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Pedofilia: arrestato allenatore basket, usava Facebook per circuire vittime


I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno arrestato A.D., romano di 46 anni, per violenza sessuale su minori, atti sessuali con minorenni e induzione alla prostituzione minorile, reati commessi in un arco temporale compreso tra il 2007 ed il 2012. Lo rende noto un comunicato dell'Arma del Lazio. L'uomo si trova ora nel carcere di Regina Coeli.

"L'uomo, di professione assicuratore, svolgeva anche l'attività di allenatore di una squadra maschile di basket presso un circolo sportivo in un quartiere periferico nella zona Est di Roma, composta da minori dell'età compresa tra i 12 e i 15 anni, sfruttando tale ruolo per circuirne alcuni e indurli al compimento di atti sessuali", scrivono i carabinieri.

"L'indagato era solito instaurare con loro un rapporto confidenziale paritario, ricorrendo anche a Facebook ove le vittime venivano coinvolte progressivamente in discussioni a sfondo sessuale sempre piu' spinte, culminanti in espliciti tentativi di approccio sessuale, caratterizzati da un equivoco atteggiamento scherzoso e goliardico".

 Le indagini sono state avviate proprio grazie alla denuncia di alcuni genitori delle vittime i quali, insospettiti dagli atteggiamenti troppo confidenziali di A.D. verso i loro figli, avevano controllato i computer di casa, trovando delle conversazioni di Facebook particolarmente spinte tra i minori e l'indagato.

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di far luce anche su altri abusi, reiterati dall'indagato per diversi anni, nei confronti di alcuni giovani di un campeggio nei pressi del lago di Bracciano, dove l'indagato trascorreva le vacanze estive. Sei i minori, tutti maschi, individuati quali vittime. Le indagini comunque proseguono, visto che l'indagato aveva creato una vasta rete di contatti.

Fonte: Adnkronos
Via: Libero Quotidiano

Australia, pubblica su Facebook foto nude della ex: condannato


Un uomo australiano è stato condannato a sei mesi di carcere per aver pubblicato su Facebook le foto nude della sua ex fidanzata. Si tratta della prima condanna legata al mondo dei social network in Australia e una delle poche al mondo. I documenti del tribunale hanno rivelato che Ravshan ''Ronnie'' Usmanov, 20 anni, di Sydney, ha pubblicato sei foto nude della sua ex-fidanzata su Facebook poco dopo essersi lasciati. Le foto hanno mostrato la sua ex-fidanzata "nuda in certe posizioni e mostrando chiaramente i seni e genitali". 

Usmanov, un controllore di credito per una compagnia di navigazione, come ha riferito alla polizia ha detto: "Ho messo le foto perché lei mi ha ferito ed era l'unica cosa per farle del male". Usmanov ha inviato un messaggio alla sua fidanzata dopo aver postato le foto su Facebook, dicendo: "alcune delle tue foto sono su Facebook". La donna, che non è stato identificata, ha implorato Usmanov di ritirare le foto. Al suo rifiuto, la donna ha chiamato la polizia. Il magistrato, Jane Mottley, ha dichiarato:

"La nuova tecnologia di questi anni consente l'accesso immediato al mondo, come il sito di social networking Facebook e non limita i confini, producendo danni incalcolabili per la reputazione di una persona causati dalla irresponsabile pubblicazione di informazioni attraverso quel mezzo. Con la sua popolarità e il reale danno potenziale, vi è una reale necessità di scoraggiare l'uso di questo mezzo per commettere reati di questo tipo".

Nel 2010 un uomo della Nuova Zelanda Joshua Simon Ashby, 20 anni, è stato condannato a quattro mesi di carcere per la pubblicazione di una foto nuda della sua ex fidanzata su Facebook. L'avvocato di Usmanov, Maggie Sten, aveva sostenuto che il suo non era un reato grave'','' a cui Mottley ha risposto: "Cosa potrebbe essere più grave della pubblicazione di fotografie di nudo di una donna su internet?". E ha aggiunto: "una cosa è pubblicare un articolo in forma di stampa con tiratura limitata. Ciò può influenzare la gravità oggettiva del reato, ma una volta che va su Facebook diventa disponibile a livello mondiale sul Web''.

