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Ragazzina stuprata da branco, profilo Facebook finto a nome vittima


Un falso profilo su Facebook ha innescato una spirale di violenza che ha distrutto l'esistenza di una quattordicenne di Molfetta. Quattro ragazzi maggiorenni sono stati arrestati nei giorni scorsi dai carabinieri con l'accusa di aver fatto parte di un branco che ha violentato e minacciato la ragazzina. Sulla pagina del social network, aperta a sua insaputa, c'era scritto il suo nome ed era riportato il suo numero di cellulare. 

E, tra le caratteristiche, era indicato "ragazza disponibile a tutto". Un giorno i ragazzi avrebbero convinto la minore, adescata attraverso quel numero di cellulare pubblicato su Facebook, a fare un giro in scooter e allora sarebbe scattata la violenza di gruppo che si sarebbe consumata, la prima volta, alla fine dell'aprile 2012 in un anfiteatro all'aperto a Molfetta. A cui sarebbero seguiti altri episodi tra cui un tentativo di violenza persino durante una gita con il gruppo dell'oratorio. 

Inutile il tentativo, fatto dalla minore, di liberarsi di quel numero di telefono gettando la scheda Sim. La persona che aveva creato il falso profilo Facebook è stata identificata: era una coetanea della 14enne, che dopo la creazione di quella pagina online, aveva anche chiesto scusa all'amica. I quattro sono finiti ai domiciliari su disposizione del gip.  Una quinta persona è indagata ma la sua posizione, avendo meno di 18 anni all'epoca dei fatti, è al vaglio del tribunale dei minori. 

Restano ancora da identificare gli altri membri del gruppo. Dagli inquirenti arriva un appello: attenzione all'uso che si fa dei social network. "I ragazzi - ha spiegato il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella - non si rendono conto della portata delle conseguenze di un cattivo uso di certi strumenti" come i social network. La giovane che ha creato il falso profilo è stata identificata ma non è coinvolta nell'indagine.

Via: AGI

Facebook eliminerà la pubblicità da pagine con contenuti controversi


Facebook ha annunciato venerdì scorso che dal primo luglio eliminerà gli annunci pubblicitari che si trovano solitamente nella colonna destra dalle pagine o dai gruppi che hanno pubblicato messaggi considerati controversi. "Facebook è un posto per le persone di connettersi e condividere. E 'anche un luogo in cui le aziende possono connettersi e condividere contenuti con le persone che amano i loro marchi", scrive Facebook in un post.

India, vende neonato su Facebook per 11mila euro: arrestato nonno


Un uomo è stato arrestato nello stato indiano nord occidentale del Punjab per aver venduto un neonato, suo nipote, su Facebook per 800 mila rupie (oltre 11 mila euro). Lo riferisce oggi la tv Zee News. Lo scioccante caso è successo nella città di Ludhiana e ha coinvolto tre persone complici nel losco affare tutte arrestate dalla polizia.

Il piccolo era stato rapito dallo zio materno subito dopo la sua nascita in un ospedale della città. L’uomo aveva detto alla nipote che aveva partorito un feto morto. D’accordo con una infermiera, identificata con il solo nome Sunita, ha quindi «venduto» il neonato a un altro dipendente del nosocomio, il Satyam Hospital, per una cifra equivalente a 640 euro.

Quest’ultimo ha messo un annuncio su Facebook a cui ha risposto un amico di New Delhi che ha offerto oltre 11 mila euro per avere il bambino. Nel frattempo però la neo madre, non credendo alla morte del neonato, ha denunciato il genitore alla polizia. Gli investigatori sono riusciti a risalire ai complici del rapimento e a ritrovare il bambino.

La televisione precisa però che «l’acquirente», un imprenditore, ha fatto perdere le proprie tracce. Di recente a New Delhi, e in altre parti dell’India, c’è stata una escalation di rapimenti e di violenze sessuali su bambini che hanno provocato diverse proteste da parte di associazioni per la difesa dei diritti umani e dei partiti dell’Opposizione.


Via: La Stampa
Foto dal web

Moige: Facebook non tutela i nostri figli, azioni legali se necessario


"Facebook non tutela i nostri figli ed è gravissimo che continui a consentire l'iscrizione senza imporre nessun tipo di controllo. Siamo pronti ad azioni legali contro il social network se non si provvederà ad adottare forme di tutela più efficaci che impediscano ai nostri figli di incorrere in tali pericoli". Lo ha detto Maria Rita Munizzi, Presidente del Moige, Movimento italiano genitori dopo gli ultimi gravi casi di adescamento sul web. 

