Scorrendo il diario pubblico del profilo Facebook di uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione antimafia "Apocalisse", che ha portato alla cattura di 95 persone a Palermo, ci si imbatte in decine di foto con un unico tema: la condanna dei pentiti e dei collaboratori di giustizia, e l'apprezzamento della "legge" dell'omertà, del "farsi i fatti propri". La pagina è quella che Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi ritenuto a capo della cosca dell'Arenella, condivide con la compagna.
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Apocalisse a Palermo, viaggiavano su Facebook le minacce del boss
Scorrendo il diario pubblico del profilo Facebook di uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione antimafia "Apocalisse", che ha portato alla cattura di 95 persone a Palermo, ci si imbatte in decine di foto con un unico tema: la condanna dei pentiti e dei collaboratori di giustizia, e l'apprezzamento della "legge" dell'omertà, del "farsi i fatti propri". La pagina è quella che Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi ritenuto a capo della cosca dell'Arenella, condivide con la compagna.
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La bufala su Facebook del microchip canino trovato nel piatto cinese
Sulla bacheca del suo profilo Facebook aveva postato una delle leggende metropolitane più diffuse: un suo amico aveva trovato un microchip canino in una pietanza che gli era stata servita durante una cena in un ristorante cinese a Vigevano, in provincia di Pavia e, per questo, l'uomo era dovuto andare in ospedale per una lavanda gastrica. Ma in realtà la notizia era una bufala e per questo la donna è stata denunciata.
Il racconto della donna, colmo di particolari usati per rendere credibile la vicenda, aveva sollevato sul social network le proteste degli animalisti e indignazione da più parti. Qualcuno aveva persino minacciato di apporre uno striscione "Qui si mangia carne di cane". Il clamore attorno alla storia era diventato tale che, com'era prevedibile, la voce arrivasse anche all'orecchio del proprietario del ristorante.
E' stato a quel punto che Antonio Zang, 39 anni, titolare dell'Amico Wok, ristorante cinese di Vigevano, si è presentato ai carabinieri della locale stazione, disperato per la bufera che si era abbattuta sul suo locale e ha sporto denuncia. Gli investigatori hanno verificato i verbali dei Nas nel locale, che sono risultati del tutto regolari nei due anni di attività, ed hanno controllato i ricoveri in ospedale in quei giorni.
I carabinieri di Vigevano hanno quindi verificato l'infondatezza della notizia e ascoltato la donna B.T., 31 anni, artigiana di Vigevano, che all'inizio ha confermato la storia, ma poi ha ceduto: "Mi sono inventata tutto". E' per questo che è stata denunciata per diffamazione aggravata a mezzo Internet. Attenzione dunque alle bufale su Facebook che vengono diffuse attraverso post a tal punto da diventare certezze.
La vicenda del "microchip canino" nei piatti dei ristoranti cinesi gira su Internet da diversi anni. Cambiano i dettagli ma i contenuti della storia sono sempre gli stessi. Tra le bufale più recenti quella che aveva preso a circolare nel marzo 2013 ad Este, in provincia di Padova: anche qui la notizia era stata opportunamente smentita e i gestori del locale avevano presentato denuncia per diffamazione a carico di ignoti.
Via: Il Giornale
Foto: Wikimedia
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Ragazzina stuprata da branco, profilo Facebook finto a nome vittima
Un falso profilo su Facebook ha innescato una spirale di violenza che ha distrutto l'esistenza di una quattordicenne di Molfetta. Quattro ragazzi maggiorenni sono stati arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri con l'accusa di aver fatto parte di un branco che ha violentato e minacciato la ragazzina. Sulla pagina del social network, aperta a sua insaputa, c'era scritto il suo nome ed era riportato il suo numero di cellulare.
E, tra le caratteristiche, era indicato "ragazza disponibile a tutto". Un giorno i ragazzi avrebbero convinto la minore, adescata attraverso quel numero di cellulare pubblicato su Facebook, a fare un giro in scooter e allora sarebbe scattata la violenza di gruppo che si sarebbe consumata, la prima volta, alla fine dell'aprile 2012 in un anfiteatro all'aperto a Molfetta. A cui sarebbero seguiti altri episodi tra cui un tentativo di violenza persino durante una gita con il gruppo dell'oratorio.
Inutile il tentativo, fatto dalla minore, di liberarsi di quel numero di telefono gettando la scheda Sim. La persona che aveva creato il falso profilo Facebook è stata identificata: era una coetanea della 14enne, che dopo la creazione di quella pagina online, aveva anche chiesto scusa all'amica. I quattro sono finiti ai domiciliari su disposizione del gip. Una quinta persona è indagata ma la sua posizione, avendo meno di 18 anni all'epoca dei fatti, è al vaglio del tribunale dei minori.
