Facebook scende in campo contro le fake news sul Coronavirus e si impegna a sostenere le campagne di informazione corrette delle autorità sanitarie globali. La piattaforma ha annunciato che rimuoverà dalla piattaforma tutti i post, le foto i video che diffondono disinformazione sul coronavirus. Facebook ha affermato che limiterà la diffusione delle informazioni false sul coronavirus rimuovendo "false affermazioni o teorie del complotto". La società ha affermato anche che si sta concentrando sulle "affermazioni volte a scoraggiare il trattamento", inclusi post su false cure.
Visualizzazione post con etichetta Facebook bufale. Mostra tutti i post
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Facebook rimuoverà post che diffondono fake news sul coronavirus
Facebook scende in campo contro le fake news sul Coronavirus e si impegna a sostenere le campagne di informazione corrette delle autorità sanitarie globali. La piattaforma ha annunciato che rimuoverà dalla piattaforma tutti i post, le foto i video che diffondono disinformazione sul coronavirus. Facebook ha affermato che limiterà la diffusione delle informazioni false sul coronavirus rimuovendo "false affermazioni o teorie del complotto". La società ha affermato anche che si sta concentrando sulle "affermazioni volte a scoraggiare il trattamento", inclusi post su false cure.
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Notizie false, pagine Facebook da mezzo miliardo di views: oscurate
Facebook ha chiuso 23 pagine che diffondevano fake news e violavano le policy del social. Sono oltre mezzo miliardo le visualizzazioni ottenute negli ultimi tre mesi dalle fake news pubblicate su 77 pagine e gruppi che Facebook ha chiuso su segnalazione della Ong internazionale Avaaz. Si tratta di pagine usate "come delle armi" dai partiti e dai gruppi di estrema destra e anti-Ue che però, sottolinea l'organizzazione non governativa, sono solo la "punta dell'iceberg". "Solo il 20% delle reti segnalate" perché diffondono notizie false e contenuti che incitano all'odio sono state chiuse.
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Facebook presenta qualità della pagina e aggiorna policy di recidiva
Per rendere le pagine più trasparenti e responsabili, Facebook ha introdotto nuove misure per i gestori delle pagine. Un aggiornamento promuove la consapevolezza delle potenziali violazioni delle regole. Gli utenti di Facebook che gestiscono una pagina vedranno una nuova scheda che mostrerà i contenuti rimossi che si oppongono agli standard della comunità e i post con distribuzione ridotta che sono stati contrassegnati come falsi dai verificatori di terze parti. L'altro aggiornamento limita la capacità dei recidivi di ripetere le medesime attività attraverso un'altra pagina di loro proprietà.
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Facebook blocca ads da pagine che diffondono false notizie e bufale
Facebook ha adottato una difesa aggiuntiva contro la diffusione di fake news e falsi allarmi virali. Se una pagina di Facebook condivide storie false più volte, l'azienda vieterà alla pagina di pubblicare ulteriormente sul sito. La piattaforma si avvale di organizzazioni fact-checking di terze parti per contrassegnare le storie come false, cioè che vengono contestate non per motivi di opinione ma perché bufale. Secondo le regole di Facebook, gli inserzionisti non possono già pubblicare annunci che puntano a storie false, ma questo nuovo update porta a un ulteriore passo in avanti tale divieto.
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Facebook combatte fake news e account falsi usati per propaganda
Gli sforzi di Facebook per mantenere la sua base di utenti informati in merito alle misure che sta adottando per combattere le fake news includono ora uno sguardo al periodo di notizie che ha portato la questione alla ribalta, in primo luogo le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016. Il social network ha infatti pubblicato il suo primo rapporto sulle "operazioni di informazione" connesse alle presidenziali americane. La relazione conclude che, mentre tali operazioni hanno avuto luogo, la loro portata è stata marginale rispetto al volume complessivo dei contenuti condivisi.
