Lo scandalo delle intercettazioni dell'Agenzia nazionale per la sicurezza americana (Nsa) si è allargato, oltre che alle telefonate spiate anche all'accesso ai server di colossi come Microsoft, Google, Facebook, Youtube, Skype e Apple, per estrarre immagini, video e contatti. Intanto, il Wall Street Journal riferisce che anche le carte di credito degli americani sarebbero state messe sotto controllo dalla Nsa.
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Facebook nega che la Nsa ha avuto accesso diretto ai suoi database
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Parolisi vietava Facebook a Melania, temeva un tradimento?
Salvatore Parolisi era arrivato a vietare alla moglie Melania di accedere a Facebook. Lui non voleva che avesse un suo profilo. Forse per gelosia o perché non voleva che lei potesse in qualche modo controllare i suoi traffici sul social network, dove parlava con l'amante Ludovica. Questa è una delle ultime novità dell’inchiesta ed è emersa grazie alla testimonianza di Imma Rosa, un’amica di Melania. Imma fu una delle prime persone a ipotizzare un tradimento di Parolisi, tanto che già il 20 aprile ne parlò agli investigatori. Secondo la donna Salvatore "negli ultimi tempi era diventato molto geloso, al punto di non permetterle di aprire un suo profilo su Facebook". Il marito di Melania chiamò proprio Imma il 19 aprile, un giorno dopo la scomparsa e prima che venisse trovato il corpo della moglie. Comportamento strano il suo perché non aveva mai chiamato Imma, una telefonata che sembrò quasi una giustificazione perché lui continuava a ripetere quanto amasse la moglie. Inoltre emerge una sorta di "patto" tra il caporalmaggiore e i genitori della moglie, nella fase delle indagini, al fine di non rivelare la vicenda che ha coinvolto il tradimento con la soldatessa Ludovica. Notizia, confermata da un’intercettazione tra Parolisi e Ludovica Perone, l’amante soldatessa, in cui il caporalmaggiore voleva spiegare tutto sul suo rapporto extraconiugale, ma a quanto risulta gli inquirenti si rifiutarono di ascoltarlo. Il 28 novembre la Cassazione deciderà se accogliere o meno la richiesta di scarcerazione del militare, accusato di omicidio volontario aggravato e vilipendio di cadavere.
Via: Blitz Quotidiano
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Intercettazioni? No, italiani preoccupati da foto su Facebook
Le intercettazioni al cellulare preoccupano poco l'italiano medio. Più temibile, invece, appare Facebook e la possibilità di essere inconsapevolmente taggati sulle pagine del social network attraverso foto pubblicate da amici o parenti. Questo, almeno, e' quanto emerge o dal ''Privacy&Permission Marketing Report 2011'', la nuova ricerca sulla privacy in rete realizzata da Diennea MagNews in collaborazione con Human HighWay e presentata ieri a Milano durante la giornata di apertura di Iab Forum.
Facebook in rivolta contro la cosiddetta norma ammazza blog
Scoppiano le proteste su blog e social network contro la cosiddetta norma 'ammazza blog', ovvero nuove regole più stringenti inserite all'interno del 'ddl intercettazioni', sul quale il governo dovrebbe porre la fiducia. La notizia ha scatenato la reazione di blogger e utenti indignati che gridano allo scandalo e al complotto nei confronti della libertà di espressione. La norma infatti prevede che ogni gestore di sito informatico ha l'obbligo di rettificare qualsiasi contenuto pubblicato qualora ci fosse la richiesta di qualunque soggetto che si ritenga leso dal contenuto del post. E se non si rettifica la multa può raggiungere anche i 12mila euro, indipendentemente se il ricorso sia fondato o meno. "Attenti, questa è la goccia che può far traboccare il vaso: si tratta di una dichiarazione di guerra alla Rete e noi non ci tireremo indietro" scrive un utente sul gruppo Facebook, 'Salva i blog!', al quale sono iscritte già 32mila persone. "Loro attaccano noi, noi attaccheremo loro. Restiamo in attesa di nuove informazioni dal Palazzo. Agiremo di conseguenza", minaccia un altro utente su un blog di discussione politica. "Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica - si legge nel testo della norma - le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". La norma quindi equipara il web ai giornali cartacei, introducendo una parziale ma importante censura a quanto viene scritto e postato, dato che per ogni commento, nota o articolo, basterà una mail per chiederne la rimozione oppure la correzione di quegli aspetti considerati infamanti o diffamatori, indipendentemente dalla reale fondatezza della protesta. Ma la protesta contro questa norma viaggia nel mondo virtuale ma anche in quello reale.
Fonte: Adnkronos
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La Arcuri rifiuta Berlusconi e su Facebook diventa una star
Una valanga di intercettazioni e atti giudiziari per mettere in luce il giro di affari ed escort messo in piedi da Gianpaolo Tarantini che, secondo i pm, attraverso la propria rete di escort puntava ad ottenere appalti e favori dal presidente del Consiglio. Nell'inchiesta di Bari otto persone sono ora indagate, tra queste anche Sabina Began, una delle protagoniste delle serate a casa Berlusconi. La Began si è difesa dalle accuse spiegando di avere solamente "organizzato feste per fare piacere all'uomo che amo", ovvero il presidente del Consiglio. Una vicenda in cui i legali di Berlusconi hanno già chiarito la linea difensiva: se le ragazze erano pagate il premier non lo sapeva e comunque con loro si sono tenute solo "riunioni conviviali". Tra le donne contattate da Tarantini figura anche Manuela Arcuri a cui l'imprenditore pugliese ha paventato la conduzione di Sanremo in cambio di favori sessuali al premier. L'attrice ha rifiutato la proposta e la notizia del suo "gran rifiuto" ha scatenato l'ovazione dei fan sul web. "La dignitá ha ancora un valore. Brava Manuela, hai fatto la cosa giusta", ha scritto un sostenitore sulla pagina Facebook dell'attrice e ancora: "forse hai perso un'offerta allettante ma hai guadagnato molti fan...da tutte le donne.....grazie!!". I giornali invece riportano di una telefonata tra Berlusconi e Belen in cui il presidente del Consiglio avrebbe riempito di complimenti la subrette. Una linea che non è bastata però ad arginare la bufera mediatica. Quasi tutti i giornali oggi sparano a zero sul caso Tarantini dedicando le prime pagine all'intreccio tra escort e affari nelle residenze del presidente del Consiglio. Una trappola politica secondo la difesa. Nell'inchiesta di Napoli Berlusconi risulta come parte lesa e vittima di estorsione da parte di Tarantini.
Via: Tmnews
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