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Iran, un blogger dissidente muore in carcere per aver usato Facebook


Morire per aver utilizzato Facebook. L'opposizione iraniana sul sito Kaleme annuncia così il decesso in carcere di un blogger, Sattar Beheshti, uno dei tanti a non essere uscito vivo dalla terribile prigione di Evin, a Teheran. Nel corso degli anni, iraniani convertiti al cristianesimo sono stati detenuti per brevi e lunghi periodi. Beheshti aveva 35 anni, era un sindacalista vicino al movimento di Mir Hossein Mousavi.

Con il suo lavoro sosteneva i genitori e dedicava il suo tempo libero a far conoscere al mondo le storture del regime. Questo gli è costato la vita: arrestato il 30 ottobre dalla Cyber Police, la polizia cibernetica, creata nel gennaio 2011 appunto per vigilare sulla rete, è stato arrestato e rinchiuso dopo il sequestro del suo computer e dei suoi effetti personali. 

Dopo una settimana la telefonata ai genitori: preparate una bara e una tomba e venitevelo a prendere. Problemi di cuore, secondo la versione ufficiale. Pesanti maltrattamenti, secondo le testimonianze che si rincorrono in rete dove si trova anche un'intervista con la sorella, che ha disobbedito all’ordine della polizia ai familiari di Sattar: tenere la bocca chiusa e non rilasciare interviste. 

Commentando i rapporti sulla morte Beheshti, il ministro del Regno Unito per il Medio Oriente e Nord Africa , Alistair Burt, ha detto: "Sono scioccato per la notizia che Sattar Beheshti, un giovane cittadino iraniano, che potrebbe essere morto in stato di detenzione in Iran solo perchè favorevole alla difesa dei diritti umani su Internet". 

"Purtroppo, abbiamo visto molti casi simili di iraniani rinchiusi e maltrattati in carcere per aver espresso tali opinioni. Se le notizie sono vere, questo è l'ennesimo tentativo vergognoso da parte del governo iraniano di schiacciare ogni forma di libera espressione da parte dei suoi cittadini. Le autorità iraniane hanno piena responsabilità della vita di Beheshti in prigione e chiedo all'Iran con urgenza di confermare ciò che gli è successo".


Fonte: La Stampa

Occupiamo Bankitalia, su Facebook protesta stile Wall Street


Un gruppo di attivisti italiani ha lanciato su Facebook una manifestazione di protesta per la prossima settimana davanti alla sede della Banca d'Italia, sulla scia delle proteste a Wall Street contro il sistema finanziario. Il 12 ottobre gli Indignati italiani si sono dati appuntamento davanti alla sede della Banca d'Italia, per protestare "contro le banche e le speculazioni finanziarie e per difendere i diritti comuni". 

Quello stesso giorno palazzo Koch ospiterà l'apertura del convegno "L'Italia e l'economia mondiale, 1861-2011" al quale parteciperà il presidente di Bankitalia, Mario Draghi, ed il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. L'organizzazione viaggia sulla rete sfruttando i social network, Facebook in primis, raccogliendo già un migliaio di partecipanti. 

"In sintonia con le acampadas e le libere occupazioni in Spagna, negli Usa e in tanti altri paesi - affermano gli organizzatori - costruiamo uno spazio pubblico di incontro e di protesta prolungata. Esprimiamo la nostra voglia di giustizia sociale e di cambiamento attraverso una semplice rivendicazione: non paghiamo il debito! Riscuotiamo il credito sociale!". I movimenti si ritroveranno alle 16 in Via Nazionale pronti a sostenere a gran voce il loro slogan: "Siamo il 99%, abbiamo un mondo intero da reinventare". 

Il governatore Draghi, insieme al presidente della Bce Jean-Claude Trichet, è nel mirino dei contestatori per la lettera al governo italiano resa pubblica giorni fa dal Corriere della Sera, in cui si chiedevano misure drastiche "per ristabilire la fiducia degli investitori". Tra i provvedimenti richiesti, tagli di spesa su pensioni e pubblico impiego.

Fonti: ANSA, Reuters