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Notizie false, pagine Facebook da mezzo miliardo di views: oscurate


Facebook ha chiuso 23 pagine che diffondevano fake news e violavano le policy del social. Sono oltre mezzo miliardo le visualizzazioni ottenute negli ultimi tre mesi dalle fake news pubblicate su 77 pagine e gruppi che Facebook ha chiuso su segnalazione della Ong internazionale Avaaz. Si tratta di pagine usate "come delle armi" dai partiti e dai gruppi di estrema destra e anti-Ue che però, sottolinea l'organizzazione non governativa, sono solo la "punta dell'iceberg". "Solo il 20% delle reti segnalate" perché diffondono notizie false e contenuti che incitano all'odio sono state chiuse.

Facebook chiude 652 account fake di cybercrime e disinformazione


Facebook ha preso provvedimenti per combattere ciò che definisce "Coordinated Inauthentic Behavior" (Cib) dopo aver chiuso centinaia di pagine e profili falsi che erano stati creati allo scopo di diffondere disinformazione e influenzare opinioni politiche. La decisione del social network, annunciata martedì, arriva dopo dopo la vicenda di Cambridge Analytica e il tentativo di influenzare le elezioni presidenziali Usa del 2016. La massiccia operazione di rimozione ha avuto inizio in seguito all'indagine condotta da FireEye, società specializzata nella cybersecurity.

Diffamazione, oscurata pagina Facebook di Luna Nuova: 6 indagati


Diffamavano una giornalista di Repubblica da oltre un anno e mezzo, insultandola e screditando la sua reputazione e la sua immagine professionale. Per questo, in data 9 marzo 2016, la Squadra Mobile di Roma, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha oscurato il profilo Facebook “Luna Nuova” e notificato sei informazioni di garanzia a carico di altrettanti soggetti. Sono stati anche sequestrati, preventivamente, tutti i profili degli indagati: secondo gli investigatori, le pagine venivano utilizzate per commettere il reato.

Facebook apre agli pseudonimi e rende più difficile segnalare i nomi


Facebook ha annunciato l'intenzione di rinunciare alla sua controversa politica dei "nomi reali", dopo le proteste da parte dei gruppi per le libertà civili in tutto il mondo. Le nuove regole richiedono ancora ufficialmente l'uso di "nomi autentici" sul sito, cosa che ha già portato alle critiche della comunità Lgbt e trans americana. Mentre Facebook non richiede l'uso di "nomi legali" sulla piattaforma, è possibile segnalare gli utenti che utilizzano nomi falsi. I gruppi hanno più volte protestato contro la policy, citando il suo utilizzo da parte di troll come arma di molestie.

Scoprire chi vi ha tolto dagli amici su Facebook con Who Deleted Me


Ci sono molti modi per le persone di evitare le abitudini Facebook che vi fanno davvero arrabbiare, ma ci potrebbero essere alcuni "amici" che possono essere così stufi di voi d'aver cliccato in alto "Unfriend".  Who Deleted Me è un app che può essere utilizzata per iOS o Android o come una estensione per il browser Google Chrome. E' bella nella sua semplicità. Quando la si utilizza per la prima volta, scarica il vostro Elenco amici. Poi ogni volta che si accede dopo la prima volta, confronta la vostra lista amici originale con la vostra corrente e boom!

Facebook chiarisce le regole comunitarie su nudo e contenuti violenti


Facebook ha rilasciato domenica le nuove norme comunitarie volte a dare agli utenti una migliore idea di che tipo di contenuti rimuoverà il social network. La società ha scritto che comprende quando le persone condividono immagini grafiche violente o video, a volte per "condannare o sensibilizzare al riguardo". La società ha affrontato delle critiche in passato per aver vietato messaggi politici grafici, come i video dei monaci tibetani che si son dati fuoco per protestare contro le politiche cinesi.

Bacheca Facebook di Mark Zuckerberg hackerata per evidenziare bug


Un hacker ha scoperto una grave vulnerabilità nel codice di Facebook, ma il team di sicurezza ha ignorato troppo a lungo la criticità del problema. La scoperta riguardava la possibilità di bypassare le impostazioni sulla privacy di qualsiasi utente Facebook. ''Prima di tutto, scusa per aver rotto la tua privacy e aver postato sulla tua bacheca. Mi chiamo Khalil''. Inizia così il messaggio pubblicato da uno sviluppatore palestinese sulla Timeline di Mark Zuckerberg.

