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Winklevoss alla riscossa: da Facebook a imprenditori moneta Bitcoin


Tornano i gemelli  Cameron e Tyler Winklevoss, i due fratelli che citarono in giudizio Mark Zuckerberg per 140 milioni di dollari per la paternità di Facebook. I "Winklevii", come sono conosciuti, hanno accumulato dalla scorsa estate quello che sembra essere uno dei singoli portafogli più grandi di moneta digitale Bitcoin. I due  hanno rilasciato un'importante intervista al The New York Times.

Secondo le rivelazioni dell'intervista, i due canottieri, possiedono oltre 11 milioni di dollari in Bitcoin. Per ora, ci sono pochi posti dove possono essere utilizzati bitcoin.  Ma i credenti in bitcoin immaginano un futuro in cui l'e-cash può essere usato nei locali Starbucks. I Winklevoss hanno pagato in Bitcoin per i servizi di un programmatore di computer ucraino che ha lavorato sul loro sito Web.

"Abbiamo scelto di mettere i nostri soldi e la fede in una struttura matematica che è libera da politica e da errori umani", ha detto Tyler Winklevoss. Questo non è il primo gioco d'azzardo dei fratelli su una tecnologia non provata. Come studenti di Harvard, i gemelli fondarono un sito di social networking, ConnectU, e arruolato il loro compagno di scuola, Mark Zuckerberg, per aiutarli a costruire la società. 

Dopo che Zuckerberg è uscito fuori per iniziare Facebook, i fratelli lo hanno citato in giudizio, accusandolo di aver rubato la loro idea - una storia che è stata drammatizzata nel film "The Social Network". I fratelli hanno cominciato a dilettarsi in Bitcoin la scorsa estate, creando la Winklevoss Capital e procedendo all'acquisto della Bitcoin che allora possedeva un valore di 9 dollari a moneta

Per mantenere le loro partecipazioni al sicuro da hacker, hanno preso i codici complessi che rappresentano le loro partecipazioni e li hanno salvati su piccole unità flash, mettendo le unità, a loro volta, in cassette di sicurezza in banca in tre città diverse. Il valore dei Bitcoin è molto variabile: nella giornata di venerdì un singolo Bitcoin ha superato i 250 dollari ed è tornato a 120 dollari in poche ore.



Via: The New york Times

Winklevoss perdono appello e ricorrono alla Corte Suprema degli Usa


I gemelli Cameron e Tyler Winklevoss, che hanno accusato Facebook di aver rubato loro l'idea del social network, hanno perso l'ennesimo appello e pensano di ricorrere alla Corte Suprema americana. Non sono riusciti a convincere la Corte d'Appello di San Francisco di riconsiderare la decisione dell'11 aprile: ha stabilito che il risarcimento di 65 milioni di dollari ricevuto nel 2008 da Mark Zuckerberg e' equo e che i due non hanno il diritto di contestare un accordo raggiunto in precedenza.

L’appello trae origine da un accordo negoziale tra i Winklevoss e Narendra, firmato con il più grande social network del mondo del 2008, dopo aver dichiarato che Zuckerberg aveva loro "rubato" l’idea per un sito di social networking che loro ricorrenti avevano chiamato ConnectU. Era già stato riconosciuto loro un indennizzo "liberatorio" di 65 milioni di dollari, a seguito del quale ogni ulteriore lite in materia avrebbe dovuto essere scongiurata.

Dopo la firma dell’accordo, però, i ricorrenti hanno affermato che i 65 milioni erano una cifra arbitrariamente stabilita da Facebook e, di conseguenza, irrealistica. Oggi Facebook è un’azienda che vale oltre 50 miliardi di dollari e nega del tutto le accuse, sottolineando che i ricorrenti hanno già ricevuto un "più che lauto" assegno.

Il mese scorso il nono circuito delle Corti Usa, per voce del giudice Alex Kozinski ha messo a fermo il caso affermando che l’accordo del 2008 era ancora valido. "I fratelli Winklevoss non sono le prime controparti risarcite da un concorrente che poi cercano di alzare la posta attraverso ulteriori liti, nel tentativo di ottenere ciò che cercano dal mercato", ha sentenziato il giudice.

Via: Nbtimes

Mark Zuckerberg accusato d'aver rubato il progetto del sito Facebook


Il sito Business Insider ha pubblicato un articolo inerente a possibili comportamenti non propriamente leciti di Mark Zuckerberg risalenti al 2004, poco prima dell'esplosione del sito noto al tempo dei presunti fatti col nome di "TheFacebook.com".

I dettagli di questa storia sono stati sviluppati da un'indagine più ampia delle origini di Facebook. L'indagine includeva interviste con più di una dozzina di fonti per oltre due anni, così come ciò che sembrano i messaggi di posta elettronica del periodo.

Secondo le accuse, il giovane informatico avrebbe creato il social network utilizzando idee e prelevando il codice sorgente da un progetto universitario molto simile, HarvardConnection, poi diventato ConnectU. Secondo l'indagine infatti, Zuckerberg avrebbe approcciato il team di lavoro di ConnectU ottenendo l'accesso al loro codice con l'intento dichiarato di collaborare con loro.

Mentre di fatto, secondo le accuse, stava mettendo in piedi la struttura di quello che poi sarebbe diventata la piattaforma di Facebook. Zuckerberg avrebbe quindi saputo che alcuni giornalisti della gazzetta universitaria si stavano interessando alle sue presunte manovre, e a quel punto avrebbe tentato di violare, riuscendoci in un paio di casi, le loro caselle email.

Per ottenere accesso a informazioni e dati sensibili da usare, eventualmente, per screditarli in pubblico. I vertici di Facebook al momento respingono le accuse, definendole vecchie e non provenienti da fonti attendibili oltre che anonime. Resta però un dato di fatto: la somma di 65 milioni di dollari transitati dai conti di Facebook a quelli di ConnectU e versati da Mark Zuckerberg.

Via: Bussiness Insider