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Ragazzina stuprata da branco, profilo Facebook finto a nome vittima


Un falso profilo su Facebook ha innescato una spirale di violenza che ha distrutto l'esistenza di una quattordicenne di Molfetta. Quattro ragazzi maggiorenni sono stati arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri con l'accusa di aver fatto parte di un branco che ha violentato e minacciato la ragazzina. Sulla pagina del social network, aperta a sua insaputa, c'era scritto il suo nome ed era riportato il suo numero di cellulare. 

E, tra le caratteristiche, era indicato "ragazza disponibile a tutto". Un giorno i ragazzi avrebbero convinto la minore, adescata attraverso quel numero di cellulare pubblicato su Facebook, a fare un giro in scooter e allora sarebbe scattata la violenza di gruppo che si sarebbe consumata, la prima volta, alla fine dell'aprile 2012 in un anfiteatro all'aperto a Molfetta. A cui sarebbero seguiti altri episodi tra cui un tentativo di violenza persino durante una gita con il gruppo dell'oratorio. 

Inutile il tentativo, fatto dalla minore, di liberarsi di quel numero di telefono gettando la scheda Sim. La persona che aveva creato il falso profilo Facebook è stata identificata: era una coetanea della 14enne, che dopo la creazione di quella pagina online, aveva anche chiesto scusa all'amica. I quattro sono finiti ai domiciliari su disposizione del gip.  Una quinta persona è indagata ma la sua posizione, avendo meno di 18 anni all'epoca dei fatti, è al vaglio del tribunale dei minori. 

Restano ancora da identificare gli altri membri del gruppo. Dagli inquirenti arriva un appello: attenzione all'uso che si fa dei social network. "I ragazzi - ha spiegato il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella - non si rendono conto della portata delle conseguenze di un cattivo uso di certi strumenti" come i social network. La giovane che ha creato il falso profilo è stata identificata ma non è coinvolta nell'indagine.

Via: AGI

Salerno: adescavano minori su Facebook, in manette due casalinghe


Due casalinghe di 27 e 29 anni "incapaci di tenere a freno i propri istinti sessuali, nonostante i rapporti con altri uomini", sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Salerno perchè circuivano sui social network minorenni per convincerli ad avere rapporti sessuali. Le donne, residenti nel Vallo di Diano, sono state poste ai domiciliari su disposizione del gip del tribunale di Salerno.  

Le indagini sono partite dalla denuncia presentata dalla madre di un minorenne che, preoccupata per gli atteggiamenti del figlio non ancora 14enne, ha raccontato i propri dubbi ai militari. L'adolescente aveva iniziato a dimostrare disinteresse per gli studi e ad allontanarsi dall'abitazione familiare, anche di notte, senza motivo e senza autorizzazione preventiva dei genitori. 

Il padre e la madre del ragazzo hanno iniziato così una serie di ricerche, sia nei luoghi di ritrovo dei suoi coetanei sia accedendo al suo profilo Facebook. Sul social network sono stati così individuati alcuni messaggi inequivocabilmente a sfondo sessuale. Il minorenne ha poi confessato ai propri genitori di essere stato adescato, convinto a intrattenere rapporti intimi proprio dalle due donne arrestate. 

Le successive indagini hanno accertato che alcuni genitori dei minori adescati si erano addirittura rifiutati di denunciare quanto accaduto. Le investigazioni, però, hanno permesso con pedinamenti e intercettazioni di accertare la responsabilità delle due casalinghe. In ben due occasioni una delle due arrestate aveva condotto un bimbo di 10 anni all'interno dei bagni pubblici comunali per "far provare un bambino a un uomo". 

Intercettazioni e servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati, ma anche monitoraggio di profili sul social network, hanno consentito l'emissione del provvedimento restrittivo emesso dal Gip.  I reati contestati sono di "atti sessuali con minorenni infraquattordicenni". Nel corso di alcune perquisizioni domiciliari è stato anche sottoposto a sequestro materiale utile per proseguire le indagini.

Fonte: AGI
Via: TMNews

Presunto ladro seriale riconosciuto su Facebook da vittime, arrestato


E' stato riconosciuto dalle vittime dei furti su Facebook: G.H., 30 anni, pregiudicato, senza occupazione, nato a Palermo e residente a Lecce nel campo nomadi "Panareo", sulla statale 7ter, è stato arrestato dai carabinieri della Stazione di Trepuzzi che hanno eseguito sabato sera una ordinanza di custodia cautelare in carcere. 