Restano ancora da identificare gli altri membri del gruppo. Dagli inquirenti arriva un appello: attenzione all'uso che si fa dei social network. "I ragazzi - ha spiegato il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella - non si rendono conto della portata delle conseguenze di un cattivo uso di certi strumenti" come i social network. La giovane che ha creato il falso profilo è stata identificata ma non è coinvolta nell'indagine.
Fonte: La Repubblica
Via: AGI
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Salerno: adescavano minori su Facebook, in manette due casalinghe
Due casalinghe di 27 e 29 anni "incapaci di tenere a freno i propri istinti sessuali, nonostante i rapporti con altri uomini", sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Salerno perchè circuivano sui social network minorenni per convincerli ad avere rapporti sessuali. Le donne, residenti nel Vallo di Diano, sono state poste ai domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Salerno.
Le indagini sono partite dalla denuncia presentata dalla madre di un minorenne che, preoccupata per gli atteggiamenti del figlio non ancora 14enne, ha raccontato i propri dubbi ai militari. L'adolescente aveva iniziato a dimostrare disinteresse per gli studi e ad allontanarsi dall'abitazione familiare, anche di notte, senza motivo e senza autorizzazione preventiva dei genitori.
Il padre e la madre del ragazzo hanno iniziato così una serie di ricerche, sia nei luoghi di ritrovo dei suoi coetanei sia accedendo al suo profilo Facebook. Sul social network sono stati così individuati alcuni messaggi inequivocabilmente a sfondo sessuale. Il minorenne ha poi confessato ai propri genitori di essere stato adescato, convinto a intrattenere rapporti intimi proprio dalle due donne arrestate.
Le successive indagini hanno accertato che alcuni genitori dei minori adescati si erano addirittura rifiutati di denunciare quanto accaduto. Le investigazioni, però, hanno permesso con pedinamenti e intercettazioni di accertare la responsabilità delle due casalinghe. In ben due occasioni una delle due arrestate aveva condotto un bimbo di 10 anni all'interno dei bagni pubblici comunali per "far provare un bambino a un uomo".
Intercettazioni e servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati, ma anche monitoraggio di profili sul social network, hanno consentito l'emissione del provvedimento restrittivo emesso dal Gip. I reati contestati sono di "atti sessuali con minorenni infraquattordicenni". Nel corso di alcune perquisizioni domiciliari è stato anche sottoposto a sequestro materiale utile per proseguire le indagini.
Fonte: AGI
Via: TMNews
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Presunto ladro seriale riconosciuto su Facebook da vittime, arrestato
E' stato riconosciuto dalle vittime dei furti su Facebook: G.H., 30 anni, pregiudicato, senza occupazione, nato a Palermo e residente a Lecce nel campo nomadi "Panareo", sulla statale 7ter, è stato arrestato dai carabinieri della Stazione di Trepuzzi che hanno eseguito sabato sera una ordinanza di custodia cautelare in carcere.
La misura, emessa dal gip Giovanni Gallo, su richiesta del pm Giuseppe Capoccia, riunisce i gravi indizi di colpevolezza relativamente a ben cinque furti in abitazione aggravati, consumati o tentati. I militari, grazie a una telecamera posta in lontananza, riuscirono anche a ricostruire la dinamica del furto, tutt'altro che pianificato.
Una Station Wagon scura di grossa cilindrata si era avvicinata all'abitazione, uno dei passeggeri era uscito munito di un piede di porco e, dopo aver suonato il campanello e non aver ottenuto risposta, aveva forzato la porta d'ingresso consentendo l'ingresso ai complici, due o tre. L'azione in tutto era durata non più di tre minuti.
Dalle indagini è emerso che il modo di agire era simile a quello di diversi casi di furti in abitazione commessi quest'ultima estate. In quattro di essi (un furto tentato a Novoli l'1 agosto e tre consumati a Lecce e Novoli il 12 luglio, l'ultimo a Campi il 4 agosto), come nel caso di Trepuzzi, i proprietari di casa nel rientrare avevano incrociato i malviventi, e di essi ricordavano chiaramente il capobanda, molto simile a quello di Trepuzzi.
