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Neonata stringe mano del chirurgo: foto Facebook commuove il Web


Una manina che spunta dal pancione della mamma e stringe forte l'indice guantato del medico impegnato a farla nascere, in Arizona. "Truly amazing", la foto della piccola Nevaeh, figlia di Alicia e Randy Atkins, ritratta durante il cesareo mentre afferra la mano del dottore è diventata un successo sul Web, dopo che i genitori l'hanno postata su Facebook. 

Tanto che, secondo la stampa anglosassone, l'immagine si candida a diventare il primo tormentone online del 2013. Stando al Daily Mail e la bimba è nata con un cesareo il 9 ottobre scorso a Glendale, in Arizona. A scattare l'immagine è stato il papà Randy, che ha visto la manina della figlia afferrare quella del medico e l'ha immortalata con uno scatto. 

"Il dottore mi ha chiamato e mi ha detto 'hey, mi ha afferrato il pollice'", ha raccontato Randy a una tv americana. "Così sono corso a fotografarli" ha spiegato il papà, aggiungendo di aver fatto tutto molto velocemente, per paura di non riuscire a cogliere l'attimo. La moglie Alicia è una fotografa professionista e possiede uno studio fotografico. 

Il 26 dicembre ha postato la foto sulla pagina di Facebook del suo studio "A Classic Pin-Up", raccontando i dettagli di quell'insolito arrivo della cicogna. Con sua sorpresa, la foto ha catturato l'attenzione dei visitatori, accumulando fino a ora oltre 9.000 "Mi piace" e migliaia di commenti e condivisioni. La famiglia ha ricevuto alcune offerte per l'acquisto della foto.
                                   


Fonte: Adnkronos
Via: Daily Mail
Foto: ©  Randy Atkins / A Classic Pin Up Photography

Ospedale San Martino, Facebook vietato a medici ed infermieri


Da due settimane Facebook è vietato all'ospedale San Martino-Ist perché la situazione non era più sotto controllo. Continuavano ad arrivare segnalazioni di dipendenti attaccati per ore al computer, intasando anche la rete aziendale su cui viaggiano referti e documenti sanitari sui ricoverati. La conferma arriva proprio dal sistema informatico interno: ora ha ripreso ad andare alla velocità di qualche mese fa. Chiudere Facebook vuol dire scatenare i malumori di medici, tecnici, operatori sanitari e infermieri, così l’ospedale si è mosso in silenzio, senza fare comunicazioni ufficiali, intanto, come spiega un dirigente del personale: "Chi è sempre attaccato al computer, lo scopre subito che non può più andare su Facebook". Guarda caso al San Martino hanno preferito non mettere i manifesti ma nei 2.380 computer Facebook è soltanto un ricordo. Dario Padrone è il direttore del servizio informatico dell’ospedale e parla di un intervento difensivo: "Siamo stati costretti a chiudere i social network perché erano diventati la fonte principale di software maligni che si introducevano nella rete aziendale e creavano problemi ai computer". Ammette che era arrivato il momento di mettere un freno a Facebook, ma la Cgil non ha gradito e Luciano Trotta alza la voce e spera in una retromarcia: "È una misura esagerata. L’azienda, prima di decidere, avrebbe dovuto avere il quadro sull’uso sconsiderato dei computer aziendali. Facebook è diventato un importante strumento per socializzare e ormai di uso comune. Non mi sembra ci sia nulla di male anche se è ovvio che i lavoratori devono navigare con buonsenso e senza esagerare".

Via: Il Secolo XIX

Medici di famiglia su Facebook: profili raddoppiati in un anno


I social network conquistano sempre piu' medici di famiglia. Ed e' Facebook-mania tra questi camici bianchi. In un anno e' raddoppiata la percentuale dei professionisti che hanno aperto un profilo: si e' passati dal 26% al 53%. Sono i dati di un sondaggio realizzato dal centro studi della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) per il 66° congresso nazionale in corso a Villasimius, sulla costa sud orientale della Sardegna. Un'indagine su un campione di oltre mille medici di medicina generale. 

L'aumento ha riguardato in particolare le donne: passate dal 24 al 34% in 12 mesi. Sono invece ancora pochi i camici bianchi che si connettono a internet attraverso il cellulare, il 63% dichiara di non farlo mai e il 10% lo fa raramente. Pochi anche i medici che possiedono un tablet, che arrivano appena al 10%. Tra i browser fa la parte del leone Internet Explorer usato dal 63% del campione, seguito da Mozilla Firefox (19%) e Google Chrome (13%). 

"Questo rapido e significativo incremento del numero di colleghi che utilizzano i social network - spiega Paolo Misericordia, responsabile del centro studi della Fimmg - indica l'attenzione e la disponibilita' della nostra categoria verso le nuove tecnologie della comunicazione. Un fenomeno, ovviamente in crescita, soprattutto nelle fasce piu' giovani della professione". 

Un ulteriore segno, quindi, dell’utilizzo, sempre più consistente, delle nuove tecnologie online, anche da parte dei professionisti nel settore della medicina. La Fimmg, rappresenta la principale organizzazione sindacale di categoria. Ad essa sono iscritti oltre il 50 per cento dei circa 59.000 medici di medicina generale italiani.

