Dopo lo scam dei Ray-Ban che promette occhiali a prezzi scontati su Facebook, i ricercatori di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell'Unione Europea, hanno recentemente analizzato una nuova ondata di truffe sul social network in cui l'utente viene indotto, tramite un link malevolo, a scaricare un video il più delle volte dal titolo "Il mio primo video", " Il mio video" o "Video privato". Una volta entrato nel computer il malware inizia automaticamente a taggare gli amici su post che riportano al malware. Non solo, è anche difficile da rimuovere.
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Eset lancia allarme: falsi post video su Facebook scaricano malware
Dopo lo scam dei Ray-Ban che promette occhiali a prezzi scontati su Facebook, i ricercatori di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell'Unione Europea, hanno recentemente analizzato una nuova ondata di truffe sul social network in cui l'utente viene indotto, tramite un link malevolo, a scaricare un video il più delle volte dal titolo "Il mio primo video", " Il mio video" o "Video privato". Una volta entrato nel computer il malware inizia automaticamente a taggare gli amici su post che riportano al malware. Non solo, è anche difficile da rimuovere.
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Facebook diventa giornale: news interamente su bacheca senza link
Il social network in trattative con le principali testate Usa. In futuro le notizie dei giornali le vedremo direttamente su Facebook, in bacheche "affittate" alle testate che ospiteranno contenuti e articoli, senza rimandare a siti d'informazione e domini esterni. Il social network garantirebbe comunque ai giornali una parte degli introiti prodotti. Al sistema, che apre una nuova prospettiva nel rapporto tra editoria e social network, starebbe lavorando Facebook con una serie di testate internazionali, tra cui il New York Times.
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Facebook e studio emozionale nel mirino del garante privacy inglese
L'azienda è oggetto di attenta analisi. Facebook sotto indagine nel Regno Unito. Il garante della privacy britannico, Information Commissioner's Office (Ico), ha avviato un'inchiesta dopo la notizia che il gruppo di Menlo Park avrebbe alterato i feed di 700 mila utenti per una ricerca sulle possibilità manipolatrici del social. L'autorità vuole capire quanti dati personali siano stati usati e se gli utenti abbiano dato il loro consenso. Quanto alla ricerca, da essa è emerso che mostrando agli utenti meno storie positive nei rispettivi news feed, si tende a pubblicare post più negativi e viceversa.
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Facebook ha manipolato emozioni di 689mila utenti in studio segreto
Facebook ha manipolato il news feed di 689.003 utenti inconsapevoli, per condurre un studio sul "contagio emozionale". Obiettivo della controversa ricerca, era quello di verificare quanto il tono dei post inviati e condivisi attraverso il social network sia in grado di modificare le emozioni di chi li riceve. Gli utenti che hanno visto post più negativi hanno scritto cose più negative sulle loro bacheche, e allo stesso modo per i posti positivi.
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Esplode su Facebook moda delle nomination anche a rischio della vita
Continua a imperversare su Facebook il gioco delle "nomination", ma dopo le pericolose sfide a bere alcolici, la moda del momento è innocua e riguarda le foto di quando si era bambini. "Ringrazio X per la nomination e a mia volta nomino Y a caricare una vostra foto di quando eravate piccoli. Avete 24 ore di tempo", si legge sulle bacheche di moltissimi utenti del social network.
E' un'altra sfida da condividere con i propri amici che si aggiunge alle tante dell'ultimo anno, in particolare la discussa "NekNominate", ovvero la sfida a bere una grande quantità di alcolici fino a star male, fare qualcosa di folle, riprendersi, e poi postare il video online sfidando a fare di meglio. Una moda arrivata dall'Australia e diventata popolare e pericolosa anche in Europa.
Trending come #NekNomination su Twitter si sta diffondendo rapidamente su Facebook. Basta fare una ricerca su YouTube alla chiave "Neknominate" per trovare migliaia di filmati delle migliori performance alcoliche. Il rischioso gioco ha già registrato diverse vittime: in Irlanda, Johnny Bryne, 19 anni, è morto annegato dopo aver bevuto una pinta di birra ed essersi buttato in un fiume.
Ross Cummins è stato trovato svenuto in casa a Dublino ed è morto poco dopo in ospedale: aveva 22 anni. Isaac Richardson, 20 anni, morto per un devastante cocktail di vino, whiskey, vodka e birra; a Cardiff, il 29 enne Stephen Brook, ucciso da una bottiglia di Vodka mandata giù in meno di un minuto. Ad Agrigento, un ragazzo di sedici anni è finito in coma etilico.
