Visualizzazione post con etichetta Profili fake. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Profili fake. Mostra tutti i post

Notizie false, pagine Facebook da mezzo miliardo di views: oscurate


Facebook ha chiuso 23 pagine che diffondevano fake news e violavano le policy del social. Sono oltre mezzo miliardo le visualizzazioni ottenute negli ultimi tre mesi dalle fake news pubblicate su 77 pagine e gruppi che Facebook ha chiuso su segnalazione della Ong internazionale Avaaz. Si tratta di pagine usate "come delle armi" dai partiti e dai gruppi di estrema destra e anti-Ue che però, sottolinea l'organizzazione non governativa, sono solo la "punta dell'iceberg". "Solo il 20% delle reti segnalate" perché diffondono notizie false e contenuti che incitano all'odio sono state chiuse.

Facebook cancella 583 milioni di account fake e 837 milioni di spam


Facebook ha rimosso 583 milioni di account falsi nel primo trimestre del 2018. Quei profili falsi rappresentavano circa un quarto dell'intera base di utenti del social network. Secondo il vice presidente della gestione prodotti di Facebook, sono stati creati 6,5 milioni di account falsi ogni giorno durante i primi tre mesi del 2018. Ma la maggior parte di questi account è stata disattivata in pochi minuti dopo essere stata contrassegnata come spam. Facebook stima che il 3-4% dei suoi 2,2 miliardi di account non siano utenti reali, il che implica che la sua piattaforma abbia 66 milioni di account falsi.

Facebook combatte fake news e account falsi usati per propaganda


Gli sforzi di Facebook per mantenere la sua base di utenti informati in merito alle misure che sta adottando per combattere le fake news includono ora uno sguardo al periodo di notizie che ha portato la questione alla ribalta, in primo luogo le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016. Il social network ha infatti pubblicato il suo primo rapporto sulle "operazioni di informazione" connesse alle presidenziali americane. La relazione conclude che, mentre tali operazioni hanno avuto luogo, la loro portata è stata marginale rispetto al volume complessivo dei contenuti condivisi.

Jihad, donne dello Stato islamico contattate anche tramite Facebook


"Avevo il desiderio di capire, di sentire ciò che queste giovani vivono". Cosa spinge le ragazze europee a lasciare la famiglia per entrare a far parte dello Stato islamico? Dopo il caso delle tre teenager britanniche - Kadiza Sultana di 16 anni,  Shamima Begum e Amira Abase, entrambe di 15 anni - se lo ha chiesto una giornalista francese che ha raccontato la sua storia in un libro firmato con uno pseudonimo per le minacce che l'indagine le ha procurato. La donna ha aperto un falso account in Facebook e si è spacciata per una 20enne musulmana.

Datore di lavoro può spiare dipendente con profilo fake su Facebook


Il datore di lavoro può adottare una falsa identità per "adescare" su Facebook il dipendente sospettato di chattare durante l'orario di lavoro mettendo così a repentaglio la sicurezza degli impianti ai quali è addetto e il regolare funzionamento dell'azienda. Lo afferma la Cassazione sottolineando che questo tipo di controllo è lecito in quanto non ha "ad oggetto l'attività lavorativa e il suo esatto adempimento, ma l'eventuale perpetrazione di comportamenti illeciti da parte del dipendente" già "manifestatisi" in precedenza.

Ragazzina stuprata da branco, profilo Facebook finto a nome vittima


Un falso profilo su Facebook ha innescato una spirale di violenza che ha distrutto l'esistenza di una quattordicenne di Molfetta. Quattro ragazzi maggiorenni sono stati arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri con l'accusa di aver fatto parte di un branco che ha violentato e minacciato la ragazzina. Sulla pagina del social network, aperta a sua insaputa, c'era scritto il suo nome ed era riportato il suo numero di cellulare. 

E, tra le caratteristiche, era indicato "ragazza disponibile a tutto". Un giorno i ragazzi avrebbero convinto la minore, adescata attraverso quel numero di cellulare pubblicato su Facebook, a fare un giro in scooter e allora sarebbe scattata la violenza di gruppo che si sarebbe consumata, la prima volta, alla fine dell'aprile 2012 in un anfiteatro all'aperto a Molfetta. A cui sarebbero seguiti altri episodi tra cui un tentativo di violenza persino durante una gita con il gruppo dell'oratorio. 

