata, e che lui mi avrebbe dato personalmente, a cose fatte, la somma di 10.000 euro.
Dichiarazioni choc quelle che sono state trascritte dalla polizia giudiziaria nei verbali di interrogatorio di Giuseppe Avolio, il pescivendolo, e dell'amico tatuatore Alberto Amendola, entrambi in carcere con l'accusa di omicidio. Confermato anche il movente della vendetta: l’ordine dell’esecuzione venne impartito ai due dal carcere, ed è riconducibile al pedofilo, in cella da 15 mesi. I verbali sono contenuti nell'ordinanza con cui giovedì il gip Amelia Primavera, accogliendo la richiesta del pm Danilo De Simone, ha disposto la custodia cautelare dei due.
Fonte: Il Messaggero
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Violenta la figlia e fugge in Brasile, tradito da Facebook
La sezione Catturandi della Squadra Mobile di Napoli, a conclusione di una laboriosa ed articolata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, in collaborazione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni Campania e la Divisione Interpol, in Brasile, località Salvador de Bahia, hanno arrestato G.O., di 53 anni.
Latitante da ben 8 anni, era stato condannato, in I grado, alla pena di anni 9 di reclusione perché resosi responsabile di gravissimi abusi sessuali sulla figlia che, all’epoca dei fatti aveva solo 4 anni. Le violenze - secondo gli investigatori - sono state commesse nell'aprile del 2001 a Napoli e a Ischia. Nelle ultime settimane l'uomo aveva cercato ripetutamente di mettersi in contatto con la ragazza attraverso Facebook, circostanza che ha consentito alla Questura di Napoli e alla polizia postale della Campania di individuarlo e di coordinarne l'arresto con l'ausilio la polizia internazionale.
Per quei reati, nel novembre del 2005, O.G. era stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione. Alla fine di gennaio 2009, la Corte d'Appello aveva confermato la condanna emessa dal tribunale di Napoli. La Cassazione, nel maggio del 2010, aveva invece annullato la sentenza rinviando il giudizio ad un' altra sezione della Corte. Le autorita' italiane hanno avviato le procedure di richiesta al Brasile per l'estradizione del latitante.
Via: Il Nolano
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