La polizia ha avvertito che le conseguenze del gioco sono sempre più gravi in quanto la tendenza diventa più grande. In Italia il Neknominate (il cui nome fa probabilmente riferimento al collo della bottiglia) si chiama "Birra alla goccia" e i partecipanti bevono principalmente pinte di birra, appunto "alla goccia" (in un sol fiato) dopo che si è stati sfidati dai propri amici su Facebook.
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Diffamazione su Facebook, per giudice aggravante come per stampa
Insultare qualcuno sulla propria pagina Facebook può essere considerato «un delitto di diffamazione aggravato dall'aver arrecato l'offesa con un mezzo di pubblicità» equiparato «sotto il profilo sanzionatorio alla diffamazione commessa con il mezzo della stampa». Lo stabilisce una sentenza del tribunale di Livorno, come riferisce Il Tirreno, le cui motivazioni sono state depositate nei giorni scorsi.
Al centro del caso le affermazioni di Rossella Malanima, 27 anni: poco dopo essere stata licenziata dal centro estetico in cui lavorava, la ragazza ha pubblicato sulla sua bacheca Facebook affermazioni offensive contro l'azienda e l'ex datore di lavoro. La ventisettenne aveva usato anche espressioni a sfondo razzista nei confronti dell'uomo, che è albanese.
Il giudice ha richiamato l'articolo 595, terzo comma del codice penale, in cui il reato di diffamazione è punito più severamente nel caso in cui l'offesa sia recata con il mezzo della stampa così come attraverso «qualsiasi altro mezzo di pubblicità». Secondo la sentenza, Facebook ha una «diffusione incontrollata».
Esprimersi su Facebook implica quindi una «comunicazione con più persone alla luce del cennato carattere pubblico dello spazio virtuale in cui si diffonde la manifestazione del pensiero del partecipante che entra in relazione con un numero potenzialmente indeterminato di partecipanti e quindi la Conoscenza da parte di più persone e la possibile sua incontrollata diffusione». La giovane livornese è stata condannata a pagare una multa di 1.000 euro.
Fonte: ANSA
Via: La Stampa
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Sentenza a Livorno: offesa su Facebook è diffamazione a mezzo stampa
Potrebbe essere un caso destinato a fare da precedente nel mondo dei social network. La storia in questione vede come protagonista una giovane ragazza di 26 anni, Rossella Malanima di Livorno che, licenziata dal centro estetico per il quale ha lavorato nel mese di maggio 2011, molto probabilmente in preda alla rabbia ha ben pensato di sfogarsi contro il suo datore di lavoro usando la tecnologia.
La ragazza ha prima inviato una mail all’uomo, salvo poi passarlo a insultare direttamente sulla sua bacheca di Facebook. Dal raccomandare i clienti a non frequentare il centro per motivi di scarsa igiene, Rossella ci è decisamente andata sul personale scrivendo sulla bacheca Facebook dell’ex datore: "Sei un albanese di m….", usando come pretesto la sua nazionalità.
Proj Gjergji, questo il nome dell’uomo, si è dunque presentato in Procura con il suo avvocato e 3 messaggi simili per denunciare la giovane, iscritta nel registro degli indagati ai sensi dell’articolo 595 terzo comma del codice penale, relativo alla diffamazione a mezzo stampa. La 26enne Rossella, per mezzo del suo legale Danilo Adoncecchi, ha scelto il rito abbreviato.
Nella sentenza, arrivata lunedì, il giudice Antonio Pirato ha condannato la donna a una multa di 1.000 euro, al pagamento delle spese processuali e a versare alla vittima 3.000 euro come risarcimento danni. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. A rischiare, pertanto, non sono solo i giornalisti, ma tutti coloro che offendono sui social network.
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Francia: nessun bug messaggi, Facebook non ha violato privacy utenti
Facebook non ha mai pubblicato i messaggi privati degli utenti francesi nella loro bacheca pubblica: questa la conclusione del Cnil, l’authority francese di Internet, che la settimana scorsa aveva lanciato -su richiesta del governo del presidente Francois Hollande - una serie di indagini per far luce sul presunto bug di Facebook, riportato da molti media transalpini e internazionali.