Via: Adnkronos Salute

Gesù superstar su Facebook fà il pieno di like con 8,4mln di fan


Sono oltre 8 milioni e quattrocentomila - finora - gli appassionati di “Jesus Daily”, sempre più fenomeno su Facebook. Non è un quotidiano, inteso come giornale. Ma è una summa di pensieri quotidiani. Una serie piccola, ma infinita, di “post”, che hanno come fulcro Gesù Cristo. O piccole frasi tratte da brani di Vangeli. Ogni inserimento è non soltanto attesissimo, ma decisamente molto seguito. Fino a 200 mila “like” per un singolo post, che ne confermano il gradimento. Insomma, come spiega il Secolo XIX, un autentico fenomeno, dietro il quale c’è un dietologo: Aaaron Tabor, di 41 anni. Naturalmente, made in Usa. Intervistato qualche giorno fa da Jennifer Preston del New York Times, il dottor Tabor, figlio di un fervente religioso, che lo trascinava per le chiese di Alabama e North Carolina, ha spiegato: «Volevo aiutare la gente con dei piccoli incoraggiamenti». E visto il successo dei suoi «incoraggiamenti», negli anni i “post” sono diventati quotidiani. Attesissimi. Molto cliccati. E altrettanto commentati. Forse perché in fondo sono pillole di preghiera e speranza, di cui tutti più o meno abbiamo bisogno. Tantopiù in momenti di crisi come quello che si sta vivendo da una parte all’altra del pianeta. Più cliccato di Lady Gaga, “Jesus Ddaily” è stato inventato dal nulla da Tabor nell’aprile del 2009. All’epoca, ha dichiarato il medico, aveva iniziato a usare Facebook per promuovere i suoi libri e le sue diete. In una nuova pagina l’idea di dare qualche parola di conforto alle molte persone conosciute anche per lavoro. E che come problema di salute non hanno soltanto quello del dimagrimento, peraltro autentica malattia quando c’è di mezzo l’obesità conclamata. Da quei primi “post”, è stato un crescendo senza fine. D’altronde, basti pensare che oltre 43 milioni di persone - su Facebook - si dichiarano religiose. O hanno almeno una loro pagina collegata alla religione.

Confessione shock di Vasco su Facebook: vivo grazie alla chimica


"Assumo (da tempo) un cocktail di antidepressivi, psicofarmaci, ansiolitici, vitamine e altro, studiato da una equipe di medici, che mi mantiene in questo 'equilibrio' accettabile". A qualche giorno dall’uscita dalla clinica Villalba a Bologna, dove era stato ricoverato per una frattura a una costola, Vasco Rossi torna a parlare delle sue condizioni di salute. E lo fa con un messaggio ai fan pubblicato alle 23,07 di ieri sulla sua pagina ufficiale di Facebook. 

 E’ la nuda verità: nel 2001 Vasco Rossi ha sofferto di depressione e oggi ammette di essere vivo per i cocktail di medicinali che uno staff medico gli prepara. Una nota intitolata Approfitto della vostra pazienza..., in cui il rocker si 'mette a nudo' e ringrazia, con tanto di nomi e qualifica professionale, tutti i dottori che lo seguono: "Se sono vivo lo devo a loro e a tutta questa valanga di chimica che assumo. Non avrei superato tutte le consapevolezze, le sofferenze e la profonda depressione nella quale ero sprofondato nel 2001". 

Quindi alcune righe evidenziate in grassetto: "Ho passato un lungo periodo di tempo in cui ogni cosa mi sembrava li per ricordarmi come la vedevo diversa, prima. Come mi risultava fastidiosa adesso mentre la trovavo normale e soddisfacente. E quella continua sensazione di groppo in gola, di sconsolata tristezza. Un velo opaco, grigio su ogni cosa". 

"Essere di cattivo umore sempre dalla mattina alla sera dalla sera alla mattina. Ogni giorno, ogni momento. Per settimane... mesi. Sempre. Non avrei nemmeno salutato. V.R.". Il messaggio, che include una sua foto scattata probabilmente con la webcam e corredata da un cielo con le nuvole, è stato immediatamente sommerso dai migliaia di commenti dei fan e dai click sul "mi piace".

Via: Adnkronos
Foto:  Facebook

Diagnosi via Facebook salva vita a bimbo di quattro anni


Facebook ha giocato negli Stati Uniti un ruolo determinante nel salvare un bambino affetto da una malattia rara. La storia inizia a maggio quando la scrittrice e fotografa Deborah Copaken Kogan pubblica su Facebook una foto del suo bambino di 4 anni, dopo che si era svegliato con un'eruzione cutanea e la febbre alta. La madre pensa ad un'infiammazione della gola.

