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Il Bangladesh ripristina l'accesso a Facebook


Il Bangladesh ripristina l'accesso al sito di Facebook una settimana dopo averlo bloccato per la pubblicazione di vignette su Maometto. L'ordine di revoca del blocco e' stato dato dalla Commissione che regola le telecomunicazioni (BTCR) dopo che Facebook aveva accettato di ritirare le immagini in questione. Le vignette sono state giudicate offensive in questo paese asiatico a maggioranza musulmana. 

La decisione arriva qualche giorno dopo un analogo ripristino dell'accesso a Facebook dal Pakistan. Sulle pagine del noto social network erano inoltre apparse immagini definite "odiose", di alcuni dirigenti del Paese asiatico. Facebook era stato bloccato la sera del 29 maggio scorso ed un giovane uomo era stato fermato dalla polizia. La decisione era stata presa dopo che il sito aveva "ferito la sensibilità religiosa della maggioranza musulmana della popolazione" pubblicando caricature di Maometto, aveva dichiarato il presidente provvisorio del BTRC, Mahmud Delwar. 

"Alcuni link del sito contenevano anche immagini odiose dei nostri dirigenti, compreso il padre della nazione, Cheikh Mujibur Rahman, l'attuale primo ministro Cheikh Hassina e il leader dell'opposizione", aveva aggiunto il responsabile. Le autorità "non possono tollerare queste immagini offensive", aveva aggiunto Delwar, precisando tuttavia che il blocco sarebbe stato "temporaneo". "Facebook sarà riaperto nel momento in cui saranno cancellate tutte le pagine che contengono queste immagini odiose", aveva assicurato.

Fonte: ANSA
Via: RaiNews

Tribunale pakistano sblocca l'accesso a Facebook


Mentre il Bangladesh ha bloccato l'accesso Facebook a causa delle pubblicazioni di caricature del Profeta e altri immagini definite «odiose» da alcuni dirigenti del paese asiatico, un tribunale pachistano ha ordinato di rimuovere il bando contro Facebook ordinato per la pubblicazione di un concorso di vignette su Maometto. 

L'oscuramento era stato deciso dall'Authority pachistana per le telecomunicazioni una decina di giorni fa. A sbloccare Facebook è stata l'Alta Corte di Lahore. Nella seduta di stamattina il giudice Ejaz Chaudry ha ordinato di ripristinare l'accesso al popolare social network, che conta milioni di appassionati pachistani. 

La sospensione temporanea del sito (che scadeva oggi) era stata imposta lo scorso 19 maggio in seguito alla denuncia di un gruppo di legali pachistani relativa a un provocatorio concorso di disegno su Maometto organizzato da una vignettista americana. A eseguire l'ordine dei giudici era stata l'Authority delle telecomunicazioni pachistane. 

Le immagini, considerate blasfeme in quanto l'Islam vieta di raffigurare Maometto, avevano sollevato violente proteste in diverse città pachistane e portato alla censura di Facebook, YouTube e altri 800 website contenenti il materiale considerato sacrilego. 

La scorsa settimana, il ministro degli interni Rehman Malik, egli stesso un seguace di Facebook e Twitter, aveva proposto al governo di rimuovere il bando sui social network. YouTube era quindi stato sbloccato, ma per Facebook occorreva il via libera dell'autorità giudiziaria, che è arrivato oggi.

Fonte: Ansa
Foto: Ansa

Anche il Bangladesh blocca Facebook temporaneamente


Il Bangladesh ha temporaneamente bloccato l'accesso a Facebook. Lo hanno annunciato le autorita' locali, sostenendo che il sito di social network viene usato per la satira politica e per offendere il paese a maggioranza musulmana. 

La commissione nazionale di sorveglianza delle Telecomunicazioni (Btrc) ha ordinato a due provider di bloccare il sito, dopo l'arresto di un giovane, Mahbub Alam, che aveva postato immagini satiriche di due esponenti politiche, la primo ministro Sheikh Hasina e la leader dell'opposizione Khaleda Zia. 

"Il website restera' bloccato fino a nuovo avviso", dice l'ordine, mentre il presidente di Brtc, Zia Ahmed, ha spiegato ai media che alcune immagini e cartoon potrebbero urtare la suscettibilita' religiosa della popolazione musulmana. Facebook è stato oscurato la settimana scorsa anche in Pakistan, su ordine della magistratura, a causa di un concorso online di vignette su Maometto. 

Il blocco del social network, molto popolare nel paese, specialmente tra i giovani, ha innescato a sua volta le proteste degli utenti. "E' una decisione sbagliata che dovrebbe essere revocata immediatamente", ha detto Mohammad Zafar Iqbal, professore di informatica alla Shahjalal University of Science and Technology. "Invece di congelare l'intero sistema, gli sforzi dovrebbero tendere a scovare e punire i colpevoli". 

Nei giorni scorsi, per lo stesso motivo, anche il Pakistan aveva deciso di oscurare il collegamento al social network. Ma subito, le stesse immagini, sono apparse su YouTube. Centinaia di dimostranti erano sfilati per le vie di Dhaka venerdì scorso chiedendo azioni contro Facebook, accusato di diffamare il profeta. La pubblicazione di vignette simili in giornali danesi nel 2006 aveva provocato violente proteste nei paesi musulmani, con 50 morti in tumulti di piazza.


Fonte: Reuters

Il Pakistan chiude Facebook: diffonde materiale blasfemo


Al centro del caso le caricature di Maometto. Il social network sarà inaccessibile fino al 31 maggio 2010. La scelta di alcuni utenti del sito di rilanciare l'idea del cartoon South Park - che aveva proposto ironicamente l'istituzione di una giornata mondiale della caricatura su Maometto - ha portato alla chiusura fino al 31 maggio del sito internet da parte delle autorità pachistane. "Condanniamo con forza la pubblicazione di caricature su Facebook: ha ferito i sentimenti dei musulmani in tutto il mondo", ha detto stamane il portavoce del ministero degli Esteri Adbul Basit

Niente accesso dunque per i 45 milioni di pachistani che hanno sul social network. E dopo la decisione del governo, ieri a Karachi centinaia di persone sono scese in strada intonando canti contro la Danimarca - Paese dove le caricature furono pubblicate per la prima volta - Facebook e l'Occidente in generale. Oggi manifestazioni simili si sono ripetute a Islamabad, dove solo l'intervento della polizia ha impedito ai partecipanti di raggiungere l'ambasciata americana. Queste proteste non sono da sottovalutare: il Pakistan è uno dei Paesi dove nel 2006 le proteste contro le vignette di Maometto furono più feroci. 

Facebook replica con una nota in cui ricorda che il social network si pone come "spazio in cui la gente può apertamente discutere ed esprimere le proprie opinioni" e che conta oltre 400 milioni di utenti. Ma soprattutto sottolinea che "se qualche tipo di commento o contenuto può disturbare qualcuno, questo fatto sa solo non è un motivo per eliminare la discussione". Infine esprime "rammarico" per la decisione pachistana e annuncia che dopo un'attenta analisi, anche legale, deciderà il da farsi, "che potrebbe includere rendere i contenuti in questione inaccessibili agli utenti in Pakistan".


Fonte: La Repubblica