Inutile il tentativo, fatto dalla minore, di liberarsi di quel numero di telefono gettando la scheda Sim. La persona che aveva creato il falso profilo Facebook è stata identificata: era una coetanea della 14enne, che dopo la creazione di quella pagina online, aveva anche chiesto scusa all'amica. I quattro sono finiti ai domiciliari su disposizione del gip.  Una quinta persona è indagata ma la sua posizione, avendo meno di 18 anni all'epoca dei fatti, è al vaglio del tribunale dei minori. 

Restano ancora da identificare gli altri membri del gruppo. Dagli inquirenti arriva un appello: attenzione all'uso che si fa dei social network. "I ragazzi - ha spiegato il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella - non si rendono conto della portata delle conseguenze di un cattivo uso di certi strumenti" come i social network. La giovane che ha creato il falso profilo è stata identificata ma non è coinvolta nell'indagine.

Via: AGI

Voleva conoscere una donna su Facebook: arrestato latitante a Rende


E' stato tradito da Facebook e dalla voglia di incontrare e conoscere una donna. Si è conclusa in questo modo a Rende la latitanza di Giuseppe Quagliarello, di 31 anni, ricercato dal giugno scorso perché destinatario di una ordinanza di custodia cautelare emessa dai giudici del tribunale di Napoli. Quagliarello viveva tranquillamente in un appartamento a Rende dove si era trasferito da giugno, subito dopo essere sfuggito al provvedimento restrittivo, e conduceva una vita normalissima. 

Il latitante aveva trovato lavoro anche come stagionale in una struttura alberghiera della costa tirrenica. Da alcune settimane gli agenti della Squadra Mobile di Cosenza avevano individuato il profilo Facebook del latitante e lo hanno contattato attraverso la creazione di un profilo esca femminile. Tra la Polizia ed il latitante ci sono stati alcuni contatti che hanno consentito di individuare in modo preciso il luogo dove si trovava. 

Attraverso il profilo del social network è stato stabilito un primo contatto, al quale hanno fatto seguito alcune telefonate, in particolare con una poliziotta della Squadra Mobile che si è finta utente del profilo. L'agente è riuscita a creare un rapporto di fiducia con Quagliarello e, dopo numerosi contatti, ha fissato un appuntamento, per incontrare il ricercato.

All'incontro però si sono presentati anche gli agenti della Squadra Mobile, che hanno arrestato il latitante. L'uomo non ha opposto resistenza e, dopo gli accertamenti di rito, è stato accompagnato nel carcere di Cosenza. Il latitante era ricercato dal giugno scorso per i reati di violenza privata, minacce aggravate dall'uso di armi e da metodi mafiosi. Quagliarello avrebbe minacciato i familiari di un pentito, sottoposti a programma speciale di collaborazione. 

In particolare avrebbe cercato di indurre la moglie del collaboratore di giustizia a mettersi in contatto con i suoi familiari per avere notizie sull'arresto del marito, sul suo cambio di avvocato e sul luogo di detenzione nonché sul luogo di residenza della stessa e sul perché di tutti questi fatti non fossero stati informati i "compagni". I reati contestati a Quagliarello sono aggravati dal fatto di far parte di una organizzazione di tipo mafioso, capeggiata dai fratelli De Micco e collegata con il clan Cuccaro di Barra.

Fonte: RaiNews24 

Namoro Fake, servizio online vende falsa fidanzata a utenti Facebook


Aumentare l'autostima, far ingelosire una ex fidanzata o semplicemente diventare popolare tra gli amici sono gli obiettivi di un nuovo servizio per gli utenti di Facebook: Namoro, l'affitto di amiche false. Pagando una certa somma, il sito brasiliano offre incontri con falsi falsi profili di donne che inviano messaggi e fanno nuove amicizie nella rete sociale degli utenti a scadenza.

Carolyn Everson parla su impegno Facebook per eliminare profili fake


Nonostante le iniziative di Facebook volte a soffocare falsi profili e Pagine, il processo è stato lento, e le questioni rimangono ancora. Il Vice Presidente del Global Marketing Solutions Carolyn Everson ha parlato con Business Insider su ciò che il social network sta facendo sul problema.

Germania, sostenitori privacy su Facebook chiedono uso pseudonimi


La Germania, come già accaduto in altre occasioni, si schiera in difesa della privacy dei suoi consumatori ed esige da Facebook la possibilità di ricorrere a nomi di fantasia. Il Sueddeutsche racconta la battaglia tedesca per ottenere la possibilità di utilizzare pseudonimi su Facebook. Thilo Weichert combatte per la privacy e con lo Stato dello Schleswig-Holstein  si è scagliato contro il social network. 

