Facebook rimane il sito di social networking più utilizzato tra gli adolescenti americani di età compresa tra 13 e 17 anni, secondo un nuovo studio del Pew Research Center. E, a sorpresa, i ragazzi visitano il sito più spesso rispetto alle ragazze. Aiutato enormemente da smartphone e altri dispositivi mobili, il 71 per cento dei ragazzi intervistati ha dichiarato di utilizzare Facebook, mentre il 41 per cento ha dichiarato che il social network è il sito che usano più assiduamente rispetto a tutte le altre piattaforme di social media.
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Facebook resta il social network più usato tra i teenager statunitensi
Facebook rimane il sito di social networking più utilizzato tra gli adolescenti americani di età compresa tra 13 e 17 anni, secondo un nuovo studio del Pew Research Center. E, a sorpresa, i ragazzi visitano il sito più spesso rispetto alle ragazze. Aiutato enormemente da smartphone e altri dispositivi mobili, il 71 per cento dei ragazzi intervistati ha dichiarato di utilizzare Facebook, mentre il 41 per cento ha dichiarato che il social network è il sito che usano più assiduamente rispetto a tutte le altre piattaforme di social media.
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Usa, umore espresso su Facebook tramite status e post è contagioso
Il buon umore è contagioso anche attraverso Facebook: aggiornamenti di stato o post positivi di un utente richiamano post positivi dei suoi amici. Lo stesso vale, in misura minore, per l'umore negativo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Plos One. Condotto da James Fowler della University of California a San Diego, già autore di numerosi studi sul fenomeno del contagio" di comportamenti ed emozioni (come obesità, generosità, felicità), lo studio vede tra gli autori gli italiani Lorenzo Coviello e Massimo Franceschetti.
Gli utenti di Facebook interagiscono tra loro in molti modi, la maggior parte testuale. Per misurare l'espressione emotiva, usano "aggiornamenti di stato" (chiamati anche "post"), che sono messaggi di testo "non orientati" che i contatti sociali di un utente (amici di Facebook) possono visualizzare sul proprio News Feed. Basandosi sul Linguistic Inquiry Word (LIWC), un sistema di classificazione della parola ampiamente utilizzato e validato, si determina se un post contiene parole che esprimono emozioni positive o negative.
Finora gli esperti si erano focalizzati solo su reti di amicizie e conoscenti reali e non su reti virtuali come Facebook. In questo studio, usando il software analizzatore, gli esperti hanno visionato oltre un miliardo di aggiornamenti di stato di oltre 100 milioni di individui resi anonimi, su un periodo di 1180 giorni dal 2009 al 2012. È emerso che un post positivo richiama altri post positivi, segno che l'umore positivo di un individuo contagia l'umore di altri attraverso Facebook. Lo stesso avviene, ma in misura minore, per l'umore negativo.
Per verificare l'attendibilità del contagio, gli esperti hanno osservato la relazione tra la pioggia e il cattivo umore dato dalla stessa. Così è stato osservato che una giornata piovosa causa un aumento di post negativi dell'1,16% e riduce il numero di quelli positivi dell'1,19% anche se si considerano solamente i post di amici residenti in città differenti (con clima differente per evitare risultati falsati), escludendo quindi l'effetto ancora più forte del contagio tra amici della stessa città, che hanno sicuramente un rapporto più intimo e si contagiano di più.
Foto: Plos One
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Like degli utenti Facebook rivelano intimi segreti, secondo uno studio
Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, mostra che è possibile dedurre una serie di informazioni sorprendentemente accurate circa etnia, età, Qi, sessualità, personalità e uso di sostanze stupefacenti di un utente Facebook da un'analisi automatica dei suoi "Like". Lo studio è stato realizzato dalla University of Cambridge.
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Facebook e Twitter sono tentazioni più forti di alcol, sesso e sigarette
Facebook e Twitter sarebbero ormai tentazioni più forti di sesso e sigarette. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Psychological Science, secondo cui il desiderio di dare una sbirciatina al proprio profilo è molto più difficile da tenere a bada. Le attività più comuni riportate sono state guardare la TV e navigare in Internet
La ricerca dell'università di Chicago è stata condotta su 250 persone in Germania tra 18 e 85 anni, che venivano contattate via sms dai ricercatori sette volte al giorno per una settimana con la richiesta di descrivere che tipo di desideri avevano provato nella mezz'ora precedente.
Il desiderio al 1° posto è stato mangiare, seguito da dormire e assumere bevande non alcoliche. Al 4° posto si è piazzato usare qualche forma di media, che costituisce l'8,1% dei desideri riportati, con il 71% dei partecipanti all'interno di questa categoria che ha riportato di voler controllare l'e-mail e il 65% di voler andare sui social network.