La misura, emessa dal gip Giovanni Gallo, su richiesta del pm Giuseppe Capoccia, riunisce i gravi indizi di colpevolezza relativamente a ben cinque furti in abitazione aggravati, consumati o tentati. I militari, grazie a una telecamera posta in lontananza, riuscirono anche a ricostruire la dinamica del furto, tutt'altro che pianificato. 

Una Station Wagon scura di grossa cilindrata si era avvicinata all'abitazione, uno dei passeggeri era uscito munito di un piede di porco e, dopo aver suonato il campanello e non aver ottenuto risposta, aveva forzato la porta d'ingresso consentendo l'ingresso ai complici, due o tre. L'azione in tutto era durata non più di tre minuti. 

Dalle indagini è emerso che il modo di agire era simile a quello di diversi casi di furti in abitazione commessi quest'ultima estate. In quattro di essi (un furto tentato a Novoli l'1 agosto e tre consumati a Lecce e Novoli il 12 luglio, l'ultimo a Campi il 4 agosto), come nel caso di Trepuzzi, i proprietari di casa nel rientrare avevano incrociato i malviventi, e di essi ricordavano chiaramente il capobanda, molto simile a quello di Trepuzzi. 

Ne è nata una frenetica ricerca di persone sospettabili e soprattutto di fotografie recenti. Per quanto riguarda G.H., una grossa mano l'ha data Facebook dove è stato riconosciuto senza ombra di dubbio da tutte e cinque le vittime. Sono ancora in corso le indagini per individuare gli altri componenti della banda, sicuramente più attenti del capo.

Fonte: Adnkronos
Foto dal web

Adescava minorenni su Facebook, arrestato 56enne vicentino


Adescava minorenni su Facebook e cercava approcci sessuali offrendo in cambio ricariche telefoniche. Un imprenditore vicentino di 56 anni e' stato arrestato dalla squadra mobile di Padova con l'accusa di pedofilia. L'indagine è partita grazie alla denuncia di una madre che aveva scovato il profilo dell'imprenditore sul social network abitualmente frequentato da suo figlio di 14 anni. L'uomo aveva regalato al ragazzino una ricarica telefonica indirizzandogli messaggi a sfondo sessuale. 

Il gip di Venezia, quindi, su richiesta del pubblico ministero, Giovanni Zorzi, ha emesso un provvedimento restrittivo nei confronti dell’uomo. Le indagini della polizia hanno appurato che la prassi dell'uomo, titolare di una ditta di componentistica per prodotti elettronici, era ormai rodata. L’uomo pagava i ragazzini, dell’età tra i 14 e i 17 anni, con ricariche telefoniche, somme in denaro dai 25 ai 50 euro e ricariche delle carte Postepay, dopo aver ricevuto delle immagini da questi e, in special modo, dopo aver avuto rapporti sessuali con tali minorenni. 

Coinvolti adolescenti delle province di Treviso, Padova, Venezia, Brescia e Vicenza. La polizia di Padova lancia un appello verso tutti i genitori dei ragazzini che si connettono ai social network: "Facebook è uno strumento bellissimo, ma anche pericoloso. Controllate sempre i profili dei vostri figli per evitare che vengano in contatto con malintenzionati". Ricordiamo un altro recente caso di pedofilia in Italia dove è coinvolto un brianzolo di 50 anni, il quale aveva creato profili falsi su Facebook al fine di adescare delle bambine.

Via: Quotidiano Italiano

Pedofilia: adescava bimbe su Facebook, arrestato 50enne


Avrebbe creato profili falsi su Facebook al fine di adescare delle bambine, ma e' stato arrestato al termine di un'operazione condotta dalla polizia postale di Cagliari e avviata a seguito di una denuncia di un genitore che ha scoperto tra i contatti della figlia 12enne una serie di messaggi con scambio di foto con uno sconosciuto. 

L'inchiesta ha permesso di scoprire che, tra il settembre 2009 e il giugno 2010, un uomo, D.F. originario di un centro della Brianza, con diverse false identita' sul social network e con la foto di un giovanissimo e piacente ragazzo, era riuscito a conquistare l'amicizia e la fiducia di un gruppo di otto bambine tutte residenti in un paese dell'hinterland cagliaritano. 

Bambine che veniva attirate dai modi gentili, regali e da particolari attenzioni ma che poi subivano minacce se non posavano per scatti fotografici particolari. L'indagine della polizia postale ha scoperto che dietro quei profili fake si nascondeva il 50enne brianzolo, ed e' stata subito disposta una serie di attivita' di intercettazioni prima e di perquisizioni dopo che hanno confermato i sospetti sull'uomo. 

