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Antitrust, cessione di dati da WhatsApp a Facebook: al via indagini


Dopo la richiesta del Garante per la protezione dei dati personali, nata dalla modifica alla policy effettuata da WhatsApp a fine agosto, l'Antitrust ha aperto due indagini nei confronti della società ipotizzando due infrazioni del Codice del Consumo. Un primo procedimento punta ad appurare se WhatsApp, che da febbraio 2014 è di proprietà di Facebook, abbia costretto gli utenti ad accogliere integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati con l'azienda di Menlo Park. L'altra istruttoria è volta ad accertare la vessatorietà di alcune clausole.

Class action dei genitori per acquisti fatti dai minorenni su Facebook


Una class-action, simile a quella affrontata da Apple e Google, per gli acquisti fatti dai ragazzini senza il consenso dei genitori. È quella che si prepara ad affrontare Facebook, autorizzata da un tribunale californiano per presunte violazioni della legge dello Stato Usa sul rimborso degli acquisti effettuati. Il caso è nato nel 2012, a intentare la causa i genitori di un gruppo di minorenni che hanno acquistato, senza la loro autorizzazione, crediti virtuali da usare nei giochi online.

Class action contro Facebook: per 25mila utenti ha violato la privacy


La class action potrebbe essere costosa. In venticinquemila trascinano Facebook in un'aula di giustizia. In un tribunale civile di Vienna ha preso il via l'azione legale collettiva sostenuta dal giurista austriaco Max Schrems che ha depositato il ricorso. L'accusa per l'azienda di Mark Zuckerberg è quella di aver violato le leggi europee sulla privacy. La causa è stata intentata il primo agosto 2014. A essere contestato è il modo in cui il social network raccoglie e gestisce i dati degli utenti.

Class action globale intentata contro Facebook per violazione privacy


Uno studente austriaco invita gli utilizzatori di Facebook a unirsi in una class-action contro il social network accusato di violazione della privacy. Max Schrems, studente di legge da anni impegnato in una crociata contro Facebook, punta a ottenere un risarcimento di 500 euro per ogni utilizzatore. Max Schrems, che ha citato in giudizio Facebook e diverse altre importanti aziende tecnologiche statunitensi prima, ha presentato il suo nuovo reclamo venerdì presso il tribunale commerciale di Vienna.

Class action contro Facebook, spia messaggi privati a fini pubblicitari


Prima brutta notizia dell'anno per Facebook. Il social network dovrà difendersi da una class action in cui è accusato di monitorare i messaggi privati degli utenti per vendere dati a scopi pubblicitari. La causa è partita da Matthew Campbell dell'Arizona e da Michael Hurley dell'Oregon, a nome degli utilizzatori americani che hanno inviato link nei propri messaggi. Facebook afferma che la querela è senza fondamento e si dice pronta a difendersi in tutte le sedi competenti. 

Nel mese di giugno, una vertenza simile era stata sollevata nei confronti di Google, accusata di rilevare a fini pubblicitari i contenuti delle email. Il caso di Gmail riguarda la presunta pratica di Google di scansionare automaticamente i messaggi di posta elettronica e la visualizzazione degli annunci basati sui contenuti delle e-mail. Facebook, in particolare, intercetterebbe i collegamenti ad altri siti inviati nei messaggi privati, arricchendo il profilo dell'attività online degli amici. 

La class action punta a ottenere 100 dollari per ogni giorno di violazione dell'Electronics Communication Privacy Act (ECPA) oppure 10mila dollari per ogni utente coinvolto. E, ovviamente, chiede la cessazione del monitoraggio del social network. "Il contenuto dei messaggi privati è particolarmente redditizio per Facebook. Chi utilizza il servizio crede che i messaggi privati non siano controllati e per questo motivo tende a rivelare informazioni riservate", afferma l'accusa. 

Secondo le stime, sono circa 166 milioni gli utenti statunitensi che hanno scambiato link tramite posta di Facebook. Recentemente il social network è stato criticato per avere proposto un aggiornamento che avrebbe autorizzato le aziende pubblicitarie all'utilizzo del nome e delle immagini degli utenti senza il loro consenso. Nel 2011, un giudice federale ha chiuso una causa intentata contro Facebook per la presunta fuga di informazioni personali degli utenti agli inserzionisti.