Molto lontani in classifica il sesso, al 9° posto, e l'alcol, al sesto. Ai partecipanti è stato anche chiesto di provare a resistere al desiderio, ma il tentativo è fallito nel 42% dei casi se si trattava di guardare Facebook, nel 22% se la tentazione a cui resistere era quella al cibo e appena dell'11% nel caso del desiderio sessuale.
In definitiva è più facile resistere al sesso che vedere chi ci tagga su Facebook e dove. "Questi risultati sono importanti. Il desiderio dei social media è molto frequente ed è più difficile resistervi - spiega Wilhelm Hofmann, uno degli autori - probabilmente perchè sono molto più disponibili e facili da ottenere".
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Per i tedeschi chi non è iscritto a Facebook può essere un assassino
Chi non ha un profilo su Facebook è sospetto e considerato dai tedeschi come un possibile "assassino di massa". Sono proprio gli esperti tedeschi ad aver formulato questa singolare teoria, riportata in un articolo del Tagess Spiegel, i quali portano come esempi quelli del norvegese Anders Behring Breivik, autore della strage di Oslo, e dell'americano James Holmes, autore della strage di Denver mascherato da Batman.
Entrambi non hanno profili Facebook e hanno poche info sul proprio conto sul Web. L'assioma dei tedeschi quindi è: chi non vuole apparire su Facebook ha qualcosa da nascondere, quindi è sospetto. In realtà un profilo di Breivik c'era su Facebook, anche se è stato quasi immediatamente disattivato dopo il suo arresto. Mentre un altro James Holmes che un account Facebook ce l'ha, ha dovuto postare un messaggio in cui precisava di non essere lo sparatore di Aurora.
A differenza di Ander Behring Breivik, James Holmes sembra non aver preannunciato la strage in rete nè letto proclami deliranti che lasciassero intendere la sua pericolosità. Come scrive Blitz Quotidiano, l'idea che una persona che non ha un profilo Facebook possa essere un terrorista è quasi esilarante, anche perché sul social network ci sono moltissimi gruppi che inneggiano ad esempio al razzismo o al nazismo o allo sterminio di massa.
Ci sono persone che scelgono di non essere su Facebook per una miriade di motivi non patologici: perché lo trovano troppo coinvolgente, o perché vogliono mantenere la propria privacy, o perché in realtà non vogliono sapere che cosa fanno i loro vecchi compagni di classe o le loro vecchie fiamme. Ma sembra che in questa nuova società 2.0, chi non si iscrive su Facebook viene considerato un diverso o uno di cui sospettare.
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Harvard: usare Facebook è come fare sesso, stesso appagamento
Postare opinioni e commenti su Facebook è diventata una vera e propria mania per milioni di persone in tutto il mondo. Ma per gli scienziati dell'Università di Harvard c'è anche qualcosa in più: utilizzare il social network dà un grado di soddisfazione pari a quella offerta dal sesso. È quanto emerge da uno studio condotto da due neuroscienziati del famosissimo ateneo statunitense, Diana Tamir e Jason Mitchell.
Secondo i ricercatori svelare sè stessi e le proprie esperienze su Facebook stimola la regione del cervello collegata al piacere, provocando un rilascio di dopamina, la sostanza chimica associata alla reazione che abbiamo quando compiamo un atto sessuale. Le persone che si sono sottoposte alla ricerca potevano rispondere a domande del tutto oggettive o raccontare la propria opinione su svariate questioni politiche e sociali.
Nonostante la ricompensa monetaria per rispondere alle domande oggettive fosse più alta, la maggior parte dei partecipanti ha scelto di essere pagata meno pur di poter parlare di sé e delle proprie opinioni. "La maggior parte delle persone - sostengono gli esperti - dedica il 30-40 percento dei discorsi parlando delle proprie esperienze, mentre sui social media la percentuale sale fino all'80%".
"Gli esseri umani sono naturalmente portati a voler condividere i propri pensieri, e avere la possibilità di farlo è vissuta come una sorta di premio soggettivo", hanno spiegato ancora Tamir e Mitchell, sottolineando che il desiderio di mettere in comune con gli altri le proprie esperienze rappresenta una potente forma di piacere, pari a quella che si prova soddisfacendo bisogni primari come nutrirsi e fare sesso.
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Perché ci si iscrive a Facebook? Una nuova ricerca spiega il motivo
Una nuova ricerca di Jon Kleinberg, docente di informatica alla Cornell University, dimostra che non è la quantità di amici che hanno un profilo Facebook a convincerve l'iscrizione al sito, quel che conta è la loro tipologia. Secondo Kleinberg non è dunque la somma di amici a influenzare la decisione se iscriversi o meno al social network, quel che fa la differenza è la consapevolezza che sul sito siano presenti gruppi di amici tra loro sconnessi, portatori di interessi differenziati.
