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Aggiornamento di stato su Facebook indica se un utente è narcisista


Le persone che soffrono di bassa autostima sono più propensi a pubblicare il loro stato di relazione su Facebook, ha rilevato un nuovo report. Uno studio della Brunel University, pubblicato venerdì scorso, ha scoperto che la caratteristica popolare di Facebook "relationship status" è stata utilizzata per generare attenzione dalle persone con bassa autostima per distrarre dai propri sentimenti. "Le persone con bassa autostima sono più propensi a vedere il vantaggio di auto svelarsi su Facebook piuttosto che di persona", dice lo studio.

Studio: Facebook Likes rivelano personalità meglio di amici e parenti


I computer possono giudicare tratti della personalità meglio di amici e familiari. E ad aiutarli a svelare in modo preciso elementi chiave del carattere delle persone sono stati i "Mi piace" su Facebook. E' quanto emerge da un nuovo studio, pubblicato su Pnas e condotto congiuntamente da ricercatori della Stanford University e della Università di Cambridge, che confronta la capacità di computer ed esseri umani di esprimere giudizi sui tratti psicologici di una persona.

Facebook e studio emozionale nel mirino del garante privacy inglese


L'azienda è oggetto di attenta analisi. Facebook sotto indagine nel Regno Unito. Il garante della privacy britannico, Information Commissioner's Office (Ico), ha avviato un'inchiesta dopo la notizia che il gruppo di Menlo Park avrebbe alterato i feed di 700 mila utenti per una ricerca sulle possibilità manipolatrici del social. L'autorità vuole capire quanti dati personali siano stati usati e se gli utenti abbiano dato il loro consenso. Quanto alla ricerca, da essa è emerso che mostrando agli utenti meno storie positive nei rispettivi news feed, si tende a pubblicare post più negativi e viceversa.

Facebook ha manipolato emozioni di 689mila utenti in studio segreto


Facebook ha manipolato il news feed di 689.003 utenti inconsapevoli, per condurre un studio sul "contagio emozionale". Obiettivo della controversa ricerca, era quello di verificare quanto il tono dei post inviati e condivisi attraverso il social network sia in grado di modificare le emozioni di chi li riceve. Gli utenti che hanno visto post più negativi hanno scritto cose più negative sulle loro bacheche, e allo stesso modo per i posti positivi.

Usa, umore espresso su Facebook tramite status e post è contagioso


Il buon umore è contagioso anche attraverso Facebook: aggiornamenti di stato o post positivi di un utente richiamano post positivi dei suoi amici. Lo stesso vale, in misura minore, per l'umore negativo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Plos One. Condotto da James Fowler della University of California a San Diego, già autore di numerosi studi sul fenomeno del contagio" di comportamenti ed emozioni (come obesità, generosità, felicità), lo studio vede tra gli autori gli italiani Lorenzo Coviello e Massimo Franceschetti.  

Gli utenti di Facebook interagiscono tra loro in molti modi, la maggior parte testuale. Per misurare l'espressione emotiva, usano "aggiornamenti di stato" (chiamati anche "post"), che sono messaggi di testo "non orientati" che i contatti sociali di un utente (amici di Facebook) possono visualizzare sul proprio News Feed. Basandosi sul Linguistic Inquiry Word (LIWC), un sistema di classificazione della parola ampiamente utilizzato e validato, si determina se un post contiene parole che esprimono emozioni positive o negative.

Finora gli esperti si erano focalizzati solo su reti di amicizie e conoscenti reali e non su reti virtuali come Facebook. In questo studio, usando il software analizzatore, gli esperti hanno visionato oltre un miliardo di aggiornamenti di stato di oltre 100 milioni di individui resi anonimi, su un periodo di 1180 giorni dal 2009 al 2012. È emerso che un post positivo richiama altri post positivi, segno che l'umore positivo di un individuo contagia l'umore di altri attraverso Facebook. Lo stesso avviene, ma in misura minore, per l'umore negativo. 