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Facebook affronta le notizie false sul News Feed con nuovi strumenti
Nelle settimane scorse, Mark Zuckerberg ha annunciato la volontà di arginare la piaga delle bufale e dei falsi allarmi che circolano sul social network da oltre 1,8 miliardi di utenti. Ora, Facebook ha detto che lavorerà con le organizzazioni fact-checking indipendenti di terze parti per aiutarlo ad affrontare il problema delle fake news sul suo News Feed. Inoltre, il gigante dei social media renderà la loro segnalazione molto più semplice. Se la notizia sarà classificata come falsa, questa continuerà ad apparire su Facebook ma avrà visibilità limitata ed un'etichetta che la contrassegna.
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Facebook migliora esperienza 2G: possibile inviare commenti offline
Facebook sta di nuovo aggiornando il suo algoritmo del News Feed per caricare le storie più velocemente, soprattutto per coloro che si collegano da cellulare e utilizzano le connessioni 2G più lente. Il social network sta inoltre effettuando delle correzioni per rendere più facile agli utenti ignorare certi tipi di post virali che potrebbero apparire nel feed di notizie. Il cambiamento avverrà grazie alla raccolta da parte di Facebook di un nuovo tipo di feedback chiamato "Story Surveys", che metterà a confronto due notizie virali e chiederà agli utenti quale preferiscono.
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Facebook aggiunge nuova opzione per segnalare anche notizie false
Stop alle bufale sul social media. Facebook sta testando una nuova opzione, tra le possibilità di segnalazione di un post indesiderato, che permette agli utenti di marcare notizie false e bufale online. L'opzione consente di segnalare le notizie che si ritengono "deliberatamente false" oppure "truffe smascherate da una fonte affidabile". Lo scopo è ovviamente quello di cercare di limitare lo spam e le hoax che circolano continuamente sul social network. Al momento, però, la nuova funzionalità è disponibile solo per 700.000 degli oltre 1 miliardo e 400 utenti registrati.
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Facebook aggiorna la funzione Trending e introduce 5 nuove sezioni
Twitter è diventato uno dei modi più facili e più veloci per ottenere e diffondere notizie. Facebook vuole cambiare la situazione e punta sulle breaking news. All'inizio di quest'anno, Facebook ha lanciato Trending Topics per aiutare i suoi più di 1 miliardo di utenti a trovare le notizie di cui tutti parlano e, non di rado, per diffondere bufale con oggetto lo stesso social. Ora, il gigante di Internet sta facendo un ulteriore passo avanti con un aggiornamento che potrebbe rendere un luogo più facile per navigare tra le notizie come fa il servizio di microblogging Twitter.
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Facebook IQ, nuovo strumento per campagne di marketing efficienti
Facebook ha annunciato che dal primo gennaio 2015 aggiornerà le policy sulla privacy, con l'obiettivo di aiutare gli utenti ad avere maggiore controllo delle informazioni rilasciati sulla piattaforma. Nel frattempo il social network ha detto che fornirà ai marketers una vera comprensione di chi sono gli utenti, cosa fanno e perché lo fanno e tutto questo in maniera da salvaguardare la privacy delle persone. Ogni giorno, in tutto il mondo, le persone si rivolgono a Facebook per connettersi, condividere, scoprire, informarsi e lasciarsi ispirare.
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La bufala su Facebook del microchip canino trovato nel piatto cinese
Sulla bacheca del suo profilo Facebook aveva postato una delle leggende metropolitane più diffuse: un suo amico aveva trovato un microchip canino in una pietanza che gli era stata servita durante una cena in un ristorante cinese a Vigevano, in provincia di Pavia e, per questo, l'uomo era dovuto andare in ospedale per una lavanda gastrica. Ma in realtà la notizia era una bufala e per questo la donna è stata denunciata.
Il racconto della donna, colmo di particolari usati per rendere credibile la vicenda, aveva sollevato sul social network le proteste degli animalisti e indignazione da più parti. Qualcuno aveva persino minacciato di apporre uno striscione "Qui si mangia carne di cane". Il clamore attorno alla storia era diventato tale che, com'era prevedibile, la voce arrivasse anche all'orecchio del proprietario del ristorante.
E' stato a quel punto che Antonio Zang, 39 anni, titolare dell'Amico Wok, ristorante cinese di Vigevano, si è presentato ai carabinieri della locale stazione, disperato per la bufera che si era abbattuta sul suo locale e ha sporto denuncia. Gli investigatori hanno verificato i verbali dei Nas nel locale, che sono risultati del tutto regolari nei due anni di attività, ed hanno controllato i ricoveri in ospedale in quei giorni.
