Visualizzazione post con etichetta Facebook blocked. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Facebook blocked. Mostra tutti i post

Eliminare richieste amicizia in sospeso per evitare blocco di Facebook


Per impostazione predefinita, chiunque su Facebook può inviare una richiesta di amicizia ad un altro utente. E' possibile però restringere il campo ad "Amici di amici". Per far ciò bisogna cliccare sulla rotella in alto a destra da qualsiasi pagina sul social network. Selezionare "Impostazioni" dal menù a discesa, cliccare su Privacy nel menu che si trova a sinistra, cercare l'impostazione "Chi può inviarti richieste di amicizia?" e cliccare su Modifica all'estrema destra. Scegliere quindi i destinatari dal menu a discesa.

Da qualche tempo, quando un utente invia una richiesta di amicizia colui che la riceve può scegliere di accettarla subito (approvandola) oppure in un secondo momento. Se si decide di non accettarla subito e si clicca sul pulsante "Non ora", Facebook mette la richiesta in "sospeso" (il mittente non verrà a saperlo). Il social network a questo punto pone una domanda ulteriore: "Conosci [Nome utente] al di fuori di Facebook?". Se si risponde "No" il sistema "apprende" che la richiesta è stata inviata da un utente sconosciuto.


Se troppe richieste vengono rifiutate (dunque considerate indesiderate) o messe in sospeso (e qualcuno risponde "No" alla domanda se si conosce l'utente all'esterno di Facebook), il sistema blocca l'invio di nuove richieste di amicizia per un certo numero di giorni. Se viene impedito in via temporanea di aggiungere nuovi amici, l'utente non potrà inviare richieste e dovrà attendere fino alla sospensione del blocco. Per prevenire il blocco è possibile vedere le richieste di amicizia inviate dal Registro delle attività

Per far ciò cliccare sui Collegamenti rapidi alla privacy nell'angolo in alto a destra della pagina e dal menù a discesa selezionare "Chi può vedere le mie cose?". Cliccare su Usa il registro attività, nella colonna sinistra clicca su ALTRO per visualizzare tutte le opzioni e dunque cliccare su Amici. In alternativa è possibile trovare le richieste inevase cliccando sul seguente link http://on.fb.me/1bCh6NA. Esiste anche l'applicazione "Pending Friend Requests", ma da un pò di tempo non risulta più funzionante.





Iran: governo apre a Facebook, ma profili personali solo per ministri


Tutti i ministri iraniani hanno aperto ad agosto un profilo personale su Facebook, ma il social media più famoso del mondo è ancora inaccessibile per la popolazione, dato che il sito in Iran è bloccato dalle autorità. I media locali parlano comunque di un primo segno di apertura verso Internet da parte del governo. Facebook era finito nel mirino degli ayatollah iraniani in quanto anti islamico perché "diffonde immoralità". 

Le pagine Facebook dei 15 ministri sono visibili a Teheran attraverso un proxy, e sono state create dopo l'elezione del presidente Hasan Rouhani, tranne quella del ministro degli Esteri Javad Zarif che l'aveva già aperta nel 2009. Lo stesso Rouhani ha creato un suo profilo ufficiale, collegato a quello di tutti i ministri, che ha già ricevuto più di 7.000 "mi piace".  

Secondo Saeed Leilaz, un'analista della politica iraniana, potrebbe trattarsi dell'inizio di un abbassamento dei filtri informatici che ora bloccano certi siti web per la popolazione iraniana, tra cui Facebook. Rouhani stesso, durante al sua campagna elettorale a giugno, aveva promesso più trasparenza e apertura.

Rouhani potrebbe inaugurare una nuova era di apertura, in particolare a seguito di una serie di messaggi Twitter. La scorsa settimana, un tweet da un account a nome del presidente ha creato scalpore estendendo saluti agli ebrei per il nuovo anno ebraico. Un tono conciliante che ha rotto con l'antisemitismo associato a Mahmoud Ahmadinejad, predecessore di Rouhani. 

L'Iran ha una comunità ebraica tra 25.000 e 80.000 persone. L'uso dei social media da parte di alti funzionari non è senza precedenti, nonostante i divieti giuridici esistenti per gli iraniani. Facebook e Twitter sono stati ufficialmente banditi dopo gli sconvolgimenti che accolsero la contestata rielezione di Ahmadinejad nel 2009, quando gli attivisti dell'opposizione tentarono di usarli per organizzare manifestazioni.

Fonte: AGI
Via: Telegraph

Zuckerberg, vacanze Natale in Vietnam dove Facebook è vietato


Mark Zuckerberg ha trascorso le vacanze di Natale in Vietnam, uno dei paesi dove l'utlizzo del social network viene sottoposto a severe restrizioni dal regime comunista. Secondo quanto riporta il Sun, che pubblica una foto di Zuckerberg durante una passeggiata in montagna a dorso di un bufalo, il Ceo di Facebook è arrivato nel paese lo scorso 22 dicembre insieme alla fidanzata Priscilla Chan e a un gruppo di amici. 

Anche se un suo portavoce ha detto che il viaggio ''è a scopo puramente personale'', diverse fonti citate dal Sun sostengono che Zuckerberg sia in Vietnam anche per presentare il suo social network sotto una luce meno minacciosa. La Cina ha bloccato Facebook da luglio 2009 e ha anche chiuso Twitter e YouTube, anche se i giovani riescono a bypassare le restrizioni. 

