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Ungheria, nuova droga sintetica: pasticca utilizza logo f di Facebook


Una nuova droga sintetica altamente pericolosa sta circolando in Ungheria, e in particolar modo nella città di Budapest, e potrebbe presto arrivare anche nel resto dell'Europa. Nelle ultime settimane, proprio dalle pagine di Facebook, è stato lanciato l'allarme. La "pasticca dello sballo" ha un colore bianco screziato d'azzurro e reca impressa il simbolo "f" del social network. Si tratta di una sostanza dagli effetti abbastanza potenti, che sconvolge il ciclo circadiano, portando difficoltà di deambulazione, allucinazioni e nei casi più gravi anche morte.

Facebook potrebbe incrementare la voglia di bere alcolici nei giovani


Facebook potrebbe indurre alcuni utenti a bere alcolici. Uno studio della Michigan State University ha infatti scoperto che più gli utenti del social network vengono coinvolti in pagine o post correlati all'alcol, condividendo o anche semplicemente commentando, più è probabile che considerino di bere alcolici. Per arrivare a questi risultati i ricercatori hanno coinvolto nello studio 400 persone. Gli studiosi hanno indagato sui sentimenti dei soggetti in seguito all'esposizione ad annunci su Facebook correlati all'alcol.

Censis: su Facebook 80% dei giovani italiani, 4 milioni su Instagram


E' sempre più l'Italia dei social network, utilizzati dal 49% della popolazione e dall'80% degli under 29. Delle 4,7 ore al giorno trascorse mediamente sul Web, due sono dedicate ai social network. E il numero di chi accede a Internet tramite cellulare in un giorno medio è oramai più alto di quanti accedono solo da pc o da entrambi. E' quanto emerge dal 48° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Dall'indagine emerge inoltre che gli Italiani sono "affamati" di informazioni su salute e benessere.

Facebook può causare attacchi psicotici e deliri, secondo i ricercatori


Facebook e altri siti di social networking possono influenzare la salute mentale, provocando episodi psicotici e deliri, avvertono i ricercatori. Poiché l'accesso a Internet diventa sempre più diffuso, così da creare psicopatologie correlate, come la dipendenza da Internet e delusioni legate alla tecnologia e ai rapporti virtuali, secondo lo studio. Le comunicazioni informatiche come Facebook e gruppi di chat sono una parte importante di questa storia, ha detto il dottor Uri Nitzan dell'Università di Tel Aviv e centro salute mentale Shalvata. 

Per lo studio, i ricercatori hanno studiato tre pazienti che sono stati coinvolti in intense relazioni virtuali, al fine di sfuggire alla solitudine. Tutti i partecipanti hanno avuto in comune un problema di solitudine di fondo, ma nessuno di loro era tossicodipendente o aveva una storia di psicosi precedente. Secondo Nitzan, i pazienti condividevano alcune caratteristiche fondamentali, tra cui la solitudine o la vulnerabilità a causa della perdita o separazione da una persona cara, relativa all'inesperienza con la tecnologia.

In ogni caso, è stato trovato un collegamento tra lo sviluppo graduale e l'esacerbazione di sintomi psicotici, tra cui deliri, ansia, confusione, e l'uso intenso di comunicazioni informatiche. La buona notizia è che tutti i pazienti, che volontariamente hanno cercato un trattamento per conto proprio, hanno avuto un pieno recupero con il trattamento e la cura, ha detto Nitzan. Mentre le tecnologie come Facebook hanno numerosi vantaggi, alcuni pazienti sono danneggiati da questi siti di social networking. 

Tutti e tre i pazienti di Nitzan hanno cercato rifugio da una situazione di solitudine e trovato conforto in intense relazioni virtuali. Anche se questi rapporti sono stati positivi in ​​un primo momento, alla fine hanno portato a sentimenti di dolore, tradimento, e violazione della privacy, ha detto Nitzan. Due pazienti si sono sentiti vulnerabili a causa della condivisione di informazioni private, e uno ha anche sperimentato allucinazioni tattili, credendo di poter toccare fisicamente la persona al di là dello schermo.

Fonte: Daily Mail
Foto dal web

Facebook non causa depressione nei ragazzi, smentita dagli studiosi


Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Adolescent Health indica, per la prima volta, che non c'e' un nesso evidente fra depressione e quantità di tempo spesa su Facebook e altri social network simili. La ricerca è opera della University of Wisconsin School of Medicine and Public Health (Med-Wisc). Lo scorso anno, un report della American Academy of Pediatrics metteva in guardia sulla depressione che l'esposizione a Facebook poteva causare in bambini e adolescenti.