Cassazione: niente Facebook ai domiciliari, ok a Web browsing


Niente Chat su Facebook per chi si trova agli arresti domiciliari, ma puo' tranquillamente navigare sul Web a "scopo conoscitivo". Lo rileva la Cassazione nello spiegare quali sono i limiti telematici entro i quali puo' muoversi chi e' agli arresti. Spiega la Suprema Corte che mentre la navigazione per informarsi e' consentita', e' invece off limits la comunicazione via Facebook. In particolare, la Quarta sezione penalei, con la sentenza n. 4064/2012, ha dichiarato inammissibile il ricorso di Alfonso L., un 24enne pugliese che si era visto revocare i domiciliari perche' era stato sorpreso in una conversazione su Facebook con un coimputato. Inutile il ricorso per Cassazione dove il detenuto ha cercato di difendersi sostenendo che nel provvedimento che gli faceva divieto di comunicare con terzi non era stato specificato che il divieto fosse valido anche per le comunicazioni a distanza. Per la Cassazione, "il divieto di comunicare con terze persone, estranee ai familiari conviventi vale anche per le comunicazioni tramite Internet sul sito Facebook, ma l'uso di Internet non e' illecito quando assume una mera funzione conoscitiva". In questo caso, l'utilizzo di Internet da parte di Alfonso L., nei confronti dei quali e' stata ripristinata la custodia in carcere per violazione del divieto di comunicare con persone diverse da quelle con lui coabitanti, non aveva una finalita' conoscitiva ma era finalizzato alla preparazione del programma criminoso da attuare in occasione della liberazione di altro complice ristretto in carcere". Ecco perche' piazza Cavour ha convalidato la decisione del tribunale della liberta' di Lecce del 20 maggio 2011.

Fonte: Adnkronos
Via: Libero News
Citazione: Studio Cataldi

GB, detenuti usano Facebook per minacce a vittime da carcere


Sempre più detenuti usano Facebook e altri social network per minacciare le vittime o i loro familiari da dietro le sbarre. A lanciare l'allarme nel Regno Unito e un'inchiesta del Daily Mail, da cui emerge che negli ultimi due anni 350 detenuti nelle carceri britanniche sono stati scoperti a postare messaggi su Facebook nonostante in prigione sia strettamente impedito l'accesso al Web. Sembra che i carcerati abbiano accesso alla Rete attraverso smartphone illegali che riescono a farsi recapitare dall'esterno. E le associazioni delle vittime si fanno sentire. "Questi criminali non dovrebbero riuscire a ottenere i telefonini mentre sono rinchiusi. In questo modo continuano a torturare le loro vittime, servono controlli maggiori sui social network" ha commentato Jean Taylor dell'ong Families Fighting for Justice. Il problema era emerso nel Regno un paio di anni fa quando l'allora ministro della Giustizia Jack Straw aveva riferito di una trentina di profili e pagine Facebook rimossi dopo aver scoperto che erano utilizzati da detenuti per perseguitare le loro vittime. All'epoca Straw defini la situazione "orribile, profondamente inquietante e offensiva per la morale pubblica". Ma - stando ultime stime - il fenomeno starebbe peggiorando. Al ministero della Giustizia britannico in effetti risulta che 143 profili su Facebook siano stati rimossi soltanto fra il luglio del 2009 e il giugno 2010. E altri 199 fra il luglio 2010 e giugno dell'anno scorso. L'episodio piu eclatante risale comunque a due anni fa, quando uno dei piu pericolosi gangster britannici Colin Gunn fu beccato a minacciare i suoi nemici attraverso Facebook da un carcere di massima sicurezza.

Via: TM News

Camorra, su Facebook pagina choc inneggia al boss Zagaria


Ha scosso l’opinione pubblica la notizia di una pagina su Facebook a sostegno del boss dei Casalesi, Michele Zagaria. Per ora sono in pochi, ma l’idea di creare una pagina fan dedicata al boss ha comunque attecchito nella mente di qualche troll o nostalgico simpatizzante del clan. “Michele Zagaria”, personaggio pubblico. Questa la dicitura della fan page. Segue una sintetica e sgrammaticata descrizione: “Quante persone stiamo dalla parte di Michele Zagaria”. 