Per verificare l'attendibilità del contagio, gli esperti hanno osservato la relazione tra la pioggia e il cattivo umore dato dalla stessa. Così è stato osservato che una giornata piovosa causa un aumento di post negativi dell'1,16% e riduce il numero di quelli positivi dell'1,19% anche se si considerano solamente i post di amici residenti in città differenti (con clima differente per evitare risultati falsati), escludendo quindi l'effetto ancora più forte del contagio tra amici della stessa città, che hanno sicuramente un rapporto più intimo e si contagiano di più.


Fonte: ANSA
Via: UCSD
Foto: Plos One

Deep learning, Facebook costituisce AI team per capire meglio utenti


Facebook è impostato per ottenere una migliore comprensione delle 700 milioni di persone che condividono i dettagli delle loro vite personali utilizzando ogni giorno il social network. Secondo il MIT Technology Review, un nuovo gruppo di ricerca all'interno della società sta lavorando su un approccio emergente e potente d'intelligenza artificiale conosciuto come apprendimento profondo (deep learning), che utilizza le reti simulate di cellule cerebrali per elaborare i dati.

Facebook può causare attacchi psicotici e deliri, secondo i ricercatori


Facebook e altri siti di social networking possono influenzare la salute mentale, provocando episodi psicotici e deliri, avvertono i ricercatori. Poiché l'accesso a Internet diventa sempre più diffuso, così da creare psicopatologie correlate, come la dipendenza da Internet e delusioni legate alla tecnologia e ai rapporti virtuali, secondo lo studio. Le comunicazioni informatiche come Facebook e gruppi di chat sono una parte importante di questa storia, ha detto il dottor Uri Nitzan dell'Università di Tel Aviv e centro salute mentale Shalvata. 

Per lo studio, i ricercatori hanno studiato tre pazienti che sono stati coinvolti in intense relazioni virtuali, al fine di sfuggire alla solitudine. Tutti i partecipanti hanno avuto in comune un problema di solitudine di fondo, ma nessuno di loro era tossicodipendente o aveva una storia di psicosi precedente. Secondo Nitzan, i pazienti condividevano alcune caratteristiche fondamentali, tra cui la solitudine o la vulnerabilità a causa della perdita o separazione da una persona cara, relativa all'inesperienza con la tecnologia.

In ogni caso, è stato trovato un collegamento tra lo sviluppo graduale e l'esacerbazione di sintomi psicotici, tra cui deliri, ansia, confusione, e l'uso intenso di comunicazioni informatiche. La buona notizia è che tutti i pazienti, che volontariamente hanno cercato un trattamento per conto proprio, hanno avuto un pieno recupero con il trattamento e la cura, ha detto Nitzan. Mentre le tecnologie come Facebook hanno numerosi vantaggi, alcuni pazienti sono danneggiati da questi siti di social networking. 

Tutti e tre i pazienti di Nitzan hanno cercato rifugio da una situazione di solitudine e trovato conforto in intense relazioni virtuali. Anche se questi rapporti sono stati positivi in ​​un primo momento, alla fine hanno portato a sentimenti di dolore, tradimento, e violazione della privacy, ha detto Nitzan. Due pazienti si sono sentiti vulnerabili a causa della condivisione di informazioni private, e uno ha anche sperimentato allucinazioni tattili, credendo di poter toccare fisicamente la persona al di là dello schermo.

Fonte: Daily Mail
Foto dal web

Amore, chi tagga foto su Facebook con partner ha rapporto più solido


L'abitudine a inserire immagini del partner o della coppia su Facebook cementa il rapporto e chi usa i social network ha rapporti d'amore più romantici. A questa conclusione è giunto Christopher Carpenter del dipartimento di comunicazione della Western Illinois University, specialista nel campo della comunicazione, già autore di una precedente ricerca su Facebook come veicolo prediletto per i narcisi che ha avuto un certo rilievo sulla stampa statunitense. 

Carpenter ha detto di studiare le interazioni degli esseri umani sui social network e Facebook perché le reti online offrono una finestra unica nella vita delle persone. Il nuovo studio, realizzato da Carpenter insieme alla co-autrice Erin Spottswood della Cornell University, è in attesa di essere pubblicato su Computers in Human Behavior il prossimo luglio e lo specialista anticipa i risultati in una nota a cura della sua università. 

