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Facebook aggiunge nuova opzione per segnalare anche notizie false


Stop alle bufale sul social media. Facebook sta testando una nuova opzione, tra le possibilità di segnalazione di un post indesiderato, che permette agli utenti di marcare notizie false e bufale online. L'opzione consente di segnalare le notizie che si ritengono "deliberatamente false" oppure "truffe smascherate da una fonte affidabile". Lo scopo è ovviamente quello di cercare di limitare lo spam e le hoax che circolano continuamente sul social network. Al momento, però, la nuova funzionalità è disponibile solo per 700.000 degli oltre 1 miliardo e 400 utenti registrati.

Facebook lancia FB Newswire, servizio in tempo reale per giornalisti


Facebook ha lanciato FB Newswire, un servizio di notizie in tempo reale per giornalisti che prevede la pubblicazione di foto, storie e video da parte dei membri del social network. "Oggi, siamo lieti di annunciare FB Newswire, una risorsa che renderà più facile per i giornalisti e le redazioni di trovare, condividere e incorporare contenuti di notizie da Facebook nei media", ha detto in una nota Andy Mitchel, direttore della divisone news di Facebook.

Blu, quotidiano La Repubblica diventa applicazione su Facebook


La Repubblica ha messo a disposizione da oggi su Facebook una app dedicata a quei 21 milioni di italiani che, secondo i dati più recenti, ogni mese si scambiano esperienze, opinioni, emozioni e notizie all'interno della community più importante e popolare del pianeta. Per loro il quotidiano ha creato un nuovo punto d'incontro, ideato per essere il luogo nel quale trovare, commentare, segnalare e condividere le notizie più importanti della giornata, anche riscrivendo la prima pagina.

Facebook & YouTube: pc mania tra gli adolescenti

Il fascino magnetico della cyber-navigazione, tra frenetici contatti con gli amici attraverso i social network e i file di musica da scaricare, cattura teenager e ventenni. Con un potere occulto e subdolo eppure più forte delle “vasche” in caruggio, delle attività en plein air, degli incontri “reali” al bar o in discoteca. I “ragazzi del mouse” o “dello smart-phone” scalzano “i ragazzi del muretto”. E’ la fotografia dei giovani del Levante, incontrati in un “viaggio” a campione nel giorno. Hanno un sacco di potenzialità e interessi, i giovani di oggi. Ma fanno fatica a staccarsi dalla tastiera. «Incredibile, non riesco a credere che ci si possa ammalare di pc», commenta Michele, 19 anni.

La notizia che un loro quasi-coetaneo è stato ricoverato per “overdose da computer” li lascia sbigottiti e muti. Cercano una spiegazione plausibile a una vicenda che definiscono «assurda» e «inaccettabile», secondo loro maturata per oggettive difficoltà di comunicazione. Ma poi confessano, candidamente, di rimanere, pure loro, attaccati al pc. Ore e ore. La storia del ragazzo di Chiavari video-dipendente lo sconcerta. Ma, rotto il ghiaccio, Michele, che è il cantante del gruppo pop-rock “Gin Fizz”, confessa: «Sto tanto al pc. Almeno quattro ore in media ma sono arrivato anche a otto di fila. Niente video-games. Facebook e poi esercizi di canto con le basi musicali».

Mattia Prestileo, 20 anni, studia alla Roland Music School: «I miei genitori sono comprensivi ma quando mi dicono di spegnere il pc sono inflessibili. Ammetto: arrivo anche a otto ore, tra Facebook, Youtube e I tunes. Non sempre, però. Per bilanciare magari il giorno dopo dimezzo le ore passate davanti al video. La mia passione è suonare la chitarra, anche perché a volte le ore sul pc mi fanno venire mal di testa e alla sera fatico a prendere sonno». «Un’ora al massimo due alla sera e neppure troppo spesso»: niente overdose da computer per Chiara, 20 anni, commessa in un negozio del centro.