Fonte: Euronews
Via: Il Fatto Quotidiano
Foto archivio

Giudice distrettuale Usa respinge 4 cause contro Facebook dopo IPO


Facebook incassa una prima vittoria in tribunale: un giudice distrettuale degli Stati Uniti, ha respinto oggi quattro cause intentate contro il social network da parte degli azionisti che rivendicano il fatto che la società non è riuscita a divulgare informazioni rilevanti prima della sua offerta pubblica iniziale (IPO) nel maggio 2012, secondo l'agenzia di stampa Reuters.

Il giudice distrettuale Robert Sweet, a Manhattan, ha detto che gli investitori non hanno motivi per citare in giudizio Facebook perché non erano azionisti del social network nel momento in cui si sarebbero verificati i presunti illeciti. Tuttavia, un certo numero di altre rivendicazioni sono ancora proposte contro Facebook, e gli attori possono presentare nuove versioni "derivate" dei loro casi entro 20 giorni. 

I querelanti sostengono che Facebook nascose parte dei fatti agli investitori e potenziali investitori su come le sue previsioni di crescita avrebbero subito conseguenze di un maggior uso del mobile. Tuttavia, il giudice Sweet ha detto che la società ha in effetti "avvertito del fatto più volte espressamente e ampiamente" sui trend di utilizzo mobile e gli effetti potenziali sulla crescita dei ricavi. 

In sostanza non possono accusare Facebook di comunicazione ingannevole. In una ulteriore sentenza, il giudice Sweet ha deciso che una class action contro la proposta di Nasdq Omx Group per i danni relativi all'offerta pubblica iniziale di Facebook dovrebbe rimanere nella sua corte. L'attore aveva voluto che il caso fosse restituito alla Corte Suprema dello Stato di New York.

Gli investitori dicono di aver subito perdite a causa di difetti nel sistema Nasdaq sul primo giorno di negoziazione Facebook. Il portavoce di Facebook portavoce Andrew Noyes ha detto che la società è stata soddisfatta la sentenza. Gli avvocati dei ricorrenti non ha rilasciato commenti. Questo caso è in Facebook, Inc., Securities IPO e Contenzioso Derivato, US District Court, Southern District di New York, MDL No. 12-2389.



Via: Reuters

MPS al pubblico su Facebook: nessun problema, tutto sotto controllo


Il Monte dei Paschi risponde al pubblico via Facebook dopo che nei giorni scorsi la rabbia era montata anche sul noto social network. E con un post l'istituto senese torna a ribadire che la situazione è sotto controllo. Già pochi istanti dopo la pubblicazione del comunicato gli utenti hanno commentato, criticato e discusso.

 "In questi ultimi giorni - si legge nel messaggio - le notizie che riguardano il Monte dei Paschi di Siena hanno generato una evidente preoccupazione. Abbiamo costantemente seguito gli articoli, i commenti e le impressioni che, dalle testate giornalistiche ai singoli utenti, hanno attraversato la rete e non possiamo non comprendere lo stato d'animo e gli interrogativi che vengono posti da più parti".

"La Banca, - si legge ancora  nel post - dal Consiglio di Amministrazione a tutti i dipendenti, non smetterà di lavorare, non mostra alcun problema ed è in piena e normale operatività mentre il finanziamento oneroso dello Stato, garantirà l'adeguamento patrimoniale ai parametri richiesti".

"In questi giorni, - prosegue la banca su Facebook - sia l'Amministratore delegato Fabrizio Viola che il presidente, Alessandro Profumo, sono intervenuti su tutti i media per dare le risposte necessarie al chiarimento di ogni dubbio. Sui principali canali social che utilizziamo, Facebook e Twitter, non interverremo se non in palesi casi offensivi e irrispettosi, anche degli altri utenti".

"Con l'impegno a condividere ogni aggiornamento disponibile anche attraverso il sito internet, desideriamo ringraziare quei milioni di Persone e Aziende che continuano giorno dopo giorno a confermare la loro fiducia, nella Banca e nel nostro lavoro". Intanto, alcune associazioni di consumatori hanno attivato una class action nei confronti della Banca Montepaschi di Siena a tutela dei risparmiatori.