Nei confronti di D.F., su richiesta del pm Pili, il Gip di Cagliari, Simone Nespoli, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere per produzione e diffusione di materiale pedopornografico e violenza privata nei confronti di due delle bambine e ora l'uomo si trova in un carcere lombardo. I poliziotti hanno scoperto anche la divulgazione di pornografia minorile attraverso Internet e la detenzione di file (immagini e video) illeciti. Le perquisizioni effettuate hanno consentito di rinvenire e sequestrare una quantita' di materiale informatico tutt'ora all'esame degli investigatori.

Via: Adnkronos

Ricatti sessuali a quindici ragazzine su Facebook, arrestato


Chattava con ragazzine di 13, 14, 15 anni via Messenger e proseguiva il dialogo su Facebook, presentandosi prima con modi garbati, poi riempiendole di apprezzamenti e, infine, avanzando richieste a sfondo sessuale sempre più esplicite. Più di 15 adolescenti, residenti in varie parti d’Italia, sono cadute nella trappola tesa dal giovane, uno studente di 19 anni di Cologno Monzese appena diplomato, e hanno accettato di spogliarsi per lui davanti alla webcam. 

In un caso, poi, il ragazzo, ha deciso di mettere in piedi un vero e proprio ricatto, durato mesi, nei confronti di una ragazzina che all’epoca aveva solo 13 anni. Pressioni psicologiche sempre più pesanti che sono andate avanti per oltre 2 mesi, fino a che, il 28 maggio 2010, la ragazzina, che si era confidata con alcune amiche, ha trovato la forza di presentarsi al commissariato per sporgere denuncia. 

Gli agenti si sono subito recati a casa del ragazzo per sequestrare il pc e così hanno scoperto che la 13enne non era l’unica vittima. Gli investigatori, infatti, hanno trovato un vero e proprio archivio, tenuto con precisione quasi maniacale dal giovane che conservava anche i testi scritti dei dialoghi via chat: decine di foto e video a luci rosse di altra quindicina di adolescenti. 

Finora ne sono state identificate tre, compresa l’autrice della denuncia. Con una delle ragazzine il giovane, che a volte girava anche le immagini a un suo amico per vantarsi, avrebbe anche avuto un rapporto sessuale, ma lei era consenziente e aveva più di 14 anni. Interrogato lo studente, ora accusato di tentata violenza sessuale aggravata e di produzione di materiale pedopornografico, ha scelto di non rispondere alle domande del gip.

Fonte: Il Giornale

Giovani rapinatori seriali identificati dai profili Facebook


Sono stati arrestati due giovani pregiudicati italiani di 20 e 21 anni, accusati di aver commesso sette rapine tra il 7 marzo scorso e il 17 giugno, per un bottino complessivo di oltre 23mila euro. Gli investigatori del Commissariato di Cinisello Balsamo hanno riconosciuto Salvatore S. e Maicol P. grazie alle foto trovate sul loro profilo Facebook. 

I due, che avevano interrotto gli studi dopo la terza media, hanno raccontato alla polizia di aver deciso di intraprendere la strada criminale sul luogo di lavoro, durante le giornate di raccolta fondi vicino agli ospedali e ai cimiteri cittadini a favore della Onlus intestata al padre di uno dei due. Il racconto dei due giovani e l'effettiva esistenza dell'associazione è tuttavia ancora da accertare. 

Le indagini sono iniziate da una delle ultime rapine, lo scorso 8 giugno alla Banca Carige di via Carducci a Cinisello Balsamo. I due inesperti malviventi erano scappati con il coltello ancora in mano e un bottino da 2mila euro. Un passante li aveva seguiti in macchina per oltre un chilometro, fornendo la loro targa al commissariato. 

La macchina risultava intestata all'ex fidanzata di uno dei due, residente in provincia di Varese. Dalle pagine del social network gli investigatori sono riusciti a risalire all'identità di uno dei rapinatori, mentre il secondo è stato individuato nella cerchia di amicizie. L'ordinanza è stata eseguita dal gip della Procura di Monza, dopo che dall'8 giugno i due avevano commesso altri tre colpi.

