Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati
Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.
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Ragazzina stuprata da branco, profilo Facebook finto a nome vittima
Un falso profilo su Facebook ha innescato una spirale di violenza che ha distrutto l'esistenza di una quattordicenne di Molfetta. Quattro ragazzi maggiorenni sono stati arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri con l'accusa di aver fatto parte di un branco che ha violentato e minacciato la ragazzina. Sulla pagina del social network, aperta a sua insaputa, c'era scritto il suo nome ed era riportato il suo numero di cellulare.
E, tra le caratteristiche, era indicato "ragazza disponibile a tutto". Un giorno i ragazzi avrebbero convinto la minore, adescata attraverso quel numero di cellulare pubblicato su Facebook, a fare un giro in scooter e allora sarebbe scattata la violenza di gruppo che si sarebbe consumata, la prima volta, alla fine dell'aprile 2012 in un anfiteatro all'aperto a Molfetta. A cui sarebbero seguiti altri episodi tra cui un tentativo di violenza persino durante una gita con il gruppo dell'oratorio.
Inutile il tentativo, fatto dalla minore, di liberarsi di quel numero di telefono gettando la scheda Sim. La persona che aveva creato il falso profilo Facebook è stata identificata: era una coetanea della 14enne, che dopo la creazione di quella pagina online, aveva anche chiesto scusa all'amica. I quattro sono finiti ai domiciliari su disposizione del gip. Una quinta persona è indagata ma la sua posizione, avendo meno di 18 anni all'epoca dei fatti, è al vaglio del tribunale dei minori.
Restano ancora da identificare gli altri membri del gruppo. Dagli inquirenti arriva un appello: attenzione all'uso che si fa dei social network. "I ragazzi - ha spiegato il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella - non si rendono conto della portata delle conseguenze di un cattivo uso di certi strumenti" come i social network. La giovane che ha creato il falso profilo è stata identificata ma non è coinvolta nell'indagine.
Fonte: La Repubblica
Via: AGI
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Salerno: adescavano minori su Facebook, in manette due casalinghe
Due casalinghe di 27 e 29 anni "incapaci di tenere a freno i propri istinti sessuali, nonostante i rapporti con altri uomini", sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Salerno perchè circuivano sui social network minorenni per convincerli ad avere rapporti sessuali. Le donne, residenti nel Vallo di Diano, sono state poste ai domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Salerno.
Le indagini sono partite dalla denuncia presentata dalla madre di un minorenne che, preoccupata per gli atteggiamenti del figlio non ancora 14enne, ha raccontato i propri dubbi ai militari. L'adolescente aveva iniziato a dimostrare disinteresse per gli studi e ad allontanarsi dall'abitazione familiare, anche di notte, senza motivo e senza autorizzazione preventiva dei genitori.
Il padre e la madre del ragazzo hanno iniziato così una serie di ricerche, sia nei luoghi di ritrovo dei suoi coetanei sia accedendo al suo profilo Facebook. Sul social network sono stati così individuati alcuni messaggi inequivocabilmente a sfondo sessuale. Il minorenne ha poi confessato ai propri genitori di essere stato adescato, convinto a intrattenere rapporti intimi proprio dalle due donne arrestate.
Le successive indagini hanno accertato che alcuni genitori dei minori adescati si erano addirittura rifiutati di denunciare quanto accaduto. Le investigazioni, però, hanno permesso con pedinamenti e intercettazioni di accertare la responsabilità delle due casalinghe. In ben due occasioni una delle due arrestate aveva condotto un bimbo di 10 anni all'interno dei bagni pubblici comunali per "far provare un bambino a un uomo".
Intercettazioni e servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati, ma anche monitoraggio di profili sul social network, hanno consentito l'emissione del provvedimento restrittivo emesso dal Gip. I reati contestati sono di "atti sessuali con minorenni infraquattordicenni". Nel corso di alcune perquisizioni domiciliari è stato anche sottoposto a sequestro materiale utile per proseguire le indagini.