Non ci sarebbe nulla di male se Khalil Shreateh fosse nella cerchia di amici del fondatore di Facebook; invece Khalil è un hacker (blog) che ha individuato un problema tecnico, in conseguenza del quale chiunque avrebbe potuto scrivere sulla bacheca di un estraneo. Il ricercatore, che come immagine del profilo ha la foto di Edward Snowden, ha infatti scoperto l'esistenza di un modo per aggirare le impostazioni della privacy e permettere la pubblicazione di post anche sulle Timeline degli utenti che non sono nella propria cerchia di amici.

Visto che i suoi avvertimenti sono stati ignorati dal team della sicurezza del social network, Khalil ha scelto la "soluzione drastica" e pubblicato un post sul profilo privato del suo fondatore, "impresa" che gli è costata la sospensione del proprio account "per precauzione". Eppure il ricercatore aveva cercato in tutti i modi di comunicare il bug alla società di Menlo Park: ha prima contattato il team della sicurezza segnalando la vulnerabilità tramite una e-mail. 


Poi ha dimostrato l'esistenza del bug pubblicando con il suo account sulla bacheca di Sarah Goodin, ex compagna di college di Zuckerberg, e ha incluso un link al suo post nella successiva e-mail. Ma anche questa segnalazione è rimasta inascoltata. Uno dei componenti del team sicurezza di Facebook - identificato come Emrakul - ha risposto che non poteva vedere il post poiché non era amico di Sarah Goodin. E all'insistenza di Khalil avrebbe risposto: "Mi dispiace questo non è un bug".

A questo punto l'hacker palestinese non ha avuto scelta: "Ok - ha scritto al team - non mi rimane che postare direttamente sulla bacheca di Mark''. E così ha fatto. Ola Okelola, altro security engineer di Facebook, ha commentato il post chiedendo a Shreateh stavolta delucidazioni sul bug: tuttavia, il palestinese si è ritrovato col proprio account disattivato come "precauzione". Facebook non ha più commentato la vicenda ma il bug dovrebbe essere stato risolto.

Con una nota dolente per il suo scopritore: Khalil Shreateh infatti non sarà ricompensato, così come previsto da parte della società per chiunque trovi una falla del sistema, perché - secondo quanto fa sapere il social network (come si legge su Hacker News) - ha violato la cosiddetta "politica di divulgazione". Facebook ha un programma di taglie dove paga le persone per segnalare i bug invece di usarli o venderli sul mercato nero.


Fonte: Dailymail
Via: Adnkronos
Foto da video

Facebook censura nudo postato sul profilo di Jeu de Paume di Parigi


Indecente e pornografico: la censura di Facebook colpisce ancora l'arte. Dopo L'origine del mondo di Gustave Courbet, vittima è un nudo femminile della fotografa francese Laure Albin Guillot (1879-1962), pubblicato sul profilo del museo parigino Jeu de Paume per illustrare la mostra dedicata all'artista. Il motivo: L'Etude du nu (1940) "infrange gli standard della comunità".

Il museo Jeu de Paume stava per scomparire dal social network. "Venerdì l'account è stato bloccato per 24 ore a seguito di una decisione da parte di Facebook, che ha stabilito che l'immagine allegata ha violato le norme della comunità", dice in un post pubblicato sul profilo. Dopo i "numerosi messaggi di sostegno", il museo ha annunciato che rifiuterà "ogni forma di censura".

Il museo "non pubblicherà nudo, anche se crede che il valore artistico di queste foto è alto  e non pornografico". Marta Gili, direttore del museo dice che "dietro a tutto questo, c'è un fondamentalismo obsoleto, una sorta di radicalismo religioso che non vuole nudità e non certo quella delle donne, perché, guarda caso, è sempre il corpo delle donne che hanno problemi".

E' l'ennesima volta che la società di Palo Alto censura unilateralmente, senza far differenza tra un'opera d'arte e una foto pornografica. Dopo aver censurato un nudo di Gerhard Richter, scambiando il dipinto per una foto e ripristinandolo poco dopo,  resta da chiarire il motivo per cui Facebook permetta la condivisione di dipinti e sculture di nudo e vieti la pubblicazione di foto.