Ma la vita vera è fuori dal virtuale: mi piace stare con le amiche e loro la pensano esattamente come me. Casi come quello del sedicenne chiavarese mi sconcertano: una situazione molto grave». Erika, 16 anni, studentessa in un istituto tecnico, dice che «il ragazzino in questione si sentiva solo, non capito, preso in giro» e che «ha cercato rifugio in un’altra realtà». Anche a Sestri Levante tra i giovanissimi è Facebook il sito più gettonato; nell’ipotetica hit-parade seguono le “finestre” di Messanger e i video-game. Almeno due ore il tempo medio che dedicano a digitare e scrivere post.
Fonte

Vendevano compiti su Facebook, sospesi

Le traduzioni di lingue come il latino ed il greco, venivano scaricate da Internet e passate agli studenti sul cellulare via sms o consegnate a mano nei bagni della scuola in cambio di denaro. Il tariffario aveva dei prezzi prestabiliti: 5 euro per la sufficienza garantita, anche tre euro in più per sperare di raggiungere l'otto. Un mercato dei compiti finito su Facebook che non è passato inosservato. Così questa forma di pubblicità è costata cara a sei studenti del liceo classico Tito Livio di Padova, considerati i promotori dell'iniziativa, che sono stati sospesi dalle lezioni da due fino a dieci giorni. Il meccanismo era semplice: non appena l'insegnante dava alla classe la versione, uno studente usciva, incontrava i traduttori, consegnava il testo, e questi da Internet scaricavano la traduzione. Alle volte, per compensi superiori, potevano intervenire per modificarla o fare dei commenti. Altre volte la traduzione arrivava direttamente via sms sul cellulare in classe.
Il commercio, racconta Il Mattino di Padova, andava avanti da mesi ed era fiorente. Era un "mercato nero" fatto di commissioni per chi si assumeva il compito di migliorare la versione scaricata dalla rete e che non ammetteva i prezzi al ribasso di eventuali concorrenti, tagliati fuori subito dal giro. I ragazzi sul social network discutevano delle percentuali che ciascuno doveva prendere in base al ruolo svolto per la fornitura finale della versione. Sono stati gli insegnanti a smascherare le transazioni tra gli studenti delle classi superiori, che passavano le versioni tradotte, e i più piccoli. Durata probabilmente mesi, questa attività potrebbe aver fruttato un bel pò di guadagno: la traduzione personale e non cedibile a terzi, poteva riguardare anche gruppi di persone, stando a quanto si legge sulle pagine ormai rimosse di Facebook.
Fonte: La Repubblica

Elezioni inglesi, Facebook per combattere l'astensionismo


L'astensionismo è un problema anche in Gran Bretagna e per combatterlo il Governo inglese ha deciso di utilizzare il social network più famoso del mondo. Da questa settimana, infatti, i 23 milioni di utenti britannici di Facebook, non appena collegati al sito, si troveranno di fronte a un messaggio della Commissione Elettorale che chiede loro se sono iscritti nel registro dei votanti e, se non lo sono, offre un link alla pagina web dove si possono registrare immediatamente.

Facebook dice No ai profili del social network usati come ricerca


Pete Warden, un ricercatore indipendente esperto nelle indagini online, ha utilizzato circa 210 milioni di profili facebook per alcune ricerche sulle relazioni tra gli individui. Warden stava per pubblicare la ricerca prima di essere bloccato dai legali di Facebook, i quali gli hanno impedito di pubblicare qualsiasi dato e invitato a distruggere tutto ciò che aveva raccolto. Il motivo, secondo gli stessi legali, è da imputare alle condizioni riguardanti la privacy del social network. 