Questa volta ha analizzato 276 persone che hanno anche risposto a dei questionari psicologici, sulla propria vita personale e sull'uso dei social network. "Chi pubblica molte foto di coppia e 'tagga' regolarmente il partner negli aggiornamenti di Facebook tende ad avere relazioni sentimentali più profonde e romantiche perchè si tende ad assorbire più similitudini col partner e ci si sente così più legati e completi, secondo il modello psicologico di espansione del sè", spiega lo studioso. 

''La volontà di crescere - prosegue - è la motivazione fondamentale per questo modello, si tratta di una necessità di espandere il proprio sè che deriva dallo scambio col partner nelle relazioni sentimentali. I social network sono un modo solido e concreto di farlo. Sarebbe inoltre molto complicato osservare le dinamiche dei rapporti di coppia dal vivo, invece Facebook offre una panoramica unica su molti aspetti dei rapporti, anche quando questi sono terminati da tempo perchè restano tracce nei nostri profili".

Fonte: ANSA
Via: News Wise
Foto dal web

Like degli utenti Facebook rivelano intimi segreti, secondo uno studio


Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, mostra che è possibile dedurre una serie di informazioni sorprendentemente accurate circa etnia, età, Qi, sessualità, personalità e uso di sostanze stupefacenti di un utente Facebook da un'analisi automatica dei suoi "Like". Lo studio è stato realizzato dalla University of Cambridge.

Amore su Facebook: donne più inclini alla gelosia rispetto agli uomini


Le donne sono più inclini alla gelosia sui post di Facebook rispetto agli uomini, soprattutto se altre persone credono che il loro rapporto potrebbe essere nei guai, suggerisce un nuovo studio. Nello studio sono stati coinvolti 226 individui in età universitaria, ambosessi ed eterosessuali, a cui è stato domandato loro di immaginare di aver scoperto una foto della persona più importante per loro in compagnia di un'altra di sesso opposto.

Nello scenario ipotetico, i partecipanti allo studio potevano visualizzare le impostazioni della privacy dell'account Facebook del loro fidanzato o fidanzata (senza aver effettuato il login) e quindi verificare se la foto fosse visibile agli altri su Facebook. Le donne hanno riferito maggiori sentimenti di gelosia quando hanno immaginato lo scenario rispetto agli uomini. Le donne hanno evidenziato statistici livelli di gelosia di 6 su 9, contro 4 maschi su 9.

Sia le donne che gli uomini hanno riportato il maggior livello di gelosia se le impostazioni di privacy della foto facevano sì che la foto non potesse essere vista da altre persone su Facebook, poiché secondo i partecipanti questo fatto era segno che il proprio lui o lei stava cercando di nascondere qualcosa. Se la foto poteva essere vista da altre persone su Facebook, il livello di gelosia degli uomini è sceso, mentre quello delle donne si è mantenuto elevato.

Le donne sono anche più risentite rispetto agli uomini se c'erano poche foto di loro con il proprio partner. "La potenziale infedeltà può influenzare le emozioni in modo diverso per uomini e donne", hanno scritto i ricercatori sulla rivista CyberPsychology, Behavior, and Social Networking. "Le donne possono avere emozioni più negative quando credono che gli altri non sono in grado di visualizzare prove che sono impegnate in una relazione", hanno detto.

Tuttavia, poiché lo scenario è stato soltanto immaginato, è impossibile sapere se i risultati riescano a tradursi nel mondo reale, o addirittura causare la rottura del rapporto tra due persone. La futura ricerca dovrebbe esaminare se una situazione su Facebook, simile a quella utilizzata in questo studio, farebbe male ad una vera relazione, hanno detto i ricercatori presso l'Università dell'Alabama, a Tuscaloosa.