I carabinieri di Vigevano hanno quindi verificato l'infondatezza della notizia e ascoltato la donna B.T., 31 anni, artigiana di Vigevano, che all'inizio ha confermato la storia, ma poi ha ceduto: "Mi sono inventata tutto". E' per questo che è stata denunciata per diffamazione aggravata a mezzo Internet. Attenzione dunque alle bufale su Facebook che vengono diffuse attraverso post a tal punto da diventare certezze.
La vicenda del "microchip canino" nei piatti dei ristoranti cinesi gira su Internet da diversi anni. Cambiano i dettagli ma i contenuti della storia sono sempre gli stessi. Tra le bufale più recenti quella che aveva preso a circolare nel marzo 2013 ad Este, in provincia di Padova: anche qui la notizia era stata opportunamente smentita e i gestori del locale avevano presentato denuncia per diffamazione a carico di ignoti.
Via: Il Giornale
Foto: Wikimedia
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Facebook smentisce voci copyright violato, critiche contro governance
Facebook respinge le accuse di violazione del copyright degli utenti. "Qualcuno crede che Facebook stia adottando un cambiamento a riguardo, ma è tutto falso", ha dichiarato il social network in un post pubblicato sul sito. "Ogni utente ha il controllo di ciò che pubblica e di come viene condiviso: è la nostra politica da sempre".
Facebook ribadisce che non c'è bisogno di pubblicare un messaggio per dichiarare di voler proteggere il materiale online - come molti utenti del social network hanno fatto negli ultimi mesi, dichiarando di essere i soli possessori del materiale condiviso in rete e rifiutando a chiunque altro il diritto di utilizzarlo.
Le accuse di invasione della privacy contro Facebook, già in circolazione da mesi, sono riemerse la settimana scorsa in occasione di una revisione delle regole messa in opera dal social network, che in particolare vuole poter condividere le informazioni fornite dai suoi utenti con altre società del gruppo.
Due associazioni dei consumatori americane hanno criticato oggi le nuove regole, il CDD (Center for Digital Democracy) e l'EPIC (Electronic Privacy Information Center). Secondo queste associazioni, le nuove norme sono pensate soprattutto per Instangram, l'applicazione di condivisione di foto che il gruppo ha acquisito in aprile.
Le associazioni in una lettera all'Ad Mark Zuckerberg chiedono il ritiro delle nuove norme, citando rischi per la confidenzialità dei dai degli utenti, ma anche la violazione di un accordo firmato l'anno scorso dal social network: Facebook si era impegnato a chiedere l'esplicito consenso degli utenti prima di condividere le loro informazioni.
In sostanza, Facebook dovrebbe ripristinare il vecchio sistema basato sui feedback per eventuali modifiche alle policy sull'uso dei dati personali oltre che alla DDR. Le associazioni hanno sollevato la questione poco dopo che l'ufficio dell'Irish Data Protection Commissioner (DPC), aveva chiesto chiarimenti a Facebook sulla privacy.
È dall'anno scorso che i regolatori irlandesi si occupano della protezione dati di Facebook nell'UE.
A settembre scorso il DPC ha chiuso un'indagine aperta sul social network obbligandolo a rimuovere tutti i dati raccolti dagli utenti nell'ambito dell'Unione europea per i dispositivi di riconoscimento facciale.
Via: TMNews
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Bufale dei bimbi malati su Facebook, lettera aperta al social network
Il 4 febbraio 2012, una lettera aperta è stata presentata a Facebook in riferimento al numero crescente di foto di "bambini malati", o "truffe di carità a bambini". La lettera ha dichiarato che diversi siti web avevano fatto sforzi collettivi per prevenire la diffusione di queste fotografie, e ha chiesto la loro rimozione. Ha inoltre chiesto di aumentare la consapevolezza pubblica del problema Facebook. Fino ad oggi questo non è avvenuto. Facebook ha contattato E. Protalinski di ZDNet, per una dichiarazione dopo che la lettera aperta è stata pubblicata.