La prestigiosa American Academy of Pediatrics, sosteneva proprio questa tesi:  i ragazzi soffrono il confronto sul social network più popolare del mondo, in particolare quelli con difficoltà comportamentali e un basso livello di autostima rischiano di accentuare le proprie debolezze vedendo il più bello della classe con più amici e pieno di commenti positivi. Ed è storia vera quella della quindicenne del Massachussetts che si è suicidata dopo essersi vista sbeffeggiata sul suo profilo.

"Il nostro studio è il primo a presentare prove scientifiche sul presunto legame tra l'uso dei social media e il rischio di depressione", ha sottolineato la ricercatrice Lauren Jelenchick. I risultati "hanno implicazioni importanti per i medici che potrebbero aver allarmato troppo presto i genitori sull'uso dei social media e sui rischi di depressione". Jelenchick e il docente Megan Moreno hanno seguito 190 studenti dell'Università, di età compresa tra i 18 e i 23 anni, valutando il tempo trascorso online e le attività compiute.

Secondo l'indagine, i volontari passavano oltre la metà del tempo totale online su Facebook, ma non è stato rinvenuto alcun nesso importante tra l'uso dei social media e il rischio di depressione. Tuttavia, Moreno, pediatra che studia il consumo dei social media tra bambini e adolescenti, ha sottolineato: "Seppure il numero di ore trascorso su Facebook non è associato alla depressione, noi invitiamo i genitori ad essere modelli attivi e insegnanti su un uso corretto ed equilibrato dei media per i loro figli".

Via: La Stampa

Facebook, cibo e sesso: il cervello prova piacere alla stessa maniera


Cibo, sesso e post su Facebook sono le cose che piacciono di più al cervello. Il premio dato dal cervello di una persona, quando vede un post su Facebook apprezzato e commentato, dimostra di essere comparabile in piacere alla risposta da cibo e sesso, secondo un recente studio della Harvard University. La ricerca, che è stato pubblicata il mese scorso in una edizione di Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas), ha scoperto che i social media cedono il passo ad un aumento del tasso di self-disclosure.

L'incremento del self-disclosure porta ad un picco la quantità di dopamina prodotta sulla base delle piacere o previsione di un premio come risultato di un post visualizzato sui media sociali, secondo la ricerca. Lo studio, che allude al ruolo di Facebook, ma non cita direttamente il social network, ha scoperto "che gli esseri umani rivelano volentieri il self-discloure, perché ciò rappresenta un evento con valore intrinseco, allo stesso modo di ricompense primarie, quali cibo e sesso".

Diana Tamir e Jason Mitchell dell'Harvard Social Cognitive ed Affective Neuroscience Lab hanno studiato come la gente avrebbe reagito quando avevano la possibilità di scegliere tra una piccola ricompensa in denaro per rispondere a quesiti concreti e un premio minore per esprimere il loro parere e le proprie opinioni su un argomento. Secondo lo studio, la maggioranza dei partecipanti hanno deciso che preferiscono parlare di sé.

"Proprio come le scimmie sono disposte a rinunciare a succosi premi per mostrarsi dominanti nei gruppi e gli studenti universitari sono disposti a dare i soldi per vedere i membri dell'altro sesso attraenti, i nostri partecipanti erano disposti a rinunciare ai soldi per pensare e parlare di se stessi", hanno scritto i ricercatori. Lo studio della conversazione umana ha poi dimostrato che il 30-40% del linguaggio quotidiano viene utilizzato per trasmettere informazioni ad altri circa le proprie esperienze private o rapporti personali.


Via: Cbs Dc

Facebook e gli smartphone: fenomeni di massa tra gli adolescenti


Una generazione seduta, con oltre il 60% degli adolescenti che trascorre tra le 10 e le 11 ore tra la sedia e la poltrona. La fotografia è stata scattata dall'edizione 2011-2012 dell'indagine 'Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti' della Società Italiana di Pediatria, giunta alla 15^ edizione, che ha coinvolto un campione nazionale rappresentativo di 2081 studenti (1042 maschi - 1039 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore. Dall'indagine emerge, inoltre, che i ragazzi sono un popolo di nottambuli.

