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Facebook apre agli pseudonimi e rende più difficile segnalare i nomi


Facebook ha annunciato l'intenzione di rinunciare alla sua controversa politica dei "nomi reali", dopo le proteste da parte dei gruppi per le libertà civili in tutto il mondo. Le nuove regole richiedono ancora ufficialmente l'uso di "nomi autentici" sul sito, cosa che ha già portato alle critiche della comunità Lgbt e trans americana. Mentre Facebook non richiede l'uso di "nomi legali" sulla piattaforma, è possibile segnalare gli utenti che utilizzano nomi falsi. I gruppi hanno più volte protestato contro la policy, citando il suo utilizzo da parte di troll come arma di molestie.

Jihad, donne dello Stato islamico contattate anche tramite Facebook


"Avevo il desiderio di capire, di sentire ciò che queste giovani vivono". Cosa spinge le ragazze europee a lasciare la famiglia per entrare a far parte dello Stato islamico? Dopo il caso delle tre teenager britanniche - Kadiza Sultana di 16 anni,  Shamima Begum e Amira Abase, entrambe di 15 anni - se lo ha chiesto una giornalista francese che ha raccontato la sua storia in un libro firmato con uno pseudonimo per le minacce che l'indagine le ha procurato. La donna ha aperto un falso account in Facebook e si è spacciata per una 20enne musulmana.

Facebook lancia Rooms, applicazione per chattare in modo anonimo


Per tutti gli anni novanta le chat e le message board tematiche sono state uno dei principali motivi per cui una persona andava su Internet, scomparse poi con l'arrivo dei social network. Adesso Facebook vuole riportarle in vita sugli smartphone, a quasi 10 anni di distanza. Nelle scorse ore l'azienda guidata da Mark Zuckerberg ha lanciato Rooms, un'applicazione che consente di aprire "stanze", spazi di dibattito in cui si può interagire anche in forma anonima.

Facebook in trattative con applicazione Secret per pubblicare anonimi


L'anonimato sarà sempre più accettato da Facebook. Il social network ha difeso per anni la sua politica di chiedere agli utenti l'uso dei loro veri nomi, ma il co-fondatore e CEO Mark Zuckerberg ha detto in un'intervista gennaio a Bloomberg Businessweek che i nomi reali non saranno richiesti per accedere alle applicazioni mobili. Gli ex dipendenti di Facebook dicono di identità e l'anonimato sono sempre stati argomenti di acceso dibattito nella società.

Facebook vince controversia con Garante Privacy tedesco su identità


Facebook ha ottenuto una vittoria in tribunale in Germania, in una controversia con l'Autorità Garante della Privacy locale. Il tribunale amministrativo dello Stato di Schleswig-Holstein ha stabilito che Facebook potrà mantenere la sua politica sui nomi reali degli account. La battaglia legale era stata sollevata dalla ULD - Unabhängigen Landeszentrums für Datenschutz.

Germania, sostenitori privacy su Facebook chiedono uso pseudonimi


La Germania, come già accaduto in altre occasioni, si schiera in difesa della privacy dei suoi consumatori ed esige da Facebook la possibilità di ricorrere a nomi di fantasia. Il Sueddeutsche racconta la battaglia tedesca per ottenere la possibilità di utilizzare pseudonimi su Facebook. Thilo Weichert combatte per la privacy e con lo Stato dello Schleswig-Holstein  si è scagliato contro il social network. 

"La politica di Facebook viola la legge tedesca" e Facebook ha due settimane per mettersi in riga, altrimenti scatta una multa di 20 mila euro. In sostanza, si ritiene inopportuno accedere al sito con i dati reali ma Facebook blocca i profili che non ritiene reali. "Abbiamo temporaneamente disattivato il suo account, perché abbiamo stabilito che il tuo profilo non contiene il tuo vero nome".

"Si prega di lasciare le seguenti informazioni in modo che possiamo confermare il tuo vero nome e aggiornare l'account di conseguenza", l'avviso che si riceve. "Facebook è una comunità in cui le persone usano le loro identità reali. Tutti devono fornire i propri nomi reali, in modo che ogni utente sappia con chi si sta connettendo", si legge nelle linee guida per i nomi su Facebook.

