La Suprema Corte ha stabilito che per le offese sul social network la competenza non è del Giudice di Pace ma del Tribunale ordinario. La diffamazione tramite Facebook può essere punita con il carcere. Lo ha deciso la Prima sezione penale della Corte di Cassazione. I giudici sono stati chiamati a decidere su una querela che nel 2010, in seguito a una burrascosa separazione, una donna aveva presentato nei confronti dell'ex marito accusandolo di aver pubblicato sul social network alcuni post e commenti dal contenuto diffamatorio.
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Insulti su Facebook possono costare il carcere, lo dice la Cassazione
La Suprema Corte ha stabilito che per le offese sul social network la competenza non è del Giudice di Pace ma del Tribunale ordinario. La diffamazione tramite Facebook può essere punita con il carcere. Lo ha deciso la Prima sezione penale della Corte di Cassazione. I giudici sono stati chiamati a decidere su una querela che nel 2010, in seguito a una burrascosa separazione, una donna aveva presentato nei confronti dell'ex marito accusandolo di aver pubblicato sul social network alcuni post e commenti dal contenuto diffamatorio.
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Class action dei genitori per acquisti fatti dai minorenni su Facebook
Una class-action, simile a quella affrontata da Apple e Google, per gli acquisti fatti dai ragazzini senza il consenso dei genitori. È quella che si prepara ad affrontare Facebook, autorizzata da un tribunale californiano per presunte violazioni della legge dello Stato Usa sul rimborso degli acquisti effettuati. Il caso è nato nel 2012, a intentare la causa i genitori di un gruppo di minorenni che hanno acquistato, senza la loro autorizzazione, crediti virtuali da usare nei giochi online.
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Zuckerberg citato in giudizio da costruttore per un affare immobiliare
Guai giudiziari un vista per Mark Zuckerberg. Il fondatore di Facebook è stato denunciato da un costruttore, Mircea Voskerician, perchè in cambio di condizioni di favore sull'acquisto di un lotto di terreno che si trova sul retro della sua casa a Palo Alto, il numero uno del social network più famoso del mondo, si sarebbe impegnato a presentare all'impresario una serie d'investitori, ma pare che questo non sia mai avvenuto.
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Class action contro Facebook, spia messaggi privati a fini pubblicitari
Prima brutta notizia dell'anno per Facebook. Il social network dovrà difendersi da una class action in cui è accusato di monitorare i messaggi privati degli utenti per vendere dati a scopi pubblicitari. La causa è partita da Matthew Campbell dell'Arizona e da Michael Hurley dell'Oregon, a nome degli utilizzatori americani che hanno inviato link nei propri messaggi. Facebook afferma che la querela è senza fondamento e si dice pronta a difendersi in tutte le sedi competenti.
Nel mese di giugno, una vertenza simile era stata sollevata nei confronti di Google, accusata di rilevare a fini pubblicitari i contenuti delle email. Il caso di Gmail riguarda la presunta pratica di Google di scansionare automaticamente i messaggi di posta elettronica e la visualizzazione degli annunci basati sui contenuti delle e-mail. Facebook, in particolare, intercetterebbe i collegamenti ad altri siti inviati nei messaggi privati, arricchendo il profilo dell'attività online degli amici.
La class action punta a ottenere 100 dollari per ogni giorno di violazione dell'Electronics Communication Privacy Act (ECPA) oppure 10mila dollari per ogni utente coinvolto. E, ovviamente, chiede la cessazione del monitoraggio del social network. "Il contenuto dei messaggi privati è particolarmente redditizio per Facebook. Chi utilizza il servizio crede che i messaggi privati non siano controllati e per questo motivo tende a rivelare informazioni riservate", afferma l'accusa.
Secondo le stime, sono circa 166 milioni gli utenti statunitensi che hanno scambiato link tramite posta di Facebook. Recentemente il social network è stato criticato per avere proposto un aggiornamento che avrebbe autorizzato le aziende pubblicitarie all'utilizzo del nome e delle immagini degli utenti senza il loro consenso. Nel 2011, un giudice federale ha chiuso una causa intentata contro Facebook per la presunta fuga di informazioni personali degli utenti agli inserzionisti.
Fonte: Euronews
Via: Il Fatto Quotidiano
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Rivendicazioni legali possono essere servite a mezzo Facebook
Facebook può ora essere utilizzato in tribunale anche in Gran Bretagna nei casi in cui il soggetto è difficile da trovare. Facebook è stato utilizzato in passato per servire soggetti, ma fino a poco tempo questo è stato consentito solo in Australia, e Nuova Zelanda - a causa delle leggi. Già nel 2009, il giudice Lewison aveva permesso un'ingiunzione per essere servita via Twitter, nel caso in cui il convenuto era solo conosciuto e identificato dal suo Twitter-handle (username), ma non poteva essere facilmente identificato in altro modo.
Gemelli Winklevoss querelano per la seconda volta il sito di Facebook
Tyler e Cameron Wiklevoss, i gemelli che hanno già intentato una causa civile contro Facebook, stanno querelando nuovamente il gigante dei social network e il suo fondatore Mark Zuckerberg. I gemelli avevano querelato una prima volta l'azienda di Palo Alto, in California, nel 2004, dichiarando che Zuckerberg aveva rubato l'idea originaria del sito.
In quell'occasione, le due parti si erano accordate per un patteggiamento del valore di 65 milioni di dollari in favore dei Winklevoss. Nel 2002, Cameron e Tyler, che frequentavano l'Università di Harvard con Zuckerberg, avevano abbozzato un'idea di social network chiamato HarvardConnection.
I gemelli ora pretendono un'ulteriore somma in quanto sostengono che Zuckerberg, oltre ad averli ingannati sul reale valore del suo social network, sia anche colpevole di frode finanziaria. Secondo il social network i Winklevoss stanno invece soffrendo di "rimorso da patteggiamento" in quanto avevano calcolato in proprio il valore di Facebook basandosi su un comunicato stampa veritiero.
Facebook ha presentato le proprie osservazioni in alcuni documenti consegnati al tribunale, secondo i quali "le accuse di frode sono basate su omissioni. I gemelli accusano Facebook di non aver fornito spontaneamente una più recente valutazione e sostengono che il loro nemico giurato avesse un qualche obbligo ad aprire i propri libri contabili".
Via: Apcom
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Sconsy denuncia il suo fake, ragazza effettuava il login col suo nome
Si è imposta in pochi mesi al pubblico televisivo della trasmissione Zelig Circus interpretando il personaggio di Sconsolata, una donna del sud emigrata al nord, che si esprime in un personalissimo dialetto meridionale, parole moderne, termini stranieri e confuse sintassi al limite dell'invenzione.
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