Facebook e gli smartphone sono ormai fenomeni di massa. Sono otto su dieci i tredicenni che hanno il profilo su Facebook (il 79,8%, con un altro 6,5% vuole farlo a breve), mentre appena un anno fa erano il 10% in meno. E se per l’Autorità per le Tlc ormai il 30% dei telefonini italiani va su internet, molti sono in tasca agli adolescenti: il 65% del campione ne possiede uno. A collegarsi alla rete per più di 3 ore al giorno è il 17% (media nazionale), ma il 25,4% nelle grandi città.

Ad avere il profilo sul Facebook è l’80% (50% nel 2009 , 61% nel 2010) ma nelle grandi città si supera l’85%. E nell’ambito della navigazione in rete, i comportamenti potenzialmente pericolosi sono praticati maggiormente proprio dagli adolescenti che vivono nelle aree metropolitane. Per il 77,7% del campione le regole imposte dai genitori vanno bene, mentre solo il 16,5% le considera eccessive e un altro 6% addirittura poche. Cala il bullismo classico, ma preoccupa quello sul web.

“Forse qualche regola più rigida non farebbe male - commenta a Maurizio Tucci, curatore dell’indagine - se si pensa che più del 50% va a letto dopo le 23 anche se il giorno successivo c’è scuola, e la percentuale sfonda il 90% se invece non ci sono lezioni. Inutile dire - prosegue Tucci - che le ore “midnight round” i baby nottambuli le trascorrono davanti alla TV o, molto più spesso, navigando in Internet, indisturbati nella propria camera da letto, il 68%, infatti, ha il PC in camera da letto e il 61% la TV. Naturalmente il 45% li ha entrambi”.

Blue Cure, lotta contro il cancro alla prostata grazie a Facebook


Quando il dirigente marketing di una società ha saputo di essere ammalato di cancro, ha messo la sua esperienza per lavorare ad un diverso scopo e obiettivo - raccogliere e sostenere la comunità colpita dal cancro. Facebook lo sta aiutando a superare il cancro, ha scritto Gabe Canales, al quale è stato diagnosticato un cancro alla prostata all'età di 35 anni. "Per me questo è un valore inestimabile", scrive Canales, ora 37enne, in un post su Talking About Men's Health.

"Nell'inverno del 2010, mi è stato diagnosticato un cancro alla prostata all'età di 35 anni. Mi ha colpito come una tonnellata di mattoni. Quelle tre parole, 'Tu hai il cancro', mi hano mandato in tilt". "Ne seguirono notti insonni, e la mancanza di attenzione nei miei giorni di lavoro. Potevo solo pensare al mio cancro", prosegue Canales. Al momento della sua diagnosi, Canales era a capo di una società di marketing.

Quando Canales ha condiviso la sua diagnosi sulla bacheca del suo profilo di Facebook, ebbe molto sostegno e giunsero molte domande via messaggi. "A quel tempo, - scrive ancora - non ero pronto a cercare una persona in gruppo di supporto, e non avevo trovato alcun gruppo su Facebook dedicato al cancro della prostata".  Le conversazioni a lavoro giravano su come sfruttare Facebook per promuovere una comunità di sostegno.

Così Canales ha deciso di creare una pagina su Facebook dal titolo 'Journey with Prostate Cancer' (viaggio con il cancro alla prostata). La pagina conta attualmente più di 7.000 iscritti, e il suo successo lo ha spinto a fondare un'associazione no-profit che ha chiamato 'Blue Cure Fondation', per aiutare tutte le persone a combattere il cancro della prostata che lo ha rapinato della sua vita.

Il successo è stato incredibile ma impegnativo, ha detto Canales, aggiungendo: "Una moglie sconvolta ha postato un commento su suo marito che non reagisce bene al trattamento, ottenendo decine di Like e commenti a sostegno. E ha continuato a crescere. I social media si criticano per il danno che possono fare, ma Facebook può essere una fonte per il bene, fornire supporto e formazione per la comunità degli ammalati di cancro".





Via: All Facebook
Foto: Facebook

Arriva app Facebook per rilevare amici con malattie veneree e HIV


L’ultima frontiera di Facebook sarebbe la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Dopo app per tutte le esigenze, ne starebbe arrivando una anche contro queste malattie. Un gruppo di ricercatori sta concentrando infatti i propri studi sui social network, in particolare Facebook, come strumenti per la prevenzione delle malattia sessualmente trasmissibili. Tuttavia questa ipotetica applicazione pone problemi di privacy.