Fonte: LEGGO

Rapinatori arrestati grazie alle foto dei loro profili Facebook


Arrestati grazie a Facebook una coppia di fidanzati rapinatori. I carabinieri hanno messo a confronto le immagini del dispositivo di videosorveglianza di un supermercato di Potenza Picena con quelle del profilo di uno dei due su Facebook e rintracciati entrambi. I due ladri tentarono di rubare alcune bottiglie di alcoolici. Lo scorso 23 maggio un dipendente del negozio aveva intimato alla coppia di restituire i prodotti rubati, ma i due avevano tentato di colpire l'uomo con un coltello, prima di dileguarsi. Le loro facce rimasero però impresse sulle videocamere della sorveglianza. I fotogrammi della video sorveglianza hanno aiutato i militari dell'Arma ad agire tempestivamente nelle indagini sulla rapina per ricostruire la mappa dei possibili autori. Insieme alle classiche tecniche investigative, i carabinieri di Porto Potenza hanno avuto l'intuizione di comparare i fotogrammi dei sospettati con le foto dei loro profili su Facebook e sono riusciti a trovare i due ritratti nella foto profilo di uno dei due fidanzatini-rapinatori. Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Macerata ed hanno condotto ad un cognome e nome di entrambi gli autori. Il Gip del Tribunale Maceratese ha emesso un ordine di custodia cautelare per rapina aggravata in concorso mediante l’uso di armi. I due fidanzati, originari del fermano, sono stati tratti in arresto dagli stessi carabinieri di Porto Potenza e Civitanova e condotti lui al carcere di Ancona mentre lei al regime degli arresti domiciliari.

Adesca minori su Facebook, genitori fanno arrestare pedofilo


Adescava minorenni su Facebook, poi li avvicinava all'uscita di scuola per invitarli a mangiare qualcosa in un fast food: un pugliese di 44 anni residente a Soliera (Modena) è stato arrestato nei giorni scorsi per detenzione di materiale pedopornografico a seguito di una perquisizione domiciliare disposta dalla Procura di Bologna ed eseguita dalla polizia postale di Modena. L'uomo è stato trovato in possesso di oltre 400 file di immagini a contenuto pedopornografico. L'indagine, coordinata per competenza distrettuale dalla procura felsinea, è partita nel marzo 2010 quando alcuni genitori hanno segnalato la presenza sospetta del 44enne nei pressi di una scuola media di Modena. La denuncia fu fatta dopo aver notato quell'uomo davanti alla scuola, con occhi allucinati. L'uomo aveva anche avvicinato alcuni ragazzini, invitandoli a mangiare un panino o cercando di contattarli su Facebook. L'uomo è stato anche fotografato con il cellulare dal padre di un ragazzino nei pressi della scuola. L'arresto è stato convalidato dal Gip di Modena che ha disposto gli arresti domiciliari con il divieto utilizzare il computer e di comunicare con l'esterno. In questa indagine non sono emersi episodi di molestie sessuali ai danni dei ragazzini. Il 44enne era già stato condannato, per un'altra vicenda, a tre anni e quattro mesi di reclusione con l'accusa di violenza sessuale ai danni di minorenni.

Adesca 12enne su Facebook: arrestato un maresciallo esercito


Un maresciallo dell'Esercito di 45 anni è stato arrestato con l'accusa di tentata violenza sessuale per aver adescato tramite Facebook, fingendosi un'altra persona, la figlia di una conoscente, una ragazzina di 12 anni. Il provvedimento di fermo, richiesto dal pm di Milano Giancarla Serafini e dal procuratore aggiunto Pietro Forno, è stato convalidato dal gip Bruno Giordano, che ha disposto anche la custodia cautelare per il militare. Dopo averle fatto apprezzamenti, ha inondato la dodicenne di messaggini a sfondo erotico attraverso Facebook, ed e' riuscito a strapparle un appuntamento, ma i carabinieri sono riusciti a fermarlo in flagranza, proprio mentre la ragazzina stava per salire a casa sua. Ad accorgersi dell'uomo, infatti, erano stati i genitori della piccola che la lasciavano 'chattare' su Facebook, ma le controllavano il 'profilo'. Si sono accorti, dunque, delle avances dell'uomo, denunciando tutto ai carabinieri. Secondo una sentenza della Cassazione del 1993, poi, come è stato spiegato in Procura, far salire in macchina una ragazzina che non ha ancora compiuto i 14 anni, dopo averla adescata con lusinghe, configura il reato di tentata violenza sessuale. La combinazione delle due circostanze ha portato all'arresto. Determinante il ruolo dei genitori dell'adolescente che si sono accorti delle avences telematiche ricevute dalla figlia e d'intesa con Forno hanno organizzato la trappola per arrestare il maresciallo.