Per ora una sessantina, per fortuna. E si spera rimangano tali. Come scrive il Quotidiano.net "la pagina è stata inaugurata con una foto emblematica: un kalashnikov, ormai diventato, nell’immaginario camorristico campano, simbolo del braccio armato del clan, incarnato da personaggi come Giuseppe Setola". Segue una biografia del boss Zagaria, con tanto di “mi piace” e commento da parte di un utente: “Non si doveva mai far prendere”. 

Resta ora da vedere se la non proverbiale, a volte, solerzia di Facebook possa far procedere o meno alla rimozione della pagina. Michele Zagaria, dopo l'arresto, è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Novara, in regime di 41 bis, firmato dal Guardasigilli Paola Severino. Zagaria, a quanto si è appreso, è sorvegliato a vista, nell'area riservata del penitenziario, la stessa ove è stato a lungo recluso Bernardo Provenzano. Nel covo del boss è stato trovato un PC e un portatile, sequestrati dalla Squadra mobile casertana e consegnati ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che hanno coordinato l'operazione.




Picchiavano titolari bar e mettevano foto su Facebook, arrestati


La polizia e i carabinieri hanno eseguito a Messina 8 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. Quattro di loro si trovano in carcere, altri tre ai domiciliari; uno ha l'obbligo di dimora. Minacciavano i titolari dei pub e consumavano senza pagare. E se qualche commerciante si ribellava veniva picchiato. 

Le foto delle serate trascorse così erano poi pubblicate su Facebook. Ed è anche attraverso le immagini sul social network che gli investigatori hanno rintracciato ed arrestato i giovani accusati di lesioni, estorsione, minacce e danneggiamenti. La banda di giovani aveva creato inoltre un clima di terrore, spaventando tutte le persone che entravano nel bar e intimando ai titolari di pagare il pizzo. 

Polizia e carabinieri sono riusciti a risalire anche grazie a Facebook ai componenti della banda e li hanno bloccati. Gli indagati sono A. M., 19 anni, L. C., 23 anni, P. R., 20 anni e un minore di 16 anni che si trovano ora in carcere, mentre ai domiciliari sono finiti invece G. C., 23 anni, F. A., 31 anni e un diciassettenne. 

Infine L. O. è stato raggiunto da una misura di obbligo di dimora. I giovani avrebbero anche aggredito senza una particolare motivazione un extracomunitario che vendeva delle rose e in un altro caso hanno anche palpeggiato una giovane. Gli arrestati non fanno parte di nessun clan cittadino. Per il Questore di Messina Carmelo Gugliotta: ''E' stata un'operazione importante per la città perchè è stata sgominata una banda che seminava panico. Invitiamo tutti a denunciare questi episodi per non garantire l'impunità a questi malviventi''.

Via: ANSA

Evaso dal carcere, il re delle fughe diventa idolo su Facebook


Nuova evasione, la quinta, del rapinatore altoatesino Max Leitner, detto non a caso il 're delle evasioni': questa volta non e' tornato in carcere ad Asti, dopo avere ottenuto un permesso. Lo si e' appreso dai carabinieri. Leitner e’ oramai uccel di bosco da una settimana e la sua figura si e’ tinta di un’aura quasi mitica, tanto che sul web si contano 700 supporter dalle pagine di Facebook. Intanto, il cappellano del carcere e' indagato per favoreggiamento

I commenti vanno da ‘buona fortuna’ a ‘non farti prendere’, a ‘non mollare’. Max Leitner - 52 anni di Bressanone . aveva cominciato a far parlare di se' per una serie di rapine in banca nel Nord Italia e in Alto Adige verso la fine degli anni '80. Poi si spinse anche in Austria dove, nell'agosto del '90, fu catturato dalla polizia austriaca durante un assalto ad un furgone portavalori. Rinchiuso in carcere in Austria, Leitner riusci' ad evadere da quello che defini' un carcere ''medievale''. 

Dopo qualche giorno si consegno', al confine di Prato Drava, alla polizia italiana: ''meglio stare in un carcere italiano che in uno austriaco'', aveva detto. Rinchiuso poi a Bolzano, all' apparenza detenuto modello, fu protagonista della piu' classica delle evasioni calandosi da una finestra usando lenzuola annodate. 