“I messaggi segnalati da numerosi utenti di Internet - scrive il Cnil, al termine delle indagini - sembrano essere esclusivamente dei messaggi ‘wall-to-wall’ e non dei messaggi inviati attraverso la messaggeria privata di Facebook”. “Nonostante ciò - osserva l’organismo francese - il carattere privato dei contenuti di alcune comunicazioni sembra indiscutibile”.
In altri termini, gli utenti avevano l’impressione di inviare messaggi privati quando invece utilizzavano la funzione 'wall-to-wall'. Il problema è sorto a causa del cambiamento "unilaterale e ricorrente" di alcuni parametri di riservatezza dei dati tra il 2009 e il 2010, per cui gli utenti erano convinti di scrivere messaggi privati mentre erano conversazioni di dominio pubblico.
All’epoca, ricorda ancora l’organismo, la Cnil e il gruppo delle authority europee (G29) avevano “vivamente criticato i cambiamenti realizzati all’insaputa degli utenti”. Inoltre, gli utenti hanno recentemente riscoperto questi messaggi da quando è avvenuto il passaggio automatico alla Timeline (storia delle attiv dalla creazione dell'account), osservando che essi erano ormai facilmente accessibili.
Questo episodio dimostra la necessità di seguire le raccomandazioni della Cnil e G29, che da diversi anni, incoraggiano le reti sociali di garantire una maggiore trasparenza nei confronti dei loro utenti sull'uso dei loro dati personali, mettendo a disposizione strumenti che forniscono agli utenti un maggiore controllo sui loro dati e le informazioni che pubblicano.
Fonte: Cnil
Via: TM news
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Francia: bug Facebook dei messaggi privati, il Governo chiede spiegazioni
Mentre in Borsa il titolo di Facebook continua a crollare (-9%), una nuova tegola di abbatte sul social network. A farne le spese sono stati alcuni utenti francesi, che si sarebbero visti pubblicare sulla loro Timeline, ben visibili a tutti gli amici, i contenuti di messaggi privati e conversazioni in chat risalenti ad almeno tre anni fa. La notizia sta facendo il giro del mondo, gettando ombre sull'affidabilità di Facebook.
E se l'azienza smentisce, l'Eliseo scende in campo e chiede ufficialmente un chiarimento.
A scoprire quanto stava accadendo è stato il giornale francese Metro che, su segnalazione di alcuni lettori, ha accertato che conversazioni datate 2007, 2008 e 2009, destinate a rimanere private, sono misteriosamente apparse online nella bacheca degli utenti, violando di fatto il diritto alla riservatezza degli iscritti.
"Nessuna violazione di privacy: i messaggi privati risalenti al periodo tra il 2007 e il 2009 erano da sempre visibili sulle pagine degli utenti", ha detto Facebook contattato da Techcrunch. Il social network ha sottolineato che ci sono ostacoli tecnici che impediscono ai messaggi privati di apparire come messaggi in bacheca: "I due sistemi sono totalmente separati". Così Facebook ha allontanato le ipotesi di un bug.
La versione dell'azienda, però, non ha convinto il governo francese che ha chiesto dei chiarimenti. In una nota, i ministri Arnauld Montebourg e Fleur Pellerin auspicano che "spiegazioni chiare e trasparenti siano date senza ritardi" ai francesi davanti alla Commissione nazionale dell'Informatica (Cnli), l'autorità indipendente incaricata di vigilare sugli aspetti delle nuove tecnologie legati in particolare alla privacy.
Fonte: TG Com
Via: Cnli
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Londra: scopre entrando su Facebook che la figlia è morta, madre sotto choc
Una donna del Galles scopre la morte della figlia su Facebook. Prova a chiamare sul cellulare e risponde la polizia. E' la triste storia di una madre del Sud del Galles. La donna, Cheryl Jones, 49 anni, navigando sul social network ha appreso della scomparsa della sua unica figlia, Karla, 30 anni, attraverso i messaggi di cordoglio degli amici sul suo profilo. La giovane lascia anche una bambina avuta quando aveva 19 anni.
Sconvolta e incredula, ha chiamato la ragazza al telefono, ma a rispondere è stato un agente della polizia di Gwent che le ha comunicato l'accaduto.
Karla, aspirante modella trentenne e madre di una bimba di undici anni, è morta nel suo appartamento, situato a pochi chilometri di distanza da quello della madre. E pensare che Cheryl aveva parlato con la figlia poche ore prima.