Ne è nata una frenetica ricerca di persone sospettabili e soprattutto di fotografie recenti. Per quanto riguarda G.H., una grossa mano l'ha data Facebook dove è stato riconosciuto senza ombra di dubbio da tutte e cinque le vittime. Sono ancora in corso le indagini per individuare gli altri componenti della banda, sicuramente più attenti del capo.
Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano
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Posta su Facebook foto hard della ex diciassettenne, arrestato stalker
Pubblica su Facebook le foto pornografiche che aveva realizzato con l'ex fidanzata con cui ha troncato la relazione da tempo e viene arrestato. E' successo a Caltanissetta dove i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile hanno arrestato Davide Miraglia. E' accusato di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico, diffamazione e minaccia.
Miraglia era agli arresti domiciliari, perchè era già stato incriminato per stalking nei confronti della minorenne, alla quale è legato da una parentela. Un'indagine che s'è mossa sull'asse Caltanissetta-California, in particolare a Palo Alto dove ha sede Facebook.
E' stata la madre della diciassettenne a denunciare lo scorso 2 settembre che sul profilo Facebook di Miraglia erano state postate scatti hard in cui v'era in posa la figlia e che altre immagini compromettenti erano state pubblicate su un secondo profilo.
Miraglia, inoltre, avrebbe inviato un sms all'ex fidanzata minacciandola che avrebbe fatto girare altre foto osè se non fossero tornati insieme. Ma scavando nella rete, i carabinieri hanno individuato un terzo profilo dove Miraglia aveva pubblicato altre foto.
Venerdì notte i carabinieri hanno perquisito l'abitazione di Miraglia, sequestrando diversi cellulari, numerosi Cd e un computer che saranno analizzati dagli specialisti per verificare se contengano altro materiale pedo-pornografico. Ora le indagini dei carabinieri mirano ad individuare se vi sono stati altri utenti di Facebook che hanno condiviso le foto pubblicate da Davide Miraglia.
Via: AGI
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Facebook vietato per brutti voti: ragazzina si butta in dirupo, salvata
Andava male a scuola e i genitori le avevano limitato l'utilizzo di pc e Facebook. Per questo una ragazzina di 14 anni di origine romena non era tornata a casa da scuola e si era poi lanciata in un dirupo. È successo nel canavese. Portata all'ospedale di Ivrea se l'è cavata con una prognosi di 40 giorni.
Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, venerdì scorso la ragazza al termine delle lezioni non era tornata a casa. Gli amici e la convivente del padre l'avevano rintracciata intorno alle 18,30 nei pressi del Castello Medievale del paese ma lei, rimproverata per essersi allontanata, è saltata nel dirupo.
Subito è stata soccorsa dai sanitari del 118. Successivamente è emerso che la ragazza temeva nuovi rimproveri del padre che le aveva limitato l'uso del computer dopo che, convocato a scuola dagli insegnanti, aveva saputo delle numerose assenze e del cattivo rendimento scolastico della figlia.
Il mese scorso, per curare la dipendenza da Facebook della figlia quattordicenne, Paul Baier ha fatto firmare un vero e proprio contratto, che prevede la disattivazione del suo profilo. Se la ragazzina non userà il social network fino al 26 giugno, suo padre la ricompenserà con 200 dollari.
Via: La Stampa
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Pedofilia: arrestato allenatore basket, usava Facebook per circuire vittime
I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno arrestato A.D., romano di 46 anni, per violenza sessuale su minori, atti sessuali con minorenni e induzione alla prostituzione minorile, reati commessi in un arco temporale compreso tra il 2007 ed il 2012. Lo rende noto un comunicato dell'Arma del Lazio. L'uomo si trova ora nel carcere di Regina Coeli.
"L'uomo, di professione assicuratore, svolgeva anche l'attività di allenatore di una squadra maschile di basket presso un circolo sportivo in un quartiere periferico nella zona Est di Roma, composta da minori dell'età compresa tra i 12 e i 15 anni, sfruttando tale ruolo per circuirne alcuni e indurli al compimento di atti sessuali", scrivono i carabinieri.
"L'indagato era solito instaurare con loro un rapporto confidenziale paritario, ricorrendo anche a Facebook ove le vittime venivano coinvolte progressivamente in discussioni a sfondo sessuale sempre piu' spinte, culminanti in espliciti tentativi di approccio sessuale, caratterizzati da un equivoco atteggiamento scherzoso e goliardico".
Le indagini sono state avviate proprio grazie alla denuncia di alcuni genitori delle vittime i quali, insospettiti dagli atteggiamenti troppo confidenziali di A.D. verso i loro figli, avevano controllato i computer di casa, trovando delle conversazioni di Facebook particolarmente spinte tra i minori e l'indagato.
Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di far luce anche su altri abusi, reiterati dall'indagato per diversi anni, nei confronti di alcuni giovani di un campeggio nei pressi del lago di Bracciano, dove l'indagato trascorreva le vacanze estive. Sei i minori, tutti maschi, individuati quali vittime. Le indagini comunque proseguono, visto che l'indagato aveva creato una vasta rete di contatti.
Via: Libero Quotidiano
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Verona: scappa da casa, 16enne ritrovata grazie a foto su Facebook
Era scappata da casa ma è stata rintracciata grazie a Facebook. Protagonista una minore di 16 anni, rumena, di cui la famiglia non aveva più notizie dal 14 giugno scorso, quando la ragazzina alle 6.30 aveva assicurato con una telefonata alla madre che sarebbe tornata presto a casa. L'ultima volta era stata vista alla fermata dell'autobus diretto a Verona, dove frequenta un istituto professionale.
Poi di lei nessuna traccia. La madre, angosciata, ha deciso di rivolgersi ai carabinieri. I militari, dopo aver provato attraverso il cellulare a contattare la ragazza e a ricostruire il tragitto da lei fatto lontano da casa, hanno consultato Facebook e lì hanno trovato una fotografia della minore in compagnia di un suo amico.
I carabinieri di Verona hanno girato quella foto a tutte le caserme presenti in provincia e da una di queste è arrivata la notizia che la ragazza poteva essere in un paese della provincia scaligera. Una volta riconosciuto il luogo dove era stata scattata la foto e l'amico che la ospitava, i militari si sono presentati presso l'abitazione dei genitori del minore.
Inutile il tentativo di nascondersi in cantina: i carabinieri l'hanno trovata e riaffidata alla madre. La ragazza, in buono stato di salute, ha raccontato ai militari di aver girato tra Veneto e Lombardia nei giorni di sua assenza da casa.
Via: Libero Quotidiano
Foto: ANSA
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Conosce fidanzato su Facebook, 13enne costretta a prostituirsi
Tra le sue amiche quasi tutte sapevano del suo amore nato via chat. Ma dietro quell'amore sbocciato su internet si nascondeva ben altra storia. La ragazzina è finita nel giro della prostituzione. I carabinieri hanno arrestato l'amico conosciuto su Facebook, un romeno di 24 anni, e un trans italiano di 65. E' stata così ritrovata la tredicenne, nata in Italia da genitori arrivati dalla ex Jugoslavia nel 1990, scomparsa sabato scorso a Besnate nel varesotto.
I carabinieri non hanno impiegato molto per seguirne le tracce, disseminate un po' ovunque. Un numero di cellulare sul diario, qualche messaggio rimasto su Facebook, le ammissioni delle amiche che comunque sapevano solo quello che lei aveva raccontato. La ragazzina, la cui foto è comparsa anche sul sito di Chi l'ha visto? (capelli e occhi neri, alta 1,65), era in un appartamento a Milano, dove l'aveva portata il giovane conosciuto via Facebook.
Un'abitazione di proprietà di un trans italiano, già noto per induzione e sfruttamento della prostituzione. Come tutti i suoi coetanei la ragazza trascorreva molto del suo tempo libero sul social network. Così ha conosciuto il giovane che l'ha adescata, presentandosi come uno studente italiano di 17 anni. Si erano incontrati e la ragazza, pare, non aveva sospettato nessuna bugia.
Quattro o cinque gli appuntamenti e la studentessa aveva cominciato a disertare le lezioni. Fino a sabato scorso quando il romeno la convince a non tornare a casa per stare con lui. Ancora non è stato accertato se e con quanti clienti l'adolescente ha avuto contatti. Adesso ci si interroga sui reali pericoli del grooming, l'adescamento dei minori sul Web in aumento.