"La politica di Facebook viola la legge tedesca" e Facebook ha due settimane per mettersi in riga, altrimenti scatta una multa di 20 mila euro. In sostanza, si ritiene inopportuno accedere al sito con i dati reali ma Facebook blocca i profili che non ritiene reali. "Abbiamo temporaneamente disattivato il suo account, perché abbiamo stabilito che il tuo profilo non contiene il tuo vero nome".

"Si prega di lasciare le seguenti informazioni in modo che possiamo confermare il tuo vero nome e aggiornare l'account di conseguenza", l'avviso che si riceve. "Facebook è una comunità in cui le persone usano le loro identità reali. Tutti devono fornire i propri nomi reali, in modo che ogni utente sappia con chi si sta connettendo", si legge nelle linee guida per i nomi su Facebook.

"I nomi non possono contenere: simboli, numeri, lettere maiuscole, caratteri ripetuti o segni di punteggiatura usati in modo scorretto; caratteri appartenenti a più alfabeti Titoli di qualsiasi tipo (ad esempio professionali, religiosi, ecc.); parole, frasi o soprannomi al posto del secondo nome; contenuto offensivo o esplicito di qualsiasi tipo". Facebook ha risposto alla lettera inviata da Thilo Weichert:

"Crediamo che le ingiunzioni sull'anonimato siano infondate. Inoltre, il pagamento sarebbe uno spreco di denaro. Facebook ha sempre seguito la policy dei dati reali, poiché crediamo che l'uso della vera identità comporti sicurezza di cui possono godere gli utenti". L'anno scorso le autorità dello Schleswig-Holstein avevano cercato di dissuadere dall'uso del pulsante Like, con scarso successo.


Fonte: Sueddeutsche
Via: Giornalettismo

Pedopornografia: adesca 12enne in chat Facebook, indagato 20enne


Ha tentato di adescare una ragazzina di 12 anni e di farla spogliare in webcam, ma la mamma si è insospettita, ed è grazie a questo che la Polizia Postale e delle Comunicazioni di Perugia, insieme al Commissariato di polizia di Città di Castello, ha smascherato e denunciato un 20enne altotiberino incensurato.

L'indagine ha preso avvio dalla denuncia di una madre di Città di Castello preoccupata da quanto accaduto alla propria figlia 12enne: nel corso di un collegamento in chat su Facebook aveva ricevuto la proposta di un anonimo di spogliarsi davanti alla webcam e praticare alcuni giochi erotici.

Le indagini e gli accertamenti tecnici svolti in collaborazione tra il personale del compartimento di Polizia Postale di Perugia e dal commissariato di Città di Castello hanno permesso l'individuazione dell'utenza telefonica da dove partivano le connessioni collegate alla chat, con la quale il responsabile del reato aveva tentato di far spogliare la minore. 

Le connessioni portavano a casa di un 20enne incensurato della zona che, per accattivarsi le simpatie della ragazzina, si era spacciato per un 13enne. Raccolti gli indizi di prova, la Procura di Perugia ha delegato gli investigatori per una perquisizione informatica.

Lì gli esperti informatici della Polizia Postale hanno trovato nel computer del ragazzo materiale pedopornografico, posto sotto sequestro. Il giovane è stato quindi indagato, in stato di libertà per la mancanza di precedenti penali, per il tentativo di adescamento della minore e per la detenzione di materiale pedopornografico.

Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano

Afghanistan, talebani usano falsi profili Facebook per spiare militari Usa


I talebani afghani usano falsi profili Facebook per ottenere preziose informazioni di carattere militare. E' quanto emerge da uno studio commissionato lo scorso marzo dal governo australiano sul rapporto tra il settore della difesa e i social network. Varie, secondo lo studio, le strategie usate dagli insorti, tra cui quella di spacciarsi per "donne attraenti" e stringere amicizia su Facebook con militari che si trovano in Afghanistan.

Facebook incomincia la caccia ai profili con pseudonimi e nickname


Facebook è uno strumento eccezionale per socializzare e mettersi in contatto con le persone. Per sua natura è costruito per permettere di farlo nel modo più conveniente possibile. Alcuni utenti scelgono di utilizzare, ad esempio, pseudonimi per ulteriore privacy, che si tratti di tutela della privacy nel mondo reale o altro. Tuttavia, sembrerebbe che a Facebook non piacciano gli pseudonimi per mascherare la propria identità o renderla esclusiva.

