Don Fortunato di Noto: 'La pedofilia è un crimine ed i social network sono oasi per i pedofili'

L'Associazione Meter per i diritti dei bambini, fondata da don Fortunato di Noto, presenterà oggi nella propria sede nazionale di Avola (Sr) il Report 2009. I dati raccolti - spiega il sacerdote - sono a dir poco inquietanti, perché i social network sono stati una vera e propria manna per i pedofili e per chi si è divertito ad augurare morte violenta sui bambini, a promuovere la pedofilia come 'esperienza bella', a elaborare il 'credo' del pedofilo, da tutti i Paesi. La pedofilia - continua il sacerdote - è un crimine ed uccide nel silenzio migliaia di bambini l'anno, i quali vengono commerciati come le sigarette o un prodotto qualsiasi.  I social network come Facebook, sono diventati una vera e propria oasi per i pedofili.
Fonte: La Sicilia

Minorenni più tutelati sui social network

Il commissario europeo per la società dell’informazione e i media, Viviane Reding, parlando al Parlamento Europeo di Bruxelles, ha dichiarato che i minorenni dovranno essere più tutelati all’interno dei social network. I profili dei minorenni dovranno essere privati, al punto da non essere indicizzabili dai motori di ricerca sul web. La richiesta è stata inoltrata dall'Unione Europea ai gestori dei servizi. Su Facebook già adesso i profili dei minorenni (ammesso che abbiano dichiarato la loro vera età al momento dell'iscrizione) non sono rintracciabili dai motori di ricerca. "Facebook, MySpace o Twitter sono divenuti estremamente popolari – ha detto la Reding – particolarmente fra i giovani. Tuttavia i bambini non sono sempre in grado di stabilire tutti i rischi associati all'esposizione dei dati personali. Questo mi ha portato a stabilire un accordo con i providers sui Principi per un uso più sicuro dei social network nell'Unione Europea".

Boss britannico usava Facebook per comandare dal carcere

Colin Gunn è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, ma continuava a minacciare i nemici e a fare affari con gli amici grazie a Facebook. Gunn, uno dei più pericolosi "padrini" britannici, condannato a 35 anni di prigione per omicidio e rinchiuso nella prigione di massima sicurezza situata nel piccolo villaggio di South Littleton nella contea del Worcestershire, avrebbe ottenuto il permesso di usare il popolare social network direttamente da Ferdie Parker, direttore del penitenziario inglese. Per continuare a gestire il suo impero criminale su serviva dunque del sito sociale più famoso del web. Alle autorità carcerarie aveva detto che era un suo diritto poter comunicare con i familiari e con i suoi amici (565). In realtà, il maniaco 42enne, grazie al quale la città di Nottingham si è guadagnata il soprannome di "assassination city", dalla sua postazione ha continuato a organizzare i suoi crimini e a coordinare i suoi sporchi traffici. A svelare l'incredibile storia è stato venerdì scorso il Sunday Times, che ha contattato le autorità per l'articolo ed il profilo del gangster è stato immediatamente chiuso. Il ministro della Giustizia Jack Straw, chiamato direttamente in causa, ha dichiarato che farà proibire l'utilizzo dei siti sociali tra i detenuti e il suo ministero ha aggiunto che in realtà Gunn non aveva ricevuto alcuna autorizzazione da parte delle autorità della prigione.

Boss britannico usava Facebook per comandare dal carcere


Colin Gunn è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, ma continuava a minacciare i nemici e a fare affari con gli amici grazie a Facebook. Gunn, uno dei più pericolosi "padrini" britannici, condannato a 35 anni di prigione per omicidio e rinchiuso nella prigione di massima sicurezza situata nel piccolo villaggio di South Littleton nella contea del Worcestershire, avrebbe ottenuto il permesso di usare il popolare social network direttamente da Ferdie Parker, direttore del penitenziario inglese. A svelare l’incredibile storia è stato il Sunday Times che ha anche raccontato diversi dettagli dell’attività multimediale e criminale del boss. Immediatamente, dopo la denuncia, i gestori di Facebook hanno oscurato l'account del pericoloso criminale. Il quarantaduenne Gunn, condannato, tra l'altro, per aver ordinato l'omicidio di due coniugi, prima che la sua pagina web fosse cancellata, aveva ben 565 «amici». Adesso si difende sostenendo che l'uso di Internet è «un suo diritto» e che l'oscuramento della sua pagina web è un'azione palesemente illegale. In realtà attraverso messaggi neanche troppo velati, Gunn gestiva i suoi loschi affari, dettava ordini ai suoi sgherri e minacciava i suoi nemici. In particolare continuava a controllare il ricco mercato della droga nella città di Nottingham grazie al quale nel corso degli anni ha costruito un autentico impero economico. Secondo quanto riferisce il Sunday Times i gestori del carcere «avrebbero chiuso un occhio sulle attività multimediali di Gunn perché temevano di essere denunciati da qualche organizzazione britannica che difende i diritti dei detenuti». Alla fine è intervenuto Jack Straw, ministro della Giustizia inglese, che ha ribadito che l'uso dei social network è proibito a tutti i detenuti rinchiusi nei penitenziari britannici.

Via: Il Corriere