Fonte: AGI
Via: TMNews
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Pestato in discoteca riconosce i suoi aggressori da foto su Facebook
Pestato a sangue per aver invitato una ragazza a ballare, riconosce uno dei suoi aggressori su Facebook e lo fa condannare. Protagonisti della vicenda sono un giovane di 33 anni di Zumaglia e i due imputati: Fabrizio Nieddu, 33 anni, e Marco Benedetti, 24, entrambi di Biella, accusati di lesioni.
Al primo, recidivo, il giudice Pietro Brovarone ha inflitto due anni di reclusione, e al secondo un anno, con la sospensione condizionale della pena. L'episodio era avvenuto la notte del 31 agosto 2009, in un locale pubblico del quartiere Riva. La vittima vede una ragazza e la invita a ballare, senza sapere che su di lei hanno già messo gli occhi altri due giovani.
Questi ultimi, passati pochi istanti, lo aggrediscono a calci e pugni, facendosi buttare tutti e tre fuori dal locale. Il ragazzo preso di mira scappa e cerca rifugio in un vicino distributore, dove viene raggiunto da Fabrizio Nieddu e Marco Benedetti, a cui si sono aggiunti altri soggetti, mai identificati. Qui l'aggressione continua fino all'arrivo di alcuni passanti.
La prognosi sarà di 40 giorni, per lesioni e fratture. Il giovane riuscirà a identificare uno degli aggressori in Questura. Poi, cercando su Facebook, riesce a rintracciare anche l'altro fra gli amici "virtuali" del ragazzo che l'aveva picchiato. Grazie anche agli indizi raccolti dalla polizia, i due sono stati indagati e poi processati.
Fonte: La Stampa
Foto dal web
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Pedopornografia: adesca 12enne in chat Facebook, indagato 20enne
Ha tentato di adescare una ragazzina di 12 anni e di farla spogliare in webcam, ma la mamma si è insospettita, ed è grazie a questo che la Polizia Postale e delle Comunicazioni di Perugia, insieme al Commissariato di polizia di Città di Castello, ha smascherato e denunciato un 20enne altotiberino incensurato.
L'indagine ha preso avvio dalla denuncia di una madre di Città di Castello preoccupata da quanto accaduto alla propria figlia 12enne: nel corso di un collegamento in chat su Facebook aveva ricevuto la proposta di un anonimo di spogliarsi davanti alla webcam e praticare alcuni giochi erotici.
Le indagini e gli accertamenti tecnici svolti in collaborazione tra il personale del compartimento di Polizia Postale di Perugia e dal commissariato di Città di Castello hanno permesso l'individuazione dell'utenza telefonica da dove partivano le connessioni collegate alla chat, con la quale il responsabile del reato aveva tentato di far spogliare la minore.
Le connessioni portavano a casa di un 20enne incensurato della zona che, per accattivarsi le simpatie della ragazzina, si era spacciato per un 13enne. Raccolti gli indizi di prova, la Procura di Perugia ha delegato gli investigatori per una perquisizione informatica.
Lì gli esperti informatici della Polizia Postale hanno trovato nel computer del ragazzo materiale pedopornografico, posto sotto sequestro. Il giovane è stato quindi indagato, in stato di libertà per la mancanza di precedenti penali, per il tentativo di adescamento della minore e per la detenzione di materiale pedopornografico.
Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano
Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano
Santanchè su Facebook: agente che sbaglia non è mai assassino
"Gli uomini delle forze dell'ordine anche se sbagliano non sono mai assassini": non c'é il nome di Luigi Spaccarotella, ma il post su Twitter e su Facebook di Daniela Santanché ha raccolto in meno di quattro ore oltre 2.200 commenti. Quasi tutti sono negativi e spesso mettono esplicitamente in relazione il giudizio espresso dalla parlamentare del Pdl con la vicenda del poliziotto condannato per l'omicidio di Gabriele Sandri e da oggi in carcere.
