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Brasile: arriva FaceGlória, Facebook evangelico con pulsante Amém


"Amen" al posto del pulsante "Mi piace". Invece di notifiche e banner pubblicitari, un player con una selezione di brani del Vangelo. Questo è l'aspetto della rete sociale brasiliana dedicata alla Chiesa evangelica, il FaceGlória. Il social, che conta al momento circa 50 mila utenti, è un mix tra Facebook e Twitter: in fase beta, il sito permette la pubblicazione di foto, righe di testo, ricerca degli amici e chat. Lanciato durante la Marcia per Gesù, svoltasi a San Paolo la scorsa e che ha radunato 340mila fedeli, FaceGlória mira ad attrarre gli infelici di Facebook.

Lo scontro tra religioni in Birmania passa anche attraverso Facebook


Sono passati più di tre anni da quando in Myanmar, l'ex Birmania, si è insediato un governo civile al posto della giunta militare: la situazione nel Paese è tutt'altro che tranquilla e ora la tensione passa anche attraverso i social network. Il problema maggiore restano gli scontri etnici tra buddisti radicali e musulmani che negli ultimi due anni hanno causato la morte di più di duecento persone e lo sfollamento di decine di migliaia di abitanti.

Iran, divieto per donne di postare foto su Facebook senza velo islamico


"Le donne iraniane che pubblicano le proprie foto senza il velo sul web compiono un reato, violano la legge islamica e devono essere punite in base alla sharia". E' quanto ha dichiarato Mehdi Bakhshi, procuratore della città di Sirjan, nel sud-est dell'Iran, invitando le donne iraniane a rispettare il codice etico islamico anche sul web. Nelle scorse settimane era stata lanciata su internet una campagna per i diritti delle donne arabe, poichè un progresso tangibile passa per il cambiamento della condizione femminile.

Navigare su Facebook e Twitter è dannoso per il digiuno del Ramadan


Navigare e chattare nei social network danneggia il digiuno durante il mese sacro del Ramadan, dal momento che lo scopo del devoto è quello di purificarsi. Ne è convinto il presidente della Lega degli studiosi di sharia del Consiglio di cooperazione del Golfo, Ujayl al-Neshmi, secondo cui chattare con persone dell'altro sesso su Twitter, Facebook e gli altri luoghi d'incontro virtuali "non può portare a qualcosa di buono"

"C'e' un modo di scrivere che non ha un obiettivo in sè, ma il cui unico scopo è quello di contattare chi conosciamo o chi non conosciamo per niente, e questo genere di scrittura non porta a nulla di buono", ha spiegato Neshmi, secondo quanto riferisce il sito Islah News. "Se questo scambio avviene poi tra maschi e femmine, allora è proprio vietato, poichè è una via verso l'immoralita'", ha aggiunto, precisando che "questo tipo di contatti rovina il digiuno".

Tuttavia i social network possono essere impiegati in modi diversi. Ad esempio, ha sottolineato l'esperto, "ci si può rivolgere a Twitter e Facebook per chiedere spiegazioni su una questione religiosa, scientifica, sociale o educativa, e questo è  auspicabile, se il contatto avviene con un esperto di questioni religiose e islamiche". In tal caso, nulla vieta i contatti anche tra persone di sesso opposto.

Neshmi ha esortato "chi è dotato di buon senso" a "portare a termine il mese sacro lontano da qualunque cosa possa corromperlo, anche la notte". Infatti, "alcune persone hanno la convinzione sbagliata che l'impegno del digiuno sia solo di giorno, mentre la notte possono fare quello che vogliono, dimenticando che questo farà perdere loro i benefici di tutto un mese di astinenza".

Fonte: Adnkronos
Via: Rai News24

Iran: ayatollah stabilisce che utilizzare Facebook è anti islamico


Facebook è anti islamico e il suo uso rappresenta un peccato per i musulmani. Lo ha stabilito un ayatollah iraniano, Lotfollah Safi-Golpaygani, il cui parere è stato diffuso dall'agenzia stampa iraniana Isna.

"Fondamentalmente, andare su un sito web che diffonde immoralità e può indebolire la fede è un'attività proibita e anti islamica, per questo diventarne membro e' haram (peccato) - ha affermato l'ayatollah - e' permesso solo l'uso di siti che diffondono i principi religiosi e non portano a nessuna immoralità".