Fino ad ora le ricerche sull’influenzabilità delle persone nel prendere decisioni "dall’acquisto di un prodotto, alla scelta di praticare un nuovo hobby" avevano sistematicamente insistito sull’importanza della quantità di amici orientate a compierle. In sostanza, se si conosce un gran numero di persone che fa una cosa, è molto probabile che la facciate anche voi. La ricerca pubblicata da Kleimberg e colleghi sui Proceedings of the National Academy of Sciences rende le cose un pò più complesse.
Il team ha analizzato i dati provenienti da 54 milioni di mail di invito a iscriversi a Facebook, utilizzando lo strumento importa amici. Anche grazie alla collaborazione di uno specialista interno all’azienda di Palo Alto, i ricercatori hanno analizzato, invito per invito, le liste di amici elencati e le connessioni all'interno della rete, e hanno quindi verificato se la persona invitata si sia effettivamente iscritta al sito. Il team ha anche monitorato i dati sulla frequenza con cui i nuovi iscritti hanno usato il sito nei primi tre mesi dall’adesione.
"È subito saltato agli occhi - ha affermato Kleinberg - che l'opzione di iscriversi non corrispondeva al numero di amici segnalati, ma ai diversi gruppi di amici tra loro non già correlati elencati nella mail di invito". Dalla ricerca emerge inoltre che i nuovi iscritti, con almeno 20 amici distribuiti in gruppi differenti, hanno mostrato una propensione molto maggiore a frequentare il sito (6-7 giorni a settimana nei primi tre mesi) di quelli che hanno stretto amicizia con 20 persone già tra di loro comprese in uno stesso gruppo.
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Rifiutare l'amicizia su Facebook fa soffrire come nei rapporti reali
Un nuovo studio suggerisce che un rifiuto d'amicizia virtuale fa male quanto uno reale, e che ignorare una persona tramite internet provoca reazioni emotive e psicologiche molto simili a quelle che avvengono in un rapporto reale. "Facebook molto spesso viene utilizzato per escludere o ignorare qualcuno con facilità, senza l'imbarazzo causato dal farlo di persona" spiega Joshua Smyth, professore della Penn State University negli Stati Uniti e capo dello studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior.
I ricercatori hanno condotto due esperimenti paralleli di interazione sociale tra gruppi di studenti. Nel primo, i partecipanti dovevano descrivere le loro aspettative nel caso ipotetico in cui venissero esclusi da una conversazione tra persone. La reazione è di fastidio e perdita di autostima. Nel secondo esperimento, un gruppo di partecipanti ignari è stato messo in una situazione in cui avrebbero dovuto fare conoscenza con altri studenti, in realtà attori addestrati ad escludere i partecipanti dalla conversazione e a ignorare le loro parole.
"Abbiamo effettuato questo esperimento sia in una situazione reale che su Facebook, e poi messo a confronto le reazioni delle persone escluse" ha spiegato Smyth. "Gli esclusi hanno mostrato una serie di reazioni emotive e psicologiche simili a quelle di chi viene escluso di persona, un senso di fastidio e perdita di autostima". Per Smyth, questi risultati sono in realtà positivi, in quanto mostrano che anche un rapporto sociale di tipo virtuale, in apparenza distante e freddo, può essere carica di significato e di emotività se causa questi risultati quando viene a mancare.
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Tanti amici su Facebook è indice di narcisismo secondo uno studio
Uno studio dell'Università del Western Illinois, pubblicato sulla rivista Personality and individual differences (ISSID), afferma che avere molte amicizie su Facebook, tra cui anche alcune di persone sconosciute, sarebbe indice di narcisismo. Con questo termine si individua un disturbo della personalità che porta ad atteggiamenti di sopravvalutazione e ad ansia per rimanere adeguati alla propria "immagine".
Altri comportamenti sintomo di narcisismo sarebbero l'abitudine di cambiare spesso la propria foto nel profilo, taggare le immagini con molta frequenza, aggiornare status, news feed e non ricambiare l'attenzione ricevuta dagli altri utenti. Secondo lo studio, che ha analizzato l'attività su Facebook di 292 persone di età fra i 18 e i 65 anni, il modo di gestire Facebook può far emergere segni di "anti-socialità". L'autore è il ricercatore Chris Carpenter del dipartimento di comunicazione.
Le persone che hanno bisogno di sentirsi bene con sé stessi si collegano spesso a Facebook, sfruttando il sito per ottenere il feedback di cui hanno bisogno e diventare il centro dell’attenzione. Sono molte le ricerche che gli psicologi stanno pubblicando per verificare se vi sia un legame tra i social network e i disturbi della personalità, e quanto i social network stessi possano incentivare comportamenti al limite della patologia.