Via: My Health News
Foto dal web

Facebook prepara le nuove emoticons disegnate da illustratore Pixar


Facebook sta cercando di ripensare le emoticon. In primo luogo, li ha postati negli aggiornamenti di stato, ma adesso vuole andare un pò più in profondità. BuzzFeed ha riferito che Facebook ha proposto alla Pixar Animation Studios, in particolare a Matt Jones, di ridisegnare le sue emoticon, in un modo che veramente possa trasmettere ciò che gli utenti sentono in ogni momento.

Il social network vuole andare al di là di faccine sorridenti e ottenere più in contatto con la psiche umana. Jones ha studiato l'opera che Charles Darwin ha fatto per quanto riguarda le emozioni e le espressioni facciali per capire meglio che cosa si avvicina alla gamma dei sentimenti umani sul Web. Jones ha parlato con Buzzfeed della collaborazione che sta facendo con Facebook:

"Facebook è stato abbastanza furbo da capire che le tradizionali emoticon sono piuttosto insignificanti. Alla Pixar consideriamo gli stati emotivi ogni giorno con ogni disegno che facciamo. Il nostro lavoro è formato da anni di studio costante dei gesti delle persone e le espressioni nella vita reale". La maggior parte delle emoticon su Facebook (e il Web) sono di colore giallo standard.

Ma Jones ha detto che sta lavorando con il marchio blu di Facebook. Inoltre, Jones sta cercando di vedere se Facebook possa sostenere le icone animate, come quelle di Skype. Facebook potrebbe sfruttare gli stati d'animo per indicizzare meglio i contenuti in correlazione con il recente lancio del Graph Search. Jones è  affiancato da Paul Ekman, un esperto di espressioni facciali.

Ekman ha preso spunto dal lavoro dello psicologo Silvan Tomkins. Non tutte le espressioni facciali di Darwin sono supportate scientificamente. La ricerca è ancora in corso per dimostrare se i sentimenti descritti da Darwin si possano tradurre in movimenti facciali universali. La Pixar è famosa per portare in vita oggetti inanimati, e persino banali: lampade, automobili, un disco da hockey.


Via: Buzz Feed

Facebook rivela la personalità, nuovo studio aiuterà l'advertising mirato


Non è solo cosa, ma anche come postiamo su Facebook a rivelare molti dettagli sulla nostra personalità. Il web non sarebbe affatto un luogo dove le persone fingono di essere quel che non sono. I ricercatori dell'University of Missouri negli Usa hanno infatti sviluppato una scala di misurazione della personalità basata sull'utilizzo del noto social network. Lo studio, che sarà presentato all'International Communication Association Conference di Phoenix, potrebbe essere utile ai pubblicitari per proporre annunci appropriati alla persona.

"Abbiamo analizzato la personalità di alcuni volontari e chiesto loro in che modo utilizzavano Facebook. Sono emerse due categorie principali di personalità", ha spiegato Heather Shoenberger, ricercatrice a capo dello studio. "Le persone che aggiornano spesso il proprio stato inseriscono foto e interagiscono spesso con gli amici - ha aggiunto - si sono rivelate personalità più aperte e amanti dei rischi. Chi invece scorre semplicemente gli aggiornamenti altrui tende a essere una persona più riservata e più cauta".

Lo studio conferma quello dell'Università del Texas, intitolato "Manifestazioni della personalità online sui Social Networks: comportamenti correlati e auto-riferiti a Facebook e informazioni osservabili sul profilo", pubblicato dalla rivista accademica multidisciplinare "Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking". I ricercatori hanno rivelato forti connessioni tra personalità reale e comportamento relativo su Facebook. Processi sociali e personalità, affermano, si rispecchiano perfettamente negli ambienti non virtuali.

Il testo è decisamente accademico, parte dai cinque tratti di personalità - Estroversione, Amicalità, Coscienziosità, Stabilità emotiva, Apertura mentale - e li confronta con i profili auto-riportati degli intervistati. Il risultato è un forte parallelo tra comportamenti mostrati e quelli correlati, cioè tra ciò che le persone dicono di essere e ciò che mostrano di essere in altri ambienti, compreso il social network. Arrivando quindi alla conclusione che tra profili sociali e personalità reale non c'è una grande distanza.