C’è infatti il rischio che una diagnosi diventi di dominio pubblico. Peter Leone, del Centro Malattie Infettive dell’Università della Carolina del nord, ha fatto notare - riporta Medical Day - che il rischio di contrarre l’HIV è esteso non solo ai partner sessuali, ma anche alla cerchia più vicina di amici. "Le persone della stessa cerchia sociale - ha detto Leone - spesso hanno comportamenti a rischio simili, dormono con gli stessi amici dando così al termine 'amici in comune' un nuovo significato".

Leone ha preso come esempio un’epidemia di sifilide scoppiata nella Carolina del nord: dopo aver chiesto ai pazienti chi avessero frequentato, Leone è stato in grado di mettere in relazione l’80% dei casi. Il passo successivo è stato chiedere ai pazienti, ai quali è stato di recente diagnosticato l’HIV, di elencare una lista di amici a rischio. Dietro autorizzazione del paziente, alcune persone sono state informate che a un loro conoscente è stato diagnosticato l’HIV e quindi anche loro potevano essere a rischio.

Un altro metodo considerato dal team si basa su un'applicazione esistente, realizzata dal professor di genetica James Fowler dell'Università della California a San Diego, per tracciare la diffusione dell'influenza. L'app funziona passando al setaccio gli aggiornamenti di stato e le parole chiave e notifica all'utente se l'attività dei loro amici indica che possono essere a più alto rischio di infezione.

La gente però può anche ammettere di avere l’influenza, mentre la questione diventa complicata se si parla di malattie sessualmente trasmissibili. Purtroppo, come confermato da Fowler, è difficile convincere la gente a cambiare i propri atteggiamenti. "Un conto è mandare messaggi, un conto è cambiare comportamenti". In genere le persone postano un giorno sì e l’altro pure dei messaggi del tipo "indossate i profilattici", ma nella vita privata non lo fanno. "Bisognerebbe stimolare la gente a cambiare il loro comportamento".

Via: Blitz Quotidiano

Facebook insidia per coloro che soffrono di scarsa autostima


Facebook è per molti, ma non per tutti. Il social network dei record, infatti, è controindicato per le persone con scarsa autostima. Secondo uno studio pubblicato su Psychological Science, infatti, questo tipo di cybernauti finisce per bombardare gli amici online con messaggi negativi sulla propria vita, rendendosi sgradevole senza rendersene conto. "Pensavamo che Facebook potesse essere un posto fantastico per le persone, uno spazio per rafforzare le relazioni", spiega Amanda Forest dell'University of Waterloo, coautrice della ricerca insieme a Joanne Woo.

Anche perchè "chi soffre di scarsa autostima spesso è a disagio nelle relazioni faccia a faccia", spiega. Invece le cose si sono rivelate diverse. Le ricercatrici hanno prima intervistato un gruppo di studenti sul social network, scoprendo che i giovani con scarsa autostima erano piu' inclini a giudicare Facebook come un'opportunita' per relazionarsi con gli altri, ma anche un posto 'sicuro' in grado di evitare i rischi legati alle situazioni sociali. Poi il team ha monitorato il comportamento degli stessi ragazzi in rete, valutando i loro status, gli aggiornamenti e le reazioni degli 'amici'.

Ebbene il gruppo di giovani con scarsa autostima si è rivelato più negativo, riscuotendo comunque meno commenti e meno apprezzamenti. Discorso diverso per le frasi positive: gli amici rispondevano molto di più. Ai coetanei più sicuri e positivi questo non accade: anche in caso di rari pensieri negativi, le reazioni degli amici sono numerose e partecipi. Insomma, alcuni possono considerare il fatto di aprirsi su Facebook come un'opzione sicura e senza rischi, ma il realtà questo può non aiutarli nel rapporto con gli amici. "Anche perche' su Facebook non si vede la maggior parte delle reazioni altrui", conclude Forest.

Fonte: Adnkronos Salute

Utenti Facebook a rischio depressione, amici sembrano più felici


Più si frequenta Facebook, più si tende a credere che gli altri abbiano una vita migliore e più bella della nostra, e che siano più felici - con il risultato che si diventa tristi e scontenti. Questo è quanto sostiene un nuovo studio statunitense. La colpa di questa ondata di depressione da Facebook sarebbe da imputare alle facce sorridenti ritratte nei profili personali degli utenti. 

La maggioranza di questi, infatti, pubblica una foto di sé che lo ritrae, appunto, sorridente o in ogni caso nella forma migliore. Per comprendere meglio come questo fenomeno avesse il potere di deprimere le persone, i sociologi Hui-Tzu Grace Chou e Nicholas Edge della Utah Valley University hanno intervistato 425 studenti universitari. I partecipanti dovevano rispondere a domande inerenti la loro felicità e quella che ritenevano fosse tale nei loro amici. 