Dopo aver lanciato lo scorso  Febbraio gli account verificati, notizie dalla Germania sembrano suggerire che il social network stia prendendo provvedimenti sui nickname, mostrando agli utenti una richiesta che consentirà loro di mandare a Facebook alcuni dettagli sugli amici che utilizzano pseudonimi. Finora sembra essere solo in Germania, come spiega Paul Ferson di Neowin. Se si viene scelti per la verifica dei propri amici, ecco il pop-up che si riceverà:



Aiutaci a migliorare la tua esperienza di Facebook

Vi preghiamo di aiutarci a capire come i membri utilizzano Facebook. La tua risposta rimane anonima e non pregiudica l'account del tuo amico. E' questo il vero nome del tuo amico?

Sì / No / Non so chi sia questa persona / Non voglio rispondere

Linee guida per i nomi / Invia

Facebook spiega che i nomi utente possono contenere solo caratteri alfanumerici o punti e devono contenere almeno una lettera. E' possibile includere punti e lettere maiuscole per rendere il proprio nome utente più facile da leggere, ma non cambiano il modo in cui le persone possono trovare la Pagina del profilo. La nuova feature potrebbe presto apparire a livello globale. Facebook è stato nel mirino delle autorità tedesche, in nome del rispetto della privacy.

Ad Agosto dello scorso anno, nel Bundesland dello Schlewsig-Holstein, il garante della privacy aveva messo al bando il pulsante ‘mi piace’ per istituzioni e imprese. La scelta di Facebook sembra in contrasto con quella di Google Plus, il social network del Colosso di Mounain View, che consente da qualche tempo agli utenti di autenticarsi sulla piattaforma tramite nickname. Non è ancora chiaro cosa succederà agli utenti colti in flagranza, né quali conseguenze subiranno.

Moige: Facebook non tutela i nostri figli, azioni legali se necessario


"Facebook non tutela i nostri figli ed è gravissimo che continui a consentire l'iscrizione senza imporre nessun tipo di controllo. Siamo pronti ad azioni legali contro il social network se non si provvederà ad adottare forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli". Lo ha detto Maria Rita Munizzi, Presidente del Moige, Movimento italiano genitori dopo gli ultimi gravi casi di adescamento sul web. 

"Era solo di pochi giorni fa la notizia dell'allenatore di pallavolo che adescava ragazze minorenni avvalendosi di falsi profili creati su diversi social network, e oggi ecco un nuovo caso che vede un gruppo di minorenni fare violenza su una ragazzina di 13 anni, adescata su Facebook, con la minaccia di rendere pubblico, attraverso il web, l'abuso. Come genitori, non possiamo rimanere in silenzio di fronte a simili notizie", ha detto ancora il presidente del Moige. 

"Siamo all'anno zero per quel che riguarda l'educazione dei ragazzi all'uso responsabile del web, noi saremo sempre in prima linea per sensibilizzare ed educare i ragazzi all'uso del web, ma è assolutamente necessario che ognuno faccia la sua parte, a partire da chi come Facebook lucra milioni di euro sulla sua piattaforma sociale", conclude il presidente del Moige. 

Il Moige - movimento genitori è un’organizzazione di promozione sociale, che agisce per la tutela dei diritti dei genitori e dei minori in ogni aspetto della loro vita: sociale, economica, culturale e ambientale. Presente oggi in 35 province italiane con un network di oltre 30.000 genitori, il Moige - movimento genitori si batte per migliorare la vita di bambini e adolescenti e delle loro famiglie in Italia e, insieme alle federazioni cui aderisce, in Europa e nel mondo .



Fonte: Quomedia
Foto dal Web

Facebook lancia account verificati con pseudonimi per celebrità


Nel tentativo di sradicare impostori, Facebook ha riferito che presto permetterà alle celebrità e altre figure pubbliche di verificare i loro account più o meno allo stesso modo in cui fà Twitter. Il social network inizierà la notifica a personaggi pubblici con molti abbonati che potranno verificare i loro account presentando l'immagine di un valido documento d'identità  del governo, consentendogli di visualizzare uno pseudonimo preferito al posto del loro nome di battesimo, secondo un rapporto di TechCrunch.

Facebook poi approverà manualmente i "nomi alternativi" per confermare che sono i nomi d'arte reali o pseudonimi. Gli utenti di Facebook dovranno essere scelti per partecipare al programma, non c'è modo di essere volontari per la verifica. Tuttavia, a differenza di Twitter, gli account verificati non riceveranno uno speciale badge che indica lo stato verificato. 