Fonte: ANSA
Via: Liberation

Brasile, Facebook oscurato per 24 ore causa violazione legge elettorale


Un giudice brasiliano ha ordinato la sospensione di Facebook per 24 ore in tutto il paese per violazione della legge elettorale. La decisione del giudice Luiz Schuch è giunta su ricorso di un candidato per le elezioni municipali di Florianopolis (Santa Caterina), il conservatore Dalmo Deusdedit Menezes (PP), che si è sentito diffamato da una pagina del social network.

La pagina, dal titolo Reage Praia Mole, era stata aperta per criticare e contrastare alcuni progetti immobiliari su una delle spiagge più note di Florianopolis. Il deputato ha sostenuto che vi era la presenza di "materiale offensivo" contro di lui, in forma anonima. Dopo la disattivazione, una seconda pagina è stata creata con il titolo Reage Praia Mole 2. Nella pagina c'era un post con una spiegazione:

"Come di pubblica conoscenza, Praia Mole corre il serio rischio di avere il suo bel paesaggio incontaminato rovinato dal turismo immobiliare/hotel di legittimità discutibile. I responsabili di questo progetto, che mirano a portare gli edifici sulla costa di Parco Galheta, una delle risorse naturali più belle di Florianopolis, avevano ottenuto la cosiddetta possibilità di costruire con l'amministrazione municipale attuale".

Ma l'assessore sostiene di non avere alcun legame con le imprese di costruzione. Poiché Facebook non aveva provveduto ad oscurare la relativa pagina, il giudice, venerdì sera, ha ordinato la sospensione dell'intero social network in Brasile per 24 ore. Inoltre ha inflitto all'azienda una multa di 50 mila dollari per ogni giorno in cui non verrà adempiuto all'ordine di oscurare la pagina incriminata.

Facebook ha presentato un ricorso di sospensione di questo ordine giudiziario, e una decisione in merito dovrà essere presa dall'autorità giudiziaria lunedì prossimo. Il social network, che conta 37 milioni di utenti in Brasile, potrà presentare ricorso contro la decisione al Tribunale Regionale Elettorale (TRE) o, in ultima istanza, presso il Tribunale Supremo Elettorale (TSE).


Fonte: Olhardireto
Via: Agencia Brasil

GB, detenuti usano Facebook per minacce a vittime da carcere


Sempre più detenuti usano Facebook e altri social network per minacciare le vittime o i loro familiari da dietro le sbarre. A lanciare l'allarme nel Regno Unito e un'inchiesta del Daily Mail, da cui emerge che negli ultimi due anni 350 detenuti nelle carceri britanniche sono stati scoperti a postare messaggi su Facebook nonostante in prigione sia strettamente impedito l'accesso al Web. Sembra che i carcerati abbiano accesso alla Rete attraverso smartphone illegali che riescono a farsi recapitare dall'esterno. E le associazioni delle vittime si fanno sentire. "Questi criminali non dovrebbero riuscire a ottenere i telefonini mentre sono rinchiusi. In questo modo continuano a torturare le loro vittime, servono controlli maggiori sui social network" ha commentato Jean Taylor dell'ong Families Fighting for Justice. Il problema era emerso nel Regno un paio di anni fa quando l'allora ministro della Giustizia Jack Straw aveva riferito di una trentina di profili e pagine Facebook rimossi dopo aver scoperto che erano utilizzati da detenuti per perseguitare le loro vittime. All'epoca Straw defini la situazione "orribile, profondamente inquietante e offensiva per la morale pubblica". Ma - stando ultime stime - il fenomeno starebbe peggiorando. Al ministero della Giustizia britannico in effetti risulta che 143 profili su Facebook siano stati rimossi soltanto fra il luglio del 2009 e il giugno 2010. E altri 199 fra il luglio 2010 e giugno dell'anno scorso. L'episodio piu eclatante risale comunque a due anni fa, quando uno dei piu pericolosi gangster britannici Colin Gunn fu beccato a minacciare i suoi nemici attraverso Facebook da un carcere di massima sicurezza.