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Gli rubano il profilo Facebook, adesso ha una vita rovinata
Avrebbe dovuto essere uno scherzo, adesso però ha una vita letteralmente rovinata. E tutto per colpa, stando a quanto finora ricostruito dalla procura scaligera che coordina le indagini condotte da carabinieri e polizia postale di Verona, di due studenti di Economia e commercio dell’Università scaligera.
Sarebbero stati proprio loro, secondo gli inquirenti, a rovinare via Facebook la vita di un giovane bassanese che, oltre a frequentare i corsi universitari all’ateneo scaligero insieme ai due indagati (che hanno 23 e 24 anni), condivideva con loro due anche l’appartamento preso in affitto in centro città.
E’ stato l’uso della chiavetta prepagata per accedere a Internet a costare loro l’iscrizione nel registro degli indagati. I due coinquilini si sarebbero calati nei panni del giovane su Facebook, spingendosi alla fine a un punto tale da rubargli letteralmente identità.
I due avrebbero inviato messaggi su Facebook tutt’altro che graditi ad amici e conoscenti dell’ignaro compagno di stanza, arrivando a irripetibili insulti e si sarebbero azzardati persino a scrivere ad amici e amiche della vittima insulti a sfondo hard, facendogli inevitabilmente perdere rapporti anche di lunga data.
Quando gli è giunta notizia di ciò che stava accadendo ai suoi danni e, soprattutto, a sua insaputa, lo studente ha cercato in ogni modo di spiegare e motivare la sua innocenza, dicendosi vittima a sua volta di uno scherzo: nessuno però gli ha creduto. Gli esperti della polizia postale di Verona, coinvolti dai militari dell'Arma, in breve tempo, sono risaliti ai due studenti.
Fonte: Corriere del Veneto
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Figlio muore in ospedale, su Fb foto del "medico della morte"
Ha pubblicato sul suo profilo Facebook la foto del medico che ritiene colpevole della morte del figlio, un bimbo di tre mesi, deceduto all'ospedale Santo Spirito di Pescara il 29 luglio del 2009. Si tratta del medico che, secondo alcune perizie allegate alle indagini, avrebbe atteso troppo ad intervenire e avrebbe fatto al piccolo un'iniezione sbagliata. E il padre ha aggiunto all'immagine del pediatra anche una scritta eloquente: "Se li conosci li eviti...il medico della morte". Ed i commenti al post sono arrivati puntuali da altri utenti: parolacce, insulti, reazioni cariche di risentimento, dolore e rabbia. L'uomo sotto accusa, al momento è indagato - insieme ad altri 10 sanitari - dalla Procura di Pescara per omicidio colposo in seguito alla morte del piccolo Paolo. Dopo due anni di indagini, si attende che i magistrati si pronuncino su una eventuale richiesta di rinvio a giudizio. In realtà il padre del bimbo, da mesi pubblica su Facebook perizie e notizie delle indagini, riprese da giornali e documenti. Ma se la sentenza è ancora lontana, il padre ha deciso di sfogare il suo dolore su Facebook. E replica così: "La gogna mediatica? Ci sono tre perizie che spiegano che questo medico, la notte in cui mio figlio era ricoverato in ospedale, seppur avvisato, ha aspettato un'ora per intervenire e poi ha somministrato un farmaco che ha solo aggravato la situazione. Il segretario generale dell'Anaao-Assomed, Costantino Troise commenta: "Capisco il dolore, ma bisogna saper attendere l'esito del giudizio penale. Non possiamo arrivare a questi estremi. Così, si indebolisce una categoria".