Fonte: Monte dei Paschi
Via: La Stampa

Sponsored Story, Facebook pagherà 10 $ ad utente come risarcimento


Un giudice degli Stati Uniti ha dato la sua approvazione preliminare a un secondo tentativo da parte di Facebook di risolvere una class action nella quale si accusa la società di social networking di aver violato la privacy dei suoi utenti. Il giudice distrettuale Richard Seeborg in California ha respinto un tentativo di accordo nel mese di agosto sulla funzione pubblicitaria di Facebook Sponsored Stories.

Ma in una sentenza pronunciata lo scorso lunedì 3 dicembre, Seeborg ha detto che un accordo rivisto "rientra nel range di possibile approvazione come equo, ragionevole e adeguato". In una proposta riveduta, i legali delle parti hanno detto che ora gli utenti potrebbero richiedere un pagamento in contanti  fino a 10 dollari ciascuno da prelevare da un fondo messo a disposizione da Facebook pari a 20 milioni dollari. 

L'accordo prevede anche l'introduzione della funzionalità opt-out (al momento non disponibile). Cinque utenti hanno deciso di portare Facebook in tribunale, perchè la funzionalità Sponsored Stories ha violato la legge californiana, pubblicizzando i "Like" degli utenti su determinate inserzioni senza pagarli o fornendo loro un modo per scegliere. Il caso riguarda potenzialmente oltre 100 milioni di membri della class-action. 

Mark Zuckerberg aveva promesso di versare 10 milioni di dollari in beneficenza per chiudere la storia.  Sembra però che ciò non sia bastato alla maggioranza degli utentiL'udienza per la correttezza della transazione è stata fissata per il 28 giugno 2013. Gruppi esterni e i membri della class-action avranno la possibilità di opporsi alla recente soluzione prima che Seeborg decida se concedere l'approvazione definitiva.



Via: Reuters

Facebook crolla a Wall Street, perso il 50% del valore della quotazione


Non si arresta il crollo di Facebook a Wall Street. Nel giorno in cui scadeva il divieto di vendita delle azioni per alcuni in­vestitori, il titolo di Facebook è riuscito, solo in serata, a limare in parte le pesanti perdite (calo fino al 6,7%), un volume doppio rispetto alla media degli ultimi 30 giorni, tornando al di sopra del minimo storico toccato in precedenza a 19,69 dollari per azione. Dopo avere bruciato più del 4% nelle prime battute, il ribasso dei titoli è proseguito inarrestabile.

Facebook dona 10 milioni dollari in beneficenza per violazione privacy


Facebook verserà 10 milioni di dollari in beneficenza per risolvere una disputa sulla sua presunta violazione dei diritti dei suoi utilizzatori. Lo riporta l'agenzia Reuters, sottolineando che l’azione legale era stata avanza da cinque "amici" del social network, che hanno accusato Facebook di aver pubblicizzato i loro "Mi piace" su alcune pubblicità senza pagarli o offrire loro la possibilità di non partecipare all’iniziativa.

La causa presso la Corte Distrettuale del nord della California riguarda il procedimento legale collegato alle cosiddette notizie sponsorizzate. I cinque ritengono quindi che il social network abbia violato i diritti sull’uso dei loro nomi, delle loro fotografie e dei loro "Mi Piace". La causa sarebbe stata avviata circa un mese fa, ma di fatto i dettagli non sono stati resi disponibili fino al weekend, con la notizia dell’accordo milionario.

Il Codice Civile della California rende illegale l'utilizzo "di nomi, voci, firme, fotografie o immagini per la pubblicità o la vendita" senza il consenso della persona. Una delle difese di Facebook era legata all'implicito consenso degli utenti che, accettando i Termini di Utilizzo di Facebook, si impegnano a dare il "permesso all'azienda di utilizzare il nome e la foto del profilo in relazione al contenuto (commerciale, sponsorizzato, o correlato)", soggetto ai limiti di luogo.

Ma i querelanti sottolineano che è impossibile scegliere di bloccare Sponsored Stories. Inoltre, a tutti gli account registrati di Facebook, prima che Sponsored Stories fosse esteso, non era stata chiesta l'accettazione all'uso. Facebook ha oltre 153 milioni di utenti negli Stati Uniti, guadagnando così 100 milioni dalle pubblicità e con 10 dollari a persona poteva costare a Facebook 1 miliardo di dollari.