Resta poi latitante per sei mesi e ritorna quindi in carcere a Padova dove ci fu la terza evasione. L'ultima volta Leitner era stato arrestato il 29 dicembre 2004 a Rabat in Marocco, due mesi dopo l'evasione dal carcere di Bergamo, dove avrebbe dovuto restare fino al 2012 per rapina e fabbricazione di armi e materiale esplodente.

Via: ANSA
Fonte: Blitz Quotidiano
Foto: Facebook

Insulta l'Islam su Facebook, egiziano condannato ai lavori forzati


Tre anni di carcere e una condanna ai lavori forzati. Questa la condanna per un uomo egiziano, reo di avere offeso la religione islamica su Facebook. Il "blogger" di Facebook Ayman Hassan Mansour è stato condannato con l'accusa di "sfruttamento della religione per promuovere idee estremiste con l'intento di incitare il conflitto confessionale, danneggiare l'unità nazionale e insultare la religione islamica". L'islam dichiara di essere la religione madre da cui son derivate tutte le altre, compreso il cristianesimo ed il giudaismo.

Adesca 14enne su Facebook, arrestato conduttore televisivo


Secondo i carabinieri del comando provinciale di Arezzo, il conduttore televisivo Nedo Settimelli, 68 anni, avrebbe adescato un ragazzo di 14 anni, contattandolo attraverso Facebook, col pretesto di aiutarlo nella sua attività musicale. Settimelli, volto noto dell'emittenza locale dell'aretino, è agli arresti nel carcere di Sollicciano, con l'accusa di violenza sessuale su minore. L'uomo è stato sorpreso dai carabinieri proprio mentre si trovava in compagnia del 14enne. L'intervento dei militari infatti è scattato "nel corso dell'ultimo incontro, avvenuto la sera del 30 agosto 2011", i militari hanno predisposto "specifici servizi per assicurare la necessaria cornice di sicurezza a favore del ragazzo, compresi servizi di osservazione sul posto e la cinturazione della sede televisiva, nel corso dei quali riuscivano ad accertare gli atti sessuali nei confronti del minore, interrompendo immediatamente l'azione criminosa al fine di impedire che il reato venisse portato ad ulteriore conseguenze", spiegano i carabinieri. Le indagini sono partite dalla denuncia del padre del ragazzo. I carabinieri hanno anche rivolto un appello: "Viste le modalità di approccio con il ragazzo (soprattutto attraverso Facebook) e la promessa di future esibizioni in manifestazioni musicali, gli inquirenti invitano eventuali altri giovani, che potrebbero aver ricevuto le stesse promesse e con analoghe modalità, a rivolgersi al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Arezzo". Settimelli, tramite il suo avvocato Raffaello Giorgetti, nega ogni addebito.

Fonte: Tm News

Spaccio di droga concordato tramite Facebook, un arresto


Un giovane di 19 anni di Policoro (Matera) e' stato arrestato dalla Polizia del commissariato di Scanzano Jonico per spaccio di sostanze stupefacenti. Una pattuglia in borghese lo ha sorpreso mentre raggiungeva l'abitazione di un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. I poliziotti hanno aspettato che uscisse, quindi lo hanno bloccato e sottoposto a perquisizione personale. All'interno di un pacchetto di sigarette e' stato trovato un involucro in cellophane con tracce di stupefacente di colore bianco.

Collaboratori di giustizia comunicavano via chat su Facebook


I pentiti baresi si metterebbero d’accordo, attraverso la chat di Facebook, sulle versioni da rendere agli inquirenti. E' soltanto un'indiscrezione che è trapelata negli ambienti investigativi e che, da alcuni giorni, circola anche tra gli avvocati penalisti baresi. Alcuni collaboratori di giustizia, con identità false create per non essere riconoscibili, comunicherebbero via internet,  chat su Facebook, per decidere cosa dichiarare a pm e investigatori per essere ritenuti più credibili. Pentiti che, alla luce di questa indiscrezione, potrebbero rilevarsi inaffidabili. L’indiscrezione non ha trovato ancora conferme, anche se sembra che la magistratura stia indagando per capire l’attendibilità della notizia. Qualche giorno fa, dal carcere, il collaboratore di giustizia del clan Di Cosola Antonio Roberto inviò una lettera in cui chiedeva scusa ai suoi ex compagni di crimine per essersi pentito, annunciando che avrebbe ritrattato tutto quanto dichiarato sinora. "Voglio ritrattare tutto. Purtroppo ho sbagliato ma in quel momento non ero io, non so cosa mi e' preso, ma ora che sono lucido voglio sistemare tutto", sono alcuni stralci della lettera. Destinatari della missiva alcuni detenuti del clan a cui Roberto chiede scusa, riferendosi alla decisione del pentimento come un momento in cui 'aveva perso la testa'. La lettera potrebbe costare a Roberto l'esclusione dal programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia.