Il manager sulla policy della società ha sottolineato il fatto che il ricercatore ha rilevato tutti questi dati senza l’autorizzazione di Facebook, e che non è ammissibile la volontà espressa da Warden di voler rendere pubbliche, nonchè gratuite, le informazioni raccolte con questo sistema. Pete Warden ha sottolineato che tutti i dati che è riuscito ad estrapolare dal social network, sono dati resi pubblici dagli stessi utenti, che ha ottenuto senza nemmeno crearsi un account sul sito, “E mai m’iscriveròha aggiunto in una dichiarazione. Dunque informazioni pubbliche, rese disponibili dagli stessi proprietari dell’account, informazioni che chiunque utilizzando un browser può raccogliere, informazioni tra l’altro rese totalmente anonime prima della negata pubblicazione.

L’obiettivo della ricerca era quello di creare una sorta di mappa delle relazioni interpersonali, attraverso la raccolta di tutte le caratteristiche di circa 210 milioni di utenti, che mette in evidenza le modalità attraverso le quali gli individui si aggregano online in base alla propria area geografica d’appartenenza, all’orientamento politico ideologico religioso sessuale etc. Pete Warden, non avendo alle spalle un’azienda che lo proteggesse o che comunque lo aiutasse a sostere le spese per agire attraverso le vie legali, ha gettato la spugna, rinunciando alla pubblicazione dei dati e probabilmente provvedendo a distruggerli.

Fonte: Geekitaly

Molinette, l'ambulatorio per i malati di Facebook: aggressività e ansia i primi segnali

E' nato alle Molinette il primo ambulatorio per malati patologici di Facebook. Ogni mercoledì mattina, su prenotazione, gli ambulatori del dipartimento di Psicologia clinica diretta dal professor Donato Munno aprono le porte ai ,aniaci del Web, compulsivi battitori su tastiera, videodipendenti cronici da social network. L’ambulatorio per «nuove» dipendenze si occupa di Facebook, ma non solo: in ambulatorio si seguono i casi di assuefazione in genere da Internet, di quella da videopoker, videogiochi e gioco d’azzardo. Il professor Donato Munno: «E' un vero mondo parallelo. Il tempo passato davanti al computer, e l’aggressività della persona quando è lontana dal computer da molte ore, sono due parametri importanti per valutare se siamo di fronte a una possibile “patologia”».
L’overdose da Facebook «non è ancora classificata come vera e propria patologia psichiatrica», precisa subito il professor Munno. In ogni compulsivo da Facebook, tuttavia, esiste e cresce una sindrome latente: «E’ il rischio del distacco dalla realtà - spiega ancora il professore - tra i casi segnalati, ci sono quelli di persone che arrivano tardi al lavoro perché non riescono a spegnere il computer. Oppure uomini e donne che soffrono di deprivazione del sonno, che sviluppano un isolamento dal resto della famiglia, figli compresi, passando ore e ore della giornata o della serata chiusi in stanza. «Finora abbiamo notato una prevalenza di giovani e di anziani. I giovani cercano nella comunicazione attraverso Facebook una sorta di “compenso al vuoto esistenziale”, gli anziani inseguono invece soluzioni di vita magiche e puntano sui videopoker: molti sperano di aiutare figli o nipoti vincendo grosse somme di denaro. E qualcuno, come una signora che si è rivolta a noi, finisce col rovinarsi spendendo tutto ciò che ha».
Fonte: La Stampa