"Era solo di pochi giorni fa la notizia dell'allenatore di pallavolo che adescava ragazze minorenni avvalendosi di falsi profili creati su diversi social network, e oggi ecco un nuovo caso che vede un gruppo di minorenni fare violenza su una ragazzina di 13 anni, adescata su Facebook, con la minaccia di rendere pubblico, attraverso il web, l'abuso. Come genitori, non possiamo rimanere in silenzio di fronte a simili notizie", ha detto ancora il presidente del Moige. 

"Siamo all'anno zero per quel che riguarda l'educazione dei ragazzi all'uso responsabile del web, noi saremo sempre in prima linea per sensibilizzare ed educare i ragazzi all'uso del web, ma è assolutamente necessario che ognuno faccia la sua parte, a partire da chi come Facebook lucra milioni di euro sulla sua piattaforma sociale", conclude il presidente del Moige. 

Il Moige - movimento genitori è un’organizzazione di promozione sociale, che agisce per la tutela dei diritti dei genitori e dei minori in ogni aspetto della loro vita: sociale, economica, culturale e ambientale. Presente oggi in 35 province italiane con un network di oltre 30.000 genitori, il Moige - movimento genitori si batte per migliorare la vita di bambini e adolescenti e delle loro famiglie in Italia e, insieme alle federazioni cui aderisce, in Europa e nel mondo .



Fonte: Quomedia
Foto dal Web

Adesca 12enne su Facebook, arrestato per stupro nel veronese


Adesca una 12enne su Facebook, poi abusa di lei: arrestato dai carabinieri nel veronese un 33enne con l'accusa di violenza sessuale. L'uomo si è giustificato così di fronte ai carabinieri: "Era consenziente". Dopo complesse e delicate indagini, i carabinieri della compagnia di Valdagno, in provincia di Vicenza, hanno arrestato M.Z., 33 anni, residente a Grezzana, in provincia di Verona. L'uomo - spiegano i carabinieri - ha conosciuto una 12enne del vicentino tramite Facebook, ha allacciato 'un'amicizia' sul social network, poi è riuscito a convincerla ad accompagnarlo nella sua casa e a trascorrere con lui tutta la notte e il giorno seguente. I genitori della 12enne hanno presentato una denuncia di scomparsa e sono immediatamente scattate le indagini dei carabinieri, al termine delle quali è emerso che l'uomo avrebbe compiuto atti sessuali sulla minore. Arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata, l'uomo si è difeso dicendo che la 12enne era consenziente. Il 33enne è stato portato nel carcere di Verona Montorio, ed è ora in attesa dell'interrogatorio di garanzia da parte del gip di Verona. Ricordiamo che, anche in assenza di "atti di contatto fisico'', se la condotta di un presunto pedofilo e' ''oggettivamente idonea a violare la liberta' di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale'' e c'e' ''l'intenzione di raggiungere l'appagamento dei propri istinti sessuali'', si configura il reato di tentata violenza sessuale. Per questi motivi il gup di Milano Maria Grazia Domanico aveva condannato a 3 anni di reclusione un maresciallo dell'esercito, arrestato nel marzo 2011 per aver adescato su Facebook una ragazzina di 12 anni, che era stata compagna della figlia, cercando di portarla a casa sua.