Le limitazioni imposte a Facebook dal regime di Hanoi avevano provocato le reazioni del Dipartimento di Stato americano e di molte organizzazioni per i diritti umani. Secondo l'Huffingtonpost, Facebook aveva nel 2009 più di 1 milione di utenti in Vietnam, e il numero era cresciuto rapidamente da quando l'azienda aveva aggiunto una versione in lingua vietnamita del sito. 

La maggior parte degli utenti di Facebook in Vietnam utilizzava il sito per comunicare con amici e familiari, e per espandere la propria rete sociale, condividere foto, link Internet e blog. Insomma tutte le consuete attività svolte sul social network. 

All'inizio di quell'anno, il governo del Vietnam aveva rafforzato le restrizioni sui blog, il divieto di discussione politica e limitato i messaggi per questioni personali. La polizia aveva anche arrestato diversi blogger per aver scritto su argomenti politicamente sensibili. Il Vietnam ha seguito le orme della Cina, il suo vicino massiccio del nord, con il quale condivide un sistema economico e politico simili.

Via: ASCA
Foto: ANSA

Libia: accesso a Facebook bloccato dal regime di Mua Gheddafi


L'accesso a Internet è stato completamente bloccato in Libia. Lo riferisce Arbor Networks, una società specializzata nella sorveglianza del traffico sul web basata negli Stati Uniti. La Libia ha "bruscamente interrotto" l'accesso alla rete alle 02.15 locali. 

"Le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 84 persone in tre di giorni di manifestazioni", afferma Human Rights Watch citando fonti mediche e testimonianze di residenti. ''Le autorità libiche devono porre fine immediatamente agli attacchi contro i manifestanti pacifici e proteggerli da gruppi antigovernativi'', si legge in un comunicato dell'organizzazione umanitaria che ha sede a New York. 

Venerdì sera Amnesty international aveva fornito un bilancio di 46 morti. Intanto, nelle ultime ore, un video molto crudo che mostra apparentemente l'uccisione di un manifestante libico da parte delle forze di sicurezza è stato postato sulla pagina Facebook del gruppo di opposizione Almanara. Il video, della durata di 47 secondi, è di pessima qualità ed è stato girato probabilmente con un telefonino. 

Nella didascalia si legge che la scena è stata ripresa il 17 febbraio ad Al Baida e che le forze di sicurezza coinvolte sarebbero il quinto battaglione Gheddafi. Nelle immagini si vedono manifestanti che fronteggiano poliziotti o militari da una certa distanza, gridando slogan, e si sentono diversi spari. Quindi si sente una botta e si vede un uomo riverso a terra che perde copiosamente sangue dalla testa e poi trascinato via. Il video dell'uccisione è quello più sfuocato di tutti ed è stato postato il 18 febbraio alle 18.31.


Via: TG Com

Siria: libero accesso a Facebook non più attraverso i server esteri


Dalla Siria è via libera all'accesso a Facebook e a YouTube senza appoggiarsi a server che hanno sede all'estero. Dopo esser stati totalmente oscurati in Siria per cinque anni, Facebook, Youtube e altri siti Internet di socializzazione sono da qualche ora liberamente accessibili. Lo hanno riferito ieri gli utenti di Internet siriani, precisando come l'accesso ai social network era bloccato dall'interno del Paese dal 2007.

Facebook oscurato in Arabia Saudita, è immorale secondo autority


L'accesso a Facebook è stato bloccato oggi in Arabia Saudita su decisione dell'autority delle comunicazioni che ha stabilito che il social network su Internet non rispetta i valori della tradizione wahabita del regno. Dal Pakistan al Bangladesh altri Stati arabi hanno già bloccato temporaneamente l'accesso al sito inventato da Marck Zuckerberg.

La Siria oscura Facebook senza spiegazioni con grande sorpresa


Le autorità siriane hanno oscurato Facebook, senza dare alcuna spiegazione in merito alla loro iniziativa. La mossa ha destato grande sorpresa tra i numerosi utenti siriani del sito, visto che in genere, nel paese, sono i siti a carattere politico o di informazione a cadere sotto la scure della censura. 

Negli ambienti dell’opposizione si è diffusa la convinzione che la decisione sia stata presa perchè un numero crescente di scrittori e intellettuali siriani usa il sito per lanciare messaggi non graditi al regime, ad esempio sull’abolizione della pena di morte o sulla scarcerazione di oppositori come Anwar al-Bunni e Michel Kilo. 

Facebook, che è nella top-ten dei siti più cliccati al mondo e ha l’obiettivo di mantenere in contatto giovani e studenti di tutto il mondo, si aggiunge quindi agli altri celebri siti già criptati dalle autorità siriane, tra cui YouTube e Blogspot, oltre a quelli di partiti e organizzazioni siriane, giornali arabi e internazionali, associazioni civiche, forum di discussione. 

Recentemente, le autorità di Damasco hanno adottato misure che mirano a limitare la pubblicazione di commenti anonimi su internet, sistema cui fanno ricorso molti scrittori siriani per sfuggire alla censura. A questo scopo, lo scorso luglio il ministro delle Telecomunicazioni e della Tecnologia, Amir Nasir Salim, ha emesso un decreto che esorta tutti i titolari di siti a pubblicare le firme di chi pubblica articoli o commenti, sotto la minaccia di oscurare il sito.

Via: La Stampa