"Se Facebook dev'essere quel luogo dove la gente va a riparare il proprio ego danneggiato e cerca il sostegno sociale, è di vitale importanza scoprire la comunicazione potenzialmente negativa che si potrebbe trovare su Facebook e il tipo di persone che possono impegnarsi per loro. Idealmente, le persone si impegneranno nel pro-sociale Facebooking piuttosto che nell'anti-sociale mi-booking", ha dichiarato Carpenter. "In generale, il 'lato oscuro' di Facebook richiede ulteriori ricerche per capire meglio gli aspetti di Facebook socialmente positivi e negativi, al fine di valorizzare i primi e ridurre i secondi", ha aggiunto il ricercatore.
Via: TM News
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Amici su Facebook, inversione di tendenza: parte lo sfoltimento
Inversione di tendenza per Facebook: sembrerebbe finire l'era del “aggiungo chiunque” tra gli amici a favore di un controllo e di una cernita maggiore su chi ottiene la nostra amicizia. Secondo un studio effettuato dalla società di ricerca statunitense Pew, risulta che il numero di utenti Usa che abbia sfoltito le liste di amici stia crescendo, raggiungendo quasi due terzi del totale degli iscritti. Inoltre, circa il 44% ha eliminato i commenti di altre persone dalla propria bacheca e il 37% si toglie regolarmente da fotografie taggate col proprio nome.
Una sorta di ritorno alla privacy e alle vere amicizie selezionate, sembrerebbe, che si muove in senso opposto a quanto visto fino ad ora. Secondo Pew ci sono diverse motivazioni. Molte persone, ad esempio, hanno aggiunto in passato colleghi, capiufficio e parenti. Tutte persone che possono creare situazioni di imbarazzo nell'eventualità di frasi o fotografie 'compromettenti'.
Alcuni dati lo confermano: almeno l'11% di chi è iscritto a Facebook si è pentito almeno una volta per un commento scritto. Il 29% degli utenti più giovani ha fatto almeno una volta una gaffe. E se c'è chi 'sopravvive' a figuracce e situazioni imbarazzanti, c'è anche chi non regge il peso: lo scorso anno, racconta il Daily Mail, 100.000 utenti britannici (su un totale di 30 milioni) si sono disattivati da Facebook per il troppo impegno che il social network richiede nel seguirlo.
Al Telegraph, le donne hanno detto di essere particolarmente vulnerabili perché la loro autostima deriva dai rapporti con gli altri e Facebook li costringe ad 'acquisire' centinaia di amici. Inoltre, i siti di social networking stanno diventando un sostituto per le famiglie, come i legami tradizionali diventano più deboli, secondo gli esperti. David Smallwood, un esperto di dipendenze alla clinica Priory, ha detto che almeno il 10 per cento della popolazione è vulnerabile alla “friendship addiction”.
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Comportamenti da evitare per non perdere amici su Facebook
Secondo una ricerca sui fattori che influenzano gli utenti dei social network ed in particolare di Facebook, ad accettare o cancellare qualcuno dai propri contatti, ciò che conta di più è la conoscenza nella vita reale. L'attrazione fisica è ininfluente, mentre incidono l'argomento e il tono dei commenti. Lo ha scoperto una ricerca della Nielsen e McKinsey che ha intervistato piu' di 1.800 adulti americani sulle cause piu' frequenti di cancellazione degli amici da Facebook.
Secondo i risultati dell'indagine, non sono graditi agli utenti i commenti offensivi (55%) e anche questo rappresenta uno dei motivi per cui si potrebbe essere depennati, insieme al tentativo di vendere qualcosa (39%) e alla mancanza di interazioni con gli altri (20%).
Le separazioni o i divorzi sono per l'11% degli intervistati un buon motivo per far uscire dalla lista il coniuge depennato, in questo caso, dal matrimonio, mentre un eccessiva foga nell'aggiornare il proprio profilo potrebbe, secondo il 6% dei navigatori, creare insofferenza agli amici e quindi fuori dalla lista. Infine, la tendenza ad aggiungere altri amici, per un 6% e' sgradita e viene punita con l'uscita dal circuito degli amici.
Un'altro aspetto su cui fà luce il sondaggio è l'utilizzo che gli utenti fanno di Facebook. L'esigenza di rimanere in contatto con la famiglia (89%) e la voglia di ritrovare vecchi amici (88%) guidano la classifica. Segue la curiosità di cercare nuove conoscenze (70%).
Gli utenti a caccia di prodotti e servizi utilizzano il social network per leggere i feedback di altri utenti e raccogliere informazioni prima di un acquisto. Per quanto riguarda, invece, l'intrattenimento e gli stili di vita, il 47% degli utenti si collega a Facebook per giocare, il 35 per seguire qualche celebrità e il 16 per trovare l'anima gemella.
Fonte: La Repubblica
Via: Blitz Quotidiano
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