Via: TM News

Riconosce il suo palpeggiatore su Facebook e lo fà denunciare


Pesantemente palpeggiata in discoteca da uno sconosciuto mentre era in compagnia delle amiche. La vittima dei presunti abusi è una diciassettenne bolognese che la sera del 20 novembre ha denunciato alla polizia quanto accaduto poco prima all'interno di un locale nel pieno centro di Bologna. L'uomo, dopo un mese di indagini, è stato identificato e denunciato. La giovane ha raccontato di essere stata presa di mira da un gruppetto di tre uomini, mentre si trovava con due amiche. Secondo il suo racconto sarebbe stata accerchiata dai tre e mentre due la tenevano ferma, il terzo l'avrebbe ripetutamente toccata nelle parti intime. La ragazza è riuscita a divincolarsi e a chiedere aiuto alle amiche, che hanno chiamato il 113. A quel punto però i tre si erano già dileguati. Alla scena però ha assistito un testimone che ha descritto il gruppetto e fornito particolari utili agli agenti. Dopo un mese gli agenti del commissariato Due Torri-San Francesco sono infatti riusciti a identificare il presunto molestatore, un meccanico bolognese di 48 anni, incensurato. I poliziotti, coordinati dalla Pm Alessandra Serra, sono arrivati a lui anche grazie a un colpo di fortuna. Qualche giorno dopo i fatti, la diciassettenne ha riconosciuto l'uomo in una foto pubblicata sulla pagina Facebook della discoteca per pubblicizzare la serata del 20 novembre. Un'altra indicazione preziosa è arrivata dal testimone che durante le molestie ha sentito il soprannome con cui gli amici chiamavano l'uomo. Il meccanico è stato rintracciato e identificato in foto dalla diciassettenne che successivamente l'ha riconosciuto in un confronto all'americana in questura attraverso uno specchio. Per lui è scattata una denuncia a piede libero per violenza sessuale su minore.

Fonte: Corriere della Sera

Adesca 14enne su Facebook, arrestato conduttore televisivo


Secondo i carabinieri del comando provinciale di Arezzo, il conduttore televisivo Nedo Settimelli, 68 anni, avrebbe adescato un ragazzo di 14 anni, contattandolo attraverso Facebook, col pretesto di aiutarlo nella sua attività musicale. Settimelli, volto noto dell'emittenza locale dell'aretino, è agli arresti nel carcere di Sollicciano, con l'accusa di violenza sessuale su minore. L'uomo è stato sorpreso dai carabinieri proprio mentre si trovava in compagnia del 14enne. L'intervento dei militari infatti è scattato "nel corso dell'ultimo incontro, avvenuto la sera del 30 agosto 2011", i militari hanno predisposto "specifici servizi per assicurare la necessaria cornice di sicurezza a favore del ragazzo, compresi servizi di osservazione sul posto e la cinturazione della sede televisiva, nel corso dei quali riuscivano ad accertare gli atti sessuali nei confronti del minore, interrompendo immediatamente l'azione criminosa al fine di impedire che il reato venisse portato ad ulteriore conseguenze", spiegano i carabinieri. Le indagini sono partite dalla denuncia del padre del ragazzo. I carabinieri hanno anche rivolto un appello: "Viste le modalità di approccio con il ragazzo (soprattutto attraverso Facebook) e la promessa di future esibizioni in manifestazioni musicali, gli inquirenti invitano eventuali altri giovani, che potrebbero aver ricevuto le stesse promesse e con analoghe modalità, a rivolgersi al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Arezzo". Settimelli, tramite il suo avvocato Raffaello Giorgetti, nega ogni addebito.

Fonte: Tm News

Ricatti sessuali a quindici ragazzine su Facebook, arrestato


Chattava con ragazzine di 13, 14, 15 anni via Messenger e proseguiva il dialogo su Facebook, presentandosi prima con modi garbati, poi riempiendole di apprezzamenti e, infine, avanzando richieste a sfondo sessuale sempre più esplicite. Più di 15 adolescenti, residenti in varie parti d’Italia, sono cadute nella trappola tesa dal giovane, uno studente di 19 anni di Cologno Monzese appena diplomato, e hanno accettato di spogliarsi per lui davanti alla webcam. 

In un caso, poi, il ragazzo, ha deciso di mettere in piedi un vero e proprio ricatto, durato mesi, nei confronti di una ragazzina che all’epoca aveva solo 13 anni. Pressioni psicologiche sempre più pesanti che sono andate avanti per oltre 2 mesi, fino a che, il 28 maggio 2010, la ragazzina, che si era confidata con alcune amiche, ha trovato la forza di presentarsi al commissariato per sporgere denuncia. 

Gli agenti si sono subito recati a casa del ragazzo per sequestrare il pc e così hanno scoperto che la 13enne non era l’unica vittima. Gli investigatori, infatti, hanno trovato un vero e proprio archivio, tenuto con precisione quasi maniacale dal giovane che conservava anche i testi scritti dei dialoghi via chat: decine di foto e video a luci rosse di altra quindicina di adolescenti. 