In Iran è prassi comune richiedere pareri su pratiche sociali ai diversi ayatollah e le loro risposte sono una forma di editto religioso. Ma è difficile che questo pronunciamento possa scoraggiare gli utenti di Facebook. Secondo stime ufficiali dello scorso ottobre, ben 17 milioni di iraniani hanno il loro profilo sul social network, malgrado le restrizioni imposte dal governo.

Gli osservatori ritengono che gli utenti siano in realtà molti di più, in questo paese di 70 milioni di persone con il 60% della popolazione sotto i 30 anni. Qui le autorità hanno bloccato l'accesso a più di 5 milioni di siti, ma gli internauti riescono ad aggirare gran parte dei blocchi, così come i film e i Cd occidentali vietati sono facilmente reperibili al mercato nero.

Le autorità hanno recentemente creato una unità di cyberpolizia per controllare il web e vi è anche un progetto, più volte rinviato, per creare una rete Internet iraniana (Intranet).

 Il governo di Teheran ha infatti annunciato il lancio di una Rete nazionale chiamata "Clean web", mirata a scoraggiare una nuova primavera araba. Ispirata ai principi halal e in linea con la legge islamica, la nuova intranet intende censurare contenuti moralmente e politicamente scorretti e ripulire i social network da post e commenti sgraditi al regime.

Via: Adnkronos
Immagine: Inside Faccialibro

Gruppi bestemmia su Facebook, si rischia multa fino a 309 euro


Per gli irriducibili della bestemmia su Facebook può scattare la denuncia. Il blog cattolico Pontifex.Roma ha infatti dichiarato guerra ai gruppi sul social network che propagandano la bestemmia, denunciandoli penalmente e chiedendone "l'immediato oscuramento". La denuncia è stata presentata ai sensi dell'articolo 724 del Codice Penale - così come modificato da una sentenza della Consulta nel 1995 e da un decreto legislativo del 1999 - che punisce "chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità".

Giovane blogger egiziana posa nuda, sfida all'Islam su Facebook


Forse una provocazione o una sfida alla maggioranza islamica in Egitto, fatto sta che da alcuni giorni fa discutere, sul web e su Facebook, la decisione della studentessa egiziana, Aliaa Magda Elmahdy (Loleeta), di pubblicare in Rete una sua fotografia dov'è interamente nuda. L'immagine ha fatto il giro del mondo ed è finita anche sui quotidiani internazionali. La giovane ragazza, che si definisce "individualista e atea", fino a pochi giorni fa era sconosciuta in Egitto. Sul suo profilo Facebook si presenta come la compagnia di Karim Amer, un blogger egiziano condannato nel 2007 a 4 anni di prigione per aver "insultato l'Islam". La stessa Aliaa Elmahdy sul suo blog lancia un appello alla liberazione di Maikel Nabil, altro blogger detenuto in carcere per aver criticato l'esercito al potere, attualmente in sciopero della fame. Sulla pagina di Facebook, Aliaa Elmahdy sottolinea di "essere in collera contro una società violenta, razzista e sessista". "Se questa giovane ragazza è davvero quella che dice di essere, viene da un ambiente ultra-laico, al limite del fondamentalismo, che vuole rompere con tutti i tabu", sottolinea Issandr el-Amrani, autore di un blog di riferimento "The Arabist". "E' molto coraggiosa, ma non credo che associare la laicità alla nudità sia il miglior modo per sostenere la causa. Questo genere di dibattiti sociali avanza, a volte, grazie a delle crisi, ma nel contesto egiziano attuale, ho più paure per lei", aggiunge. Ma Aliaa Elmahdy, studentessa in comunicazione e media, all'università americana del Cairo, posando nuda assicura di non aver fatto nulla di trasgressivo, ma di essersi solamente ispirata "a modelli nudi che posavano alla facoltà di Belle Arti del Cairo, negli anni settanta".

Fonte: TM News

Settimanale "Charlie Hebdo" preso di mira anche su Facebook


La pagina Facebook del settimanale satirico francese "Charlie Hebdo", la cui sede parigina è andata distrutta ieri in un incendio doloso, è stata invasa dai commenti, spesso violenti, di musulmani indignati per la scelta del giornale di mettere Maometto in prima pagina. "Affermo che non c'è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo profeta", si legge in uno dei commenti più ricorrenti, spesso scritto in arabo con la traduzione in francese. 