Poi una telefonata del nipote la invitava a guardare su Facebook e così la donna, leggendo messaggi di perfetti sconosciuti, ha scoperto la tragica notizia.
La donna, che accusa la polizia di non averla avvertita in tempo, non riesce a capacitarsi di quanto accaduto. "In quanto suo parente più prossimo avrei dovuto sapere io per prima la notizia", ha detto al Daily Mail.
"Non so nemmeno quale sia la causa della morte di mia figlia", ha aggiunto. "Non capisco - ha raccontato - come degli estranei, semplicemente usando Facebook, siano venuti a conoscenza della morte di mia figlia". La polizia ritiene che con ogni probabilità la fuga della notizia sia dovuta ad una delle persone presenti sul luogo del ritrovamento, la quale avrebbe diffuso l'accaduto in Rete rendendola visibile a degli sconosciuti prima ancora che alla madre.
Gli inquirenti ora indagano sulla morte di Karla. La ragazza viveva in un appartamento a meno di un miglio di distanza da sua madre, che era stata a casa sua la sera della tragedia. Karla è stata dichiarata morta alle 20:17 del 23 luglio. La polizia è arrivata a casa di Cheryl alle 23:38 di quella sera per confermarle la sua morte. Cheryl ha deciso di presentare una denuncia contro la polizia di Gwent per sapere i motivi del ritardo dell'informazione.
Via: TG Com
Rendere invisibili ad altri i post e le foto in cui si è taggati su Facebook
Ad Aprile 2012 il Controllore della privacy dell'Unione Europea ha stabilito che le attività di tagging dovranno essere autorizzate dagli utenti interessati. Dunque i social network dovranno ottenere il consenso informato dagli utenti prima di suggerire il tag nelle foto pubblicate sul sito. Facebook, ad esempio, non potrà effettuare il riconoscimento facciale degli utenti senza la loro preventiva autorizzazione.
E capita molto spesso che sul social network vengano pubblicate foto collettive con relativo tag o foto che vengono diffuse con il proprio nome ben in vista e che invece si vorrebbero private. Sebbene Facebook non ha ancora reso disponibile agli utenti un'opzione per poter scegliere di non essere taggati in nessuna foto o post, esiste un modo per non rendere visibili ad altri le foto e i post in cui si è taggati sulla piattaforma.
Per decidere chi può vedere post e foto in cui si è taggati dopo che sono stati pubblicati sul proprio profilo, bisogna utilizzare l'impostazione sulla privacy Aggiunta di tag al profilo, modificando le opzioni all'interno della relativa pagina della privacy. Per far ciò accedere alle Impostazioni della privacy, cliccare su Modifica Impostazioni accanto alla voce Diario e aggiunta di Tag. Quindi, dal menù a discesa che si aprirà, cliccare su Personalizzata accanto alla domanda "Chi può vedere i post in cui sei taggato sul tuo Diario?".
A questo punto, alla finestra successiva, alla richiesta Rendi visibile a bisogna impostare la voce Solo io e cliccare su Salva modifiche per confermare la scelta. In questo modo tutte le foto, link, video e post in cui si verrà taggati che compariranno sul proprio Diario non saranno visibili agli altri utenti. L'Impostazione Visibilità per il profilo impedisce a qualcuno di vedere i propri post taggati sulla propria bacheca. Prima che vengano visualizzati sul prorpio profilo, è possibile approvare o rifiutare post e foto in cui si è taggati attivando il Controllo del profilo.
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Come rimuovere il tag da un contenuto indesiderato su Facebook
Un tag collega una persona, una Pagina o un luogo a un contenuto che voi pubblicate, come un aggiornamento di stato o una foto. Ad esempio, potete taggare una foto e indicare chi vi compare o pubblicare un aggiornamento di stato e dire con chi siete. Taggando persone, Pagine e Luoghi nei tuoi post, consentite agli altri di sapere con chi siete, a cosa state pensando e dove vi trovate.Quando taggate qualcuno, questi ne riceve la notifica.