Fonte: La Stampa
Via: Webnews

Facebook, cibo e sesso: il cervello prova piacere alla stessa maniera


Cibo, sesso e post su Facebook sono le cose che piacciono di più al cervello. Il premio dato dal cervello di una persona, quando vede un post su Facebook apprezzato e commentato, dimostra di essere comparabile in piacere alla risposta da cibo e sesso, secondo un recente studio della Harvard University. La ricerca, che è stato pubblicata il mese scorso in una edizione di Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas), ha scoperto che i social media cedono il passo ad un aumento del tasso di self-disclosure.

L'incremento del self-disclosure porta ad un picco la quantità di dopamina prodotta sulla base delle piacere o previsione di un premio come risultato di un post visualizzato sui media sociali, secondo la ricerca. Lo studio, che allude al ruolo di Facebook, ma non cita direttamente il social network, ha scoperto "che gli esseri umani rivelano volentieri il self-discloure, perché ciò rappresenta un evento con valore intrinseco, allo stesso modo di ricompense primarie, quali cibo e sesso".

Diana Tamir e Jason Mitchell dell'Harvard Social Cognitive ed Affective Neuroscience Lab hanno studiato come la gente avrebbe reagito quando avevano la possibilità di scegliere tra una piccola ricompensa in denaro per rispondere a quesiti concreti e un premio minore per esprimere il loro parere e le proprie opinioni su un argomento. Secondo lo studio, la maggioranza dei partecipanti hanno deciso che preferiscono parlare di sé.

"Proprio come le scimmie sono disposte a rinunciare a succosi premi per mostrarsi dominanti nei gruppi e gli studenti universitari sono disposti a dare i soldi per vedere i membri dell'altro sesso attraenti, i nostri partecipanti erano disposti a rinunciare ai soldi per pensare e parlare di se stessi", hanno scritto i ricercatori. Lo studio della conversazione umana ha poi dimostrato che il 30-40% del linguaggio quotidiano viene utilizzato per trasmettere informazioni ad altri circa le proprie esperienze private o rapporti personali.


Via: Cbs Dc

Harvard: usare Facebook è come fare sesso, stesso appagamento


Postare opinioni e commenti su Facebook è diventata una vera e propria mania per milioni di persone in tutto il mondo. Ma per gli scienziati dell'Università di Harvard c'è anche qualcosa in più: utilizzare il social network dà un grado di soddisfazione pari a quella offerta dal sesso. È quanto emerge da uno studio condotto da due neuroscienziati del famosissimo ateneo statunitense, Diana Tamir e Jason Mitchell.

Secondo i ricercatori svelare sè stessi e le proprie esperienze su Facebook stimola la regione del cervello collegata al piacere, provocando un rilascio di dopamina, la sostanza chimica associata alla reazione che abbiamo quando compiamo un atto sessuale. Le persone che si sono sottoposte alla ricerca potevano rispondere a domande del tutto oggettive o raccontare la propria opinione su svariate questioni politiche e sociali.

Nonostante la ricompensa monetaria per rispondere alle domande oggettive fosse più alta, la maggior parte dei partecipanti ha scelto di essere pagata meno pur di poter parlare di sé e delle proprie opinioni. "La maggior parte delle persone - sostengono gli esperti - dedica il 30-40 percento dei discorsi parlando delle proprie esperienze, mentre sui social media la percentuale sale fino all'80%".

"Gli esseri umani sono naturalmente portati a voler condividere i propri pensieri, e avere la possibilità di farlo è vissuta come una sorta di premio soggettivo", hanno spiegato ancora Tamir e Mitchell, sottolineando che il desiderio di mettere in comune con gli altri le proprie esperienze rappresenta una potente forma di piacere, pari a quella che si prova soddisfacendo bisogni primari come nutrirsi e fare sesso.

Via: LEGGO
Foto dal web

Più amici attraenti si hanno su Facebook maggiore è la popolarità


Su Facebook più amici attraenti si hanno più si è popolari. E vale soprattutto per le donne: per proprietà transitiva, se hai bei contatti, lo sei anche tu. Lo rivela uno studio che si rifà a Charles Darwin per decifrare i codici delle reti sociali. "Gli individui - ha detto il ricercatore olandese Piet Kommers - sono attratti da persone che sembrano in buona salute, felici e "fertili", nel senso sessuale del termine. E' una legge dell'evoluzione assodata".