Finora ne sono state identificate tre, compresa l’autrice della denuncia. Con una delle ragazzine il giovane, che a volte girava anche le immagini a un suo amico per vantarsi, avrebbe anche avuto un rapporto sessuale, ma lei era consenziente e aveva più di 14 anni. Interrogato lo studente, ora accusato di tentata violenza sessuale aggravata e di produzione di materiale pedopornografico, ha scelto di non rispondere alle domande del gip.

Fonte: Il Giornale

Adescava minori su Facebook fingendosi 16enne, arrestato


Gli uomini del Commissariato di Ventimiglia e della Polizia Postale di Imperia hanno arrestato Massimo Trifarò, 40 anni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Genova, in quanto era stato denunciato dalla Polizia di Stato alcuni mesi or sono per la propria attività su Facebook. L'uomo, residente a Ventimiglia, di professione macellaio, era stato oggetto di oltre 40 denunce per aver adescato altrettante minorenni, selezionate tra gli oltre 200 contatti sul proprio profilo di Facebook. Sul social network si faceva chiamare Davide Balestra, 16 anni, ed il suo avatar era una foto di un ignaro e sconosciuto adolescente. Chiacchierava con ragazzine tra i 12 e i 16 anni fino ad entrarci in confidenza e poi chiedeva loro di spedirgli fotografie che le ritraevano nude o in biancheria intima che poi scambiava in rete sui siti pedopornografici. Quando non riusciva ad ottenere quello che chiedeva, minacciava le giovani incappate nella sua ragnatela. Dopo essere stato raccolto, il materiale pedopornografico finiva condiviso in rete con un noto programma di file-sharing, come è stato appurato dalla Polizia Postale. In una occasione ha costretto una ragazza di 14 anni ad avere rapporti sessuali, minacciandola di raccontare ai genitori di "avere avuto una storia con lui". Trifarò è stato condotto nel carcere genovese di Marassi a disposizione dell’autorità giudiziaria, di fronte alla quale dovrà rispondere delle accuse di estorsione, minacce, violenza sessuale, sostituzione di persona e detenzione di materiale pedopornografico.

Violenta quattordicenne conosciuta su Facebook, arrestato


Ha conosciuto una ragazzina di 14 anni di Laterza tramite Facebook, e dopo avere avuto con lei una breve relazione sentimentale durata 15 giorni, l'ha attirata nei giorni successivi in un casolare con la scusa di un ultimo chiarimento e l'ha violentata. Il giovane, che ha precedenti per reati contro il patrimonio, è stato arrestato dai carabinieri per atti sessuali su minore: le indagini erano iniziate il 10 marzo scorso, quando la ragazzina denunciò la violenza ai militari, raccontando di aver conosciuto il giovane nel novembre scorso tramite Facebook e di essere stata in contatto con lui tramite la chat, per poi vederlo dal vivo in febbraio. Dopo il primo incontro, i due si scambiarono il numero del telefonino e avviarono una frequentazione assidua che li portò ad allacciare una relazione sentimentale, interrotta però dopo soli 15 giorni. Ai carabinieri la ragazzina riferì di aver ricevuto il 9 marzo scorso sul suo telefonino un messaggio con una richiesta di incontro da parte dell' uomo, che non vedeva da qualche giorno, e di aver accettato l'invito. Nel pomeriggio la quattrordicenne si allontanò da scuola, dove frequentava un corso di recupero, raggiungendo il suo ex. Il giovane, secondo il racconto della ragazzina, l'ha accompagnata in un casolare abbandonato e l' ha violentata. I genitori, una volta appreso dell'episodio, hanno fatto sottoporre la ragazzina a una visita medica, che ha confermato la violenza subita dalla ragazza. I carabinieri gli hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di atti sessuali su minore.