Se, inoltre, voi o un vostro amico taggate qualcuno in un vostro post usando l'impostazione Amici o un'impostazione ancora più ampia, il post sarà visibile al pubblico che selezionate e agli amici della persona taggata. Se qualcuno vi tagga in un post, i vostri amici potrebbero vedere che siete stati taggati su Facebook. Anche il post taggato sarà pubblicato sul vostro profilo (diario). Può accadere di essere taggati in post indesiderati del tipo spam (ad esempio il nuovo Facebook Rosa). Se volete rimuovere il tag per voi stessi, usate l'opzione Rimuovi tag.
- Per i post in cui siete taggati, l'opzione Rimuovi tag si trova nel menu a discesa accanto al post.
- Per le foto in cui sei taggati, accedete alla foto, cliccate su in alto a destra e selezionate Segnala/rimuovi tag.
Se rimuovete il tag, il vostro nome non sarà più collegato al post che verrà inoltre rimosso dal vostro profilo. Il post sarà comunque visibile altrove, a meno che l'autore del post non lo rimuova. Se non vi piace un contenuto in cui siete taggati, potete chiedere all'autore di rimuovere il tag o prendere questi provvedimenti:
- Inviare un messaggio alla persona che vi ha taggato chiedendogli di rimuovere il tag.
- Bloccare la persona che vi ha taggato: ciò vi consentirà di rimuovere il tag e impedirà a questa persona di taggarvi o contattarvi su Facebook.
Se il post è offensivo, inviate una segnalazione a Facebook. Potete anche rimuovere un tag dal vostro profilo utilizzando l'opzione Rimuovi dal profilo.
- Per i post in cui siete taggate, l'opzione si trova nel menu a discesa accanto al post.
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Se rimuovete un tag dal vostro profilo, questo non sarà più visualizzato sul vostro profilo. Se lo desiderate, potete attivare Controllo del profilo (diario) per controllare e approvare ogni post taggato prima che sia pubblicato sul vostro profilo (diario) o escludere determinate persone affinché non vedano i post in cui siete taggati sulla vostra bacheca (diario).
Via: Facebook Help Center
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Studentesse picchiano coetanea 14enne e si vantano su Facebook
Il resoconto di una rissa tra ragazzine finisce su Facebook a suon di commenti e insulti. Poi qualcuno si rende conto che i messaggi potrebbero compromettere la situazione, così i post vengono cancellati. Troppo tardi, perché i carabinieri di Vobarno, paesino della Valsabbia (Brescia), avevano già ricevuto una denuncia per aggressione. Una ragazza di 14 anni è stata picchiata a sangue da 4 coetanee. La vittima ha riportato contusioni al costato, ecchimosi in diverse parti del corpo e la frattura di una mano. Le tre coetanee frequentano la scuola media “Migliavacca” di Vobarno, e qualche giorno fa avevano discusso animatamente.
Sembra che l'alterco sia stato provocato da un amore conteso. Dopo gli insulti, però, due delle tre studentesse avevano deciso di passare alle maniere forti, aggredendo fisicamente la compagna di classe. Subito dopo il pestaggio avvenuto nel pomeriggio, all'uscita dalla biblioteca della scuola, le ragazzine avevano pensato bene di descrivere le “gesta” sulle rispettive bacheche Facebook. Vari i commenti, tra cui “L'ho presa per i capelli e l'ho trascinata, nel frattempo mia sorella gli dava i calci, ke ridere”, a cui qualcuno aveva anche risposto, “Alla prossima falla peggio, uccidila”. Al “consiglio” della compagna di classe, la 14enne violenta aveva risposto sicura: “Certo nn ti preoccupare gli rompo l'altra mano a questa”.
Il consiglio di classe della scuola ha sospeso tutte le ragazze coinvolte, e i professori vagliano e ascoltano le versioni più disparate: secondo alcuni, la vittima del pestaggio avrebbe provocato l'ira delle quattro compagne di proposito. A soccorrere la malcapitata, il fidanzato della sorella, che ha sedato la rissa. Nonostante l'intervento, il referto medico ha confermato le numerose lesioni riportate. La mamma della ragazzina aggredita, intanto, ha spiegato al Giornale di Brescia che sua figlia non vuole più tornare in quell'istituto: “Ha deciso di riconsegnare il flauto baritono alla scuola e di non andarci più. Musica era l'unica materia in cui andava bene”.