Il team dell'università di Twente a Enschede (Paesi Bassi) ha creato quattro profili Facebook con foto di un uomo e una donna, considerati "neutri" dal punto di vista attrattivo. Per ciascuno sono state fatte due pagine distinte: una con foto di amici seducenti e un'altra con contatti bruttini. I profili erano identici dal punto di vista delle informazioni: luogo di residenza, data di nascita, interessi, film e musica preferita.

I ricercatori li hanno sottoposti a 74 studenti tra i 21 e i 31 anni chiedendo loro di giudicare l'attrattiva sociale dei loro possessori. I partecipanti al test si sono basati su questioni del tipo "potrebbe essere un mio amico?", "sarebbe piacevole uscirci?". I ricercatori hanno dimostrato che i ragazzi erano più propensi a scegliere il profilo con gli amici attraenti.

"L'aspetto degli amici - si legge nello studio - influenza la percezione che gli altri hanno del proprietario del profilo. La carica attrattiva delle persone che gli sono collegate su Facebook, ha un effetto positivo diretto sulla propria attrattiva sociale". Lo studio, pubblicato nell'International Journal of Web Based Communities (Ijwbc), sostiene che il fatto di avere begli amici è importante soprattutto per la popolarità delle donne. Gli autori avvertono che vale anche l'opposto: avere collegate foto poco attraenti potrebbe nuocere all'attrattiva di individui o società che usano le reti sociali.

Fonte: TM News

Perché ci si iscrive a Facebook? Una nuova ricerca spiega il motivo


Una nuova ricerca di Jon Kleinberg, docente di informatica alla Cornell University, dimostra che non è la quantità di amici che hanno un profilo Facebook a convincerve l'iscrizione al sito, quel che conta è la loro tipologia. Secondo Kleinberg non è dunque la somma di amici a influenzare la decisione se iscriversi o meno al social network, quel che fa la differenza è la consapevolezza che sul sito siano presenti gruppi di amici tra loro sconnessi, portatori di interessi differenziati.

Fino ad ora le ricerche sull’influenzabilità delle persone nel prendere decisioni "dall’acquisto di un prodotto, alla scelta di praticare un nuovo hobby" avevano sistematicamente insistito sull’importanza della quantità di amici orientate a compierle. In sostanza, se si conosce un gran numero di persone che fa una cosa, è molto probabile che la facciate anche voi. La ricerca pubblicata da Kleimberg e colleghi sui Proceedings of the National Academy of Sciences rende le cose un pò più complesse.

Il team ha analizzato i dati provenienti da 54 milioni di mail di invito a iscriversi a Facebook, utilizzando lo strumento importa amici. Anche grazie alla collaborazione di uno specialista interno all’azienda di Palo Alto, i ricercatori hanno analizzato, invito per invito, le liste di amici elencati e le connessioni all'interno della rete, e hanno quindi verificato se la persona invitata si sia effettivamente iscritta al sito. Il team ha anche monitorato i dati sulla frequenza con cui i nuovi iscritti hanno usato il sito nei primi tre mesi dall’adesione.

"È subito saltato agli occhi - ha affermato Kleinberg - che l'opzione di iscriversi non corrispondeva al numero di amici segnalati, ma ai diversi gruppi di amici tra loro non già correlati elencati nella mail di invito". Dalla ricerca emerge inoltre che i nuovi iscritti, con almeno 20 amici distribuiti in gruppi differenti, hanno mostrato una propensione molto maggiore a frequentare il sito (6-7 giorni a settimana nei primi tre mesi) di quelli che hanno stretto amicizia con 20 persone già tra di loro comprese in uno stesso gruppo.