Ilaria e Gianluca, su Facebook dolore e rabbia degli amici


Nel carcere milanese di San Vittore, è cominciato l’interrogatorio per la convalida dell’arresto di Riccardo Bianchi, il giovane di 21 anni accusato di duplice omicidio volontario e di violenza sessuale per aver ucciso il suo migliore amico, Gianluca Palummieri, e la sorella di lui, sua ex fidanzata, Ilaria, che è stata anche picchiata e violentata prima di essere legata a un letto e soffocata con un sacchetto di plastica sulla testa. Gli amici di Ilaria e Gianluca riversano su Facebook il dolore e la rabbia per la morte dei due fratelli: ci sono frasi d'addio, ricordi condivisi e foto sorridenti. Un'amicizia lunga 10 anni che Riccardo, ora in carcere, ha cancellato in 36 ore di follia. Sulla pagina di Facebook dedicata ai due i commenti increduli degli amici. "Non esiste separazione definitiva, finché esiste il ricordo! E noi vi porteremo sempre nel cuore! Vi vogliamo bene", scrive Giovanni. "No! Non è giusto! non riesco ancora a farmi una ragione! non riesco ancora a credere davvero che non ci siete più!", è il post di un'amica. E Maria: "la vostra storia ha sconvolto l'intera Nazione! da nord a sud non si fa che parlare di voi. Dovrebbe marcire in carcere quel maniaco fallito e bastardo che, non solo ha fatto quel ke ha fatto ma, ha anke cercato di scaricare la colpa su vostro padre gettando il corpo del povero Gianluca in un cassonetto del paese...". "Era meglio ke stavi sola e non incontravi quella bestia" e ancora: "Tu Ilaria eri così bella e dolce da meritare di certo un principe, un uomo decisamente migliore ...spero marcisca in galera e non riveda più il sole dopo che ha chiuso i tuoi splendidi occhi e quelli del tuo fratellino".

Rapinatori arrestati grazie alle foto dei loro profili Facebook


Arrestati grazie a Facebook una coppia di fidanzati rapinatori. I carabinieri hanno messo a confronto le immagini del dispositivo di videosorveglianza di un supermercato di Potenza Picena con quelle del profilo di uno dei due su Facebook e rintracciati entrambi. I due ladri tentarono di rubare alcune bottiglie di alcoolici. Lo scorso 23 maggio un dipendente del negozio aveva intimato alla coppia di restituire i prodotti rubati, ma i due avevano tentato di colpire l'uomo con un coltello, prima di dileguarsi. Le loro facce rimasero però impresse sulle videocamere della sorveglianza. I fotogrammi della video sorveglianza hanno aiutato i militari dell'Arma ad agire tempestivamente nelle indagini sulla rapina per ricostruire la mappa dei possibili autori. Insieme alle classiche tecniche investigative, i carabinieri di Porto Potenza hanno avuto l'intuizione di comparare i fotogrammi dei sospettati con le foto dei loro profili su Facebook e sono riusciti a trovare i due ritratti nella foto profilo di uno dei due fidanzatini-rapinatori. Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Macerata ed hanno condotto ad un cognome e nome di entrambi gli autori. Il Gip del Tribunale Maceratese ha emesso un ordine di custodia cautelare per rapina aggravata in concorso mediante l’uso di armi. I due fidanzati, originari del fermano, sono stati tratti in arresto dagli stessi carabinieri di Porto Potenza e Civitanova e condotti lui al carcere di Ancona mentre lei al regime degli arresti domiciliari.

