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Molti utenti abbandonano Facebook e altri rimuovono la app mobile


Quote significative degli utenti di Facebook hanno preso provvedimenti nell'ultimo anno per riformulare la loro relazione con la piattaforma di social media. Un gran numero di americani ha fatto un passo indietro da Facebook sulla scia dei recenti scandali sulla gestione dei dati degli utenti da parte del social network. Secondo una recente ricerca, nel corso dell'ultimo anno il 42% degli utenti statunitensi ha preso una lunga pausa da Facebook, abbandonandolo per parecchie settimane o anche di più, mentre il 26% ha ammesso di aver cancellato l'applicazione dal proprio dispositivo mobile.

Studio: Facebook Likes rivelano personalità meglio di amici e parenti


I computer possono giudicare tratti della personalità meglio di amici e familiari. E ad aiutarli a svelare in modo preciso elementi chiave del carattere delle persone sono stati i "Mi piace" su Facebook. E' quanto emerge da un nuovo studio, pubblicato su Pnas e condotto congiuntamente da ricercatori della Stanford University e della Università di Cambridge, che confronta la capacità di computer ed esseri umani di esprimere giudizi sui tratti psicologici di una persona.

Facebook potrebbe incrementare la voglia di bere alcolici nei giovani


Facebook potrebbe indurre alcuni utenti a bere alcolici. Uno studio della Michigan State University ha infatti scoperto che più gli utenti del social network vengono coinvolti in pagine o post correlati all'alcol, condividendo o anche semplicemente commentando, più è probabile che considerino di bere alcolici. Per arrivare a questi risultati i ricercatori hanno coinvolto nello studio 400 persone. Gli studiosi hanno indagato sui sentimenti dei soggetti in seguito all'esposizione ad annunci su Facebook correlati all'alcol.

WhatsApp insidia Facebook tra adolescenti, ma 11,5% mai connesso


App e social in ascesa nel gusto degli adolescenti in Italia. Nel 2015 lo usa il 59 per cento dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni, con un aumento del 39 per cento dal 2013. Diminuisce invece, anche se resta sempre solida,  la presenza dei ragazzini su Facebook con il 75 per cento; meno uno su tre invece usa Twitter. Una ricerca di Ipsos per Save the Children, effettuata a gennaio 2015,  su un campione di 1.000 ragazzi, mette a fuoco le abitudini dei nativi digitali di casa nostra, rivelando un doppio volto.

Facebook IQ, nuovo strumento per campagne di marketing efficienti


Facebook ha annunciato che dal primo gennaio 2015 aggiornerà le policy sulla privacy, con l'obiettivo di aiutare gli utenti ad avere maggiore controllo delle informazioni rilasciati sulla piattaforma. Nel frattempo il social network ha detto che fornirà ai marketers una vera comprensione di chi sono gli utenti, cosa fanno e perché lo fanno e tutto questo in maniera da salvaguardare la privacy delle persone. Ogni giorno, in tutto il mondo, le persone si rivolgono a Facebook per connettersi, condividere, scoprire, informarsi e lasciarsi ispirare.

Facebook introduce nuove regole per le ricerche interne sugli iscritti


Dopo le polemiche scoppiate a seguito del test emotivo che ha coinvolto quasi settecentomila utenti, Facebook modifica le regole attraverso le quali potrà fare ricerche sui profili degli oltre 1,3 miliardi di iscritti. A darne notizia è lo stesso social network con un post sulla newsroom. "Voglio aggiornarvi su alcuni cambiamenti che stiamo facendo al nostro modo di fare ricerca su Facebook", scrive Mike Schroepfer, Chief Technology Officer della piattaforma.

Facebook e studio emozionale nel mirino del garante privacy inglese


L'azienda è oggetto di attenta analisi. Facebook sotto indagine nel Regno Unito. Il garante della privacy britannico, Information Commissioner's Office (Ico), ha avviato un'inchiesta dopo la notizia che il gruppo di Menlo Park avrebbe alterato i feed di 700 mila utenti per una ricerca sulle possibilità manipolatrici del social. L'autorità vuole capire quanti dati personali siano stati usati e se gli utenti abbiano dato il loro consenso. Quanto alla ricerca, da essa è emerso che mostrando agli utenti meno storie positive nei rispettivi news feed, si tende a pubblicare post più negativi e viceversa.