Via: TM News

Canada: posta foto mentre allatta figlia, Facebook gliele rimuove


Posta su Facebook le foto in cui allatta il figlio e il social network gliele rimuove. A denunciare la vicenda una donna di Vancouver, Emma Kwasnica, che appoggiata da alcune asociazioni canadesi per la difesa dell'allattamento al seno ha deciso di ingaggiare una battaglia legale. Su Facebook è vietato pubblicare foto di nudo e questo divieto comprende anche le immagini di mamme che allattano i loro figli.

Facebook lo cancella e lui cambia il nome in Mark Zuckerberg


Facebook contro Mark Zuckerberg. Ma non si tratta del suo creatore ma di un omonimo voluto. E' l’ultima battaglia legale in cui è impegnata l’azienda di Palo Alto. Facebook ha denunciato Mark Zuckerberg, un cittadino israeliano una volta conosciuto come Rotem Guez che ha cambiato nome per indispettire l’omonimo amministratore delegato del social network.

Calcio, oscurata la pagina fake su Facebook di Arturo Vidal


L'avventura italiana di Arturo Vidal con la maglia della Juventus è iniziata nel modo migliore. Il cileno infatti, domenica scorsa, ha esordito in Serie A con un successo e ha realizzato un gol contro il Parma. Vidal ha festeggiato quella rete facendo una dedica speciale alla famiglia, con le telecamere che inquadravano il cuore disegnato dalle dita del cileno. Intanto il club bianconero ha fatto sapere tramite il suo sito di aver bloccato la pagina Facebook del calciatore, creata però da una persona che non era Vidal.

Opfacebook: Anonymous annuncia che distruggerà Facebook


Anonymous annuncia, per il 5 novembre, l'avvio dell'”OpFacebook”, un attacco hacker mirato a distruggere il social network. La principale accusa è quella secondo cui la rete sociale venderebbe sottobanco le informazioni private dei suoi utenti ai governi, seguita dalle consuete contestazioni in materia di riservatezza dei dati. "Tutto quello che un utente fa, rimane su Facebook - proclamano gli hacker - e non c'è alcun modo di eliminare del tutto tali informazioni senza che l'azienda possa recuperarle a piacimento. Cambiare le impostazioni sulla privacy non serve".

Facebook chiude senza motivo il profilo di Catherine Spaak


Facebook è uno strumento ormai sempre più utilizzato soprattutto per le grandi potenzialità che vengono messe a disposizione per comunicare anche con chi si trova dall'altra parte del globo e come strumento per promuovere i propri interessi. Ed è per questo che anche molti personaggi dello spettacolo sembrano non poterne fare a meno. La nota attrice Catherine Spaak, ex conduttrice di Harem, rubrica che riprone su dazebaonews.it, e che sta per pubblicare con la Mondadori il libro L'amore blu, aveva così deciso di approfittare anche lei delle possibilità fornite dal social network aprendo un profilo ufficiale. Ma l'attrice improvvisamente si è trovata a dover affrontare l’imprevista chiusura del suo profilo (qui trovate la copia cache di Google). La Spaak si dice "veramente senza parole" e spiega: "Avevo aperto qualche mese fa il profilo di Facebook attraverso il quale sono entrata in contatto con tantissime persone che mi hanno chiesto l'amicizia". "Tuttavia - prosegue la nota attrice - questo importante canale di comunicazione mi e' stato chiuso senza tra l'altro mi fossero date delle spiegazioni tali da giustificarne il provvedimento, arrecando un danno alla mia immagine personale". "Mi sono accorta che esistono altri account aperti con il mio nome e provvedero' quanto prima a denunciare agli organi competenti questo uso improprio. Nel frattempo - conclude la Spaak - mi scuso con tutte quelle migliaia di persone che sono entrate in contatto con me su Facebook e che ora vedono la mia pagina scomparsa. Purtroppo non e' dipeso da me e spero presto che il servizio sia regolarmente ripristinato''.

Postale chiude la pagina Facebook Terremoto una figata


La Polizia Postale e delle Comunicazioni dell'Aquila ha chiuso l'ennesima pagina che definiva "Il terremoto in Abruzzo una figata". A dare la notizia il responsabile regionale della Polizia Postale, Pasquale Sorgona', il quale fa notare che "negli ultimi giorni si e' registrato un sensibile incremento di pagine e gruppi che inneggiano al terremoto" ma questo fenomeno ha suscitato 'l'indignazione di molti'.