Via: Fan Page
Foto: Goodwitchbadwitch
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Disaster Message Board, bacheca Facebook in caso d'emergenza
Facebook ha testato con successo una nuova funzionalità denominata Disaster Message Board, una particolare bacheca che consentirà di pubblicare un messaggio sul proprio stato di salute ed altre informazioni, in caso di disastri di qualsiasi tipo, come terremoti, uragani o tsunami. La prima fase di test è stata condotta in Giappone, colpito un anno fa da un violento terremoto e da uno tsunami responsabili dell'incidente alla centrale nucleare di Fukushima.
Il funzionamento di Disaster Message Board è semplice: in caso di disastro, Facebook abiliterà la funzione nell'area geografica colpita dall'evento e attraverso un pulsante Mark Safe disponibile per ogni profilo, gli utenti potranno far comparire un'etichetta "I'm Safe" ("Sono sicuro") accanto al loro nome. Attraverso la speciale bacheca, sarà inoltre possibile effettuare delle ricerche mirate e aggiungere informazioni e commenti per aiutare altri utenti ad affrontare l'emergenza.
In caso di catastrofe, gli utenti del social network che stanno già utilizzando Facebook potranno avvisare amici e persone care, soprattutto perché l'infrastruttura di telefonica fissa e mobile potrebbe essere facilmente danneggiata. La nuova funzione di Facebook consentirà agli utenti di inviare un messaggio di sicurezza in pochi secondi. Oltre allo stato "Sono sicuro", verrà presentata una lista di amici nella zona, insieme ai loro status.
Le caratteristiche di message board consentono l'informazione su quelle parti dell'aerea interessate, diffondendo informazioni vitali sui centri di cura, le risorse mediche, o gli sforzi di bonifica. Durante lo tsunami giapponese, Person Finder e Crisis Response di Google sono stati preziosi per aiutare a valutare i danni e tenere traccia delle persone scomparse. Naturalmente, la Message Board Disaster non sarà limitata al Giappone, ma sarà disponibile per eventuali disastri in tutto il mondo.
Via: ZDNet
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Capodanno su Facebook per appuntamenti al buio e tanti eventi
C'è chi si dà appuntamento a Londra, sotto al Big Ben. Chi mette a disposizione il proprio appartamento. O chi prenota un locale, affidandosi poi al passaparola per riempirlo di gente. Per la sera di Capodanno il popolo di Facebook scommette sugli appuntamenti al buio. Gli inviti vengono recapitati sotto forma di messaggi privati, scrivendo sulle bacheche degli utenti iscritti al social network, oppure linkando la pagina creata ad hoc per l'evento.
E, nella maggioranza dei casi, gli invitati non sono gli amici o i conoscenti, come avviene nelle feste tradizionali, ma perfetti sconosciuti. Neanche l'età è una discriminante. Bastano un volto, un nome (finto o vero che sia), e l'e-mail con le coordinate di dove trovarsi può subito partire.
Chi riceve la proposta non è nemmeno obbligato a confermare la propria partecipazione: potrà decidere di presentarsi anche all'ultimo momento. Il meccanismo organizzativo è semplice: si pensa a un evento - dalla classica festa in un disco-pub a un ritrovo all'estero - e si crea un gruppo o una pagina, alla quale si possono iscrivere tutti quelli che sono potenzialmente interessati a prendervi parte.
Nello spazio riservato ai commenti si possono avere informazioni sulle modalità di svolgimento dell'incontro, mentre si tiene d'occhio il numero dei possibili partecipanti (l'adesione non è vincolante, e si potrà cambiare idea senza alcun preavviso), per avere la percezione di quanto sia popolare l'appuntamento.
Si va da poche decine di persone a oltre seimila utenti. Le opzioni, per chi vuole avventurarsi in questa esperienza degli auguri allo sconosciuto, sono davvero tante. A cominciare dai gruppi pensati per chi partirà per l'estero. Due milioni di italiani saluteranno così il 2011 e muoveranno i primi passi nel 2012 attraverso una finestra digitale, quella della Rete.
Tratto da: La Repubblica, articolo di Marco Pasqua
Facebook vietato tra prof e alunni, psicoterapeuta: non condizionante
Vietate le amicizie su Facebook tra alunni e docenti della scuola media De Andrè di Albisola superiore, in provincia di Savona. La circolare emanata dal preside della scuola è chiara: nessuna amicizia informatica tra educatori ed educandi. La decisione è giunta dopo gli insulti di uno studente sulla bacheca di Facebook di una docente. Il provvedimento è il primo in Italia ed ha aperto una discussione. C’è chi sostiene che l’amicizia sui social network annienti l’autorità dei professori, mentre c’è chi la incoraggia come il preside di un liceo di Torino, che tra gli amici di Facebook conta 899 dei suoi studenti.