Agli arresti domiciliari insultavano forze dell'ordine su Fb, in carcere


In diverse occasioni Facebook è stato di notevole aiuto per l’arresto di alcuni criminali. È accaduto in provincia di Catania. I due malviventi insultavano online le forze dell'ordine e dialogavano con altri pregiudicati. La stragrande maggioranza dei criminali, sfortunatamente, non è così stupido eppure qualche caso isolato che non conosce le regole basilari della latitanza evidentemente esiste. Mentre erano agli arresti domiciliari, perché accusati di rapina ed estorsione, scrivevano su Facebook insulti alle forze dell'ordine e mantenevano contatti con altri pregiudicati. Così, due giovani di Mazzarrone, piccolo comune in provincia di Catania, sono finiti in carcere. Si chiamano Rosario Peluso (ha 23 anni) e Giuseppe Mirabella (22 anni) e di fatto la loro è stata un'evasione dagli arresti domiciliari tramite Facebook. Un'evasione virtuale. A scoprirla sono stati i carabinieri della stazione di Mazzarrone che non hanno avuto difficoltà a ottenere l'amicizia online dai due giovani. Entrati su Facebook hanno scoperto tutto. Peluso e Mirabella così sono stati rinchiusi nel carcere Noce di Caltagirone.

Chiede amicizia a ragazza su Facebook, fidanzato lo accoltella


Facebook è un social network dove si può trascorrere un po’ del proprio tempo libero, ritrovando vecchie amicizie, chattando con quelle appena conosciute o magari con il proprio ragazzo. Ma attenzione a malintesi, fraintendimenti, e gelosie che sono sempre in agguato. E' il caso d'un giovane che aveva chiesto su Facebook l'amicizia a una ragazza, ma il fidanzato di lei, geloso, lo ha accoltellato.

La polizia di Acireale, comune in provincia di Catania, ha arrestato Simone Giorgio C., di trent'anni, con l'accusa di lesioni aggravate, porto abusivo di coltello e minacce. Secondo quanto ricostruito dagli agenti, l'uomo e' accusato di avere ferito all'interno di un pub di Aci Catena, con un coltello lungo 13 centimetri, un domenicano, Jonny Suazo P. L'uomo, dopo l'arresto, è stato rinchiuso nel carcere di piazza Lanza.

La presenza crescente di Facebook come piazza virtuale, i cui effetti (o conseguenze) sempre più spesso si trasformano in atti reali, talvolta cruenti. Fatti come quello avvenuto a Catania potrebbero accadere per altri futili motivi, senza bisogno di mettere Facebook di mezzo. Tuttavia, la straordinaria possibilità offerta dal social network di seguire l'altrui vita in tempo reale sembra stia amplificando le reazioni violente delle persone psicologicamente instabili.

Ragazzi incendiari per gioco, postavano immagini su Facebook

Una banda di giovani negli ultimi due anni ha incendiato per vandalismo e divertimento una sessantina di auto in Ogliastra. I roghi venivano documentati e vantati su Facebook. Ma da ieri sono in stato di fermo tre giovani con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al danneggiamento di auto tramite incendio. I provvedimenti, disposti dal procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, si riferiscono a una ventina di episodi avvenuti nella citta' ogliastrina fra il 2009 e quest'anno e sono stati eseguiti dagli agenti del commissariato e dai carabinieri della locale stazione alle 5.30 di ieri mattina, quando sono scattate perquisizioni nelle case dei tre fermati e di otto loro amici a Tortoli'. Tutti e tre con precedenti per reati contro il patrimonio, sono stati accompagnati nel carcere di Lanusei in attesa dell'udienza di convalida davanti al gip che si terra' nei prossimi giorni. "Il mio sogno nel cassetto", confidava uno dei fermati agli amici di Facebook, "e' sparare a tutti". Sono 19 gli incendi di auto in sosta attribuiti ai tre fermati, accusati di agire con diavolina e liquido infiammabile soprattutto ai danni di turisti, per puro teppismo. La svolta nelle indagini durate quasi due anni e' arrivata non solo grazie alla collaborazione di una persona a loro vicina e ai filmati di telecamere della sicurezza, ma anche per errori commessi dai tre in alcuni recenti episodi. In casa di uno dei tre giovani e' stato trovato un congegno a batteria con dei fili attaccati, ora all'esame degli inquirenti.

