Geloso dell'amico su Facebook chiude la moglie in casa


Geloso perchè la moglie aveva un amico su Facebook l’ha chiusa in casa. Il fatto è accaduto a Cosenza. A dare l’allarme sono stati alcuni vicini della coppia che hanno sentito la donna invocare aiuto. Sul posto si sono recati gli agenti delle volanti della Questura che hanno liberato la signora e poi hanno chiamato la guardia medica per accompagnare il marito al pronto soccorso e verificare se fosse necessario un trattamento sanitario obbligatorio. 

Trattamento di cui non c’è stato bisogno. Dopo gli accertamenti del caso, i poliziotti hanno segnalato la vicenda alla Procura della Repubblica di Cosenza. E nuovi particolari sconvolgenti emergono dall'uxoricidio di Carpi, avvenuto il 22 marzo scorso. 

Dario Solomita, il 41enne che dopo una lite con la compagna Giuseppa Caruso l'ha accoltellata a morte, spiava la moglie con una webcam. L'idraulico avrebbe visto qualche tempo prima la moglie parlare con un suo ex. Da lì si è scatenata la gelosia incontrollabile dell'uomo che ha deciso di piazzare una telecamera nascosta nella camera da letto per spiare in questo modo i movimenti della compagna. 

La tragedia si sarebbe scatenata per via un black-out di un paio d'ore, in cui la telecamera non ha ripreso quello che accadeva nella casa. Solomita si è così convinto che la moglie avesse manomesso la web cam per nascondere altarini. E così la sua gelosia si è trasformata in una furia cieca che si è conclusa con l'uccisione di Pina.

Fonte: ANSA

Facebook ritarda rimozione pagina anti-semita, denunciato


Facebook, insieme con il CEO Mark Zuckerberg, sono stati denunciati al risarcimento di 1 miliardo di dollari per aver ritardato intenzionalmente la rimozione di una pagina anti-semita su Facebook al fine di "aumentare ulteriormente i loro redditi e il patrimonio netto". La pagina, la 'Terza Intifada palestinese' è stato finalmente rimossa, tuttavia, va notato che c'è un'altra pagina, con lo stesso nome. Ha oltre 4.200 Likes, la pagina originale ne aveva raggiunto 340.000. Larry Klayman, che ha fondato lo studio legale Judicial Watch, nonché la politica di advocacy del gruppo Freedom Watch, dichiara: "Mentre Facebook ha compiuto tanto bene, può, come in questo caso, essere utilizzato per scopi nefandi. Imputati Zuckerberg e Facebook per azione insensibile e ingorda, i quali l'hanno volontariamente mantenuta attiva per molti giorni, causando ingenti danni, per cui devono essere ritenuti responsabili, in modo da evitare che questo non si ripeta mai più". Non è mancata la risposta di Facebook: "La pagina 'La Terza Intifada Palestinese' era stata inizialmente promossa come una protesta pacifica, anche se il termine è stato associato ad atti di violenza in passato. Inoltre, gli amministratori avevano rimosso tutti i commenti che incitassero ad atti brutali. Tuttavia, quando la pagina ha raggiunto una consistente notorietà, i commenti negativi sono dilagati impossibilitando gli amministratori di applicare la dovuta moderazione. Dopo che gli stessi hanno ricevuto diversi avvertimenti sulle norme violate, abbiamo deciso di rimuovere la pagina. Le persone devono essere in grado di esprimere la loro opinione liberamente, e generalmente eliminiamo sempre qualsiasi contenuto contro idee, paesi, religioni o etnie.".

Usa: maestra critica i suoi alunni su Facebook, sospesa

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Una maestra elementare di una scuola di Paterson, in New Jersey, è stata sospesa dal suo preside per aver criticato i suoi alunni su Facebook. La donna, di cui ancora non si conosce il nome, tempo fa ha comunicato sul social network di "sentirsi un guardiano che passa tutto il giorno a badare a futuri criminali". La frase, che era destinata ai suoi amici di Facebook, in qualche modo, è stata letta dai genitori dei suoi allievi che, imbufaliti, hanno reagito immediatamente chiedendone il licenziamento. Ora l'intera vicenda è passata nelle mani del giudice. Terry Corallo, la portavoce del distretto scolastico, ha confermato che in attesa che il Tribunale dica la sua, la docente è stata sospesa dall'incarico. Nancy Oxfeld, la legale della maestra, ha criticato duramente la scelta di sospenderla dal lavoro: "La mia assistita ha espresso i suoi giudizi durante il suo tempo libero, esclusivamente ai suoi amici. Se i genitori sono tanto preoccupati dei loro bimbi - sostiene l'avvocato - allora pensassero di più a come si comportano in classe, non a cosa dice la maestra nella sua vita privata". Irene Sterling, la presidente di un gruppo di volontari che appoggiano le scuole locali, si schiera a favore dei genitori: "E' orribile che una maestra pensi e scriva queste cose sui suoi alunni. E poi tutti sanno che le cose scritte su Facebook alla fine finiscono per essere di dominio pubblico, conosciute da tutti, non solo dai genitori. E pensiamo a cosa sarebbe potuto succedere se gli stessi studenti avessero scoperto da soli cosa la loro maestra pensa di loro. Sarebbe stato un trauma molto negativo".

Pacco bomba in caserma, su Facebook solidarietà al parà

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"Usiamo tutti questa immagine del profilo per 24 ore contro i terroristi bastardi". È lo slogan con il quale dalla notte scorsa rimbalza sul social network un messaggio di solidarietà al tenente colonnello Alessandro Albamonte, il militare della Brigata Folgore ferito da un pacco bomba giovedì in una caserma di Livorno, attraverso la pagina "Noi stiamo con Albamonte". Al momento hanno aderito più di 800 utenti, molti dei quali hanno raccolto l'invito di sostituire per 24 ore la foto del profilo personale del social network con lo stemma della Folgore: la saetta gialla che attraversa il cielo dietro a un paio di ali bianche, sottolineata dal nome "Folgore" in amaranto. L'evento è stato creato da un ex militare di Vigevano e le iscrizioni arrivano da ogni parte d'Italia. "Tieni duro, non dargliela vinta" scrive sulla pagina Pierangelo, "Il nostro Paese ha bisogno di te" gli fa eco Domenico, mentre Corrado lancia un appello alle forze dell'ordine "Chi compie questi gesti, non può e non deve essere lasciato impunito" e molti altri scrivono messaggi pieni di rabbia nei confronti dei responsabili dell'attentato. "Credo che essere ferito nella propria patria e molto probabilmente dai tuoi stessi connazionali - scrive Silvia - faccia ancora più male che essere feriti in una guerra". 120 utenti, invece, si sono iscritti a un altro gruppo, "Vicini a Alessandro Albamonte" e, mentre la solidarietà all'ufficiale arriva dalle tante pagine dedicate alla Folgore, lo scontro dialettico esplode sulla pagina Facebook che porta il nome della Federazione Anarchica Informale (60 iscritti), la stessa sigla che ha firmato la rivendicazione dell'attentato di giovedi.