Facebook ha manipolato emozioni di 689mila utenti in studio segreto


Facebook ha manipolato il news feed di 689.003 utenti inconsapevoli, per condurre un studio sul "contagio emozionale". Obiettivo della controversa ricerca, era quello di verificare quanto il tono dei post inviati e condivisi attraverso il social network sia in grado di modificare le emozioni di chi li riceve. Gli utenti che hanno visto post più negativi hanno scritto cose più negative sulle loro bacheche, e allo stesso modo per i posti positivi.

Usa, umore espresso su Facebook tramite status e post è contagioso


Il buon umore è contagioso anche attraverso Facebook: aggiornamenti di stato o post positivi di un utente richiamano post positivi dei suoi amici. Lo stesso vale, in misura minore, per l'umore negativo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Plos One. Condotto da James Fowler della University of California a San Diego, già autore di numerosi studi sul fenomeno del contagio" di comportamenti ed emozioni (come obesità, generosità, felicità), lo studio vede tra gli autori gli italiani Lorenzo Coviello e Massimo Franceschetti.  

Gli utenti di Facebook interagiscono tra loro in molti modi, la maggior parte testuale. Per misurare l'espressione emotiva, usano "aggiornamenti di stato" (chiamati anche "post"), che sono messaggi di testo "non orientati" che i contatti sociali di un utente (amici di Facebook) possono visualizzare sul proprio News Feed. Basandosi sul Linguistic Inquiry Word (LIWC), un sistema di classificazione della parola ampiamente utilizzato e validato, si determina se un post contiene parole che esprimono emozioni positive o negative.

Finora gli esperti si erano focalizzati solo su reti di amicizie e conoscenti reali e non su reti virtuali come Facebook. In questo studio, usando il software analizzatore, gli esperti hanno visionato oltre un miliardo di aggiornamenti di stato di oltre 100 milioni di individui resi anonimi, su un periodo di 1180 giorni dal 2009 al 2012. È emerso che un post positivo richiama altri post positivi, segno che l'umore positivo di un individuo contagia l'umore di altri attraverso Facebook. Lo stesso avviene, ma in misura minore, per l'umore negativo. 

Per verificare l'attendibilità del contagio, gli esperti hanno osservato la relazione tra la pioggia e il cattivo umore dato dalla stessa. Così è stato osservato che una giornata piovosa causa un aumento di post negativi dell'1,16% e riduce il numero di quelli positivi dell'1,19% anche se si considerano solamente i post di amici residenti in città differenti (con clima differente per evitare risultati falsati), escludendo quindi l'effetto ancora più forte del contagio tra amici della stessa città, che hanno sicuramente un rapporto più intimo e si contagiano di più.


Fonte: ANSA
Via: UCSD
Foto: Plos One

Cancellare la cronologia di ricerca su Facebook per maggiore privacy


Tutti gli utenti di Facebook possiedono un "Registro attività" che tiene traccia delle azioni che vengono effettuate sulla piattaforma, e questo include anche tutto ciò che viene cercato su Facebook (inclusi profili e pagine). Per impostazione solo l'utente può visualizzare la cronologia delle ricerche, quindi questa informazione non è disponibile per gli amici o al pubblico. 

Tuttavia, se si utilizza un computer condiviso o si è preoccupati che qualcuno possa controllare le proprie attività online, svuotare la cronologia di ricerca potrebbe essere una buona idea. Per cancellare tutti gli elementi dalla cronologia (al momento non è possibile selezionarli singolarmente), procedere nel modo seguente: 1. dalla bacheca cliccare su "Registro attività";


2. sulla sezione di sinistra è possibile vedere l'elenco delle principali attività come i post, i commenti, le foto, post in cui si è taggati, "Mi Piace", ecc.; 3. cliccare su "ALTRO" e quindi su "Cerca"; 4. nella pagina delle opzioni di ricerca, in alto a destra, è presente il collegamento "Cancella ricerche"; 5. cliccare su di esso e dovrebbe ora comparire un messaggio pop-up;

6. cliccare sulla finestra per confermare e cancellare definitivamente la cronologia delle ricerche. La "History Search" di Facebook corrisponde alla funzione analoga che si può trovare in un motore di ricerca come quello Google, con la differenza che quest'ultimo permette di disattivare la funzionalità e impedire che le ricerche vengano memorizzate in una cronologia.


Via: Facebook

Nielsen, social media report 2012: Facebook è più visitato in assoluto


Ci portiamo i social network anche al bagno. Anzi è proprio lì che i giovani diventano più social, trascorrendovi più tempo che su qualsiasi altro sito. Secondo il rapporto 2012 di Nielsen sui social media è dal luogo più privato della casa che partono i tweet o i "like" di Facebook per il 32% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Dati che cambiano prendendo una fascia d'età più alta che per simili attività predilige l'ufficio. 