Facebook cancella i profili di 30 detenuti dopo le segnalazioni


Il ministro della giustizia inglese Jack Straw ha annunciato di aver fatto rimuovere trenta pagine di Facebook. Erano usate dai carcerati per molestare le vittime dei loro crimini, direttamente dalla cella, proprio come Colin Gunn.  Il boss criminale, condannato a 35 anni di carcere per istigazione all'omicidio, era riuscito a restare in contatto con 565 amici per oltre due mesi prima che il suo profilo fosse cancellato. Dopo la figuraccia sul boss che continuava a svolgere le sue attività dalla cella via Facebook, Jack Straw ha voluto calare la mannaia su questa deprecabile moda. Trenta pagine con contenuti offensivi sono state segnalate a Facebook che le ha prontamente rimosse in due giorni soltanto. "Siamo rassicurati dalla cooperazione che abbiamo ricevuto da Facebook. Il sito ha un alto senso di moralità, deve solo ricevere un aiuto per individuare il marcio". Tuttavia il rapporto tra le autorità e il sito non è democratico, Facebook deve semplicemente rispettare gli ordini. Se ricevono una notifica da noi non devono prima giudicare ma devono semplicemente premere il pulsante cancella". Ora sarebbero sempre piu frequenti le immagini di giovani criminali che si auto ritraggono col telefonino in cella mentre fanno gesti osceni o che, peggio, martellano le loro vittime attraverso il Web. Un portavoce di Facebook, ha assicurato che "se succedera qualcosa che viola la nostra policy saremo molto attivi e determinati a rimuoverla". Anche se si tratta di quella più eclatante e pericolosa, non è comunque la prima volta che l'uso criminale di Facebook rimbalza sulle cronache dei giornali.

Via: Tiscali

Boss britannico usava Facebook per comandare dal carcere


Colin Gunn è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, ma continuava a minacciare i nemici e a fare affari con gli amici grazie a Facebook. Gunn, uno dei più pericolosi "padrini" britannici, condannato a 35 anni di prigione per omicidio e rinchiuso nella prigione di massima sicurezza situata nel piccolo villaggio di South Littleton nella contea del Worcestershire, avrebbe ottenuto il permesso di usare il popolare social network direttamente da Ferdie Parker, direttore del penitenziario inglese. A svelare l’incredibile storia è stato il Sunday Times che ha anche raccontato diversi dettagli dell’attività multimediale e criminale del boss. Immediatamente, dopo la denuncia, i gestori di Facebook hanno oscurato l'account del pericoloso criminale. Il quarantaduenne Gunn, condannato, tra l'altro, per aver ordinato l'omicidio di due coniugi, prima che la sua pagina web fosse cancellata, aveva ben 565 «amici». Adesso si difende sostenendo che l'uso di Internet è «un suo diritto» e che l'oscuramento della sua pagina web è un'azione palesemente illegale. In realtà attraverso messaggi neanche troppo velati, Gunn gestiva i suoi loschi affari, dettava ordini ai suoi sgherri e minacciava i suoi nemici. In particolare continuava a controllare il ricco mercato della droga nella città di Nottingham grazie al quale nel corso degli anni ha costruito un autentico impero economico. Secondo quanto riferisce il Sunday Times i gestori del carcere «avrebbero chiuso un occhio sulle attività multimediali di Gunn perché temevano di essere denunciati da qualche organizzazione britannica che difende i diritti dei detenuti». Alla fine è intervenuto Jack Straw, ministro della Giustizia inglese, che ha ribadito che l'uso dei social network è proibito a tutti i detenuti rinchiusi nei penitenziari britannici.

Via: Il Corriere

Violenza sessuale, stupratore scoperto con Facebook


Un operaio 20enne e' stato arrestato nel Milanese, accusato di aver stuprato una donna russa alla quale aveva dato un passaggio in auto. La donna stava tornando a casa dopo una serata passata con amici. Il 20enne le si è avvicinato in auto e le ha detto: "L'accompagno io a casa, non e' sicuro girare a quest'ora da queste parti". Ma poi, dopo alcuni minuti, lui l'ha portata in una strada isolata dove l'ha violentata.