Via: ANSA
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Adesca 12enne su Facebook, arrestato per stupro nel veronese
Adesca una 12enne su Facebook, poi abusa di lei: arrestato dai carabinieri nel veronese un 33enne con l'accusa di violenza sessuale. L'uomo si è giustificato così di fronte ai carabinieri: "Era consenziente". Dopo complesse e delicate indagini, i carabinieri della compagnia di Valdagno, in provincia di Vicenza, hanno arrestato M.Z., 33 anni, residente a Grezzana, in provincia di Verona. L'uomo - spiegano i carabinieri - ha conosciuto una 12enne del vicentino tramite Facebook, ha allacciato 'un'amicizia' sul social network, poi è riuscito a convincerla ad accompagnarlo nella sua casa e a trascorrere con lui tutta la notte e il giorno seguente. I genitori della 12enne hanno presentato una denuncia di scomparsa e sono immediatamente scattate le indagini dei carabinieri, al termine delle quali è emerso che l'uomo avrebbe compiuto atti sessuali sulla minore. Arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata, l'uomo si è difeso dicendo che la 12enne era consenziente. Il 33enne è stato portato nel carcere di Verona Montorio, ed è ora in attesa dell'interrogatorio di garanzia da parte del gip di Verona. Ricordiamo che, anche in assenza di "atti di contatto fisico'', se la condotta di un presunto pedofilo e' ''oggettivamente idonea a violare la liberta' di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale'' e c'e' ''l'intenzione di raggiungere l'appagamento dei propri istinti sessuali'', si configura il reato di tentata violenza sessuale. Per questi motivi il gup di Milano Maria Grazia Domanico aveva condannato a 3 anni di reclusione un maresciallo dell'esercito, arrestato nel marzo 2011 per aver adescato su Facebook una ragazzina di 12 anni, che era stata compagna della figlia, cercando di portarla a casa sua.
Via: TM News
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Scappa da casa per incontrare ragazza conosciuta su Facebook
Si potrebbe definire una fuga d'amore. I carabinieri della stazione di Viterbo con l'ausilio dei colleghi del Norm della compagnia carabinieri di Barletta, dopo una notte di ininterrotte ricerche, sono riusciti a rintracciare e a riaffidare ai genitori un ragazzo 13enne residente a Viterbo, che si era allontanato dalla propria abitazione per incontrare una coetanea conosciuta su Facebook.
Domenica notte la mamma del minorenne, presentatasi al comando Provinciale dei carabinieri di Viterbo, aveva denunciato la scomparsa del figlio che, con la scusa di trascorrere la giornata del 7 gennaio a casa di un suo compagno di scuola, era uscito di casa, dicendo che sarebbe rientrato dopo la cena. I genitori del 13enne, dopo aver scoperto che il ragazzo non si era mai recato all'appuntamento con il proprio compagno e che da diverse ore era irraggiungibile al cellulare, hanno chiesto aiuto ai Carabinieri.
Sono state diramate quindi le ricerche. In poche ore i carabinieri, con l'ausilio dei fratelli del 13enne, accedendo al PC del minorenne, hanno ricostruito tutti i contatti che lo stesso aveva avuto negli ultimi giorni con alcuni suoi coetanei in Rete, dalla cronologia dei siti visitati i Carabinieri hanno notato che il giorno precedente era stata aperta una pagina Web con le informazioni sugli orari dei treni che collegano Viterbo con Barletta.
Su Facebook inoltre i militari hanno anche verificato che il 13enne aveva stretto da poco un'amicizia virtuale con una ragazza residente proprio nella citta' pugliese, e con buone probabilita' hanno dedotto che il minorenne fosse scappato di casa proprio per raggiungere la sua coetanea. Dopo aver trasmesso una fotografia del 13enne ai colleghi di Barletta, i Carabinieri lo hanno rintracciato nei pressi della Stazione ferroviaria ed accompagnato in caserma. Il minorenne e' stato successivamente affidato alla propria famiglia.
Via: Adnkronos
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Ventenne uccisa, aveva ricevuto minacce di morte su Facebook
Tra novembre e dicembre scorsi Antonella Riotino, la 20enne di Putignano, in provincia di Bari, uccisa mercoledi' sera, avrebbe ricevuto delle minacce attraverso Facebook. Le minacce arrivavano da un utente che si faceva identificare con lo pseudonimo 'Rasta light', il nome di un videogioco che la vittima aveva regalato al suo fidanzato 19enne, Antonio Giannandrea, accusato dalla Procura di Bari dell'omicidio volontario della giovane studentessa.
Attraverso questo profilo di fantasia, ieri, avrebbe anche inviato un messaggio alla sorella di Antonella. Frequentavano insieme l'istituto alberghiero di Putignano. Le presunte minacce, giunte anche via sms sul telefonino, sarebbero state anche denunciate alla caserma dei carabinieri.
Gli inquirenti sospettano anche che il ragazzo, dopo aver ucciso Antonella, sia entrato nel profilo Facebook di lei, di cui conosceva la password di accesso, e abbia aggiornato lo status per depistare le indagini e allontanare il sospetto che la ragazza potesse essere sparita.