Un portavoce di Facebook ha citato una serie impressionante di strumenti e software progettati per "Proteggere le persone che utilizzano Facebook da spam e contenuti dannosi". E' stato inoltre raccomandato di usare lo strumento Facebook "Segnala". Il portavoce ha poi continuato affermando che Facebook sta "guardando alcune soluzioni tecniche che renderanno la loro rimozione più veloce e più completa (vale a dire la cattura di più istanze delle immagini uguali o simili)".
L'attuale strumento di Facebook reporting non dà delle opzioni che permettano di coprire i casi di sfruttamento minorile e dei diritti di privacy violata dei bambini raffigurati nelle fotografie condivise. "L'opzione più vicina è "Spam / Scam", ma questo problema non è menzionato. Si tratta di sfruttamento minorile, contenuto fuorviante, e / o furto di IP. "Riteniamo che potrebbe essere utile per Facebook di modificare il suo strumento di relazione per aggiungere un'opzione che 'Contiene materiale che coinvolge i bambini'".
"Tutte le relazioni presentate con questa opzione devono essere immediatamente presentate al personale Facebook per le indagini", si legge sul blog Facebook Privacy & Security. Facebook è stato spesso costretto a smentire false voci che inizierà a far pagare per l'utilizzo del sito o che è destinato a chiudere. "Chiediamo che Facebook informi immediatamente tutti i suoi utenti in modo diretto e conciso, che non ha alcuna parte in nessuna di queste truffe di carità per i bambini", aggiunge il blog. Tale notifica sicuramente fermerebbe la diffusione e minimizzerebbe il problema ad un livello più gestibile.
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Paolo Villaggio è morto, ma è una bufala su Facebook: l'audio
La notizia è partita ieri sera su Facebook da un presunto articolo dell'agenzia ANSA (e continua a girare). "E' morto Paolo Villaggio nella sua Genova. L'intera Italia piange il suo Fantozzi, il comico che ha fatto ridere una intera generazione... Continua...". Il link però porta alla home page dell'ANSA, ma della notizia sulla morte nessuna traccia. ''Mi sento benissimo, ma a questo punto andrò a farmi un check up''.
Tassa sugli animali domestici, bufala Facebook sul governo Monti
“Ci mancava solo questa: Il governo Monti sta emanando nuove leggi da approvare, una tra le quali la legge sugli animali domestici. Ogni famiglia dovrà pagare una tassa su ogni animale domestico in quanto il signor Monti li definisce beni di lusso, non beni affettivi. La ringraziamo, professor Monti, perchè in questo modo, lei sarà complice dell’aumento degli abbandoni, delle uccisioni, e della sofferenza di tante povere bestie, che o saranno abbandonati da chi non può permettersi ulteriori spese, o che non verranno mai e poi mai adottati da un canile. Copia e incolla”.
Questo è il testo della nuova catena di Sant’Antonio che ha fatto il giro del Web tramite Facebook e che subito ha suscitato non poche polemiche. Gli articoli pubblicati sulla rete riguardanti la notizia sono ormai moltissimi, ma in realtà si tratta di una bufala, che non riporta nessun riferimento attendibile. «A quanto mi risulta, al momento non c’è alcuna “legge sugli animali domestici” emanata o ipotizzata dal governo Monti», così scrive sul suo blog Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale all’interno del Web.
Il giornalista, come anche altri siti internet, tra i quali Protezione Account, ha ipotizzato che tutta la questione sia nata da un’interpretazione erronea di un articolo del Corriere scritto l’ottobre scorso, nel quale Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari, segnalava che «tra le sette categorie del nuovo redditometro sperimentale presentato all’Agenzia delle Entrate comparirebbero le spese veterinarie per gli animali una volta detti da compagnia e che oggi si preferisce chiamare d’affezione». Condividere sul Web notizie del genere, prive di fonti attendibili, non fa altro che suscitare rabbia nei confronti della classe politica.
