Il 21 febbraio ricorre l'International Mother Language Day (IMLD) delle Nazioni Unite per promuovere la diversità linguistica e culturale in tutto il mondo. La Giornata Internazionale della Lingua Madre (in italiano) è stata istituita dall'Assemblea dell'Unesco nel 1999 su proposta del Bangladesh, per ricordare la sollevazione avvenuta nel 1952, nell'allora Pakistan orientale, in difesa del bengalese, madre lingua di quella parte del paese, contro l'imposizione della lingua urdu.
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Giornata della Lingua Madre, Facebook: grazie ai traduttori volontari
Il 21 febbraio ricorre l'International Mother Language Day (IMLD) delle Nazioni Unite per promuovere la diversità linguistica e culturale in tutto il mondo. La Giornata Internazionale della Lingua Madre (in italiano) è stata istituita dall'Assemblea dell'Unesco nel 1999 su proposta del Bangladesh, per ricordare la sollevazione avvenuta nel 1952, nell'allora Pakistan orientale, in difesa del bengalese, madre lingua di quella parte del paese, contro l'imposizione della lingua urdu.
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Siria: attacco da hacker anti-Assad a utenti russi su Facebook
Numerosi utenti russi di Facebook, compreso il presidente Dmitry Medvedev, hanno subito attacchi spam sui rispettivi profili provenienti da account siriani: lo ha resonoto l'agenzia di stampa statale 'Ria-Novosti', secondo cui una pioggia di commenti in russo e in inglese, postati da hacker ostili al regime di Bashar al-Assad, hanno riempito le paginedi diversi utenti senza risparmiare quella del capo del Cremlino, criticando la posizione russa sulla crisi in Siria.
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Siria, militanti su Facebook: "onore agli uomini liberi dell'esercito"
I militanti filo-democratici manifestano per sostenere i soldati che si sono uniti alla contestazione, con le organizzazioni di difesa di diritti umani che segnalano numerosi casi di defezione di militari contrari alla repressione, che secondo le Nazioni Unite ha provocato più di 3.000 morti. I militanti hanno invitato sulla loro pagina Facebook a manifestare in onore degli "uomini liberi dell'esercito", all'indomani della morte di 36 persone, tra cui 25 soldati, in bombardamenti e combattimenti in tutto il Paese. "Gli uomini liberi dell'esercito non uccidono gli uomini liberi del popolo che rivendicano la libertà", si può leggere sulla pagina Facebook "The Syrian Revolution". "Vi abbiamo inviato dall'esercito per proteggerci e proteggere la vostra e la nostra terra di fronte ai nemici, ma ci avete ingannato e (avete) ingannato la patria", ha proseguito il testo. Un appello che arriva mentre numerosi casi di defezione sono stati segnalati ultimamente e sempre più soldati sono stati uccisi nelle violenze nel Paese, dove l'esercito e le forze di sicurezza fronteggiano ormai una resistenza armata. La spirale di violenza nel paese mediorientale è ormai senza controllo, e l'Alto commissariato Onu per i diritti umani ha detto di temere una "guerra civile". Secondo Abdel Rahmane, il presidente dell'Osservatorio siriano dei diritti umani (Odh), i siriani sono scesi a migliaia nelle strade in numerose città del Paese nonostante l'imponente dispiegamento delle forze di sicurezza. Rispondevano all'appello dei militanti pro-democrazia che su Facebook invitavano a manifestare per rendere omaggio agli "uomini liberi dell'esercito che non uccidono gli uomini liberi del popolo che rivendica la libertà", una allusione ai disertori.
Via: Tm News
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Siria: attivisti organizzano su Facebook nuove manifestazioni
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La rivolta araba inizia a contagiare anche la Siria. Sulla pagina Facebook del gruppo "La rivoluzione siriana 2011", e' apparso un appello a manifestare a Homs, a nord di Damasco, sfidando le rigidissime misure di sicurezza. Lo stesso gruppo, che ha oltre 55mila fan, e' impegnato da giorni in appelli simili per organizzare proteste in varie citta' del Paese. L'appello giunge dopo che venerdi' la Giornata della dignita' proclamata attraverso i social network e' finita nel sangue con quattro manifestanti uccisi e centinaia feriti a Deraa. Nella citta' meridionale ci sono stati violenti scontri con sassaiole e auto bruciate tra manifestanti anti-regime e le forze speciali della polizia che hanno aperto il fuoco. Venerdi' nella capitale poliziotti in abiti civili hanno fermato due attivisti che avevano urlato "liberta'" all'uscita dalla moschea dopo la preghiera del venerdi'. Manifestazioni simili si sono tenute anche nella citta' costiera di Banias e a Homs, ma senza fare vittime. Un gruppo soprannominato 'La rivoluzione del 15 Marzo' ha accusato il governo di essere responsabile dei morti di Deraa in un messaggio postato su facebook, nel quale chiama a manifestazioni in tutte le piazze e mercati del Paese per oggi alle 12. Le proteste sono iniziate il 15 marzo dopo un raduno nel cuore di Damasco per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici del Paese, alla fine del quale sono stati arrestati 32 attivisti. L'Onu ha condannato la repressione definendola "inaccettabile".
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Rasmussen su Facebook: "Impedire a Gheddafi di prevalere"
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| http://www.ilgiornale.it/ |
Operazione Odyssey Dawn, Odissea all'alba: dalla terra e dal mare, bombe su Tripoli, Misurata, Bengasi. Forze americane ed europee hanno lanciato ieri contro il regime di Muammar Gheddafi un pesante attacco aereo e missilistico, la prima fase del più vasto intervento internazionale nel mondo arabo dall'invasione dell'Iraq. Un'operazione autorizzata contro le postazioni antiaeree integrate libiche e contro le forze di terra di Gheddafi che nella notte di sabato avevano proseguito l'avanzata verso Bengasi, in violazione del cessate il fuoco richiesto dalla risoluzione 1973 dell'Onu. Gli obiettivi dell'attacco sono stati chiariti da fonti della Nato e del Pentagono: la missione imporrà il rispetto della "no-fly zone" decisa dalle Nazioni Unite e impedirà al raìs di usare gli aerei per colpire le forze ribelli nella Cirenaica, la Libia orientale. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, aveva chiesto nei giorni scorsi al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di trovare rapidamente un accordo sulla risoluzione in merito alla Libia, dove - aveva detto - "il tempo sta scadendo" se si vuole impedire che Muammar Gheddafi abbia la meglio. "Se Gheddafi prevale, si mandera' un segnale chiaro che la violenza paga; il che sarebbe inaccettabile da un punto di vista umanitario e democratico", aveva scritto Rasmussen sulla sua pagina Facebook. Rasmussen aveva ripetuto che la Nato e' pronta a proteggere la popolazione civile se ci sono "una necessita' dimostrabile, una base legale chiara e un forte sostegno regionale". E l'accordo è stato raggiunto in tempi brevi.
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