Il giornale è uscito in edicola ieri con il titolo "Charia Hebdo", dopo aver deciso di trasformare il profeta Maometto nel direttore del numero speciale, volto a "celebrare la vittoria" del partito islamico Ennahda in Tunisia e l'annuncio che "la sharia sarà la principale fonte di diritto in Libia". In prima pagina, un disegno raffigura Maometto che afferma: "Cento frustate se non siete già morti dal ridere!". Secondo il direttore del settimanale, il disegnatore Charb, l'incendio divampato nella sede del giornale è direttamente "legato" alla pubblicazione del numero speciale: 

"Su Twitter, su Facebook, abbiamo ricevuto molte lettere di protesta, di minacce, di insulti", dopo l'annuncio, lunedì scorso, dell'edizione speciale. "Hai toccato il nostro profeta", "Andate al diavolo, Charlie Hebdo", "Vergogna a Charlie Hebdo, avete ottenuto una buona tiratura ma ne pagherete le conseguenze", si legge su altri messaggi. "I musulmani chiedono una sola cosa, delle scuse pubbliche", ha aggiunto uno dei commentatori, mentre un altro ha scritto: "Se parlate di libertà, allora pensate se qualcuno facesse la caricatura di Gesù". O ancora: "La vostra libertà è limitata dalla libertà degli altri".

Fonte: TMNews
Foto: Facebook

Insulta l'Islam su Facebook, egiziano condannato ai lavori forzati


Tre anni di carcere e una condanna ai lavori forzati. Questa la condanna per un uomo egiziano, reo di avere offeso la religione islamica su Facebook. Il "blogger" di Facebook Ayman Hassan Mansour è stato condannato con l'accusa di "sfruttamento della religione per promuovere idee estremiste con l'intento di incitare il conflitto confessionale, danneggiare l'unità nazionale e insultare la religione islamica". L'islam dichiara di essere la religione madre da cui son derivate tutte le altre, compreso il cristianesimo ed il giudaismo.

Appello choc su Facebook per Aid-el-Adha: sgozzare musulmani


Un appello pubblicato su Facebook che invita a ”sgozzare i musulmani al posto degli agnelli” il 6 novembre prossimo, giorno della festa di Aid-el-Adha, preoccupa e indigna il mondo dell’islam in Francia. ”Si tratta di un appello pietoso all’omicidio che rischia di provocare una nuova Oslo”, ha dichiarato Abdallah Zekri, presidente dell’Osservatorio degli atti islamofobi del Consiglio francese del Culto musulmano (Cfcm). Il riferimento è al massacro commesso dall’estremista Anders Behring Breivik in Norvegia. Il Cfcm ha chiesto il ritiro ”immediato” della pagina Facebook e ha annunciato che sporgerà denuncia. Nell’appello in questione si invita ”il mondo intero” a ”sgozzare i musulmani al posto degli agnelli” nel giorno della festa musulmana del sacrificio, o Aid-el-Adha, che ricorre il prossimo 6 novembre. ”Si potrà finalmente festeggiare per una buona ragione”, scrive il suo autore. La festa segna la fine del pellegrinaggio alla Mecca e si chiude con il sacrificio di un animale per ricordare quello cui Abramo era pronto a sottoporre il figlio. Ei-del-Adha è la celebrazione più importante della religione islamica. Il giorno di Eid-el-Adha è un momento fondamentale della cerimonia dell'Hajj ma anche il momento che, per eccellenza, riunisce sia quei musulmani che stanno compiendo il pellegrinaggio sia quelli che si trovano nelle loro case e nei loro paesi. ”E’ una festa che non riguarda solo i musulmani perché Abramo è il padre di tre religioni monoteiste”, ha osservato Zekri, per il quale ”gli atti di islamofobia sono aumentati in Francia insieme ai dibattiti sull’immigrazione e sull’islam” lanciati in Francia dall’Ump, il partito della destra al governo. La Francia conta la più ampia comunità musulmana d’Europa, tra 5 e 6 milioni di persone.