L'autore e' un troll, cioe' elementi disturbatori delle comunita' virtuali che intervengono appositamente sul web pubblicando commenti, foto o qualsiasi altro tipo di messaggio o contenuto irriverente prendendo come spunto eventi di richiamo allo scopo di creare scompiglio e confusione. Si tratta di un modo per fare incetta dei dati personali di tutti coloro che si associano al gruppo. Sono da guardare con sospetto, per la Polizia postale, anche quei gruppi che vengono creati per combattere il gruppo provocatorio e contestarlo.

Gli utenti internet vengono quindi invitati da Sorgona' ad avere "un approccio molto cauto, ricordando che aderire ad un gruppo vuol dire condividere tutti i propri contatti, tutti i propri contenuti e tutte le proprie informazioni personali (in base alle impostazioni sulla privacy N.D.R.). Nel caso in cui ci si imbatta in un gruppo o pagina dal contenuto offensivo o provocatorio l'unica cosa da fare e' quella di non farsi trascinare dalla provocazione, ignorare e segnalare la pagina ai gestori del sito cliccando su 'segnala pagina', astenendosi dall'aderire e soprattutto dal pubblicare commenti di qualsiasi tipo".

Via: AGI

Si chiama come Mark Zuckerberg, bannato da Facebook


Un avvocato fallimentare di Indianapolis, che si chiama come il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, lo scorso 9 maggio è stato espulso dal popolare social network perché accusato di "furto d'identità". Lo racconta il quotidiano locale The Indianapolis Star che sottolinea come la vita del quarantottenne Mark S. Zuckerberg sia diventata un inferno da quando il suo omonimo è diventato una delle persone più ricche e celebri del mondo.

Chiusa la pagina che ironizzava sulla tragedia della Thyssen


E' stato chiuso il gruppo apparso su Facebook con quasi trecento iscritti che si divertivano ad "ironizzare" pesantemente sul rogo della Thyssen e sulla relativa sentenza che ha risarcito le famiglie delle vittime. In una foto all'interno della pagina i volti dei sette operai morti apparivano su un biglietto "Gratta e vinci". Nella descrizione del gruppo si leggeva: "Il nuovo Brucia e Vinci ti offre tantissime opportunità di vincita. Non farti ingannare, la qualità e la fortuna le trovi solo nei nostri inimitabili stabilimenti Thyssenkrupp. Hai un parente disoccupato, alcolizzato e particolarmente disattento alle misure di sicurezza? Fallo assumere nei nostri stabilimenti. Puoi vincere un milione di euro senza che egli finisca neppure il primo turno di lavoro". Dopo le molte segnalazioni degli internauti, Antonio Boccuzzi - unico operaio sopravvissuto - ha denunciato la pagina alla polizia postale ottenendone la chiusura. I famigliari delle vittime presenteranno un'altra denuncia. Rosina Demasi, madre di Giuseppe - l’ultimo ad arrendersi, a 26 anni, alle ustioni dopo 24 giorni di agonia - aveva dichiarato: "La legge ha dato ragione ai nostri cario e adesso c’è chi vuole infangare la loro memoria. Non ne possiamo più. Nessuno può immaginare la nostra disperazione". Questo il commento di Boccuzzi: "E' una vergogna un'offesa imperdonabile ai miei colleghi morti mentre stavano facendo il proprio dovere, ai loro cari e a tutte le persone che hanno perso la vita o hanno subito un infortunio nei luoghi di lavoro. Mi auguro che le persone che hanno inventato questo gioco siano perseguite''.

Chiusi su Facebook 20.000 profili al giorno per infrazioni


Mozelle Thompson, consigliere per la privacy del social network, ha dichiarato alla commissione sulla sicurezza di internet del parlamento australiano, che tra i 20.000 profili di utenti cancellati ogni giorno su Facebook, molti appartengono a minori di 13 anni.

Usa, perde le elezioni e trascina Facebook in tribunale


Majed Moughni, candidato nel Michigan alle ultime elezioni per il Congresso statunitense ha trascinato in tribunale Facebook considerandolo il maggior responsabile della sua sconfitta. Il social network, ha lamentato Moughni, ha cancellato il suo account proprio nei giorni immediatamente precedenti alle primarie perché contenente troppi "amici".