Di Antonella non si avevano più notizie da mercoledì sera. Era uscita di casa e i genitori non l'avevano più vista tornare. Ieri mattina allarmati sono andati dai carabinieri a Putignano per denunciarne la scomparsa. Subito sono partite le ricerche. I primi sospetti si sono immediatamente concentrati sul fidanzato Antonio, portato in caserma e interrogato per ore.
Messo alle strette, il giovane assassino è crollato. Il movente non e ancora chiaro: secondo gli investigatori, Giannandrea non sopportava l'idea che lei lo potesse lasciare. Nell'ultimo periodo i due litigavano spesso e Antonella, stanca anche della gelosia morbosa di lui, aveva deciso di troncare la relazione. La famiglia di Antonella è sotto choc.
Vie: Adnkronos | TM News
Foto: Facebook
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Ai domiciliari evade per incontrare donna su Facebook, arrestato
Era agli arresti domiciliari in una cittadina del centro Italia per spaccio di droga ed altro ma, evidentemente non soddisfatto delle restrizioni, ha pensato bene di evadere per incontrare una donna. L’uomo, un nordafricano poco più che trentenne, aveva conosciuto una signora ferrarese su Facebook. All’inizio soltanto sporadici messaggi, ma poi i rapporti sono diventati sempre più serrati. Il pregiudicato ad un certo punto si è invaghito della donna ed è evaso per raggiungerla. I carabinieri del posto, accertata l’evasione si sono messi sulle tracce del fuggiasco, riuscendo a risalire ad un numero di telefono che corrispondeva alla donna di Ferrara con la quale l’uomo era in contatto online. Informati i carabinieri del Norm di Ferrara, questi sono risaliti all’indirizzo della donna, immediatamente contattata per verificare quanto riscontrato. Presentatisi a casa della stessa, hanno constatato che si trattava di una signora felicemente sposata e con figli. La donna ha ammesso di aver conosciuto il nordafricano sul social network e di aver concordato anche un appuntamento, al quale però non si è mai presentata. Avuta quindi la conferma della presenza in zona dell’evaso, i carabinieri sono riusciti a rintracciarlo, dopo continue ricerche durate qualche ora, nella zona della stazione ferroviaria: è stato arrestato per evasione. L’uomo dovrà rispondere anche di ricettazione. Nel corso di una perquisizione domiciliare i carabinieri hanno infatti rinvenuto gioielli e telefoni cellulari, rubati nel corso di un furto in abitazione commesso qualche mese addietro.
Via: Il Resto del Carlino
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Picchiavano titolari bar e mettevano foto su Facebook, arrestati
La polizia e i carabinieri hanno eseguito a Messina 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. Quattro di loro si trovano in carcere, altri tre ai domiciliari; uno ha l'obbligo di dimora. Minacciavano i titolari dei pub e consumavano senza pagare. E se qualche commerciante si ribellava veniva picchiato.
Le foto delle serate trascorse così erano poi pubblicate su Facebook. Ed è anche attraverso le immagini sul social network che gli investigatori hanno rintracciato ed arrestato i giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. La banda di giovani aveva creato inoltre un clima di terrore, spaventando tutte le persone che entravano nel bar e intimando ai titolari di pagare il pizzo.
Polizia e carabinieri sono riusciti a risalire anche grazie a Facebook ai componenti della banda e li hanno bloccati. Gli indagati sono A. M., 19 anni, L. C., 23 anni, P. R., 20 anni e un minore di 16 anni che si trovano ora in carcere, mentre ai domiciliari sono finiti invece G. C., 23 anni, F. A., 31 anni e un diciassettenne.
Infine L. O. è stato raggiunto da una misura di obbligo di dimora. I giovani avrebbero anche aggredito senza una particolare motivazione un extracomunitario che vendeva delle rose e in un altro caso hanno anche palpeggiato una giovane. Gli arrestati non fanno parte di nessun clan cittadino. Per il Questore di Messina Carmelo Gugliotta: ''E' stata un'operazione importante per la città perchè è stata sgominata una banda che seminava panico. Invitiamo tutti a denunciare questi episodi per non garantire l'impunità a questi malviventi''.
