Yara: Marta Casile e il fidanzatino erano solo dei fake


Marta Casile, l'amica di Yara - o almeno chi si è dichiarata tale su Facebook, facendo ipotizzare di poter essere a conoscenza di segreti sull'assassino, è soltanto un fake. I carabinieri del Ros hanno dato un volto al profilo su Facebook di Marta Casile, la ragazzina tredicenne sul cui profilo aveva pubblicato dei messaggi riguardanti l’assassino di Yara.

La protesta di Greenpeace contro Facebook in un video


Greenpeace ha dato il via ad una battaglia contro Facebook usando il suo stesso potere: le pagine del social network. Il sito di Mark Zuckerberg rifornisce di energia il suo enorme data center in Oregon grazie ad una società che produce elettricità soprattutto grazie al carbone. 

Così gli attivisti hanno lanciato la campagna "Facebook Unfriend Coal", prima con questo video e ora con una pagina sul social network: chiedono a Zuckerberg di annunciare l'intenzione di liberarsi del carbone entro il 22 marzo, la giornata della Terra, e poi di mettere in pratica la promessa nei prossimi 10 anni. La campagna si sta diffondendo su Facebook e la pagina di Greenpeace conta già oltre 85.000 fan. 

Il centro dati di Facebook, costruito nell'Oregon è alimentato principalmente a carbone. La notizia non è nuova, ma risale ad un anno fa a quando cioè, proprio il social network Facebook, dava l'annuncio della prima installazione, dove migliaia di computer interconnessi intrecciano profili e amicizie. 

Lo sdegno è arrivato quando a settembre, Greenpeace si è schierata pubblicamente contro il colosso anche con un video che ora è arrivato anche in Italia. Si vuole così costringere Facebook a diventare carbon free in occasione della Giornata della Terra. La “Giornata Mondiale Della Terra – internet action 2011” entra, com’è già stato per il 2010, a pieno titolo tra gli eventi organizzati a livello mondiale in occasione dell’Earth Day.


Via: La Stampa

Agli arresti domiciliari insultavano forze dell'ordine su Fb, in carcere


In diverse occasioni Facebook è stato di notevole aiuto per l’arresto di alcuni criminali. È accaduto in provincia di Catania. I due malviventi insultavano online le forze dell'ordine e dialogavano con altri pregiudicati. La stragrande maggioranza dei criminali, sfortunatamente, non è così stupido eppure qualche caso isolato che non conosce le regole basilari della latitanza evidentemente esiste. Mentre erano agli arresti domiciliari, perché accusati di rapina ed estorsione, scrivevano su Facebook insulti alle forze dell'ordine e mantenevano contatti con altri pregiudicati. Così, due giovani di Mazzarrone, piccolo comune in provincia di Catania, sono finiti in carcere. Si chiamano Rosario Peluso (ha 23 anni) e Giuseppe Mirabella (22 anni) e di fatto la loro è stata un'evasione dagli arresti domiciliari tramite Facebook. Un'evasione virtuale. A scoprirla sono stati i carabinieri della stazione di Mazzarrone che non hanno avuto difficoltà a ottenere l'amicizia online dai due giovani. Entrati su Facebook hanno scoperto tutto. Peluso e Mirabella così sono stati rinchiusi nel carcere Noce di Caltagirone.

Carabiniere si finge ragazza su Facebook, arrestato latitante


Un latitante serbo ricercato per sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale su minore, è stato tradito da un’esca virtuale creata su Facebook dai carabinieri. Dietro a una bella ragazza di nome Sofia che da qualche giorno chattava con lui su internet, c’era in realtà un carabiniere della stazione di Anzola Emilia, in provincia di Bologna. 

Così, anche grazie a un falso profilo creato sul social network, i militari sono riusciti ad acciuffare Abdulj Zorjani, 33 anni, condannato in via definitiva a quattro anni e tre mesi di reclusione, grazie alla denuncia di una diciassettenne romena che nel 2007 aveva picchiato e violentato per avviarla alla prostituzione. 

L’uomo, definito dai carabinieri uno sfruttatore vecchio stampo, particolarmente feroce con le ragazze che avviava alla prostituzione, era stato arrestato nel 2007 dalla squadra Mobile insieme al fratello. 

Scaduti i termini, era finito ai domiciliari. A gennaio, quando la sentenza è divenuta definitiva e il fratello è stato nuovamente arrestato, è fuggito all’estero: si nascondeva in Germania, dove poteva contare sull’appoggio di alcuni parenti. I carabinieri sono arrivati a lui dopo aver monitorato gli spostamenti della compagna. 

Martedì gli investigatori, che nel frattempo avevano ottenuto un mandato di cattura europeo, hanno agganciato la donna all’aeroporto Marconi di Bologna mentre si preparava a salire su un aereo diretto a Dusseldorf, in Germania. Una volta atterrata, è bastato seguirla per arrivare ad Abdulj. Arrestato, il latitante entro quaranta giorni dovrebbe essere estradato per scontare la sua pena in Italia.

Via: Il Corriere