Nella sua dichiarazione, il mediatore Edward A. afferma che "in assenza di un accordo, questi problemi potevano essere contestati a livello di tribunale, e forse per molti anni in appello". Il giudice distrettuale, Lucy Koh, ha riconosciuto i danni economici nell'uso da parte di Facebook. "La California da tempo riconosce il diritto a tutelare il nome e i gusti delle persone dall’appropriazione da parte di altri".

Via: The Verge

Facebook in causa per violazione della privacy: può costargli 15 mld


Una class action che potrebbe costare a Facebook 15 miliardi di dollari. Ad avviarla sono stati un gruppo di utenti del social network, accusato di aver violato le norme sulla privacy perchè ha continuato a seguire gli utenti anche una volta che si erano disconnessi dai loro account sul social network. Lo riporta Bloomberg. L'azione legale è stata avviata il 17 Maggio scorso presso la Corte Federale di San Josè in California.

''Non è solo un'azione per danni ma è un caso che riguarda i diritti di privacy nell'era digitale che potrebbe avere ampie e significative implicazioni'' afferma David Straite, partner dello studio legale Stewarts Law. La causa unisce 21 azioni legali e fa riferimento al Us Wiretap Act, che regola le comunicazioni elettroniche, per determinare quanto ogni utente dovrebbe essere ricompensato da Facebook per la violazione della privacy.

''I danni previsti dalla legge sono superiori a 100 dollari per violazione al giorno, una cifra - si legge nell'azione legale - che sale a 10.000 $ per gli utenti di Facebook''. Il social network, che ha venduto azioni in un'offerta pubblica iniziale valutando la società a circa 104 miliardi di $, è stato esaminato dalle autorità di regolamentazione negli Stati Uniti e in Europa su come protegge le informazioni private degli utenti.

L'anno scorso, un'agenzia tedesca di protezione dei dati ha detto che potrebbe multare l'azienda di Menlo Park azienda, con sede in California nel software di riconoscimento facciale utilizzato per etichettare le foto. Andrew Noyes, un portavoce di Facebook, ha detto in una dichiarazione via e-mail che le affermazioni sono prive di fondamento e la società li contesta fortemente.

Via: Blitz Quotidiano
Foto dal Web

Annunciata class action contro Facebook su collocamento in borsa


Scattano le azioni legali contro Facebook e le banche d'affari che ne hanno curato il debutto in borsa. Almeno tre studi legali hanno annunciato infatti di stare avviando una class action contro il social network e i suoi consulenti finanziari dopo l'andamento del suo collocamento da 16 miliardi di dollari.Tra le accuse rivolte a Facebook e ai curatori dell'Ipo, quella di presunte omissioni nelle informazioni agli investitori.

Facebook ha debuttato in borsa venerdì scorso con il secondo più grande collocamento di sempre, ma le sue azioni hanno perso circa il 18% nei primi tre giorni di trading. Questo ha fatto nascere sospetti sulla possibilità che le grandi istituzioni finanziare possano aver avuto informazioni ed analisi privilegiate dai coordinatori del collocamento che le avrebbero spinte a disfarsi delle azioni mentre i piccoli investitori pagavano il conto.

Lo studio legale Robbins Geller Rudman & Dowd ha annunciato di aver presentato un esposto alla Corte distrettuale di New York contro Facebook e i suoi manager per una presunta violazione della legislazione finanziaria. ''L'esposto - spiegano i legali - sostiene che la documentazione ed il prospetto informativo pubblicati in occasione dell'Ipo fossero falsi e fuorvianti in violazione del Securities Act''.

Anche lo studio Lieff Cabraser Heimann & Bernstein ha annunciato di aver avviato una class action contro Facebook ed il consorzio di collocamento per presunte violazioni di legge nella documentazione dell'Ipo. I legali di Los Angeles, Glancy, Binkow & Goldberg, hanno dichiarato di aver presentato un analogo esposto. Tutti e tre gli studi hanno fatto appello agli investitori perchè si uniscano alle azioni legali.

Fonte: ASCA-AFP
Foto dal Web