"Lo strumento della comunicazione (lettera scritta con inchiostro, messaggi cellulari, dialoghi post-lezione) non condiziona il rapporto". Lo dichiara all'Adnkronos lo psicoterapeuta Francisco Mele commentando il divieto per alunni e professori della scuola media di Albisola superiore, in Liguria, di stringere amicizia virtuale su Facebook. "Se Facebook viene usato come una qualunque altra forma di trasmissione da un soggetto all'altro - continua - come deve essere, non è il suo linguaggio web a definire il rapporto fra professore e studente."
"Anzi, tale rapporto può acquisire un livello di maggior positività pedagogica, se il professore mantiene la sua posizione di maestro, insegnante, persona di maggiore maturità a cui il giovane si indirizza per averne risposte". "Se invece il professore - conclude - illudendosi di una nuova giovinezza, diventa l'amico e il pari del ragazzo o se il ragazzo si illude di una maggiore confidenza rispetto al maestro, allora viene meno quel tipo di rapporto che deve sussistere fra le due parti". Il caso non è nuovo negli Stati Uniti, dove questa estate lo stato del Missouri ha approvato un simile provvedimento, seguito da ricorsi e proteste.
Fonte: Adnkronos
Via: Blitz Quotidiano
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Travolto da un treno, rivive con i post degli amici su Facebook
Matteo se ne è andato il 20 marzo scorso, a 17 anni, travolto da un treno vicino Pontedera (Pisa), la città dove abitava. Il giovane si gettò all'improvviso davanti a un treno in arrivo, senza alcun motivo apparente. Sono passati otto mesi, ma da allora i suoi amici continuano a 'parlargli' su Facebook. Matteo amava molto stare in compagnia ma anche la privacy e la sua pagina Facebook è accessibile solo agli amici che continuano a frequentarla. Gli amici del ragazzo continuano a lasciargli messaggi, a fargli domande, raccontargli i piccoli segreti della vita quotidiana. La storia, raccontata dal Tirreno, sta facendo il giro del Web. Matteo era gioviale e allegro. Amava e praticava pugilato. Era rappresentante di classe, ed era sempre disposto a regalare un sorriso, così come a dare una mano a chi si trovava in difficoltà. A Matteo sono state dedicate altre pagine virtuali e forum con contatti da record. C'è chi gli scrive ''ci rivedremo dall'altra parte della strada'', chi lo ringrazia dicendogli ''hai donato a tutti noi momenti magnifici e ci hai insegnato a essere migliori''. Ma anche chi gli racconta i propri tormenti e le proprie gioie, o gli parla dell'ultimo videogioco uscito sul mercato. Ieri l'Itis Marconi di Pontedera, la scuola che frequentava, gli ha intitolato un'aula multimediale. Le postazioni multimediali sono state donate alla scuola dai genitori del ragazzo: Matteo era un appassionato di informatica. Sotto i computer una targa voluta dai compagni di scuola: ''A pugni chiusi e con il tuo sorriso rimarrai sempre con noi''. Ed è come se Matteo continuasse a vivere, nonostante quel gesto disperato. E inaspettato. ''La vita finisce. L'amicizia no".
Via: Adnkronos
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Cyberbullismo dilagante su Facebook tra i teenager americani
Il centro Pew Internet & American Life Project ha analizzato, fra l'aprile e il luglio scorso, le esperienze online di 799 adolescenti americani fra i 12 e i 17 anni. L'80% di essi utilizza almeno un social media e il 93 % di essi ha un profilo Facebook. La ricerca si è concentrata su eventuali fatti negativi avvenuti in Rete e ha cercato di confrontare i resoconti forniti dai teenager con quanto riportato invece da un campione di adulti.
Il 20% dei ragazzi ritiene che i loro coetanei online siano per lo più scortesi, contro il 5% degli adulti. Una ragazza su tre si è trovata in situazioni spiacevoli. A un teenager su quattro è capitato di aver litigato almeno una volta a seguito di una discussione sul social network, per circa uno su cinque tale discussione ha causato la fine di un'amicizia. L'8% degli adolescenti, dalle parole è passato ai pugni e la scintilla è stata provocata da qualche dissapore nato su Facebook.