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Terrorblanche, foto Facebook finta: bimbo pagato per sdraiarsi
Un giovane bianco sorridente che accovacciato impugna orgoglioso un fucile e preme il ginocchio su un bimbo nero disteso. Era la foto agghiacciante postata su un profilo Facebook e che aveva movimentato la Rete, sul quale ha indagato la procura di Johannesburg. Il profilo riportava il nome di "Eugene Terrorblanche", che richiamava il nome dell’ex leader del movimento di resistenza africana di estrema destra Terre Blanche, uno dei più feroci oppositori dell'uguaglianza tra bianchi e neri, assassinato nell’aprile 2010. La polizia ha raccontato di aver interrogato già nel 2007 il misterioso Eugene Terrorblanche, il quale aveva detto "di aver pagato il bimbo per sdraiarsi. Non era morto". Tuttavia, ciò che stava succedendo sul social network aveva imposto una riapertura del caso. "Ci stiamo concentrando sul sapere se il bambino è vivo o morto. L’accusa è quella di omicidio", aveva detto la polizia. Il profilo Terrorblanche sul social network era falso, per cui gli agenti non sono stati in grado di rintracciare l’autore che ad oggi è scomparso. Su Facebook Terrorblanche si presentava come un lavoratore autonomo, interessato ai coltelli, le armi da fuoco e il close combat. Poco prima che fosse disattivato il suo profilo Facebook, la foto shock era stata sostituita da quella di un militante a cavallo con la bandiera del Movimento di resistenza afrikaaner. Le indagini devono provare a chiarire perché quattro anni dopo quella foto sia tornata alla luce. In attesa della risoluzione del caso, il quadro è servito ad approfondire il problema razziale sudafricano.
Via: El Mundo
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Su Facebook 11 euro per un menù del Senato, ma è una bufala
Un pasto completo alla mensa del Senato per euro 11,41. È quanto mostra uno scontrino condiviso dagli utenti di Facebook che ha sollevato un'ondata di proteste. Ma la prova esibita nel social network riguarda la mensa del personale che lavora a Palazzo Madama, non il ristorante riservato ai parlamentari che, durante l'estate, è arrivato al centro di un dibattito pubblico sui privilegi della politica. A causa di una violenta ondata di indignazione generale, a settembre il prezzo dei piatti è stato parificato al costo dei ristoranti di Roma.
Su Facebook, però, ha iniziato a circolare la foto di uno scontrino in cui si dimostra che in realtà i prezzi della mensa del Senato non erano affatto cambiati. Anzi. Un pasto completo (escluso servizio) per soli 7 euro e 50 centesimi: trofie asparagi e speck (0,87 centesimi), insalata spinaci e parmigiano (1,75 euro), tagliata con rucola, grana e aceto balsamico (3,41 euro), ananas (0,43 centesimi), torta della nonna (0,67) e bevande (037). Uno scontrino falso? Alcuni dicono così.
Tuttavia il mistero è stato svelato da Emanuele Monti, esponente della Lega che, al termine di un pranzo, ha pensato bene di fotografare il proprio scontrino e postarlo su Facebook. "Vi faccio notare un paio di particolari - spiega l'esponente del Carroccio - la mensa del Senato è adibita per i dipendenti e non per i senatori. Nello scontrino caricato da me trovate la scritta ristorante del Senato, infatti nella parte in basso, sulla sinistra, trovate anche il mio nome e cognome". E dichiara: "Basta con le informazioni sbagliate". Su Facebook è stato pubblicato uno scontrino del ristorante che dimostra la bufala.
Fonte: Il Giornale
Via: Il Sole 24 Ore
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Ragazza si tatua 152 amici del profilo Facebook, ma è un falso
L’ultima frontiera dell’assurdo concepita dalla mente umana pare sia essere il tatuaggio di una ragazza che ha scelto di farsi imprimere per sempre sul braccio destro le facce dei suoi contatti di Facebook. Una ragazza olandese ha deciso, infatti, di farsi tatuare le foto degli amici Facebook anche sul braccio per avere un ricordo di loro sempre con sé, anche quando non può connettersi al social network. 152 immagini che le ricoprono interamente il braccio destro.