Facebook non andrà in Borsa per il momento

La società nata nel 2004 a Palo Alto e divenuta una delle Internet company più famose al mondo non avrebbe necessariamente bisogno di capitali freschi. Mark Zuckerberg, l'amministratore delegato di Facebook, non ha alcuna fretta di quotare in borsa il popolare sito di social networking. Lo ha scritto ieri sera il quotidiano finanziario statunitense Wall Street Journal. Il 25enne AD ha detto in un'intervista al Journal che la sua azienda potrebbe lanciare un'offerta iniziale di acquisto pubblico (Ipo) ma «non abbiamo affatto fretta. Se non c'è bisogno di capitali, allora le pressioni sono differenti, e le motivazioni (per quotarsi) non sono le stesse», ha detto Zuckerberg al giornale. A maggio del 2009 Zuckerberg aveva detto che la quotazione era questione di pochi anni. Facebook ha annunciato una struttura azionaria a doppia classe per garantire il controllo di voto agli attuali proprietari, ma ha ribadito che non punta ancora alla Borsa. La piattaforma spende oltre un milione di dollari al mese solo in energia elettrica, altri 500mila dollari sono destinati alla connettività e circa 100 milioni di dollari sono stati messi a budget per comprare nel 2009 qualcosa come 50mila nuovi server. Qualche decina di milioni di dollari è servito per i nuovi sistemi di storage necessari per archiviare i contenuti generati dagli utenti pubblicati sul sito e per pagare le rate di affitto delle location dove trovano posto gli uffici e i data center. Facebook sfida giganti come Yahoo e Google e dispone di ampi investimenti da parte di Microsoft e della società di investimenti russi Digital Sky Technologies.
Via: Reuters/Il Sole 24 Ore

La preghiera dell'utente Facebook nell'era 2.0


Una singolare preghiera è stata inventata dalla Pastorale Giovanile della diocesi di Pinerolo e dedicata ai navigatori di Facebook. Preghiera che sta sollevando una serie di domande. ''Che ci fa un cristiano sul web, in particolare su Facebook? Come ci deve stare? E' opportuno che ci stia?''. 

Ed è proprio su questo tema che il blog della diocesi toscana www.diocesipistoia.it chiede ai navigatori opinioni, suggerimenti, provocazioni. La preghiera dei navigatori di Facebook di Patrizio Righero: "In questo angolo del mondo digitale, Signore, ci sono centinaia di nomi, appiccicati alle pareti di una casa che esiste solo sullo schermo e nella mia fantasia". 

"Li chiamo “amici”, ma molti di loro li conosco poco, altri solo di vista, altri ancora sono poco più che volti (a volte nemmeno quelli!). Qualcuno non l’ho incontrato, qualcun altro vive dall’altra parte del mondo; con qualcuno condivido molto, con altri poco o nulla. Alcuni li ho scelti. Altri hanno scelto me. E ora sono qui, sulla mia home come sorelle e fratelli, posti sulla mia rotta virtuale". "

"Te li affido, Signore, uno per uno. Ti affido le loro speranze, le loro paure, i loro progetti di felicità. Rendimi, per loro, immagine - sia pur sbiadita! - del tuo amore paziente e misericordioso. Rendimi amico vero, pronto ad ascoltare, a condividere, a esserci. Rendimi apostolo, capace di annunciare, anche sul Web il tuo Vangelo di salvezza". 

"Ti ringrazio, Signore, per questo spazio immenso, per questa vita a colori, per questi incontri che forse non sono così casuali. Tuttavia, Signore, di chiedo di non lasciarmi affogare in questo mare di finta compagnia: risveglia in me il desiderio di uscire là fuori, di ascoltare  voci reali, di abbracciare persone autentiche e stringere amicizie vere. Amen."

Fonte: Adnkronos

Le truppe statunitensi potranno usare Facebook e Twitter

Il Pentagono ha annunciato che le truppe statunitensi potranno usare i social network come Facebook e Twitter, bloccati dal 2007, perché i vantaggi del loro utilizzo (reclutamento, relazioni pubbliche e comunicazioni tra i soldati e le loro famiglie) sono superiori ai rischi. Questa decisione è il risultato di uno studio condotto dal Ministero americano della Difesa negli ultimi sette mesi, attraverso il quale le autorità USA hanno vagliato i pro e i contro sul possibile accesso dei militari ai social network e ad altre espressioni "sociali", anche quando i soldati sono impegnati in alcuni conflitti di guerra. Il Pentagono cerca di ridurre i rischi legati alla diffusione delle informazioni militari pur riconoscendo in Internet uno strumento unico per la comunicazione e la condivisione delle conoscenze tra più persone. Rimarrà vietato l'accesso ai siti ai siti di pornografia, i giochi di azzardo e alle attività di intolleranza razziale; e i comandanti saranno sempre in grado di bloccare l'accesso in caso ci fosse necessità di salvaguardare una missione o tutelare la banda per un utilizzo ufficiale.
Fonte: Rainews 24