Via: ANSA
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Offende Cc su Facebook per multa non contestata, denunciata
All’origine dello "sfogo" su Facebook da parte di una 19enne reggiana, una presunta multa di 40 euro ricevuta dai militari per aver parcheggiato la propria vettura in un’area con divieto di sosta. "Quaranta euro per un divieto di sosta?" E poi giu' offese pesanti ai Carabinieri della Stazione di Toano. Si e' sfogata così su Facebook la ragazza che, nella convinzione di essere stata multata, ha imprecato sul social network contro i militari della cittadina emiliana. Come in ogni piazza, pur se virtuale, la sfuriata della ragazza ha infastidito qualcuno che ha seganalato l'accaduto ai Carabinieri che si sono immediatamenti collegati al sito web. La ragazza e' stata denunciata a piede libero alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per vilipendio alle forze armate. In questo pero' la pena va' dai 1000 ai 5000 euro. L'art. 290 c.p., da ultimo modificato dalla L. 24-2-2006, n. 85, in materia di reati di opinione, punisce chiunque vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte Costituzionale o l'ordine giudiziario oppure la Forze armate dello Stato e quelle della liberazione. Il vilipendio, per costituire delitto, deve essere commesso pubblicamente (art. 266, co.2, c.p.). Sulla pagina personale della giovane campeggiavano gli insulti ma la multa, da quanto risulta dai verbali, non le era mai stata contestata. Il messaggio e' stato acquisito dai militari mentre a nulla e' valso il fatto che la 19enne, forse pentita, ha poi rimosso il 'post'. L’ansia da condivisione, inaugurata da Facebook, fa di questi scherzi, rivelandosi un’arma a doppio taglio, tra diario privato e piazza pubblica.
Via: Il Quotidiano Italiano
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Comunica all'amica su Facebook di volersi suicidare: salvata
Comunica all'amica in chat su Facebook che si sta per suicidare, lei chiama i carabinieri che la salvano. E' successo Martedì sera, intorno alle 22,30, quando una donna di Nuoro ha chiamato al 112 dicendo che mentre chattava su facebook con una sua amica di Sassari, quest'ultima aveva interrotto improvvisamente la conversazione dopo averle comunicato che si sarebbe suicidata. Immediatamente il 112 ha inviato una pattuglia della radiomobile di Sassari nell'abitazione indicata dalla donna nuorese e quando i militari hanno suonato il campanello, non hanno ottenuto risposta. A quel punto i carabinieri hanno deciso di sfondare la porta e all'interno dell'appartamento hanno trovato la donna, 50 anni, svenuta, distesa sul letto, in un lago di sangue perche' si era tagliata le vene dei polsi. Sul comodino c'erano anche 5 flaconi vuoti di diversi farmaci. In attesa dei soccorsi, i carabinieri hanno tamponato la forte emorragia con asciugami e lenzuola stretti intorno ai polsi e tentato di rianimarla tenendola vigile, in modo da impedire il soffocamento. Nel frattempo hanno chiamato il 118 che e' intervenuto con l'ambulanza medicalizzata che ha portato la donna all'ospedale dove e' stata sottoposta a terapie e cure. Ora e' ricoverata, fuori pericolo di vita. I medici hanno affermato che l'intervento dei carabinieri e' stato quanto mai tempestivo, poiche' qualche altro minuto di ritardo nei soccorsi sarebbe stato fatale. La donna aveva comunicato all'amica nuorese che stava attraversando un periodo difficile dopo aver perso il suo posto di lavoro come impiegata in uno studio professionale, lasciata dal marito e in cattivi rapporti con i suoi due figli, con a carico un mutuo per l'acquisto della casa.
Fonte: Adnkronos
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Dodicenne ritrovata a Roma, chattava con adulti su Facebook
L'ultimo litigio si era consumato martedi scorso per Facebook. Continue discussioni con i genitori che non volevano che stesse in chat con adulti. Così Erika, una ragazzina di 12 anni di Zagarolo, vicino a Roma, ha tenuto con il fiato sospeso i genitori per due giorni. La mamma si era rivolta ai carabinieri per denunciare la scomparsa della dodicenne. I militari dell' Arma avevano iniziato subito le indagini.
La fuga ha avuto però un lieto fine. Alcuni passanti, grazie alla segnalazione mandata in onda dalla trasmissione 'Chi l'ha visto?', l'hanno avvistata vagare smarrita in strada a Roma e hanno chiamato la polizia. La ragazzina era nei pressi della Stazione Termini, dove si aggirava già dalla sera precedente. I genitori hanno raggiunto la figlia al commissariato San Lorenzo, a Roma, dove la ragazzina è stata ascoltata a lungo per ricostruire quanto le è accaduto negli ultimi due giorni.
Erika ha detto agli agenti di aver dormito da un'amica a Roma e di essere andata poi in giro per la Capitale. La dodicenne non è apparsa scossa e indossava indumenti puliti. Il suo racconto è al vaglio degli investigatori, per verificarne l'attendibilità. Erika deve aver visto la fuga come unica soluzione possibile alla lite con i genitori, i quali le avevano vietato di utilizzare Facebook perché chattava con persone molto più grandi di lei.