Via: Blitz Quotidiano
Foto dal Web

Gesù superstar su Facebook fà il pieno di like con 8,4mln di fan


Sono oltre 8 milioni e quattrocentomila - finora - gli appassionati di “Jesus Daily”, sempre più fenomeno su Facebook. Non è un quotidiano, inteso come giornale. Ma è una summa di pensieri quotidiani. Una serie piccola, ma infinita, di “post”, che hanno come fulcro Gesù Cristo. O piccole frasi tratte da brani di Vangeli. Ogni inserimento è non soltanto attesissimo, ma decisamente molto seguito. Fino a 200 mila “like” per un singolo post, che ne confermano il gradimento. Insomma, come spiega il Secolo XIX, un autentico fenomeno, dietro il quale c’è un dietologo: Aaaron Tabor, di 41 anni. Naturalmente, made in Usa. Intervistato qualche giorno fa da Jennifer Preston del New York Times, il dottor Tabor, figlio di un fervente religioso, che lo trascinava per le chiese di Alabama e North Carolina, ha spiegato: «Volevo aiutare la gente con dei piccoli incoraggiamenti». E visto il successo dei suoi «incoraggiamenti», negli anni i “post” sono diventati quotidiani. Attesissimi. Molto cliccati. E altrettanto commentati. Forse perché in fondo sono pillole di preghiera e speranza, di cui tutti più o meno abbiamo bisogno. Tantopiù in momenti di crisi come quello che si sta vivendo da una parte all’altra del pianeta. Più cliccato di Lady Gaga, “Jesus Ddaily” è stato inventato dal nulla da Tabor nell’aprile del 2009. All’epoca, ha dichiarato il medico, aveva iniziato a usare Facebook per promuovere i suoi libri e le sue diete. In una nuova pagina l’idea di dare qualche parola di conforto alle molte persone conosciute anche per lavoro. E che come problema di salute non hanno soltanto quello del dimagrimento, peraltro autentica malattia quando c’è di mezzo l’obesità conclamata. Da quei primi “post”, è stato un crescendo senza fine. D’altronde, basti pensare che oltre 43 milioni di persone - su Facebook - si dichiarano religiose. O hanno almeno una loro pagina collegata alla religione.

Gesù di Nazareth ritornerà grazie a Facebook e YouTube


Incredibili le affermazioni del reverendo evangelista Franklin Graham, il quale dice che grazie a Facebook Gesù Cristo si mostrerà a tutti. "La Bibbia dice che ogni occhio la vedrà”, ha detto Graham in tv, intervistato da Christiane Amanpour per il programma della ABC This Week. Anche grazie a telefonini, macchine fotografiche e tutte le moderne apparecchiature tecnologiche che consentiranno al Messia di esssere trasmesso in mondovisione. 

Alla domanda “Come farà il mondo intero a vedere Gesù nello stesso istante?" il religioso risponde: "Non so, a meno che tutti catturino immagini e li pubblichino. I social media potrebbero avere un ruolo determinante". Graham si è detto convinto che quando Gesù ritornerà sulla terra dal cielo verrà dalle nubi e il mondo registrerà l’evento utilizzando telefoni cellulari e macchine fotografiche digitali. "Basta guardare quello che è successo in Libia e in Egitto", ha detto il reverendo. 

"Tutti hanno il loro telefono cellulare e tutti possono registrare, pubblicare su YouTube e quant'altro", ha proseguito. Il reverendo, 58 anni, è stato recentemente colpito dalle critiche per aver affermato che lo tsunami giapponese potrebbe predire la seconda venuta di Cristo. 

"Il terremoto catastrofico e lo tsunami in Giappone hanno tutti i presagi di Armageddon, ma non c'è modo di sapere se è arrivta la fine dei tempi", racconta l'evangelista. Sarà quindi affidata ai social network la seconda venuta del Cristo. Facebook ancora protagonista dopo essere stato il principale strumento che ha consentito la caduta del regime in Egitto. Il social network entrerà dunque anche tra le pagine dell'apocalisse, secondo il reverendo.

Tribunale pakistano sblocca l'accesso a Facebook


Mentre il Bangladesh ha bloccato l'accesso Facebook a causa delle pubblicazioni di caricature del Profeta e altri immagini definite «odiose» da alcuni dirigenti del paese asiatico, un tribunale pachistano ha ordinato di rimuovere il bando contro Facebook ordinato per la pubblicazione di un concorso di vignette su Maometto. 

L'oscuramento era stato deciso dall'Authority pachistana per le telecomunicazioni una decina di giorni fa. A sbloccare Facebook è stata l'Alta Corte di Lahore. Nella seduta di stamattina il giudice Ejaz Chaudry ha ordinato di ripristinare l'accesso al popolare social network, che conta milioni di appassionati pachistani. 