Il 6% racconta di aver avuto problemi a scuola. Il centro Pew ha associato alle conversazioni telefoniche con i quasi ottocento minorenni, sette focus group condotti su un campione d'età leggermente superiore (12–19 anni). I ricercatori sono rimasti stupiti dai termini usati da questi soggetti per descrivere i loro pari: i termini più comuni erano “meschino”, “falso”, “rozzo” e “maleducato”.
Molte delle persone criticate sembrano avere una doppia vita: persone tranquille e posate a scuola, senza freni sulla loro bacheca di Facebook. Fra questi adolescenti esiste comunque anche un certo grado di solidarietà: quando qualcuno viene molestato online, l'80 % di coloro che assistono interviene per difendere la vittima, contro il 20 % di coloro che invece prendono le parti dell'aggressore.
Via: La Stampa
Genova, Christian dato per disperso "resuscita" su Facebook
Dato per disperso e poi persino conteggiato tra i morti, ha usato l'unico mezzo a disposizione, Facebook, venerdì pomeriggio nel caos seguito all'alluvione, per dire a tutti: "Ehi, sono vivo". In pochi minuti, Cristian Silvestri, 21 anni, è come "resuscitato". Sul social network si era già scatenato l'inferno, messaggi di dolore degli amici, sbigottimento, commiato, e incredulità. "Ma è stato brutto, brutto davvero leggere il proprio nome tra i morti, la cosa più brutta di quella giornata", ha ricordato. Cristian si trovava in via Fereggiano quando è arrivata l'ondata d'acqua. E' riuscito a ripararsi in un palazzo e poi ha aiutato altri due ragazzi a salvare alcune persone in difficoltà. "Quando il torrente è esondato mi sono trovato all'improvviso con l'acqua all'altezza del petto. Appena è arrivata l'onda sono caduto come un fuscello nel fiume. Ero accanto a una signora e insieme ci siamo rifugiati in un portone". Cristian riesce a chiamare dal suo cellulare e a parlare con la nonna. La rassicura, ma non riesce neppure a completare la frase perchè la comunicazione si interrompe. È black out, i cellulari non funzionano. Si sentono solo i boati delle auto che cozzano le une contro le altre. E poi le invocazioni di aiuto, sirene in lontananza. "Davanti a noi molte persone venivano trascinate via con una violenza terribile". Cristian, appena può, raggiunge due ragazzi che stanno già cercando di afferrare una donna, rimasta incastrata. La liberano e poi nuotano per aiutare una giovane con un bimbo. Su Facebook gli amici lo piangono, altri non ci credono. E' ancora Facebook a consentire a Cristian di "farsi vivo" e rassicurare gli amici.
Via: Il Messaggero
Suicidio su Facebook, alla Polizia: volevo attirare l'attenzione
Aveva "postato" un messaggio sulla bacheca del suo profilo di facebook, minacciando il suicidio, ma un' amica, preoccupata, ha chiamato la Polizia. Gli agenti della sala operativa della Questura di Siena, dopo aver provato inutilmente a chiamare sul cellulare della donna, che risultava spento, hanno immediatamente effettuato alcune ricerche e sono riusciti ad individuare il luogo di sua residenza. La centrale ha inviato una Volante a casa della ragazza che e' stata rintracciata in via Cassia Sud.
Gli agenti hanno constatato il buono stato di salute della donna, una 38enne di origini camerunensi, che ha riferito loro di aver scritto quel messaggio su facebook senza rendersi conto delle effettive conseguenze che avrebbe potuto comportare. Secondo quanto e' emerso in seguito al colloquio avuto con la Polizia, la donna aveva soltanto voluto attirare l'attenzione del ragazzo con il quale aveva poco prima avuto una accesa discussione telefonica.
I poliziotti hanno anche fatto intervenire i sanitari del 118 per assicurarsi circa le buone condizioni di salute della donna che sono state effettivamente confermate. Lo scorso 22 ottobre una donna aveva annunciato su Facebook la sua intenzione di suicidarsi, perche' depressa per la conclusione di una relazione sentimentale, e' stata salvata grazia alla macchina di soccorso messa in moto dalla polizia postale di Catania. Dopo l'intervento degli investigatori la donna sulla bacheca del suo profilo ha pubblicato dei messaggi di scuse per l'allarme procurato, dovuto a un particolare momento di depressione.
Via: AGI
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