Dalle informazione raccolte si è scoperto anche il 95% degli intervistati utilizzava Facebook, che erano iscritti in media da due anni e mezzo e che si collegavano al social network - e vi restavano - per circa 4,8 ore a settimana. Ciò che apparso subito evidente è che i frequentatori assidui di Facebook hanno risposto in maggioranza - esprimendo il proprio accordo o meno - che i loro amici online erano di certo più felici di loro; che la vita era ingiusta nei loro confront. 

Al contrario, chi passava più tempo con amici veri e socializzava di più nella vita reale erano più propensi a giudicare la vita con ottimismo, più giusta, e non ritenere che solo gli altri fossero felici. A questo fenomeno, la dottoressa Chou dà il nome di bias di corrispondenza, ossia la tendenza psicologica con cui traiamo conclusioni errate su una persona sulla base di una conoscenza limitata. "Vedendo le immagini felici di altre persone su Facebook dà alla gente l’impressione che gli altri siano sempre felici e abbiano una bella vita, come si evince da queste immagini che ritraggono momenti felici", conclude Chou.

Via: La Stampa
Foto dal Web

Telethon, maratona dal 16 al 18 dicembre con l'app su Facebook


Torna Telethon, maratona televisiva all'insegna della solidarieta', giunta alla 22esima edizione che quest'anno si svolgera' dal 16 al 18 dicembre. La Rai, per tre giorni raccontera' storie su persone affette da malattie genetiche e i progressi della scienza. La maratona della solidarieta' sara'condotta da Fabrizio Frizzi, insieme a Paolo Belli e Arianna Ciampoli. 

E quest'anno, arrva una nuova modalita' di raccolta, quella attraverso la pagina di Facebook. In tutto si parlera' di 31 malattie genetiche rare e saranno "in onda" 80, tra ricercatori e malati, insieme ai tanti volontari della raccolta fondi e ai dipendenti delle aziende partner. Il momento clou avra' luogo venerdi' 16 dicembre, quando alcuni degli eroi di Telethon saranno premiati in diretta in un programma dedicato, in seconda serata su Rai 2. 

Il pubblico potra' sostenere la ricerca con sms da 2 euro o una chiamata da telefono fisso da 5 o 10 euro al numero unico 45502. Anche i possessori di carte di credito CartaSi', Visa, Mastercard e American Express potranno fare la loro donazione chiamando Telethon al numero 06.44015721, oppure telefonando al numero verde CartaSi' per Telethon 800.11.33.77 da telefono fisso fino al 31 dicembre (0039.0234980666 dai cellulari e dall'estero). 

I possessori di carta di credito possono inoltre donare tutto l'anno attraverso il sito della Fondazione (www.telethon.it). Una nuova modalita' di raccolta arriva infine per gli amici di Facebook, con l'applicazione "Eroi di Telethon" che consentira' all'utente di diventare eroe grazie al coinvolgimento del proprio network, alle sue donazioni e a quelle dei suoi amici. Gli utenti piu' virtuosi scaleranno la classifica e potranno ricevere l'attestato ufficiale di eroe Telethon.

Via: AGI

Un sorriso su Facebook per aiutare l'ospedale Bambino Gesù


Un sorriso non costa nulla ma può cambiare molte cose. Per questo motivo l'associazione non-profit ''Smile for a Smile'' ha deciso di raccogliere i sorrisi dalle persone di tutto il mondo tramite una nuova app di Facebook, che riconosce quando la persona davanti alla webcam sta sorridendo. Fino al 25 dicembre gli utenti potranno scattarsi una foto del loro sorriso e donarla, insieme a un'eventuale offerta in denaro, all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. 

L'obiettivo è raccogliere migliaia di sorrisi da proiettare durante un evento di beneficenza. ''Smile for a Smile è stato creato per convincere il maggior numero di utenti di Facebook a contribuire a far sorridere gli altri'', ha spiegato Alessandro Petrucciani, il 24enne romano ideatore del progetto.

''Circa il 12% della popolazione mondiale ha un account Facebook - aggiunge Petrucciani - e quando si dà un'occhiata a quello per cui la gente si preoccupa, ci si accorge che è troppo coinvolta in problemi minori. Per quanto possano essere importanti, dobbiamo sempre ricordarci che ci sono altre cose, forse più importanti, che ci possono far sentire meglio e sorridere''. 