Fonte: AGI

Stalking: Facebook allevia la pena a 32 enne ex calciatore


Graziato, in parte, anche da Facebook. Lui e' un ex calciatore dell'Imperia ed aspirante modello, di 32 anni, Maurizio Saglietto, accusato di stalking nei confronti dell'ex fidanzata, una giovane donna di 23 anni, cameriera di Sanremo. E, infatti e' stato grazie a Facebook, in particolare ad alcune foto che ritraevano la sua ex fidanzata in discoteca con gli amici, a giocare a favore del giovane, che oggi ha patteggiato 8 mesi di reclusione, quindi il minimo della pena. In quel modo, la sua difesa ha voluto dimostrare che la vita della ragazza, tutto sommato, non era cambiata in modo tale da configurare un reato di stalking, alla base della quale e' necessario che gli atti persecutori nei confronti della parte lesa siano cosi' forti da indurre quest'ultima a cambiare anche stile di vita. 'Ero innamorato di lei, ma non sapevo che sarebbe andata a finire in questo modo'. Ha risposto alle domande del gip Maria Grazia Leopardi. All'origine dell'arresto ci sarebbero stati una serie di atti persecutori del giovane, nei confronti della ex con la quale aveva avuto una lunga relazione, che negli ultimi tempi era stata costellata da violenti litigi. Uno di questi anche in commissariato, dove la giovane si era recata per denunciarlo e lui, pare, che l'avesse seguita. L'imputato aveva si usato maniere troppo insistenti con la sua ex ragazza per tornare insieme, ma secondo il giudice si trattava di fatti piuttosto lievi.

Stalking: Facebook vietato agli ex partner molestatori


Per un giovane savonese, venticinquenne, reo di perseguitare con pesanti pressioni psicologiche l’ex fidanzata di 22 anni che invece delle sue attenzioni non ne voleva sapere da mesi, il Gip ha firmato un provvedimento con la misura del “divieto di avvicinamento” imposto al giovane studente universitario. Il giovane dovrà quindi “stare alla larga” dall’ex fidanzata di 22 anni che lo aveva denunciato nei mesi scorsi agli uffici della Questura dopo aver ricevuto troppe “attenzioni” che hanno finito per trasformarsi in una vera e propria persecuzione dopo la fine del loro rapporto. “Starle alla larga” in ogni modo, dunque non solo con sms e pedinamenti (che andavano in scena quotidianamente, per cercare di riallacciare il rapporto), ma anche con Internet, soprattutto con Facebook, che può trasformarsi in un mezzo per dare attenzioni indesiderate. «È una questione vecchia di mesi, superata, gli ultimi tentativi ritenuti dall’ex fidanzata persecutori risalgono al giugno scorso. Ci siamo stupiti di questo provvedimento ad oltre sei mesi di distanza. I due ex fidanzati ora frequentano addirittura compagnie di amici diverse». Per sicurezza il Gip ha disposto anche le distanze minime da far rispettare. Obbligo di stare ad almeno 25 metri di distanza dalla persona, e almeno a 50 dai luoghi e locali frequentati dalla ragazza. Oltre al non potersi avvicinare alla casa, se R.S. dovesse entrare in un locale in cui si trova l’ex fidanzata ne è prevista l’uscita.

Adescava ragazzini su Facebook, arrestato un 43enne


Spacciandosi per una ragazzina, Noemi Fanny, si era fatto un profilo su Facebook dal quale divulgava materiale pedopornografico utilizzando, oltre al popolare social-forum su Internet, anche un software, Emule, che consente lo scambio di foto e filmati a distanza. Scoperto dagli investigatori dell'Arma, Massimiliano Cuccu, 43 anni, celibe, di Guspini, è stato arrestato ieri mattina in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari di Cagliari Simone Nespoli. 

Ma Cuccu non ha solo diffuso materiale pedopornografico attraverso la Rete, secondo l'accusa ha anche usato i filmati con sesso esplicito tra minorenni allo scopo di adescare ragazzini. Il provvedimento di custodia cautelare è stato sollecitato dal pubblico ministero Giangiacomo Pilia al termine di una lunga inchiesta iniziata nel giugno 2009 con la segnalazione presentata alla caserma di Guspini dai familiari di un ragazzino - che frequenta le scuole medie - al quale Massimiliano Cuccu aveva fatto diversi regali. 

Tra questi anche un computer portatile all'interno del quale il fratello maggiore dell'adolescente aveva scoperto una cartella con un video hard con bambini di età pre-adolescenziale che facevano sesso. Durante le perquisizioni i militari hanno trovato in casa di Cuccu anche una fitta corrispondenza con società, enti o associazioni operanti in varie parti del mondo nell'ambito delle adozioni a distanza (nello Zimbawe, a Milano e in Ecuador). Massimiliano Cuccu è stato arrestato con l'accusa di detenzione e diffusione su rete telematica di materiale pedo-pornografico. È stato trasferito nel carcere cagliaritano di Buoncammino a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Fonte: Unione Sarda