Via: Wired

Rifiutare l'amicizia su Facebook fa soffrire come nei rapporti reali


Un nuovo studio suggerisce che un rifiuto d'amicizia virtuale fa male quanto uno reale, e che ignorare una persona tramite internet provoca reazioni emotive e psicologiche molto simili a quelle che avvengono in un rapporto reale. "Facebook molto spesso viene utilizzato per escludere o ignorare qualcuno con facilità, senza l'imbarazzo causato dal farlo di persona" spiega Joshua Smyth, professore della Penn State University negli Stati Uniti e capo dello studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior.

I ricercatori hanno condotto due esperimenti paralleli di interazione sociale tra gruppi di studenti. Nel primo, i partecipanti dovevano descrivere le loro aspettative nel caso ipotetico in cui venissero esclusi da una conversazione tra persone. La reazione è di fastidio e perdita di autostima. Nel secondo esperimento, un gruppo di partecipanti ignari è stato messo in una situazione in cui avrebbero dovuto fare conoscenza con altri studenti, in realtà attori addestrati ad escludere i partecipanti dalla conversazione e a ignorare le loro parole.

"Abbiamo effettuato questo esperimento sia in una situazione reale che su Facebook, e poi messo a confronto le reazioni delle persone escluse" ha spiegato Smyth. "Gli esclusi hanno mostrato una serie di reazioni emotive e psicologiche simili a quelle di chi viene escluso di persona, un senso di fastidio e perdita di autostima". Per Smyth, questi risultati sono in realtà positivi, in quanto mostrano che anche un rapporto sociale di tipo virtuale, in apparenza distante e freddo, può essere carica di significato e di emotività se causa questi risultati quando viene a mancare.

Via: AGI
Foto dal web

Tanti amici su Facebook è indice di narcisismo secondo uno studio


Uno studio dell'Università del Western Illinois, pubblicato sulla rivista Personality and individual differences (ISSID), afferma che avere molte amicizie su Facebook, tra cui anche alcune di persone sconosciute, sarebbe indice di narcisismo. Con questo termine si individua un disturbo della personalità che porta ad atteggiamenti di sopravvalutazione e ad ansia per rimanere adeguati alla propria "immagine".

Altri comportamenti sintomo di narcisismo sarebbero l'abitudine di cambiare spesso la propria foto nel profilo, taggare le immagini con molta frequenza, aggiornare status, news feed e non ricambiare l'attenzione ricevuta dagli altri utenti. Secondo lo studio, che ha analizzato l'attività su Facebook di 292 persone di età fra i 18 e i 65 anni, il modo di gestire Facebook può far emergere segni di "anti-socialità". L'autore è il ricercatore Chris Carpenter del dipartimento di comunicazione. 

Le persone che hanno bisogno di sentirsi bene con sé stessi si collegano spesso a Facebook, sfruttando il sito per ottenere il feedback di cui hanno bisogno e diventare il centro dell’attenzione. Sono molte le ricerche che gli psicologi stanno pubblicando per verificare se vi sia un legame tra i social network e i disturbi della personalità, e quanto i social network stessi possano incentivare comportamenti al limite della patologia.

"Se Facebook dev'essere quel luogo dove la gente va a riparare il proprio ego danneggiato e cerca il sostegno sociale, è di vitale importanza scoprire la comunicazione potenzialmente negativa che si potrebbe trovare su Facebook e il tipo di persone che possono impegnarsi per loro. Idealmente, le persone si impegneranno nel pro-sociale Facebooking piuttosto che nell'anti-sociale mi-booking", ha dichiarato Carpenter. "In generale, il 'lato oscuro' di Facebook richiede ulteriori ricerche per capire meglio gli aspetti di Facebook socialmente positivi e negativi, al fine di valorizzare i primi e ridurre i secondi", ha aggiunto il ricercatore.

Fonte: Science Daily
Via: TM News

Foto del profilo Facebook primo giudizio di altri su nostra personalità


L’immagine batte i contenuti persino nel mondo virtuale. E più è ambigua, più ha effetto verso potenziali nuovi amici. Su Facebook è infatti la foto del profilo a essere la protagonista delle pagine dei singoli utenti. Proprio questa immagine influenza il primo giudizio degli altri sulla nostra personalità. Una ricerca dell’Ohio State University ha scoperto come gli utenti del celebre social network sondano le caratteristiche di un nuovo virtual friend: scartano status e testi, puntando alle fotografie.