Secondo la ricerca Nielsen nel 2012 trascorriamo più tempo sui social network che su qualsiasi altro sito, e lo facciamo per il 30 per cento dai device mobili e per il 20 per cento dal PC. In particolare, negli Stati Uniti c'è stato un incremento del 37 per cento del tempo totale speso online in favore dei social media e questo anche grazie alla sempre più diffusa presenza di smartphone e tablet nella vita quotidiana.


Lo studio Nielsen conferma il primato di Facebook come sito più visitato in assoluto. A seguire, i più frequentati su PC sono Blogger, Twitter, WordPress, LinkedIn, Pinterest, in forte ascesa, Google Plus. Nel ramo mobile, l'ordine è Facebook, Twitter, FourSquare, Google Plus e Pinterest. In linea generale, sale l’utilizzo di Internet mobile (che comprende, però, anche i tablet) e i PC desktop scendono di un 4 per cento.

Un altro dato interessante che emerge dal Social Media Report 2012 che, nonostante le personalità politiche  siano molto presenti e attive nei social media (da poco è sbarcato anche Benedetto XVI su Twitter), il principale impiego di questi ultimi resti ancora prevalentemente orientato al contatto con amici e familiari. Per scaricare il report in formato PDF, dopo aver lasciato alcuni dati, andate su questa pagina.



Via: TMNews

Teenager e Facebook, ricerca Common sense media rivela sorprese


Usare i social media come Facebook e Twitter è diventata parte integrante dell'adolescenza moderna. Una recente inchiesta di Common sense media, un gruppo che si occupa dell'impatto della tecnologia e dei media sui giovani, ha dimostrato però che la teen generation nutre alcuni dubbi nei confronti della dipendenza da Web. Il 90% dei giovani esaminati dichiara di partecipare direttamente alla galassia dei social media, la metà addirittura ogni giorno.

Considerato quanto siano pervasivi i social media oggi, molti genitori, educatori e altri adulti sono profondamente interessati al ruolo di questi media nella vita dei ragazzi. Alcuni sono ottimisti sul potenziali benefici dei social media per l'apprendimento, lo sviluppo, ecc. Altri hanno però espresso pareri negativi per quanto riguarda l'impatto che questi mezzi possono avere, specialmente quando si tratta del benessere emotivo dei ragazzi.


Il 68% di loro hanno dichiarato che i messaggi SMS sono il canale più utilizzato. La sorpresa giunge dalla quota di intervistati che dichiara di essere troppo condizionato dall'approccio Web nelle relazioni interpersonali. Questa generazione è la prima ad aver vissuto tutta la loro adolescenza con Facebook e altri siti di social networking a portata di mano. L'utilizzo dei  social media influisce sul modo di interagire con alcuni ragazzi l'uno all'altro.

Un terzo (31%) ha confessato di avere iniziato un corteggiamento che non avrebbe mai osato intraprendere di persona mentre un quarto rivela di avere attaccato qualcuno solo grazie a Internet, un'audacia che non avrebbe mai avuto dal vivo. Infine l'annuncio forse più inquietante: il 43% degli adolescenti della ricerca dichiara che vorrebbe di tanto in tanto avere la forza di staccarsi dal mondo della "rete". Una dipendenza dalla quale è sempre più difficile sottrarsi.


Via: TM News

Un utente su 3 passa meno tempo su Facebook e lo considera noioso


Anche Sean Parker ha detto che Facebook ha un pò stufato. Ma se il commento del creatore di Napster potrebbe anche essere funzionale al lancio del suo nuovo prodotto, Airtime, il parere è condiviso da una percentuale rilevante di intervistati di una ricerca Reuters-Ipsos condotta fra il 31 maggio il 4 giugno scorsi. Il 34% dei 1032 americani intepellati, afferma infatti di trascorrere sul sito una quantità di tempo minore di quanto non facesse sei mesi fa.

Il network viene giudicato noioso, non pertinente o inutile. Subito a ruota seguono i timori di violazione della propria privacy. Non una bella notizia per l'azienda che sta cercando nuove vie di monetizzazione dopo la quotazione in Borsa. Significativo, a questo proposito, un altro dato contenuto nella ricerca, secondo cui il 44 % del campione ha un'opinione meno positiva di Facebook, dopo l'entrata in Borsa e il flop delle azioni.