"Dopo due mesi di lavoro - spiega Suzyj87 su YouTube - voglio mostrare a tutti i miei social tattoo. Carini no? sono molto oregogliosa, spero che vi piacciano". Tanti piccoli quadrati quanti sono i suoi contatti sul social network. Questo gesto, che a prima analisi poteva essere inteso come un gesto di "pura follia da dipendenza da Facebook", è in realtà una delle tante bufale in giro per il Web o meglio una trovata pubblicitaria.
Come spiega il giornale olandese Telegraaf infatti, il tatuaggio utilizzato è una decalcomania che scompare dopo un paio di giorni, grazie a comune acqua. In realtà dietro si cela un esempio di Viral Marketing. Infatti nella parte finale del messaggio la ragazza continua ringraziando il creatore del disegno Pretty social, che si è rivelata essere un’azienda olandese specializzata nella stampa su diversi materiali delle foto dei propri amici di Facebook e Hyves, social network dei Paesi Bassi.
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Nessuna procedura può ripristinare il pulsante like e i commenti
Da ieri mattina sono scomparsi le opzioni "Like" ("Mi piace") e "commenta" su molti contenuti postati su Facebook e le proteste già impazzano per la rete. Il cambiamento vale soltanto per i contenuti già pubblicati in precedenza su Facebook e che si andranno a riproporre, mentre per quelli pubblicati per la prima volta (nota, foto, video, link esterno) nulla è cambiato, sono infatti disponibili i link per esprimere il proprio gradimento, condividere e commentare.
E in queste ore, è esplosa anche la corsa a trovare una soluzione per ripristinare il tutto. Sono infatti numerosi i metodi proposti da siti web, blog e pagine su Facebook che, attraverso fantomatiche procedure, promettono la riattivazione delle funzionalità. Sono tutte bufale e truffe, che hanno l'unico scopo di aumentare il numero degli iscritti ad una pagina o le visite su un sito web o blog.
Inoltre, alcune procedure modificano anche le impostazioni sulla privacy dei profili. Tra le ragioni per cui Facebook ha effettuato le modifiche vi è la crescita delle Pagine, perchè una condivisione comporta una diffusione maggiore di una notizia rispetto a un "Like". Molte Pagine avevano poi l'abitudine di scrivere poche note e riproporle nuovamente, ottenendo un notevole gradimento con poco sforzo, mentre adesso il gradimento di un contenuto risulterà più veritiero.
Se da un lato Facebook ha eliminato la possibilità, per gli iscritti, di suggerire una pagina agli amici, dall'altro permette, se i contenuti sono in possesso delle qualità necessarie, di far crescere più velocemente una pagina, privilegiando in questo modo chi lavora duro sugli articoli.
Le bufale sui metodi contraccettivi corrono su Facebook
Una recente indagine pubblicata sul Journal of Adolescence Health svela che Facebook è fra le principali fonti di creazione di falsi miti sulla contraccezione. Per esempio, la prima volta è impossibile rimanere incinta. Una situazione grave cui si deve porre rimedio, se è vero che sette teenager italiani su dieci hanno un profilo su Facebook e il 17,2% trascorre sul web più di tre ore al giorno. Inoltre, l'abitudine ad una sessualità sempre più esplicita su internet si traduce in rapporti non protetti nella vita reale. A lanciare l'allarme la Società italiana di ginecologia e ostetricia, secondo la quale la soglia del pericolo è più bassa nei giovani che trascorrono ore in rete scambiandosi messaggi, foto o video ad alto contenuto erotico. "La nostra pratica clinica - spiega Emilio Arisi, consigliere nazionale Sigo - ci conferma quanto emerge da diverse indagini internazionali: gli adolescenti usano sempre meno precauzioni con un aumento di gravidanze indesiderate ma soprattutto malattie sessualmente trasmissibili". In Gran Bretagna, ad esempio, è stata riscontrata una forte correlazione tra le aree in cui Facebook é molto popolare e il numero di persone affette da sifilide: i dati parlano di più 400% dei casi di contagio. Il tema è al centro del Convegno nazionale promosso oggi a Roma dalla Sigo: in Italia il 14% dei teenager manda proprie foto di nudo per ottenere regali, il 40% guarda abitualmente immagini o video a sfondo sessuale, il 22% ha rapporti intimi con qualcuno conosciuto solo in internet.
Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/
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