Più cara l'assicurazione sulla casa degli utenti di Facebook

Gli utenti inglesi di social network come Facebook e Twitter potrebbero finire a pagare di più per l'assicurazione sulla casa e i beni perché i messaggi che inviano su Internet possono essere utilizzati dai ladri per scoprire quando sono fuori. Proprio nei giorni scorsi i media britannici si erano occupati di un sito internet danese, Pleaserobme, che avverte gli utenti quando i loro messaggi sui siti sociali possono esporli al rischio di furti in casa. Il sito analizza i dati provenienti da Twitter e Facebook.
Darren Black, direttore di Confused, un sito che mette a confronto le varie polizze assicurative e i loro prezzi, sostiene che il costo di una polizza potrebbe aumentare fino al 10%. «I criminali utilizzano metodi sempre più sofisticati per raccogliere informazioni, impiegando addirittura siti come Google Earth e Streetview per progettare i loro furti con precisione militare», ha detto, aggiungendo: «Gli assicuratori stanno iniziando a prendere in considerazione tutto questo e potrebbe accadere che alcune richieste di pagamento danni vengano rifiutate, nel caso la società assicurativa ritenga che il cliente è stato negligente».
Fonte: Ansa

Fare pace senza Facebook con una pubblica affissione

L'amore è il sentimento più forte del mondo. L'amore è quello stato d'animo, quel sentimento che comporta benessere, felicità, liberazione dai conflitti interiori ed esterni. Una foto di un momento felice, con gli occhiali da sole che tutelano i visi. La fedina e un anello con un piccolo brillante in vista per lei e lui che sorride misterioso all’obiettivo. Sopra la foto un messaggio «sei tu il mio mondo» e sotto, piccolo, «ti amo». Sono queste le decine di manifesti affissi sabato sera a Napoli, in via Cristoforo Colombo e nelle strade adiacenti l’hotel Romeo. Una telefonata, un sms o un post su Facebook non bastano più: per fare pace occorre qualcos'altro, qualcosa di meglio. Chi dei due chiede perdono a chi? E’ lui che è fuggito via e poi si è pentito? Ci sarà un tradimento al centro di questa storia? O forse è lei che ha pensato al bel gesto dopo una baruffa? Sono risposte alle quali per il momento non possiamo rispondere. Ci auguriamo che li trovino i due innamorati...forse!
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Google attacca e Facebook risponde

Nonostante i tentativi falliti degli ultimi anni, l'azienda di Mountain View non si rassegna all'esclusione dall'enorme mercato dei social network e si prepara a trasformare il suo servizio di posta elettronica Gmail nell'arma per attaccare lo strapotere di Facebook e Twitter. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, Google permetterà agli utenti di Gmail non solo, come già avviene, di aggiornare il proprio status online, ma anche di "aggregare gli aggiornamenti dei propri amici in un flusso", proprio come quello che compone le homepage di Facebook e di Twitter. Si tratterebbe di una mossa chiaramente volta a invertire la tendenza che vede la posta elettronica sempre meno usata, specie da determinate fasce di utenti, in favore dei servizi di social networking.
Nel frattempo, secondo TechCrunch, Facebook si starebbe attrezzando per disturbare Gmail direttamente sul suo terrento, trasformando il suo sistema di messaggistica in un vero e proprio servizio e-mail. Il progetto sarebbe stato battezzato in codice "Titan" e sostituirà l’attuale sistema di messaggistica, supportando l’IMAP e il POP, oltre che indirizzi personalizzati @facebook.com.
Via: La Repubblica