La verifica consentirà a celebrità come Stefani Germanotta di essere più facilmente accessibili per i fan quando il suo nome è ufficialmente indicato come Lady Gaga, invece di  iscriversi ad un'altra persona con lo stesso nome di nascita. Il programma prevede anche di ottenere un posizionamento più prominente nella funzione "persone di iscriversi a". Il social-networking gigante ha lanciato la sua caratteristica Iscriviti lo scorso ottobre, consentendo agli utenti di seguire gli aggiornamenti pubblici di altre persone che non sono necessariamente amici. 

Il collegamento verrà visualizzato solo sui commenti pubblici fatti da utenti di Facebook che hanno permesso ad altri utenti a sottoscrivere i loro aggiornamenti. Tuttavia, come su Twitter, l'afflusso di impostori è diventato un inconveniente sia per Facebook ed i fan. Mentre il programma è destinato a ridurre questo problema, i fan potrebbero essere confusi dalla mancanza di qualsiasi indicazione di legittimità dell'account.

Via: CNet

Clona profilo Facebook di una ragazza: 50enne rinviato a giudizio


Aveva rubato il profilo su Facebook di una ragazza di Modica e per questo un cinquantenne di Vittoria è stato rinviato a giudizio con l'accusa di sostituzione di persona. L'uomo aveva clonato il profilo della ragazza e avrebbe modificato quello fasullo con notizie e dichiarazioni non vere attribuite alla giovane, ignara di tutto. La ragazza, assidua frequentatrice del social network, è rimasta sorpresa quando ha scoperto che i profili presenti su Facebook riportanti le sue foto, le sue informazioni e i suoi amici erano due, e non uno. In esito ad indagini dirette dal sostituto procuratore Gaetano Scollo e coordinate dal procuratore Francesco Puleio, la Procura della Repubblica di Modica ha emesso il decreto che dispone il giudizio nei confronti di un cinquantenne di Vittoria, accusato di sostituzione di persona, per avere creato, sul social network Facebook, il falso profilo personale di una giovane di Modica, attribuendole notizie e dichiarazioni non vere. E’ accusato di sostituzione di persona. In sostanza, al fine di recare un danno a S.V., creava un falso profilo sul social network Facebook, sostituendo illegittimamente la propria persona proprio a S.V., utilizzando il nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo dell’abitazione, numero telefonico ad altre informazioni personali di quest’ultima, inducendo in errore gli amici della persona offesa, con i quali scambiava on-line, attraverso messaggi e colloqui mediante servizio chat, pareri e notizie finalizzate ad acquisire informazioni su S.V. e contemporaneamente diffondeva circostanza non vere sul conto di quest’ultima. Il vittoriese era stato denunciato a Modica il 12 gennaio 2010.

Fonte: Ragusa News

Ventenne uccisa, aveva ricevuto minacce di morte su Facebook


Tra novembre e dicembre scorsi Antonella Riotino, la 20enne di Putignano, in provincia di Bari, uccisa mercoledi' sera, avrebbe ricevuto delle minacce attraverso Facebook. Le minacce arrivavano da un utente che si faceva identificare con lo pseudonimo 'Rasta light', il nome di un videogioco che la vittima aveva regalato al suo fidanzato 19enne, Antonio Giannandrea, accusato dalla Procura di Bari dell'omicidio volontario della giovane studentessa. 

Attraverso questo profilo di fantasia, ieri, avrebbe anche inviato un messaggio alla sorella di Antonella. Frequentavano insieme l'istituto alberghiero di Putignano. Le presunte minacce, giunte anche via sms sul telefonino, sarebbero state anche denunciate alla caserma dei carabinieri. 

Gli inquirenti sospettano anche che il ragazzo, dopo aver ucciso Antonella, sia entrato nel profilo Facebook di lei, di cui conosceva la password di accesso, e abbia aggiornato lo status per depistare le indagini e allontanare il sospetto che la ragazza potesse essere sparita. 

Di Antonella non si avevano più notizie da mercoledì sera. Era uscita di casa e i genitori non l'avevano più vista tornare. Ieri mattina allarmati sono andati dai carabinieri a Putignano per denunciarne la scomparsa. Subito sono partite le ricerche. I primi sospetti si sono immediatamente concentrati sul fidanzato Antonio, portato in caserma e interrogato per ore. 