Dall’indagine che ha coinvolto quasi duecento studenti del college statunitense è emerso che per farsi un’idea rapida e precisa di un potenziale amico è sufficiente lanciare un’occhiata alla sua foto profilo. Meno è definita e più si stuzzica la curiosità degli altri. Se la foto infatti rimanda messaggi marcatamente positivi finisce per frenare del tutto la curiosità di chi bazzica nella nostra pagina che viene prontamente abbandonata a favore del diario di qualcuno che sfoggia maggiori ambiguità, contraddizioni o spunti negativi. 

Insomma, se lo scatto ci lascia nel dubbio o suggerisce contenuti anormali, solletica il desiderio un po’ morboso di approfondire nel dettaglio e leggere biografia e status, prima di stabilire un’impressione definitiva. I 195 ragazzi coinvolti nella ricerca hanno visualizzato il profilo di uno studente fittizio per valutarne su una scala da 1 a 7 il livello di estroversione/introversione in base alla foto e a una frase descrittiva. Quando l’immagine rimandava a uno spirito socievole, il testo è stato prontamente scartato. 

Se riguardava un animo timido e riservato, i partecipanti correvano a sbirciare i contenuti. I risultati supportano la teoria che le persone tendono in generale a concentrarsi maggiormente sulle informazioni che hanno un background sfavorevole o fuori dalla norma. I ricercatori sostengono che i social network aumentino questa propensione, spingendo gli utenti a cercare quel “ qualcosa che non torna” capace di stuzzicare l’interesse. La fotografia o l’ immagine del profilo è però sufficiente solo a farsi una prima idea del potenziale amico virtuale.

Un’ulteriore analisi ha dimostrato infatti che i testi restano comunque più influenti nella formazione di una impressione durevole e significativa, soprattutto se aggiungono informazioni impreviste. Lo studio statunitense, pubblicato su Journal of Communication, ha lo scopo di evidenziare come le reazioni registrate attraverso i social network costituiranno i riferimenti futuri per la definizione di strategie comunicative e politiche efficaci, fondate sullo sfruttamento delle attuali dinamiche di percezione della desiderabilità sociale.

Fonte: Wired

Facebook fa bene all'umore e induce le persone a connettersi


Facebook fa bene all’umore, crea un crescendo di profonde emozioni positive che induce le persone a connettersi più e più volte al social network. Lo dimostra uno studio italiano coordinato da Giuseppe Riva della Cattolica di Milano e pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking. 

Quello che emerge dai test psicologici e fisiologici su 30 volontari di 18-24 anni, spiega all’ANSA uno degli autori, Pietro Cipresso dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano che lavora anche al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, è che “la navigazione nei social network genera una serie di continui stimoli positivi che coinvolgono attivamente l’utente in un processo continuo di attivazione di aree neurali cognitive, innescando il desiderio di successivi ingressi in Facebook. 

In un certo senso Facebook è simile a un cibo di cui siamo ghiotti: non smetteremmo mai di mangiarlo. Gli esperti hanno sottoposto a test psicologici e fisiologici 30 volontari di 18-24 anni sia mentre entravano in Facebook, sia di fronte a panorami naturalistici (con effetto rilassante) sia infine mentre erano sottoposti a test matematici (condizione di stress). 

Lo stato psicofisico dei giovani è stato misurato in vari modi: come indice di eccitamento è stata usata la misura della conduttanza cutanea, capacità della pelle di trasmettere corrente, la misura del ritmo respiratorio, numero di respirazioni al minuto, delle onde Beta nel cervello, con elettroencefalogramma, del battito cardiaco, con elettrocardiogramma. 

Sono tanti i motivi di tale benessere psicologico Facebook-indotto: di certo la sensazione di avere tanti amici, ma in primis l’idea di “esserci”. Quanto più forte è questa idea, tanto maggiore sarà la convinzione di vivere ricche relazioni sociali anche se totalmente telematiche e quindi il benessere procurato da Facebook.

Fonte: ANSA