Facebook sul PC d'ufficio, cinque dipendenti comunali indagati
Cinque dipendenti del Comune di Bertinoro, nel Forlivese, sono indagati per avere utilizzato sui computer degli uffici internet a scopi personali, ad esempio per navigare su Facebook. Per gli impiegati l'accusa è di peculato e abuso d'ufficio, ma si prefigura già un'aspra battaglia legale con repliche difensive basate sulla tutela della privacy e sull'affinità fra mansioni professionali e collegamenti web.
Si sarebbero collegati ripetutamente nelle ore di ufficio su Facebook e su siti di interesse personale. Venerdì gli agenti della questura di Forlì hanno sequestrato i cinque computer usati dai dipendenti indagati, e hanno copianto il contenuto nella memoria centrale dove vengono registrati anche tutti gli accessi a internet.
Si tratterebbe di uno sviluppo investigativo nato da una precedente indagine svolta dal Corpo Forestale dello Stato nei confronti di un altro dipendente del comune di Bertinoro. Durante i riscontri effettuati sarebbero emersi elementi che avrebbero aperto questo nuovo filone d'indagine. Gli agenti della Mobile, coordinati dal dirigente Claudio Cagnini, dovranno adesso valutare il materiale in parte sequestrato, in parte acquisito.
Si ipotizzano chat proibite, abboccamenti via Facebook e viaggi indiscriminati in siti non propriamente attinenti al lavoro impiegatizio. Precisato dagli investigatori che l'inchiesta non chiama assolutamente in causa il sindaco e gli assessori del comune di Bertinoro - dove il prossimo 15 e 16 maggio si andrà alle urne per eleggere il primo cittadino e il consiglio comunale -, che hanno offerto la massima collaborazione alla magistratura.
Fonte: Il Resto del Carlino
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Minore scompare da casa, carabinieri cercano contatti su Facebook
La stanno cercando anche attraverso Facebook: contatti, “post” e messaggi potrebbero dare ai carabinieri di Genova uno spunto investigativo per riuscire a capire dove si trovi Chiara Cavaleri, la quattordicenne scomparsa da casa lo scorso mercoledì mattina, come raccontato questa mattina dal Secolo XIX. “CHIARA CAVALERI, 14 ANNI, GENOVA PRA, SCOMPARSA DA 2 GIORNI, ULTIMAMENTE TIFOSA DELLA ROMA (potrebbe essere utile anche questo particolare). CONDIVIDETE PIU’ CHE POTETE, GRAZIE.”
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Pubblica foto di neonato con sigaretta, indagata
Rebecca Davey, 18 anni, è indagata dalla polizia inglese e servizi sociali per una foto pubblicata nel suo profilo. La ragazza non credeva ci fosse qualcosa di sbagliato nel suo comportamento, cioè mettere in bocca al figlio di appena sei mesi una sigaretta spenta e fotografarlo. Non sono stati dello stesso avviso gli amici su Facebook della ragazza, che, rimasti sconvolti, hanno segnalato il profilo alla polizia. Gli agenti dell'Essex hanno subito individuato l’immagine del neonato con una sigaretta spenta che gli pende dalla bocca.
Si sono quindi presentati a Southend, dove hanno interrogato la mamma accertandosi che non ci fossero motivi di preoccupazione per il benessere del bimbo. Rebecca ha tolto la foto incriminata e aggiornato il suo profilo con una dichiarazione per il piccolo Ollie. Ma anche stavolta non tutti hanno reagito bene, in molti anzi hanno condannato la ragazza con duri commenti, giudicandola comunque una cattiva madre. I servizi sociali hanno avviato un'indagine.
Il solo tabagismo passivo rappresenta un importante rischio per i bambini, in particolare per quelli più piccoli: l’esposizione passiva al fumo di tabacco nuoce ai loro organi (peraltro solo parzialmente sviluppati) in misura maggiore che non agli organi di una persona adulta. Respirando, i bambini piccoli assorbono molte più sostanze tossiche poiché aspirano ed espirano da due a tre volte in più degli adulti.
Fonte: Mail Online
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