Messo alle strette, il giovane assassino è crollato. Il movente non e ancora chiaro: secondo gli investigatori, Giannandrea non sopportava l'idea che lei lo potesse lasciare. Nell'ultimo periodo i due litigavano spesso e Antonella, stanca anche della gelosia morbosa di lui, aveva deciso di troncare la relazione. La famiglia di Antonella è sotto choc.

Vie: Adnkronos | TM News
Foto: Facebook

Terrorblanche, foto Facebook finta: bimbo pagato per sdraiarsi


Un giovane bianco sorridente che accovacciato impugna orgoglioso un fucile e preme il ginocchio su un bimbo nero disteso. Era la foto agghiacciante postata su un profilo Facebook e che aveva movimentato la Rete, sul quale ha indagato la procura di Johannesburg. Il profilo riportava il nome di "Eugene Terrorblanche", che richiamava il nome dell’ex leader del movimento di resistenza africana di estrema destra Terre Blanche, uno dei più feroci oppositori dell'uguaglianza tra bianchi e neri, assassinato nell’aprile 2010. La polizia ha raccontato di aver interrogato già nel 2007 il misterioso Eugene Terrorblanche, il quale aveva detto "di aver pagato il bimbo per sdraiarsi. Non era morto". Tuttavia, ciò che stava succedendo sul social network aveva imposto una riapertura del caso. "Ci stiamo concentrando sul sapere se il bambino è vivo o morto. L’accusa è quella di omicidio", aveva detto la polizia. Il profilo Terrorblanche sul social network era falso, per cui gli agenti non sono stati in grado di rintracciare l’autore che ad oggi è scomparso. Su Facebook Terrorblanche si presentava come un lavoratore autonomo, interessato ai coltelli, le armi da fuoco e il close combat. Poco prima che fosse disattivato il suo profilo Facebook, la foto shock era stata sostituita da quella di un militante a cavallo con la bandiera del Movimento di resistenza afrikaaner. Le indagini devono provare a chiarire perché quattro anni dopo quella foto sia tornata alla luce. In attesa della risoluzione del caso, il quadro è servito ad approfondire il problema razziale sudafricano.

Via: El Mundo

Facebook nella bufera, indagine sui profili ombra degli utenti


Nuova bufera su Facebook: il social network avrebbe creato "profili ombra" di persone che non si sono mai iscritte, i cui dati sarebbero stati acquisiti dai cellulari e dalle mail degli utenti registrati. E' quanto emerge da una denuncia presentata alla Commissione irlandese sulla protezione dei dati. 

Nei database, oltre alle informazioni inserite consapevolmente dagli iscritti, ci sarebbero migliaia di pagine con informazioni personali e contatti ottenuti attraverso la "sincronizzazione" di mail e cellulari per la ricerca delle 'persone che potresti conoscere', uno dei servizi offerti da Facebook per accrescere la propria lista di 'amici'. Secondo il Guardian, tutto e' partito dalla denuncia di uno studente austriaco, il 24enne Max Schrems, che si e' rivolto a Facebook chiedendo una copia dei suoi dati personali in possesso del sito. 

Dalla California gli e' stato recapitato un cd che conteneva 1.200 pagine di dati, gran parte dei quali credeva di aver cancellato. Le informazioni sono state suddivise in 57 categorie, tra cui gli piace, log-on (un elenco di quando ha effettuato l'accesso e l'indirizzo IP che ha usato) email, che comprendeva alcuni indirizzi di posta elettronica di Schrems che non aveva mai personalmente caricati sul sito, ma che sarebbero stati assunti dal discernimento del profilo utente. 

Tra le informazioni salvate da Facebook anche i contenuti delle chat, le richieste di amicizia rifiutate, gli eventi ai quali aveva partecipato e quelli ai quali non aveva risposto. Il colosso di Mark Zuckerberg ha smentito di aver creato "profili ombra" e ha ribadito che e' sempre possibile richiedere la cancellazione dei dati inseriti.



Via: AGI

Un finto profilo Gabriel Garko su Facebook adesca le ragazzine


Uno stalker, ovvero un maniaco compulsivo seriale si accanisce su Gabriel Garko, "perseguitandolo" con piccoli gesti su Facebook. Il noto attore sul settimanale Grazia ha dichiarato, infatti, di essere perseguitato sul social network. Qualcuno ha creato dei falsi account a nome Gabriel Garko con l’unico scopo di adescare ragazze sprovvedute.