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Adesca 12enne su Facebook, arrestato per stupro nel veronese


Adesca una 12enne su Facebook, poi abusa di lei: arrestato dai carabinieri nel veronese un 33enne con l'accusa di violenza sessuale. L'uomo si è giustificato così di fronte ai carabinieri: "Era consenziente". Dopo complesse e delicate indagini, i carabinieri della compagnia di Valdagno, in provincia di Vicenza, hanno arrestato M.Z., 33 anni, residente a Grezzana, in provincia di Verona. L'uomo - spiegano i carabinieri - ha conosciuto una 12enne del vicentino tramite Facebook, ha allacciato 'un'amicizia' sul social network, poi è riuscito a convincerla ad accompagnarlo nella sua casa e a trascorrere con lui tutta la notte e il giorno seguente. I genitori della 12enne hanno presentato una denuncia di scomparsa e sono immediatamente scattate le indagini dei carabinieri, al termine delle quali è emerso che l'uomo avrebbe compiuto atti sessuali sulla minore. Arrestato con l'accusa di violenza sessuale aggravata, l'uomo si è difeso dicendo che la 12enne era consenziente. Il 33enne è stato portato nel carcere di Verona Montorio, ed è ora in attesa dell'interrogatorio di garanzia da parte del gip di Verona. Ricordiamo che, anche in assenza di "atti di contatto fisico'', se la condotta di un presunto pedofilo e' ''oggettivamente idonea a violare la liberta' di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale'' e c'e' ''l'intenzione di raggiungere l'appagamento dei propri istinti sessuali'', si configura il reato di tentata violenza sessuale. Per questi motivi il gup di Milano Maria Grazia Domanico aveva condannato a 3 anni di reclusione un maresciallo dell'esercito, arrestato nel marzo 2011 per aver adescato su Facebook una ragazzina di 12 anni, che era stata compagna della figlia, cercando di portarla a casa sua.

Via: TM News

Bandito riconosciuto su Facebook, per Gup prova non valida


La vittima riconosce il suo rapinatore su Facebook, anche in un successivo confronto all'americana, ma il giudice per l’udienza preliminare assolve il malvivente perché ritiene non valida la prova del riconoscimento, in quanto avvenuta attraverso il social network più frequentato in Rete. Il fatto risale al 2009 e avvenne a Genova. Le vittime della rapina, nel febbraio del 2009, in via Caprera, a Genova Sturla, erano due ragazzini, che erano stati aggrediti da due banditi, uno armato di coltello e l'altro con un pitbull al guinzaglio. I due avevano seguito i due giovani e, minacciandoli di aizzare contro di loro il cane, avevano preteso un gicaccone e i soldi che avevano con sè. Ottenuto quello che volevano, si erano allontanati. In seguito alle indagini, uno dei due malviventi era stato rintracciato dalla polizia, che lo aveva messo sotto indagine. Il secondo era stato indicato come complice. Ma proprio quest’ultimo è stato individuato su Facebook da una delle vittime, e di conseguenza era stato incriminato e rinviato a giudizio. Il suo difensore, l'avvocato Andrea Ciurlo, aveva chiesto il rito abbreviato. E al termine, è arrivata la decisione del gup Annalisa Giacalone di assolvere il giovane, perché la deposizione della vittima non lo ha convinto a sufficienza. D'altra parte, lo stesso pm Francesco Pinto, che sostituiva il collega Luca Scorza Azzarà, ha chiesto al giudice l'assoluzione per insufficienza di prove.