Adesca 14enni su Facebook e le costringe a filmarsi, arrestato


Un romano di 38 anni (L.F.) è stato arrestato dagli agenti del commissariato Prenestino, diretto da Fabrizio Calzoni, con l'accusa di violenza sessuale aggravata. Una 14enne era stata adescata su internet dall'uomo che, utilizzando un account femminile, era riuscito a carpire la sua fiducia. Poi erano iniziate le minacce e le richieste di foto e video a contenuto erotico, in cui l'uomo aveva coinvolto anche la migliore amica della giovane. Giorno dopo giorno le richieste erano diventate sempre più spregiudicate. L'uomo forniva precise indicazioni sul contenuto che doveva caratterizzare le riprese erotiche. Poi aveva iniziato a ricattarle, dicendo che se non fossero state più al gioco avrebbe messo i filmati in rete. Le ragazzine, impaurite dalle possibili ritorsioni, non avevano avuto scelta. Chiuse nel bagno dovevano filmarsi e inviare le immagini agli indirizzi di posta elettronica che l'uomo aveva loro fornito. L'epilogo a metà ottobre, quando le due 14enni hanno trovato il coraggio di confidare ai loro genitori le violenze che erano costrette a subire. I genitori delle ragazze hanno denunciato gli abusi alla polizia, che si è messa subito al lavoro. Sono riusciti, così, a scoprire che dietro quei due account fake, si nascondeva un uomo di 38 anni. Nell'abitazione dell'uomo, perquisita, oltre ai video realizzati dalle ragazzine, sono stati rinvenuti numerosi filmati amatoriali a contenuto pedopornografico, che sono stati sequestrati. Sulla base degli elementi di prova raccolti, l'autorità giudiziaria ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'uomo.

Ricattava l'amica di Facebook con filmato hard, arrestato


Gli uomini della squadra mobile di Padova hanno eseguito nelle ultime ore una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico di un diciottenne di origine marocchina accusato di violenza sessuale nei confronti di un'adolescente padovana non ancora sedicenne. Secondo quanto accertato dagli uomini agli ordini del vice questore aggiunto Marco Calì, che hanno raccolto la denuncia della ragazzina, la quindicenne sarebbe stata costretta per mesi, contro la propria volontà ad avere rapporti con il ragazzo conosciuto in precedenza via Facebook. 

Dopo la fine di una relazione, il 18enne l’avrebbe ricattata con un video hard in suo possesso girato durante un rapporto. Il ragazzo la costringeva a recarsi in cascinali abbandonati per consumare il ricatto. La decisione di mettere fine all’incubo vissuto per mesi è stata presa dalla giovane quando il ricattatore si è presentato con altri amici all’ultimo appuntamento. La giovanissima si è spaventata e ha raccontato tutto al padre, facendo scattare le indagini. 

Ricostruendo la vicenda, gli investigatori hanno scoperto che lo straniero ha alle spalle una vicenda giudiziaria per un precedente simile trattato dai giudici del tribunale dei minorenni di Venezia, competenti in quanto all’epoca dei fatti, nel settembre del 2009, il ragazzo era ancora minorenne. Sul cellulare del giovane sono stati trovate foto hard di un’altra ragazza, l’attuale fidanzatina.

Carabiniere si finge ragazza su Facebook, arrestato latitante


Un latitante serbo ricercato per sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale su minore, è stato tradito da un’esca virtuale creata su Facebook dai carabinieri. Dietro a una bella ragazza di nome Sofia che da qualche giorno chattava con lui su internet, c’era in realtà un carabiniere della stazione di Anzola Emilia, in provincia di Bologna. 

Così, anche grazie a un falso profilo creato sul social network, i militari sono riusciti ad acciuffare Abdulj Zorjani, 33 anni, condannato in via definitiva a quattro anni e tre mesi di reclusione, grazie alla denuncia di una diciassettenne romena che nel 2007 aveva picchiato e violentato per avviarla alla prostituzione. 

L’uomo, definito dai carabinieri uno sfruttatore vecchio stampo, particolarmente feroce con le ragazze che avviava alla prostituzione, era stato arrestato nel 2007 dalla squadra Mobile insieme al fratello. 

Scaduti i termini, era finito ai domiciliari. A gennaio, quando la sentenza è divenuta definitiva e il fratello è stato nuovamente arrestato, è fuggito all’estero: si nascondeva in Germania, dove poteva contare sull’appoggio di alcuni parenti. I carabinieri sono arrivati a lui dopo aver monitorato gli spostamenti della compagna. 

Martedì gli investigatori, che nel frattempo avevano ottenuto un mandato di cattura europeo, hanno agganciato la donna all’aeroporto Marconi di Bologna mentre si preparava a salire su un aereo diretto a Dusseldorf, in Germania. Una volta atterrata, è bastato seguirla per arrivare ad Abdulj. Arrestato, il latitante entro quaranta giorni dovrebbe essere estradato per scontare la sua pena in Italia.