Manuel, il cugino della dodicenne, era preoccupato perché sapeva che Erika era solita chattare "anche con gente di 35-40 anni". Giovedì sera il lieto fine e l'abbraccio con i genitori: "L'incubo è finito - ha raccontato la mamma - . Ringrazio i due passanti che hanno assistito alla trasmissione 'Chi l'ha visto?' e che dopo aver riconosciuto nostra figlia hanno avvisato la polizia".
Via: ANSA
Spacciavano eroina anche su Facebook a minori: arrestati
Un traffico di droga, ordinata anche su Facebook, nel quale erano coinvolti anche minorenni, e' stato scoperto e stroncato nel viterbese, nella zona tra Pescia Romana, Montalto di Castro, Capalbio e Tuscania. Al termine dell'operazione denominata 'Global Night', i carabinieri hanno eseguito tre misure cautelari di cui uno e' stato portato nel carcere di Civitavecchia, uno agli arresti domiciliari ed il terzo sottoposto all'obbligo di dimora. L'assunzione dello stupefacente avveniva spesso in forma di fumigazione, cioe' scaldando le sostanze con un accendino su un pezzo di carta stagnola ed inalando i fumi, in modo da ottenere piu' in fretta effetti psicoattivi. Una modalita' pericolosa poiche' da' la percezione di poter smettere facilmente ma in realta' provoca effetti piu' devastanti. Sul noto social network, i carabinieri sono risaliti a decine di ordinazioni identificando i relativi assuntori tra cui, come detto, minorenni. La vicenda prende le mosse da un'indagine condotta dai carabinieri di Pescia Romana, guidati dal maresciallo Ferraro, che nel corso di servizi di osservazione hanno individuato uno spaccio di alcuni grammi di eroina ad un giovane del luogo, dietro pagamento di 100 euro. Nei mesi successivi il ragazzo e' stato controllato dai militari che cosi' hanno scoperto l'intera organizzazione criminale che si riforniva di eroina, cocaina e hashish a Roma quasi con cadenza giornaliera. I carabinieri hanno anche dovuto soccorrere due ragazze minorenni, una di Capalbio e una di Montalto di Castro, andate in overdose da eroina e salvate dai medici dell'ospedale di Tarquinia grazie al loro intervento. L'attivita' investigativa non e' ancora conclusa e non si esclude che nei prossimi giorni possano esserci ulteriori sviluppi.
Via: Libero News
Fonte: Adnkronos
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Ragazzini si vantavano delle rapine su Facebook, incastrati
I carabinieri della stazione Gratosoglio, estrema periferia sud del capoluogo lombardo, hanno eseguito mercoledì due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due italiani incensurati di 15 e 16 anni, autori di almeno quattro rapine consumate tra le strade del proprio quartiere nel gennaio e febbraio scorso. Un 13enne, che agiva insieme ai due destinatari delle ordinanze, è stato segnalato al Tribunale dei Minori. I militari hanno anche denunciato a piede libero altri 15 giovani incensurati italiani tra i 15 e i 16 anni, tra cui 5 ragazzine, responsabili in un totale di 40 episodi di bullismo, per i reati di lesioni personali, violenza privata e rapina. I carabinieri hanno precisato che i ragazzi coinvolti da queste bravate sarebbero almeno una cinquantina, tra cui anche svariate ragazze. E' stato proprio uno dei ragazzi rapinati a dare il via alle indagini: è stato lui a fare ricerche su Facebook fino a quando ha trovato il profilo di uno dei «bulli» che lo avevano aggredito un mese prima, soprannominato «Diabolik». È così emerso uno scenario inquietante: decine di ragazzi tra i 13 e i 17 anni che si vantavano delle rapine postando messaggi sul social network, che inneggiavano a boss come Totò Riina e «Il Barone» di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo, che frequentavano molto poco gli istituti scolastici in cui erano iscritti e che davano vita a continui episodi di bullismo e violenza privata. I messaggi su Facebook non lasciavano dubbi: «Oggi lo abbiamo pestato di brutto», «Siamo i numeri uno», «Distruggiamo tutto», scrivevano i «bulli». I ragazzini lanciavano anche insulti alle forze dell’ordine («Sbirri maledetti, se vi acchiappo vi distruggo»). Il gruppo di 5 ragazze era solito prendersela con le coetanee, che venivano picchiate e in alcuni casi rapinate.
Fonte: Corriere della Sera
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