Il progetto 'Smile for a Smile' è stato sviluppato, in collaborazione con l'ospedale pediatrico Bambino Gesù, da 4 studenti provenienti da Italia, Germania, Austria e Turchia. Tre di loro (tra i quali lo stesso Petrucciani) si sono laureati al Master in International Management presso la Business School Esade di Barcellona. Mentre il quarto studia presso l'Università di Scienze Applicate di Potsdam, a Berlino.


Smile For A Smile from Alessandro Petrucciani on Vimeo.

Via: ASCA

Facebook e calciatori per spiegare la prevenzione dei tumori


Il cancro si previene da giovani ma nessuno spiega ai ragazzi come fare: il 71% non ha mai ricevuto informazioni in proposito, solo il 17 ne ha parlato in famiglia e appena il 12 a scuola. Le conseguenze sono una forte ignoranza sui fattori di rischio da fumo e alcol (un terzo non crede abbiano legami con i tumori) fino alla sedentarieta' (il 43% la sottovaluta). 

Per sopperire a questa ignoranza i medici dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) hanno lanciato nel 2011 il progetto 'Non fare autogol': un tour per l'Italia con i calciatori di serie A per insegnare agli studenti come proteggersi. In sette tappe hanno incontrato circa 2.000 alunni e decine di migliaia di giovani hanno seguito la campagna su internet (www.nonfareautogol.it). 

I risultati, presentati al Congresso nazionale dell'associazione in corso a Bologna, danno ragione agli oncologi: "Il 94% dei ragazzi ha apprezzato il nostro intervento, di questi la meta' si augura possa diventare un appuntamento fisso in classe", ha spiegato il presidente Aiom Carmelo Iacono. Per sensibilizzare i giovani Aiom ha inoltre realizzato un opuscolo a vignette con le caricature dei calciatori ("Non fare autogol - gioca d'attacco contro il cancro") e le 'regole d'oro' dell'allenatore. 

Reso possibile da Boehringer-Ingelheim, ha inoltre ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CONI, della FIGC e della FMSI. Oltre 2.500 amici seguono 'Non fare autogol' su Facebook, dove e' stato attivato un concorso che ha messo in palio le t-shirt autografate dei campioni.

Via: AGI

Cancro esofageo, uno studio americano promuove Facebook


Per alcuni utenti la rete di contatti su Facebook può rivelarsi molto utile, con aggiornamenti continui e la possibilita' di contattare specialisti e consulenti 'doc', anche lontani da casa, ma per altri possono rappresentare un rischio. E' quanto emerge da due diversi studi presentati al meeting dell'American College of Gastroenterology (ACG) in corso a Washington DC. Il primo lavoro mette in luce i benefici del social network per i pazienti sopravvissuti al cancro dell'esofago, mentre il secondo evidenzia i rischi di disinformazione in cui puo' incappare chi soffre di malattie infiammatorie dell'intestino, navigando su YouTube. I ricercatori della Mayo Clinic in Florida hanno scoperto che Facebook e' una risorsa importante per i pazienti e i familiari che si trovano ad affrontare decisioni importanti dopo la diagnosi di cancro esofageo. "Abbiamo lavorato con successo con un gruppo fortemente motivato di 65 pazienti che sono stati diagnosticati e trattati per cancro esofageo e displasia di Barrett", ha spiegato Herbert Wolfsen. Obiettivo del progetto era quello di creare una comunita' online attraverso un gruppo su Facebook, per assistere i pazienti e le famiglie, aiutandoli a prevedere e affrontare le sfide rappresentate da chirurgia e fase post-operatoria. Creato da un gruppo qualificato di esperti, il collegio ACG è dedicato allo sviluppo di nuove linee guida sulle malattie gastrointestinali e del fegato. Queste riflettono l'attuale stato del lavoro scientifico e si basano sui principi della medicina fondata sulle evidenze. Più di 12.000 professionisti negli Stati Uniti e in tutto il mondo sono membri ACG.

Via: Adnkronos

Un ciclamino come foto profilo Facebook contro fibrosi cistica


In occasione della Nona settimana nazionale per la ricerca contro la fibrosi cistica, la Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica onlus (FFC) organizza una raccolta fondi. Fino al 31 ottobre si potrà sostenere la ricerca attraverso l'invio di SMS solidali del valore di 2 euro al numero 45502 (Tim, Wind, Vodafone, 3, CoopVoce, Postemobile, Tiscali) oppure chiamando lo stesso numero da rete fissa (Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Teletu). 