Ma il fatto davvero preoccupante per Facebook è che meno tempo passato sul sito, vuol dire minori probabilità che l'utente clicchi sugli annunci pubblicitari, in un momento in cui l'efficacia dell'advertising social viene messa sempre più spesso in discussione. Secondo la ricerca solo 1 su 5 degli interpellati ha dichiarato di aver acquistato un prodotto in seguito alla raccomandazione di un amico sul social network.

Un dato che, però, va interpretato: 1 su 5 equivale ad un tasso di conversione (la percentuale di acquisti in rapporto al numero di persone sottoposte a un messaggio promozionale) del 20%, anche se l'effettiva valutazione dipende del tipo di prodotto. Va detto inoltre che c'è anche chi trascorre sul sito più tempo di prima: per la precisione, è il comportamento di un quinto di coloro che hanno risposto al sondaggio.

Il 50% degli interpellati adopera Facebook esattamente quanto faceva sei mesi fa e due utenti su cinque si collegano al network ogni santo giorno. Attenzione quindi a leggere i dati della ricerca come l'annuncio dell'inizio del tramonto della rete sociale. Eppure, Eric Jackson, di Ironfire Capital, intervistato da Cnbc, ha dichiarato che Facebook potrebbe sparire nell'arco di otto anni al massimo.

Via: La Stampa

BlogMeter, stampa italiana su Facebook: poco dialogo con i fan


La stampa italiana scopre il social network in blu ma fatica ancora a coinvolgere opportunamente i propri fan in un dialogo interagente e durevole. L’informazione passa ormai anche per Facebook, ma non tutte le testate hanno attivato strategie comunicative vincenti. La stampa italiana fatica ancora a coinvolgere adeguatamente i propri fan in un dialogo interattivo e costante.

Più amici attraenti si hanno su Facebook maggiore è la popolarità


Su Facebook più amici attraenti si hanno più si è popolari. E vale soprattutto per le donne: per proprietà transitiva, se hai bei contatti, lo sei anche tu. Lo rivela uno studio che si rifà a Charles Darwin per decifrare i codici delle reti sociali. "Gli individui - ha detto il ricercatore olandese Piet Kommers - sono attratti da persone che sembrano in buona salute, felici e "fertili", nel senso sessuale del termine. E' una legge dell'evoluzione assodata".

Il team dell'università di Twente a Enschede (Paesi Bassi) ha creato quattro profili Facebook con foto di un uomo e una donna, considerati "neutri" dal punto di vista attrattivo. Per ciascuno sono state fatte due pagine distinte: una con foto di amici seducenti e un'altra con contatti bruttini. I profili erano identici dal punto di vista delle informazioni: luogo di residenza, data di nascita, interessi, film e musica preferita.

I ricercatori li hanno sottoposti a 74 studenti tra i 21 e i 31 anni chiedendo loro di giudicare l'attrattiva sociale dei loro possessori. I partecipanti al test si sono basati su questioni del tipo "potrebbe essere un mio amico?", "sarebbe piacevole uscirci?". I ricercatori hanno dimostrato che i ragazzi erano più propensi a scegliere il profilo con gli amici attraenti.

"L'aspetto degli amici - si legge nello studio - influenza la percezione che gli altri hanno del proprietario del profilo. La carica attrattiva delle persone che gli sono collegate su Facebook, ha un effetto positivo diretto sulla propria attrattiva sociale". Lo studio, pubblicato nell'International Journal of Web Based Communities (Ijwbc), sostiene che il fatto di avere begli amici è importante soprattutto per la popolarità delle donne. Gli autori avvertono che vale anche l'opposto: avere collegate foto poco attraenti potrebbe nuocere all'attrattiva di individui o società che usano le reti sociali.

Fonte: TM News

Perché ci si iscrive a Facebook? Una nuova ricerca spiega il motivo


Una nuova ricerca di Jon Kleinberg, docente di informatica alla Cornell University, dimostra che non è la quantità di amici che hanno un profilo Facebook a convincerve l'iscrizione al sito, quel che conta è la loro tipologia. Secondo Kleinberg non è dunque la somma di amici a influenzare la decisione se iscriversi o meno al social network, quel che fa la differenza è la consapevolezza che sul sito siano presenti gruppi di amici tra loro sconnessi, portatori di interessi differenziati.

Fino ad ora le ricerche sull’influenzabilità delle persone nel prendere decisioni "dall’acquisto di un prodotto, alla scelta di praticare un nuovo hobby" avevano sistematicamente insistito sull’importanza della quantità di amici orientate a compierle. In sostanza, se si conosce un gran numero di persone che fa una cosa, è molto probabile che la facciate anche voi. La ricerca pubblicata da Kleimberg e colleghi sui Proceedings of the National Academy of Sciences rende le cose un pò più complesse.