Via: Il Corriere

Padre rapisce e abusa di figlia, arrestato grazie a Facebook


Rapita dal padre, portata in Marocco e affidata a dei parenti, costretta a lavorare ad appena 4 anni di eta', poi ritrovata grazie a un annuncio su Facebook. E' la storia di una bimba di 4 anni, sotratta alla madre 27enne, una marocchina che vive a Livorno, dall'ex marito, un connazionale 39enne, che e' stato arrestato dalla squadra mobile della Questura livornese. L'uomo e' accusato di sottrazione e trattenimento di minore all'estero, abbandono di minore, violenza sessuale su minore e tentata violenza privata. Secondo confidenze fatte dalla piccola, il padre avrebbe anche abusato sessualmente della figlia, in Italia. Nel settembre scorso, l'uomo con una scusa sottrasse la figlia alla madre e la porto' in Marocco. Qui la affido' a un parente anziano e a una donna, che la misero a lavorare, a badare alle capre e a sbrigare le faccende domestiche. Il 39enne torno' in Italia senza figlia, minacciando la ex moglie di fare del male a lei e alla piccola se fosse stata fatta denuncia. L'uomo venne fermato dalla polizia, a cui racconto' del rapimento della bimba. Grazie a un annuncio su Facebook fatto da un parente della mamma, a dicembre si e' fatta viva una donna che vive in un paesino sulle montagne del Marocco. Sono cosi' intervenute le autorita' locali e la madre e' potuta correre a riabbracciare la sua bambina. La piccola e' stata ritrovata deperita, malnutrita, terrorizzata e con segni evidenti di maltrattamenti fisici, e in condizioni igieniche precarie.

Ragazzina violentata da due amici conosciuti su Facebook


Una ragazzina di 14 anni ha denunciato alla polizia di essere rimasta vittima di uno stupro ad opera di due giovani conosciuti sui social network, con i quali aveva ripetutamente chattato. La ragazzina, quattordici anni appena compiuti,  originaria dell'Ecuador, ieri mattina Maria (il nome è naturalmente di fantasia) invece di andare a scuola ha preso un treno ed è finita ad Asti insieme ad un'amica, a casa dei due connazionali. 

Lì i due "amici di rete" dopo averla minacciata e picchiata avrebbero ripetutamente abusato di lei e di una sua amica che l'aveva accompagnata nella sua avventura astigiana. "Uno è maggiorenne, l'altro è poco più grande di me, è stato terribile, ha avuto tanto paura. Ho persino pensato che mi avrebbero ucciso" ha raccontato Maria. Dopo una giornata in balia dei due connazionali, la giovane è riuscita a raggiungere la stazione di Asti e a salire su un treno che l'ha riportata a Torino. 

Rientrata a casa, tra le lacrime ha raccontato tutto alla madre che ha telefonato alla polizia e poi accompagnato la figlia al Pronto soccorso. Sul caso indagano sia la sezione Volanti che la Squadra Mobile. Gli investigatori ostentano la massima prudenza e sottolineano: "Dobbiamo essere certi che la ragazza racconti la verità e non si sia inventata una violenza per giustificare la fuga da casa e l'aver saltato le lezioni. Stiamo cercando riscontri precisi su quello che ha raccontato".

Ragazzine violentate dagli amici conosciuti su Facebook


Due sedicenni di Cremona sono state violentate nell'abitacolo di un'auto ferma in un parcheggio a Monticelli d'Ongina, nel Piacentino, da tre giovani che sono stati arrestati dalla polizia. La vicenda risale allo scorso novembre e tutti sono stranieri. Le ragazze sono state contattate su Facebook per una serata in discoteca, ma sono finite in balia di un ragazzo di neanche vent'anni e di due diciassettenni. I cinque avevano deciso di uscire insieme per una serata in discoteca, ma una volta in auto il 18enne alla guida non si è diretto verso Brescia, come inizialmente stabilito. Alla richiesta di spiegazioni, la risposta del terzetto è stata semplice: "il viaggio non è gratis". Di fronte alla resistenza delle amiche i tre le hanno abbandonate in periferia a Piacenza, lungo una strada isolata frequentata da prostitute. Infreddolite e impaurite, le 16enni hanno richiamato gli amici e gli hanno chiesto di tornare a prenderle e riaccompagnarle a casa. Una volta di nuovo tutti in auto, i ragazzi hanno ricominciato con le avances. Al confine tra Piacenza e Cremona si sono fermati in un parcheggio isolato di un piccolo comune e hanno violentato le due ragazze. Solo dopo qualche giorno, le amiche si sono convinte a denunciare lo stupro e hanno aiutato i poliziotti della Questura a ricostruire la dinamica della serata. Per il 18enne si sono aperte le porte del carcere di Bologna, mentre i due 17enni sono stati affidati ad altrettante comunità lombarde.