"I nomi non possono contenere: simboli, numeri, lettere maiuscole, caratteri ripetuti o segni di punteggiatura usati in modo scorretto; caratteri appartenenti a più alfabeti Titoli di qualsiasi tipo (ad esempio professionali, religiosi, ecc.); parole, frasi o soprannomi al posto del secondo nome; contenuto offensivo o esplicito di qualsiasi tipo". Facebook ha risposto alla lettera inviata da Thilo Weichert:

"Crediamo che le ingiunzioni sull'anonimato siano infondate. Inoltre, il pagamento sarebbe uno spreco di denaro. Facebook ha sempre seguito la policy dei dati reali, poiché crediamo che l'uso della vera identità comporti sicurezza di cui possono godere gli utenti". L'anno scorso le autorità dello Schleswig-Holstein avevano cercato di dissuadere dall'uso del pulsante Like, con scarso successo.


Fonte: Sueddeutsche
Via: Giornalettismo

Facebook chiede agli utenti se gli amici stanno usando i loro veri nomi


Facebook non consente agli utenti di utilizzare nomi falsi. Sebbene la gente continui ad usarli, tecnicamente è contro le clausole del social network, e la società sembra avere una nuova strategia in corso per verificare gli utenti che potrebbero celarsi dietro ad un nickname o pseudonimo. Facebook conta attualmente 955 milioni di utenti iscritti, ma una certa percentuale dei profili risulta essere falsa.

Tradito da Facebook, preso un ricercato per omicidio e rapine


Tradito da Facebook, e' stato arrestato a Berna dopo un anno e mezzo di indagini, il 31enne algerino Abbes Benesouci accusato dell'omicidio della prostituta Veronica Crosati, il 26 luglio 2010 a Milano. Rapinatore seriale, Benesouci aveva un profilo Facebook e lo studio della localizzazione degli accessi e' stato fondamentale per l'individuazione.

Pagina che ride della morte di Jacopo, identificati gli autori


La Polizia postale di Perugia ha avviato un'indagine su una pagina su Facebook dove vengono riportate frasi offensive sulla vicenda della morte del piccolo Jacopo Riganelli, il bambino morto a Passignano sul Trasimeno dopo essere rimasto per diverse ore chiuso nell'auto del padre. La pagina si chiama: "JACOPO RIGANELLI - Un altro angelo volato in cielo (11 mesi)" e ha oltre 100 iscritti. Il dipartimento di polizia postale dell'Umbria fa sapere di aver gia' contattato i vertici del social network, negli Usa, per chiedere che la pagina venga rimossa. 

Intanto una decina di utenti di Facebook sono stati identificati dalla Polizia Postale. Gli agenti comunque precisano che, nel corso delle indagini, verra' operata una distinzione tra i semplici iscritti e coloro che hanno scritto frasi per cui possano profilarsi ipotesi di reato. Gli investigatori invieranno ora un rapporto alla procura per valutare quali reati contestare. Frasi di persone che spesso si nascondono dietro pseudonimi. Ad esempio Erika Rossini scrive: "Cosa è accaduto? un’ altro baby arrosto????", con Tano Il Grande che risponde: 

"Si… Ma stavolta, come ha detto Piccolo Kenny, han lasciato in macchina anche un sacco di patate. E’ venuto ottimo!!!" e Erika: "uhmm buono fatto al forno con le patate" e Tano: "Eh, stavolta mica scemo il padre!!!". Nello spazio, oltre alle frasi di scherno, figurano comunque già diversi insulti e messaggi di riprovazione nei loro confronti. Gli accertamenti sono ancora in corso e destinati ad allargarsi. L’attività di indagine è partita da alcune segnalazioni giunte alla Polizia Postale.



Via: AGI
Foto: LEGGO

Su Facebook insulta sindaco di Cefalù con pseudonimo, denunciato


Con la sua penna velenosa la ''maestrina'' insultava sulle pagine di Facebook il sindaco di Cefalu', Pippo Guercio. Giudizi pesanti, espressioni che andavano oltre una semplice critica politica. 

La ''maestrina'' era naturalmente lo pseudonimo utilizzato da un anonimo per i suoi attacchi corrosivi che ora e' stato identificato dagli uomini del commissariato di polizia diretto da Manfredi Borsellino. 

Prima di essere individuato aveva scritto al sindaco una lettera di scuse. Tanto non e' bastato per evitargli una denuncia.

Dovrà rispondere al reato di diffamazione a mezzo internet. Rischia anche di essere condannato a risarcire il sindaco in sede civile. Una punizione esemplare, anche perché questi casi sono in crescita.

Fonte: ANSA