La nuova homepage di Facebook

Facebook compie sei anni e festeggia rifacendosi il look. Il social network più utilizzato nel mondo, è stato infatti lanciato il 4 febbraio del 2004 e, nella notte americana, ha rilasciato a una parte dei suoi utilizzatori la sua nuova veste grafica.  La nuova veste grafica di Facebook è stata abilitata solo a una parte dei suoi utilizzatori, circa un quinto, mentre gli altri dovranno attendere ancora qualche giorno. Questa nuova versione è molto simile alla precedente, eccetto per alcune differenze: innanzitutto il motore di ricerca interno è messo più in evidenza nella barra in alto. Come già successo altre volte la homepage cambia, riprendendo stavolta il template della versione Lite, creata per essere più leggera, veloce e versatile. Tra le novità più importanti troviamo richieste, notifiche e messaggi non letti raggruppati accanto al logo Facebook. E' possibile accedere facilmente ai vostri messaggi, alle applicazioni e alla chat nella parte sinistra della pagina. Il menu Account in alto a destra servirà per gestire le impostazioni sulla privacy ed effettuare il log-out.

Don Fortunato di Noto: 'La pedofilia è un crimine ed i social network sono oasi per i pedofili'

L'Associazione Meter per i diritti dei bambini, fondata da don Fortunato di Noto, presenterà oggi nella propria sede nazionale di Avola (Sr) il Report 2009. I dati raccolti - spiega il sacerdote - sono a dir poco inquietanti, perché i social network sono stati una vera e propria manna per i pedofili e per chi si è divertito ad augurare morte violenta sui bambini, a promuovere la pedofilia come 'esperienza bella', a elaborare il 'credo' del pedofilo, da tutti i Paesi. La pedofilia - continua il sacerdote - è un crimine ed uccide nel silenzio migliaia di bambini l'anno, i quali vengono commerciati come le sigarette o un prodotto qualsiasi.  I social network come Facebook, sono diventati una vera e propria oasi per i pedofili.
Fonte: La Sicilia

Minorenni più tutelati sui social network

Il commissario europeo per la società dell’informazione e i media, Viviane Reding, parlando al Parlamento Europeo di Bruxelles, ha dichiarato che i minorenni dovranno essere più tutelati all’interno dei social network. I profili dei minorenni dovranno essere privati, al punto da non essere indicizzabili dai motori di ricerca sul web. La richiesta è stata inoltrata dall'Unione Europea ai gestori dei servizi. Su Facebook già adesso i profili dei minorenni (ammesso che abbiano dichiarato la loro vera età al momento dell'iscrizione) non sono rintracciabili dai motori di ricerca. "Facebook, MySpace o Twitter sono divenuti estremamente popolari – ha detto la Reding – particolarmente fra i giovani. Tuttavia i bambini non sono sempre in grado di stabilire tutti i rischi associati all'esposizione dei dati personali. Questo mi ha portato a stabilire un accordo con i providers sui Principi per un uso più sicuro dei social network nell'Unione Europea".

Facebook e Twitter vietati ai calciatori

Cristiano Ronaldo, Steven Gerrard, e Didier Drogba sono solo alcuni dei calciatori più famosi iscritti a social network come Facebook e Twitter. Assieme ai profili ufficiali esistono però profili inventati, attraverso i quali girano false informazioni che mettono la privacy a rischio. Proprio l'enorme flusso d'informazioni (vere o inventate) è finito nel mirino di alcune società calcistiche preoccupate per la propria immagine e per quella dei calciatori. L'ultimo caso in Italia in ordine di tempo riguarda Balotelli che ha dovuto smentire una relazione con Barbara Guerra attribuitagli da un fantomatico profilo su Facebook: «Non siamo fidanzati e non ho mai scritto di esserlo. Nè ho scritto altre frasi riferite al derby di domenica prossima».
Il primo club ad adottare un provvedimento è stato il Manchester United che ha proibito l'uso dei social network dopo alcune spiacevoli "incidenti" provocati da notizie false. La decisione di impendirne l'utilizzo ai giocatori però ha suscitato l'indignazione di appassionati e tifosi che lamentano «l'abuso di potere» da parte dei club che rende impossibile la comunicazione con i propri idoli. Negli scorsi mesi il presidente dell'Associazione Italiana Arbitri, Marcello Nicchi, aveva disposto con una circolare il divieto ad arbitri di fare dichiarazioni, attraverso Facebook o blog,  che non siano state preventivamente autorizzate, deferendo alla Procura arbitrale chi violerà queste disposizioni.
Via: La Stampa