Su Facebook le foto d'una 16enne drogata e stuprata, il gruppo a sostegno

Ragazza 16enne drogata e stuprata ripetutamente da una gang e le foto della violenza (adesso rimosse) finiscono su Facebook. Le molestie sessuali sono avvenute una settimana fa durante un rave in una casa di Pitt Meadows, nei pressi di Vancouver, in Canada. Secondo la polizia alla ragazza sarebbe stata somministrata una sostanza chiamata "droga da stupro". Simile alla benzodiazepina, puo' avere effetti ipnotici e sedativi, provocando amnesia. La polizia sta lavorando con Facebook per avere tutte le informazioni su coloro che hanno postato le foto, ma non sarà semplice. La polizia ha individuato per il momento un 18enne, sospettato della violenza e sotto esame il profilo d'un 16enne che avrebbe caricato le foto. Gli investigatori dicono che la ragazza è stata drogata e violentata da un ragazzo e da una mezza dozzina di adolescenti e giovani, mentre gli spettatori scattavano le foto. La polizia dichiara che le foto dell'incidente sono considerate pornografia infantile e chi li ha in possesso deve farsi avanti e distruggerle. Ma nonostante il forte messaggio, e le visite della polizia alle scuole per avvertire della la droga-stupro, alcuni studenti ancora non sono convinti della inefficacia della droga. La polizia dice che le foto potrebbero dare l'impressione sbagliata, facendo credere che la ragazza drogata era consapevole di quanto stava accadendo. E mentre la polizia continua a cercare di fermare la circolazione delle immagini dello stupro di gruppo a Pitt Meadows, molti utenti di Facebook mostrano sostegno per la vittima. Stephanie LaRocque ha creato una pagina su Facebook per chiedere alla gente di fermare la distribuzione di queste foto online. "Voglio che questa ragazza sappia che la gente è con lei, e che ha tutto il nostro sostegno. Spero solo che abbia l'aiuto di cui ha bisogno, e le persone che pensano a ciò che stanno facendo".

Fonte: http://www.news1130.com/

Crescono i reati sessuali collegati a Facebook


Lo scorso anno 90.000 utenti di MySpace erano stati espulsi dal sito di social networking nell’ambito dell’operazione «tolleranza zero» avviata dal portale di proprietà della divisione digitale di Fox Interactive Media di News Corp., il gruppo di Rupert Murdoch. Espulsi perché si sarebbe trattato di molestatori, di stalker, che sfruttavano le potenzialità di MySpace per andare a caccia delle loro prede sessuali. 

L’azione di contrasto al fenomeno delle molestie sessuali on line era nata in seguito alla citazione in giudizio proposta da un gruppo di procuratori statunitensi guidati da Richard Blumenthal e Roy Cooper. Blumenthal parlava di una situazione assolutamente spaventosa e totalmente inaccettabile che dimostra come i siti di social networking siano pieni di predatori sessuali. 

Se la risposta di MySpace è apparsa forte, l’allarme ora investe il numero uno dei social network, Facebook. Secondo John Cardillo, un ex agente di polizia che si occupa di snidare gli stalker on line, Facebook dispone di un bacino di utenza enorme che fa gola a tutti i predatori sessuali. 

In Gran Bretagna, sono in costante aumento i reati connessi all'utilizzo di Facebook, secondo i dati della polizia del Nottinghamshire. Le denunce che in qualche modo coinvolgono il social network sono salite in un anno del 346% e tra l'aprile 2009 allo scorso marzo le denunce sono state 58. Sei finora i condannati per reati di vario tipo, in maggioranza relativi a molestie sessuali.