La sospensione temporanea del sito (che scadeva oggi) era stata imposta lo scorso 19 maggio in seguito alla denuncia di un gruppo di legali pachistani relativa a un provocatorio concorso di disegno su Maometto organizzato da una vignettista americana. A eseguire l'ordine dei giudici era stata l'Authority delle telecomunicazioni pachistane. 

Le immagini, considerate blasfeme in quanto l'Islam vieta di raffigurare Maometto, avevano sollevato violente proteste in diverse città pachistane e portato alla censura di Facebook, YouTube e altri 800 website contenenti il materiale considerato sacrilego. 

La scorsa settimana, il ministro degli interni Rehman Malik, egli stesso un seguace di Facebook e Twitter, aveva proposto al governo di rimuovere il bando sui social network. YouTube era quindi stato sbloccato, ma per Facebook occorreva il via libera dell'autorità giudiziaria, che è arrivato oggi.

Fonte: Ansa
Foto: Ansa

Sconsacrare la chiesa della Trinità: la pagina su Facebook


Un gruppo di cittadini di Potenza ha creato una pagina su Facebook e sta raccogliendo firme su una petizione, per chiedere di sconsacrare la chiesa della Santissima Trinità dove il 17 marzo è stato ritrovato il corpo di Elisa Claps. Secondo i firmatari, che sono già circa 150, "il ritrovamento del corpo di Elisa rende questo tempio inadatto a continuare a svolgere la funzione di "luogo di culto". 

Nel testo della petizione si fa presente che la richiesta non è influenzata "dalle responsabilità penali legate all'omicidio e all'occultamento del cadavere - si legge nel testo della petizione - che ci auguriamo saranno presto accertate, ed è indipendente dalle convinzioni etiche, morali e religiose di ciascuno dei firmatari". 

"Chiediamo pertanto all'Autorità Ecclesiastica - si legge ancora - che la chiesa venga sconsacrata e i suoi spazi messi a disposizione della collettività per la creazione di una struttura polifunzionale di interesse nazionale - gestita da una Fondazione costituita ad hoc ed intitolata ad Elisa Claps - destinata ad attività strettamente correlate alla prevenzione del maltrattamento e dell'abuso sulle donne e sui minori". 

Viene chiesto inoltre al Comune di Potenza, alla Provincia di Potenza e alla Regione Basilicata di "offrire la propria collaborazione, anche finanziaria, per la migliore realizzazione del progetto". Per i firmatari il progetto è "un segno tangibile per onorare la memoria di Elisa Claps e la dignitosa reazione di una città e di un popolo che sanno dimostrare di non piegarsi ad omertà, connivenze e convenienze". I promotori hanno inoltre specificato che l'iniziativa non è contro la Chiesa intesa come istituzione ma riguarda solo il luogo.

Fonte: Tgcom

L'Egitto contro il concerto di Beyonce, governo cerca di distrarre il popolo


Il concerto di Beyonce, svoltosi ieri sera a Port Ghalib, sul Mar Rosso in Egitto, ha suscitato le ire di alcuni deputati e di gruppi su Facebook. Nei giorni scorsi Hamdi Hassan, deputato indipendente vicino ai Fratelli Musulmani, ha scritto al governo chiedendo perchè fosse stato autorizzato un concerto che si presenta più come "una festa a carattere sessuale, un'autorizzazione in violazione della sharia".

A preoccupare i Fratelli Musulmani, la madre di tutte le organizzazioni islamiche, è la sfida dell'ostentata siluette della pop star alla sharia, la legge islamica. Una sfida di contenuti più che di forme, a detta del parlamentare Hamdi Hassan: "Il governo cerca di distrarre il popolo con il peccato e la licenziosità per coprire i crimini che sta commettendo contro di lui".

Era già successo lo scorso anno quando l'imam Khaled al-Guindi aveva attaccato la performance della colombiana Shakira al Pyramids Plateau Cairo paragonandola alla prostituzione. Allora la protesta s'era infranta sulle note arabeggianti di "Whenever, Wherever".

Stavolta, nell'arena sul mar Rosso blindata come un vertice di capi di stato, la risposta è stata l'inno di Beyonce "I Am..", io sono..., versione pop-individualista del mantra obamiano "We Can". Ostile alla cantante anche il gruppo degli oppositori su Facebook, che conta ben 10mila aderenti. Per chi fosse interessato alla Fan Page di Beyonce Knowles su Facebook, potete trovarla a questo indirizzo.

Via: ANSA