Team di medici su Facebook raccoglie gli Sos dei teenager


I ragazzi preferiscono le consulenze online ai consigli di genitori e insegnanti. E per questo, attraverso Facebook raccoglieranno gli Sos di teenager in difficolta', perche' e' nel mondo virtuale dei social network che gli under 20 di oggi si muovono con dimestichezza. Un team di camici bianchi si fa largo nella dimensione parallela creata da Mark Elliott Zuckerberg e apre un servizio di consulenza online. 

E' il progetto lanciato a Milano dall'ospedale Fatebenefratelli e dall'associazione Itaca onlus. Punto di partenza una pagina Facebook intitolata a Zheng He, coraggioso navigatore cinese che, nel XV secolo, prima di Colombo e di Magellano, percorse per 7 volte in lungo e in largo l'Oceano Indiano, guidando 317 navi con 27 mila uomini tra Asia e Africa. Un personaggio simbolo di orientamento, carisma, coraggio. 

Un navigatore, come navigatori sono i giovani internauti abituali frequentatori del web. Secondo gli ultimi dati Istat, i giovani tra i 15 e i 19 anni, rispetto agli adulti, navigano privilegiando chat, newsgroup, forum (quasi il 50%), leggendo blog (oltre il 45%) e creandone in prima persona (piu' del 23%). Facebook, in particolare, e' il punto di ritrovo globale: il 93% dei giovani under 20 lo usa. 

Lo scopo del servizio, spiegano i promotori, e' quello di "offrire uno spazio virtuale di conversazione in tempo reale (via chat) e differito (via e-mail) che avvicini gli adolescenti alla richiesta di aiuto psicologico attraverso uno strumento che elimina la vergogna, abbatte l'istituzionalita' del consulto, e' gratuito, facile e accessibile da qualunque luogo".

Via: Adnkronos

Pornostar in coma dopo operazione per ingrandirsi il seno


Carolin Ebert, in arte 'Sexy Cora', una pornostar berlinese di 23 anni divenuta famosa in Germania grazie al reality show Big Brother, è da giovedì in coma in un ospedale di Amburgo dopo una fallita operazione per l'ingrandimento del seno. Sexy Cora, pornostar tedesca diventata notissima anche per aver partecipato all'edizione teutonica del "Grande Fratello", è in fin di vita dopo un'operazione chirurgica. 

Non era la prima volta che la donna si sottoponeva a questo tipo di intervento, ma la sesta. Già in passato, infatti, dopo cinque operazioni i chirurghi avevano portato le dimensioni del seno di 'Cora' a una coppa F e questa volta l'obiettivo era di raggiungere la G. Ma questa volta qualcosa non ha funzionato e la Procura di Amburgo ha aperto un'inchiesta. 

Prima di entrare nella casa del GF, la ragazza era già un nome affermato nel mondo dell'hard, con oltre 200 film alle spalle. Il marito, tramite Facebook, ha chiesto a tutti i suoi fan di pregare per lei. Sexy Cora si è sentita male mentre era sotto i ferri per aumentare in maniera sostanziale la quantità di silicone contenuta nei suoi già ritoccati seni. 

Avrebbe avuto il collasso di più organi e avrebbe dovuto affrontare più di un arresto cardiaco. Secondo quanto hanno detto i medici, le possibilità che possa farcela non superano il 50%.  Il chirurgo della clinica - Martin K. - non ha escluso alla Bild che la donna stesse seguendo un trattamento a base di ormoni, che potrebbe avere interferito con l'anestesia.

Foto: Il Corriere

Medici in allerta su Facebook: "Non accettate l'amicizia dei pazienti"

http://www.newslettersalute.it/

Una ricerca pubblicata sul Journal of Medical Ethics dimostra quanto sia fruttuoso o controproducente fare amicizia sul social network con il proprio medico. Aprire un profilo su Facebook puo' essere un boomerang per medici e specialisti, soprattutto se si diventa amici dei propri assistiti. I ricercatori hanno passato ai raggi X le amicizie virtuali di 405 camici bianchi dell'ospedale francese di Rouen. A tutti è stato inviato un questionario, e le loro risposte parlano chiaro: più della metà dei medici (il 73%) ha asserito di avere un profilo su Facebook. Tra questi, 8 su 10 ammettevano di avere una presenza costante di almeno un anno sul social network. Il 24% si connetteva addirittura diverse ore al giorno ma quasi la metà (49%) solo una volta al giorno, più volte alla settimana. Quando la richiesta di amicizia arriva da un paziente pochi l'accettano - il 15% decide caso per caso - e se lo fa e' per affinita' ma anche per non perdere la fiducia di un cliente. La maggior parte rifiuta il contatto, per professionalita' e privacy. In qualche caso gioca anche il sospetto che il paziente voglia instaurare una relazione romantica. In tutti i casi fanno bene secondo i ricercatori, perche' «la disponibilita' di informazioni sulla vita priva del medico - avvertono - puo' minacciare la fiducia reciproca. I medici devono essere consapevoli che le osservazioni e le immagini pubblicate online possono essere mal interpretate al di fuori del loro contesto originale e potrebbe non rispecchiare con precisione le loro opinioni e comportamenti della vita reale. Queste informazioni potrebbero anche diventare accessibili per le persone a cui non erano destinate», concludono gli autori dello studio.