Facebook nel mirino dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), dopo lo scoppio della vicenda Cambridge Analytica che, durante la campagna elettorale statunitense, avrebbe usato i dati di 50 milioni di utenti per influenzare la decisione sul voto. L'Agcom ha inviato al social network una specifica richiesta di informazioni circa l'impiego di data analytics per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi. Anche la Federal Trade Commission (Ftc) accusa Facebook di aver violato i termini del decreto 2011 che regola la condivisione di dati con terze parti.
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Agcom richiede a Facebook informazioni su impiego Data analytics
Facebook nel mirino dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), dopo lo scoppio della vicenda Cambridge Analytica che, durante la campagna elettorale statunitense, avrebbe usato i dati di 50 milioni di utenti per influenzare la decisione sul voto. L'Agcom ha inviato al social network una specifica richiesta di informazioni circa l'impiego di data analytics per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi. Anche la Federal Trade Commission (Ftc) accusa Facebook di aver violato i termini del decreto 2011 che regola la condivisione di dati con terze parti.
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Ue, sanzione da 110 mln a Facebook per WhatsApp: info fuorvianti
La Commissione europea ha inflitto una multa da 110 milioni di euro a Facebook per aver fornito informazioni inesatte o fuorvianti nell'indagine dell'antitrust europeo circa l'acquisizione di WhatsApp. Nel 2014 il social network aveva assicurato alla Commissione Ue di non poter fare collegare gli account Facebook con quelli della popolare app di messaggistica, cosa invece avvenuta nel 2016. Si tratta di "un chiaro segnale alle società che devono rispettare le regole Ue, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette", ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.
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Codacons: stop agli insulti su Facebook e Twitter, servono interventi
''Sui social network regna oggi un vero e proprio caos fuori da ogni controllo, dove dilagano insulti gratuiti e minacce spesso gravi, incitazioni alla violenza, pagine che promuovono l'odio e il razzismo''. E' la denuncia del Codacons che chiede ''una riforma volta ad incrementare i poteri in capo alla Polizia Postale, aumentando la capacità d'azione di tale compartimento e permettendo interventi immediati per oscurare siti e profili lesivi e/o pericolosi e individuare i responsabili che si nascondono dietro l'anonimato garantito dal web''.
L'associazione chiede inoltre un incontro con l'Autorità per le Comunicazioni al fine di studiare interventi e misure per migliorare la vigilanza e i controlli da parte dei responsabili dei social network, come Facebook e Twitter. Non mancano gli episodi da citare a sostegno delle argomentazioni del Codacons: ad esempio, qualche giorno fa il direttore del Tg La 7 Enrico Mentana è stato costretto ad abbandonare Twitter a causa dei troppi insulti ricevuti.
"Il numero di tizi che si esaltano a offendere su twitter è in continua crescita. Calmi tra poco ce ne andremo, così v'insulterete tra di voi", cinguettava Mentana su Twitter. Il direttore era davvero fuori di sè e continuava cinguettare: "Sono contrario alle limitazioni e alle censure per legge. Sono contrario ai blocchi, censure private. Twitter è così, o l'accetti o lasci". E ancora: "Resterei se ci fosse almeno un elementare principio d'uguaglianza: l'obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname".
Secondo il associazione dei consumatori i gestori dei social network ''non sembrano esercitare la dovuta vigilanza. Oltre alla lesione dei diritti personali per chi è vittima di minacce e offese, vi sono rischi reali soprattutto per i più giovani che - sottolinea la nota - passano molte ore su Facebook e Twitter, e possono subire una influenza negativa soprattutto da quelle pagine che vorrebbero far passare disprezzo e violenza come una cosa normale o addirittura giusta''.
Fonte: Codacons
Via: Adnkronos
Foto dal web
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La Siae sbarca su Facebook per confrontarsi con gli utenti
Da ieri e' attivo su Facebook il profilo www.siae.it/facebook con cui la Societa' Italiana degli Autori e degli Editori intende dialogare e confrontarsi col maggior numero di persone possibile. Un passo importante, quello della Siae, in un periodo in cui si discute molto della necessità di freni al web, anche sotto questo punto di vista. Lo riferisce una nota della Siae che spega: "Diritto d'autore, ruolo e compiti della Societa', rapporto tra opere dell'ingegno e diffusione sulla rete, possibilita' di utilizzo legale delle opere, scaricamenti illegali e relativi danni, sono solo alcuni dei temi che saranno affrontati in questo spazio aperto alla discussione su una questione sempre piu' rilevante, come quella della tutela dei contenuti a livello planetario". Sul sito e' gia' presente l'appello che la Siae ha diffuso pochi giorni fa in difesa del diritto d'autore online; "un diritto del lavoro - si legge nella nota - che non va inteso come una tassa, ma come la remunerazione per un'attivita' creativa, senza la quale verrebbe meno ogni forma di giusto riconoscimento economico per chi opera nel campo dell' arte e della cultura". Sulla pagina Facebook è presente l’appello che la Siae ha diffuso pochi giorni fa in difesa del provvedimento Agcom sul diritto d’autore online: "Un diritto del lavoro che non va inteso come una tassa, ma come la remunerazione per un’attività creativa, senza la quale verrebbe meno ogni forma di giusto riconoscimento economico per chi opera nel campo dell’arte e della cultura", sostiene.
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