Sabato 22 e domenica 23 ottobre in oltre 500 piazze italiane verrà offerto il fiore simbolo della ricerca FFC, il ciclamino. In particolare, i volontari della fondazione creata e presieduta da Matteo Marzotto, saranno presenti con l’iniziativa "Ciclamini per la Ricerca" per divulgare informazioni su questa grave malattia genetica e per raccogliere fondi a sostegno dei progetti della fondazione. E su Facebook si porta la solidarietà, pubblicando come immagine del profilo il ciclamino simbolo della FFC. 

Un gesto semplice, ma in grado di richiamare molta attenzione. La fondazione promuove, seleziona e finanzia progetti avanzati di ricerca clinica e di base per migliorare la durata e la qualità di vita dei malati e sconfiggere la grave malattia genetica più diffusa tra le popolazioni occidentali, trasmessa ereditariamente dai genitori attraverso un gene mutato di cui sono portatori sani, spesso inconsapevoli, circa 3 milioni di persone in Italia. 

I progetti sin ora finanziati sono 192 e hanno coinvolto oltre 400 ricercatori italiani e 164 laboratori e centri di ricerca. La Fondazione si è volontariamente sottoposta alla procedura di valutazione che ne ha sancito la certificazione di aderenza alla carta della donazione, quale organizzazione che opera secondo criteri di efficienza, trasparenza, credibilità e onestà.

Fonti: Il Corriere | Il Giornale

Il numero amici Facebook della persona è scritto nel cervello umano


Una nuova ricerca condotta presso il Wellcome Trust Institute ha concluso che il numero di “amici su Facebook” di una persona è proporzionale al numero di amici che ha nella vita reale. Questa tendenza a stabilire rapporti di amicizia o di conoscenza sarebbe veramente connaturata alla personalità del soggetto, al punto da trovarne traccia nel suo cervello, e sarebbe “scritta” nelle dimensioni di una particolare area cerebrale. 

Geraint Rees, primo autore dello studio apparso sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, ha analizzato, insieme con i colleghi, le scansioni cerebrali di 125 studenti universitari, tutti attivi su Facebook, studiando in particolare l'amigdala, una regione strettamente connessa alla memoria e alle risposte emotive. 

Recentemente, uno studio ha trovato che il volume di materia grigia di questa regione tende a essere maggiore nelle persone con un'ampia rete di amicizie nella vita reale e quest'ultimo risultato sembra così estendere le conclusioni anche alla vita online. 

Le dimensioni di altre tre regioni cerebrali sono risultate correlate alle dimensioni della rete sociale online dei soggetti, ma non con quelle dalla rete sociale reale, e precisamente: il solco temporale superiore destro, cruciale per la nostra capacità di percepire il movimento; il giro temporale mediale sinistro, implicato nell'attivazione della risposta agli sguardi degli altri e quindi nella percezione degli stimoli sociali; infine la corteccia entorinale destra, implicata nei processi di memoria. 

“Il nostro studio consentirà di iniziare a comprendere in che modo le nostre interazioni con il mondo siano mediate dai social network”, ha spiegato Rees. “Ciò consentirà di affrontare questioni che riguardano la relazione tra Internet e il cervello”.

Via: Le Scienze

Medici di famiglia su Facebook: profili raddoppiati in un anno


I social network conquistano sempre piu' medici di famiglia. Ed e' Facebook-mania tra questi camici bianchi. In un anno e' raddoppiata la percentuale dei professionisti che hanno aperto un profilo: si e' passati dal 26% al 53%. Sono i dati di un sondaggio realizzato dal centro studi della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) per il 66° congresso nazionale in corso a Villasimius, sulla costa sud orientale della Sardegna. Un'indagine su un campione di oltre mille medici di medicina generale. 

L'aumento ha riguardato in particolare le donne: passate dal 24 al 34% in 12 mesi. Sono invece ancora pochi i camici bianchi che si connettono a internet attraverso il cellulare, il 63% dichiara di non farlo mai e il 10% lo fa raramente. Pochi anche i medici che possiedono un tablet, che arrivano appena al 10%. Tra i browser fa la parte del leone Internet Explorer usato dal 63% del campione, seguito da Mozilla Firefox (19%) e Google Chrome (13%). 