Il team ha analizzato i dati provenienti da 54 milioni di mail di invito a iscriversi a Facebook, utilizzando lo strumento importa amici. Anche grazie alla collaborazione di uno specialista interno all’azienda di Palo Alto, i ricercatori hanno analizzato, invito per invito, le liste di amici elencati e le connessioni all'interno della rete, e hanno quindi verificato se la persona invitata si sia effettivamente iscritta al sito. Il team ha anche monitorato i dati sulla frequenza con cui i nuovi iscritti hanno usato il sito nei primi tre mesi dall’adesione.

"È subito saltato agli occhi - ha affermato Kleinberg - che l'opzione di iscriversi non corrispondeva al numero di amici segnalati, ma ai diversi gruppi di amici tra loro non già correlati elencati nella mail di invito". Dalla ricerca emerge inoltre che i nuovi iscritti, con almeno 20 amici distribuiti in gruppi differenti, hanno mostrato una propensione molto maggiore a frequentare il sito (6-7 giorni a settimana nei primi tre mesi) di quelli che hanno stretto amicizia con 20 persone già tra di loro comprese in uno stesso gruppo.

Via: Wired

Rifiutare l'amicizia su Facebook fa soffrire come nei rapporti reali


Un nuovo studio suggerisce che un rifiuto d'amicizia virtuale fa male quanto uno reale, e che ignorare una persona tramite internet provoca reazioni emotive e psicologiche molto simili a quelle che avvengono in un rapporto reale. "Facebook molto spesso viene utilizzato per escludere o ignorare qualcuno con facilità, senza l'imbarazzo causato dal farlo di persona" spiega Joshua Smyth, professore della Penn State University negli Stati Uniti e capo dello studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior.

I ricercatori hanno condotto due esperimenti paralleli di interazione sociale tra gruppi di studenti. Nel primo, i partecipanti dovevano descrivere le loro aspettative nel caso ipotetico in cui venissero esclusi da una conversazione tra persone. La reazione è di fastidio e perdita di autostima. Nel secondo esperimento, un gruppo di partecipanti ignari è stato messo in una situazione in cui avrebbero dovuto fare conoscenza con altri studenti, in realtà attori addestrati ad escludere i partecipanti dalla conversazione e a ignorare le loro parole.

"Abbiamo effettuato questo esperimento sia in una situazione reale che su Facebook, e poi messo a confronto le reazioni delle persone escluse" ha spiegato Smyth. "Gli esclusi hanno mostrato una serie di reazioni emotive e psicologiche simili a quelle di chi viene escluso di persona, un senso di fastidio e perdita di autostima". Per Smyth, questi risultati sono in realtà positivi, in quanto mostrano che anche un rapporto sociale di tipo virtuale, in apparenza distante e freddo, può essere carica di significato e di emotività se causa questi risultati quando viene a mancare.

Via: AGI
Foto dal web

Tanti amici su Facebook è indice di narcisismo secondo uno studio


Uno studio dell'Università del Western Illinois, pubblicato sulla rivista Personality and individual differences (ISSID), afferma che avere molte amicizie su Facebook, tra cui anche alcune di persone sconosciute, sarebbe indice di narcisismo. Con questo termine si individua un disturbo della personalità che porta ad atteggiamenti di sopravvalutazione e ad ansia per rimanere adeguati alla propria "immagine".

Altri comportamenti sintomo di narcisismo sarebbero l'abitudine di cambiare spesso la propria foto nel profilo, taggare le immagini con molta frequenza, aggiornare status, news feed e non ricambiare l'attenzione ricevuta dagli altri utenti. Secondo lo studio, che ha analizzato l'attività su Facebook di 292 persone di età fra i 18 e i 65 anni, il modo di gestire Facebook può far emergere segni di "anti-socialità". L'autore è il ricercatore Chris Carpenter del dipartimento di comunicazione. 

Le persone che hanno bisogno di sentirsi bene con sé stessi si collegano spesso a Facebook, sfruttando il sito per ottenere il feedback di cui hanno bisogno e diventare il centro dell’attenzione. Sono molte le ricerche che gli psicologi stanno pubblicando per verificare se vi sia un legame tra i social network e i disturbi della personalità, e quanto i social network stessi possano incentivare comportamenti al limite della patologia.