Rivelazioni "sconcertanti" da una dipente di Facebook


Da una presunta intervista ad una anonima dipendente di Facebook, pubblicata su The Rumpus, emerge che Facebook raccoglie più dati sulle nostre abitudini di quanto si possa immaginare e viene rivelata l'esistenza di una ‘master password’ ovvero una password principale che concedeva ai dipendenti l’accesso al profilo di chiunque fosse iscritto al social network. Secondo l’ intervistata la password che consentiva l’accesso universale era un mix di maiuscole, minuscole e caratteri speciali formate con ‘Chuck Norris’. Questa password è stata utilizzata principalmente per motivi tecnici ma non solo. L’intervistata dichiara che questo potere è stato abusato in almeno due occasioni. Facebook memorizza tutte le vostre attività sul sito: messaggi che avete scritto e ricevuto, quante volte avete cliccato sul profilo di un amico, quali foto avete visualizzato, e altro ancora. Attraverso l’incrocio di questi dati è possibile stabilire chi sono i vostri migliori amici, informazioni che aiutano a generare le storie interessanti del proprio News Feed. Ogni foto caricata dagli utenti viene salvata in ben 6 formati diversi e memorizzata su server localizzati in diverse località. tra cui San Francisco, New York e Londra. La dipendente ha riferito inoltre che l’uso di una password principale non è neppure necessario se si desidera accedere ai dati privati, in quanto i dipendenti possono semplicemente interrogare il database. Infine, secondo l’intervistata anche se la ‘master password’ è stata abbandonata, i dipendenti possono ancora accedere al profilo dei singoli utenti attraverso uno speciale tool, ma hanno bisogno di fornire una valida motivazione sul perché lo stanno facendo, altrimenti potrebbero essere licenziati. A queste dichiarazioni Facebook risponde sottolineando che l’intervista non è stata autorizzata e negando categoricamente le affermazioni rilasciate.
Via: TechCrunch

Facebook blocca il sito del suicidio virtuale e arriva la petizione



Un sito Internet che consente di commettere un "suicidio virtuale", cancellando totalmente il profilo di un utente sui social network è stato bloccato da Facebook, che ha ottenuto anche la sua iscrizione nella lista dei siti pericolosi per la sicurezza dei navigatori. Suicidemachine.org, che ha per titolo "The Web 2.0 Suicide Machine", consente di cancellare tutti i profili su Facebook, Myspace, Twitter e LinkedIn. 

Secondo Facebook, però il servizio viola i termini sulla privacy e le regole del social network quando accede e scarica i dati degli utenti per cancellarne i profili e l'azienda si riserva il diritto d'agire legalmente nell'immediato futuro. La 'macchina per il suicidio virtuale', che finora è stata utilizzata, secondo quanto riportano sul sito, da 892 navigatori, 500 dei quali utenti di Facebook, eliminando 58.401 amicizie virtuali e cancellando più di 230 mila 'cinguettii' da Twitter, ha risposto lanciando una petizione per chiedere l'esclusione del suo indirizzo Internet dai siti banditi. 

Suicidemachine.org non è però l'unico sito di questo tipo. Il social network aveva infatti già inviato una lettera di diffida a Seppukoo.com, che permette ai suoi utilizzatori di commettere un 'karakiri' informatico in puro stile giapponese.



Via: La Stampa