"Questo rapido e significativo incremento del numero di colleghi che utilizzano i social network - spiega Paolo Misericordia, responsabile del centro studi della Fimmg - indica l'attenzione e la disponibilita' della nostra categoria verso le nuove tecnologie della comunicazione. Un fenomeno, ovviamente in crescita, soprattutto nelle fasce piu' giovani della professione". 

Un ulteriore segno, quindi, dell’utilizzo, sempre più consistente, delle nuove tecnologie online, anche da parte dei professionisti nel settore della medicina. La Fimmg, rappresenta la principale organizzazione sindacale di categoria. Ad essa sono iscritti oltre il 50 per cento dei circa 59.000 medici di medicina generale italiani.

Via: Adnkronos Salute

Facebook fà bene agli adolescenti, aiuta a costruire personalità


Facebook puo' essere cruciale per lo sviluppo psicologico di un adolescente. Lo afferma uno studio dell'Universita' di Tel Aviv. Nonostante i pericoli che si nascondono sul web, e nonostante il tempo che gli adolescenti trascorrono su internet, i social network possono effettivamente essere utili a un sano sviluppo della psiche dei piu' giovani. Lo studio dei ricercatori israeliani e' stato pubblicato sul Journal of Adolescence. Moshe Israelashvili e Joan Constantiner, insieme a Taejin Kim e Gabriel Bukobza, hanno studiato 278 adolescenti, maschi e femmine, provenienti da tutte le scuole israeliane e hanno scoperto che molti ragazzi hanno utilizzato internet come strumento per esplorare questioni di identita' personale e costruire con successo la loro vita. "Il social networking - dice Israelashvili - e' un esempio positivo di come possa essere utilizzata la rete. L'uso di Facebook non e' nella stessa categoria di giocare d'azzardo e di conseguenza i medici dovrebbero ridefinire le caratteristiche del disturbo diagnosticato tra gli adolescenti noto come dipendenza da internet". Ci sono due tipi diversi di adolescenti 'drogati di Internet', spiegano gli studiosi. Il primo gruppo è composto 'veri' maniaci, che si concedono maratone di giochi online, siti hot e chat erotiche, isolandosi dal mondo reale. L'altro è composto da 'cercatori', che usano Internet per definire la propria identità e il proprio posto nel mondo. Insomma, ciò che è importante è il modo in cui si naviga, non solo le ore passate online. Se i genitori sono ancora preoccupati dalla quantità di tempo che i loro ragazzi passano davanti al computer, piuttosto che strepitare o vietare, dovrebbero diventare una fonte di informazione per i loro figli adolescenti, favorendo una sana conversazione in casa. Cosa che qualcuno di loro già fa.

Fonti: AGI, Adnkronos Salute

Lo psicologo arriva su Facebook, gratis due sere a settimana


Il Servizio italiano di psicologia online (Sipo) inaugura il 15 settembre lo sportello di ascolto, informazione e orientamento a disposizione degli utenti di Facebook che si trovano in difficoltà psicologiche e relazionali. In un primo momento riservato ai maggiorenni, il servizio sarà fruibile gratuitamente per due sere a settimana, dalle 21.00 alle 22.30. Per prenotare un appuntamento (sul sito www.psicologi-online.it è consultabile il calendario delle disponibilità) è necessario inviare un messaggio al profilo Facebook 'Sipo sportello di ascolto'. 

Per vincere imbarazzi o pregiudizi culturali, che spesso frenano il ricorso allo psicologo, il Sipo ha pensato di strutturare il proprio sportello su Facebook come un insieme di gruppi di discussione, per approfondire e discutere diverse tematiche psicologiche, quali l'ansia e le fobie, la relazione di coppia, l'insonnia, il mobbing, le problematiche alimentari e altre ancora. 

Questi gruppi, attivati assieme a un servizio chat gratuito, rappresenteranno un'opportunità per informarsi su tematiche psicologiche, per confrontarsi con gli altri utenti e, se necessario, per parlare via webcam con uno psicologo regolarmente iscritto all'albo professionale, per di più esperto in consulenza psicologica a distanza. 

"Le problematiche delle persone sono spesso, prima di tutto, legate alla comunicazione e alle relazioni con chi le circonda - afferma Matteo Radavelli, uno dei responsabili del progetto - in un momento in cui entrambi questi fattori si evolvono a grande velocità, è dovere degli psicologi monitorarli e rendersi presenti anche attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie". Il nuovo servizio consentirà anche un notevole sviluppo della ricerca.

Fonte: Adnkronos Salute