"Se Facebook dev'essere quel luogo dove la gente va a riparare il proprio ego danneggiato e cerca il sostegno sociale, è di vitale importanza scoprire la comunicazione potenzialmente negativa che si potrebbe trovare su Facebook e il tipo di persone che possono impegnarsi per loro. Idealmente, le persone si impegneranno nel pro-sociale Facebooking piuttosto che nell'anti-sociale mi-booking", ha dichiarato Carpenter. "In generale, il 'lato oscuro' di Facebook richiede ulteriori ricerche per capire meglio gli aspetti di Facebook socialmente positivi e negativi, al fine di valorizzare i primi e ridurre i secondi", ha aggiunto il ricercatore.

Fonte: Science Daily
Via: TM News

Weca: 20% sacerdoti e 60% seminaristi hanno profilo su Facebook


Sorprese da una ricerca condotta dal Cremit dell’Università Cattolica di Milano e dal Dipartimento Istituzioni e Società dell’Università di Perugia. I ricercatori di queste due Università hanno indagato per conto di WeCa (Associazione Webmaster Cattolici Italiani) l’uso di Facebook da parte di sacerdoti, religiosi e seminaristi. Emerge un quadro di grande ricchezza e di grande attenzione nei confronti dei social media. Il 20% dei diocesani e dei religiosi ha un profilo su Facebook. È una percentuale elevata se la si confronta con il dato più generale dei cittadini italiani.

La percentuale sale addirittura al 59,7% nel caso dei seminaristi, segno evidente della maggiore frequentazione di questi ambienti da parte delle generazioni più giovani. Da alcuni primi dati appare una differenza numerica di presenza da parte delle religiose rispetto ai religiosi. Un “digital divide” di genere? O semplicemente legato a una diversa tipologia di servizio svolto? Un dato che dovrà essere necessariamente approfondito. Emergono anche differenze tra nord e sud del Paese: è il sud in questo caso che appare come l’universo maggiormente digitalizzato rispetto ad un nord che invece sembra essere meno incline all’uso dei media sociali e partecipativi.

Sono questi alcuni primi dati di una ricerca che mette in luce un mondo estremamente attivo e dinamico. Dati che suggeriscono alcune domande: perché i seminaristi fanno ricorso massiccio a Facebook? E i sacerdoti usano Facebook per la pastorale? In che modo? Quali peculiarità di utilizzo da parte dei religiosi? Nelle fasi successive della ricerca si cercherà di fornire risposte a questi interrogativi attraverso l’analisi e l’interpretazione di questi dati e un approfondimento qualitativo che si baserà sulla social network analysis e sullo studio semiotico e comunicativo dei singoli profili.

Fonte: Web Cattolici

Facebook fa bene all'umore e induce le persone a connettersi


Facebook fa bene all’umore, crea un crescendo di profonde emozioni positive che induce le persone a connettersi più e più volte al social network. Lo dimostra uno studio italiano coordinato da Giuseppe Riva della Cattolica di Milano e pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking. 

Quello che emerge dai test psicologici e fisiologici su 30 volontari di 18-24 anni, spiega all’ANSA uno degli autori, Pietro Cipresso dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano che lavora anche al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, è che “la navigazione nei social network genera una serie di continui stimoli positivi che coinvolgono attivamente l’utente in un processo continuo di attivazione di aree neurali cognitive, innescando il desiderio di successivi ingressi in Facebook. 

In un certo senso Facebook è simile a un cibo di cui siamo ghiotti: non smetteremmo mai di mangiarlo. Gli esperti hanno sottoposto a test psicologici e fisiologici 30 volontari di 18-24 anni sia mentre entravano in Facebook, sia di fronte a panorami naturalistici (con effetto rilassante) sia infine mentre erano sottoposti a test matematici (condizione di stress). 

Lo stato psicofisico dei giovani è stato misurato in vari modi: come indice di eccitamento è stata usata la misura della conduttanza cutanea, capacità della pelle di trasmettere corrente, la misura del ritmo respiratorio, numero di respirazioni al minuto, delle onde Beta nel cervello, con elettroencefalogramma, del battito cardiaco, con elettrocardiogramma. 

Sono tanti i motivi di tale benessere psicologico Facebook-indotto: di certo la sensazione di avere tanti amici, ma in primis l’idea di “esserci”. Quanto più forte è questa idea, tanto maggiore sarà la convinzione di vivere ricche relazioni sociali anche se totalmente telematiche e quindi il benessere procurato da Facebook.

Fonte: ANSA